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Pratiche delle attività a favore del PC

varie e fanno riferimento allo sviluppo del PC (no non l’avrei mai detto)

Esse sono

Educazione al PC

In questa accezione è inteso come un processo atto alla sensibilizzazione e l’educazione della

popolazione che vive in un determinato luogo attuata tramite istituzioni quali scuole e musei, atta alla

maggior conoscenza, gestione e utilizzo del patrimonio culturale per la maggior parte della

è un’educazione di tipo scolastico e cerca di mettere in luce gli elementi comuni di

popolazione. Non

una comunità. Essa si ispira alla tecnica dello scambio di saperi. La possibilità si scambio libera la

L’educazione

possibilità e le conoscenze racchiuse in noi stessi e questo crea conoscenza. al PC può

essere anche praticata dalle istituzioni per la sua eterogeneità i modelli di trasmissione del PC non

possono essere formulati precisamente. Vi sono vari modi per comunicare il sapere, molta importanza

risiede nel medium giusto utilizzato nella comunicazione di una determinata cosa. Un linguaggio

troppo scientifico scoraggerà le persone che non sono sicure di loro stesse ma al contempo il PC non

può essere svalutato da una cattiva comunicazione questo comporta due aspetti fondamentali: il

rapporto tra il messaggio è la cultura viva delle persone e la necessità di una comunicazione umana

tra il PC e le persone. I genitori, gli anziani ed i detentori del PC sono responsabili del suo

insegnamento, questo prevede da parte di chi educa di dare un interesse profondo e legare la propria

conoscenza alla propria vita. La scuola ha un ruolo fondamentale è per far sì che funzioni bisogna

formare gli insegnanti. La formazione della popolazione deve essere permanente essa viene attuata

tramite le associazioni socioculturali sparse sul territorio, tra le tante sono da preferirsi quelle a

carattere generale che riescono a mantenere un legame con il territorio e del suo sviluppo a differenza

di quelle che si occupano esclusivamente di PC che tendono a far prevalere il carattere conservative.

Il PC ha varie sfaccettature e sensi nascosti che devono entrate a fare parte delle conoscenze delle

la mancanza di queste conoscenze dovrebbe essere trasmessa dall’istituzione culturale

persone,

perché le famiglie non sono più in grado di trasmetterle. La bellezza formale di un opera è assai meno

importante del significato di colui che l’ha creata. La formazione passa anche attraverso la

trasmissione organizzata della cultura. Solitamente gli operatori del PC sono assunti per meriti

scientifici e non per competenze didattiche o pedagogiche; egli ha un rapporto specifico con il PC e

non ha idea del suo rapporto vivo con la comunità il mediatore del patrimonio culturale invece sa

parlare varie lingue. Dovrebbe essere privilegiata una formazione attiva e la figura dell’educatore

La scenografia all’ultimo grido no che la più costosa corredata

dovrebbe essere riconosciuta. da

scenografi e cataloghi sontuosi non sempre è la migliore strategia soprattutto se si ha a che fare con

persone modeste.

I monumenti ed i siti

Quali sono le azioni che possono concorrere per il PC ai fini di sviluppo. In primo luogo monumenti

e siti sono indissociabili, i primi fanno parte del paesaggio mentre i secondi sono luoghi che sono

stati modificati dall’attività dell’uomo, insieme sono degli insiemi territorializzati. Per valorizzare

questi beni che devono essere frutto di un censimento vi sono le attività di: Gli itinerari, Uso dei

festival estivi, manifestazioni di carattere religioso, parchi regionali “alla

monumenti come siti per i

francese” vedi esempio della costa nord della Francia. Territori che in se per se non hanno nulla di

particolare ma che sono da conservare perché sono cosi.

Il PC immateriale

Questo tipo di PC è quello che rappresenta la base della vita culturale e dello sviluppo del territorio.

Essendo parte della vita delle persone questo patrimonio non viene visto quindi è necessario farlo

conoscere e censirlo. Questo patrimonio deve essere quindi valorizzato. Di questo PC fanno parte

anche i saperi che vengono scambiati e sono a portata di tutte le popolazioni, questi scambi diventano

occasione per mettere avere consapevolezza della propria cultura, metterla in relazione alle altre e

facilitare l’integrazione. Le pubblicazioni sono un modo per perpetuare la memoria di questa cultura.

Il turismo culturale

Riflessione sul turismo culturale, quello mosso dalla volontà di scoprire PC locali. Questo tipo di

turismo viene incentivato in vari modi, pero purtroppo queste iniziative sfociano spesso in

propaganda per il turismo di massa. Vi sono sue tipi di turismo uno che punta a quello nazionale ed

uno a quello internazionale. A livello nazionale si pone il problema del visitatore nei confronti del

visitato, per aiutare il visitatore è necessario informarlo, il compito dell’agente per lo sviluppo sarà

del territorio e mettere in contatto l’autoctono ed il turista.

quello di mettere in evidenza la dinamicità

Esempio del turismo e del percorso di Santiago de Compostela nel quale si può attuare uno scambio

positivo sia con i turisti che con i locali. Il problema dei residenti secondari è diverso, loro partecipano

alle attività locali ed alla formazione del PC locale, alcuni si integrano e diventano personaggi attivi

mentre altri vorrebbero che il mondo attorno a loro si fermasse che è esattamente il contrario della

cultura viva. La male interpretazione della salvaguardia del territorio viene smorzata tramite

l’educazione dei residenti secondari. Il turismo culturale in Francia si confonde con quello di massa

perché spesso chi deve accogliere le persone presenta un divario socio linguistico. Il turismo è uno

dei modi con i quali si può aprire un territorio al turismo promuovendo il patrimonio immateriale. Per

fare questo si deve uscire dai soliti schemi battuti. Bisogna conoscere il PC per poterlo trasmettere

alle persone che devono poter essere nelle condizioni di acquisire informazioni basandosi sulle

Bedeker sostenitore dell’ecoturismo, per sviluppare l’autonomia culturale delle

proprie conoscenze.

comunità etniche indiane, un turismo che difende le zone naturali, Quando piccole comunità

divengono consapevoli del proprio patrimonio ambientale e quando si organizzano per sfruttarlo al

fine di attirare turisti ed ottenere da essi le risorse necessarie per attuare progetti di sviluppo,

diventano anche coloro che si pongono in modo dialettico con chi arriva. Per essere possibile è

necessaria la conoscenza del se e il rafforzamento della memoria collettiva.

Gli inconvenienti

Nel corso degli anni sono state fatte molte fantasie sull’aspetto della cultura e spesso anche aberranti

a colpa di architetti che credono di poter costruire qualcosa di nuovo al di fuori del contesto in cui

vanno ad operare. Il PC è fondamentale per la formazione di una nazione e spesso in caso di conflitti

diviene oggetto di enfatizzazione o distruzione. Altro problema che emerge è quello sulla restituzione

è un problema di giustizia e di equità. Altro punto debole dell’attuale mondo della cultura

dei beni

sono i commerci illeciti legati alle opere e manufatti. Per lo sviluppo il frutto di queste azioni illegali

possono essere riassunti in questo modo: accrescimento dei patrimoni e delle collezioni ma senza

ricaduta sullo sviluppo ed incremento del pubblico di massa, impoverimento delle società sfruttate,

cambiamento del significato del PC in entrambe i paesi. E come se non lo sapessimo un altro

inconveniente è lo sfruttamento a soli fini commerciali che non tiene conto della cultura locale ma

no… termine “economuseo” che punta a far spendere il più possibile. Viene poi messo in

nasce il

campo il continuo e mai finito discorso sulla tutela e lo sviluppo con due esempi e la domanda è vale

la pena di tutelare a costo di affossare lo sviluppo? Se queste norme fossero sempre esistite la nostra

società non sarebbe evoluta. Il progresso e la tutela devono essere applicati da persone interne alla

società che possano prendere in considerazione i vari aspetti e non calate dall’alto.

Uno strumento per lo sviluppo: il museo

Ci si concentrerà su alcuni aspetti molto interessanti della nuova museologia. Il museo è quel luogo

che più rappresenta il patrimonio della nazione che lo riguarda. Il muso dovrebbe essere al servizio

dello sviluppo, le teorie passate puntavano a vedere nel museo come un luogo dedito alle scienze ed

alla ricerca mentre le nuove forme museologiche lo figurano come uno strumento al servizio dello

sviluppo.

Nel 2001 la museologia è stata definita come una materia che si impegni nella ricerca i strategie

museali alternative, legate alle domande di cambiamento emergenti nella società, una museologia

per lo sviluppo che stimoli la gestione e l’uso del PC per lo sviluppo sociale e comunitario, attraverso

la formazione di risorse umane responsabili, ossia di attori consapevoli dello sviluppo.

Alcune domande sul museo:

 Quale è il rapporto tra il museo ed il PC?

Per definizione le collezioni appartengono al PC comune, il loro compito è presentarlo ai

visitatori e conservarli; sotto questo punto di vista sono come i monumenti e sono al servizio

del PC. I monumenti, entrambe non sono alienabili. L’insieme dei beni vincolati è di fatto

congelato. Il museo locale, che si identifica con le persone, è, tramite il principio di

sussidiarietà, appartenente alla comunità. Questo significa che la comunità tutta ha il diritto

di intervenire sulla sua programmazione. Diverso è per il privato che risponde a bisogni privati

e non deve essere a carico del pubblico. A prescindere dalla sua natura il musei mantiene fini

e conservativi e l’oggetto da museo è fuori dalla circolazione. Questa struttura

di studio

rispecchia la natura aristocratica e di sala delle meraviglie del museo, la sua apertura risponde

“bancaria”

ad un bisogno di democraticità imposta. E corrisponde alla cosiddetta educazione

di Paulo Freire. Il boom dei museo è sintomo di una paura del presente e del futuro che ci

spinge ad attaccarci ad oggetti di cui capiamo sempre meno il senso.

 Come valutare un museo classico dal punto di vista dello sviluppo?

Questi museo sono al servizio dello sviluppo? La domanda non sarà quasi mai posta in questo

modo ma si può ricercare la risposta tramite una serie di tre domande:

Il museo è un’immagine positiva per i visitatori esterni? (Viene comunicato ed agisce

1. correttamente?)

2. Il museo è un fattore di arricchimento per la PA? (A livello economico come si pone?)

Il museo garantisce un aiuto efficace per l’educazione di adulti e bambini?

3. (È

interessante?)

Un’eccezione è fatta per i musei delle scienze. Altra parentesi viene aperta sulla museologia

e la capacità di chi andrà ad accogliere gli utenti nel trasmettere le conoscenze. Altra

attenzione va posta al fattore “risorse umane” e come viene gestito il personale. Nelle

vi è l’equipe che gestisce e crea

istituzioni che funzionano solitamente sotto i conservatori

una lingua appositamente per comunicare con il pubblico.

 Dobbiamo musealizzare i monumenti?

A suo parere ogni musealizzazione è un ripiego, vi sono tanti modi per valorizzare un luogo

senza congelarlo nel tempo infatti chi si intende di sviluppo si chiede che come posso

mantenerlo vivo e non come posso mantenerlo intatto. Una volta poste le domande per capire

se questo edificio faccia o no parte del PC si deciderà se utilizzare la musealizzazione come

sistema. Ma la musealizzazione deve essere eterna o anche questo concetto può essere ripreso

in considerazione? Non è sufficiente dire questo è antico e deve essere conservato ma deve

essere anche portata una giustificazione che permetta alla società di impegnarsi tanto in quello

scopo.

 Perché e come è nata la nuova museologia?

Gli anni 60 hanno portato nuovo vento e molti giovani museologi, nel ’68, si sono chiesti che

ruolo avessero all’interno della società. Nei paesi emergenti nasceva la volontà di emanciparsi

dal controllo economico degli USA. I paesi appena liberati iniziavano a muovere i primi passi

per un’indipendenza anche del pensiero e in America le lotte razziali facilitarono lo sviluppo

di strutture di carattere etnico. Contemporaneamente l’arricchimento della classe media

nuova domanda turistica. Dal ’69 al ’72

europea insieme ai nuovi mezzi di trasporto crearono

L’ICOM si è mossa andando a riflettere sul commercio illecito dei beni, il ruolo politico dei

musei, la definizione del nuovo ecomuseo e di “museo integral”. La domanda aumentava

mentre i cambiamenti istituzionali avevano bisogni di tempo per essere metabolizzati quindi

negli anni ’80 nacque la nuova museologia con la nascita in America (nord-sud) del MINOM.

Contemporaneamente stava anche nascendo la museologia di massa. Gli anni ’90 chiarirono

questa doppia strada in museologia popolare e turistica. Attualmente la museologia è un

insieme di museologi che cercano di adattare nel modo migliore il museo al luogo ed ai bisogni

della popolazione pertanto in tale posizione vi sono molte professionalità convinte che il PC

sia un bene comune.

 Esiste un concetto unico di ecomuseo?

Differenza tra la formulazione originale del 71/72 di Rivière di museo come parco e quella

sviluppata da Le Creusot del 73/80 di museo come strumento per lo sviluppo comunitario. De

Varine, inventore del termine preferisce mantenere la dicitura museo seguita da un attributo

ad esempio comunitario, territoriale, museo di sito ecc. che cosa rappresenta il termine

ecomuseo per lo sviluppo territoriale oggi? L’ecomuseo oggi sembra riflettere più idee

complementari; La materia prima è l’intero PC di una comunità, è in ambito territoriale, viene

costruito in modo lento, La partecipazione dei membri della comunità è permanente ed attiva,

è uno strumento di educazione popolare, la ricerca e la conservazione sono mezzi e non fini.

Soprattutto non vi è regola ed ognuno differisce dagli altri ed è quindi assurdo doverli

sottomettere ad etichette o a commissioni di esperti esterni. (Non si corre il rischio di

autolegittimarsi in questo modo? Domanda mia) Spesso ci si domanda se sia ancora necessario

chiamare queste istituzioni musei o cambiare nomi per non fare confusione. Nelle pagine

successive verranno esposte varie possibilità di musei senza parlare di Ecomuseo, questo

perché esso è un termine talmente ampio che rischia di creare confusione. Si va oltra al

concetto di ecomuseo.

Il museo territoriale

Esso è l’espressione del territorio esso punta a promuovere il territorio in cui si colloca ed è uno

strumento dello sviluppo. La scelta di questo luogo può avvenire per criteri naturali, economici,

sociologici. Un parco è per natura un museo territoriale ed anche un’istituzione che si fa carico

storici,

di rispecchiare il territorio. Avrà un numero limitato di punti di lettura del paesaggio, questo museo

uno sguardo all’interno della società ma anche una finestra per l’esterno. Di rado questo

è innanzitutto

museo è creato dalla popolazione ma prende un ruolo nello sviluppo solo se prende in considerazioni

le varie comunità presenti. Le persone della comunità non sono visitatori ma sono soggetti ed attori.

Non è facile convincere la popolazione che questa istituzione sia in realtà una possibilità di appoggio

ed un’occasione. Il PC diviene un pretesto per discutere del ruolo e della propria cultura, un pretesto

per riflettere seriamente sul presente e sul futuro. Siamo molto distanti dal concetto classico di museo

chiuso tra quattro mura ma è una riflessione su di un nuovo tipo di museologia. Essa è in senso stretto

una museologia per lo sviluppo. Esso si sviluppa e si comunica con tutte le nuove tecnologie per

presentare un territorio ed essere diffuso su di esso.

Il museo comunitario

Il museo comunitario è l’espressione di una comunità che si caratterizza dalla condivisione di un

territorio, di una cultura viva, di modi di vita ed attività comuni. Essa può essere a sua volta composta

da più comunità. Essa deve essere aperta perché lo sviluppo prevede uno scambio biunivoco

(endogeno ed esogeno). Il PC è la materia fondamentale ed il museo diventa strumento per lo sviluppo

culturale. A differenza del museo territoriale, che rappresenta un’entità politico-geografica, il museo

comunitario rappresenta un gruppo umano vivente con un proprio territorio; per questo non è

oggettivo ma soggettivo. Questa museologia viene applicata molto in Messico e viene riportato un

testo a riguardo. La città, il quartiere, un paese o una fabbrica sono luoghi comunitari e pertanto luoghi

di vita culturale e di scambio. In questi casi non si tratta di censire il PC ma di metterlo a disposizione

delle PA. Il museo civico non può essere comunitario e viceversa, esso non può sottostare ad una

autorità, ma è la pretesa della comunità di guardare dentro di se. Questo museo non contiene ma è il

PC, ed è qui che casca la museologia della liberazione. In questo caso le collezioni appartengono alla

collettività intera, ma inevitabilmente esisterà un proprietario reale che non sempre potrà essere

d’accorso all’utilizzo del suo bene. Rendere un bene Un monumento comporta sempre una perdita di

godimento, sarà la comunità a spingere il proprietario a partecipare al processo di valorizzazione per

creare identità. La costruzione del museo comunitario equivale alla costruzione della comunità stessa

come corpo vivente. Gli obbiettivi di questa istituzione saranno la scredita comunitaria e la

convivenza e la cooperazione delle differenze comunitarie presenti. Una volta esaurite le sue funzioni

porterà morire facendolo o estinguere o trasformandolo in altro o trasformandolo in un’altra

il museo

o istituzionalizzando il museo trasformandolo in un’istituzione

attività, classica o trasformandolo in

un museo territoriale.

Il museo scolastico

Formula diffusa fuori dal contesto europeo ed involgarita dagli americani. Sono musei creati

all’interno di contesti scolastici a fini pedagogico didattici. È il frutto di un processo veramente

museologico applicato all’interno dell’ambito scolastico, esso non dovrebbe creare collezioni

educativo nuovo per fare conoscere l’arte sia ai ragazzi

permanenti. Offre agli insegnanti materiale

che alle famiglie e a far rispettare il patrimonio ai bambini fini da piccoli ed a usarlo come risorsa. E

per educare i ragazzi all’immagine. Questo può funzionare solo fino a quando il museo rimane

gratuito e deve rispondere alle necessità di chi lo ha creato. Esso diventa anche un gioco per i ragazzi.

L’esperienza può anche preparare i ragazzi ad una visita ad un museo reale perché il bambino si

immedesima nei panni del professionista ed un domani darà frutto ad adulti consapevoli che si

prenderanno carico del PC. Esso si posiziona comunque nel museo comunitario ma è un tipo

particolare in quanto emanazione dell’educazione.

Gli inconvenienti della museologia moderna

Negli ultimi tempi nei nostri paesi sono nati musei in maniera incontrollata. Ci sono tre tipi di musei

sui quali riflettere ed evidenziare errori.

Economusei luogo esclusivamente turistico a forte scopo di lucro. Creano un rapporto molto

marginale con la comunità.

I musei “parco a tema” la metodologia è la stessa degli Economusei e per sopravvivere richiedono

impianti scenici in grossa quantità. Creano un rapporto con un consumatore invece che con un attore

dello sviluppo.

I “musei ladri” sono musei che centralizzano il patrimonio e lo rendono ingestibile dal punti di vista

dello sviluppo. Essi privano la popolazione del PC invece di responsabilizzarla al suo utilizzo. Questo

anche attuato ai danni dei paesi più poveri. Questo provoca rivolte e tentativi di richiesta di

restituzione di certi beni. Economia delle attività a favore de PC

Il patrimonio che sia naturale o culturale è una risorsa non a livello economico ma sotto numerosi

aspetti. Genera entrate ed uscite e deve essere organizzato in termini di amministrazione. Spesso ha

effetti non immediatamente monetizzabili che possono essere valutati solo soggettivamente.

Le trasformazioni del PC

La maggior parte dei beni sono destinati a trasformarsi esattamente come si modifica la memoria.

Occorre riflettere in maniera economica su questa trasformazione. Riportato nuovamente esempio

della sua tenuta in campagna.

Il detentore del PC è un attore economico

Questo concetto può essere ampliato a qualsiasi cittadino. Lo sviluppo non potrà essere veramente

sostenibile se non coinvolgerà tutti i cittadini. Essendo la frammentazione del territorio molto elevata

ai comuni che intendono promuovere progetti ad interesse pubblico, non rimane che associarsi ai

proprietari. Spesso i proprietari si scontrano con le necessità di sviluppo del territorio. Combattere le

cause che provocano la perdita di ingenti quantità di PC per questioni personali è la lotta degli

amministratori e degli agenti di sviluppo che dovranno cercare di persuadere i proprietari che lo

sviluppo è anche nel loro interesse.

Il valore economico del turismo

In certe circostanze il turismo può essere un’opportunità da sfruttare. Non si parla del turismo di passa

che porta numerosi proventi in Francia ma che solo in piccola misura va a contribuire al PC. I pochi

soldi ed i vicoli comportano una difficoltà nello sviluppo sostenibile del PC. A noi interessa il

pubblico che si interessa del PC comune, esso si divide in due categorie: il turismo attivo (mobile)

pochi visitatori interessati alla cultura, non stagionale, non ricco ma risorsa di immagine; turismo

passivo o residenziale, quello degli abitanti secondari o stagionali, essi con il tempo cercano di creare

un loro patrimonio, le abitudini di questo gruppo influiscono negativamente sull’economia e sulle

casse comunali e sulle abitudini della comunità. Molti sindaci che puntano al turismo per il PC della

loro cittadina si dimenticano che le prime necessità a dover essere soddisfatte sono quelle della

popolazione. Il turismo può essere una risorsa complementare.

Cambiamenti nell’uso… economico

I beni immobili che fanno parte del PC forniscono un ottimo elemento per occasioni di sviluppo per

quanto riguarda l’utilizzo. Normalmente un vecchio edificio del quale non si sa cosa fare diventa

museo, strutture che interessano i visitatori esterni quindi non verrà trattata questa forma di utilizzo

perché non richiede immaginazione inoltre richiede molte risorse e non ha un ritorno economico; esse

partono da un principio di cultura alta. Per il patrimonio naturale il processo analogo è la

trasformazione in riserva. Sono possibili molte varianti per la promozione del territorio: ospitare

eventi, residenza sociale, creazione di locali per attività economiche, recupero di produzioni

tradizionali, allestimento luoghi di ricreazione, insegnamento professionale, realizzazione di

laboratori per la ricerca scientifica. Naturalmente ogni scelta dovrà tenere conto del luogo e della

Oltre agli effetti economici a breve e lungo termine vi sono anche effetti sull’immagine del

comunità.

territorio, effetti indotti sulle attività del territorio, utilità sociale diretta ed indiretta, rapporti con le

risorse umane locali, valore aggiunto al PC esistente, creazione ed espansione del capitale fisso locale.

Questo bilancio comprende elementi soggettivi ed oggettivi che devono essere valutati attentamente.

Predisporre il PC è compito della comunità intera.

I prodotti “derivati”

È un concetto che è nato con il turismo di massa che prevede l’acquisto di prodotti derivati dal PC

che di natura è già un creatore di prodotti derivati. Essi creano una fonte economica alternativa non

trascurabile. Negli ultimi anni la qualità è diventata mediocre, diminuzione della qualità anche degli

apparati didattici, i diritti di riproduzione vengono rivendicati dai proprietari, la produzione di questi

materiali deve sempre essere concorde con la comunità. Ciò soprattutto per quanto riguarda le

pubblicazioni. Come già spiegato in precedenza con le esperienze degli istituti di ricerca nei confronti

della popolazione.

L’economia del PC

Le figure professionali che ruotano attorno al PC sono legate al restauro, personale per la

valorizzazione e la promozione, architetti e studi per la trasformazione d’uso, agenzie per la gestione

degli alloggi, strutture e servizi per l’accoglienza. I beni derivati dal PC superano in questi termini di

gran lunga gli introiti dei biglietti. La cultura nel nostro mondo il costo della cultura deve essere

dimostrato e non pensato come bene di lusso.

I contributi Pubblici sono soggetti all’individualità

Essi hanno diversi tipi di limitazioni, di chi li eroga per questo creano

grossi limiti e sono esogeni. Sono però molto importanti quei contributi versati dalle amministrazioni

locali che permetteranno poi la sopravvivenza dell’ente. Occorre evitare, però che questa benedizione

caduta dall’alto paralizzi l’ente locale tra vincoli scritti e non. Nasce quindi la necessità di contributi

che siano posti in maniera sussidiaria e non di assistenza.

Conclusioni: ritorno allo sviluppo

lo sviluppo locale e nei rapporti tra PC e comunità. L’attività non

Il punto di partenza della ricerca è

deve avere come unico scopo la conservazione, lo scopo di tali istituzioni è contribuire allo sforzo

collettivo inteso a promuovere lo sviluppo sostenibile e condiviso.

PC e sviluppo locale

Il PC è il risultato congiunto dell’attività della natura e dell’uomo, legando passato presente e futuro.

Esso è anche la base da cui può prendere slancio lo sviluppo. Il PC non deve essere cristallizzato ma

modellato di volta in volta a fini culturali per poter permettere lo sviluppo. Il patrimonio è locale e la

conservazione non è un fine ma è uno dei modi per mettere i beni al sevizio della comunità. Ogni

manovra messa in atto per lo sviluppo del territorio deve essere in accordo con la cultura che si è

sviluppata in un luogo tenendo conto delle conseguenze che il PC ha sul contemporaneo.

PC e progetti territoriali L’identificazione territorio-patrimonio-comunità

Il PC serve anche per determinare il territorio. è

indispensabile per creare un gruppo di persone che si senta parte dello sviluppo culturale.

PC e cambiamento

Lo sviluppo è sempre sconvolgente e pertanto la comunità deve essere in grado di accettare il

cambiamento ed in questa ottica il cambiamento deve partire dal PC per garantire continuità. Per

svolgere questo tipo di funzione il PC deve essere dinamico. La modificazione del PC è concepibile

solo al fine di ampliare lo stesso.

PC e globalizzazione

La nostra epoca è caratterizzata dalla globalizzazione e dal timore nei confronti di essa. Lo sviluppo

economico locale invece prende vita dal PC ed endogeno. In questa ottica la diversità viene vista

come punto di forza.

Esempi di progetti di promozione del territorio.

APPENDICI

Il museo al servizio dell’uomo e dello sviluppo

Il significato dell’istituzione museo sta venendo meno, cambiando il sistema culturale preindustriale

che lo ha creato vengono meno le premesse culturali del museo stesso. I musei devono applicare

nuove strategie per poter sopravvivere. (Prima radice degli ecomuseo è in Svezia con gli Skansen poi

in Germania strumentalizzata dal regime) La giustificazione del museo è doppia; in primo luogo mette

l’oggetto decontestualizzato all’interno del musei in condizioni di essere ammirato solo per l’apposto

estetico e il riconoscimento da parte dell’élite culturale. Così strutturato il museo secerne musealità

che blocca lo sviluppo culturale, in questo modo molte persone plasmano la propria personalità in

relazione al museo e altre lo rifiutano così l’oggetto diventa bene di consumo. Normalmente il museo

è associato alla noia ed ad un posto austero. Il sistema museale che conoscevamo non è universale e

tanto mento è ancora applicabile. Come sta accadendo in africa il vecchio sistema è applicato a

popolazioni che non lo sentono proprio e questo creerà alienazione culturale. Il museo è un luogo che

fornisce una formazione assolutamente paritaria a chiunque e questo porta a credere che il museo sia

utilizzato come strumento di propaganda. A livello internazionale esso è considerato come il luogo

dell’umanità, questo concetto in realtà è l’emanazione della

della conservazione del patrimonio

cultura dei paesi che solitamente fanno parte dell’UNESCO che esportano i propri modelli ossia il

consumismo. Il turismo prende possesso anche dei musei svuotandoli dalla loro essenza e finendo per

diventare luoghi estranei alla stessa cultura che li ha istituiti perché rimanenza della sola apparenza.

Spesso però le persone che si occupano dei musei non si rendono conto di questi gap mentre questi

del “servizio pubblico” nel senso più alto del termine. I

ultimi dovrebbero essere i più grandi cultori

paesi sviluppati e sotto sviluppati si trovano di fronte all’inutilità dell’istituzione sviluppata nel modo

antico e in questa prospettiva i secondi hanno la possibilità di stabilire una loro nuova e norma

ristabilendo un’indipendenza culturale. Il museo dovrebbe mutare e diventare un’istituzione più

vicina ai bisogni della popolazione. Molte proposte sono state fatte ma in molti dei casi il museo

perde il suo carattere specifico e quindi la sua anima. Ci limiteremo a dire che il museo è

un’istituzione che può e deve adattarsi ai bisogni reali del mondo moderno, ossia dell’uomo moderno

perché esso è la carta di identità dell’essere sociale. Il mondo intero vive nell’età dello sviluppo, i

ricchi vogliono che i poveri si sviluppino come loro (semplifico) e questo provoca schizofrenia nella

società e divari incolmabili che a loro volta creano la situazione attuale per questo lo sviluppo deve

essere endogeno e la cultura può divenire il tramite fra passato e futuro e tradizione e movimento.

Quindi la base dello sviluppo deve essere la cultura; peccato che essa sia concepita come un retaggio

del passato che non parla del nostro momento attuale, per questo c’è bisogno di una riforma culturale

che prenda in considerazione la cultura come concetto ampliato. La cultura dovrà diventare un

insieme di relazioni e di risposte che l’uomo dà alle problematiche che insorgono il tutto inscritto in

un sistema che tenga in considerazione la storia della comunità. Dal punto di vista pratico la

Il museo è il luogo dove l’essere

rivoluzione culturale rinnegherà i concetti di cultura universale.

umano può trovare gli esempi delle risposte che sono state date in precedenza ad uno stesso problema

dai suoi simili esse sono utili una volta digerite ed interiorizzate per poter fare questo la persona deve

essere preparata a capire sino dall’età scolare. Per poter fare questo in primo luogo il museo deve

essere rivoluzionato ed il responsabile del museo divenire tecnico dello sviluppo. Questo museo non

ha più un tema ad il suo soggetto non è più il manufatto ma l’uomo nella sua interezza. Il concetto di

conoscenza gratuita è sostituito dal concetto di arricchimento permanente. Non si tratta però di

stabilire un modello ma una metodologia.

Si possono suggerire alcuni principi:

Integrazione dell’istituzione nella comunità;

1-

2- Trasformazione psicologica del museo che deve divenire un professionista dello sviluppo;

3- Abbandono delle permanenti delle temporanee e dello specialismo del museo;

4- Adozione di una prospettiva pluridisciplinare;

5- Adattamento delle attività al bisogno naturale del pubblico;

6- Associazione al museo dei rappresentanti della comunità che deve essere condiviso su tutta la

linea dall’inizio al termine dei lavori;

sistematico del museo sull’attività del futuro.

7- Orientamento

Anche la gerarchizzazione dei musei deve sparire lasciando posto alla vocazione territoriale; questo

tipo di visione comporta il decentramento delle istituzioni ed un tipo di collaborazione trasversale da

parte di tutte le istituzioni. Ad ogni livello questa istituzione dovrà dare esempi di coesione culturale

ed apertura diventando modello e ponendosi in contrapposizione con i nazionalismi. Dal punto di

vista gestionale il nuovo museo dovrà essere flessibile. Essa dovrà essere lontana dalle influenze

Nei confronti dei fruitori il museo cambierà radicalmente; l’obbiettivo non sarà quello di

politiche.

dimostrare continuità e non quello di far rivivere il passato. Per fare questo saranno necessari continui

rimandi al presente nelle collezioni permanenti, spesso modificate per mettere in campo i processi

scientifici, e quelle temporanee. In questo modo il museo diventerà la porta per tutti, sia all’interno

che all’esterno dell’istituzione. Il museo del futuro non sarà opera di un ragionamento, ma il frutto

dell’attività di una generazione. La museologia da sola non è sufficiente è necessario integrarla con

conoscenze legate allo sviluppo ed alle sue problematiche. Il personale così formato dovrà vedersi

il suo ruolo all’interno di una attività utile alla società. Non si fa riferimento alla

riconosciuto

conservazione ed alla ricerca perché esse non sono il fine dell’istituzione museale. Il museo deve

divenire un laboratorio tra i tanti. La conservazione è essenziale nel lavoro museale ma appare spesso

passiva. Questo concetto di conservazione è pericoloso perché solo una piccolissima parte del PC è

racchiuso nei musei. Abbiamo visto come lo sviluppo preveda integrazione questo è possibile solo a

patto che gli elemento fondanti non siano distrutti dal mutamento. Da qui asce l’esigenza di applicare

il concetto di conservazione perché il museo non è e non può essere un’istituzione chiusa. Ancorato

nel reale aperto al pubblico e atto a rispondere alle aspirazioni fondamentali dell’uomo moderno.

Meglio sparire adattandosi che chiudersi nel più magnifico dei mausolei.

L’ecomuseo

Negli ultimi anni la parola ecomuseo sembra la risposta ad ogni problemi, al pubblico suona come un

neologismo e agli addetti appare come il nuovo gadget tecnologico tuttavia in pochi lo hanno visitato

e ancora meno lo hanno creato. Per il momento l’ecomuseo non è altro che un invito da cogliere,

un’opportunità di fantasia. Un termine che può rimanere vuoto, una sfida per i museologi

contemporanei.

Alcune tappe di una breve storia: 1971-1974

Negli anni ’65-70 malgrado gli sforzi dei museologi il museo stava morendo in quanto retaggio del

attività volte alla riqualifica dell’istituzione portarono ad una forte crisi ed alla

passato e le

mercificazione della cultura. Negli stessi anni alcuni museologi, non sempre riconosciuti iniziavano

a muovere i primi passi nelle bidonville e nelle parti più povere del mondo. Durante un pranzo di

lavoro tra ruviere, antoine e de varine convennero che nella conferenza internazionale dell’ICOM del

71 tenutasi a Parigi il museo dovesse collegare la sua importanza alla popolazione e che la parola

stessa museo non fosse adatta a tale scopo perché vittima di retaggi del passato e nacque la parola

ecomuseo. Qualche mese dopo la parola venne consacrata alla conferenza e, anche se non nei dettagli,

venne creandosi l’idea del museo come luogo per le persone che le educhi alla grammatica

fondamentale dell’essere umano. Nell’autunno dello stesso anno De Varine fu interpellato nel

progetto per il Musèe de l’homme da Marcel Evrard e si trovarono d’accorso sulla creazione di un

museo di tipo diverso. Museo aperto e diffuso in tutto lo spazio della comunità urbana in questo il

concetto di collezione permanente scompare e prende forma il patrimonio comunitario e collettivo e

la gestione di questo ente doveva essere in larga parte in mano a persone della comunità.

L’ecomuseo (definizione nell’ambito della conferenza ICOM 1972)

Museo specifico per l’ambiente al quale viene richiesto:

Realizzare e favorire uno studio approfondito sull’ambiente;

a.

b. Realizzare e favorire la raccolta di materiali a tale fine accessibili a tutti;

Incoraggiare l’acquisto di beni rappresentativi dell’ambiente;

c.

d. Comunicare i beni culturali e naturali così acquisiti;

e. Incoraggiare il pubblico a collegarsi a queste attività;

f. Condurre le attività di promozione e sviluppo in tutti i modi possibili.

Questo diventerebbe il luogo di incontro di quanti vivono, conoscono e operano in questo ambiente.

Gli operatori di tali attività dovranno essere scelti non in base alla competenze specifiche ma in base

alla loro connessione con il territorio. Contemporaneamente una tavola rotonda in Cile vennero

L’ecomuseo non si posiziona nello spazio naturale come i

definite le linee del museo intelligente.

parchi americani ma si colloca nel tessuto stesso dell’habitat culturale di cui è rappresentativo e si

rivolge alla cultura ed alla popolazione locale lasciando gli oggetti nel loro spazio nativo. Il carattere

di queste istituzioni è fortemente sperimentale. Un altro tipo di istituzioni ha un assetto fortemente

sperimentale svolgendo funzioni di strumento per lo sviluppo comunitario, si distinguono dal modello

precedente in quanto emanazione della comunità. Questo secondo tipo di attività sembra adattarsi

meglio ai contesti urbani mentre l’altra attività a quelli rurali dove l’educazione sulla presa di

coscienza non è ancora stata approfondita. I primo è ancora agganciato alla museologia tradizionale

mentre il secondo è un tentativo di creazione del nuovo.

Teoria dell’ecomuseo comunitario variante è un’istituzione con l’obbiettivo

(Quello descritto nella parte precedente del libro) in questa

dello sviluppo comunitario con fini educativi che partono dal PC. Il suffisso “museo” si riferisce al

mondo delle cose reali mentre il prefisso “eco” fa riferimento al concetto di ecologia umana ed ai

rapporti che il soggetto stabilisce con la propria comunità ed il proprio territorio. La comunità fa

riferimento ad un gruppo di persone eterogeneo ma con stesse problematiche comuni che si colloca

in un medesimo spazio riconosciuto come comune ed identitario. Una comunità non può rimanere

isolata ma va considerata sia dall’interno che dall’esterno. Questo museo nasce quindi da un analisi

approfondita della società, in nessun modo le decisioni importanti potranno venire dall’esterno; gli

crescere un senso critico all’interno della comunità. L’obbiettivo

operatori si limiteranno a far

dell’ecomuseo è lo sviluppo comunitario; esso non vuole democratizzare, mettere a conoscenza le

persone del PC ma nasce e si sviluppa dalle proprio da loro e dalle loro conoscenze e dalla relazione

con il territorio. I musei tradizionali pongono l’uomo come spettatore e non come attore. Il Patrimonio

comunitario; una volta stabilita la comunità e le finalità saranno gli stessi oggetti della comunità ad

essere utilizzate come base per lo sviluppo è quindi necessario censirlo. Si prospettano due casi: un

bene ha ancora la sua funzione e quindi verrà mantenuto in sito, un bene ha perduto la sua funzione

allora diventa metallizzabile e può essere acquisito dalla comunità secondo le tradizionali

metodologie; esso può avere varie nature. Vi è un caso particolare, il patrimonio umano, composto

dalle persone depositarie di un patrimonio e di una memoria della comunità compito dell’ecomuseo

sarà quello di raccogliere questo patrimonio e di metterlo a disposizione della comunità. Date queste

premesse va messa in discussione il concetto di proprietà individuale che vede nell’amministrazione

un certo grado di proprietà del bene comunitario. Questo cambiamento prevede un profondo

cambiamento anche nell’idea di società e d privato e negli oneri che tale indirizzo delle idee comporta.

L’ecomuseo avrà una funzione educativa globale che prenda in considerazione tutte le criticità in

modo critico, per permettere di risolvere in maniera fantasiosa le sfide odierne. Per raggiungere un

tale livello di consapevolezza l’ecomuseo dovrà affrontare delle tappe. È possibile che il processo

renda inutile l’ecomuseo stesso e che se la consapevolezza della comunità lo permette si ritorni alla

formula del museo.

Schema di organizzazione

La vita di un ecomuseo prevede la collaborazione di tre attori principali, utenti-attori, tecnici-

La programmazione dell’ecomuseo deve essere fatta in

animatori e gestori-amministratori.

collaborazione con gli utenti per stabilire come attivarsi in ambito culturale, i tecnici interverranno

per l’applicazione del programma affiancando la comunità, gli operatori non sono educatori perché

educherebbero gli utenti trasformandolo in pubblico, l’ecomuseo non deve essere visitato ma vissuto.

I gestori avranno in mano appunto la gestione materiale dell’ecomuseo ma le decisioni saranno

sempre rimandate alla comunità che è l’unica autorizzata a decidere, anche per evitare infiltrazioni

della politica.

Valutazione

Ogni attività dell’ecomuseo deve essere valutata in due modi: a livello dell’istituzione in maniera

generale a livello comunitario. Per evitare che ogni ecomuseo diventi uno strumento di propaganda

le attività devono esser poste alla critica della comunità. Questo è valido anche a livello

internazionale.

Rischi, pericoli, varianti ed inconvenienti

Quanto precede non è una dottrina ma una serie di funzioni possibili, l’ecomuseologia è varia e la sua

L’ecomuseo nelle sue due forme è sottoposto a numerosi

fondamentale caratteristica risiede in questo.

attacchi e corre un certi numero di rischi. Da parte del mondo accademico l’ecomuseo viene additato

di essere contro alla classica istituzione museale e di essere un pericolo per la salvaguardia del PC.

Altra minaccia viene dai falsi omologhi che hanno peso piede e che si spacciano per ecomusei. Un

altro problema sono le tensioni interne che si creano a causa della sperimentalità dell’istituzione

Altro pericolo è il controllo da parte di un’ideologia. Ultimo pericolo è che l’istituzione si

stessa.

adagi e si trasformi in qualcosa di antico.

La pratica dell’ecomuseo

Spesso l’ecomuseo viene additato di essere troppo utopico.

Lo status

È necessario che gli ecomusei siano riconosciuti come a se stanti per evitare che una definizione

differente li affossi e li blocchi. Il migliore dei casi sarebbe un finanziamento interdisciplinare del

quale gli ecomusei diventerebbero emanazione a livello delle amministrazioni locali anche se dovrà


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