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Pink is the new black

Introduzione

Questo libro si occupa degli stereotipi di genere, di come siano rilevanti nella socializzazione e nella riproduzione di genere, di come siano naturalizzati e rassicuranti e di come sia difficile metterli in questione o decostituirli. L'ordine simbolico di genere è un prodotto storico culturale che definisce e legittima gerarchie e rapporti di potere, è sotto gli occhi di tutti e proprio per questo non viene visto. Il momento migliore per vederlo è quando viene infranto, quando le prescrizioni vengono violate, è in questo momento che si attiva la collaborazione sociale che ripara la trasgressione e che lavora per ripristinare almeno all'apparenza l'ordine.

Tutti ci portiamo addosso etichette applicate dagli altri. L'etichetta più resistente, e quella che probabilmente influenza di più la nostra vita, è la prima che ci viene assegnata: è un maschietto o è una femminuccia. Se il cambiamento genera sempre reazioni, una sorta di risacca che chiameremo contrattacco, non stupisce che possa essere in atto un processo di ri-genderizzazione. L'ordine sociale di genere è qualcosa che apprendiamo fin da piccolissimi ed è un principio organizzatore così pervasivo da divenire uno dei principali modi che si utilizzano per dare senso al mondo circostante.

Il genere può dunque essere concepito come una struttura sociale persistente ma non immutabile, dal momento che un cambiamento in uno dei tre livelli che lo costituiscono (individuale, interazionale, istituzionale) ha riflessi sugli altri. È proprio il cambiamento a fare paura: ogni qualvolta che rischia di emergere o di rendersi evidente il carattere artificiale di tale costruzione binaria si attivano dei meccanismi riparatori volti a richiamare la norma e a rassicurare sulla naturalità della realtà che conosciamo. Gli stereotipi di genere, specificando come ci si aspetta che donne e uomini siano e agiscano, assicurano la continuazione dell'ordine e della gerarchia di genere, favorendo il mantenimento di un ordine definito da diseguaglianze e asimmetrie di potere e giustificando come naturali, desiderabili e moralmente corretti certi ruoli e certi modelli di maschilità e di femminilità.

Capitolo 1 – Le ipotesi della ricerca

Oggetto della ricerca è la riproduzione degli stereotipi di genere nelle scuole dell'infanzia. L'ipotesi di partenza è che sia in atto un processo di ri-genderizzazione, un ritorno a più marcati confinamenti di genere, e che questo riguardi le categorie sociali più fragili. Gli stereotipi che descrivono come crediamo che il mondo sia si trasformano in prescrizioni su come il mondo dovrebbe essere. Una volta presi, questi sono resistenti al cambiamento e hanno effetti sulla formazione delle identità e delle capacità delle persone a un punto tale che può anche arrivare a influenzare e ad arginare lo sviluppo delle potenzialità dell'individuo fino a condizionarne lo sviluppo della personalità.

La pericolosità degli stereotipi consiste nella loro capacità di persistere nel tempo mantenendo spesso invariati concetti già superati dalle leggi e dalla cultura che fungono così da veicoli del senso comune. Un aspetto che incentiva la persistenza nel tempo degli stereotipi di genere consiste nel senso di rassicurazione che inducono in coloro che inconsciamente li mantengono attivi. Tale normalità è particolarmente rassicurante in epoche di transizione in cui si trovano a convivere modelli differenti di socializzazione di genere. Non stupisce perciò che in un’epoca di crisi e di cambiamento riappaiano modelli e corporeità di genere di tipo tradizionale. La ri-genderizzazione può avere una funzione di strumento di negoziazione individuale rispetto alle spinte contraddittorie del cambiamento e della persistenza dei modelli di genere proposti a livello sociale, ma è anche stata intercettata dal sistema consumistico che ne ha compreso le potenzialità in termini commerciali.

Da dove nascono le ipotesi

Nel periodo in cui è stata cominciata ad essere pensata la ricerca, le autrici si sono trovate immerse in alcune polemiche sulla genderizzazione di alcuni prodotti per l'infanzia prima confezionati come neutri. Genderizzare significa caratterizzare qualcosa affinché sia immediatamente chiaro il genere di riferimento. Prodotti inutilmente sessuati è il nome di un piccolo blog che da tempo raccoglie foto e testimonianze della recente genderizzazione di alcuni oggetti quotidiani.

Anche il fenomeno della pinkizzazione occupava da tempo dibattiti e servizi giornalistici. Questo termine indica il processo per cui un prodotto o un servizio si avvale del colore rosa per attrarre il pubblico femminile. L'associazione tra rosa e femminile è molto radicata, soprattutto nel contesto occidentale, sebbene non così lontano nel tempo. Fino agli anni trenta e quaranta del secolo scorso il rosa, assimilato al rosso, era usato preferibilmente per i maschi, mentre il blu per le femmine. Secondo Paoletti sarebbero state le spinte consumistiche a genderizzare i prodotti per l'infanzia, ma il percorso che ha portato a colorare il genere non è stato rapido.

Si ritiene che a partire dagli anni ottanta con la diffusione della diagnosi prenatale e la possibilità di conoscere il sesso del nascituro, la divisione di rosa e blu sia divenuta abituale insieme a una serie di associazioni stereotipate in relazione al genere legate all'infanzia, sostenute da strategie di marketing che nel tempo sono divenute sempre più sofisticate. Gli effetti di questa segmentazione dei valori non si manifestano sotto forma di oggetti, ma abbracciano ogni aspetto della vita, senza risparmiare gusti, carattere o personalità.

Da una donna ci si aspetta che abbia un certo tipo di passioni, che si dedichi a un certo tipo di attività, che apprezzi un certo tipo di cose e che abbia un certo tipo di atteggiamento, lo stesso vale per un uomo anche se con diverso sistema valoriale di riferimento. Hains sostiene che gli esiti di questo fenomeno non sarebbero legati di per sé al colore rosa ma a un utilizzo strumentale di questo colore poiché: indica quali sono le cose da bambine ed esclude la possibilità di scelte neutre, si rivolge alla fascia di età più vulnerabile e facilmente influenzabile, insegna stereotipi limitando il modo di percepire sé stessi e gli altri, esclude ed emargina chi non si identifica in ruoli e stereotipi tradizionali.

La segregazione formativa è una divisione sessista, insita nel nostro ordinamento scolastico, che conduce alunni e alunne verso indirizzi maschili e indirizzi femminili. Questo fenomeno è uno degli esiti più evidenti della socializzazione di genere: quanto gli altri si aspettano da noi diventa ciò che ci aspettiamo da noi stessi.

Dividi e vendi, ma non solo

Le autrici si sono interrogate sul processo di ri-genderizzazione della vita quotidiana, che è molto evidente nei giocattoli e nelle pubblicità rivolte all'infanzia, e di tracciare il momento di comparsa nel contesto nel quale si è manifestato. È stata utile la ricerca di Zegai condotta sulle pubblicità dei giocattoli dei grandi magazzini francesi dal 1980 al 2010. In questo lavoro il punto di svolta è segnato dall'inizio degli anni 90 che coincide con il successo delle televisioni commerciali e dal bisogno di differenziare il pubblico a fini pubblicitari.

Un altro studio di Sweet rintraccia nel 1945 l'anno che segna la svolta verso l’enfatizzazione dei ruoli di cura femminili nei giochi. Questo perché alla fine della guerra la donna va riconfinata nella sfera domestica perché in quella pubblica non serve più e tutto deve concorrere a questa riconfigurazione della divisione dei ruoli. La genderizzazione dei giocattoli segue le esigenze sociali, svolgendo una funzione di addestramento a ruoli e a modelli sociali che collabora a illustrare e rafforzare.

La genderizzazione dei giochi, etichette esplicite, la pinkizzazione, sono suggerimenti che bambini e bambine possono usare per classificare e dare significato al mondo a loro circostante, su cosa possono o non possono scegliere o fare. Sono proprio questi primi stereotipi a influenzare i bambini in età prescolare, nella costruzione degli interessi prima e degli atteggiamenti poi. È risaputo quanto il gioco influenzi lo sviluppo sociale e cognitivo dei bambini e di come la possibilità di ampliare i territori ludici favorisca lo sviluppo di un maggior ventaglio di capacità e competenze.

I repertori di giochi forniscono esperienze di genere che hanno a che fare con ruoli e competenze: le bambine sono indirizzate per fare esperienze con giocattoli che aiutano a costruire l'etica della cura degli altri e la responsabilità della cura di sé, i bambini sono indirizzati per fare esperienze con giochi funzionali a stimolare le competenze spaziali, a sviluppare competizione, gestione del rischio e aggressività. Si svilupperanno così differenti caratteristiche cognitive, abilità e anche tecnologie di autosorveglianza rispetto ai ruoli e agli spazi.

Cambiamenti e persistenze

Gli stereotipi che stanno alla radice dei criteri per mezzo dei quali si compilano le liste in base al genere hanno il potere di influenzare le future scelte delle bambine e sono una delle cause del fatto che, a dispetto dell'entusiasmo che le giovani studentesse mostrano nei confronti delle materie scientifiche, solo il 9% degli ingegneri della Gran Bretagna è donna.

I giocattoli con cui giocano bambini e bambine hanno infatti un impatto non solo sul modo in cui si vedono ma anche sulle abilità che apprendono. Le differenze costruite dalla pubblicità nei ruoli, interessi, gusti attribuiti a maschi e a femmine sono riassunte da un’opposizione di fondo che riguarda in particolare gli ambienti: il maschile è rappresentato in spazi aperti, associabili ai valori della scoperta, dell'esplorazione, dell'avventura, della socializzazione; il femminile quasi sempre inserito in spazi chiusi, domestici, di relazioni personali, di intimità, una sfera privata separata dal mondo esterno.

La genderizzazione varia a seconda dei periodi storici: spinte al superamento di un certo ordine di genere si alternano a momenti in cui viene restaurato lo stato precedente (gender backlash). Lavorare e ripristinare l'ordine di genere ha spesso a che fare con un processo definito di riparazione della mascolinità. Il corpo diviene il territorio privilegiato per il rafforzamento della maschilità raccontata in una dimensione di crisi.

Rigenera in questo contesto l'ipotesi dell'esautorazione dell'autorità paterna come una delle principali cause dei disagi sociali contemporanei. La narrazione della società sofferente per i conflitti delle relazioni tra i generi è un racconto appiattito sul presente che ipotizza un passato ideale nel quale è esistito un unico modello di famiglia, quella tradizionale o borghese. Qualsiasi analisi di matrice storica o antropologica può però facilmente mostrare che le forme familiari, come anche il rapporto tra pubblico e privato e le relazioni di genere, sono state e sono variegate e multiforme e che la famiglia cosiddetta tradizionale è solo uno dei tanti adattamenti che la vita familiare ha avuto nel corso dei secoli.

Capitolo 2 – I concetti della ricerca

Donne e uomini non si nasce ma si diventa, attraverso un processo di socializzazione accuratamente e sapientemente differenziato per i generi, secondo un modello rigidamente binario. Un processo che inizia sin dalla nascita, se non ancor prima, con la preparazione del giusto contesto. La rappresentazione della maschilità e della femminilità come due fogli complementari costituisce uno dei principi organizzatori della vita sociale.

In Italia sono due i testi considerati capostipiti di un'ampia area di ricerca che ha avuto sviluppi e approfondimenti sui modelli di educazione sessuati: Maschio per obbligo di Carla Ravaioli del 1973 e Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti del 1973.

Il genere

Il concetto di genere si riferisce ai modi in cui le società definiscono nello spazio e nel tempo la femminilità e la maschilità. Come scrivevano Piccone e Saraceno in un libro più di vent'anni fa "il genere propone un nome per il modo sessuato con il quale gli esseri umani si presentano e sono percepiti nel mondo: nella società convivono due sessi e il termine genere segnala questa duplice presenza".

Il genere dunque ci dice chi siamo, chi dovremmo essere, come dovremmo comportarci e presentarci al mondo in virtù delle caratteristiche sessuali del nostro corpo e anche di chi dovremmo innamorarci. Il genere è anche un fare che poniamo in essere per andare incontro alle aspettative delle persone che ci circondano, allo stesso tempo definisce e costruisce. Si mostra così come una struttura produttiva delle relazioni interpersonali.

Il genere produce identità, definisce criteri di inclusione ed esclusione, plasma le traiettorie biografiche delle persone, influenzando preferenze e favorendo meccanismi di esclusione e autoesclusione rispetto al lavoro o settori del mercato non considerati consoni all'uno o all'altro genere. Il genere è quindi un importante principio organizzatore della società poiché influenza: l'organizzazione del lavoro familiare, le caratteristiche del mercato del lavoro, la cultura del lavoro all'interno delle organizzazioni, i tempi della società, il tipo di welfare, l'organizzazione dello spazio pubblico, la regolamentazione formale o simbolica della sessualità e della violenza di genere.

Ordine di genere, potere ed egemonie

Il genere ha disvelato l'esistenza di un ordine nel quale le differenze si fanno gerarchia a giustificazione dei rapporti di potere. L'ordine di genere, invisibile e naturalizzato, è il complesso dei modelli culturali e delle pratiche umane che concorrono a definire la femminilità e la maschilità e a regolare le relazioni di potere tra uomini e donne. Quest'ordine è persistente ma non immutabile. Secondo Connell, ogni società ha un proprio ordine di genere composto dall'insieme dei regimi di genere che caratterizzano ogni singola istituzione sociale. In particolare, ci sono tre dimensioni rilevanti, distinte ma interdipendenti tra loro: il lavoro, il potere, la catessi.

Un altro concetto molto rilevante è quello di maschilità egemonica che fa riferimento...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaVivi99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biemmi Irene.
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