Le politiche microeconomiche a correzione dei fallimenti di mercato
Ragioni del fallimento del mercato
- Il potere di mercato monopolio
- Le esternalità
- I beni pubblici
- L'informazione incompleta (asimmetria informativa)
Il monopolio
Il monopolio è il mercato nel quale la produzione di un dato bene (senza sostituti) viene effettuata da un'unica impresa, che può agire quindi senza tenere in conto il comportamento di altre imprese.
La quantità ottimale da produrre per l’impresa monopolista è quella che si trova in corrispondenza dell’intersezione tra ricavi marginali e costo marginale:
Monopolio: RMa = CMa equilibrio in M con Xm e Pm.
Si può verificare immediatamente che la coppia (Xm, Pm), cioè la scelta ottimale per l’impresa monopolista, non garantisce l’efficienza allocativa, poiché la quantità prodotta non è quella che eguaglia il prezzo al costo marginale.
La quantità efficiente corrisponde all’intersezione tra la curva di domanda e la curva del costo marginale:
Concorrenza perfetta: P = CMa equilibrio in E con Xc e Pc.
Se l’impresa si comportasse come se fosse in concorrenza perfetta, sceglierebbe esattamente questo punto.
La perdita netta di monopolio, ossia il raggiungimento, all’interno del monopolio, di un livello di benessere sociale inferiore a quello che si potrebbe ottenere in condizioni di concorrenza perfetta.
Il passaggio da M ad E comporta, per i consumatori un incremento del surplus pari all’area A + B e per l’impresa, una perdita pari all’area A (perché avrebbero potuto vendere a Pm invece vendono a Pc) e un incremento pari all’area C. Nel complesso, la variazione del beneficio per l’impresa è pari a (-A + C). Pertanto, il guadagno netto di benessere per la società è dato da (+A + B – A + C) = (+B + C).
Perché esistono i monopoli?
Presenza di barriere all’entrata originate da:
- Controllo su risorse chiave del processo di produzione
- Leggi su brevetti e proprietà intellettuale
- Licenze governative o appalti
- Struttura dei costi (economie di scala) monopolio naturale
Diritti di proprietà intellettuale
I diritti di proprietà intellettuale si distinguono in due categorie: il diritto d’autore e il brevetto.
Il diritto d’autore è l'istituto giuridico che ha lo scopo di tutelare i frutti dell'attività intellettuale attraverso il riconoscimento di una serie di diritti (di carattere morale e patrimoniale) all'autore originario dell'opera. Esempio: quando compro un libro, acconsento al contratto per cui non posso fotocopiarlo. La violazione del diritto d’autore non è una barriera all’entrata ma è una semplice violazione di contratto.
Il brevetto è un diritto alla proprietà di un’invenzione. Ci sono due teorie:
- Le idee sono proprietà di chi le ha avute per primo; una volta che l’idea è stata appropriata dal primo, chiunque voglia poi utilizzare quell’idea deve chiedere il permesso al primo (ovvero comprando il diritto di brevetto). I brevetti furono inventati dagli stati (primo brevetto a metà 1400 ad opera dei veneziani); le regole che i veneziani applicarono erano: “tutti coloro che riescono nel corso dei loro viaggi a carpire qualche conoscenza applicabile sul lavoro, allora il primo che porta a Venezia tale idea ha l’esclusiva di utilizzo nella Repubblica Veneta per X anni”. Da notare il limite di tempo, presente anche oggi, per cui dopo X anni l’esclusiva viene sciolta. In concreto, l’esclusiva è concessa dallo stato per fare un piacere all’inventore ma poi tale innovazione torna nelle mani dello stato: “le vostre idee in realtà appartengono allo stato”. Per il governo è importante favorire/stimolare nuove idee e la promozione tecnologica, quindi per ottimizzare la dinamica dell’innovazione tecnologica lo stato stimola le menti concedendo questo diritto esclusivo.
- Un’altra teoria invece riguarda il fatto che quando l’opera viene copiata, chi copia rispetta un principio di giustizia negativa visto in precedenza. Il fatto che l’inventore abbia avuto l’idea per primo, non gli dà il diritto esclusivo di godimento. Chi copia usando i propri materiali e senza aggredire l’inventore sta usando il proprio ingegno e quindi non può essere privato dell’uso del proprio intelletto, anche se questo si basa sulla capacità di osservare e di riprodurre quello che si osserva.
I brevetti rallentano lo sviluppo tecnologico. La scoperta di un principio fisico o chimico (ovvero l’invenzione scientifica) non ha nessuna influenza sulla crescita. Ciò che conta è il processo che è messo in atto, partendo dal principio scientifico: processo che viene migliorato e migliorato. Esempio della macchina a vapore: ci vollero anni prima che questo principio (la macchina a vapore) fosse introdotta all’interno del processo produttivo.
L’innovazione incrementale è il processo di miglioramento per cui le vecchie tecnologie vennero sostituite dalle nuove. Esempio: la macchina con motore a scoppio butta fuori dal mercato l’uso dei cavalli. Per fare in modo che l’innovazione incrementale abbia luogo, lo stato deve stimolare il capitale umano e permette un libero uso dei principi tecnologici e scientifici. Esempio: se dovessi chiedere a Peten l’autorizzazione per l’uso del motore a scoppio, l’innovazione sarebbe bloccata.
Il brevetto è costoso e diffonde conoscenza (perché una volta brevettata l’idea, questa può essere vista da tutti anche se non può essere copiata). Una volta diffusa la tecnologia, qualcuno cercherà di raggirare il brevetto e riuscirà a copiare la tecnologia: per questo chi brevetta crea una serie di brevetti difensivi. In alternativa, chi possiede la conoscenza opta per non brevettare in modo da allungare/ritardare il processo di diffusione. Esempio: nei settori in continuo aggiornamento come la tecnologia o la moda è più facile non brevettare così da ritardare la diffusione. Nel frattempo che l’innovazione si diffonde, l’azienda ha già un nuovo prodotto (migliore) da presentare sul mercato.
I brevetti rischiano di creare politiche monopolistiche o oligopoliste. Barriera all’entrata.
Oligopoli e cartelli
Oligopolio
L’oligopolio definisce una situazione caratterizzata da poche imprese. I settori dove possiamo dire che le imprese operanti sono poche sono molto rari e spesso bisogna accettare delle approssimazioni. Anche se riuscissimo a dire che esistono un certo numero di settori dove si può utilizzare il modello oligopolistico questo non ci serve a molto.
Cartello
Insieme di imprese che considera la produzione dei vari impianti come la produzione di un solo monopolista, che crea il prezzo (di solito un prezzo più alto). I cartelli di solito non funzionano perché i prezzi alti favoriscono l’entrata di nuovi concorrenti (che tendenzialmente godono di tecnologie più avanzate). Ha senso parlare di cartelli solo quando questi sono protetti dallo stato.
Economia corporativa di Roosevelt
Nella visione prevalente di fine '800, l’idea era quella della stabilità, bisognava cioè trovare il sistema per garantire la stabilità dei prezzi perché quando i prezzi sono stabili le imprese riescono a fare investimenti. La prima legislazione antitrust americana (Sherman Act) era sostanzialmente inefficace perché il governo pensava anche alle piccole imprese e non solo a quelle con più quote di mercato. La ricerca di continui accordi con il governo era giustificata dal fatto che le grandi imprese americane che si cartellizzavano avevano paura delle piccole medie imprese, quindi avevano una finalità anticoncorrenziale. Lo stesso meccanismo prese forma negli anni ’20 con l’economia corporativa in Italia dove si pensava di costruire un cartello tra grandi imprese, governo e sindacati. L’economista che fu mandato da Roosevelt in Italia come supervisore (perché affascinato dall’esperimento mussoliniano) si chiamava Tuguel.
Roosevelt voleva mantenere i salari reali costanti, per fare ciò doveva garantire alle imprese prezzi elevati e le imprese, come contropartita, chiesero l’appoggio del governo nella protezione dei cartelli che si venivano così a costruire. Se i salari reali sono mantenuti artificiosamente alti quando un’impresa salta, tutti i lavoratori di quell’impresa rimangono disoccupati, cioè non li assume più nessuno per l’alto costo del lavoro mantenuto artificiosamente, questo ha comportato livelli di disoccupazione eccessivamente elevati. Un’altra questione riguarda i prezzi mantenuti alti nell’agricoltura, questo ha comportato livelli di produzione da parte degli agricoltori sempre di più perché l’acquisto dei prodotti veniva garantito dallo Stato. Questi fatti congelarono l’economia USA per circa un decennio. La politica di Roosevelt era una politica di cartellizzazione e di mantenimento di prezzi alti.
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