Estratto del documento

Riassunto esame di macroeconomia, prof. Andrea Ricci, libro consigliato

“Macroeconomia. Una prospettiva europea." (BLANCHARD O. - AMIGHINI A. - GIAVAZZI

F. ). UN VIAGGIO INTORNO AL MONDO

Nel periodo che va dal 2000 al 2007 l’economia mondiale ha attraversato una fase di

forte espansione. La crescita annuale media della produzione mondiale è stata del

4,5%, con le economie emergenti e in via di sviluppo cresciuta ancora di più delle

economie avanzate. Nel 2007, tuttavia, iniziarono a comparire le prime avvisaglie di

un imminente rallentamento dell'economia. Tutto ebbe inizio negli Stati Uniti dove i

prezzi delle case, che erano raddoppiati dal 2000, cominciarono a diminuire. Inoltre,

molti dei mutui ipotecari che erano stati concessi durante il precedente periodo di

espansione erano di scarsa qualità, cioè concessi ai creditori di dubbia solvibilità. Le

banche che avevano emesso questi mutui li avevano poi aggregati insieme e

rimpacchettati in nuovi strumenti finanziari che avevano poi venduto ad altre banche

ed investitori. Il risultato fu che molte banche, invece di avere a bilancio i mutui

ipotecari originari, possedevano questi gli strumenti finanziari, così complessi da

rendere una loro corretta valutazione praticamente impossibile. Fu questa complessità

che trasformò la crisi del settore immobiliare in una colossale crisi finanziaria che

portò al fallimento di numerose banche.

La crisi finanziaria si trasforma velocemente in una gigantesca crisi economica: i

prezzi delle azioni crollarono in tutto il mondo.

I consumatori americani, preoccupati che questa situazione potesse essere l'inizio di

un’altra grande depressione, ridussero drasticamente i loro consumi.

Nonostante i significativi interventi sia della Fed (Federal Reserve System, la banca

centrale degli Stati Uniti) sia del governo americano, che diminuì le tasse e aumentò la

spesa pubblica, la domanda e la produzione diminuirono.

La crisi americana divenne presto una crisi mondiale e il contagio avvenne attraverso

due canali:

Il commercio internazionale-> Quando i consumatori e le imprese americani

ridussero la spesa, parte di questa riduzione colpì le importazioni di beni stranieri.

Il sistema finanziario globale-> Le banche americane, in disperato bisogno di fondi,

rimpatriarono quelli che detenevano in altri paesi, creando loro volta problemi per le

banche di questi ultimi. E non appena queste banche cominciarono ad avere problemi

di finanziamento, i prestiti erogati alle imprese si ridussero e ne seguì un calo della

spesa e della produzione. Gli investitori iniziarono a richiedere i tassi di interesse

maggiori. Così i governi cominciavano a ridurre drasticamente i propri disavanzi di

bilancio, attraverso combinazioni di minor spesa pubblica e maggiori tasse. Questo

portò ad un’ulteriore riduzione della domanda, e quindi della produzione. In Europa, il

declino della produzione fu così drammatico che questa propagazione della crisi

divenne una crisi a sé stante: la crisi dell'euro.

Da allora, grazie a forti risposte da parte delle politiche monetarie e fiscali e al

graduale risanamento delle banche, molte economie si sono riprese. La crescita delle

economie avanzate è tornata positiva nel 2010, ma la ripresa è però eterogenea.

Quando gli economisti analizzano un paese guardano al livello della produzione del

paese nel suo complesso e al prodotto per persona (reddito pro capite). Quando

vogliono scavare più a fondo e comprendere lo stato di salute dell’economia di un

paese, guardano 3 variabili fondamentali:

Tasso di crescita della produzione

 Tasso di disoccupazione

 Tasso di inflazione (tasso al quale il prezzo medio dei beni nell’economia cresce

 nel tempo).

STATI UNITI->

Quando la crisi scoppiò, la Fed cercò di limitare la diminuzione dei consumi riducendo

il tasso di interesse che è in grado di controllare, il cosiddetto “federal funds rate”.

Perché si fermò allo zero? Perché i tassi di interesse non possono assumere valore

negativo. Se lo facessero, nessuno vorrebbe detenere titoli obbligazionari poiché tutti

vorrebbero possedere banconote (poiché tenere ingenti somme di denaro in

banconote è rischioso, le persone potrebbero preferire tenere titoli obbligazionari

anche se questi pagano un piccolo interesse negativo. Ma c’è chiaramente un limite a

quanto questo tasso di interesse possa scendere prima che le persone trovino

conveniente passare alle banconote). Questo limite nella capacità di una banca

centrale di fissare tassi di interesse sotto lo zero è conosciuto come “zero lower

bound”.

Questa drastica riduzione del tasso di interesse, che rese meno costoso per i

consumatori prendere a prestito e per le imprese investire, ha sicuramente limitato la

caduta della domanda e il calo della produzione. Tuttavia, non è stato sufficiente ad

evitare una profonda recessione.

I bassi tassi di interesse potrebbero rappresentare un problema per 2 ragioni:

perché riducono l’abilità della banca centrale di rispondere ad ulteriori shock

 negativi all’economia

perché sembrano incentivare gli investitori ad assumere rischio in eccesso. Così

 un’eccessiva accumulazione del rischio all’interno del sistema finanziario può a

sua volta dare origine ad altre crisi finanziarie.

Le banche centrali si preoccuparono di sostenere la domanda interna per conseguire

una soddisfacente crescita economica nel breve periodo. Tuttavia, quando si

considerano tempi più lunghi, la crescita economica è guidata da altri fattori, primo tra

tutti la crescita della produttività. Senza crescita della produttività un

miglioramento del reddito pro capite sarebbe impensabile.

Come si può vedere la crescita della produttività dal 2010 è stata la metà di quanto

non fosse negli anni 90. Una fonte di preoccupazione è che questo rallentamento della

crescita della produttività si sta verificando in un contesto di crescente disuguaglianza.

Quando la crescita della produttività è sostenuta chiunque ne beneficia, anche se la

disuguaglianza aumenta. I meno abbienti potrebbero beneficiarne meno dei più

abbienti, ma tutti beneficiano di un miglioramento nel tenore di vita. Questo non sta

però succedendo.

EUROPA-> nel 1957 alcuni paesi europei decisero di formare un mercato comune

europeo, uno spazio economico dove persone e beni potessero muoversi liberamente.

Da allora vi aderirono altri paesi facendo salire il numero a 28. Questo gruppo è noto

come Unione Europea. Nel 1999, 19 paesi dell’UE adottarono una valuta comune:

l’euro. Il nome ufficiale di questo gruppo divenne Eurozona.

La sua produzione è quasi uguale a quella degli Stati Uniti e il tenore di vita non è di

molto inferiore. Tuttavia, i risultati economici non sono particolarmente incoraggianti.

Proprio come negli Stati Uniti, la fase acuta della crisi verificatasi negli anni 2008-2009

è stata caratterizzata in Europa da un tasso di crescita negativo, seppur con differenze

significative tra i vari paesi membri. Tuttavia, mentre gli Stati Uniti si sono ripresi, la

crescita in Europa è stata prossima allo zero negli anni 2010-2014. La disoccupazione,

in aumento dal 2007, nel 2015 è quasi il doppio che negli Stati Uniti. L’inflazione è

bassa, al di sotto dell’obietto della Banca Centrale Europea (Bce).

Diversamente dagli Stati Uniti, dove la crescita è tornata positiva nel 2010 ed è

rimasta tale, l’UE è entrata in una seconda fase di recessione (crisi dell’euro, è

associata alla crisi greca che si è conclusa con un’insolvenza parziale del paese sul suo

debito pubblico).

La ripresa in Europa è molto eterogenea, in particolare per quanto riguarda il tasso di

disoccupazione, ancora molto elevato nelle economie del Sud d’Europa.

È chiaro quindi che il modo di ridurre la disoccupazione va studiato in base alle

caratteristiche specifiche di ciascun paese.

Alcuni economisti ritengono che il problema principale sia che i vari paesi europei

proteggono troppo i lavoratori. Al fine di evitare che questi perdano il lavoro, esistono

leggi che rendono costoso per un’impresa diminuire il numero di lavoratori anche

quando è in eccesso rispetto al suo fabbisogno. Uno degli effetti collaterali di questa

politica del lavoro è di scoraggiare l’impresa che vuole assumere nuovi lavoratori,

aumentando così il livello di disoccupazione. Inoltre, per proteggere coloro che hanno

perso il lavoro, i governi europei garantiscono generosi sussidi di disoccupazione.

Tuttavia, questo riduce l’incentivo di coloro che sono disoccupati a trovarsi

tempestivamente un nuovo lavoro e questo, a sua volta, aumenta la disoccupazione.

La soluzione, sostengono questi economisti, è di garantire meno protezione, di

eliminare queste rigidità del mercato del lavoro e di adottare delle istruzioni del

mercato del lavoro simili a quelle degli Stati Uniti.

Altri economisti sono più scettici. Secondo loro, in alcuni paesi la disoccupazione è

bassa nonostante vi sia un elevato grado di protezione del lavoratore. Questo

suggerisce che i problemi non si celano nel grado di protezione del lavoratore di per

sé, ma nelle modalità con cui questa viene messa in pratica. La sfida (per

macroeconomisti e policy-maker) è comprendere cosa paesi a bassa disoccupazione

facciano e se sia possibile esportarlo negli altri paesi europei.

Quali benefici ha apportato l’euro agli stati membri? I sostenitori dell’adozione

dell’euro enfatizzano i vantaggi economici derivanti dall’avere una moneta comune:

niente più modifiche dei tassi di cambio

 niente più bisogno di cambiare la valuta quando ci si sposta da un paese all’altro

 la creazione di una grande area economica mondiale.

Tuttavia, altri economisti sono preoccupati dal fatto che dietro all’importanza dell’euro

si nascondono significativi costi economici: una valuta comune significa una politica

monetaria comune, che significa a sua volta medesimi tassi d’interesse nei diversi

paesi europei. Si chiedevano cosa sarebbe successo qualora un paese fosse

sprofondato in una recessione mentre un altro si trovava nel mezzo di un’espansione

economica. Infatti, il primo paese avrebbe avuto bisogno di bassi tassi d’interesse per

incentivare i consumi e la produzione. Il secondo, invece, di alti tassi d’interesse per

tenere a freno la crescita dell’economia.

Fino alla crisi dell’euro il dibattito sull’ottimalità dell’euro era confinato alle conferenze

e ai dibattiti universitari. Ora non lo è più. Come risultato della crisi, un gran numero di

paesi europei sono caduti in profonde recessioni. Se avessero avuto la loro valuta

nazionale avrebbero potuto svalutarla ai fini di stimolare la domanda estera per il

proprio export. Ma poiché avevano tutti la stessa moneta, questo non è stato possibile.

Quindi, secondo alcuni economisti, alcuni paesi dovrebbero abbandonare la moneta

unica e riprendersi il controllo della propria politica monetaria e del proprio tasso di

cambio. Altri economisti hanno ribattuto invece che sarebbe una mossa poco saggia,

poiché implicherebbe l’abbandono dei vantaggi offerti dall’euro.

CINA-> è sempre più considerata una delle maggiori aree economiche mondiali,

tuttavia la popolazione cinese è enorme ma la sua produzione è molto bassa (la

popolazione è 4 volte più grande degli Stati Uniti e la produzione è circa il 60% degli

Stati Uniti). Allora perché è così importante a livello economico?

1. Molti beni sono più a buon mercato nei paesi poveri-> quando vogliamo

comparare il tenore di vita tra paesi diversi dobbiamo quindi tenere in

considerazione la differenza di potere d’acquisto.

2. Durante gli ultimi tre decenni l’economia cinese è cresciuta molto rapidamente, a

un ritmo di circa il 10% l’anno.

Dalla tabella emergono 2 aspetti importanti.

Il primo è quanto sia difficile vedere gli effetti della crisi economica nei dati cinesi.

Infatti la crescita è a malapena rallentata mentre la disoccupazione è appena

aumentata. L’effetto più negativo si è avuto sull’export cinese che è molto diminuito,

ma questo è stato controbilanciato da una massiccia espansione fiscale del governo,

portata avanti attraverso un aumento degli investimenti pubblici. Il risultato è stato

una sostenuta crescita della domanda e, di conseguenza, della produzione.

Il secondo aspetto interessante è la diminuzione dei tassi di crescita. Qual è la fonte di

questa crescita? Ci sono 2 fattori:

1. L’elevato tasso di accumulazione di capitale-> più capitale significa maggiore

produttività.

2. Il rapido progresso tecnologico-> una delle strategie adottate dal governo cinese è

stata quella di incoraggiare le imprese straniere a localizzare la produzione in Cina

poiché le imprese straniere sono molto più produttive di quelle cinesi. Un altro

aspetto di questa strategia è stato quello di incoraggiare joint ventures tra imprese

straniere e imprese cinesi. Permettendo alle imprese cinesi di lavorare e di

apprendere dalle imprese straniere, la produttività delle prime è aumentata

drasticamente.

Qual è la fonte di questo rallentamento? Molti economisti e le stesse autorità cinesi

ritengono che il recente rallentamento del tasso di crescita sia auspicabile e che il

popolo cinese beneficerebbe di una riduzione del tasso d’investimento poiché

permetterebbe che una parte maggiore del prodotto vada a finire nel consumo, che

invece è diminuito a causa di un tasso di risparmio elevato.

ITALIA-> la storia macroeconomica italiana del secondo dopoguerra può essere divisa

in 2 fasi:

1. ’50-’80-> sviluppo economico

2. ’85-oggi-> ridotta crescita economica e stagnazione. Mentre l’Eurozona ha

continuato a crescere, l’Italia ad un certo punto si è fermata.

Alla base di questo declino non c’è né l’adozione dell’euro né la crisi economica

recente (sebbene possano aver aggravato la situazione). Prima di tutto perché il

declino è cominciato anni prima dell’introduzione dell’euro. In secondo luogo, perché

paesi a noi molto simili non mostrano altrettanti sintomi negativi. Alla base del declino

vi sono invece:

una stagnazione della produttività-> alcuni economisti ritengono che sia dovuta

 all’inefficienza della burocrazia e della giustizia civile, un eccessivo livello di

tassazione. Altri sostengono che gli imprenditori italiani non siano stati in grado di

cogliere i benefici derivanti dall’adozione delle nuove tecnologie informatiche.

una possibile disfunzionalità del mercato del lavoro-> nel tentativo di ridurre la

 disoccupazione il governo ha liberalizzato il lavoro temporaneo, al fine di

incentivare le assunzioni da parte delle imprese. Da un lato queste riforme

contribuirono ad una riduzione del tasso di disoccupazione. Dall’altro contribuirono

a precarizzare il mercato del lavoro, soprattutto nelle fasce giovanili. Questo ha

probabilmente ridotto la produttività, poiché posti di lavoro temporanei o

occasionali non incentivano le imprese ad investire nella formazione dei

dipendenti, rendendo così difficile incrementare la loro produttività.

La crisi economica recente ha inoltre aggravato la sostenibilità del debito pubblico

italiano:

Dato che è impossibile rimborsare il debito pubblico tutto in una volta, deve essere

continuamente finanziato dagli investitori, di cui una metà sono internazionali. Ecco

perché una stagnazione dell’economia italiana preoccupa tutto il mondo: se gli

investitori decidessero di non finanziare il nostro debito, il governo italiano fallirebbe,

distruggendo l’economia nazionale.

UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL LIBRO

PIL:

La misura principale della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata

prodotto interno lordo (Pil). Non è la sola, ma è la variabile più conosciuta e più

utilizzata per misurare la dimensione economica di un paese. Esistono tre modi

equivalenti di definire il Pil di un’economia:

1. Valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di

tempo-> vogliamo considerare solo la produzione di beni finali, non di beni intermedi.

2. Somma del valore aggiunto in un’economia in un dato periodo di tempo-> il valore

aggiunto da un’impresa nel processo produttivo è definito come il valore della sua

produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati nella produzione stessa.

3. Somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo:

• imposte indirette

• redditi da lavoro-> parte dei ricavi utilizzata per pagare i lavoratori

• reddito da capitale o profitto-> parte dei ricavi che rimane all’impresa.

Pil nominale: somma della quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente. La

crescita del Pil nominale dipende da due fattori:

• crescita della produzione (in termini di quantità) nel tempo

• aumento dei prezzi dei beni nel tempo.

Se il nostro obiettivo è misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, dobbiamo

escludere l’effetto dell’aumento dei prezzi dalla nostra misura del Pil. A questo scopo si

costituisce il Pil reale: somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti

(invece che correnti).

Il Pil nominale e il Pil reale possono differire enormemente.

[ES:

Per costruire il Pil reale, dobbiamo moltiplicare il numero di auto in ogni anno per uno

stesso prezzo. Pe

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 72
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 1 Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Ricci, libro consigliato Macroeconomia. Una prospettiva europea, Blanchard, Amighini, Giavazzi Pag. 71
1 su 72
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgiacascioli98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Ricci Andrea.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community