Estratto del documento

Fonetica e fonologia

Capitolo I.1

Fonetica e fonologia, foni e fonemi

I suoni linguistici sono un sottoinsieme dei suoni prodotti dall'apparato fonatorio e sono studiati da due discipline:

  • La fonetica descrive e classifica i suoni linguistici da un punto di vista concreto, facendo riferimento ai meccanismi fisiologici necessari per la loro produzione, all'impressione acustica che producono nel ricevente e alla loro struttura fisica. Ha come unità d'analisi i foni.
  • La fonologia studia i suoni da un punto di vista astratto e relazionale, sulla base delle reciproche relazioni che si instaurano tra loro entro un determinato sistema linguistico. Ha come unità d'analisi i fonemi che in ciascuna lingua sono i foni dotati di valore distintivo. Un fono ha valore distintivo se si riesce a individuare almeno una coppia minima, ovvero almeno una coppia di parole, a parità di contesto, differisce solo per il fonema in questione (es. dado/dato, lago/mago, lego/nego).

La produzione dei suoni

La maggior parte dei suoni delle lingue è di tipo egressivo, cioè il flusso d'aria che produce il suono va dall'interno (polmoni) verso l'esterno, fuoriuscendo attraverso il naso o la bocca. Nei suoni di tipo ingressivo presenti in alcune lingue asiatiche o africane, l'aria fluisce dall'esterno verso l'interno. Tutti i fonemi dell'italiano sono di tipo egressivo.

La differenza dei suoni è data dalla parte dell'apparato fonatorio che va dalla laringe in su, ovvero il tratto vocale. Le parti che all'interno del tratto vocale svolgono un ruolo attivo nel processo di produzione dei suoni sono dette articolatori. Essi possono essere fissi, come il palato o i denti, o mobili, come la lingua e le labbra.

L'articolatore mobile che determina la distinzione tra i foni orali e nasali è il velo palatino: quando questo è sollevato permette la fuoriuscita dell'aria solo attraverso la bocca, quando è abbassato determina la fuoriuscita dell'aria dal naso e dalla bocca. Inoltre, se al passaggio dell'aria le corde vocali sono aperte e a riposo si creano foni sordi, se invece sono chiuse e vibrano si hanno foni sonori.

  • Vocali: l'aria fuoriesce senza incontrare ostacoli.
  • Consonanti: in un certo punto e secondo determinate modalità il tratto vocale è chiuso.
  • Semiconsonanti: l'aria, nel fuoriuscire, incontra un ostacolo più lieve di quello che dà luogo alle consonanti ma più forte di quello che dà luogo alle vocali.

Le vocali

L'italiano ha 7 vocali toniche (portatrici di accento) e 5 vocali atone. La differenza del suono delle vocali dipende dal grado di avanzamento della lingua (anteriore, centrale o posteriore) e dalla sua altezza (alta, medio-alta, medio-bassa, bassa). Inoltre, la diversità tra le vocali è data anche dalle labbra che possono essere aperte o a fessure (e, i) o protruse e arrotondate (o, u).

La distinzione tra vocali toniche aperte e chiuse appartiene al toscano ed ad altre varietà regionali, ma con una distribuzione delle vocali aperte e chiuse diversa da regione a regione. Esistono poi alcune pronunce regionali che neutralizzano la distinzione tra vocali aperte e chiuse (es. Siciliano solo vocali aperte). L'italiano ha 5 vocali atone.

Il sistema vocalico dell'italiano è semplice in confronto a quello di altre lingue per i seguenti motivi:

  • Il numero ridotto delle vocali: 7 (tra atone e toniche) vs le 16 del francese, le 15 del tedesco e le 12 dell'inglese britannico.
  • L'assenza di vocali nasali e vocali turbate [y] e [ø] (vocali anteriori pronunciate con le labbra arrotondate).
  • Assenza della vocale centrale, la SCHWA [ǝ] (es. taken [teikǝn]).

Queste vocali sono presenti in dialetti non toscani (es. vocali turbate in dialetti settentrionali, quelle nasali in dialetti piemontesi e liguri).

Dal punto di vista della quantità (durata) le vocali toniche dell'italiano possono essere:

  • Brevi quando si trovano in sillaba chiusa (terminate in consonante) (es. cassa).
  • Lunghe in sillaba aperta (terminate in vocale) (es. casa).

Eccezione: vocali toniche in fine di parola, che sono brevi pur essendo in sillaba aperta (es. caffè, città). Le vocali atone sono sempre brevi.

A differenza della quantità vocalica, la quantità consonantica ha valore fonologico (es. casa: consonante scempia; cassa: consonanti doppie). Le vocali non hanno uguale distribuzione nelle parole: in fine di parola può comparire la u tonica (virtù), ma non compare quasi mai la u atona a eccezione di voci onomatopeiche come baubau.

Nelle parole tronche:

  • La e finale può essere aperta (cioè) o chiusa (perché).
  • La o è sempre aperta (però) (tranne in prestiti dal francese).

Le consonanti

Per classificare le consonanti bisogna tener conto dei seguenti parametri:

  • Il modo di articolazione: il tipo di ostacolo che gli articolatori oppongono al flusso d'aria.

Sette classi di consonanti:

  1. Occlusive: durante l'articolazione si ha una chiusura totale del tratto vocale seguita dall'emissione d'aria (p, b, t, d, k, g).
  2. Fricative: hanno origine da una chiusura parziale del tratto vocale (f, v, s, z, ʃ).
  3. Affricate: immediata successione di una fase occlusiva e di una fricativa. (2 affricate alveolari ts, ds e 2 prepalatali tʃ, ʤ).
  4. Nasali: l'aria fuoriesce dalla bocca e dal naso contemporaneamente (m, n) più 2 allofoni (ŋ, ɱ).
  5. Vibranti: un articolatore (es. lingua o ugola) vibra velocemente durante il passaggio dell'aria (r), che ha come varianti la vibrante uvulare (ʀ) e la fricativa uvulare (ʁ).
  6. Laterali: la lingua è innalzata al centro, dove incontra il palato, lasciando passare il flusso d'aria ai lati (l, ʎ).
  7. Approssimanti/semiconsonanti: avvicinamento tra due organi fonatori. (palatale j e velare w).
  • Il luogo di articolazione: il punto in cui avviene un contatto o l'avvicinamento tra due articolatori.
  • La vibrazione delle corde vocali: dà luogo all'opposizione tra consonanti sorde e sonore tra 7 coppie di consonanti: p b, t d, k g, ts dz, tʃ ʤ, f v, s z.

Le consonanti sono 23 più 7 vocali = 30 fonemi.

L'opposizione tra consonanti brevi e lunghe si realizza solo quando la consonante è in posizione intervocalica, ma solo 15 dei 23 ammettono l'alternanza di quantità, 5 hanno solo la realizzazione lunga in posizione intervocalica, 3 hanno solo la realizzazione breve.

Dal punto di vista della scansione in sillabe le consonanti lunghe sono considerate ambisillabiche: appartenenti a due sillabe diverse: la prima fa parte della coda di una sillaba, mentre la seconda fa parte dell'attacco della sillaba successiva (es. scap-pa-re).

Dittongo e iato

Dittongo: sequenza di due vocali appartenenti alla stessa sillaba (fio-re). Si ha un nucleo della sillaba (una vocale), una semiconsonante se precede la vocale nucleo della sillaba, semivocale se la segue. Quando il nucleo è preceduto da una semiconsonante si ha un dittongo ascendente, quando è seguito da una semivocale si ha un dittongo discendente.

Iato si produce quando ciascuna vocale è il centro di una diversa sillaba. Ciò avviene:

  • Quando si incontrano due vocali diverse da i, u: paese, reame, ateo.
  • Quando una delle due vocali è una i o una u e porta l'accento: ortografìa, calpestìo, paùra.
  • Nelle parole derivate e composte il cui primo elemento termina per i o per u: biennio, triangolo, dielettrico.

Grafia e pronuncia

L'italiano presenta una buona corrispondenza tra il livello fonico e quello grafico, tuttavia in alcuni casi a un fonema corrispondono più lettere dell'alfabeto o viceversa:

  • A una lettera corrispondono più fonemi:
    • e e o possono avere suono aperto o chiuso
    • c e g possono avere suono palatale o velare
    • i e u sono impiegati per le vocali i, u e per le approssimanti j, w
    • s e z hanno realizzazione sorda (s, ts) e sonora (z dz)
  • A un fonema corrispondono due lettere: ciò avviene quando è seguita da una u l'occlusiva velare sorda k può essere resa con c (cuore) o con q (quanto).
  • Alcuni fonemi si scrivono combinando due lettere (digrammi), altri combinando tre lettere (trigrammi). L'italiano ha 7 digrammi e 3 trigrammi.

Digrammi

  • ch e gh hanno pronuncia velare (k, g) davanti alle vocali e, i (che, chilo, ghirlanda); davanti alle stesse vocali l'assenza della h indica la pronuncia palatale (cesto, gesto).
  • ci e gi corrispondono al suono tʃ ʤ davanti alle vocali a, o, u.
  • sc costituisce un digramma (pronuncia ʃ) quando è seguito dalla e o dalla i (scelta, scimmia).
  • gl costituisce un digramma (pronuncia ʎ) quando è seguito dalla i (cogli, figli).
  • gn costituisce un digramma (pronuncia ŋ) davanti a tutte le vocali (sogno, cognome, ingegnere).

Trigrammi

  • sci se sc oltre che dalla i è seguito da un'altra vocale, costituisce il trigramma sci (pronuncia ʃ) (sciame, scienza, sciopero) eccezioni: sciare e i derivati di sci (sciata) nei quali la i va pronunciata.
  • gli seguito da una vocale (pronuncia ʎ) (aglio, meglio, foglia).
  • gni seguito da una vocale costituisce un trigramma (pronuncia ŋ) quando fa parte della desinenza verbale -iamo (sogniamo). Costituisce un digramma in compagnia, compagnie.

La lettera h non rappresenta alcun suono nelle parole italiane e nei prestiti dal latino; in alcuni prestiti da altre lingue può essere una consonante aspirata (fricativa glottidale sorda).

Allofoni

Se due foni si alternano sulla base del contesto non sono fonemi ma varianti combinatorie o allofoni. Es. ŋ: Pane e panca si differenziano solo per le trascrizioni fonetiche n e al grafema n corrispondono due foni diversi: in pane si ha una nasale alveolare, in panca una nasale velare. Ma poiché in italiano non esiste nessuna coppia di parole che si differisca solo per la presenza di una nasale alveolare o velare, i precedenti foni non hanno valore di fonemi. Ma in inglese, dato che hanno valore distintivo, sono fonemi poiché esistono coppie minime come thin e thing.

Le varianti combinatorie di un fonema sono tra loro in distribuzione complementare: in un determinato contesto fonologico o si trova l'una o l'altra. Vi sono anche le varianti libere, variazioni nella realizzazione di un fonema legate a caratteristiche individuali di pronuncia. Il sistema fonologico dell'italiano presenta due aree di variazione allofonica:

  • Le consonanti nasali si assimilano parzialmente (solo per il luogo di articolazione) alla consonante seguente. La n diventa:
    • Velare di fronte a occlusiva velare sorda o sonora (panca, fango).
    • Labiodentale quando è seguita dalle fricative labiodentali f, v (infantile).
  • Le vocali toniche si allungano in sillaba aperta. La a di gatto è breve perché si trova in sillaba chiusa. Questa regola non si applica alle vocali toniche in fine di parola (caffè) che rimangono foneticamente brevi. Questa asimmetria è all'origine del fenomeno del raddoppiamento fonosintattico.

Il raddoppiamento fonosintattico

Raddoppiamento fonosintattico nella pronuncia dell'italiano toscano e centromeridionale la consonante iniziale di una parola si allunga, in determinate circostanze per influsso della parola precedente. (Es. a casa ak'kasa). Esso non avviene all'interno di parola ma al confine tra due parole non separate da pausa.

Avviene regolarmente dopo:

  • I monosillabi con accento grafico (è, lì, né).
  • Le lettere dell'alfabeto di una sola sillaba (bi, ci, di) pronunciate per esteso.
  • Tutti i polisillabi tronchi (città, perché).

Il raddoppiamento non è rappresentato dalla grafia, a meno che le due parole non siano graficamente unite (a pena – appena). Si produce anche nelle parole composte con contra- (contrappunto) e sopra- (soprattutto). La maggior parte dei casi di raddoppiamento è spiegabile come assimilazione regressiva prodotta sia al confine tra due parole (ad me> a me).

La regola dell'allungamento delle vocali toniche in sillaba aperta non si applica alle vocali toniche in fine di parola, cioè alle parole tronche. In questi casi la vocale della sillaba rimane breve pur trattandosi di sillaba aperta, generando così un' asimmetria con le altre sillabe aperte toniche. L'italiano non tollera che una sillaba tonica sia priva di coda (dopo la vocale, che costituisce il nucleo della sillaba, non ci può essere immediatamente un confine di sillaba). Quindi le sillabe toniche debbono avere qualcosa dopo la vocale e prima dell'inizio della sillaba successiva. Questo qualcosa può essere la seconda parte della vocale lunga (laa-to) o una consonante (cam-po). Pertanto in una sequenza come “andò via” la sillaba finale di andò, se pronunciata senza raddoppiamento violerebbe la regola sopra enunciata.

L'accento

L'accento italiano ha 3 caratteristiche fondamentali:

  • È di tipo intensivo: la sillaba tonica è pronunciata con maggiore intensità articolatoria rispetto alle sillabe atone.
  • La sua posizione è libera: non è possibile predeterminare la sua collocazione.
  • Ha valore distintivo: la sola differenza nella collocazione dell'accento è sufficiente a distinguere parole diverse (calamìta - calamità).

A seconda della sillaba colpita dall'accento, le parole si distinguono in:

  • Tronche: accento sull'ultima sillaba (giocherò).
  • Piane: accento sulla penultima sillaba (sapone, tenda).
  • Sdrucciole: accento sulla terzultima sillaba (tavolo, mensola, gondola).
  • Bisdrucciole: accento sulla quartultima sillaba (ditemelo).
  • Trisdrucciole: accento sulla quintultima sillaba (recitamelo).

Si usa l'accento grafico nei polisillabi tronchi (bambù, colibrì) e in alcuni monosillabi tonici (dà, là). Non si accentano le parole piane e sdrucciole. L'unico caso in cui la posizione dell'accento è vincolata è il seguente: in parole di tre o più sillabe, se la penultima è chiusa, l'accento non può cadere sulla terzultima. Eccezioni: (màndorla, pòlizza, àrista). Tolti questi casi le parole sdrucciole hanno la penultima sillaba aperta.

La sillaba

La sillaba è una porzione di parola compresa tra un minimo di sonorità e il minimo successivo. Tra questi due minimi si colloca un picco di sonorità e di intensità articolatoria, ovvero il nucleo della sillaba. In italiano il nucleo di sillaba può essere costituito solo da una vocale. Ciò che si trova a sinistra del nucleo prende il nome di attacco, ciò che segue il nucleo prende il nome di coda. La coda è presente solo nelle sillabe chiuse (gat-to) ma anche nelle sillabe aperte toniche si viene comunque a creare una sorta di coda in seguito all'allungamento della vocale.

La lingua italiana è regolata dal principio dell'isocronia (=uguale durata) sillabica: in una parola la sillaba tonica ha una durata leggermente maggiore delle sillabe atone, ma le sillabe atone hanno tra loro pressappoco la stessa durata, indipendentemente dal numero di sillabe di una parola.

Altre lingue come l'inglese sono governate dal principio dell'isocronia accentuativa: la durata delle sillabe atone tende a essere tanto più breve quante più sillabe contiene la parola.

L'intonazione

Il tono della voce è il risultato della combinazione di tre parametri: durata, intensità e altezza. Il più importante è l'altezza, che dipende dalla velocità di vibrazione delle corde vocali durante la produzione dei fonemi sonori. Un enunciato tende ad avere un andamento debolmente discendente perché gradualmente perde energia in quanto si affievolisce l'iniziale emissione d'aria. Tutto ciò fino alla parte finale dell'enunciato in cui il tono si alza o si abbassa più marcatamente. Ciò che contraddistingue le diverse intonazioni è l'andamento dell'ultimo segmento dell'enunciato (dall'ultima sillaba tonica in poi) detto contorno terminale.

Morfologia

Capitolo I.2

Nozioni generali e unità di analisi

La morfologia si occupa dei meccanismi che regolano la struttura interna delle parole. Morfema è l'unità di analisi della morfologia, ciascun elemento minimo dotato di significato di cui si compongono le parole. (Es. casa ha due morfemi: cas- che porta il significato lessicale (morfema lessicale) e -a che porta delle informazioni grammaticali, nome femminile singolare (morfema grammaticale).

  • Casa-case: forma diversa della stessa parola, campo di indagine della morfologia flessiva.
  • Casa-casereccio: è una parola nuova, campo di indagine della morfologia lessicale.

Quindi abbiamo i morfemi:

  • Flessivi: determinano la variazione di una parola in tutte le sue forme possibili secondo le categorie del genere, numero, tempo, modo ecc.
  • Derivativi: danno la possibilità di creare parole nuove a partire da una base.

Procedimenti fondamentali della morfologia lessicale:

  • Derivazione: si ottiene con l'aggiunta di affissi (che si distinguono in prefissi in-coerente, infissi libr-ett-ino o suffissi epoc-ale).
  • Composizione: si ottiene con la combinazione di due parole libere (porta-ombrelli) o di parole semanticamente piene ma non autonome, provenienti da lingue classiche dette confissi (biblio-teca).

Lessema: denominatore comune a tutte le forme che può assumere una parola variabile, quella forma (lemma) che siamo abituati a cercare nel vocabolario. I lessemi sono costituiti da parole singole.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 29
Riassunto Esame Linguistica Italiana I, docente Fornasiero, libro consigliato Linguistica Italiana di Massimo Palermo Pag. 1 Riassunto Esame Linguistica Italiana I, docente Fornasiero, libro consigliato Linguistica Italiana di Massimo Palermo Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto Esame Linguistica Italiana I, docente Fornasiero, libro consigliato Linguistica Italiana di Massimo Palermo Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto Esame Linguistica Italiana I, docente Fornasiero, libro consigliato Linguistica Italiana di Massimo Palermo Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto Esame Linguistica Italiana I, docente Fornasiero, libro consigliato Linguistica Italiana di Massimo Palermo Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto Esame Linguistica Italiana I, docente Fornasiero, libro consigliato Linguistica Italiana di Massimo Palermo Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto Esame Linguistica Italiana I, docente Fornasiero, libro consigliato Linguistica Italiana di Massimo Palermo Pag. 26
1 su 29
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Fornasiero Serena.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community