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Riassunto esame Politiche Istituzioni e Culture del Medio Oriente, prof. Di Peri

Appunti lezioni di Politiche Isituzioni e Culture del Medio Oriente, prof. Di Peri a.a 2017/2018 secondo semestre. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. dell’università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Politiche, istituzioni e Culture del Medio Oriente docente Prof. R. Di Peri

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Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Lo fanno perché gli USA potevano finanziare maggiormente questi studi, l’elemento di attrattività

sono i finanziamenti. In USA ci sono importanti fondazioni (es Ford) che cominciano a finanziare

ricerche importanti, per gli obiettivi statunitensi. Ciò produce un effetto duplice, da un lato i fondi

sono cospicui, dall’altro c’è pretesa a un certo tipo di prodotto che si confà al desiderio del

finanziatore, essi determinano le agende di ricerca. Sono ricerche condizionate.

Gli anni ’50 e ‘60

Si sviluppano centri importanti negli USA ma anche in Canada (Toronto e McGillis) e Europa

(SOAS).

Il primo dizionario arabo-inglese viene pubblicato solo nel 1961. Molto tardi.

La prospettiva degli USA verso il MO cambia dopo la Guerra dei Sei Giorni e nel 1967 con la

nascita della Middle Eastern Studies Association (MESA) oggi egemone per studi sul MO. La

MESA è un’associazione fortemente connotata dal punto di vista politico, per esempio all’epoca è

stata fortemente finanziata per esempio dalla lobby ebraica americana. È un’associazione che è stata

posta in discussione da un gruppo di neo-laureati, fra i quali Edward Said, che quasi

contestualmente alla nascita della MESA, fondano la Association of Arab-American University

Graduates (AAUG) e dicono che il MO non è unità monolitica che solo orientalisti possono

studiare, che gli orientalisti non hanno le conoscenze per studiare MO e che la costruzione del

sapere e conoscenza del MO posta dagli studiosi che si etichettano come orientalisti non sono

rappresentativi. Criticano lavoro di Bernard Lewis che nel 1961 aveva pubblicato The Emergence

of Modern Turkey.

Said insieme ad altri studiosi danno vita alla rivista The Arab Studies Quarterly (???).

Danno vita anche ai MERIP reports.

Orientalismo di Said è di difficile lettura, è stato scritto rapidamente prendendo argomentazioni

anche di altri forse in modo superficiale. La cosa che conta è che è un’opera fondamentale per chi

studia il MO, perché il messaggio che veicola questo testo è fondamentale e cruciale perché Said

attacca e decostruisce in maniera articolata la costruzione razzista e stereotipata dell’homo

islamicus e arab mind.

Said Orientalism

“Orientalism can be discussed and analyzed as the corporate institution for dealing with the Orient –

dealing with it by making statements about it, authorizing views of it: in short, Orientalism as a

Western style for dominating, restructuring and having authority over the Orient”.

Questo è il fulcro del discorso di Orientalismo.

Il paradigma culturalista

Il discorso di Said sull’orientalismo è frutto anche di una reazione a due paradigmi che si affermano

contestualmente all’affermarsi dell’orientalismo, il paradigma della modernizzazione e quello

culturalista che nutriranno ed alimenteranno il paradigma orientalista.

Interessante nel caso del MO come il paradigma della modernizzazione passa attraverso l’opera di

Lerner The Passing of Traditional Society: Modernizing The Middle East: tutti gli stati in

sottosviluppo devono necessariamente arrivare ad una fase in cui lo sviluppo avviene, solo un certo

standard può favorire sviluppo. 9

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Nel corso degli anni i paradigmi cambiano, ed emerge il paradigma culturalista che dice la stessa

cosa ma basandosi non più su elementi strategici x modernizzazione ma su elementi culturali.

Obiettivo di legittimare una presunta superiorità dell’Occidente sull’Oriente.

Il lavoro di Huntington

A veicolare queste idee è stato soprattutto il lavoro di Huntington, studioso conosciuto anche per il

volume La Terza Ondata, sulla terza ondata di democratizzazione, ma è noto soprattutto per Lo

Scontro Delle Civiltà.

Sostiene che sostanzialmente la cultura arabo-musulmana è inadatta ad arrivare ad una piena

democrazia. Fa un confronto con altre religioni e arriva a sostenere che solo l’Islam è pienamente

incompatibile con la democrazia.

Manca CINEFORUM 5 Marzo

6 marzo

Prossima settimana Martedì 13 marzo: h14-16 dibattito al 3 piano dibattito cps su elezioni.

Aluffi: Mercoledì 14 marzo 9.30-12 Suliman Ibrahim processo costituzionale in Libia con Prof

Parolin più altri Prof di Giurisprudenza.

Giovedì 15 marzo h12-14 a.41 dipartimento CPS 3 piano discussione progetto di ricerca di BOH

Ultimo ventennio: crisi della disciplina?

Attraverso costruzione filone disciplinare Orientalismo, si tenta di arginare l’espansione URSS nella

regione mediorientale. Diventa terreno di scontro fra USA e URSS durante Guerra Fredda.

1989 e caduta sistema bipolare fa si che quest’argomentazione di scontro fra le due superpotenze

venga meno.

I Middle Eastern Studies servono a legittimare egemonia USA nell’ambito della lotta contro

terrorismo che sempre di più verrà indentificato con l’Islam. Slittamento che determina la

costruzione di una narrazione che diventerà sempre più dominante, anche grazie a media e vari

organismi che consentono di sviluppare questa narrazione.

Questa narrazione a partire da Reagan ha avuto al centro questioni relative a democratizzazione.

Portare democrazia in MO, dove la democrazia era impossibile da raggiungere per questioni di

natura culturale e per presenza religione islamica intrinsecamente compatibile con democrazia.

I Middle Eastern Studies che nascono con “peccato originale” ciò l’essere strumentali a determinate

strategie politiche, dopo 11/09 diventano sempre più strumentalizzati, richiesto contributo alla

politica della potenza egemone USA. I MES diventano uno strumento che consente di alimentare un

determinato tipo di narrazione. Non TUTTA l’accademia e gli accademici dei MES hanno

contribuito a ciò. Però gli studi politologici sul MO sono dominati da serie di lenti e chiavi di lettura

che bloccano gli accademici su determinati aspetti e questi diventano nodo teorico attorno al quale

si svilupperà narrazione degli ultimi 20-25 anni.

Non solo nell’ultimo ventennio ci sarà forte politicizzazione di MES, ma x certi versi dove MES

non sono in grado di far fronte a richieste che vanno nella direzione di predire il futuro, …

Richiesta di predire diventa una priorità. Questa costruzione degli scenari ha impatto su

comprensione fenomeni della regione, ha un impatto negativo perché le proiezioni non sono quasi

mai precise ed esatte. Determinate strategie politiche vengono attuate senza consenso popolare (es

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Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Saddam Hussein e produzione armi di distruzione di massa: campagna globale, poi si scopre che

l’arsenale non esisteva. Indirizzare strategie politiche precise come invasione Iraq e spaccatura del

Paese). Ci sono strategie politiche alimentate in MO molto da come la regione è stata narrata.

Casi di liste di proscrizione che sono state poste in essere in USA o anche in Italia, Campus Watch

gente contraria e politica estera di USA, erano studiosi di Uni considerate di sinistra o studiosi di

origine araba.

Democrazia, che cos’è?

Ne possiamo parlare in molti modi. C’è Teoria della Democrazia che si è sviluppata nel 1700 e che

ci accompagna ancora oggi. Nel corso degli anni, una democrazia in senso stretto non è esistita, ci

sono ibridazioni. Ci sono state modificazioni sia positive che negative sul modello democratico.

Come è possibile definirla?

1. Definizione minimalista: individua quelle caratteristiche minime che un sistema di governo

dovrebbe avere per essere considerato democratico. Si tratta principalmente di un paradigma

che fa riferimento alla scuola procedurale e che mette al centro della sua analisi i

procedimenti attraverso i quali si giunge a un effettivo esercizio democratico del potere.

2. Definizione massimalista: oltre alle procedure guarda alla sostanza del processo democratico

ossia a come i principi democratici vengono messi in pratica, non soltanto attraverso i

meccanismi classici della partecipazione ma anche all’interno della sfera privata, quella che

coinvolge in prima persona i cittadini. Secondo questo paradigma la democrazia è un

contenitore che va arricchito, sostanziato, alimentato attraverso una partecipazione attiva e

che non si espliciti e non finisca soltanto attraverso regole procedurali.

I minimalisti

Pongono attenzione sulle istituzioni e caratteristiche procedurali di un sistema.

Secondo la definizione minimalista sono tre i nodi centrali che determinano il contenuto della

democrazia:

1- Competizione elettorale

2- Partecipazione dei cittadini al processo elettorale

3- Diritti civili e le libertà politiche

Il momento centrale è quello delle procedure e quello per eccellenza sono le elezioni: meccanismo

con cui i cittadini scelgono di modificare i propri leader se essi non hanno soddisfatto il mandato

per cui sono stati eletti.

I minimalisti quindi guardano alla forma, elementi e regole interne e procedurali.

(es. UE sapeva che la Tunisia di Ben Ali non era uno stato propriamente democratico? E quello di

Mubarak o di Al-Sisi? In questi casi si è guardato alle procedure minimali, cioè presenza di elezioni

senza guardare se fossero pilotate, ecc. ciò ha consentito di continuare a ragionare in un determinato

modo che non ha favorito costruzione di processi di state-building, miglioramento di istituzioni,

ecc. Inoltre ci sono anche gli interessi economici.)

Esportazione democrazia liberale che si basa su definizione minimalista. C’è modello liberale

democratico che ad un certo momento storico diventa IL modello di riferimento senza pensare a

possibili alternative.

(es. USA dopo 11/09 restrizioni libertà individuali molto forti. Si può ancora parlare di USA come

grande potenza democratica? Tutto ciò che è avvenuto con costruzione centri di detenzione per

sospettati di terrorismo come Guantánamo, non sono non-luoghi dove libertà individuali vengono

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Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

violante? Di fronte a questi casi possiamo dire che il modello democratico regge? Ci sono

problemi? Difficile affermare che modello democratico liberale sia rimasto invariato nel corso degli

anni. Ha subito cambiamenti importanti che sono andati nella direzione di svuotamento di senso del

modello.

Discussione: i tentativi di trovare delle strade proprie, modelli democratici alternativi, sono stati

esperimenti importanti ma non hanno avuto grossa rilevanza.

Uno dei tentativi che è stato fatto è quello dei massimalisti.

I massimalisti

Cerano di superare le definizioni statiche dei minimalisti, si concentrano non tanto su regole e

procedure, ma su come i cittadini in qualche modo possano avere un ruolo nella presa di decisioni

che riguardano il governo, ecc.

In accordo con principi della democrazia deliberativa, i cittadini possono concorrere a sostanziare la

democrazia con partecipazione al decision making sulla base di arene deliberative in cui i cittadini

sono posti su piano di parità e si confrontano e arrivano alla presa di decisioni congiunte.

Uno dei principali studiosi è Luigi Bobbio che ha portato discorso sulla democrazia deliberativa in

Italia.

Problema di questo meccanismo è che funziona a livello micro.

Chi ha messo d’accordo tutti è Dahl.

Espansione dell’approccio minimalista, la poliarchia di Dahl

Si è inventato il modello della poliarchia. Secondo Dahl, poiché definizione minimalista e

massimalista hanno entrambe difetti, afferma che ci sono due elementi che devono essere tenuti in

conto quando si classificano i regimi:

1. Primo elemento è l’ammissione del dissenso e l’aspetto della competizione nell’arena

politica

2. Crescita dell’inclusività, cioè del livello di partecipazione di sempre maggiori porzioni di

popolazione alla vita politica

A livello più empirico e concreto individua 7 condizioni che devono essere presenti perché si possa

parlare di poliarchia:

1. Eleggibilità e competizione politica

2. Elezioni libere e regolari

3. Suffragio universale

4. Diritto di farsi eleggere

5. Libertà di pensiero ed espressione

6. Informazione alternativa

7. Libertà di associazione e di organizzazione

I sistemi ibridi

Poiché le democrazie sono diventate sempre più imperfette e poiché nel sistema politico ci sono

paesi che rispettano una delle condizioni di Dahl, ma non tutte e 7, allora alcuni studiosi hanno

iniziato ad occuparsi di sistemi ibridi.

Negli anni ’90 c’è stata una corsa alle definizioni, gli studiosi si sono sbizzarriti nel creare

definizioni x creare sistema non pienamente democratico, né pienamente autoritario.

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Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Es. autocrazie liberali, democrazie illiberali, autoritarismo soft, ecc. queste definizioni

corrispondono a presenza di regimi ibridi e sono usate per lo studio del MO contemporaneo.

Schema riassuntivo con vari tipi di definizione di democrazia con significati associati e determinate

caratteristiche.

7 marzo

Gli approcci allo studio della democratizzazione

La democratizzazione è quel processo che porta un paese prima autoritario ad una forma

democratica.

Esistono due grossi blocchi che si relazionano allo studio della democratizzazione:

- Teorie strutturali

- Teorie orientate al ruolo degli attori

In entrambi i casi la democratizzazione in quanto processo è un processo destabilizzante perché

porta a dei cambiamenti.

Il lavoro più vicino a noi temporalmente è quello di Huntingtion “La Terza Ondata di

Democratizzazione” lavoro di sintesi, guarda a questi processi in maniera complessiva e comparata.

Teorie strutturali

Sono teorie che guardano alla struttura della società e delle istituzioni da cui parte il processo di

democratizzazione. In esse la dimensione della democratizzazione viene in rilievo perché all’interno

della società esistono delle caratteristiche (o prerequisiti) che in qualche modo facilitano il processo

di transizione da un regime autoritario ad una democrazia. Ci sono delle precondizioni, teorie

oggettive che in qualche modo faciliterebbero la transizione.

Queste condizioni facilitatrici fungono da stimolo nel passaggio alla democrazia o aiutano un

paese che è già in situazione di democrazia a stabilizzare la sua condizione e a mantenersi tale.

Excursus sulle teorie strutturali

- Teoria della modernizzazione: è la teoria principale nelle teorie strutturali, si focalizza

sulle cause strutturali delle democratizzazioni. Una delle più note teorie della

modernizzazione è quella di Lipset che lega lo sviluppo economico del paese alla

democrazia. Hanno ricevuto molte critiche sebbene nel secolo scorso siano state molto

utilizzate. Perché sono teorie molto deterministiche che guardano ad aspetti che toccano

questioni funzionaliste ed evoluzioniste, hanno predeterminazione al loro interno. Solo se

esistono determinati prerequisiti può esistere la democrazia, i paesi che non gli hanno non

saranno mai democratici.

Dimensione dell’ineluttabilità: la modernizzazione come la democratizzazione sono processi

inarrestabili, una volta avviati condurranno ad un risultato preciso (sv. economico).

Le cinque fasi di Rostow

Uno dei principali teorici oltre a Lipset è Rostow è il padre della modernizzazione. Egli in queste 5

fasi dice che ci sono delle fasi che portano allo sviluppo e ad una democrazia piena.

1. Società tradizionali (agricole): basate su sistema agricolo e di sussistenza

2. Pre-condizioni per lo sviluppo (meccanizzazione agricoltura)

3. Decollo (accanto all’agricoltura comincia ad avere un peso l’industria manifatturiera)

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4. Consolidamento settore industriale

5. Era del consumo di massa (sviluppo di una classe di consumatori)

Il momento in cui Rostow elabora ciò è un momento storico dopo IIGM che vedeva questo come

l’obiettivo da raggiungere.

Inciso: Modernizzazione e MO

Queste teorie si sviluppano talmente tanto che hanno impatto sul MO all’epoca.

Libro di Lerner “The Passing of Traditional Society: modernizing the Middle East” (1958) libro

importante per il MES perchè è un libro che per la prima volta in quest’ambito disciplinare utilizza

dati e statistiche (dati quantitativi).

Questa lettura del MO contemporaneo nel 1958 con questo libro è una lettura che offre molti spunti

di riflessione: egli affermava che c’erano paesi come Iran con sistema democratico che avrebbero

potuto avere processi di democratizzazione ed altri paesi come Pakistan ed Indonesia che in realtà

poiché a maggioranza musulmana e pro ex-URSS non avrebbero mai raggiunto livelli di

modernizzazione e di democratizzazione.

Per Lerner il mondo si divide in due poli inconciliabili, scontro tra le due potenze USA e URSS e

poi scontro fra NOI e LORO con al centro l’Islam.

Lerner diceva che soltanto chi aderisce alla modernizzazione può trasformarsi e diventare “come

noi”. Ritornano temi classici dell’Orientalismo.

Excursus sulle teorie strutturali pt2

Altre opere importanti sono state pubblicate negli anni.

La più importante è di Barrington Moore sulla rilevanza delle strutture sociali: fa comparazione fra

diversi paesi e anche orientali come India. Dice che la presenza di determinate strutture sociali

sarebbero condizioni facilitatrici che aiuterebbero sistemi a svilupparsi e diventare più democratici.

Altri studi importanti sono quelli di Almond e Verba che si soffermano su presenza del capitale

sociale e cultura politica in determinati paesi.

Oppure i lavori di Lijphart che ha ragionato sulla democrazia consociativa, applicata a determinati

ambiti come il Belgio o Libano, caratterizzati da struttura segmentata e quindi avrebbero sviluppato

una serie di solidarietà trasversali fra membri di vari segmenti della società che potrebbero garantire

al sistema di funzionare indipendentemente dal fatto che sono società frammentate e composte da

una molteplicità di confessioni e comunità.

Oppure istituzionalismo, cioè come le strutture istituzionali possono influenzare l’evolvere verso la

democrazia.

Molte di queste teorie fanno capo ad una definizione minimalista di democrazia.

Voci fuori dal coro: la teoria della dipendenza

La teoria della dipendenza o della dependencia che viene alla luce nel 1967 grazie all’opera di

Frank “Sociology of Development and Under development of Sociology” in cui afferma che

esistono connessioni fra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati. Alcuni stati sono poveri perché

le loro risorse in questo contesto globale di interdipendenza, sono state incorporate da entità e paesi

sviluppati (es EU e USA) che avrebbero continuato a drenare risorse dei paesi in via di sviluppo

sfavorendo sviluppo autonomo di questi paesi.

Parlare di sottosviluppo come processo indotto e sviluppo come motore di appropriazione di risorse

non proprie è un discorso scomodo in questo periodo.

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Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Le teorie orientate verso gli attori

Prende le mosse dai lavori di Rustow che nel suo testo “Transition to Democracy” si discosta

dall’approccio funzionalista: i fattori che determinano la stabilità di un sistema democratico non

sono necessariamente gli stessi che fanno nascere una nuova democrazia. Rifiuta le pre-condizioni e

scorpora il processo che conduce alla democrazia in varie tappe.

La teoria della transizione democratica

Egli afferma che la transizione verso la democrazia deve essere considerata come intervallo fra

regimi politici ed è momento caratterizzato da fluidità istituzionale.

Le tappe che Rustow individua sono due:

1. La fase della liberalizzazione: le classi al potere manifestano problemi nell’esercizio della

loro funzione e tendono a dare avvio ad un processo in cui le libertà civili e individuali sono

concesse oppure estese.

2. La fase dell’instaurazione democratica: viene stabilito il riconoscimento della

competizione politica e la responsabilità del governo come risultato di elezioni libere e

competitive.

Questo complesso di tappe di Rustow diventa il pilastro delle analisi sulla democratizzazione.

[tabella tipologia di transizione]

Critiche al “paradogma” transitologico

Critiche di Brumberg in un suo articolo mosse al paradigma transitologico.

12 marzo

Verso un nuovo paradigma per lo studio del mondo arabo?

Il paradigma transitologico ha creato una impasse perché aveva prodotto una serie di

standardizzazioni totalmente inadeguate al descrivere ciò che stava accadendo.

Critica principale: non era possibile applicare modello di analisi per situazioni standardizzate. C’era

anche un’aggravante nel caso del MO: cioè la democratizzazione prevedeva processo uguale per

tutti i paesi e in tutti i tempi, per cui un regime autoritario diventa democratico. Ma in MO ciò non

avviene.

Fine anni ’90, gli studi politologici del MO si trovano in uno stadio di impasse e in questa fase gli

studiosi osservano che più che studiare l’area con lente democratizzazione, bisognava interrogarsi

su un aspetto importante cioè sul perché l’autoritarismo stesse continuando a persistere in questa

regione.

Il mantenimento del controllo politico: elezioni ed altre democraizzazioni

Anni ’90 elezioni in molti paesi arabi.

- Giordania 89

- Libano 92

- Kuwait 92

- Yemen 93

- ANP 96

- Siria 90

- Iraq 91 15

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- Egitto 93

- Golfo (Oman e AS) costituiti consigli consultivi majlis al-shura a sostegno delle istanze

legislative elette

Nuovi approcci, studi e questioni aperte

Tre ambiti maggiormente analizzati, guardano a come i regimi si mantengono in vita negli anni e

cosa lo permette all’interno della società civile:

1. Relativo all’apparato coercitivo, come esso ha impatto nel mantenimento di dinamiche

autoritarie all’interno di determinati contesti.

2. Condotti da Ellen Lust Okar sono gli studi sul ruolo delle élites. Analizzano come esse al

potere sono state in grado di allontanare dalle cerchie del potere i membri che avrebbero

potuto compromettere il potere stesso. Sviluppato negli anni 2000.

3. Studi di political economy, questi studi si concentrano sulle relazioni fra le strutture di

potere e la struttura economica degli stati MO. In particolare, Raymond Hinnebusch (studi

fondamentali su Siria contemporanea) e Robert Springborg.

L’autoritarismo

La questione del dissenso era una delle caratteristiche principali che connotano un sistema

democratico.

Qualità mancanti: la principale è la limitazione del pluralismo politico + assenza di ideologia

politica inglobante + mobilitazione politica intensiva e chiari limiti al potere dirigente.

Totalitarismi vs Autoritarismi:

Totalitarismi (nazismo, fascismo, stalinismo): assenza ideologia non totalizzante e assenza

contropotere. Elementi di dissenso possono sfociare nell’eliminazione.

Autoritarismi: chi dissente può continuare a lavorare nel sistema purchè rispetti determinate regole,

ci sono limiti e regole entro le quali anche il dissidente può stare. Caso di assassinio di Giulio

Regeni sembrava ci fossero regole nel sistema (gli stranieri non si toccano) e così per anni molto

colleghi hanno fatto ricerca in Egitto anche su temi scomodi per il regime.

Se quindi l’autoritarismo viene definito a partire da qualità mancanti che hanno i sistemi

democratici, allora il sistema autoritario manca della possibilità di contestazione istituzionalizzata

delle decisioni prese dalle élites politiche in un contesto di pluralismo sociale e dall’espansione e

diversificazione sociale della partecipazione stessa.

Modelli di autoritarismo nel mondo arabo: ‘asabiyya

Una delle forme dei modelli che sono stati utilizzati è quello che guarda a forme di solidarietà

particolari insidiate nel corso dei secoli.

Secondo Khaldoun il potere non è fondato sulla polis ma su questi raggruppamenti primordiali,

legami di sangue che non farebbero capo ai rapporti di cittadinanza come li conosciamo in

occidente ma a questi legami tribali, solidarietà meccanica.

In questo modello di autoritarismo che si sviluppa dalla riflessione sul concetto di asabiyya è stato

molto utilizzato anche x affermare che queste società sono caratterizzate da rapporti di tipo

primordiale. 16

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Khaldoun descriveva un periodo storico preciso, ma questo concetto rimane di riferimento per molti

studi, soprattutto per analisi stato ed élites politiche.

Modello di autoritarismo nel mondo arabo: leader e militari

Modello egiziano in cui i militari prendono il potere attraverso un golpe (es Nasser 1952) e secondo

questo modello gli ufficiali, l’esercito funzionano in un connubio fortissimo che impedisce ogni

possibilità di cambiamento.

Nel caso egiziano questi elementi si coniugano con esistenza di solidarietà di tipo familiare, il

nasserismo.

Modelli di autoritarismo nel mondo arabo: bunker states e mukhabarat states

13 marzo

Regimi all’ultima spiaggia?

I sistemi autoritari si configurano come sistemi politici in senso stretto, uno degli strumenti

principali che utilizzano sono le elezioni. La presenza o l’assenza delle elezioni nei regimi autoritari

sono elemento di legittimazione agli occhi della popolazione e degli investitori internazionali che

vedono le elezioni il momento principe delle cosiddette democrazie di stampo liberale.

Le elezioni a cosa servono nei sistemi autoritari? Sono una modalità attraverso le cui elargizioni di

favori, i regimi si legittimano all’interno; c’è anche legittimazione esterna; servono come momento

legittimante di autocelebrazione del regime funzione di ridare legittimità agli occhi della

popolazione a un regime anche se autoritario. Sono momenti autocelebrativi x il regime stesso.

Attraverso questo simbolismo delle le elezioni i regimi riescono a mantenere una stretta sulla

popolazione.

Attraverso le elezioni si possono anche individuare i componenti dell’opposizione.

Elezioni che bel gioco

Funzioni delle elezioni: i regimi al potere in MO che hanno acconsentito a far svolgere al proprio

interno le elezioni, sanno che lo strumento elettorale va manovrato con cura. Le elezioni sono prese

molto sul serio. C’è una forte attenzione alle regole elettorali, alla questione della campagna

elettorale, alla censura dei-…

Il fallimento delle aperture degli anni ’90 nel mondo arabo

Questione di come l’autoritarismo si istituzionalizza attraverso pratiche politiche che servono al

funzionamento del sistema.

Questi regimi sono regimi che istituzionalmente funzionano bene. Non sono dispotici, sono regimi

che si autolegittimano e riescono a funzionare attraverso istituzioni reali, burocrazie funzionanti,

attraverso sistemi e istituzioni es Camera, Magistratura, ecc.

Il fine è il controllo della popolazione e del dissenso, a tutti i livelli.

I regimi sono entità politiche in senso stretto che utilizzano strumenti e istituzioni proprie della

politica.

Flessibilità dei regimi, non stabilità 17

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Ci sono richieste di cambiamento, ma i regimi sono in grado di adattarsi a richieste di cambiamento,

ad essere flessibili attraverso “il bastone e la carota”. Utilizzo di strumenti differenti in momenti

specifici in cui vengono fatte richieste dalla popolazione.

Es Marocco proteste, tuttavia la flessibilità del regime è riuscito a sanare situazioni potenzialmente

esplosive per il regime. Mettere a tacere voci pericolose.

[video] “Je suis le peuple”

La crescita della “partecipazione politica”

Ruolo preminente è quello della crescita della partecipazione politica e i suoi effetti nell’area MO,

più in generale ai confini dell’Europa e in contesti che si stavano democratizzando.

Fine anni ’80 e inizio ’90 introdotti concetti importanti che porranno l’attenzione sui movimenti di

partecipazione e sul concetto stesso di partecipazione.

Uno dei concetti chiave presi in considerazione da FMI e BM è quello di “good governance” che si

basa molto sulla partecipazione e sul coinvolgimento attivo della popolazione.

Il concetto di partecipazione e di coinvolgimento dei cittadini diventa sempre più rilevante

soprattutto negli anni ’90. Questo fenomeno coincide con la fine della Guerra Fredda e con politiche

ultraliberiste, ciò fa si che non solo in Occidente ma anche nel Mondo Arabo si innsechino processi

e politiche di neoliberalizzazione, prodotto di decisioni stratgiche che si sono esplicitate dopo

Washington Consensus.

Il binomio democrazia – partecipazione

Quanto più una società possiede al suo interno processi partecipativi importanti, tanto più ci sono

all’ interno della società pre-condizioni che facilitano sviluppo democratico.

Ciò ricorda teorie della modernizzazione e poi le qualità facilitatrici, in più c’è l’elemento relativo

al ritiro dello stato da alcune sue funzioni primarie.

Ci sono patti sociali fra stato e individui che sono da parte degli individui idea di continuare a

restare in sistema autoritario purché questo dia agli individui garanzie di tipo sociale (Es. Tunisia).

Secondo Beatrice Hibou quando i patti sociali si rompono deflagrano momenti di contestazioni (es.

rivolte 2011 componente economica e crescita eguaglianza sociale).

La questione della partecipazione viene incorporata nel discorso democrazia.

Alcune delle ragioni del ritorno della partecipazione

- Crisi economica: crescita diseguaglianze

- Crisi dello stato: ritiro stato da sue funzioni primarie

- Crisi della politica: anche in EU, maggiore richiesta di partecipazione dove crisi dei partiti

ha creato vuoti istituzionali

- Crisi dei partiti

- Apatia verso le istituzioni

- Necessità di riappropriarsi del territorio

Il concetto di società civile: una résurgence?

Accanto a concetto di “good governance” sale alla ribalta il concetto di società civile. Questo

diventa centrale non solo nelle analisi accademica e dei media, ma anche x investitori

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Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

internazionali. La società civile diventa elemento a cui guardare e da finanziare per far sì che

determinati contesti si civilizzino. Emergeranno a tal proposito le ONG.

Cos’è la società civile: non è stato, non è mercato e non è famiglia. In democrazia funziona ma non

in contesti autoritari.

Le tre dimensioni della società civile come oggetto di analisi

- Dimensione organizzativa: si intende come le società si organizzano nello spazio esistente

fra lo stato e i cittadini (gruppi, associazioni, ONG, sindacati, federazioni, unioni, partiti)

- Dimensione morale: come viene definita in maniera più astratta come luogo caratterizzato

dalla pluralità degli approcci, dalla tolleranza e dalla moderazione

- Dimensione normativa: si concentra nell’enfatizzare alcune qualità delle relazioni fra tato e

società

La dimensione organizzativa

Dimensione più intuitiva, è venuta in rilievo per gli studi sulla democratizzazione. Secondo questa

dimensione le virtù della società civile sono identificabili nel suo funge da agente di

democratizzazione, si pone come tale perché è in grado di porsi come contrappeso nei confronti del

potere statale.

In caso di crisi politica, o di crisi generale, le org. della società civile agiscono come strumenti di

pressione e favoriscono per esempio nuove politiche, momenti di liberalizzazione cioè negoziazione

fra il potere precostituito e gli esponenti della società civile.

La dimensione morale

Si pone l’accento sulla presunta civiltà della società civile. Ciò pone problemi perché non è detto

che la società civile si configuri come luogo in cui vigono pluralismo e tolleranza. Ci può essere una

società civile incivile? Senza dimensione morale la mafia rientrerebbe nella società civile come

organizzazione che consente ai suoi membri di ottenere un reddito attraverso azioni e garantisce

servizi alla popolazione che magari lo stato non riesce a garantire.

La dimensione normativa

Entra in gioco con i processi di privatizzazione e neo liberalizzazione che danno alla società civile

una funzione che non è quella principale classica che la società civile dovrebbe avere di

contrapposizione rispetto a potere statale, cioè spinta dal basso, ma la società civile norma, fa leggi,

attraverso ciò che fa, le sue azioni che sono sempre di più azioni in cui gli elementi della società

civile si sostituiscono allo stato (es. funzioni di welfare, di assistenza; erogazione di servizi sanitari

 servizi di cura e assistenza sempre più sono delegati all’esterno, o totalmente privatizzati).

C’è stato taglio a finanziamento ad associazioni, enti, ecc. ma non è solo questione economica, è

questione di idee, le idee sono venute meno ed anche la fiducia dei cittadini verso determinate

associazioni. C’è stato anche spostamento da sx a dx nello scenario politico, ma non basta a

giustificare questo. C’è stato un momento in cui si faceva politica, con avvento di meccanismi

tecnologici la voglia di partecipazione in IT è venuta meno. Nel Mondo Arabo le piattaforme

virtuali hanno favorito e aiutato scambio di opinioni, idee, ecc.

14 Marzo

CINEFORUM “Also known as Jihadi” – Eric Baudelaire

19

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Esplicita citazione del cinema a cui il regista si ispira AKA

Ragazzo francese che parte per la Siria a combattere per Daesh. Ciò è ricostruito attraverso atti

dell’indagine che la polizia fa per recuperare Jihadi.

Luoghi che Jihadi ha attraversato.

Si ispira alla teoria del paesaggio forma estetica cinematografica inventata anni ’70 da due

registi giapponesi. È l’idea che attraverso le riprese del paesaggio si è in grado di raccontare

attraverso cumulazione del tempo quella micro politica quotidiana che poi spiega e racconta la

macro politica.

Si ispira ad “AKA Serial Killer”, film del 1969 di Masawa Adachi che racconta di un giovane

giapponese che uccide una serie di persone. Lo racconta riprendendo con piani fissi i paesaggi in

cui il ragazzo si muoveva e viveva, raccontando il meno possibile della sua vita.

Adachi insieme a un altro regista Wakamazu nel 1971 si fermano in Palestina e fanno un

documentario “Red Army Declaration of World War …” in ITA “Armata Rossa Dichiarazione di

Guerra”. Usano la teoria del paesaggio e la applicano a ciò che stanno vedendo nei campi profughi,

i campi di addestramento di OLP.

Adachi tornerà poi in Palestina e ci rimarrà fino a pochi anni fa, quando viene estradato in

Giappone, dove ora vive agli arresti domiciliari.

Wakamazu racconta trent’anni dopo la storia della United Red Army.

Adachi è importante per la teoria del paesaggio e perché la storia di Baudelaire è una storia di

terrorismo.

9 aprile

INTERVENTO ESTERNO: Sara Borrillo – Dinamiche di genere e trasformazioni politiche

nel Marocco contemporaneo

Politiche di genere adottate in Marocco negli ultimi vent’anni. 

Idea veicolata dei media mainstream delle donne in ambito pubblico percezione di donna con

velo/burqa che si indossano in ME e NA.

Paola Caridi www.invisiblearabs.com parla delle donne velate sulle copertine. Costruzione di uno

stereotipo, che riguarda non solo il mondo anglosassone, a cui questo articolo fa riferimento.

Sguardo occidentale sfuggente. 

Donna media del terzo mondo donna musulmana con hijab

Due studiose di studi post-coloniali Mohanty Chandra Talpade ha scritto “Under western eyes”

denuncia prospettiva orientalista di studi accademici sul mondo non occidentale, in particolare sulle

donne dei paesi in via di sviluppo, come se esistesse categoria di donna media tradizionalmente

concepita come ignorante, che vive relegata in ambito domestico, religiosa, che indossa copricapo o

abbigliamento che copre il corpo, attenta a non sedurre uomini in ambito pubblco e Spivak ha scritto

“Can the subaltern speak?”.

Genere, Islam, Colonialità: quale relazione? 

1. Femminismo coloniale delle “white woman middle class” support alla missione

civilizzatrice “dell’uomo bianco che vuole liberare la donna dell’uomo nero”

2. Critica al patriarcato di matrice islamica: uso politico dell’Islam

20

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Lila Abu-Lughod ha scritto “It’s time …”

Movimento Femen attività di nudismo online in maniera decontestualizzata da movimento

sociale, non c’è movimento sociale in Tunisia che supporta le Femen, ma ha denunciato patriarcato

di matrice islamica. Campagna contro limiti di mobilità e di accesso all’ambito pubblico.

Kahira supereroina velata, che a seguito della campagna di Amina Tayler ha scritto un fumetto su

questa Kahira (dal nome Il Cairo) e denuncia attitudine salvifica di certe donne che ritengono di

poter salvare le donne musulmane, soprattutto per ciò che riguarda il corpo.

Leila Ahmed ha scritto “Women and Gender in Islam. Historical Roots for a Modern Debate” trad.

“Oltre il velo” dibattito sulla modernità, critica alla classica contrapposizione modernità –

tradizione.

Ziba Mir-Husseini fa parte del femminismo islamico, portano avanti critica vs sistema patriarcale di

materia islamica andando a porre attenzione sulle interpretazioni del Corano e della Sunna. Ha

scritto “Islam and gender.”

Amina Wadud ha svolto con il ruolo di Imam una preghiera del venerdì. È stata accusata di

infedeltà. Ha scritto “Inside the Gender Jihad”.

Fatima Mernissi donna marocchina, si occupa della reinterpretazione della Sunna, per proporne

rilettura contestualizzata al periodo storico in cui i detti del profeta sono stati pronunciati. Ha scritto

“Beyond the veil” e “Le harem politique”.

Metodologia della ricerca: una prospettiva storica e sociologica

- Approccio di genere applicato alla storia dimensione diacronica 

- Metodo narrativo, etnografico – etnologico: interviste in profondità dimensione

sincronica

Quale significato per gli attori sociali?

Importanti le categorie.

- Empowerment

- Emancipazione

- Uguaglianza

- Complementarietà

Quale significato dare a queste parole?

Agency

Chiave di volta per comprendere le priorità emancipatorie degli attori sociali indagati, intesi come

soggetti dell’agire sociale e politico.

Saba Mahmood studiosa che ha scritto “Politics of piety” che mette in discussione idea che una

donna o un soggetto marginalizzato oggetto di rapporto di potere voglia emanciparsi da esso

prendendo come riferimento il modello occidentale di emancipazione. Parla di queste donne che

21

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

sentendosi donne emancipate portano avanti complementarietà di genere secondo capacità di genere

eppure sono esse stesse oggetto di questa ripartizione.

Nilufer Gole tratta del movimento attivista degli anni ’80 in “The forbidden modern”.

C’è molteplicità di discorsi, pratiche a questo proposito, sul femminismo da qui “femminismi”.

Diritti e identità di genere in Marocco e Tunisia. Movimenti socio culturali, nuovi immaginari

e nuove performances di cittadinanza nella fase post-rivoluzionaria.

1. Movimenti delle donne in Marocco e Tunisia in una prospettiva storica

2. Questione di genere nel processo di constitution-making post 2010-11 e l’uguaglianza di …

3. ..

Femminismi in Marocco: una storia di lunga durata

8 marzo 2015 manifestazione di donne non solo velate e di tutte le età.

Una periodizzazione del movimento delle donne

1. Movimento di liberazione nazionale/lotta anticoloniale

- Donne nel movimento nazionalista e stampa d’elite

- Malika El Fassi e il Manifesto per l’Indipendenza

- Prime associazioni caritatevoli

 Sorelle della purezza (1946): avvio al movimento femminista marocchino

(Fatima Sadiqi) è con questa prima organizzazione “femminista” che si

rivendica una serie di diritti: diritti al lavoro, istruzione, no poligamia, divorzio

Femminismo di stato in Marocco

Sono gli stessi regimi (re Hassan II Marocco) che si adottano di apparato apparentemente

favorevole ai diritti delle donne (Bourghiba Tunisia).

 Re Hassan II nel 1969 dà sostegno alla prima grande associazione femminile Union

Nationale des Femmes Marocaines (UNFM).

 Anni ’90 costante negoziazione tra Stato e associazioni femministe.

 1993 prima riforma del codice di famiglia però definita “misura cosmetica” riforma di

 

superficie.

 1999 succede ad Hassan II suo figlio Muhammad VI e ancor di più promuove femminismo

di stato, perché nel suo discorso di insediamento associa modernizzazione politica a

modernizzazione condizione della donna.

2. Anni 70’-’80: Femminismo laico vs. attivismo islamista

Femminismo laico nasce da attivismo di donne che erano state molto attive nei primi

partiti del Marocco indipendente e che resisi conto della marginalizzazione femminile nei

primi decenni post-indipendenza, creano le due principali organizzazioni del femminismo

laico marocchino

- Union de l’Action féminine

- Association démocratique des femmes du Maroc

Petizione di firme e poi riforma cosmetica della mudawana.

Emerge attivismo femminile islamista. 22

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Attivismo femminile islamista

Riforma sociale e politica ispirata all’Islam delle origini.

In Marocco Partito Giustizia e Sviluppo (PJD), Associazione Giustizia e benevolenza (opposizione

interna a regime marocchino, usurpazione da parte del Re).

I tre approcci possono essere distinti per riferimento identitario e orizzonte emancipatorio

(uguaglianza(complementarietà).

- Femminismo laico: riferimenti identitario CEDAW e Dich. Universale Diritti Umani; i

diritti delle donne sono diritti umani e islam come affare privato. Orizzonte emancipatorio:

uguaglianza di genere

- Attivismo femminile islamista: riferimento identitario Islam. Orizzonte emancipatorio:

complementarietà.

- Femminismo islamico: teologhe critiche: riferimento identitario Islam e CEDAW / Dich.

Universale Diritti Umani

3. Femminismo di Stato, riforme di genere e transizione democratica

- 1992 campagna di 1 milione di firme 1993 prima riforma del Codice di Famiglia

- 2002 riforma elettorale, sistema di quote 

- 2004 con Muhammad VI seconda riforma del Codice di Famiglia coniugi dichiarati

corresponsabili, abolito obbligo di obbedienza della donna al marito, poligamia e ripudio

scoraggiati. Non cambia disposizioni diritto successorio, la donna eredità metà del parente

di pari livello. Si applica dettato coranico. 

- 2004 riforma settore islamico: predicatrici e teologhe di stato corpus di predicatrici

dell’Islam ufficiale in Marocco nelle moschee del paese che possono rivolgersi solo a donne

e bambini. Hanno manuale che seguono, insegnano arabo a donne analfabete o che

conoscono l’arabo marocchino e che non sanno scrivere. Doppia alfabetizzazione

linguistica e religiosa. Ci sono anche quote di teologhe nei consigli degli ulama del paese.

- 2007 Codice Nazionalità prevede che un figlio di una donna marocchina sposata con

straniero musulmano si riconosce che la nazionalità del figlio possa essere anche quella

della madre 

- 2011 uguaglianza di genere in Costituzione (in Tunisia 2014) articolo dedicato a

uguaglianza uomo donna dal punto di vista di tutti i diritti

4. Il 2011 e il Movimento del 20 febbraio per la dignità, la libertà e la giustizia sociale

In molte città del paese, non solo in quelle principali, è sceso in piazza il Movimento del 20

febbraio che contiene esponenti di movimenti di sinistra marocchina, ma anche esponenti

partito PJD e aderenti al movimento giustizia e benevolenza (islamista) e associazioni

indipendenti.

Continuità generazionale fra associazioni vecchie e giovani indipendenti e persone che sono

scese in piazza perché sostenevano gli ideali di libertà, giustizia sociale, dignità (karama,

hurriya, al-3ajt mayya).

Movimento del 20 febbraio 23

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

9 marzo 2011 discorso reale alla nazione dice di voler incorporare le rivendicazioni del

Movimento del 20 febbraio nomina 20-25 esperti della commissione per revisione

costituzionale.

1° luglio 2011: referendum confermativo che approva la nuova Costituzione.

All’interno di questo processo c’è stato sfollamento le associazioni di femminismo laico

sostengono processo non democratico le attiviste indipendenti contestano il fatto di aver

svenduto il principio di uguaglianza di genere. Processo di negoziazione fra Stato e associazioni,

non proprio democratico.

Art.19 Costituzione 2011 

Dice nel rispetto delle costanti e leggi del Regno contengono disparità di genere.

Da un lato si dichiara una cosa e da un altro se ne dichiarano i limiti e i vincoli.

Rabat 20/2/2012

Primo anno del Movimento del 20 febbraio.

Kiss-in in solidarietà con gli adolescenti di Nador. Rabat 12/10/2013

Manifestazione per la depenalizzazione dell’aborto non terapeutico

#ANAMACHITRIA

Campagna “io non sono un candelabro”.

10 aprile

La Società civile in Egitto. Un caso di studio tra pratica e retorica.

Indagine sull’applicazione di alcuni concetti su un caso di studio reale: come la società civile si è

sviluppata in Egitto. Quali sono stati i paradigmi di analisi che hanno permesso uno sviluppo di una

certa società civile nel corso degli anni.

Esiste una certa retorica, dominante negli ambienti dello sviluppo internazionale, che intravede

nelle associazioni della società civile, “meno burocratizzate, più flessibili, più efficienti in termini di

costi e capaci di raggiungere la popolazione povera e svantaggiata” un catalizzatore di sviluppo

sociale e politico. In altri termini un agente democratizzatore.

Il fenomeno dell’associazionismo e dello sviluppo della società civile in Egitto non è un fenomeno

recente, si è trasformato nel corso degli anni per divenire elemento cardine di come il regime

egiziano (a partire da Sadat per poi solidificarsi sotto il controllo di Mubarak e poi dopo 2011 con

al-Sisi) sia stato utilizzato dal regime per raggiungere determinati obiettivi politici perdendo le

caratteristiche che le organizzazioni della società civile dovrebbero avere colma distanza stato-

cittadini e stato-mercato; sviluppo idea di parola, di associazione, ecc. in qualche modo viene

snaturato nel corso degli anni e in particolare sotto Mubarak.

La lunga storia dell’associazionismo egiziano

Associazionismo egiziano è uno degli ambiti che in ME è più longevo, forse insieme a quello

libanese. 24

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

Esisteva già nella seconda metà del XIX sec. prima che fosse vitata la prima legge del 1945 n.40

sulle associazioni e prima della creazione del Ministero degli Affari sociali costituito nel 1939.

A inizio ‘900 si contavano in Egitto già 65 associazioni, di cui una islamica e una copta.

Ad oggi, secondo il Ministero della Solidarietà Sociale, le associazioni (anche di categoria, ONG, di

base, sindacati) registrate raggiungono la cifra di 47.000 (fra attive e inattive è comunque un

numero considerevole Egitto paese più grande del ME, ma effettivamente è un numero

ragguardevole).

Le fasi dello sviluppo della società civile in Egitto

1. ALBA della società civile 1821-1881 Muhammad Ali Pascia riforme in senso

modernizzatore non solo l’amministrazione viene riformata, ma porta avanti anche

politica di riforma del sistema agrario sviluppo economico sempre più diffuso in Egitto,

ma anche emersione di una classe borghese che sarà molto attiva in questo periodo nella

creazione di associazioni. 

2. Fase coloniale 1882-1922 le associazioni hanno aspirazioni nazionalistiche e mirano a

scardinare presenza britannica. Ribellione contro colonialismo velato e protettorato

egiziano. 1875 inaugurato Canale di Suez molte associazioni nascono anche x gestire

proventi della costruzione del Canale.

In parte queste associazioni vedono partecipazione diretta di imprenditori egiziani, in parte

presenza di attori esterni ancora oggi caratteristiche di molte associazioni egiziane.

Nascono anche associazioni di stampo islamico, nascono nell’ombra per poi divenire

rilevanti in diversi settori della società egiziana.

3. Fase liberale 1922-1952 1922 indipendenza formale dell’Egitto. Nascono partiti (molto

spesso i partiti sono considerati parte della società civile) politici che avranno rilevanza

particolare come il Wafd che avrà ruolo preminente nel mettere in discussione il potere del

re (con indipendenza Egitto diventa Repubblica Monarchica). Dopo primo momento in cui il

Wafd incarna spirito liberale, poi avrà problemi interni seri rispetto a gestione e

organizzazione del partito. 

4. Fase nasseriana 1952-1970 grande concentrazione del potere con Nasser. Egli fa ideale

socialista, cerca caratterizzazione autonoma di esso. Apre al pan-arabismo, ma allo stesso

piramide con chi l’ha aiutato nel colpo di stato (militari). Nasce lo Stato corporativista. C’è

generale diminuzione delle libertà civili contraddizione al mondo associativo.

 

5. Fase neoliberista 1970-oggi proliferazione controllata legislazione restrittiva.

Oggi il settore associativo in Egitto è molto coraggioso. Ci sono giornalisti che mettono a

repentaglio la loro vita libertà di espressione e di associazione.

[video: intervista a Lina Atallah capo redattore di “Mada Masr”. Testata giornalistica online di

opposizione che viene spesso sospesa problema di chi gestisce la testata, ma anche problema di

oscuramento testata.]  

Egyptian Movement for Change Kifaya associazione che nasce in un contesto autoritario,

coalizione di forze diverse, emerge in mancanza di forze politiche di opposizione. È la prima a

mobilitarsi in maniera capillare verso la fine del regime di Moubarak. Oggi? Ha avuto peso minore

nelle proteste del 2011. Oggi è un po’ scomparsa dal panorama.

25

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

I freni allo sviluppo del settore associativo in Egitto

I principali freni sono:

1. La struttura semi-corporativa del sistema politico egiziano

2. La struttura economica semi-rentieristica da cui lo stato dipende

3. Una regolamentazione restrittiva del settore associativo

Corporativismo: uno stato corporativo è quando lo stato viene definito come insieme di gruppi

corporativi, esso ha funzione di contrattazione fra i vari gruppi.

Il corporativismo

È una teoria e un sistema politico-economico in cui scambi e rapporti sono regolati da legami

sociali, culturali, familiari e di interesse.

Si fonda sui seguenti aspetti:

 Collaborazione fra classi antagoniste per perseguire la disciplina dei rapporti di

lavoro o politiche socio-economiche condivise

 Ridefinizione in senso non individualistico della rappresentanza al fine della

compartecipazione al policy making dei gruppi professionali organizzati

 Autonomia normativa e organizzativa di questi ultimi

1.La struttura semi-corporativa dello stato

L’autoritarismo egiziano si è basato su un tipo di corporativismo flessibile e al contempo incoerente

che prevede una grande differenziazione del mondo dell’associazionismo (anche se tramite

proliferazione controllata), ma dall’altro lato ha fatto si che il gruppo dirigente permettesse margine

di manovra di questi gruppi in un sistema in cui le relazioni fra gruppo al potere e cittadini erano

bloccate.

Si verifica una situazione per la quale il gruppo al potere politico ed economico lascia spazio di

manovra ai gruppi corporativi, ma controllandone l’operato.

La natura del rapporto tra stato e società

Ciò ha portato ad una trasformazione della natura del rapporto tra stato e società per cui i confini tra

essi sono sfocati, poco chiari e lo stato in alcuni casi è sceso a compromessi con questi gruppi

strategici, ma poi questi gruppi sono diventati parte dello stato.

Ciò è avvenuto con passaggi chiave che hanno a che fare con lo sviluppo economico egiziano.

Nel1952 Nasser prende il potere, nel 1970 muore e gli succede Sadat.

Anni ’70 politica economica di Sadat precursore del neoliberismo in Egitto.

Legge n.43 nel 1974 apre la strada in Egitto alla politica dell’intifah (dell’apertura) che verrà

adottata da molti paesi della regione (Tunisia, Marocco, Siria, ecc.) politica di apertura agli

investimenti stranieri e alle privatizzazioni con intromissione sempre più pressante della presenza

privata all’interno di questi paesi.

La politica delle privatizzazioni che in Egitto inizia con la legge n.43.

1981 assassinio di Sadat si apre era Mubarak. Due fasi:

26

Politiche, Istituzioni e Culture del Medio Oriente – R. Di Peri aa 2017/2018

1. 1981-1990 crescita esponenziale debito egiziano, problemi strutturali (crescita debito

pubblico) che porteranno a intervento dei donors internazionali che affronteranno prime

politiche neoliberiste effettive con promozione di aggiustamento strutturale che

finanzieranno debito pubblico egiziano e concorreranno a sostenere sviluppo della società e

di infrastrutture utili allo stato. Questa prima fase vedrà la presenza massiccia della BM e

FMI.

2. 1990-2011 accanto a un ritiro dello stato sempre maggiore da alcune funzioni primarie,

privatizzazioni massicce, privatizzazione settore industriale (molto florido in Egitto).

Apicalizzazione del potere su base clanica e familiare (controllo pervasivo membri della

società civile e società tutta).

Le ricadute sulla società civile di un sistema corporativista flessibile

1. Lo stato può sostenere e/o controllare la società civile anche per lunghi periodo cercando di

portare la società civile a quel limite che potrebbe innescare movimenti di protesta massicci

2. Sostiene la coercizione riducendone i costi e promuove un senso condiviso di debolezza e di

disorganizzazione tra diversi gruppi rendendo la comunicazione fra loro molto difficoltosa.

Questo fa sì che gruppi si sentano più gratificati …..

3. …

4. Il regime egiziano ha attivato strategie di cooptazione che hanno ulteriormente impedito lo

sviluppo formale di gruppi politici che avrebbero potuto portare con successo alla

modificazione del sistema

5. Il successo di una buona parte delle associazioni dipende dall’abilità dei membri di aggirare

gli impedimenti attraverso accorgimenti informali, ma anche tramite incorporazione di

ufficiali statali (civil servant).

Rentiarismo: ci sono proventi che arrivano da fonti e costituiscono una riserva che viene ottenuta

senza produzione. Es. petrolio.

L’Egitto può essere definito rentieristico perché è di passaggio fra Oceano Indiano e Mar

Mediterraneo, posizione geostrategica. Rendita geopolitica, legata alla propria posizione geografica.

Inoltre, per il turismo che rappresenta una forte rendita per l’Egitto, per le rimesse. Inoltre, vanta

anche di grosso finanziamento da USA quasi a fondo perduto da molti anni, forse dal momento in

cui c’è stata firma di pace con Israele.

2.La politica economica rentieristica dello stato egiziano

La struttura rentieristica dello stato ha contribuito ad indebolire la società civile.

1. Uno stato che trae i suoi proventi dalla rendita non ha bisogno di rendere conto delle sue

azioni alla società. Lo stato assicura un tipo di clientelismo che sostiene l’esclusione politica

e neutralizza la prospettiva di lotta per i diritti in seno alla società civile.

2. Uno stato rentier non favorisce l’emergere, in seno alla società, dei classici attori prudenti

della società civile, gli affaristi e le organizzative per il lavoro. Per entrambe le categorie,

non essendo determinante il mercato, gli accordi che si possono stringere in seno allo stato

corporativo sono sempre migliori di quelli a cui si potrebbe giungere tramite un sistema di

rivendicazioni di categoria. 27


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itscay

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DETTAGLI
Esame: Politiche, istituzioni e Culture del Medio Oriente
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze internazionali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher itscay di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche, istituzioni e Culture del Medio Oriente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Di Peri Rosita.

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