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Riassunto esame Pedagogia generale e organizzazione scolastica, prof. Pastori, libro consigliato Terapia transculturale per famiglie migranti, Cattaneo

Riassunto per esame di Pedagogia generale e organizzazione scolastica prof. Pastori, libro consigliato Terapia transculturale per famiglie migranti (da capitolo 2 a 7, capitolo 1 solo lettura), dell'università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib.

Esame di Pedagogia generale e organizzazione scolastica docente Prof. G. Pastori

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propria storia e cultura per proteggersi dal dolore, dalla nostalgia e a volte dalla vergogna. Ciò che

emerge inoltre è che la migrazione può essere conseguenza di altri eventi traumatici. Ciò che si fa è

trasformare la storia individuale in un evento narrativo collettivo in cui aspetti sociali e culturali,

assolutamente personali si intrecciano. Il gruppo sembra svolgere quindi le funzioni di supporto e di

contenitore che secondo Anzieu sono caratteristiche dell’io pelle. Nathan a tal proposito sottolinea

che non vi sono terapie ma solo autoterapie e che è necessario capire quali siano gli induttori che

possono scatenare un processo auto-terapeutico.

Processo terapeutico: la ricostruzione della storia della migrazione e della famiglia

Una delle principali difficoltà è quella di trasmettere ai propri figli la propria storia, la propria cultura,

lingua. Ciò che accade è una scissione tra il prima e il dopo, tra il passato e il presente. Unirli fa

sentire i genitori vulnerabili e li porta a vivere passati vissuti dolorosi. I figli, con la loro presenza e

le loro domande (esplicite o meno) mettono in crisi e sotto tensione le mediazioni psichiche

faticosamente trovate. L’interruzione nella trasmissione e nella comunicazione impedisce ai

bambini/adolescenti di costruire un’identità solida e compatta. Riconnettere i fili interrotti della

trasmissione non è mai un processo lineare, ma procede per salti e pause richiedendo molto tempo.

I viaggi di ritorno nel processo terapeutico

La ricostruzione del racconto della migrazione e della famiglia rende possibili e necessari quasi

sempre viaggi di ritorno al paese d’origine. Si tratta di momenti particolarmente significativi perché

i genitori compiono il viaggio come momento necessario a ripristinare sia a livello relazionale sia a

livello intrapsichico connessioni e rapporti tra la loro storia al paese e la loro vita presente in terra di

migrazione. Il gruppo accompagna simbolicamente il viaggio e attende il ritorno.

La sofferenza di abitare una terra di nessuno e la difficoltà ad uscirne

corso della terapia spesso vengono evocate dai pz rappresentazioni proprie della cultura d’origine

Nel

relative alla causa del disordine. Si tratta di rappresentazioni che hanno a che fare con uno o più dei

tre livelli che secondo Moro vengono impiegati e che, se compresi, permettono di creare un quadro

di riferimento culturalmente pertinente. Essi sono:

 

Il livello ontologico ha a che fare con le rappresentazioni che il pz ha di se

stesso/identità/origine

 

Il livello eziologico ha a che fare con il significato da attribuire al disordine che abita il pz e

la sua famiglia e alle sue conseguenze. Esistono numerose teorie eziologiche: la stregoneria, il

maraboutage, la possessione.

  l’individuo cerca nella

Le logiche terapeutiche (il fare) cultura le risposte alle sue domande

(“qual è la cura da intraprendere?”)

Queste rappresentazioni emergono in modo ambivalente e contraddittorio. I migranti sono infatti

coinvolti in un complesso processo di metissage nel corso del quale continua a modificarsi il rapporto

del singolo con la propria cultura d’appartenenza. L’ambivalenza e il dubbio sono la cifra

dell’evocazione di eziologie tradizionali o di ipotesi sulla natura di un bambino o di altre

rappresentazioni della propria cultura.

Transfert e controtransfert multipli discussione sull’andamento della seduta e di condivisione

Le sedute sono seguite da un momento di

di ciascuna co-terapeuta. È un momento importante di elaborazione dei controtransfert che ha molte

dimensioni: affettiva, cognitiva, culturale che si intrecciano tra di loro. Devereux e Nathan

sottolineano l’importanza di cogliere la dimensione culturale del controtransfert lavorando in un

contesto transculturale. È inoltre importante affrontare quelli che sono i racconti traumatici che

traumatizzano il terapeuta. Si tratta di capire come utilizzare questi aspetti del contro transfert nella

relazione terapeutica. Secondo Lachal alle volte il terapeuta rimane senza parole, senza pensieri e non

sa cosa dire. Sono tre le modalità con cui può reagire:

1) Empatia repressiva minimizza il trauma al fine di limitare la propria emotività

2) Empatia di ritiro assume una posizione di voyeur per distaccarsi da quanto viene

detto, come se non fosse vero

3) Empatia impietrita utilizza un meccanismo di introiezione con un atteggiamento d

devozione al trauma

Da alcune ricerche internazionali emerge che molto spesso sono gli stessi pz che cercano di

proteggere i loro terapeuti dal trauma e quindi tendono a smorzare nel racconto verbale la violenza

del trauma subito. Ne consegue il più delle volte il blocco di entrambi. La possibilità di condividere

in gruppo la reazione ai racconti traumatici dei nostri pazienti è fondamentale per l’équipe perché

permette di verbalizzare quello che Lachal definisce il copione emergente con cui va a intendere le

risposte spontanee del terapeuta al racconto del pz. Il copione emergente presuppone:

 Dall’inizio una relazione vissuta in un clima di empatia

 In seguito un racconto da parte del pz che attiva, risveglia delle capacità di creatività nel

terapeuta

 Infine una messa in forma, da parte del terapeuta, del copione

Il copione permette al terapeuta di mantenere vivo il dialogo, sostenere il confronto e il pz.

I bambini nella clinica transculturale

Nascere e crescere nella migrazione

La posizione dei bambini nella situazione migratoria ha una complessità specifica. Alcuni bb migrano

con l’intera famiglia, accompagnano un solo genitore oppure restano nel paese e vengono ricongiunti

in seguito. Le principali dimensioni in questo contesto sono quelle di vulnerabilità e resilienza. Con

vulnerabilità si fa riferimento alle variabili di rischio evolutivo potenzialmente presenti nel contesto

di crescita del soggetto. Conoscere le vulnerabilità non implica assumere una visione causale di tipo

lineare ma dare uno sguardo al contesto di tipo globale. La resilienza viene invece indicata da

Cyrulnik come un’importante variabile le cui possibilità poggiano su tre differenti fattori:

1) Risorse interne acquisite fin dai primi anni di vita che fanno da sostegno allo sviluppo

2) Il tipo di trauma subito e il significato che assume nel contesto famigliare e sociale

3) La possibilità di incontrare persone, luoghi e parole che offrano sostegno e permettano di

riprendere lo sviluppo

Moro mette in evidenza tre periodi nei quali la migrazione costituisce una condizione di

particolare vulnerabilità:

1) Periodo perinatale

2) Ingresso alla scuola elementare

3) Adolescenza

Il periodo perinatale

Il periodo perinatale rappresenta un momento di particolare criticità. Questo perché le donne si

trovano in una condizione non solo nuova ma gestita a livello culturale e sociale in modo differente

nel paese d’origine è

rispetto a come avviene nella loro cultura. Molte donne infatti riferiscono che

la comunità a prendersi cura della diade madre-bb. Allo stesso modo la difficoltà si esprime dal

momento che la maternità è segnata culturalmente da una ritualità che è difficile realizzare e

conservare nel paese d’accoglienza. Ciò implica che alcune madri tentino di aderire in modo ultra

conservatore ai riti, mentre altre se ne distacchino totalmente entrambe modalità sbagliate. Sarebbe

infatti necessario cercare di integrare i riti in modo più funzionale ed efficace. Allo stesso modo risulta

difficile anche seguire le prescrizioni pediatriche della medicina occidentale esse possono risultare

totalmente diverse da quelle della cultura d’appartenenza.

L’ingresso nella scuola

L’ingresso a scuola è un momento saliente per i bambini emigrati. Nella scuola vengono a contatto

con la cultura del paese d’accoglienza in modo più forte. Si possono osservare diverse aree tematiche

nella scuola.

attorno alle quali si concentrano e difficoltà dei bb nel momento dell’ingresso

 I bambini subiscono forti pressioni affinché abbiano un ottimo rendimento (i genitori vedono

nella riuscita del figlio il risultato e la misura del successo dell’integrazione)

 I genitori si confrontano con un sistema scolastico che si basa su regole implicite a loro

sconosciute

 I bambini non possono essere aiutati/seguiti poiché i genitori non conoscono così a fondo la

lingua italiana

 Barriera della lingua: i bb non conoscono bene la lingua

In tal caso: molti suggeriscono ai genitori di parlare in italiano, mentre il gruppo della

Moro consiglia di mantenere la lingua madre (i genitori la padroneggiano meglio e quindi

possono usare maggiori sfumature emotive/affettive)

Gli strumenti da utilizzare a sostegno della resilienza dei bb nel loro ingresso a scuola:

 Valorizzazione delle competenze dei genitori

 Collegamento delle culture

 Differenze come ricchezza e non come blocchi

 Valorizzazione delle conoscenze

 Esplicitare le regole implicite

L’adolescenza

Il terzo momento di fragilità è quello dell’adolescenza in cui la costruzione dell’identità passa

attraverso processi di identificazione e di differenziazione che prendono in considerazione

l’appartenenza, l’affiliazione, la famiglia e il gruppo dei pari. Per gli adolescenti ciò che è difficile è

l’appartenenza alle due differenti culture. Allo stesso modo i ragazzi

assumere un equilibrio circa

vogliono omologarsi ma si sentono anche molto diversi.

Gli interventi dei servizi nelle situazioni multiproblematiche

È necessario prestare particolare attenzione ai casi multiproblematici. Si tratta di situazioni in

aumento che pongono particolari problemi agli operatori.

Condizioni e modalità della presa in carico

È di fondamentale importanza comprendere quelle che sono le modalità più efficaci e adeguate

della presa in carico. Si tratta infatti di inquadrare la situazione multiproblematica nelle sue varie

componenti, capendo a quel punto quali sono i servizi coinvolti/da coinvolgere. È necessario

discutere poi le modalità di invio e il livello di partecipazione degli attori coinvolti nella presa in

carico.

Alcuni interrogativi posti dagli operatori

Gli operatori si pongono molti dubbi e molte domande. Tra queste si possono ricordare dubbi

relativi a:

 In che modo si possono spiegare certe condotte che nella nostra cultura sono considerate

negative?

 Come spiegare ai genitori che certe pratiche sono sbagliate?

 Esiste un modo per integrare le due culture in un percorso educativo condiviso e funzionale?

 gestire il trauma dell’immigrazione?

In che modo

 Come aiutare i genitori/ i bambini?

 In che modo strutturare un adeguato lavoro d’equìpe?

Complessità dei casi e definizione dei compiti e dei setting

I casi multiproblematici implicano sempre una presa in carico complessa che comprende ambiti

diversi. È necessario che ogni operatore abbia ben chiaro il proprio compito e gli ambiti all’interno

dei quali ci si muove. Il setting della clinica transculturale incoraggia la compresenza di tutti coloro

che hanno a che fare con il caso sia nei contesti di consultazione sia di terapia.

Gli affidi famigliari: alcune esperienze

La dinamica degli affidi è qualcosa di estremamente complesso ma anche interessante a livello

interessante. Si possono osservare due principali tematiche associate agli affidi:

 Il fatto che il bb finisca in affido ad una famiglia italiana e sviluppi un legame profondo e di

integrazione non solo con la famiglia ma anche con la cultura del paese d’accoglienza

generando nei genitori biologici la perfezione che il figlio, una volta tornato nel nucleo

famigliare d’origine, sia uno straniero con cui non è possibile comunicare.

 Un tema di scontro è legato alla gestione legale ed amministrativa dell’affido: per le famiglie

immigrate nel loro paese è normale dare in affido a famigliari e amici e riprendersi i figli

quando la situazione di difficoltà è cessata. Per questo hanno fatica a relazionarsi con le

procedure amministrative italiane.

Bambini nel dispositivo di clinica transculturale

Il setting

Il dispositivo di clinica transculturale prevede la presenza di tutta la famiglia in seduta, includendo

anche i bb o i ragazzi. Nel dispositivo la famiglia prende posto in circolo, la mediatrice culturale si

colloca tra la famiglia e la terapeuta principale. Se i bb sono piccoli vengono predisposti giochi e

materiale per disegnare al centro del cerchio. La terapeuta principale presenta tutti i partecipanti e

indica le varie qualifiche ei vari ruoli. La mediatrice culturale viene presentata come una possibilità

presente e utilizzabile a discrezione della famiglia.

Le emozioni dei bambini e lo svolgimento delle sedute

I bambini partecipano alle sedute bilingui spesso con gli occhi spalancati. per loro il passaggio agile

da una lingua ad un’altra è qualcosa di molto curioso e nuovo. le due lingue nella loro esperienza

occupano infatti ambiti diversi (la casa e la famiglia vs. il mondo esterno). Durante le sedute si

mettono in posizioni marginali ma prestano sempre molta attenzione a quanto viene condiviso.

Ascoltano le storie di migrazione dei genitori modo attento e spesso riferiscono di non aver mai sentito

i propri genitori raccontare certe cose. Si tratta senza dubbio di un momento fondamentale.

I disegni

Un accenno particolare va fatto ai disegni dei bambini. Alcuni sono molto particolari e presentano

dei temi che non si trovano in quelli dei loro coetanei.

Alcune caratteristiche comuni:

 

Gli elementi disegnati non hanno una base d’appoggio sentimento di sospensione

dovuto alla migrazione

 Disegnano i mezzi o le modalità impiegate durante il viaggio (proprio o dei famigliari)

I disegni vogliono essere messi in relazione con quanto accade negli incontri e vogliono essere

integrati con quanto emerge.

Le donne nella clinica transculturale

Identità di genere e relazioni di coppia

Quando a venire in terapia sono le donne ciò che si cerca di risolvere non solo il trauma della

migrazione e le varie vicende famigliari o personali ad esso associate, ma anche quello che è il vissuto

della donna in quanto tale. Quasi tutte le donne, esplicitamente o meno, si interrogano sul proprio

essere donna e su cosa esso significhi nella terra d’origine e in quella di migrazione. Confrontano la

loro vita e quella delle madri: ripensano al loro modo di essere donne, spose, madri e figlie. Allo

stesso modo sono le madri e i padri immigrati a chiedersi che tipo di donne saranno le loro figlie una

volta cresciute. Alla base della sofferenza di molte donne migranti vi è spesso un intreccio tra le

difficoltà legate al trauma e quelle che derivano dal conflitto tra le rappresentazioni che hanno di se

stesse in quanto donne. Alcune infatti vorrebbero essere più autonome, ma temono quindi di entrare

in contrasto con la loro cultura di appartenenza. In alcuni casi si può osservare come queste donne

finiscano per risolvere con creatività queste situazione complesse, mentre in altri casi cadono in

condizioni di difficoltà per le quali sono poi inviate al centro di terapia transculturale.

Il silenzio delle madri

Affrontare la gravidanza o la maternità in contesti di migrazione può essere molto difficile. Le sfide

che si presentano a queste donne sono molteplici. Esse si trovano in una condizione di difficoltà, sole

supporto che nel paese d’origine riceverebbero. Le madri restano in silenzio e non

e senza il

comunicano il loro disagio: si sentono in colpa se non percepiscono la gioia che dovrebbero sentire,

si sentono sole perché si confrontano con una cultura e con una cultura della maternità che non si

coniuga bene con la propria e temono di tradire le loro origini. Per questo si rende necessario indagare

la gravidanza, i mesi ad essa precedenti e successivi. Si vuole infatti capire che cosa queste donne

il tutto con un’impalcatura emotiva che le supporti maggiormente. Il

vivono e aiutarle ad affrontare

gruppo terapeutico legittima il dolore e il disagio delle madri: si tratta di un fondamentale punto di

partenza da cui procedere per una costruzione positiva del ruolo materno e della vita nel paese di

migrazione.

Come trattare le problematiche legate all’identità di genere?

Vi sono diverse strategie:

1) Rendere esplicite le differenti rappresentazioni su che cosa significhi essere donna, madre,

moglie. Si vuole focalizzare l’attenzione su tali rappresentazioni all’interno della famiglia di

origine e sottolineare come ogni cultura abbia delle rappresentazioni differenti.

2) Sottolineare come tutte le culture stanno muovendo verso il cambiamento facendo sì che si

possa decolpevolizzare il cambiamento.

3) Riconoscere come e quanto possa essere difficili confrontarsi con una cultura in cui le

rappresentazioni di genere sono differenti dalle proprie, facendo emergere la necessità di

ricevere un aiuto, poiché non è possibile cambiare da soli.

4) Attivare tutti gli aiuti possibili a livello sociale, medico e collaborare strettamente con i servizi

coinvolti.

5) Creare occasioni di incontro e confronto che possano efficaci forme di prevenzione del

malessere femminile.

Ricongiungimenti famigliari: problemi, trattamento e proposte di prevenzione

Il ricongiungimento famigliare ha come premessa che qualche membro adulto della famiglia sia

emigrato per primo e abbia lasciato nel paese di origine l’altro coniuge o i figli; a volte, invece, sono

entrambi i coniugi a emigrare e lasciare i figli. Nei ricongiungimenti che avvengono in modo illegale,

le variabili sono ancora maggiori. Le situazioni sono variegate e prendendo in considerazione solo le

situazioni legali abbiamo:

Dall’uomo che richiama la donna, con o senza figli

- Dalla donna “ “

-

- Dai due genitori, che richiamano tutti o solo alcuni figli

- Dalla donna che si ricongiunge solo con i figli

Dall’uomo che si ricongiunge

- solo con i figli (più rari)

Le motivazioni per il ricongiungimento sono molteplici, ma alla base c’è il desiderio di vivere nel

nuovo paese con la propria famiglia e quindi c’è un progetto migratorio di medio periodo. Chi vive

un ricongiungimento si trova coinvolto in processi plurimi di attaccamento e separazione e attraversa

questi momenti:

- Costruzione di un legame al paese di origine

- Rottura del legame a causa della migrazione di qualcuno

- Vite separate degli attori in gioco in due paesi diversi per un periodo variabile di tempo

- Ricostruzione del legame in terra straniera

Questi quattro momenti sono significativi e ciò che accade in ogni fase influenza le successive. Gli

e rendono difficile l’uso

effetti del trauma migratorio fragilizzano tutti gli attori a livello identitario

di risorse che ciascuno ha.

Ricongiungimento e fasi evolutive

Maggior parte dei casi: adolescenti, bambini o donne in gravidanza/neomamme. Le dinamiche

famigliari che si innescano sono diverse a seconda delle modalità di ricongiungimento e a seconda

dell’età dei figli.

Fase prenatale e neonatale

Per lo più donne egiziane. Il ricongiungimento è attivato dal marito che si è sistemato già da qualche

anno ed è tornato nel suo paese per sposare una donna della sua cultura, tornando in Italia subito dopo

lasciando la moglie incinta. Le donne appaiono sperdute, non conoscono la lingua, non sanno come

funzionano i servizi e si aggrappano alla mediatrice culturale. Vivere contemporaneamente la

migrazione e la transazione alla genitorialità crea miscele esplosive di difficoltà relazionali e

intrapsichiche per entrambi i partner che si riversano sul bambino. Sono necessari interventi plurimi

in un’ottica variabile.

Età scolare

L’ingresso a scuola rappresenta il passaggio dal mondo interno della famiglia a quello esterno. La

sfera famigliare è impregnata dalla cultura di origine, la scuola è quella del paese di arrivo. I genitori

non riescono ad aiutare il bambino perché non conoscono la scuola e la sua cultura. Il bambino deve

affrontare tutto da solo. In tutto questo, il bambino si trova a superare il lutto della separazione dagli

affetti del paese di origine e ricostruire il rapporto con un genitore che è stato lontano per lunghi

periodi e che pretende di essere riconosciuto nel suo ruolo. Ci sono due fronti da gestire

contemporaneamente: famiglia e scuola. Vengono usate diverse strategie che dipendono dal tipo di

rapporto che il bambino aveva con il genitore prima che migrasse, le modalità con cui è avvenuta la

separazione, la qualità della vita vissuta nel paese di origine e le aspettative reciproche. Alcuni

soffrono e si ripiegano su se stessi, disinteressandosi alla scuola e alla cultura nuova; altri reagiscono

con aggressività e comportamenti trasgressivi sia a casa che a scuola rimanendo isolati sia dalla

cultura di origine che da quella nuova. Questo porta a difficoltà nello sviluppo intellettivo, con danni

per lo sviluppo generale. Adolescenza

Difficoltà nel processo di separazione e individuazione tipico di questa fase. Compiti in adolescenza:


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Ramona17

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo e dei processi educativi (Facoltà di Psicologia e di Scienze della Formazione)
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ramona17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e organizzazione scolastica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Pastori Giulia.

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