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Il suono in cui viviamo

Perché la chiamiamo popular music?

Parlando di popular music si intende la musica di larga diffusione che circola attraverso media come un disco, la radio, la televisione. C’è ambiguità tra Popular come “del popolo” e Popular inteso come “che piace a molti”.

Musiche del ‘900

Storyville è il quartiere di New Orleans nel quale tra il 1897 il 1917 venne permesso l'esercizio della prostituzione. Più avanti sarà poi chiamato quartiere a luci rosse. A Storyville nasce il jazz. La sanzione definitiva del termine Jazz avvenne attraverso un successo discografico che coincise con la chiusura di Storyville nel 1917.

Secondo alcuni fu il sindacato dei musicisti di Chicago a imporre l'uso della parola jazz o jass (un termine gergale con riferimenti sessuali) per definire quella musica chiassosa proveniente dai sobborghi di New Orleans, con l'intenzione di screditare i pericolosi concorrenti del Sud. Nel giro di pochi anni il termine invase Stati Uniti ed Europa, e il jazz sarebbe diventato il simbolo dell'energia dirompente dei negri d'America, necessaria per scardinare i vecchi cliché e per infondere vita alla cultura del secolo nascente.

Gli elementi più specifici di un primo jazz hanno a che fare con l'americanismo piuttosto che con la negritudine, dove per americanismo si intende un mondo nuovo ricco di spazi e di contraddizioni, di spirito di intesa e di sfruttamento, le tensioni sociali e razziali e di miti di rinnovamento. Il Jazz di New Orleans non ebbe accesso immediato al nuovo Medium, ma quando uscì il primo disco della Original Dixieland Jass Band il 7 marzo del 1917 ebbe un successo immediato.

Negli stessi anni della nascita del jazz nelle bettole di Smirne e in quelle del Pireo si definisce il genere rebetico, una musica bassa e volgare accompagnata da testi pieni di allusioni, doppi sensi, nostalgica e con un Blues orientale. Sia il rebetico che il jazz sono insistenti sul motivo, con la partecipazione della voce e diversi strumenti che fioriscono diversamente la melodia principale; alla poliritmia si sostituisce l'uso di metri composti che favorisce la presenza della sincope. Canzoni dei rebetes ne vennero incise, ma con qualche anno di ritardo, un tempo sufficiente a farle sommergere dal mare di un’industria ormai affermata in tutto il mondo.

L'evoluzione tecnica della musica

Il fonografo a cilindri era stato brevettato negli USA da Thomas Alva Edison nel 1877; l'anno seguente era già attiva la Edison speaking phonograph company, che affittava apparecchi con una sorta di cilindri vergini. Edison compilò una lista delle applicazioni che prevedeva per la sua creatura: colpisce l’ordine sparso che accosta il dittafono all’audiolibro, la registrazione musicale al testamento sonoro.

Ma i cilindri del fonografo Edison non potevano essere riprodotti con facilità, anzi all’inizio non si potevano riprodurre affatto. Fatta un’incisione, volendone ottenere una copia non c'era alternativa se non ripeterla; la produzione seriale era resa possibile solo dalla disponibilità degli esecutori a suonare o cantare più volte lo stesso pezzo, magari di fronte a una batteria di 10 fotografi attivi contemporaneamente. Quando Edison fu finalmente in grado di ottenere dei cilindri-copia da un processo di fusione, il grammofono era già pronto a spazzar via il fonografo dal mercato.

Il grammofono fu inventato da Emile Berliner (tedesco) e brevettato nel 1887, ma fu solo nel 1895 con la fondazione della Berliner gramophone Company il disco divenne un prodotto commerciale. La musica colta ebbe un ruolo importante, anche perché all'inizio il grammofono era costoso, e le classi più abbienti sarebbero state maggiormente sensibili agli argomenti della cultura e del prestigio. Uno degli artisti di maggior successo nei primi vent'anni di vita fu Enrico Caruso. Le arie e romanze che interpretava erano della durata giusta, e la voce del tenore si stendeva in un ambito di frequenza che il grammofono è in grado di riprodurre senza impoverirne il timbro.

Brani brevi, non più di 3 minuti, con una dinamica molto ridotta, dominati dalle voci o da strumenti particolarmente sonori e in un registro medio: le limitazioni tecniche del disco suggeriscono verso quali repertori i discografici dovettero orientarsi. Già nei primi anni del secolo il disco comincia a presentarsi come uno strumento di produzione musicale: seleziona suoni e repertori, fa emergere forme e generi rispetto ad altri, si affermano le musiche da ballo, non solo per il loro valore di intrattenimento ma perché il formato della danza è congruente con le limitazioni di durata del disco, si afferma la canzone. I dischi viaggiano più velocemente degli spartiti. Fino alla fine dell'800 sono stati disponibili due forme di trasmissione della musica, quella scritta e quella orale: il disco ne crea dal nulla una terza, quella mediatica.

All'inizio degli anni 20 è consolidata la frattura: non tanto fra musica colta e musica popolare, ma fra un pensiero musicale lineare legato alla scrittura ispirata una tradizione eurocentrica, e un pensiero musicale multidirezionale, aperto alle tradizioni e nuovi media tendenzialmente non eurocentrico.

L'avvento della radio

Il passo successivo verso la globalizzazione sonora avviene con la radio. La prima stazione non sperimentale, inizia le trasmissioni nel 1920, a Pittsburgh, preceduta dalla stazione Marconi in Cornovaglia: nel giro di pochi mesi nascono stazione ovunque, dalla BBC alla Uri, ma bisogna attendere gli anni 30 perché la radio diventi uno strumento abbastanza diffuso e tecnicamente stabile per competere seriamente col disco come strumento di produzione e diffusione musicale.

Nel frattempo sono state introdotte varie innovazioni nella tecnica di registrazione e riproduzione del suono, come l'incisione elettromeccanica e l'amplificazione. La radio ha un grande vantaggio: la continuità. Le esecuzioni musicali più lunghe di 3 minuti non devono essere interrotte per cambiare facciata, sorprendentemente il successo della radio consolida la canzone in Europa e in America. Viene inventato un patto: il format radio dove ogni stazione si dedica principalmente a un genere o insieme di generi musicali, con il duplice vantaggio di tranquillizzare l'ascoltatore e renderlo fedele, e di assicurare ai pubblicitari una selezione accurata del target.

Negli USA la logica del format asseconda la discriminazione razziale, mentre in Europa le emittenti sono sotto il controllo degli Stati. Il disco è tenuto sotto controllo dell'Industria locale e dalla competizione con gli editori di musica; la radio degli apparati statali o delle esigenze pubblicitarie.

Almeno negli Stati Uniti, nel corso degli anni successivi la radio porrà nuovi ostacoli invece che sostenere la circolazione delle musica: una controversia economica tra le emittenti e le associazioni di rappresentanza dei musicisti porterà a una limitazione drastica delle trasmissioni musicali a favore dei radiodrammi, come ad esempio La guerra dei mondi diretta e interpretata da Orson Wells il 30 ottobre 1938 che terrorizzò gli americani ingannandoli.

Innovazioni musicali

Dal suono di microfoni ancora poco perfezionati e soprattutto di amplificatori e altoparlanti a bassissima fedeltà fosse il suono del potere di chi a quegli strumenti poteva accedere: una scansione secca e nasale era efficace per farsi ascoltare attraverso il mezzo tecnico, e al tempo stesso connotava l'abitudine all'uso di quel mezzo, la consuetudine col comando, la sua incarnazione acustica. Fu così che il fascismo riuscì ad affascinare le masse e a prevalere sull'oratoria baritonale di molti suoi avversari.

Secondo gli storici del jazz è Bing Crosby il primo cantante a sfruttare in modo nuovo le risorse del microfono e dell'amplificazione: invece che dirigere una voce tonante verso la platea, sembra indirizzarsi attraverso il microfono a singolo ascoltatore, come in un sussurro. Crooners (sussurratori) saranno soprannominati i cantanti che usano questa tecnica: negli anni della seconda guerra mondiale il fraseggio sciolto e l’eliminazione sicura ma apparentemente non artefatta di Frank Sinatra saranno l'icona sonora di una civiltà lontana dagli orrori militaristi del nazifascismo.

La vittoria e la presenza diretta degli americani in gran parte del mondo impone modelli statunitensi nelle musiche popolari di ogni paese. Modernità e swing sono sinonimi, i cantanti delle nuove generazioni cercano di farsi strada contro i tradizionalisti ispirandosi a ritmo, alla velocità, all'asciuttezza delle canzoni dei vincitori. In realtà lo snellimento della canzone americana ha radici lontane: nasce dall'estrema sintesi formale del blues e dal processo di spoliazione della canzone teatrale, privata del lungo verse introduttivo e ridotta allo statura efficace di 2 chorus, un bridge, un chorus.

Se nelle narrazioni lunghe prevale comunque lo happy end, nei testi brevi che vivono dell'attenzione effimera consentita dai media, domina una strategia fatta di hooks (ganci: motivi efficaci, frasi di effetto, titoli sintetici) e orientata all'instant jeopardy (minaccia istantanea): tutto quello avviene subito, poi la storia può iniziare e magari proporre l'antefatto con un flashback.

Ritmo e velocità nel dopoguerra

La velocità, il ritmo, la concisione sono protagonisti della ripresa febbrile del dopoguerra. Contro la vertigine, contro il potere che hanno quelle musiche di fare uscire fuori, di far perdere il controllo, con il concorso di sostanze psicotrope di qualsiasi tipo, dall'alcol agli oppiacei. Da questo punto di vista, il ritmo e la velocità non agiscono come unici elementi strutturali della musica: sono aiutati in modo sempre più determinante dall'energia delle basse frequenze. Quando il suonatore di percussioni del Maghreb individua i danzatori che sembrano disposti a concludere la danza con la trance, si avvicina loro incitandoli, e facendo risuonare con forza il tamburo del timbro grave: invasi da quel suono perdono il controllo e la conoscenza.

Tre strumenti del dopoguerra

  • Jukebox → Nato poco dopo il fonografo ma divenuto popolare negli anni 30. Nel dopoguerra viene perfezionato aumentando il numero delle selezioni possibili e soprattutto ingrandendo il sistema di amplificazione. Negli anni 50 il jukebox è lo strumento più diffuso e potente per la riproduzione della musica: oltrepassa di gran lunga la potenza dei radiogrammofoni casalinghi, ha altoparlanti di grande diametro adatti alla diffusione ad alto volume delle frequenze più gravi, è destinato a riempire di musica ambienti pubblici affollati;
  • Microsolco → Un disco ottenuto con una tecnica di incisione e con materiali che non solo permettono di ospitare una durata maggiore, ma anche di riprodurre una gamma di frequenze più estesa sia verso l'alto che verso il basso;
  • Basso elettrico → Nasce nel 1951 ad opera di Leo Fender, uno dei pionieri della chitarra elettrica, quattro corde intonate come quelle del contrabbasso, la forma di una chitarra ma non ha cassa di risonanza: il suono proviene da rivelatori magnetici, pick up posti sotto le corde.

Non certo numerose erano le orchestre di Rhythm and Blues, un genere nato negli USA dall'elettrificazione del blues e affermatosi alla fine degli anni 40 con un repertorio ballabile che tendeva a rimpiazzare le più grandi orchestre Swing evidentemente in crisi nel dopoguerra. Le canzoni sono vivaci e genuine, trattano la vita di tutti i giorni e le relazioni fra i sessi con una franchezza sconosciuta alle canzoni che si ascoltano alla radio.

I trentenni non hanno moltissime ragioni per essere soddisfatti: convinti della prospettiva di un nuovo benessere hanno messo al mondo molti figli (Baby Boom degli anni a cavallo del 1950) ma la generazione delle potenziali babysitter è scarsa, così le serate si svolgono in casa ascoltando la radio o guardando la televisione. Gli elementi stilistici e i testi genuini del r&b traboccano al di fuori delle sale da ballo, influenzano le canzoni pop con riferimenti sessuali che giocano sull'ambiguità dei movimenti della danza.

L'emergere del Rock'n'Roll

Un DJ chiama il nuovo genere che sta emergendo Rock'n'Roll: molti dei protagonisti del nuovo genere sono afroamericani, e molti non sono altro che i cantanti di Rhythm and Blues che sanciscono con questa nuova identità il fatto di aver successo sia col pubblico dei Bianchi e con quello dei Neri.

Il proprietario di una piccola casa discografica, Sam Phillips, intuisce che il grande successo arriverà quando un bianco sarà capace di cantare questa musica come un nero, lo trova: Elvis Presley, un diciannovenne abile nel unire la freschezza rustica della musica country and western e la sensibilità e la sensualità del blues, con una voce fascinosa, calda, capace di arrochirsi nei pezzi veloci e di sussurrare nel microfono canzoni romantiche, con classe e sex appeal. Lo soprannomineranno the pelvis. All’inizio Philips si preoccupa che dalle interviste emerga il nome della scuola che Elvis ha frequentato, una highschool per bianchi, ma fa anche in modo che insieme a Elvis lavori un gruppo di musicisti di talento e che le registrazioni mette in evidenza la sua voce. Il successo è travolgente.

A metà degli anni cinquanta il Rock'n'Roll conquista il pubblico negli Stati Uniti, e attraverso i jukebox e qualche tournée arriva anche in Europa. Con le sue allusioni sessuali esplicite il Rock'n'Roll preoccupa non poco i genitori: per la prima volta una musica si indirizza specificamente a un pubblico giovanile. In realtà l'onda del rock n' roll non fa molta presa in Europa, dove il benessere è ancora lontano e i giovani dipendono fortemente dalle famiglie, ma incontra forti resistenze istituzionali negli Stati Uniti: ben presto le case discografiche oppongono ai Rockers una schiera di giovani cantanti per bene che inaugurano la dialettica fra rock e pop.

Alla fine del decennio Elvis Presley parte per il servizio militare in Germania, e come confermano infinite foto in divisa offerte alla curiosità dei fan anche al re del rock è arruolato.

L'influenza britannica e l'arrivo dei Beatles

All’inizio degli anni sessanta un gruppo inglese riesce a ottenere una serie di successi discografici straordinari in patria e nel resto dell'Europa, con brani strumentali eseguiti da una formazione insolita: batteria, basso, due chitarre elettriche. Si chiamano The Shadows, e sono gli accompagnatori di Cliff Richard. Per la prima volta un gruppo raggiunge questa fama; si impone la loro musica ispirata alle colonne sonore dei film western o al rock, una musica da ascoltare con attenzione, apprezzando la bravura degli strumentisti o la pulizia e le novità del Sound.

A partire dal 1963 i Beatles collezioneranno una serie di successi che nel giro di pochi anni li porterà ad essere i musicisti popular più noti sul pianeta. L'affermazione dei Beatles segna una svolta nella produzione e nella distribuzione musicale, e non solo: coincide con una trasformazione irreversibile dell'Industria culturale e del sistema dei media. Alle qualità delle loro canzoni, alla loro...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher NormaG di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Popular music e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Tomatis Jacopo.
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