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Le politiche macroeconomiche

Tre configurazioni di squilibrio

Il disequilibrio macroeconomico è la situazione in cui il mercato dei beni e il mercato della moneta sono in disequilibrio e sono necessarie azioni di politica economica sistemica per riportare l'equilibrio sui mercati.

1. Squilibrio keynesiano

Lo squilibrio keynesiano si caratterizza per una carenza della domanda aggregata sul mercato dei beni e da un eccesso di offerta di lavoro sul mercato dei fattori. Sono degli squilibri da sovrapproduzione provocati da domanda aggregata insufficiente. Due quesiti: da dove arriva la carenza della domanda? Cosa si può fare per ricondurre l’economia in equilibrio?

In disequilibrio ci sono opportunità di produzione non sfruttate. La legge della domanda aggregata dice che la domanda viene ad essere il motore dell’economia, cioè i produttori producono solo in previsione di una domanda futura, di conseguenza le speranze della domanda futura alimentano la produzione e portano il sistema al reddito di piena occupazione.

Questa tesi sugli squilibri fu esposta attorno al 1820 da Malthus, e prima ancora da Mandevil, ripresa poi da Keynes. Nella visione malthusiana: la ricchezza viene ripartita da tre classi sociali (capitalisti, proprietari terrieri e lavoratori) delle quali i proprietari terrieri risparmiano troppo e deprimono la domanda, alimentando la crisi da sovrapproduzione. I proprietari terrieri congelano una domanda potenziale di beni. La società è dunque condannata ad una progressiva crisi da eccesso di produzione, secondo Malthus, provocata da una distribuzione del reddito che vede i proprietari terrieri arricchirsi costantemente senza però consumare abbastanza.

Secondo Keynes qualcosa non quadra nel ragionamento di Malthus, perché i proprietari terrieri nel 1930 assorbivano circa il 4-5% del PIL e non si appropriavano di una quota crescente della ricchezza. Per Keynes la colpa degli squilibri da sovrapproduzione è dei capitalisti, cioè coloro che sono i protagonisti della domanda dei beni di investimento. Gli investimenti, secondo Keynes, sono erratici, guidati dagli spiriti animali, e vagamente legati alle attese future sulla domanda aggregata. La gente è irrazionale e “stupida”, quindi è possibile che gli investimenti possano calare, dunque non ci si deve affidare agli investitori per raggiungere l’equilibrio di piena occupazione.

L’impianto keynesiano poggia su delle ipotesi sbagliate:

  • Gli investimenti sono indipendenti dai risparmi e dipendono solo dalla domanda attesa. Non esiste un mercato dove l’investimento interagisce coi risparmi, ma le decisioni di investimento vengono prese sulle aspettative sulla domanda futura.
  • In caso di squilibrio fra risparmi e investimenti, i meccanismi di riequilibrio passano attraverso il reddito e non attraverso il tasso di interesse.

Nel mondo keynesiano gli investimenti e i risparmi sono scollegati! Gli investimenti hanno un andamento irregolare nel tempo e sono funzioni delle attese sulla domanda aggregata. Essendo i consumi una funzione del reddito e siccome i risparmi sono (reddito – consumi), allora, secondo Keynes, anche i risparmi sono una funzione del reddito e sono indipendenti dal tasso di interesse.

In questa visione il risparmio è una forma di mancata domanda. Contrariamente alla visione classica, Malthus e Keynes sostengono che il risparmio sia un vizio e non una virtù il quale è generatore delle crisi. Per Keynes il risparmio riduce la domanda, che a sua volta fa contrarre gli investimenti, avvitandosi su sé stessa in un circolo vizioso. Un eccesso di domanda, al contrario, provoca un aumento del reddito e degli investimenti, trascinando l’economia. L’euforia da eccesso di domanda si autoalimenta e trascina il reddito generando nuove opportunità di consumo.

In un’economia keynesiana il tasso di interesse serve a riequilibrare il mercato della moneta e non quello del credito. Di conseguenza durante la grande depressione degli anni ‘30 le teorie keynesiane ebbero grande successo dal punto di vista politico perché sintetizzavano il problema in una mera carenza della domanda, suggerendo un impulso ad essa per risolvere l’intero problema. Negli anni 30 la scuola di Chicago era d’accordo con Keynes e l’intero pensiero economico americano dell’epoca era di matrice keynesiana. Fisher già alla fine degli anni ‘20 sollecitava programmi di spesa pubblica ed espansione monetaria.

2. Squilibrio classico

L’eccesso di domanda sul mercato dei beni e l’eccesso di offerta sul mercato del lavoro può essere risolto lasciando muovere liberamente i prezzi, che aumentano sul mercato dei beni e diminuiscono sul mercato del lavoro. La visione classica poggia sulla legge di Say, secondo la quale la domanda di beni e servizi segue la produzione di beni e servizi. Secondo Say, tutti gli squilibri nascono dal fatto che i produttori hanno sbagliato sulle valutazioni (di prezzo) che pensavano potessero soddisfare la domanda dei consumatori.

Secondo gli economisti classici, se diminuisce il tasso di interesse, aumenta la domanda di credito per finanziare l’attività di investimento. L’offerta di credito dipende dal tasso remunerativo sui risparmi, che costituisce il maggior incentivo a rinviare parte dei propri consumi. La domanda di beni di investimento è direttamente proporzionale alle risorse non consumate e quindi risparmiate.

Il tasso di interesse remunera tre elementi:

  • Il tasso di preferenza intertemporale, o “tasso di impazienza”, che dipende dalla funzione di utilità intertemporale. In genere la gente accetta di vincolare i propri soldi, e quindi di rinviare parte dei propri consumi, solo di fronte a un corrispettivo che sia pari o superiore al tasso di preferenza intertemporale. Al crescere del tasso di interesse cresce il numero di persone disponibili a rinunciare al consumo immediato e prestare i propri soldi.
  • La perdita del potere d’acquisto, o inflazione, che deve essere compensata da una remunerazione assicurata dal tasso di interesse.
  • Il rischio di non essere rimborsati, o rischio di credito. In questo modello classico i prezzi sono considerati costanti (sistema Gold standard) e il rischio di credito assente.

Il risparmio, secondo la scuola classica, corrisponde alle risorse non consumate (ma non congelate), che servono a finanziare le attività di investimento. I classici sostengono che un’economia sana si fonda su una saggia propensione al risparmio che possa consentire di investire e generare reddito in futuro e gli squilibri fra domanda e offerta di credito vengono compensati da aggiustamenti del tasso di interesse.

Le basi teoriche e logiche della legge della domanda non stanno in piedi perché la domanda dipende dal potere d’acquisto, il quale è determinato da ciò che viene prodotto (e venduto) nel periodo precedente. L’economia liberista è molto altruista, perché suppone che si possa consumare solo se prima si è riusciti a soddisfare il bisogno degli altri e quindi solo dopo aver ricevuto in cambio del denaro per i beni o servizi offerti. Solo nei sistemi socialisti l’offerta determina la domanda (teoria del Mega Nail: cioè non vi è differenza fra produrre 1000 chiodini o un solo mega chiodo) e i keynesiani si avvicinano a questa concezione.

La stessa cosa vale oggi, se esistono eccessi di risparmi o di investimenti essi andrebbero risolti da un aggiustamento del tasso di interesse. Se il tasso di interesse non riesce ad aggiustarsi da solo, un keynesiano proporrebbe di fare dei risparmi forzati o comprimere la domanda, mentre un classico si chiederebbe perché non si riesca ad aggiustare tale tasso. Una manipolazione del tasso sul mercato della moneta, mediante la costante immissione di moneta (caso attuale), genera un eccesso di investimenti e uno squilibrio dei tassi sul mercato del credito con pericoli di creazione di bolle.

Critica alla politica della BCE

3. Squilibrio dell’inflazione repressa o squilibrio da pianificazione

Caratteristica tipica di un’economia pianificata o centralizzata sono gli eccessi di domanda sul mercato dei beni, perché i prezzi non riescono a svolgere il loro ruolo di segnalazione delle scarsità relative. Sul mercato del lavoro l’equilibrio è forzato. Con inflazione repressa si intende quel fenomeno tale per cui i prezzi tenderebbero ad aumentare, ma non lo fanno perché controllati dal pianificatore (URSS e Germania Nazista), generando quindi fenomeni di mercato nero. La differenza fra stalinismo e nazionalsocialismo sta nel rispetto che il secondo attribuisce alla proprietà privata. Tuttavia i fini della produzione sono imposti dallo stato, quindi la proprietà dei mezzi di produzione non è accompagnata da una libertà nella scelta di cosa e quanto produrre. L’economia sommersa di un’economia pianificata è l’unica che rispetta la libertà di aggiustamento dei prezzi. Il miracolo economico tedesco del secondo dopoguerra fu sostenuto dalla liberalizzazione dei prezzi.

La derivazione della curva IS

Gli investimenti sono funzione del tasso d’interesse e sono uguali al risparmio, che è funzione del reddito. Il tasso d’interesse lo abbiamo preso come esogeno, ma in realtà è definito sul mercato monetario. Y è l’output fisico/reale; y minuscolo è in termini reali. La posizione e l’inclinazione della IS dipende dalla posizione e dall’inclinazione delle altre due curve.

Se il tasso di interesse iniziale è allora per costruzione delle curve avremo sul piano in alto a sinistra un certo livello di risparmio e quindi investimento che essendo uguali occorre che il reddito sia

Questa è un punto di equilibrio dato il tasso di interesse iniziale. Se il tasso di interesse fosse più alto ad esempio avremo che per avere equilibrio tra livello di risparmio e livello di investimento per costruzione dovremmo avere il reddito e così via fino a quando avremo una serie di punti i quali se uniti, otteniamo una curva sul grafico in alto a destra che si chiama curva IS, luogo dei punti dove l’investimento è uguale al risparmio.

Nello schema keynesiano, y è la variabile che permette l’aggiustamento. Y è endogeno e dipende dalla differenza tra I e S: y = (I – S). Se partiamo da una situazione in cui Investimento e Risparmio sono uguali allora Y rimane uguale. Se I = S allora y rimane costante; Se I > S allora abbiamo un eccesso di domanda quindi il Y aumenta; Se I < S allora abbiamo un eccesso di offerta (la domanda è carente) allora il reddito scende (segue la domanda): Y diminuisce.

In A siamo in equilibrio; in B, siamo sopra la curva eccesso d’offerta; devo spostarmi verso la curva IS, ovvero verso sinistra. In C, siamo sotto la curva eccesso di domanda. La situazione B per un Keynesiano è problematica mentre la situazione C no. Perché nella situazione B abbiamo un eccesso di offerta, quindi gli investitori vedono che c’è dell’invenduto e riducono gli investimenti fino a quando il reddito si riduce proporzionalmente a quello che sarebbe necessario per uguagliare gli investimenti ai risparmi, quindi dal punto B ci spostiamo verso sinistra. Nel punto C avviene il fenomeno opposto, abbiamo un eccesso di domanda e quindi abbiamo un eccesso di risparmi rispetto agli investimenti e si consuma più di quello che si produce. Se ci sono più risparmi e pochi investimenti ci si trova probabilmente in una situazione di instabilità.

La relazione IS rappresenta le combinazioni tra tasso d’interesse e redditi, compatibili con l’equilibrio sul mercato dei beni. Incrementi autonomi della domanda (in particolare, incrementi della spesa pubblica) determinano uno spostamento verso destra della curva IS.

Definizione del tasso d’interesse

  • Tasso d’interesse naturale, prezzo dei risparmi generato dalla domanda di risorse produttive per l’attività d’investimento (anche capitale umano) e dall’offerta di risorse per l’attività d’investimento (risparmi destinati all’attività produttiva) questi ultimi sono risparmi che non vanno a finanziare l’attività di consumo di qualcun altro ma per andare a finanziare l’attività d’investimento. Questo tasso di interesse non si osserva sul mercato, graficamente: Dove sull’asse orizzontale abbiamo le risorse disponibili per attività produttive (R come risparmi) e sull’asse verticale il tasso di interesse naturale. D è la curva di domanda di risorse per sviluppare capacità produttiva e S è l’offerta di risorse risparmiate offerte a coloro che vogliono sviluppare attività produttiva. L’intersezione determina il tasso naturale di equilibrio e gli investimenti di equilibrio. Un basso tasso di interesse è un limite all’investimento, questo perché non si hanno le risorse necessarie per finanziare gli investimenti. Da una parte ci sono coloro che offrono risorse e dall’altra ci sono persone che domandano risorse ma se il tasso di interesse è al di sotto del tasso di interesse di equilibrio vuol dire che non ci sono risorse da offrire. Se invece il tasso di equilibrio è superiore vuol dire che ci sono tante risorse disponibili ma che non c’è una domanda tale da compensare l’offerta. Il tasso di interesse naturale che amplia la capacità produttiva e quello di equilibrio e tutte le volte che il tasso non coincide con questo allora si avrà una quantità d’investimenti sempre minore.
  • Tasso di interesse monetario (di mercato o nominale) tasso di interesse che le istituzioni finanziarie chiedono ai propri debitori per finanziare il debito/credito. È il prezzo del credito e non è il prezzo della moneta, non è la remunerazione che viene offerta in un mercato perfetto ma è il prezzo che viene riconosciuto ai risparmiatori per poter accedere a tale risparmio. Sull’asse orizzontale abbiamo i fondi intesi come debiti e crediti e sull’asse verticale il tasso di interesse monetario. La domanda di risorse risparmiate (potenziali debitori) e l’offerta di fondi da parte delle istituzioni finanziarie segnate rispettivamente con D e S. Il tasso monetario di equilibrio e i fondi di equilibrio si determinano dall’intersezione della domanda con l’offerta e sono indicati rispettivamente da r* e F*.

Mettiamo insieme i due grafici precedenti:

Quando i due tassi sono uguali? Il tasso naturale è uguale al tasso di mercato quando l’attività di intermediazione è neutrale e il sistema finanziario dà alle imprese delle risorse che corrispondono esattamente al valore delle risorse che l’economia non ha consumato.

Politica monetaria espansiva

Supponiamo un intervento di politica monetaria espansiva in cui l’autorità monetaria aumenta Sm, comprando titoli con operazioni di mercato aperto. Diminuendo il risparmio, a parità di reddito, aumentano i consumi. Aumenta la domanda di fondi, diminuiscono i tassi di investimento, ma non scendono gli investimenti ma aumentano i progetti di investimento pluriennali. Una parte decrescente del reddito si rende disponibile per il consumo. Gli investitori che hanno progettato gli investimenti pluriennali si accorgono che non ci sono i soldi per investire perché li hanno consumati. Dal punto di vista economico per far smettere di consumare e favorire gli investimenti, è necessario aumentare il tasso d’interesse monetario che risale verso il tasso d’interesse d’equilibrio, la domanda cresce.

Nel momento in cui gli individui decidono di ridurre i consumi, allora le previsioni di consumo vengono riviste anch’esse verso al ribasso, doppia delusione per gli investitori:

  • Perché hanno un tasso d’interesse più alto;
  • Perché la domanda di beni di investimenti è più bassa di quella di prima.

Con un tasso d’interesse fisso: ci rimettono le banche che hanno entrate ridotte perché concordate con il vecchio tasso d’interesse e uscite più alte perché i clienti chiedono di più.

Con un tasso d’interesse variabile: ci rimettono le imprese che si ritrovano con uscite che prima non erano previste (aumento degli oneri finanziari) le imprese saltano e magari anche qualche banca che si è esposta troppo. Se falliscono le banche, ne pagheranno le conseguenze gli obbligazionisti. Se falliscono le imprese, ne pagheranno le conseguenze i creditori. C’è una via d’uscita? Si: trovare altre vittime su cui girare i propri errori. Quando r aumenta fino a r*, la BC mette moneta sul mercato così il tasso d’interesse che stava andando su torna a scendere. Il Quantitative Easing non serve più: serve solo a posticipare il fallimento di qualche paese in crisi. Si inizia a pensare che era meglio se quei paesi fossero falliti prima piuttosto che trascinarsi questa situazione agonizzante: più tempo passa, più si porta avanti questa situazione agonizzante. Il problema è un problema di tipo politico. Più il tempo passa più staccare la spina diventa complicato.

In conclusione, con una politica monetaria espansiva: diminuisce r, aumenta la quantità di credito disponibile nell’economia, aumenta la domanda di risorse per gli investimenti, ma diminuiscono le risorse non consumate (i risparmi) e la crescita economica rallenta (gli investimenti si riducono).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristina.mellano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Colombatto Enrico.
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