Di carne e di parola
Introduzione
Oggi si continua ad attribuire valore ai legami famigliari. La famiglia è uno dei luoghi primari di solidarietà, i legami tra le generazioni permangono. Anche se vi sono frequenti rotture di legami e coniugali, e vi è anche l’assenza di uno dei due genitori, le famiglie si disperdono, si dividono e si ricompongono. La famiglia è percepita come una nebulosa di relazioni affettive.
La pratica invalsa del pendolarismo o circolazione dei bambini tra due case, materna e paterna, viene anche difesa. La deflagrazione delle famiglie oggi è il problema numero uno della società. Le sue conseguenze negative sono molteplici, il costo sociale considerevole. Il desiderio di stabilità e di legami forti resta elemento fondamentale della vita affettiva. L’attraversamento del tempo è uno dei compiti principali della famiglia. Famiglia significa radicamento, durata e casa.
La maggior parte delle riflessioni sulla famiglia sono di tipo descrittivo. L’etica è una parola rivolta al singolo, essa si rivolge a soggetti, invitandoli a superare l’anonimato del si, a diventare attori della loro esistenza. I legami famigliari sono paradossali, in seno alla cultura di oggi, essendo attraversati dalla libertà, coscienza, ricerca della felicità personale, si reggono solo in base a un consenso a una solidarietà specifica, per la vita e per la morte. Sono legami carnali, passano attraverso il corpo, l’affetto, il piacere, la sofferenza, fino all’accompagnamento alla morte.
La parola famiglia racchiude la nascita, la crescita e la morte. La carne è il luogo in cui risuonano tutte le armonie della vita, diventa significante solo se viene data voce alla parola che la genera. I legami necessitano di essere istituzionalizzati, passano attraverso la nominazione, la famiglia è il luogo in cui riceviamo un cognome, nome, un posto. Esige una cornice, definita dalla legge o dall’istituzione. La famiglia ha una valenza politica.
La nostra cultura mette in risalto la dimensione affettiva dei legami famigliari, si trova a disagio nel pensare l’intreccio fra le tre dimensioni appena evocate. Vi è un dualismo tra corpo e spirito. Il legame coniugale è il più debole. La famiglia esige una struttura, definizione di spazi e un’architettura.
I modelli famigliari si equivalgono?
Ci troviamo di fronte a una pluralità di forme famigliari. Il nocciolo è la famiglia coniugale, cioè fondata sul legame durevole tra uomo e donna. Il modello di famiglia da cui proveniamo, ebbe il suo apogeo nell’Europa occidentale tra il 1930 e il 1960. Una famiglia coniugale molto unita, dove i valori legati all’amore si intrecciavano, in un modo equilibrato. Ogni concetto può essere inteso in senso minimale o pieno.
Un sociologo definì la famiglia come una cellula sociale composta di almeno un adulto che alleva almeno un bambino. INSEE nel 2004 definì famiglia come un menage che comprende almeno due persone, ed è costituito da una coppia sposata o meno, con o senza figli, o da un adulto con uno o più figli. Un antropologo riferì che in Africa centrale, si parlava di famiglia solo a partire dalla nascita del secondo figlio. Il termine è inteso in tutta la sua ampiezza, includendo tre tipi di legame: alleanza, filiazione e fratellanza.
Una famiglia è il luogo in cui nascono e vengono allevati i figli, quindi si pone la questione del legame: statuto della coppia genitoriale. Irene Thery la definì come il luogo in cui si articolano la differenza dei sessi e la differenza delle generazioni. Sono necessarie delle relazioni reali, l’esperienza concreta della differenza che dura nel tempo. La nozione di differenza richiama il legame.
Le diverse culture hanno articolato in modi diversi questi legami, ma tutte li hanno articolati. Pensiamo e agiamo in seno a una determinata cultura, portatrice di una tradizione, di un’etica comune e di uno sfondo filosofico. Lo sfondo può attribuire maggior valore al carattere personale e interpersonale delle relazioni, ovvero il principio del rispetto della persona considerata come fine, il che implica una cultura della libertà, dell’uguaglianza, e dell’amore secondo un’articolazione della carne e della parola. A partire da un contesto simile, si afferma l’idea di famiglia non plasmabile a piacimento. Non tutti i modelli famigliari si equivalgono.
Modelli autenticamente nuovi?
C’è un contrasto stupefacente tra le promesse di novità e il carattere ripetitivo, canonico della lista delle alternative. Vi sono 4 casi tipo obbligati: nuclei monoparentali, famiglie ricomposte, unione libera o PACS, famiglie omoparentali. In questi casi si considera la posizione in rapporto al matrimonio, il legame coniugale non esiste, o è stato rotto oppure ricontrattato. Il matrimonio sarebbe facoltativo, la società deve rimanere indifferente.
Una donna può vivere un’unione libera, sposarsi, divorziare, allevare da sola i figli, risposarsi, trovarsi vedova… Le nuove forme sono ascrivibili tra i palliativi, i rimedi di fronte ad un fallimento, o a una rottura piuttosto che essere autentiche invenzioni, creazioni di nuovi modi di vita famigliare. La nostra società non sta sperimentando nuovi modelli, ma sta intaccando quello tradizionale Leridon. La nostra cultura è una cultura della divisione, dello scioglimento. La separazione fra le tre dimensioni della parentela carnale, legale, educativa è vista come ordinaria.
La famiglia ristretta è quella semplificata dal legame padre, madre, figlio. La famiglia coniugale è fondata sul matrimonio. Il modello coniugale monogamo con la residenza in comune è il più diffuso Heritier. Il genitore è al centro della relazione madre-figlio, riconosciuto come fattore di stabilizzazione e di socializzazione. Secondo Morin il fenomeno fondamentale che prepara l’ominizzazione e che realizza l’homo sapiens, è la nascita del padre.
La famiglia coniugale si evolve, si trasforma, ha integrato i mutamenti delle relazioni uomo-donna, l’ascesa delle idee di libertà, uguaglianza, amore, i cambiamenti di equilibrio tra ruolo paterno e materno. La realizzazione di una coniugalità amorevole e duratura, solidale e personalizzante, è un compito etico incessante, e a venire individualmente e collettivamente.
Kellerhals distingue tre tipi di famiglia: bastione solidale, normativo, ripiegato su se stesso; corporativo solidale, regolato in base alla contrattazione dialettica, aperto verso l’esterno; associazione dove i coniugi sono preoccupati di mantenere la propria autonomia. Roussel distingue le famiglie competitive in cui è prioritaria la realizzazione sociale, famiglie in cui la storia è centrale, ovvero dove ciascuno cerca una realizzazione di sé attraverso la solidarietà di lungo periodo, le famiglie club dove predominano le gratificazioni a breve termine e la preoccupazione di autonomia, le famiglie fusione in cui la qualità delle interazioni affettive è fondamentale e infine le famiglie rifugio strutturate a riccio, per difendere.
Controversie linguistiche
In testa a tutti i bilanci vengono poste le famiglie monoparentali (ascendenza femminista e anglosassone). Il 95% dei figli nati fuori dal matrimonio vengono riconosciuti da entrambi i genitori. Il genitore assente solitamente è il padre, semanticamente eliminato anche analizzando la definizione. Olivier sostiene come ci vogliano due genitori per allevare un figlio. Una madre, per quanto meravigliosa, non può rimpiazzare un padre, e viceversa.
Dolto invece afferma che il primo dovere dei genitori è dare ai loro figli una situazione ternaria. La monoparentalità designa un incidente della vita, uno strappo. Le famiglie ricomposte, sono nate negli anni 80 del 900, ed è stata preferita a quella di famiglia ricostituita. È portatrice della medesima ambiguità, il prefisso ‘ri’ indica ripetizione, ritorno al passato. L’idea soggiacente può essere quella di una ricostruzione della famiglia.
Dietro la famiglia ricomposta c’è una famiglia de-composta. Per i figli c’è una parte evidente di violenza nel divorzio. Molti suoceri assumono le loro responsabilità con la migliore disposizione d’animo possibile. L’espressione indica i genitori del coniuge, con cui sposandosi si è contratto un legame di alleanza. Ma con il secondo marito o moglie il figlio non contrae affatto un simile legame. L’espressione confonde l’alleanza del padre o madre con quella del figlio. Vedere i figli un week-end su due oppure quattro settimane all’anno non è affatto la stessa cosa che vederli tutti i giorni.
Dopo la legge del 4 marzo 2002, si sono riposte molte speranze nella residenza alternata. Il figlio ha bisogno di stabilità e di unità. I neuropsichiatri infantili hanno descritto i bambini recatisi a colloquio con loro, di età compresa tra 0 e 10 anni, e presentano disturbi come depressione, collera, disorganizzazione, risvegli notturni, asma, eczema, desiderio di fuga e tendenza suicide. Alcuni cambiano casa, e non sempre la distanza tra le due residenze dei genitori rappresenta un problema agli occhi del giudice.
Il divorzio è uno sprofondamento del mondo, la soppressione di un focolare. L’amore dei genitori verso i figli è indiretto, condiviso, passa attraverso un legame che unisce i genitori tra loro. Una delle conseguenze dell’aumento di divorzi, è ciò che dice Ghitty come giudiziarizzazione dell’esistenza. Si tratta di un intervento dello Stato nella vita privata, la proceduralizzazione dell’esistenza corrisponde all’incursione del potere pubblico nella sfera dell’intimità. Una delle funzioni del matrimonio è come dice Quere proteggere la vita privata delle coppie, una volta unita, la coppia è libera, riceve a prestito, compra, si dà un’abitazione, mette al mondo i figli…
Si parla sempre di più di famiglie conviventi, che restano celibi. Il bambino è perciò figlio di due celibi, senza che il legame tra i suoi genitori sia registrato allo stato civile. Per un bambino il fatto che la sua famiglia sia fondata su realtà soggettive, sia istituita anche tramite la propria iscrizione in un quadro sociale, pubblico, istituito rappresenta una base di sicurezza affettiva. Il tasso di rottura dei conviventi è sei volte più alto di quello tra persone sposate. L’arrivo dei bambini diminuisce di un terzo questo tasso, significa che il legame tra i genitori diventa due volte ancora più fragile.
Il termine parentalità e i suoi derivati ricorrono spesso all’inventario delle nuove forme: monoparentalità, coparentalità, omoparentalità. Il termine parentale derivava da parenti che aveva due caratteristiche: legato alla generazione (partorire), impiegato solo al plurale i genitori. La parentalità è una funzione fluttuante, volontaria ed educativa. La famiglia si trova nel punto di articolazione di natura e cultura, del carnale e del simbolico, del corpo e della parola. Tale articolazione va pensata nel quadro della nostra cultura e della nostra etica condivisa. Possono essere proposti 4 pilastri per fondare oggi la famiglia, che non hanno niente di conservatore, ma si salvaguardano l’avvenire.
Quattro pilastri per la famiglia
Il matrimonio
La famiglia è il luogo di accoglienza dei figli, con cui vi sia una responsabilità particolarmente forte. Riconoscere un figlio è impegnarsi nei suoi confronti. La famiglia sarebbe determinata dalla filiazione. Fondare una famiglia significherebbe mettere al mondo un figlio, riconoscerlo, dargli un nome. Rimpiazzare l’alleanza con la filiazione è solo un modo apparente di fondare la famiglia sul figlio.
Abel sostiene che con l’aumento esponenziale del numero di separazioni legali sono i genitori che se ne vanno e i figli che assicurano la continuità. Molto oneroso per un figlio sentire di essere il perno esclusivo del legame dei suoi genitori. È liberatorio per lui percepire che il legame tra il padre e la madre poggia su altre basi, rispetto all’affetto che hanno per lui, su un’alleanza cioè una promessa di solidarietà proiettata nel tempo. Se il bambino non avverte questo punto, proverà una grande insicurezza interiore. Al contrario se la coppia genitoriale trova in sé il proprio centro di gravità farà meno fatica a separarsi dai suoi genitori. I figli hanno bisogno di diventare grandi nell’orbita dell’amore di un uomo e una donna.
Il primo criterio di discernimento per giudicare la validità etica di un modello famigliare dovrebbe essere quello della coerenza. Il soggetto ha bisogno di unificarsi. Il matrimonio è il fondamento più solido e più coerente per la filiazione. Al di fuori di questo il concetto di filiazione oscilla tra il criterio biologico (priorità della dimensione genetica) e volontario (dimensione adottiva, basata sul riconoscimento). Il matrimonio riunisce le tre dimensioni della parentela corporea, legale e domestica.
Il sì pubblico significa acconsentire a un’oggettività del legame, all’impegno nei legami che eccedono la mera soggettività. Il matrimonio è la più universale delle istituzioni, il modello che fonda i legami di filiazione su quello di alleanza, cioè il legame che stabilisce la precedenza della libertà e dell’uguaglianza dei coniugi, che va di pari passo con il riconoscimento del valore dell’amore, ha una dimensione universale, transculturale.
La differenza dei sessi
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