Maria A. Crippa – “Avvicinamento alla storia dell’architettura”
Strategie di avvicinamento:
L’Architettura è un fenomeno pervasivo, testimone muto dei modi di vita e
della cultura dei suoi abitanti. La storia dell’Architettura implica una certa
continuità tra presente e passato seppur necessiti di distanza per risultare
obiettiva.
Nel 1881 Morris sosteneva che l’architettura è “nell’unione e nella
collaborazione tra le arti in modo che ogni cosa sia subordinata alle altre e
con esse in armonia…Non possiamo sottrarci all’architettura finchè facciamo
parte della civiltà, eccetto il deserto. Dobbiamo essere noi custodi dei valori
della superficie terrestre”.
Patrimonio così vasto che non è esperibile nella sua totalità.
Dal palinsesto architettonico, non sempre unitario, ma sovente omogeneo,
spiccano alcune “figure storiche” più dense di significato, in quanto sintesi
perfetta di cultura e tecnologia dei popoli, spazio e tempo e relazioni sociali.
Oggi la storiografia è più improntata ad analisi puntuali, per aree geografiche,
archi temporali, tipi e temi, ovvero specialistici scavi di contesti e
fenomenologie. La frammentazione dei punti di vista conseguente a questo
approccio eterogeneo può essere evitata solo appellandosi ad una coscienza
storica non superficiale, e ad una comprensione empatica della propria e
dell’altrui identità. L’autocoscienza permette di comprendere il senso e le
verità della condizione umana.
Il palinsesto architettonico dichiarato da Morris è da comprendere in chiave di
produttività storica, ovvero di apertura del passato al futuro, non
consequenziale ma procedurale nella sua continua alternanza tra produzione e
conservazione. La tradizione si instaura dove il passato acquista autorità.
Un’ingenua e superficiale concezione di modernità, induce molti a trascurare
il patrimonio storico che ci è dato e la ricchezza umana, che pur potrebbero
essere utili nella rinnovata attenzione alla costruzione di un’ecologia umana.
L’insegnamento universitario fornisce agli studenti un senso del tempo
lacerato, privo di componente antropologica e storica, rimbalzato da un
tecnicismo all’altro. Ma è nella relazione tra le arti, nella convergenza delle
discipline, che si cela il vero senso storico. Per il progetto d’architettura è
forse venuto il tempo di non temere l’imitazione che interpreta, diffidare della
ricerca dell’unicum e della copia, con la consapevolezza che gli atteggiamenti
radicali non partecipano alla produttività della storia.
Come sostiene Sini il nostro errore è “guardare la verità dal lato della sua
figura e dei suoi significati, non dal lato del suo evento…ma figure assolute
non sono mai esistite, la verità in esse transita. La verità coincide invece con
la vita”. Così l’architettura e la sua storia si alimentano intorno alla
connessione vita-verità.
“Tuttavia l’arte più ricca da sempre di risonanze e scambi con arti (poiesis) e
scienze (techne), non sembra negli ultimi decenni farsi promotrice di speranze
e creatività per il futuro dell’umanità, proprio per la sempre minore
convergenza delle due forze che la animano. ” (Steiner)
La presenza del passato:
L’architettura, sottoposta all’analisi storica pone un duplice problema che altri
reperti non pongono, ovvero il confronto tra passato e presente, in quanto
essa è vegliardo testimone di un’altra epoca. Questo solleva problemi non da
poco anche nel rapporto tra Conservazione e Storia.
Certamente è sbagliato applicare una specie di evoluzionismo deterministico
al processo di storicizzazione, atteggiamento che sconfessa quello dei “nani
sulle spalle di giganti” (Bernardo di Chartres). La storia oggi è lasciata sullo
sfondo, dimenticata di fronte al bisogno di produrre risposte istantanee ai
problemi. Così la memoria si fa più corta e l’esperienza creativa meno
profonda, finendo con impoverire il senso storico. L’illusorietà di questi valori
dell’istantaneo e del contingente è facilmente smascherata dalla Storia e dalla
Conservazione.
Conservare significa riconoscere la testimonianza di alcune figure all’interno
“forma urbis”,
della in un mondo dove l’architettura è ormai mero strumento
di vita sostituibile con altri più efficienti, mentre prima era risposta duratura e
riparo, cristallizzato rispetto alla mutevolezza e caducità della vita umana.
L’oggettività del mondo costruito ha da sempre confortato l’uomo, separandolo
“Exegi monumentum aere perennius.”:
dalla natura altrimenti indistinta.
giustamente attribuiamo valore di capolavoro ed emblema di civiltà alle opere
d’arte più espressive, conservandole nel tempo.
“Conoscere il passato è un’impresa altrettanto stupefacente che
Kubler:
conoscere le stelle; tali stelle estinte hanno emesso luce molto tempo fa e ci
raggiunge solo ora…” “uno spazio vuoto tra le maglie del tempo…
l’attualità è
il vuoto che separa agli eventi”. Kubler invita ad esplorare la Costellazione
“foro infinitesimale”
-
Riassunto esame prof. Crippa, libro consigliato L'architettura moderna dal 1900, Curtis
-
Riassunto esame Letteratura Spagnola, prof. Crippa, libro consigliato El Villano en su Rincon di De Vega
-
Riassunto esame Letteratura Spagnola, prof. Crippa, libro consigliato Fuente Ovejuna di De Vega
-
Riassunto esame Letteratura spagnola, prof. Crippa, libro consigliato El Burlador de Sevilla