Corpo ed emozioni
Capitolo 1
Il corpo e le sue rappresentazioni
Il corpo e le sue rappresentazioni hanno subito, nel corso della storia, notevoli, a volte radicali trasformazioni che ne hanno, via via, ristabilito significato, finalità e valori. Il Novecento è contraddistinto dalla necessità di avere un corpo eretto, robusto, bello, perfettamente sviluppato, privo di ogni deformità. In questo periodo è riconosciuta la centralità del corpo, e la sua importanza per quanto riguarda la formazione individuale, per questo si può affermare che il Novecento sia stato il secolo della riscoperta del corpo.
Nella società contemporanea avere un corpo attraente, sano, magro, tonico e bello diventa prospetto di costruzione di identità. L’avvento dei mass media ha contribuito notevolmente a sviluppare una visione prevalentemente basata sul corpo, sulla perfezione fisica. Nella società odierna, volta all’apparire più che all’essere, dove il corpo è imposto come un prodotto tecnico, un elemento dell’immagine destinata al pubblico, un accessorio, deve necessariamente essere curato, un aspetto gradevole può rappresentare la strada più semplice per la via del successo.
Il corpo non è uno strumento: noi non abbiamo un corpo, ma siamo un corpo; la corporeità rappresenta, quindi, una dimensione fondamentale della nostra esistenza. La pedagogia della corporeità ha il compito fondamentale di trasformare il corpo da involucro biologico a progetto. Dal punto di vista epistemologico, la riflessione poggia su una pedagogia fenomenologica. Della pedagogia fenomenologia va colto il senso di una soggettività fisica, concreta, che coinvolge l’alterità; possiamo parlare di conoscenza dell’altro, in termini di entropatia e cioè in termini di relazione tra corpi, che ci permette di osservare nell’altro ciò che saremmo noi al suo posto.
La formazione di sé non può prescindere dalla dimensione fisica, deve inevitabilmente, per essere efficace, tener conto della globalità del soggetto. La pedagogia della corporeità si pone l’obiettivo di far vivere all’educando una serie di rapporti affettivi validi attraverso i quali egli possa sperimentare, in prima persona, il sentimento dell’amore e possa di conseguenza sentirsi accettato e rispettato. In questo ambito rientra anche l’educazione all’impegno ed al senso di responsabilità, rendendo l’educando consapevole del ruolo che svolge all’interno della società, ciò comporta l’assunzione di un impegno nei confronti di se stesso e degli altri.
La percezione del corpo dell’altro è il primo passo per sviluppare un processo empatico che porta alla conoscenza di sé. Il corpo è protagonista di questo processo, in quanto:
- Costituisce la manifestazione evidente dell’essere al mondo;
- Rappresenta un linguaggio fatto di una “comunicazione silenziosa” che accompagna o talvolta sostituisce la comunicazione verbale;
- Permette l’incontro con l’alterità.
Il corpo rivela la persona. Tale processo può realizzarsi per mezzo dell’alterità mediante l’incontro autentico tra due o più persone. La corporeità rappresenta, quindi, una dimensione essenziale ed esistenziale della persona umana, che va educata attraverso la pedagogia e promossa concretamente attraverso gli interventi didattici.
Il corpo sessuato
L’espressione e lo sviluppo della sessualità sono influenzati da molteplici fattori sia biologici che socio-psicologici, come: educazione, rapporti familiari, condizionamenti sociali e culturali. Troppo spesso si fa coincidere la sessualità con genitalità, riducendola al puro atto sessuale; in questo modo viene violato ciò che di naturale e di umano vi è in essa: il corpo femminile è continuamente ricondotto ad una sessualità materiale in quanto semplice e vuoto piacere sessuale.
Ogni azione educativa presuppone un cambiamento, tale trasformazione è orientata dal poter essere. I corpi sono luoghi di apertura, di conoscenza, che necessitano di cura: educare allora è quel processo rivolto alla conoscenza, al sentire, a provare emozioni. Il movimento è una funzione organica indispensabile per la crescita e l’evoluzione dell’uomo, per il mantenimento del benessere psico-fisico e la prevenzione dell’invecchiamento.
Merleau-Ponty afferma che “Ciascuno di noi se non è affetto da particolari patologie, ha coscienza di sé e del mondo appunto tramite il proprio corpo”. A proposito del movimento opera una distinzione in due categorie fondamentali:
- Movimento concreto che si riferisce a quei movimenti che adempiono a funzioni precise;
- Movimento astratto dove il movimento svolge funzione di proiezione e di evocazione.
Il movimento produce effetti benefici sia a livello fisico, psichico che cognitivo. Piaget ha definito la motricità come punto di partenza per lo sviluppo delle funzioni cognitive. Il movimento costituisce un importante strumento di formazione; esso così come lo sviluppo corporeo sono strettamente connessi al comportamento psichico ed affettivo del soggetto.
Hoz affermava che “il fine dell’educazione è il perfetto stato possibile di ogni persona conseguito mediante l’esercizio delle sue potenze operative”. L’insegnante deve utilizzare il movimento per conseguire non solo delle finalità connesse allo sviluppo motorio, ma anche correlate allo sviluppo di competenza in altri ambiti della personalità. La persona umana parla attraverso lo sguardo, la gestualità, la mimica; il corpo è capace di comunicare stati d’animo, emozioni con un’efficacia a volte superiore a quella del linguaggio non verbale. Il corpo è l’espressione della personalità ed è strumento reazionale, espressivo-comunicativo, operativo.
Nell’uomo la comunicazione non verbale si lega a quella verbale nel manifestare gli stati emotivi e i modi di essere del parlante. Il soggetto competente dal punto di vista comunicativo è, solitamente, in grado di utilizzare una serie di abilità di carattere differenziato:
- Linguistiche: relative alla componente verbale del discorso e alle regole formali che consentono di operare con un determinato linguaggio;
- Paralinguistiche: relative alle caratteristiche strutturali che accompagnano i messaggi linguistici;
- Cinesico-gestuali: relative al ruolo svolto dai movimenti del corpo, dagli atteggiamenti del volto, dalla mimica e dai gesti;
- Prossemiche: si riferiscono agli atteggiamenti spaziali assunti nel corso dell’interazione comunicativa;
- Pragmatiche: relative ai comportamenti messi in atto nel corso dell’interazione;
- Socio-culturali: relative ai contesti e alle situazioni sociali;
- Semiotiche: inerenti la capacità di impiegare una pluralità di codici espressivi oltre quello che vale.
Capitolo 2
Modi di trasmettere messaggi
Esistono diversi modi di trasmettere messaggi, tra i vari segnali emessi dall’uomo si distinguono quelli che hanno lo scopo di comunicare. La parola è pensiero, ma è anche gesto. Utilizzare il linguaggio per entrare in relazione con l’altro, vuol dire manifestare il proprio essere, che è simile a quello degli altri; il linguaggio nasce dall’incontro con l’altro. La nascita del linguaggio non è solo dovuta a una necessità di trovare un mezzo per comunicare, ma è anche frutto della nostalgia dei suoni intrauterini, che il bambino sente prima di venire al mondo.
Una serie di altri segnali, che sono influenzati dal codice verbale, sono i gesti del corpo; essi, facendo parte o meno del messaggio verbale, contribuiscono a creare una migliore comprensibilità del discorso. Il movimento finalizzato o meno, porta alla conoscenza delle cose e contemporaneamente alla conoscenza di se stessi. Quando si ha l’impossibilità di ricevere queste informazioni, allora l’immagine del proprio corpo si sviluppa in maniera distorta con lo svilupparsi poi di problemi comunicazionali nell’essere umano.
Vayer definisce come schema corporeo quell’insieme di percezioni relative al sé che rappresenta l’insieme delle sensazioni relative al proprio corpo in relazione ai dati del mondo esterno. Vayer individua nella comunicazione con l’altro tre piani, attraverso i quali si attiva: quello tonico (contrazione e decontrazione della muscolatura posturale ed espressiva), quello gestuale e quello verbale. La comunicazione verbale è estrinseca in quanto impersonale e oggettiva, mentre il linguaggio comunicativo del corpo e dei suoi movimenti è intrinseco, personale e soggettivo.
Funzione comunicativa del movimento
- Sviluppo delle capacità intellettive;
- Sviluppo e conservazione della funzionalità dell’organismo;
- Sviluppo della capacità e dell’abilità;
- Sviluppo delle capacità di espressione e di relazione.
Il linguaggio corporeo, ovvero i messaggi che possono essere trasmessi con il corpo comprende: le posture, i movimenti del corpo o di singole parti del corpo, i gesti, la mimica. L’espressione corporea può essere intesa su piani differenti:
- Legato alla vita quotidiana di ognuno di noi, un piano è quello posto in un rapporto di relazione con se stesso, con gli altri, con l’ambiente e con gli oggetti che lo circondano; è il livello della comunicazione che avviene abitualmente nella vita di relazione connesso principalmente alla comunicazione analogica non verbale;
- Pratica dell’espressione corporea, un altro piano è quello della intesa come un livello base della motricità espressiva per una riscoperta e una riappropriazione del proprio vissuto motorio, attraverso le attività del sentire, ascoltare, conoscere, prendere coscienza;
- Dell’elaborazione artistica vera e propria, un ulteriore piano è quello dello sviluppo della capacità di sintesi a partire dall’improvvisazione, della strutturazione, della composizione, dell’organizzazione e del montaggio in sequenze ordinate di movimenti.
Il movimento rappresenta la via maestra per esprimersi, comunicare e comprendere. Stern ha postulato l’esigenza di un alfabeto emotivo primario, da lui chiamato degli “affetti vitali”, modulato sull’esperienza cinetica di tutte le percezioni della vita fetale associazioni quali lo scorrere, il fluttuare, l’esplodere, il gonfiarsi.
La comunicazione è un modo di conoscere, l’uomo conosce attraverso la percezione, prima di tutto; elabora poi le informazioni ricevute nei suoi sistemi di memoria, genera altre conoscenze compiendo inferenze e attribuendo significati. Le parole del nostro corpo servono a rinforzare quanto detto verbalmente anche se, a volte, ci contraddicono: in questi casi si dovrebbero tenere maggiormente in considerazione le parole del corpo che spesso, sono espresse in modo inconsapevole; bisogna stare attenti alle situazioni di doppio legame.
Il doppio legame si manifesta quando il messaggio veicolato dal punto di vista non verbale è in netta contraddizione con ciò che viene detto verbalmente, oppure viene affermato qualcosa e una nuova affermazione riguardante quella precedente è in contraddizione con essa.
Comunicazione non verbale
L’espressione delle emozioni è una delle principali funzioni della comunicazione non verbale, in quanto avviene generalmente in modo spontaneo e più esplicito ed efficace delle parole, con maggiore difficoltà a controllarle rispetto a queste ultime. È, infatti, difficile nascondere le proprie emozioni, anche se non impossibile. La comunicazione delle emozioni attraverso il canale non verbale completa le parole, a volte tradendole. Il linguaggio del corpo può partecipare alla presentazione di sé agli altri essendo capace anche di comunicare l’identità di genere.
Un altro importante aspetto riguarda le relazioni interpersonali; il comportamento non verbale segnala cambiamenti di qualità nelle relazioni: ad esempio, diminuire i comportamenti di contatto e affetto possono segnalare il voler interrompere la relazione. Il nostro aspetto esteriore costituisce la prima modalità non verbale con cui comunichiamo agli altri preziose informazioni su noi stessi. È proprio da esso che il nostro interlocutore formerà la sua prima impressione su di noi.
Un altro aspetto che risulta abbastanza evidente durante il primo approccio comunicativo che si ha con qualcuno, riguarda l’uso di alcuni segnali vocali verbali e non verbali, che influenzano la comunicazione.
I segnali vocali verbali sono quelli connessi al discorso e sono costituiti da quegli aspetti della voce che tendono a modificarsi in base al contesto comunicativo ed al significato semantico. Esistono tre parametri che caratterizzano la voce:
- Il tono: dipende dalla tensione delle corde vocali e può essere acuto o grave;
- L’intensità: il volume più o meno forte della voce;
- La velocità: connessa alla successione delle parole ed alle pause.
I segnali vocali non verbali riguardano la qualità della voce, che dipende da fattori biologici, sociali, di personalità, emotivi. Importante e potente è poi lo strumento comunicativo costituito dal silenzio. La sua interpretazione è, infatti, ambigua, legata alla situazione ed agli altri segnali non verbali.
Il comportamento spaziale è un aspetto comunicativo molto importante e per lo più non consapevole. La postura è la posizione che il nostro corpo assume rispetto al contesto ed alle persone con cui ci rapportiamo, ed è un comportamento non verbale spontaneo. Per l’interpretazione del suo significato è indispensabile analizzare la dimensione del rilassamento-tensione. In genere, il rilassamento posturale è tipico di un atteggiamento di dominanza, quello teso e rigido di uno status sottomesso.
Un aspetto significativo del comportamento spaziale è quello legato alla distanza interpersonale. Vengono distinti quattro tipi di distanza interpersonale:
- Intima: rapporti stretti, partner o interazioni madre-bambino;
- Personale: relazioni amicali;
- Sociale: relazioni formali;
- Pubblica: propria delle situazioni pubbliche.
Il contatto corporeo è una violazione dello spazio personale dell’altro, per cui se il significato ad esso attribuito non è condiviso dalle persone che stanno interagendo tra loro non può essere accettato. Il volto gode di un enorme potere comunicativo; gli sguardi e le espressioni sono difficili da controllare perché spontanei, e proprio questo conferisce al volto una grande efficacia comunicativa.
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