Sociologia della comunicazione di Luciano Paccagnella
Il concetto di informazione
Il termine “informazione” può avere diversi significati:
- Essere informato, elemento che consente di avere conoscenza di fatti, situazioni
- Teoria dell’informazione, studio mediante la teoria della probabilità dei problemi di trasferimento dei messaggi da una sorgente emettitrice ad un ricevitore
- Informazione genetica, l’insieme dei messaggi ereditari contenuti nei geni dei cromosomi di una cellula
Nel senso comune, questo termine viene utilizzato come sinonimo di dato, evento, notizia o conoscenza. Gregory Bateson intendeva l’informazione come una differenza che produce differenza. Per produrre notizia di una differenza (informazione) occorrono 2 entità: reali o immaginarie tali che la differenza possa essere immanente alla loro relazione reciproca, e il tutto deve essere tale che la notizia della loro differenza sia rappresentabile.
Come capirlo al meglio? La costruzione delle percezioni è condizionata dal processo che consiste nel cambiare le nostre sensazioni muovendo il corpo (es. devo capire se la superficie è ruvida? Prima posso guardarla, sì, ma dovrò toccarla per averne la certezza). Oppure: la crescita del PIL di un certo paese è in relazione con il PIL dell’anno precedente o con il PIL di altri paesi; la notizia dello scoppio della guerra è in relazione con lo stato di pace che l’ha preceduta.
Il soggetto che percepisce la differenza non deve essere necessariamente umano, ma anche un animale o una macchina per esempio (la caldaia quando si spegne automaticamente è perché ha percepito una differenza, la camera ha raggiunto una determinata temperatura). Considerare l’informazione in termini di differenze permette anche di elaborare un sistema per il trattamento quantitativo dell’informazione: l’unità minima dell’informazione è il BIT (cifra binaria) che rappresenta la quantità di informazione contenuta in un evento o un oggetto con soli 2 stati possibili. La quantità di informazione contenuta in un qualsiasi messaggio è proporzionale al numero di messaggi possibili.
L’attribuzione di significato ad un’informazione è automatica, non richiede particolari capacità se non quelle acquisite durante i processi di socializzazione primaria e secondaria (es. auto mette freccia a destra, tra poco gira a destra). In altri casi, il significato diventa un problema risolvibile solo con pazienza e immaginazione (es. cruciverba o ci si affida ad una parola precompilata o si fa affidamento alla conoscenza della lingua).
La comunicazione
Studiare la comunicazione umana, significa studiare la società e ciò giustifica l’esistenza di una sociologia della comunicazione. Comunicare ha svariati significati: comunicazione di notizia, telegrafica, radiofonica; contatto che permette di comunicare; insieme di strutture, impianti, mezzi che stabiliscono un collegamento come le comunicazioni terrestri, marittime, aeree; comunicazione non verbale ottenuta mediante gesti e azioni, senza far ricorso alle parole.
Per comprendere al meglio la comunicazione, bisogna considerarla come una trasmissione di informazione. Questa visione semplice e diffusa è stata sistematizzata intorno alla metà del secolo scorso in quella che oggi è conosciuta come la teoria matematica della comunicazione (Shannon, ingegnere presso compagnia telefonica ed interessato alla sintassi del codice piuttosto che agli aspetti semantici e Weaver 1949). Tale teoria scompone il processo comunicativo nei suoi elementi fondamentali:
- Sorgente in grado di elaborare un messaggio
- Apparato trasmittente che trasforma il messaggio codificandolo in modo appropriato in base al mezzo di comunicazione prescelto
- Mezzo/canale di comunicazione, attraverso il quale il messaggio viene fatto viaggiare
- Una fonte di rumore, che può modificare il messaggio
- Apparato ricevente, che trasforma il messaggio ricevuto applicando a ritroso le stesse regole di codifica dell’apparato trasmittente
- Destinatario, che riceve il messaggio codificato
Lo scopo della teoria matematica della comunicazione è quello di studiare le strategie migliori affinché il messaggio si trasmetta integro dalla sorgente al destinatario anche in presenza di rumore. Il modello di Shannon ha il pregio di applicarsi bene non solo alle conversazioni telefoniche ma anche faccia a faccia, così come i processi di comunicazione tra uomo e macchina o tra macchina e macchina (PACCO POSTALE).
Le strategie elaborate dalla teoria per aumentare l’efficacia di una situazione comunicativa vanno nella direzione di:
- Scegliere il canale di comunicazione meno soggetto a rumore e con maggiore larghezza di banda (la quantità di informazione, misurata in bit, che un certo canale è in grado di veicolare nell’unità di tempo)
- Un codice che sia il più possibile condiviso e robusto
- Codificare il messaggio in forma ridondante, cioè prevedendo ripetizioni e sistemi di controllo e verifica in grado di mantenere integro il messaggio anche in presenza di rumore
Di fondamentale importanza risulta la costruzione del codice concepito dalla teoria matematica della comunicazione come un sistema di regole di corrispondenza tra i valori di un insieme A e quelli di un insieme B. Agli albori delle telecomunicazioni è il codice MORSE che permette di convertire ogni lettera dell’alfabeto in un suo corrispondente segnale binario costituito da punti e linee. La teoria matematica è efficiente se applicata al limitato ambito in cui è stata concepita, non offre molti strumenti per addentrarci nei misteri della comunicazione umana.
I segni che compongono un codice e le loro combinazioni possono essere studiati da almeno 3 punti di vista: sintassi, semantica e pragmatica. Seguendo le definizioni possiamo chiamare sintassi (lo studio dei singoli elementi di un codice e delle loro possibili combinazioni), semantica (lo studio delle relazioni tra il codice e gli oggetti che indica) e pragmatica (lo studio delle relazioni tra il codice, coloro che lo usano ed il loro comportamento conseguente a questo uso).
La comunicazione viene concepita come un processo di trasformazione piuttosto che come un processo di trasferimento di informazione. L’accento è posto sulla complessità e sui misteri dell’interpretazione. Comunicare significa condividere e la comunicazione può essere considerata perfino come uno dei rituali attraverso i quali riproduciamo il collante della società.
Dobbiamo considerare comunicative solo quelle situazioni nelle quali è presente un’intenzione esplicita e consapevole di condividere un significato o tale intenzione è solo una componente accessoria? Anche quando non si vuole comunicare si comunica (es. uomo da solo in ristorante che fissa un punto, sta esprimendo che non ha voglia di avere compagnia). Anche nelle circostanze in cui non vorremmo comunicare, il nostro corpo comunicherà per noi, è impossibile non comunicare (Scuola Palo Alto ’60).
Luigi Anolli afferma che la comunicazione è uno scambio interattivo osservabile tra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato. La comunicazione è dunque considerata come una forma specifica di intuizione, ovvero una relazione nella quale ogni partecipante orienta la propria azione sulla base dei comportamenti, delle azioni o delle intenzioni. I partecipanti devono essere 2 o più e ci deve essere l’intenzione e la consapevolezza. Il significato è dunque condiviso grazie a sistemi simbolici che prendono la forma di codici o linguaggi. Secondo Anolli, la presenza dell’intenzionalità distingue lo scambio comunicativo da un semplice scambio informativo.
Comunicazione umana e animale
La comunicazione animale non è mai narrazione di storie. Agli animali le parole non servono, più o meno come non servirebbero a un innamorato che cerca di far capire alla sua amata la misura del suo sentimento. Gli animali tra loro “discutono” a gesti se così vogliamo dire, perché non hanno il dono della parola. Tra uomo e animale si hanno due diversi livelli di comunicazione, il primo di tipo referenziale e dall’alto relazionale.
La comunicazione interpersonale
Esistono linguaggi gestuali evoluti, come la lingua italiana dei segni (LIS) utilizzata dalle persone sorde che a detta degli utilizzatori si dimostrano potenti e flessibili. Il gesto è codificato anziché lasciato alla libera interpretazione individuale (naif). La LIS deve essere appresa con un certo grado di impegno e di fatica, al pari di qualsiasi lingua straniera, perché il suo uso esige la completa padronanza di un complesso sistema convenzionale di significazione.
Questo carattere di convenzionalità permette di distinguere i linguaggi digitali da quelli analogici. Il linguaggio numerico è discreto mentre quello analogico è continuo: la parola “dolore” non ci dice nulla sull’intensità di ciò che sto provando, mentre il volume di voce del mio grido di dolore è di solito direttamente proporzionale alla sua intensità.
In linguistica si distinguono il significante (mezzo che usiamo per rappresentare il significato) ed il significato (l’insieme dei suoni che compongono la parola “cane”; l’immagine acustica). La semiotica suddivide i segni in indici, icone e simboli. Quando esiste una relazione fisica tra significante e significato, il segno assume le caratteristiche di un indice. Quando siamo in presenza di una relazione similitudine o di analogia tra significante e significato, allora si parla di icone (disegni, fotografie). Infine quando il rapporto tra significante e significato è arbitrario e convenzionale (come nel caso dei sistemi di comunicazione numerica) si parla di simboli.
La distinzione sociologica tra segnale e simbolo: nel primo caso il significato è una certa quantità finita e precisa, di informazione con poche possibilità di equivoci e di spazi interpretativi. Un simbolo è costituito da un significato dai contorni imprecisati, indeterminati, ambigui, non esplicitati e formalizzati.
I simboli, in senso sociologico, costituiscono temi complessi e affascinanti che coinvolgono gli individui, la società, la cultura del momento in cui vengono proposti. Sono entità che vengono socialmente costruite e ricostruite in continuazione in un mix variabile che è in parte codificato e creativo.
La parola rappresenta l’universo della nostra conoscenza, delimitando le cose di cui possiamo parlare e che possiamo comunicare ai nostri simili. L’idea di un rapporto causale tra linguaggi e conoscenza, dove il primo determina la seconda è stata formalizzata nell’ipotesi della relatività linguistica (Sapir Whorf): “i parlanti di lingue diverse sono orientati dalla loro lingua verso differenti tipi di osservazioni e valutazioni di eventi esterni simili; di conseguenza essi giungono a una differente visione del mondo”.
La lingua determina il modo in cui parliamo del mondo che ci circonda ma anche ciò di questo mondo che conosciamo. La disponibilità di un lessico ricco e sofisticato permette di sviluppare una conoscenza approfondita di una materia.
Le forme e i contenuti della conoscenza umana non possono essere considerati valori assoluti ma sono relativi e validi limitatamente al contesto storico-sociale della conoscenza, il linguaggio svolge un ruolo fondamentale in quanto costituisce il materiale di base.
La teoria degli atti linguistici, formulata a partire dagli anni ’50 da Jhon Langshaw Austin riassume i propri principi nell’idea che dire è sempre anche fare. Gli atti locutori sono rappresentati dalla semplice azione di pronunciare qualcosa; gli atti perlocutori comprendono le conseguenze dell’atto linguistico nei confronti degli ascoltatori; gli atti illocutori costituiscono azioni che si compiono per il fatto stesso di pronunciare parole e rappresentano l’elemento più interessante (es. matrimonio o laurea). Promesse, ordini, giuramenti sono tutti esempi evidenti di atti illocutori in quanto azioni che si concretizzano nel momento stesso in cui le parole vengono pronunciate.
La sociologia della comunicazione è interessata più all’azione che agli atti linguistici: le azioni coinvolgono persone socialmente situate con i loro sentimenti, paure, speranze, obiettivi con le loro relazioni con altre persone e collettività. La condivisione di una lingua è spesso un fattore primario per il mantenimento e il rafforzamento di un’identità collettiva di un popolo o di una nazione. Definisce i confini di collettività di diverso tipo (slang) utilizzato in alcuni quartieri metropolitani, gerghi giovanili o linguaggi tecnici di alcune categorie professionali. Il linguaggio si accompagna ai mutamenti della struttura sociale, trasformandosi a sua volta. La langue è la lingua ufficiale mentre le parole è la lingua parlata concretamente da ognuno di noi con mille sfumature diverse (Ferdinand de Saussure).
La comunicazione non verbale
Per comprendere la ricchezza della comunicazione non verbale, bisogna partire dalle sue diverse componenti:
- Sistema paralinguistico: chiamato anche sistema vocale non verbale, è costituito da tutti i suoni che emettiamo a prescindere dal significato delle parole. Si tratta in primo luogo del tono e della frequenza della voce che si accompagna alla sua intensità. Il ritmo, la velocità delle frasi e l’impiego delle parole (ufficialità, un discorso pronunciato lentamente con pause; diverso sarà il DJ). Anche il silenzio può parlare (sono al telefono con una persona, non lo interrompo e chi parla mi chiede se sono ancora al telefono).
- Cinesico: comprende i movimenti degli occhi, del volto e del corpo. Il contatto oculare aumenta l’attivazione nervosa sia in situazioni appaganti sia in situazioni di pericolo. La mimica facciale è una seconda componente molto importante di questo sistema. In alcuni casi le espressioni del viso sono completamente al di fuori del nostro controllo, altri sono volontarie. Rilevante è il problema della difformità interpretativa del sistema comunicativo gestuale: un gesto sbagliato può provocare gravi conseguenze. La postura è anch’essa parte del sistema e veicolo di comunicazione interpersonale.
- Prossemica: entriamo nel mondo della gestione dello spazio e del territorio. La zona intima va dalla superficie della nostra pelle a circa 50 cm di distanza, un’invasione non autorizzata provoca disagio, imbarazzo o paura. La zona personale va da 50 cm a 1 m di distanza dalla nostra pelle: sono ammessi familiari meno stretti, amici o colleghi con cui lavoriamo abitualmente. È la zona in cui avvengono le conversazioni rilassate e informali. La zona sociale va da 1 a 3⁄4 m. È la distanza a cui ci manteniamo rispetto agli interlocutori più o meno casuali. È possibile prevenire ogni tipo di movimento, è la zona degli incontri formali o professionali. La zona pubblica oltre i 4 m. è quella zona prevista per le occasioni pubbliche ufficiali, conferenze, comizi o lezioni universitarie.
- Aptica: diverse forme di contatto fisico. È la forma di comunicazione meno studiata (stretta di mano, doppio bacio sulla guancia). Questo sistema costituisce un terreno importante quanto delicato, un tocco in più o uno in meno può farci passare nel migliore dei casi come persone fredde o invadenti.
La persona che occupa la posizione superiore parla in modo più chiaro, con un volume di voce più alto, un tono più grave, un ritmo regolare, talvolta anche interrompendo l’interlocutore, lo sguardo è diretto e profondo, il volto serio, la seduta rilassata.
Incrociando verbale/non verbale e numerico/analogico otteniamo 4 possibili situazioni comunicative diverse:
- Comunicazione verbale di tipo numerico: es. lezione universitaria, la componente più importante è rappresentata da ciò che dice il docente, indipendentemente da come lo dice.
- Comunicazione non verbale di tipo numerico: LIS è un esempio di comunicazione gestuale costruita attraverso un complesso sistema linguistico convenzionale.
- Comunicazione verbale di tipo analogico: es. la poesia “M’illumino d’immenso” trova il loro senso nella sonorità delle parole, nella loro armonia.
- Comunicazione non verbale di tipo analogico: es. comunicazione di una madre con il neonato, la madre coglierà la tonalità della voce, i movimenti e lo sguardo.
Simbolismo fonetico: i singoli fonemi possiedono la caratteristica di richiamare significati generici e inconsci (es. la lettera “R” richiama qualcosa di ruvido, pesante, duro, mascolino mentre la “L” qualcosa di dolce, soffice, femminile). Tutto questo è largamente conosciuto e impiegato nel marketing al momento di creare il nome dei prodotti che troveremo sugli scaffali dei supermercati.
La comunicazione come sistema relazionale
Il carattere metacomunicativo del piano della relazione è dovuto al fatto che la natura della relazione è ciò che condiziona le conseguenze comportamentali di un certo contenuto comunicativo. Tra comunicazione e metacomunicazione esiste un rapporto simile a quello che possiamo trovare tra il fatto di parlare la lingua madre e quello di sapere elencare le regole grammaticali.
La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze della comunicazione tra i comunicanti. La punteggiatura degli eventi comunicativi è qualcosa che avviene a ogni livello della comunicazione, nei “botta e risposta” tra due innamorati come nei rapporti tra popoli o nazioni. Non esiste una punteggiatura giusta o sbagliata, in molti casi risultano perfettamente ragionevoli coerenti e plausibili ma allo stesso tempo i due interlocutori non fanno altro che aggiungere un mattone al proprio muro.
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