Pedagogia della prevenzione
Capitolo 1
Origine e ruolo del pedagogo
Pedagogia: termine latino occorso in Francia. La figura del pedagogo rimanda a quel soggetto incaricato di guidare l’educando, quando aveva raggiunto un’età tale da non essere più in casa, presso le sedi e le occasioni nelle quali egli avrebbe avuto l’educazione migliore, occasioni sociali quali la piazza o l'agorà, facendosi carico della prassi educativa.
Riflessione sull’educazione applicativa e operativa. Il “pedagogista” è designato con la locuzione “prendersi cura di”; egli non si occupa di terapia e non può considerarsi un terapeuta. È previsionalità per ciò che ci si attende prendendosi cura dell’educazione. È prevenzione delle/dalle conseguenze negative che non si vorrebbe si traducessero in atto nei confronti del soggetto preso in cura.
Educazione e previsione
Educazione: in quanto agire educativo, e chi educa sul piano della prassi si definisce “educatore”, sono sia i genitori, sia gli insegnanti sia i figli che gli allievi per la loro reciprocità di ogni atto educativo. Uno dei caratteri dell’educazione comune a tutte le possibili concezioni è quello della previsionalità.
Previsione: è prevedere un evento, probabile che avvenga. L’atto del prevedere rimane un fatto puramente teorico. Il lavoro di previsione è fine a sé stesso se poi non matura in una prevenzione.
Prevenzione
Prevenzione: invece, significa evitare che un evento possa verificarsi, quindi elaborare un progetto, un’azione affinché quell’evento non avvenga; siamo nella fase progettuale. Fare prevenzione vuol dire comprendere, prima ancora che una certa malattia o danno fisico o psichico si sia instaurato, quali potrebbero essere i moventi, le cause potenziali, le fonti di rischio ed intervenire per eliminarle.
Il progetto prevede che si parta da un’ipotesi che trae spunto su evidenze o su dati di letteratura, elaborando un percorso di azioni che possano collaborare affinché quell’evento non avvenga. Non si può prescindere dalla conoscenza di una problematica. Chi prevede può anche agire in senso coerente alla previsione; invece, chi previene deve anche agire perché ciò che ritiene non debba accadere poi effettivamente non accada.
Se non fosse possibile la prevenzione, resterebbe solo la via d’intervento a posteriori, curativa, riparativa nei limiti del possibile; ma in questo caso non avrebbe alcun senso parlare di auto-tutela, perché non può esistere spazio per l’auto-curarsi, auto-operarsi, auto-ingessarsi e così via. L’intervento di carattere riparativo può essere soltanto un intervento di etero-tutela. Aiutare le persone, e la comunità, ad essere sempre più capaci di auto-tutela appare la finalità generale, costitutiva e fondante di ogni seria attività di educazione alla salute.
Tipi di prevenzione
- Prevenzione primaria: riguarda iniziative e servizi offerti a tutti i soggetti in generale per consentire la fruizione di esperienze positive e combattere così i rischi di disadattamento, evitando situazioni di possibile pericolo. Si attua verso tutti i soggetti sani ovvero che non hanno sviluppato nessuna patologia; abbiamo più spazio di azione. Le azioni preventive sono molteplici: possono andare dall’informazione pura a delle azioni concrete, dal punto di vista biomedico ci sono i vaccini, che sono forme di prevenzione rivolte a soggetti sani per patologie che hanno un unico agente patogeno (virus, batteri, ecc.); in campo educativo si può fare un’educazione alla vaccinazione, una sensibilizzazione. Rispetto invece alle patologie cronico-degenerative (che non hanno un solo agente patogeno), abbiamo la necessità di conoscere in che modo e in che misura questi fattori di rischio uccidono ed evidentemente sensibilizzare la popolazione o l’individuo, evitandoli, promuovendo uno stile di vita sano. È importante definire un percorso di cambiamento che deve essere più o meno lungo e più precocemente possibile (esempio obesità). Elemento complesso e fondamentale è quello di motivare queste pratiche, indurre una motivazione intrinseca percependo la prevenzione come fondamentale, non come obbligo.
- Prevenzione secondaria: è rivolta a chi presenta carenze o problemi conseguenti a precedenti situazioni negative; si attua verso soggetti appartenenti a categorie a rischio; è una prevenzione mirata.
- Prevenzione terziaria: è indirizzata a soggetti che hanno avuto la malattia; cerca di contenere le complicanze derivanti da esperienze negative passate per cercare di aiutare e rielaborare una propria positiva identità.
Capitolo 2
Pedagogia sociale
Pedagogia sociale: si occupa della prevenzione in sanità, più in generale, della pedagogia medica. È una branca della pedagogia generale. Recepisce tutti i principi e i metodi del proprio sapere di appartenenza, ma si distingue per il dominio al quale si applica.
Pedagogia speciale (BES)
Pedagogia speciale (BES): ha a che fare con problemi particolari di abilità o di socialità diverse, che vanno dalle svariate forme di educazione e di didattica in situazioni di handicap o di deficit di vario tipo ai casi di disadattamento, devianza, autismo. La pedagogia è anche una professione. Il pedagogista professionale è chiamato a esercitare un tipo particolare di relazione di aiuto; essa rappresenta un’alternativa alla relazione terapeutica. La teoria è presente al professionista, ed è parte integrante della sua professionalità: ma l’esercizio va a collocarsi sul piano intermedio tra quello della teoria e quello della prassi.
Mediazione pedagogica
Tutta la pedagogia è mediazione, e la pedagogia sociale e quella professionale sono modi particolari di fare mediazione. Il pedagogista cerca di mediare tra vita reale e vita sana, prendendosi cura di una vita con stili sani e rispettosi di sé e degli altri.
Relazione d’aiuto del pedagogista
La pedagogia possiede un proprio apparato di tecniche, strumenti concettuali e operativi, procedure, lessico specifico e quant’altro che caratterizza una professione. In questo contesto si è sviluppata l’interlocuzione pedagogica (IP), erede del dialogo socratico; e la maieutica, il far emergere sul piano esplicito le idee che sono sempre state dentro i due interlocutori ma che sono rimaste implicite, sottintese, mai discusse e date per scontate.
È un controsenso educare, quindi promuovere il cambiamento, per far sì che ognuno diventi quello che è, quando non si sottolinea le diversità che ci sono in natura, cercando di potenziare quelle diversità in che cosa si manifestano. Non si può parlare di una prassi (consuetudine, protocollo) esercitata dal professionista sull’utente-interlocutore, quanto piuttosto di una prassi che il soggetto è aiutato a esercitare su se stesso.
La relazione d’aiuto è una forma d’intervento dialogico; la relazione dialogica ha la forma esplicita: essa ha un carattere non terapeutico. Tale esercitazione va, in genere, incentrato sul progetto di vita che c’è sempre, in qualunque persona umana. L’aiuto pedagogico ha un compito importante nell’esplicitare ciò che è implicito; si tratta di far emergere quegli aspetti di ogni singolo progetto di vita, spesso in tutto o in parte occulti o sottintesi, che collidono con la realtà o con i progetti di vita di altre persone vicine.
Il dialogo, come del resto l’educazione quale oggi la si intende, è sempre bi-direzionale, includendo il pedagogista; il pedagogista è parte stessa di questo dialogo. Ciò significa che, per il fatto stesso che esercita il suo intervento (educativo), è anche contestualmente educato. Perché un’interlocuzione possa essere attivata, è necessario presupporre negli interlocutori quella prerogativa che si può chiamare apertura, vale a dire la disponibilità piena e senza riserve a cambiare, a divenire al divenire evolutivo. L’esercizio professionale di matrice pedagogica si esercita sul livello conscio.
Capitolo 3
Pedagogia generale
Pedagogia generale: cioè un campo e un sapere nel quale l’impegno, l’applicabilità, il nesso organico con l’esperienza sono irrinunciabili. Può comprendere la filosofia dell’educazione come sua branca molto particolare.
Filosofia dell’educazione
Filosofia dell’educazione: Rousseau come esponente. Concetto di problema: elemento importante nella pedagogia è il concetto di problema. La miglior prevenzione consiste nell’affrontare positivamente le situazioni difficili fin dove si sia effettivamente in grado di reggerle senza danni, e nell’evitare quelle per le quali non si è ragionevolmente certi di essere attrezzati in maniera adeguata. Nel tentativo di risolvere i problemi, si cerca di migliorare il contesto educativo.
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Riassunto esame pedagogia della prevenzione e della salute, prof. Lo Piccolo, libro consigliato "Corpo ed emozioni…
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Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Tramma, libro consigliato L'educatore imperfetto
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