Estratto del documento

PRINCIPI DEL TESTING

LEZIONE 1 8/02/21 (slide1 6-11)

I test servono per conoscere le persone gli psicologi sono spesso chiamate ad

aiutare altri individui in momenti importanti quali: scelte professionali o accademiche,

scelte di vita, risoluzione di situazioni di disagio (obiettivo per cui più frequentemente

si vanno a raccogliere informazioni sulle persone – almeno nell’ambito della psicologia

clinica). Situazioni in cui i test sono spesso utilizzati: sistema scolastico, servizi

sociosanitari, ospedali, attività clinica privata, organizzazioni lavorative, marketing.

Le alternative ai test sono le valutazioni di tipo intuitivo (impressioni). Non sono

affidabili per via di:

- Effetto alone: se una persona è di bella presenza, piace, noi tendiamo ad attribuire

altre qualità positive a questa persona, la sopravvalutiamo. Può riguardare persone,

oggetti (nome del brand associato a valore positivo);

- Teorie implicite di personalità: si va a sovrapporre una propria teoria su ciò che si

vuole studiare dell’altra persona, la si usa per valutare la persona; immaginiamo che le

cose interne alle persone siano ordinate secondo delle nostre idee;

- Caratteristiche del valutatore;

- Stereotipi, impliciti o espliciti, che ognuno ha;

- Equazione personale: condizione che si crea tra chi valuta e chi viene valutato, può

essere positiva (persone che ci appaiono molto positive) o negativa. Ciò può

influenzare la valutazione di tipo intuitivo: se si vuole conoscere un fenomeno è bene

distanziarsi per riuscire a essere oggettivi;

- Fenomeni proiettivi: proiettiamo sugli altri qualcosa di nostro (fantasie, desideri,

bisogni), che non appartiene a loro.

Tutti questi fenomeni precludono la possibilità di conoscere in modo efficace e

soggettivo l’altro.

I test, invece, usano stimoli standard predefiniti e modalità di analisi

standardizzare e, grazie allo scoring, riducono il margine di errore dovuto alla

soggettività messa in campo da chi è testato e da chi somministra il test.

Il margine di errore è ridotto e non del tutto eliminato, perché può essere che ci

siano bias, ovvero distorsioni nelle valutazioni, anche nelle situazioni standard (ES: il

soggetto che somministra il test o l’intervistatore può introdurre una distorsione

rispetto alla motivazione del soggetto a fare il test, invogliandoli o meno, migliorando

o peggiorandone la performance). I punteggi ottenuti da individui in condizioni non

standardizzate non sono più confrontabili con i punteggi del campione di

standardizzazione. Tuttavia, mentre i test sono standardizzati in condizioni precise,

molto spesso quello che succede è che i test sono applicati in situazioni non

standardizzate.

La somministrazione via web permette di far scomparire la figura del testista, basta

una piattaforma che si occupi di presentare domande e raccogliere risposte per

considerare un test online. Ciò presenta diverse criticità: 1. un problema è che noi

non abbiamo idea di dove siano e cosa facciano gli individui che stanno rispondendo ai

questionari, non ci sono informazioni sul setting, non è presente una situazione

standard e ciò riduce l’attendibilità dei risultati rispetto a quelli ottenuti in condizioni

standard 2. un altro problema riguarda la sincerità nelle risposte, cambiano i modi di

rispondere ad esempio perché non si fidano che ci sia l’anonimato compilando un

questionario online.

Quantificazione in psicologia: la misurazione in psico è nata con la psicofisica

nell’800 per misurare fenomeni psicologici semplici, legati a percezione e memoria

(ES: tempi di reazione). Con l’evolversi della psicologia necessità di misurare anche

proprietà meno semplici (atteggiamenti, tratti, stati psicologici).

Abbiamo una definizione di misurazione abbastanza condivisa Misurare significa

attribuire numeri a oggetti ed eventi secondo determinate regole in modo tale che

specifiche relazioni tra i numeri corrispondano ad analoghe relazioni tra gli oggetti o

eventi. Misurare significa, quindi, trovare regole che leghino il mondo dei fatti al

mondo dei numeri, in modo che si preservino nel mondo dei numeri le relazioni che

possono essere osservate nel mondo dei fatti/degli eventi. Noi vogliamo rappresentare

con dei numeri delle relazioni secondo determinate regole. Si può applicare a:

- scale nominali (genere: 1 maschio/ 2 femmine)

- scala ordinale, ma qui bisogna tenere conto dell’ordine (livello istruzione scolastica: 1

licenza media/ 2 diploma/ 3 laurea)

- scala ad intervalli (livello di intelligenza)

- scala a rapporti

La misurazione è essenziale per ogni tipo di scienza: è semplice per misure di tipo

fisico, in quanto esistono strumenti tecnici che permettono di rilevarle direttamente;

diversa è la situazione quando vogliamo misurare qualità degli individui non

direttamente osservabili, di cui sono osservabili solo le loro conseguenze

comportamentali (abilità sociali, aggressività, atteggiamenti, pregiudizi, ecc).

Noi parliamo di aggressività perché ci accorgiamo come esseri umani che è frequente

che le persone che si mostrano aggressive in certe situazioni si mostrano aggressive

anche in altre situazioni; ci sono determinati tratti che sono presenti in un individuo e

lo contraddistinguono, poiché utilizzati in molte situazioni.

LEZIONE 2 9/02/21 (slide1 12-19)

Il processo di misurazione prevede:

1. la definizione teorica di un costrutto di interesse (esempio: felicità), che è una

questione molto complessa perché è evidente che si possano utilizzare diverse

Nell’esempio delle slide la felicità è considerata

definizioni per definire un costrutto.

come: 1. emozioni positive che proviamo in relazione alle attività piacevoli a cui

prendiamo parte nella nostra vita quotidiana. Piacere, conforto, gratitudine, speranza

e ispirazione sono esempi di emozioni positive che aumentano la nostra felicità e ci

portano a fiorire 2. godimento complessivo della propria vita nel suo insieme, giudizio

che si basa su valutazioni sia affettive che cognitive della vita 3. una soddisfazione

duratura, completa e giustificata rispetto alla propria vita nel suo insieme

(soddisfazione di vita). È importante comprendere se ciò che vogliamo misurare è

reale/esiste oppure no. A volte lo strumento (il test, la scala) che non è molto

attendibile sul singolo individuo, perché influenzato dalla sua soggettività, può

raccogliere informazioni ed essere più “attendibile” sui gruppi, poiché vengono

ridotti/annullati gli errori considerando i punteggi medi del gruppo (ES. test di invalsi:

servono poco a dare informazioni sulle abilità del singolo, ma sono molto utili per dare

informazioni sulle abilità della classe e più in generale della scuola). Problema

manca una terminologia diffusa e condivisa da tutti sui costrutti che vogliamo

misurare.

2. la definizione in termini operativi del costrutto, scegliendo indicatori

comportamentali in grado di rivelarne la presenza; è considerato un comportamento

anche la risposta a un determinato item, piuttosto che ad un altro, poiché sottende la

scelta di un individuo di rispondere a un certo stimolo piuttosto che ad un altro. Spesso

viene operazionalizzato un costrutto attraverso delle domande, le cui risposte sono

La

indicatori comportamentali in grado di rivelare la presenza di quel costrutto.

procedura di scoring nell’esempio della slide potrebbe essere +1 per le risposte agli

item positivi legati alla felicità e -1 le risposte agli item legati all’infelicità. Le tre

situazioni di domande proposte si riferiscono a situazioni diverse (oggi, durante le

ultime settimane o nella vita in generale) e sono basate su definizioni teoriche diverse

del costrutto di felicità.

Per la correlazione tra diversi strumenti, che partono da definizioni teoriche differenti,

si è contenti quando il punteggio supera l’80, anche se non è perfetta. Nella pratica

clinica i test non misurano realmente il tratto che vogliamo misurare, ma

un’approssimazione di quel tratto, legata a fenomeni di errore, alla scelta della

definizione teorica che abbiamo dato a quel tratto o da fenomeni legati alla

motivazione degli individui a rispondere ad un test (ES: in un test di intelligenza per

bambini spesso un basso punteggio è dato dalla poca motivazione e non da una reale

bassa intelligenza).

3. la messa a punto di uno strumento che consenta di ottenere delle misure, composto

da item e che si porta dietro delle regole di scoring degli item (molto spesso si usano

misure molto validate da altre ricerche). A volte si sceglie di utilizzare uno strumento

non riflettendo su quale è quello migliore, ma si sceglie perché è già stato utilizzato in

altre ricerche e quindi considerato valido oppure per mancanza di risorse si sceglie

quello che si ha a disposizione, anche se non è la versione più aggiornata.

Le finalità dei test sono:

1. fare valutazioni

2. elaborare giudizi

3. prendere decisioni

4. fare previsioni sul comportamento futuro di un individuo: il comportamento rilevato

dal test è un campione dei comportamenti che ci possiamo aspettare in altri contesti

(obiettivo di molti test attitudinali usati per le diverse professioni, che permettono di

misurare l’attitudine di una persona verso un certo tipo di professione, la quale aiuta a

fare previsioni sul suo futuro comportamento).

Il TEST è una procedura sistematica attraverso la quale viene presentato ad una

persona un insieme di stimoli (domande, problemi, compiti) in grado di elicitare

particolari risposte valutabili e interpretabili quantitativamente sulla base di criteri

specifici o definiti standard prestazionali. Un test è composto da un insieme di stimoli,

da una prestazione/un comportamento in risposta agli stimoli e di criteri

standardizzati, conosciuti e predefiniti priori, per attribuire un punteggio alle

prestazioni.

La standardizzazione può essere di 2 tipi:

1. delle condizioni di somministrazione:

- le prestazioni degli individui di fronte ad un test devono essere ottenute in condizioni

standardizzare (uniformi e predefinite)

- alterazioni oggettive (ES: contesto di somministrazione) e soggettive (ES: influenze di

tipo psicologico) delle condizioni di somministrazione influenzano la prestazione degli

individui. Ad esempio un somministratore troppo ostile o troppo bravo influenzano la

psicologia delle persone testate, le quali si comportano in modo diverso

- per questo è necessario un training per i somministratori, perché devono conoscere

tutte le procedure per evitare degli errori di somministrazione e devono comprendere

che non dovrebbero sbilanciarsi, ma semplicemente essere educati e gentili.

2. dei criteri di interpretazione dei punteggi:

- standardizzare un test vuol dire tararlo somministrandolo ad un ampio gruppo di

soggetti rappresentativo della popolazione a cui il test è rivolto. Non è scontato che i

test siano sempre tarati secondo queste disposizioni, ovvero su un gruppo ampio di

soggetti rappresentativi della popolazione a cui è rivolto il test; bisogna sempre

valutarlo, poiché alcuni test potrebbero essere validati su popolazioni particolari e poi

estesi a popolazioni diverse.

- è un’operazione che serve a stabilire le norme del test

- le norme sono utili a leggere, trasformare ed interpretare le prestazioni dei soggetti

ai test, che sono basate, di solito, su parametri ricavati dalle prestazioni del campione

di standardizzazione (ad esempio M e DS).

Campione di comportamento i test sono costruiti andando a campionare i

comportamenti che sono il riflesso del tratto che si intende misurare. Per

comportamento si intende sia il comportamento normalmente inteso (porto a spasso il

cane), ma può essere anche un comportamento di risposta, che indica anche ciò

che l’individuo testato fa dopo che gli viene presentato l’item, cioè la risposta data alle

domande/agli item che si riferiscono ad un comportamento. [In un item mi riferisco a

un comportamento e valuto il comportamento di risposta di fronte a un item che si

riferisce ad un comportamento (quante volte ti capita di mangiare il gelato di inverno

è un item che fa riferimento ed un comportamento). Quando somministro questo item

presento anche alternative di risposta e la scelta dell’individuo rappresenta il

comportamento di risposta all’item che rappresenta il modo di comportarsi fuori dal

test].

Le risposte (prestazioni) degli individui devono rappresentare comportamenti che si

possono osservare anche al di fuori della situazione testistica, cioè non è necessario

che quei sentimenti/comportamenti il soggetto li provi/faccia solo durante al test, ma

può provarli/farli anche fuori dalla seduta, in molte altre situazioni. Dato un costrutto

posso immaginare che si rifletta in molti comportamenti degli individui; per costruire il

test devo individuare un set di comportamenti e utilizzare quello per valutare gli

individui.

Le regole per l’assegnazione dei punteggi (scoring): l’attribuzione dei punteggi in

un test deve seguire criteri quantitativi e numerici ed essere indipendente dal giudizio

soggettivo del valutatore. C’è, quindi, la necessità di un manuale del test, che riporti le

regole di scoring: uno stesso soggetto testato da valutatori diversi dovrebbe ottenere

lo stesso punteggio. È quasi sempre così, ma esistono anche test in cui c’è una certa

soggettività da parte del somministratore del test nell’attribuire i punteggi.

LEZIONE 3 10/02/21 (slide1 21-27)

Breve storia dei test a metà del XIX secolo ci fu la svolta per la psicologia, la

quale diventa disciplina scientifica autonoma. Si inizia a parlare dell’applicazione

di procedure oggettive e di approcci metodologici rigorosi, al fine di arrivare a

misurare fenomeni quali: la percezione, la memoria, l’intelligenza e l’apprendimento

(fenomeni psicologici più semplici, a cui si è interessata la prima psicologia).

Le prime forme di testing le troviamo nel 2200 a.C. in Cina, dove si facevano

selezioni dei funzionari pubblici con prove standardizzate per evitare distorsioni nelle

valutazioni dei candidati (riscrivevano la calligrafia dei candidati in modo da non

riconoscerli e da non distorcere i risultati). In Occidente verso la metà dell’800 si è

affermata, in psichiatria, la necessità dello sviluppo di strumenti per le rilevazioni dei

comportamenti per la classificazione e la diagnosi dei pazienti. Galton fu uno dei

primi a proporre procedure standardizzate per rilevare caratteristiche individuali, sia

fisiche che comportamentali (es. tempi di reazione a stimoli uditivi o visivi).

Nel XX secolo, in Francia, quando ci fu l’apertura del sistema scolastico alle classi più

svantaggiate, nacque il primo test di intelligenza grazie all’esigenza di valutare in

modo oggettivo le caratteristiche degli allievi. Binet e Simon furono incaricati di

sviluppare uno strumento per identificare bambini inadatti al sistema scolastico,

problematici, per estrometterli dal sistema scolastico normale e mandarli in classi

speciali. Nel 1905 nacque il primo test di intelligenza: Scala Binet-Simon, composto

da 30 item. Nel 1908 lo strumento viene rivisto e viene introdotto il concetto di età

mentale, per scoprire quali erano gli item adatti alle diverse età: l’item era

considerato adatto a quell’età quando almeno l’80 % di individui di quell’età riusciva a

rispondere correttamente. Gli individui di quell’età che non rispondevano in modo

corretto erano considerati portatori di un ritardo di età mentale. Nel 1916 Terman

adatta lo strumento in inglese, trasformandolo in Scala Stanford-Binet, che diventa

la base dei test di intelligenza moderni.

Il boom del testing ci fu negli Stati Uniti perché c’erano delle esigenze di selezione,

da un lato, per individuare i ritardati mentali tra gli immigrati (si somministravano a

voce i test di intelligenza, traducendoli, sul momento, nella lingua degli immigrati che

arrivavano e sulla base di questi si individuavano i ritardati) e dall’altro per la

classificazione delle reclute per creare l’esercito più potente (nascono i test Army alfa,

verbale, e Army beta, non verbale). Ci fu uno sviluppo teorico e metodologico per

costruire i test. Viene rivisto il concetto di intelligenza e nasce la necessità di valutare

anche le attitudini specifiche (scolastica, meccanica, musicale, ecc.) per orientare

gli individui nel posto giusto. Si svilupparono batterie multiple, o test multifattoriali,

grazie alle nuove tecniche, e vennero applicati per la prima volta in ambito bellico,

durante la seconda guerra mondiale.

I test di personalità misurano gli aspetti di personalità distinti dalle abilità

intellettive: motivazioni, sentimenti, relazioni interpersonali ecc. L’idea che si

potessero raccogliere dati utili per descrivere la personalità degli individui e delle

tecniche standardizzate nacque con Galton e Kraepelin con il test delle libere

associazioni, in cui si chiedeva alle persone di rispondere liberamente con parole a

delle parole stimolo; ma questo test rivelava il un problema, ovvero la

standardizzazione delle modalità di scoring (cosa ci faccio con delle libere

associazioni?). Il primo vero test di personalità fu il Personal Data Sheet

(Woodworth, 1919). Seguono negli anni successivi test sempre più raffinati, fino al più

noto MMPI (Hathaway e McKinley, 1940) ancora valido oggi.

Nascono anche le tecniche proiettive, tra cui:

- Rorschach (1921) Test delle macchie di inchiostro: l’idea è poter standardizzare

delle procedure anche in una condizione particolare, in cui si devono dare risposte

aperte a degli stimoli.

- Morgan & M

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 72
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 1 Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame principi del testing e della ricerca in psicologia clinica Pag. 71
1 su 72
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IlariaRognoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi del testing e della ricerca in psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Settanni Michele.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community