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La motivazione

Definizioni e tematiche

Motivazione - Dal latino "movere" che vuol dire "muovere"

  • Dare avvio
  • Dare direzione
  • Mantenere

Studiare la motivazione vuol dire indagare i fattori che danno avvio a singole azioni, a comportamenti e ad abitudini della persona. La motivazione fa riferimento a ciò che guida e orienta il comportamento in una determinata direzione tra le molte che si hanno a disposizione. Secondo Rheinberg, i fattori che danno avvio e direzionano il comportamento possono configurarsi come spinte di cui le persone sono "portatrici", e che premono "dal di dentro", per trovare soddisfazione all’esterno, oppure essere fonti di attrazione, che le persone ricercano attivamente. Siamo mossi da spinte in cerca di soddisfazione, o da fattori di attrazione, le persone comunque operano delle scelte e prendono delle decisioni, alle quali sono spesso associati obiettivi a lungo termine che richiedono sforzo e impegno costanti. Occuparsi di motivazione vuol dire considerare anche quei fattori e quei processi che sono all'origine di determinate scelte e che garantiscono il mantenimento del comportamento nel corso del tempo.

La gran parte dei fattori coagiscono per determinare azioni, comportamenti e stabilirsi di abitudini. Nel susseguirsi dello studio della motivazione si è passati ad una concettualizzazione della motivazione che assomiglia a quella dei tratti per poi passare a concettualizzazioni che hanno una visione più cognitiva.

Domande e parole chiave nello studio della motivazione

  • Cosa attiva il nostro comportamento? AVVIO
  • Cosa determina la direzione del nostro comportamento? DIREZIONE
  • Perché siamo spinti a comportarci in un certo modo? SPINTA
  • Perché ci attraggono certe attività? ATTRAZIONE
  • Perché facciamo determinate scelte? SCELTA
  • Cosa sostiene il nostro comportamento nel tempo? MANTENIMENTO

Elementi di complicazione

1. Non esiste un rapporto di corrispondenza "uno a uno" tra comportamenti e motivazione: uno stesso comportamento può infatti essere mosso da fattori motivazionali diversi, così come uno stesso fattore può dare luogo a una lunga varietà di comportamenti. La motivazione non influenza solo il comportamento manifesto, ma anche i pensieri e le emozioni.

2. I fattori motivazionali non sempre agiscono sinergicamente; in molti casi ci sono fattori che spingono in direzioni diverse, oppure fattori che spingono e altri che frenano, dando luogo a situazioni di vero e proprio conflitto motivazionale, che hanno conseguenze negative per l'adattamento psicosociale e il benessere della persona.

3. Lo studio della motivazione cerca non solo di fare chiarezza sulle differenze tra gli individui, nel tentativo di capire perché le persone fanno cose diverse, ma anche di cogliere le differenze che hanno luogo all'interno dello stesso individuo e che si manifestano nel corso del tempo sotto forma di interruzioni, cambiamenti e avvii di nuovi comportamenti.

Teorie classiche della motivazione

I primi costrutti motivazionali: dagli istinti ai motivi

Istinti

James e McDougall attribuirono a queste spinte innate all’azione, essenziali alla sopravvivenza dell’individuo e della specie, il nome di istinti.

  • James (1890):
    • "Gran parte del comportamento umano può essere spiegato dagli istinti a intraprendere determinate azioni"
    • Classificazione di istinti che operano in maniera riflessa: succhiare, mordere, piangere, gioco, costruttività, etc.

L'istinto è legato alla sopravvivenza, intrinsecamente associato ad un valore evoluzionistico. In quegli anni il costrutto di istinto divenne un costrutto per spiegare praticamente tutto.

  • McDougall (1908):
    • L’istinto è una disposizione innata ad agire e a prestare attenzione a specifiche categorie di oggetti ed eventi utili alla sopravvivenza e al benessere
    • La percezione di questi oggetti/eventi suscita un'emozione che sostiene e guida l’azione motivata
    • Ogni istinto è caratterizzato da un riconoscere qualcosa, da un’emozione nei suoi confronti e da un tendere verso di (o lontano da) essa
    • Oggetti ed eventi che suscitano l’emozione tipica di un istinto possono variare in base all’esperienza individuale
    • Classificazione di istinti basata sullo scopo al quale sono diretti

McDougall ha elaborato una lunga lista di istinti, caratterizzati da specifici scopi, cui ben presto ha attribuito la più generale definizione di proprieties, ovvero tendenze istintive del comportamento umano, queste tendenze coincidono in larga misura con molte delle dimensioni indagate successivamente da studiosi che hanno concepito la motivazione in termini diversi da quelli di istinto. Tassonomia degli istinti non solo legata ai bisogni primari ma anche comportamenti molto complessi.

Tendenza Scopo
Cibo Cercare cibo e fare scorte
Disgusto Respingere ed evitare sostanze nocive
Sesso Corteggiare e accoppiarsi
Ansia/paura Fuggire o nascondersi
Curiosità Esplorare oggetti e zone sconosciute
Istinto materno e paterno Nutrire e proteggere la prole
Socialità Stare con altri, cercare compagnia
Autoaffermazione Dominare e guidare gli altri
Subordinazione Ubbidire e seguire chi ha più potere
Rabbia/collera Arrabbiarsi contro ostacoli al raggiungimento di obiettivi
Aiuto Cercare aiuto
Fabbricare Costruire oggetti
Possesso Acquisire e conservare oggetti
Ridere Ridere degli errori degli altri
Comodità Superare il disagio cambiando posizione
Riposo/dormire Riposarsi o dormire se si è stanchi
Migrare Cercare nuovi spazi di vita
Semplici espressioni comportamentali del corpo Tossire, starnutire, respirare, espellere

Pulsioni

Sono alla base delle teorie omeostatiche, nelle quali l’organismo viene visto come un sistema per sua natura finalizzato a raggiungere e a mantenere una condizione di equilibrio o omeostasi. Quando l’equilibrio si rompe, poiché viene a mancare una componente del sistema, si viene a creare una carenza biologica che deve essere compensata e che viene sentita a livello psicologico come una pulsione. La pulsione è dunque una spinta che induce l’organismo a cercare gli oggetti in grado di colmare lo stato di carenza e, quindi, a ripristinare l’omeostasi.

  • Freud (1905): la pulsione è un concetto "limite" tra lo psichico e il corporeo, che deriva da un’eccitazione somatica e che attiva un comportamento finalizzato all’eliminazione della tensione (modelli tensioriduttivi). Unica vera spinta verso il comportamento.
  • Hull (1943): ogni comportamento deriva dalla combinazione di due fattori, la pulsione e l’abitudine. Riteneva che la direzione del comportamento derivasse da un’abitudine appresa a rispondere a un certo stimolo con una determinata risposta, e che la forza di questa abitudine dipendesse dalla frequenza con cui la risposta in questione è stata rinforzata in passato. L’abitudine da sola, tuttavia, non è in grado di produrre il comportamento, che ha bisogno per essere attivato di una forza cui Hull attribuisce appunto il nome di pulsione (drive). La pulsione è la forza energizzante (drive) dell’azione, che è in grado di dare avvio a molti comportamenti sulla base delle diverse abitudini apprese. I risultati dei suoi esperimenti indussero Hull a introdurre altri due fattori: l’aspettativa e l’incentivo. I ratti correvano molto più velocemente quando sapevano che ad aspettarli al termine dei labirinti predisposti da Hull c’era del cibo, e correvano ancor di più quando il cibo era costituito da gustoso pane e latte piuttosto che da semi di girasole!

Bisogni

Murray (1938) - filone fenomenologico umanistico:

Equilibrio omeostatico, il bisogno è una mancanza che deve essere colmata e orientano i processi di base. Per Murray è una principale dimensione motivazionale, in grado di dare origine ad azioni organizzare e orientate al raggiungimento di uno scopo. Il bisogno è una "forza psicologica" che ha sede nel cervello e che guida l’azione, influenzando i processi di attenzione, di percezione e di pensiero, in modo da modificare una situazione non soddisfacente.

  • Bisogni viscerogeni – primari / innati Es. fame, sete, etc. Riducono la tensione
  • Bisogni psicogeni – secondari / acquisiti Es. affiliazione, successo, etc. Possono anche aumentare la tensione. Ci rendono diversi gli uni dagli altri.

I bisogni individuali sono in costante interazione con le opportunità e gli ostacoli posti dall’ambiente, che Murray definisce pressioni, e che corrispondono sostanzialmente al potere delle situazioni di favorire o ostacolare il conseguimento di una meta che la persona vuole raggiungere.

  • Pressioni alfa - oggettive
  • Pressioni beta - percepite

Bisogni + pressioni = Temi di vita ➡ Rilevabili con il Test di Appercezione Tematica (TAT)

I temi possono essere più o meno ricorrenti e caratteristici nella vita di una persona. I temi determinano le scelte che le persone fanno e rendono conto della direzione della loro condotta, dando forma a specifiche traiettorie di vita, anche se non sempre le persone hanno una completa consapevolezza dei loro temi.

"L’esame dei prodotti spontanei della fantasia o delle storie che vengono elaborate a partire da particolari immagini forniscono l’accesso, in sede clinica o di ricerca, ai temi ricorrenti nella vita della persona e che rendono conto della direzione della sua condotta"

Studiare i temi di vita è il modo per conoscere sul piano motivazionale la persona. Il Tematic Apperception Test: è un test proiettivo, cercano di cogliere elementi, fattori, dimensioni e livelli che sono al di sotto del livello di consapevolezza. Presentano molte diversità ai test espliciti, gli stimoli sono destrutturati per osservare come le persone. Il TAT non presenta stimoli destrutturati ma molto ambigui.

3 domande stimolo che sono:

  1. Che cosa sta succedendo?
  2. Cosa è successo prima?
  3. Come andrà a finire la storia?

Cercare se ci sono temi e bisogni più importanti di altri. Il TAT è stato impiegato da numerosi studiosi successivi a Murray, che ne hanno arricchito il sistema di scoring e aggiornato i contenuti e gli aspetti grafici delle tavole, diventati anacronistici nel corso degli ultimi anni.

Bisogni secondo Maslow (1954)

Ritiene che le persone siano intrinsecamente spinte alla crescita psicologica e all’autorealizzazione, e che questa spinta naturale corrisponda al più elevato livello dei bisogni. Maslow elabora una vera e propria gerarchia, nella quale colloca cinque tipi di bisogni.

  1. Bisogni fisiologici
  2. Bisogni di sicurezza
  3. Bisogni di appartenenza
  4. Bisogni di stima
  5. Bisogni di autorealizzazione

I bisogni sono in ordine gerarchico (dai più primitivi ai più evoluti). I primi quattro tipi di bisogni riflettono uno stato di carenza (mirano alla riduzione della tensione), mentre quello di autorealizzazione è un bisogno da crescita e comporta una ricerca di tensione. Questi sono bisogni universali, sono presenti in tutti. La gerarchia dei bisogni può essere percorsa in un’unica direzione: dal basso verso l’alto. Ciò che vuol dire che, per sperimentare un bisogno di livello superiore, dobbiamo aver prima soddisfatto tutti quelli precedenti.

Critiche al modello di Maslow

  • Non esaurisce tutta la varietà dei bisogni possibili (critica valida anche per altre teorie tassonomiche)
  • Non coglie le differenze individuali
  • Non spiega la coesistenza di bisogni di livello diverso e il possibile sacrificio di bisogni di ordine inferiore nella gerarchia a favore di quelli più elevati

Bisogno di sessualità: bisogno quasi completamente sganciato dalla sua finalità evolutiva. Lo studio delle strategie di accoppiamento e dei meccanismi di attrazione ha messo in evidenza interessanti differenze tra i due sessi, almeno in parte riconducibili a fattori biologici, ma indubbiamente soggetti anche a influenze socioculturali. Rispetto agli elementi di attrazione la ricerca ha evidenziato la presenza di importanti differenze tra uomini e donne, alle quali molti studiosi hanno attribuito un significato in termini evoluzionistici.

Motivi e motivazione secondo McClelland (1987)

McClelland sostituisce il concetto di bisogno con quello di motivo, per potersi allontanare dal piano biologico e poter rimanere solo sul piano psicologico. Il motivo è una "preoccupazione" ricorrente (concern) che orienta i processi attentivi e percettivi e seleziona ed energizza il comportamento, orientandolo verso il raggiungimento di certe mete. I motivi riflettono bisogni differenti e possono tradursi in vari comportamenti finalizzati a raggiungere gli scopi che sono fonti di soddisfazione. I motivi non sono sempre tutti attivati; l’attivazione di un motivo prende il nome di motivazione e si traduce in un impulso a mettere in atto azioni che sono diverse da un individuo all’altro a seconda delle interpretazioni che le persone danno dei propri stati interni e delle circostanze in cui si trovano.

McClelland distingue tre motivi: il motivo alla riuscita, il motivo all’affiliazione e il motivo al potere.

  • Variabilità individuale
  • Desiderio di eccellenza: Riuscita
  • Paura del fallimento
  • Desiderio di protezione: Affiliazione
  • Paura del rifiuto
  • Desiderio di dominio: Potere
  • Paura della dipendenza

Riuscita: spinta a fare bene, a fare nel modo migliore possibile e a migliorarsi di continuo, è un motivo che si articola intorno a due poli, il desiderio di eccellenza e la paura di fallimento. Mentre il desiderio di eccellere porta a cimentarsi in prove impegnative per ottenere risultati a feedback positivi.

Affiliazione: è animato dal desiderio di protezione, che spinge a instaurare e mantenere relazioni interpersonali, e dalla paura del rifiuto, che porta a fuggire per non correre il rischio di essere esclusi ed evitati.

Potere: di solito è inversamente associato all’affiliazione. Riflette da un lato il desiderio di dominare e controllare gli altri e la paura della dipendenza, che induce a rinunciare a determinate situazioni per non correre il rischio di essere dominati dagli altri.

Benché i tre motivi possano coesistere nella stessa persona e dare quindi luogo a diverse configurazioni motivazionali, gli individui generalmente differiscono nella forza relativa di ciascun motivo e spiccano per un motivo piuttosto che per l’altro. La prevalenza dell’uno o dell’altro motivo, e più in generale il loro sviluppo, dipendono principalmente da fattori di tipo sociale; secondo McClelland, infatti, i motivi sono appresi primariamente come risultato delle esperienze precoci e dei processi di socializzazione.

Le persone prevalentemente orientate alla riuscita:

  • Amano fare le cose nel modo migliore possibile, con perseveranza e responsabilità
  • Preferiscono misurarsi con compiti moderatamente difficili e rischiosi
  • Amano avere feedback sulle proprie prestazioni, ai quali sono molto sensibili
  • Sono dotate di realismo e analizzano le situazioni in termini di costi/benefici
  • Amano le innovazioni e i nuovi modi di fare le cose

Le persone prevalentemente orientate all’affiliazione:

  • Amano sentirsi amate, accettate e benvolute dagli altri
  • Valorizzano molto le relazioni interpersonali
  • Preferiscono incentivi come l’approvazione e l’accettazione da parte degli altri
  • Preferiscono ascoltare e collaborare piuttosto che competere, fino ad assumere atteggiamenti conformistici
  • Non provano attrazione verso posizioni di comando e non amano essere al centro dell’attenzione

Le persone prevalentemente orientate al potere:

  • Hanno una forte spinta verso l’autoaffermazione
  • Sono attratte da posizioni prestigiose e ad elevato status socio-economico
  • Sono disposte ad intraprendere attività rischiose e a sacrificare legami, pur di raggiungere posizioni di comando
  • Amano essere al centro dell’attenzione e guidare gli altri
  • Amano la competizione, fino ad assumere atteggiamenti aggressivi

Tavola del TAT

"Un giovane seduto ad una scrivania in atteggiamento pensoso":

Storia caratterizzata da un orientamento all’affiliazione

È un ingegnere che sta lavorando molto. È preoccupato per il fatto di dover trascurare sua moglie. Ella si lamenta che lui tiene più al lavoro che alla famiglia. Sembra incapace di soddisfare i propri superiori ed i propri cari. Riuscirà tuttavia a terminare il lavoro e a rientrare a casa in tempo per stare insieme a sua moglie.

Storia caratterizzata da un orientamento di potere

È un famoso architetto che vuole vincere una competizione mondiale per la nomina del migliore architetto. È preoccupato, teme che il suo miglior lavoro sia stato trafugato da un suo concorrente. Gli verrà in mente una nuova idea che farà di lui un vero caposcuola.

Siamo sempre consapevoli dei motivi che guidano il nostro comportamento? (McClelland, Koestner, Weinberger, 1989)

McClelland fa un largo uso del TAT, condividendo con Murray l’idea che solo strumenti di tipo proiettivo siano in grado di cogliere gli aspetti motivazionali dei quali la persona non ha piena consapevolezza, e che quindi non è in grado di riportare.

Motivi impliciti: a base biologica, inconsapevoli e con effetto a lungo termine ➡ rilevabili con tecniche proiettive

Motivi espliciti: consapevoli e con effetto a breve termine, rappresentazioni cognitive delle proprie motivazioni che vengono apprese nel corso dello sviluppo e hanno effetti a breve termine, dal momento che orientano preferenze e guidano comportamenti nell’esperienza quotidiana ➡ rilevabili con questionari o interviste

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cinderella! di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Motivazione, Emozione e Personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Steca Patrizia.
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