Il concetto di tempo
Non è cosa semplice riuscire a dare una definizione al concetto di tempo. Il tempo sembra ripetersi all'infinito in modo ciclico, ma all'interno di questa ripetizione apparentemente sempre uguale, in realtà le cose cambiano. Per quanto l'uomo cerchi in tutti i modi di afferrare il tempo, questo continua comunque ad essere sfuggente.
Prospettive del tempo
L'idea di tempo può essere interpretata attraverso diverse prospettive e tutte nascono dalla necessità dell'essere umano di potersi orientare nel tempo servendosi di punti di riferimento:
- Tempo sociale o sociotemporalità: è la concezione del tempo che nasce all'interno delle relazioni sociali. L'uomo, per potersi orientare nella realtà e regolare i rapporti con le altre persone, ha dovuto escogitare un modo per regolare il tempo. A tal riguardo, l'uomo per organizzare le attività all'interno dei rapporti sociali si avvale di strumenti come orologi e calendari.
- Tempo soggettivo: ogni persona ha una percezione soggettiva del trascorrere del tempo in relazione al proprio vissuto. Questo modo di pensare il tempo prende il nome di temporalità noetica. Presente, passato e futuro esistono solo in relazione alla posizione del soggetto nella storia. Secondo questa prospettiva, il tempo appartiene ed è costituito dall'uomo.
- Tempo biologico: l'uomo nel corso della sua vita cresce, acquisisce certe possibilità ma ne perde altre. La temporalità viene vissuta sulla base delle funzioni biologiche e questo incarna il dramma dell'irreversibilità temporale. L'uomo è soggetto alla corrosione del tempo ed è quindi alla costante ricerca di modi che lo aiutino a tardare l'avanzamento dell'età. I progressi in campo medico hanno contribuito a consegnare maggiore tempo alla vita biologica e fisica.
Storia e regolazione del tempo
Fin dall'antichità, il concetto di regolazione del tempo era uno strumento di legittimazione del potere. Nelle società primitive, il tempo per il raccolto veniva definito dalle autorità sacerdotali. Nella Roma Repubblicana, i sacerdoti, guidati dal Pontifex Maximus, erano gli addetti alla custodia del calendario. Il loro compito era quello di stabilire i tempi della vita politica, economica e sociale. La parola calendario deriva dal verbo latino “calare” che significa annunciare. Nella Roma antica, i sacerdoti annunciavano la luna nuova e regolavano le attività di semina e raccolto.
Giulio Cesare, quando salì alla guida dell'Impero Romano, propose di ridefinire il tempo sociale e istituì il calendario giuliano. Nel 46 a.C., invitò a Roma l'astronomo egiziano Sosigene che definì il calendario sulla base dei processi naturali (movimenti del sole, della luna ecc...). Il calendario giuliano rimase valido fino all'epoca rinascimentale ma venne modificato in itinere da Papa Gregorio XIII.
Il Concilio di Nicea decise di apporre delle modifiche al calendario giuliano dal momento che la scansione temporale proposta provocava degli spostamenti nella collocazione della Pasqua Cristiana che, rappresentando un segno di rinnovamento spirituale, doveva coincidere con la primavera e con la rinascita della natura. In epoca rinascimentale, Papa Gregorio XIII riformò completamente il calendario giuliano dando vita al calendario gregoriano ancora in uso ai giorni nostri.
Riforme del calendario
Nel corso della storia, ci furono diversi tentativi di riforma del calendario come simbolo della conquista del potere:
- Durante la Rivoluzione Francese, i giacobini tentarono di modificare il calendario basando l'organizzazione di questo sui momenti salienti della rivoluzione, ma con la restaurazione venne ristabilito il calendario gregoriano.
- Nel periodo comunista nell'Unione Sovietica ci furono dei tentativi di riforma del calendario.
Con l'invenzione dell'illuminazione artificiale, l'uomo ha determinato una dilatazione nella percezione del tempo.
Il tempo nella cultura e nelle scienze
Nel campo scientifico, il problema della natura del tempo rappresenta un tema importante:
- Aristotele dà una connotazione meccanica del tempo.
- Newton invece dà una connotazione fisica del tempo che viene suddiviso in:
- Tempo assoluto: è un tempo matematico che scorre in modo uniforme il cui custode è Dio.
- Tempo relativo: è un tempo approssimativo ed è oggetto della misurazione dell'uomo.
- Tempo naturale: ogni concezione temporale precedente viene smantellata dal pensiero di Einstein, il quale evidenziò come ogni tipo di misurazione del tempo risentisse in maniera determinante della posizione occupata dall'osservatore. La temporalità naturale si fonda su leggi della fisica e della termodinamica che interpretano il tempo in termini di conservazione di energia o rapporti di causa-effetto.
Elementi fondamentali per quantificare il tempo
Vi sono alcuni elementi che risultano fondamentali per quantificare l'esperienza che si ha del tempo e sono:
- La presenza dell'uomo: infatti, senza gli uomini non esisterebbero orologi, calendari o varie interpretazioni del tempo. È la presenza dell'uomo ad animare il tempo.
- La partecipazione: solo partecipando alla realtà si rende il tempo e l'esperienza personale reale. Avvertire lo scorrere del tempo significa entrare nell'evento. La sensazione comune è quella di avvertire il tempo scivolare e ciò chiama in causa le modalità personali attraverso cui ognuno di noi fa proprio il tempo. Il tempo, infatti, è il luogo delle scelte.
- La relazione: il tempo si fonda sulla relazione dell'essere umano con sé stesso e la realtà.
Il tempo nella cultura occidentale
La cultura occidentale ha avuto bisogno di creare parole per poter pensare la temporalità. Nella cultura greca esistevano 3 parole che stavano ad indicare la temporalità:
- Kronos (tempo cronologico → tempo che divora e consuma): Esiodo, in uno dei suoi poemi mitologici, narra la genealogia del cosmo e la nascita delle divinità greche. Esiodo racconta che dall'unione di Gaia e Urano nacquero i Titani e l'ultimo titano fu Kronos, il più terribile di tutti i figli. Urano, mosso dall'odio verso i suoi figli, non appena essi nascevano, li nascondeva nei baratri bui della terra e non gli permetteva di venire alla luce. Kronos ebbe il coraggio di ribellarsi e alleatosi con la madre Gaia, evirò il padre Urano e liberò i fratelli. Kronos si unì a Rea e diede alla luce Zeus, dando inizio all'era degli Dei dell'Olimpo. L'età di Kronos è descritta come un'epoca di abbondanza, simile alla visione biblica dell'Eden. Ma il racconto di Esiodo non finisce qui, infatti, viene narrato che Gaia e Urano avevano predetto a Kronos che sarebbe stato spodestato da uno dei suoi figli, Zeus, e per timore che ciò accadesse, il titano, quando questi nascevano, li divorava. Aggirato con un inganno, quando Zeus venne alla luce, Kronos inghiottì una pietra anziché il figlio, che venne nascosto nei pressi di Creta. Quando Zeus divenne adulto, riuscì ad ingannare nuovamente il padre e liberò i suoi fratelli, assumendo il potere dell'Olimpo. Separando Cielo (Urano) e Terra (Gaia), Kronos rende possibile la sua presenza, sotto forma di alternarsi delle stagioni o dell'alternarsi della notte con il giorno. Se Terra e Cielo fossero rimasti uniti, il tempo non avrebbe potuto avere occasione di dare prova della propria presenza, ma sarebbe rimasto nascosto e imprigionato. L'atto di Kronos crea le condizioni della possibilità di esistere, ma il “prezzo da pagare” per chi è vivo non ammette deroghe nemmeno per Kronos, che non può arrestare il susseguirsi delle generazioni, nemmeno divorando i propri figli, ma è destinato a soccombere. Kronos si fa portatore nel racconto mitico di quei caratteri che compongono la temporalità: terribile e vorace, emblema dell'irreversibilità.
- Aion (energia vitale → tempo della durata e dell'energia): all'interno dell'interpretazione ciclica del tempo greco, accanto alla figura di Kronos, appare anche il termine Aion, il cui significato, in epoca medievale, diventerà quello di eternità. Accanto all'idea di tempo cronologico (Kronos) che, irreversibile consuma, compare anche un'immagine del tempo come espressione della vita e delle potenzialità (Aion). Aion rappresenta l'energia vitale, la forza e la prosperità proprie di ogni creatura. Inizialmente, questo termine descriveva il tempo in termini di durata limitata: terminata la vita, si esaurisce anche l'Aion di ogni creatura. Con Platone, il termine assume il significato contrario: Aion rappresenta il tempo illimitato, infinito e si avvicina all'idea di eternità. Nell'iconografia classica, Aion è rappresentato come un maschio giovane dalla testa leonina con gli attributi sessuali ben in vista, una simbologia che ne sottolinea l'energia e la forza creatrice. Il corpo del giovane è avviluppato da un serpente, richiamando l'uroboro e la concezione ciclica della temporalità tipica del mondo greco.
- Kairos (tempo opportuno): Kairos rappresenta il tempo giusto per agire, punto in cui Kronos e Aion si incontrano. Nell'iconografia greca, Kairos è spesso rappresentato come un giovane nudo con le ali ai piedi che in mano tiene un rasoio e una bilancia, elemento che avvicina Kairos all'idea del saper cogliere in modo opportuno le circostanze. Un altro simbolo particolare con cui viene rappresentato il giovane è il ciuffo di capelli posto sulle tempie, che sta a indicare la necessità da parte degli uomini di saper cogliere al volo le opportunità, ma solo quando esse si avvicinano, poiché nel momento stesso in cui passano, il cranio raso del giovane non consente di poter essere afferrato in modo tardivo. (rappresenta il concetto del Carpe Diem). Kairos non è solo il momento propizio per agire ma rappresenta anche la capacità e il compito dell'uomo di disporsi nel modo migliore nei confronti dello scorrere del tempo: in questa prospettiva, Kairos assume il ruolo di un invito a rendere opportuno il tempo.
Le parole per il tempo
Le parole che descrivono il tempo nel mondo greco sono essenzialmente 3:
- Kronos, ovvero il tempo cronologico, che scorre, simbolo dell'invecchiamento;
- Aion, inteso come energia vitale;
- Kairos, che rappresenta il tempo opportuno.
Le lingue latine invece, utilizzano una sola parola che definisce sia il tempo cronologico che quello atmosferico. Questa parola è Tempus. L'unicità della parola nelle lingue latine è un tratto caratteristico, infatti, la parola deriva dall'unione di due verbi: tendere e tagliare. La parola tempo richiama entrambi i significati della relazione uomo-tempo: continuità e discontinuità. La parola tempo nel linguaggio comune si richiama a quella che i greci chiamavano Kairos.
Concezioni del tempo
Ci sono due diversi modi di interpretare la temporalità:
- Concezione ciclica del tempo: Le concezioni cicliche del tempo muovono dall'osservazione delle regolarità naturali e descrivono il tempo e l'esistenza soggettiva come un infinito ripetersi di manifestazioni sempre identiche. Questa concezione non ammette una fine del tempo ma si concentra su una serie di situazioni identiche che si ripetono continuamente. Il tema dell'irreversibilità viene rimosso, ricorrendo a modelli mitici che di volta in volta possono essere ritualizzati, rigenerando il legame tra l'essere umano e la natura. Nella visione ciclica vi è la piena solidarietà dell'essere umano con il cosmo. Il punto focale delle concezioni cicliche è la visione della realtà che viene vista come mito-centrica perché il fondamento dello stare al mondo è rappresentato dal ruolo centrale occupato dal mito. Le vicende narrate dai racconti dell'origine mostrano il corso e il dipanarsi degli avvenimenti. Ogni azione individuale o collettiva trova significato in ciò che è stato descritto e mostrato nella narrazione mitica. Ogni individuo e ogni struttura sociale mantengono una relazione costante con ciò che è stato trasmesso e tramandato una volta per tutte. Nelle concezioni cicliche il fatto storico assume significato solo in funzione di quanto è stato mostrato dal passato immobile. Questi elementi contribuiscono a conferire alla presenza dell'essere umano nella realtà e nei confronti di tutto ciò che esiste una spiccata sacralità: nulla nelle visioni cicliche è profano, ma ogni aspetto del reale richiama a qualcosa che lo trascende. Le interpretazioni cicliche della temporalità offrono un'immagine della condizione umana specifica: ciascun soggetto, sentendosi solidale con il cosmo, si lascia guidare e indirizzare dal mito. Ogni cosa che esiste sulla terra, senza alcuna differenza tra elementi naturali ed elementi costituiti dall'azione umana, è da considerarsi come elementi del sacro che si manifestano e ricalcano un archetipo trascendente. Qualsiasi azione umana rimanda a un'azione primordiale avvenuta nel tempo mitico, in cui confluiscono temporalità cosmica e temporalità umana. Nelle concezioni cicliche sia lo spazio che il tempo umani hanno valore, entrambi, come espressioni di un modello trascendente, ma solo il tempo mitico è in grado di rigenerare e rinnovare gli spazi e i tempi terrestri.
- L'archetipo della montagna: Per quanto riguarda le dinamiche spaziali, il costante richiamo nella descrizione dello spazio umano come corrispondente della volta celeste e il suo rapporto con il ruolo giocato dal tempo mitico è rintracciabile in alcuni aspetti tipici delle culture medio-orientali. In particolare, alcuni elementi morfologici della terra hanno un valore importante perché rappresentano un continuo richiamo alla trascendenza: rievocano con evidenza fisica la costante relazione tra cielo e terra. Se si pensa al ruolo assunto dalle montagne, le culture medio-orientali le definiscono sacre. Il monte è sacro perché è il punto più alto della superficie terrestre, simbolo di una relazione costante di vicinanza e prossimità tra cielo e terra, ma anche un elemento che distanzia dagli abissi che nella narrazione mitica spesso rappresentano il caos, l'informe e il disordine. L'importanza del monte sacro è propria anche della tradizione israelitica e cristiana. L'archetipo della montagna riconnette sia cielo e terra e rievoca anche il tempo mitico.
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