REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO E DELLA RICCHEZZA:
Perché è necessaria una redistribuzione del reddito? L’idea secondo cui questo avviene è generata dallo
scopo di raggiungimento dell’uguaglianza e dell’equità.
Il termine uguaglianza consiste in un concetto statistico, ad esempio due economie hanno una uguale
redistribuzione del reddito se le rispettive curve di Lorenz sono uguali, il termine equità invece non consiste
in un concetto statistico ma etico e qua si ritorna ai concetti di giustizia visti all’inizio del corso.
Come si misura l’uguaglianza? Di solito parliamo di uguaglianza dei redditi e per misurarla utilizziamo la
curva di Lorenz che rappresentiamo in questo modo:
Dove in ordinata abbiamo i redditi netti cumulati (dove per netto
intendiamo il reddito al netto delle imposte) e in ascissa la
popolazione P.
Se tutti avessimo lo stesso reddito avremo che al primo centile della
popolazione corrisponde il primo centile del reddito netto cumulato,
allo stesso modo al secondo centile della popolazione dell’economia
corrisponde il secondo centile del reddito cumulato e così via fino ad
arrivare all’ultimo centile della popolazione al quale corrisponde
l’ultimo centile della ricchezza cumulata.
Graficamente questa redistribuzione si può rappresentare con una curva retta, inclinata a 45° che parte
dall’origine fino ad arrivare nel punto in corrispondenza del 100% della popolazione (o se vogliamo anche 1)
e del 100% del reddito netto cumulato.
Supponiamo adesso di avere una distribuzione del reddito ineguale, dove tutto il reddito è concentrato
nell’ultimo centile della popolazione mentre il primo centile della popolazione e tutti gli altri fino al 99-
esimo non possiedono ricchezza, in questo caso la curva di Lorenz sarà disegnata come segue:
Il primo tratto della curva, dal primo centile al 99, sarà coincidente
con l’asse delle ascisse mentre in corrispondenza dell’ultimo centile
la curva è verticale indicando che a tale quota della popolazione
corrisponde il 100% della ricchezza netta cumulata.
Questi due grafici rappresentano i casi estremi entro cui si può disegnare la curva di Lorenz: il primo
raffigura la massima eguaglianza e il secondo la massima ineguaglianza.
In tutti gli altri casi la curva verrà disegnata entro tali limiti e quindi occuperà solamente la metà inferiore
del quadrato che abbiamo disegnato. Se ora rappresentiamo uno dei tanti casi intermedi tra massima
eguaglianza e massima diseguaglianza avremo la seguente curva:
La curva di Lorenz in questo caso non è più retta e l’inclinazione
cambia punto per punto, non è detto che l’inclinazione punto per
punto debba essere sempre positiva ma in generale si osserva che
ai primi e agli ultimi centili della popolazione corrisponde un
reddito cumulato più vicino rispettivamente al primo centile di
reddito e all’ultimo centile di reddito mentre man mano che ci
spostiamo verso il centro osserviamo che la redistribuzione del
reddito è più distorta. 1
In generale più la curva è lontana dalla bisettrice a 45° più la distribuzione del reddito è diseguale, al
contrario più la curva si avvicina alla bisettrice più la distribuzione del reddito è uguale. L’area compresa
tra la bisettrice e la curva di Lorenz si definisce area di concentrazione.
Consideriamo le seguenti casistiche:
Caso 1: Caso 2:
Caso 1: la curva dell’economia A presenta una redistribuzione dei redditi più vicina alla bisettrice rispetto
all’economia B e quindi possiamo dire che l’economia A è più eguale rispetto all’economia B.
Caso 2: la curva dell’economia B interseca la curva dell’economia A e vediamo molto bene come per i primi
centili di popolazione l’economia B sia più vicina alla bisettrice mentre, dopo aver intersecato la curva A,
per centili di popolazione più elevati sia più lontana alla bisettrice di quanto non sia invece l’economia A. In
questo caso quale delle due distribuzioni del reddito è la più eguale? Non possiamo saperlo usando Lorenz
e quindi dobbiamo usare un indice di concentrazione chiamato indice di Gini che è pari a due volte l’area di
concentrazione definita dalla curva di Lorenz.
L’indice di Gini è il rapporto tra l’area A (compresa tra la retta 45° e la curva di Lorenz) e l’area del triangolo
ORT. Poiché ORT è pari ad 1/2 , si può dire che l’Indice di Gini è pari al doppio dell’area della regione A.
Quanto più lontana è la curva di Lorenz dalla retta 45°, tanto più l’Indice di Gini è vicino a 1; viceversa,
quanto più vicina è la curva di Lorenz dalla retta 45°, tanto più l’Indice di Gini è vicino a 0.
L’indice di Gini è un numero compreso tra 0 e 1 e indica quanto un’economia ha una maggiore
disuguaglianza nella distribuzione del reddito:
= 0,
i. Un indice di Gini nullo, indica che l’economia ha una redistribuzione del reddito
perfettamente uguale, quindi la curva di Lorenz è una curva retta e coincide con la bisettrice,
= 0;
inoltre = 1,
ii. Un indice di Gini massimo, indica che l’economia ha una redistribuzione del reddito
1
=
disuguale e l’area di concentrazione è massima .
2
IMPOSTA EFFICIENTE
L’imposta efficiente è quell’imposta che non modifica il comportamento del contribuente. Esempio:
l’imposta sulla benzina è efficiente perché siccome la domanda di benzina è molto rigida gli individui
comprano la stessa quantità di benzina che compravano precedentemente all’aumento di prezzo dovuto
dall’accisa.; il consumo della benzina non si riduce con l’applicazione dell’imposta. tendenza a tassare i
beni rigidi, che non hanno sostituti.
Anche se non modifica il consumo di benzina, l’imposta modifica il potere d’acquisto del contribuente:
diventa una tassa sul reddito dell’individuo perché riduce il suo potere d’acquisto e cambia il costo
opportunità del lavoro; se prima non lavorare aveva un costo di 1000 a seguito dell’introduzione
dell’imposta si riduce a 990 e quindi diventa meno costoso non lavorare.
A questo punto possiamo definire un’imposta come efficiente quando soddisfa 3 requisiti:
1. Deve essere retroattiva, cioè deve essere un’imposta che colpisce comportamenti o scelte che
abbiamo già fatto e che quindi non possiamo più modificare. 2
2. Deve essere un’imposta a sorpresa perché se così non fosse gli individui anticipano l’imposta
modificando conseguentemente i loro comportamenti.
3. Deve essere pro capite (a capitazione) cioè un’imposta a somma fissa su tutti gli individui soggetti
all’autorità fiscale, a prescindere dai redditi posseduti. In altre parole, colpisce tutti coloro che sono
residenti nel paese, indipendentemente dal costo opportunità del lavoro. non può essere
evitata.
L’imposta che soddisfa contemporaneamente questi tre requisiti è l’unica che soddisfa il requisito di
efficienza.
La vera efficienza si ha se gli individui non modificano i loro comportamenti a seguito dell’introduzione di
questi tipi di imposta, questo però difficilmente si verifica perché i burocrati dopo tale mossa diventano
poco credibili con una conseguente inefficienza a seguito dell’introduzione della prima imposta.
Distinguiamo 3 criteri impositivi:
Imposta proporzionale imposizione con aliquote costanti al crescere del reddito;
Imposta tale per cui il rapporto tra gettito e base impositiva non cambia al variare del reddito (o base
impositiva). Questo criterio è rispettato dalla cosiddetta flat tax o imposta ad aliquota fissa. Un sistema di
questo tipo prevede che le aliquote non possano essere più di una oppure che non ci possano essere
esenzioni dalla tassa ad esempio per persone che hanno u
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Riassunto esame Politica Economica (quarta parte: le politiche macroeconomiche), prof. Colombatto
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