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GENITORIALITA – GRECO E MANIGLIO

La genitorialità è una transizione della vita che fa parte del normale corso evolutivo degli esseri umani, è un processo

ciclico, poiché se ne fa esperienza alla nascita e in età adulta. Con genitore si intende chi ha: generato un bimbo e se ne

prende cura o non se ne prende cura e chi si prende cura di un bimbo che non ha generato. Non è qualcosa da intendersi

solo a livello biologico, ma è il processo di prendersi cura di un figlio ed è influenzato sia da caratteristiche personali

che ambientali.

Ha radici sia naturali che culturali:

Naturali: selezione naturale ha favorito l’evoluzione di alcuni comportamenti perché sono funzionali alla replicazione

dei geni, cioè permettono alla prole di sopravvivere. Questi comportamenti fanno parte dell’investimento parentale

(nutrimento, calore, protezione) presenti nei mammiferi e negli uccelli. In natura si può distinguere la prole bisognosa

di cure (ogni figlio lata numerosi esemplari, ciechi, nutriti da madre nelle tana, quindi non è indispensabile che si crei

rapidamente un legame) e la prole precoce (unico esemplare, nutrito già alla nascita, che deve instaurare rapidamente

un legame per evitare di perdersi o essere predato). Si crea quindi un legame affettivo, ovvero un vincolo stretto e

duraturo con un partner considerato unico e insostituibile che si concretizza nella tendenza a starsene vicini, suscitando

nel partner comportamenti complementari e provando angoscia in seguito a separazione da esso. Tali legami sono

accompagnati da emozioni molto intense non solo nella formazione ma anche nel mantenimento e distruzione del

legame stesso. Tutto ciò avviene grazie alla presenza di sistemi comportamentali che costituiscono le tendenze innate ed

organizzano il repertorio comportamentale degli esseri viventi. Ogni volta che due individui interagiscono l’attivazione

di un sistema stimola l’attivazione del sistema comportamentale analogo nell’altro individuo. Tali sistemi rappresentano

una base biologica che viene però continuamente rimodellata dalle esperienze. I sistemi più importanti sono quelli

dell’accudimento (comportamenti di cura del genitore nei confronti del figlio, importante anche a livello di sviluppo

psicosociale; tale sistema arriva a piena maturazione solo nell’età adulta con il ruolo di genitore) e dell’attaccamento (è

selettivo; ricerca vicinanza, segnali di disagio con la separazione ecc; non viene mai completamente disattivato, inizia

ad operare sin dalla nascita e rimane attivo tutta la vita; negli adulti viene attivato quando si soffre e si desidera ricevere

qualche forma di sostegno o conforto).

Culturali: anche le componenti culturali operano allo stesso modo di quelle naturali: un determinato comportamento

esiste in quanto un processo di selezione culturale ha agito a suo favore considerandolo adattivo nella storia dell’uomo,

propagando il suo patrimonio genetico/culturale (i genitori sono il veicolo di trasmissione di tale patrimonio). Sebbene

il contesto culturale influenzi le pratiche parentali, vi sono comportamenti universali che risultano adattivi in tutte le

culture (fornire cure materiali e protezione, aiutarli a imparare ecc). Il modo di considerare i figli e di rapportarsi ad essi

riflette il sistema più ampio di credenze e valori specifico di una società (culture individualistiche che enfatizzano

autosufficienza contrapposte alle società collettivistiche che privilegiano senso di appartenenza al gruppo). 1989

Convenzione sui diritti del minore (Assemblea Generare Nazioni Unite).

Origine e percorso della genitorialità:

1. Adattamento all’arrivo del figlio: inizia durante la gravidanza e continua dopo il parto. Può essere fonte di

stress per coppie più giovani, sposate da poco o con stato sociale basso. Ci si ritrova a dover coniugare

l’impegno per una creatura totalmente dipendente, con il lavoro o caratteristiche del figlio che rendono pesante

tutto. Bisogna rinegoziare i ruoli genitoriali e il rapporto tra coniugi che può deteriorarsi, visto lo stress

presente nella divisione dei compiti domestici e di cura del figlio. Però la nascita di un figlio non modifica le

caratteristiche di una relazione, piuttosto le accentua! (accentua le crisi già presenti nella coppia prima, non le

crea!). La nascita del primo bambino implica spesso una relazione genitore-figlio più intensa visto che anche il

livello di insicurezza è più elevato, mentre con i figli successivi si è più rilassati. La presenza di un supporto

sociale formale/informale aiuta.

2. Obiettivi durante l’infanzia: devono soddisfare bisogni fisiologici di base e regolarli, atteggiamento di cura

fisica prevedendo malattie, supervisione, capacità di tranquillizzare. Man mano che il bimbo cresce bisogna

avere una maggiore accessibilità, non solo fisica ma anche emotiva e responsività, ovvero comportamenti di

accudimento in maniera pronta, costante per essere una base sicura per l’esplorazione dell’ambiente. Il

genitore è vitale anche perché introduce il bimbo al mondo sociale: il bambino è in modo innato un essere

sociale (sorriso e pianto prime forme di comunicazione intenzionale) ma i genitori devono favorire l’emergere

delle funzioni sociali.

3. Obiettivi durante la fanciullezza: emergono primi abbozzi personalità, aumenta intenzionalità azioni

pianificate. A livello emotivo devono essere attenti, favorire espressione emozioni, aiutarlo a regolarle, per

formare un legame di attaccamento sicuro e l’empatia. A livello cognitivo deve fornire opportunità di gioco,

lettura, creatività, interessarsi alla scuola per sviluppare autoeffiacia, autostima, capacità di problem-solving,

coping. A livello sociale deve introdurre il figlio alle regole, promuovere indipendenza e fornire un modello di

ruolo positivi con cui identificarsi.

4. Obiettivi durante l’adolescenza: i figli rivendicano più indipendenza e favoriscono le relazioni con i pari

come fonte di supporto e valori. La relazione con il genitore subisce una rinegoziazione di potere con frequenti

conflitti che sono però da considerarsi normali. Vi sono 3 stili parentali differenti:

1. autoritario: limita autonomina, poco calorosi, severi, molto esigenti, impongono regole senza discuterle,

elevato controllo, enfatizza rispetto autorità.

2. permissivo: non stabiliscono standard disciplinari costanti e precisi, basso grado controllo, poche regole,

molto indulgenti pronti ad esaudire ogni richiesta per evitare discussioni.

3. autorevole: promuove individualità e senso responsabilità, combinano calore emotivo a fermezza, sono

affettuosi ma anche esigenti. Pongono limiti ma restando flessibili, incoraggiano comunicazione aperta e le

attività e frequentazioni fuori dalla famiglia.

Durante l’adolescenza la supervisione è un aspetto significativo: il figlio poco supervisionato ha maggiori

difficoltà relazionali, problemi scolastici, aggressività, delinquenza, uso sostanze ecc. Tuttavia anche i genitori

intrusivi, con il loro eccessivo controllo, tendono ad essere molto restrittivi con i figli incoraggiandone la

dipendenza.

Come attività di sostegno i genitori devono potenziare l’autostima (valore del figlio indipendente da situazione

specifica), fornire assistenza per risolvere le avversità, fornire sicurezza emotiva.

Aspetti psicologici del genitore:

1. credenze: costituiscono il nucleo essenziale di variabili come autostima, autoefficacia ecc. Ogni genitore

educa il figlio in base alle credenze che possiede. Tali credenze vengono in parte dall’influenza sociale e

culturale in parte dalle esperienze personali (anche attraverso osservazione dei propri genitori nei propri

confronti/fratelli o nel guardare altri genitori) e anche dalle caratteristiche del figlio (temperamento, età,

genere). Vi è il dilemma natura vs. educazione: alcuni sostengono che il bimbo contiene internamente tutti gli

strumenti per il proprio sviluppo e che sia necessario fornirgli un ambiente adeguato, si percepiscono impotenti

perché credono sia impossibile modificare il comportamento del figlio (per cui si ritirano e trascurano);

all’estremo opposto vi sono genitori che considerano il figlio una tabula rasa da plasmare.

2. autostima: è importante l’autovalutazione che ha di sé il genitore (autostima specifica) che può poi essere

influenzata dall’autostima globale. I genitori con bassa autostima sono dubbiosi, insicuri sulle proprie capacità

e vivono il loro compito come altamente stressante arrivando a trascurare il figlio o ad essere eccessivamente

intrusivi per compensare le loro insicurezze.

3. autoefficacia: ovvero la credenza nelle proprie capacità; affinché i genitori si percepiscano come efficaci

dovrebbero possedere: conoscenza di appropriati comportamenti parentali, fiducia, aspettativa che il figlio

risponderà in modo contingente e che ci sarà supporto dalla rete sociale formale/informale. Una bassa

autoefficacia porta alla sensazione di impotenza appresa, non essere in grado di controllare personalmente gli

eventi.

4. perfezionismo: con perfezionismo mal adattivo si parla di quei genitori con standard eccessivamente elevati

(ai quali aderiscono rigidamente) che fanno grandi sforzi e tendono ad auto svalutarsi eccessivamente quando

non ci riescono. Hanno molta ansia, poca empatia e buttano sui figli le loro aspettative troppo elevate, con

pressioni eccessive e strategie disciplinati basate anche sulla punizione e il controllo, affinché questi le

soddisfino. Possono essere infatti altamente intrusivo, manipolandoli continuamente con critiche severe e

induzione di senso di colpa, affinché diventino come loro.

5. scopi: credenze distorte promuovono scopi disfunzionali: genitori con perfezionismo mettono in atto strategie

intrusive, controllanti e manipolatorie perché hanno lo scopo che il figlio diventi come loro; allo stesso modo

genitori che non pensano di poter modificare il comportamento del figlio, mettono in atto strategie severe come

le punizioni corporali, perché hanno come scopo l’obbedienza immediata non l’interiorizzazione delle regole.

6. aspettative: chi ha aspettative di fallimento ha anche bassi livelli di autostima/autoeff. Ci possono poi essere

genitori con aspettative esageratamente positive che se non si concretizzano mettono in atto strategie di

accudimento disfunzionali (vedi perfezionismo).

7. attribuzioni: talvolta i genitori distorcono le procedure di attribuzione producendo un giudizio tendenzioso

(bias attribuzionale) che può comportare autoritarismo, coercizione e punizioni. Es: genitori con aspettative

troppo grandi che riconducono fallimento al figlio e non alla situazione e attribuiscono così al figlio intenzioni

ostili/provocatorie (bias attribuzione ostile) diventando aggressivi, violenti (molto frequente nei genitori

adolescenti). Se invece al contrario il comportamento del figlio è sentito come immodificabile, vivono

sentimenti di impotenza con comportamenti parentali di ritiro.

8. apertura all’esperienza, coscienziosità, estroversione, gradevolezza/amicalità e nevroticismo/instabilità

emotiva (analizzata personalità genitori con big 5)

9. capacità meta cognitive: una buona capacità meta cognitiva permette al genitore di riconoscere, regolare e

monitorare stati mentali propri/bimbo (teoria mente), empatizzare ed essere costantemente sintonizzati con lui

interagendo in maniera sensibile e responsiva.

10. abilità di coping e problem-solving: coping, ovvero essere capace di mettere in atto strategie efficaci per

fronteggiare situazioni stressanti è adattivo quando fonte dello stress è considerata rimovibile, passivo quando

è considerata non evitabile e i genitori possono

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Riassunto esame "Psicodinamica della vita familiare", prof. Brustia, libro consigliato "Genitorialità. Profili psicologici, aspetti patologici e criteri di valutazione" di Greco e Maniglio Pag. 1
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica della vita familiare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Brustia Piera.
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