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ESTRATTO DOCUMENTO

Io, qui e ora sono i 3 parametri fondamenti del riferimento deittico e costituiscono il campo

indicale, cioè definiscono le coordinate spazio-temporali in cui si realizza la comunicazione. Il

campo indicale si definisce ulteriormente attraverso l'origo, cioè l'orizzonte visuale del parlante,

con cui si definisce il qui e ora.

In (2) abbiamo un rinvio cataforico la forma di ripresa si riferisce a un elemento non ancora

menzionato. (crea un effetti di attesa).

Punto d'attacco/antecedente Elemento a cui si riferisce il pronome.

LA DISTRIBUZIONE DELL'INFORMAZIONE

Se un testo contiene solo informazioni già note al ricevente sarà facilmente comprensibile ma poco

informativo; se invece contiene prevalentemente informazioni nuove sarà molto informativo ma

difficile da comprendere.

L'emittente, nel codificare un testo che rispetti questo equilibrio, deve tenere conto di alcune

limitazioni come per esempio che nella nostra memoria a breve termine trova posto solo un numero

limitato di informazioni e quindi non la si può sovraccaricare. Occorre inoltre che segnali al

ricevente quale informazione intende trattare come sfondo della comunicazione e quale come

nucleo di predicazione, quella che aggiunge ulteriori informazioni.

La porzione di enunciato che svolge il ruolo di punto di partenza per la comunicazione costituisce il

tema, quella che aggiunge ulteriori informazioni, cioè assicura all'enunciato la funzione predicativa,

svolge il ruolo di rema.

Di solito il tema coincide con informazioni già note (che l'emittente presuppone siano note al

ricevente) il rema con informazioni nuove.

Una frase si può sottoporre a 3 piani di analisi che ne individuano la struttura tematica, la

struttura delle conoscenze, la struttura logico-sintattica:

“Il corriere ha consegnato un pacco in portineria”.

Struttura tematica TEMA REMA

Struttura delle conoscenze DATO NUOVO

Struttura logico-sintattica SOGGETTO P.V. C.OGG. C.DI LUOGO

La struttura logico-sintattica è invariabile, la struttura tematica e quella delle conoscenze sono

variabili. IL SINTAGMA

Sintagma unità intermedia tra la parola e la frase, dalla cui struttura dipendono alcuni

comportamenti caratteristici della sintassi di una lingua.

“Maria (SN) legge un libro (SV)”;

“La ragazza bionda di Milano (SN) legge un libro di storia medievale sulle crociate (SV)”.

Queste frasi sono composte da un sintagma nominale (SN) e da un sintagma verbale (SV).

I sintagmi sono sequenze lineari diverse per estensione (possono essere composti da una sola parola

o da un gruppo di parole) e per stratificazione interna (possono contenere o no altri sintagmi) ma

sono accomunati da alcune proprietà:

1. Sono intercambiabili;

2. Costituiscono un'unità sintattica coesa;

3. possono essere enunciati in isolamento (in determinati contesti possono costituire frasi

autonome).

Esistono sintagmi aggettivali (SA), sintagmi preposizionali (SP), sintagmi avverbiali (Savv).

L'elemento più importante è la testa, che dà il nome al sintagma e gli assegna le funzioni sintattiche

(es. la testa di SN è un nome e il SN può svolgere un ruolo di soggetto o oggetto ecc..).

Gli elementi che accompagnano la testa sono chiamati modificatori o complementi.

La testa è l'elemento costitutivo del sintagma ed è anche l'unico obbligatorio nel caso del SN, SV,

SA e del Savv. Nel caso del SP invece la testa attribuisce la funzione sintattica ma non è autonoma

dato che deve essere accompagnata almeno da un modificatore.

In italiano di norma i sintagmi sono continui, cioè le parole che li compongono non sono

intervallate da altre parole ma possono esserci delle eccezioni: possono formare sintagmi

discontinui i verbi sintagmatici (quelli formati da verbi + preposizione) tuttavia possono interporsi

solo pochi elementi (per lo più avverbi).

Non costituiscono esempi di sintagma discontinuo le inserzioni con funzione di inciso. In altre

lingue, come l'inglese e il tedesco, i sintagmi discontinui ricorrono con maggiore frequenza e

l'elemento interposto può essere un intero sintagma.

STRUTTURA DEL SINTAGMA E ORDINE DEI COSTITUENTI

Dal punto di vista tipologico le lingue possono essere classificate in base all'ordine dei costituenti

nel sintagma nominale.

Le lingue come l'italiano e le altre lingue romanze, in cui la testa precede i modificatori, sono

chiamate a costruzione progressiva. In esse i principali modificatori del SN (l'aggettivo, il

complemento di specificazione e la frase relativa) tendono a seguire il nome.

Le lingue come l'inglese e il tedesco che presentano l'ordine modificatore + testa sono chiamate a

costruzione regressiva.

Nelle lingue a costruzione progressiva ci aspettiamo che sia il verbo (nel sintagma verbale, quindi la

testa) a occupare la prima posizione; dopo il verbo si collocano l'oggetto, gli eventuali altri

argomenti del verbo, escluso il soggetto, gli avverbi che modificano il significato del verbo.

Nella classificazione tipologica delle lingue basata sull'ordine dei costituenti basici (soggetto, verbo,

oggetto) l'italiano rientra nel tipo SVO, il latino SOV.

Le lingue a costruzione progressiva tendono ad avere come tratto caratteristico anche l'ordine SVO,

quelle a costruzione regressiva hanno come tratto caratteristico anche l'ordine SOV.

L'italiano rappresenta il tipo a costruzione progressiva:

1. Nella collocazione degli elementi nei composti i modificatori sono collocati dopo la

testa;

2. Nella collocazione dei modificatori del nome nel SN;

3. Nella collocazione dell'oggetto e degli altri argomenti del verbo interni al SV;

4. Nella collocazione delle frasi nel periodo (Principale + subordinata).

In generale le lingue a costruzione progressiva tendono a espandere il nucleo con aggiunte a destra,

quelle a costruzione regressiva nella direzione inversa.

Le lingue romanze rappresentano il tipo SVO e la costruzione progressiva; inoltre avendo perso dal

latino il sistema dei casi, affidano l'individuazione del ruolo sintattico di un costituente proprio alla

sua collocazione all'interno della frase e ciò limita le possibilità di movimento delle parole nelle

frase. L'italiano presenta una possibilità ampia nel modificare l'ordine basico. Tali spostamenti sono

utilizzati per realizzare delle costruzioni con ordine marcato che hanno la funzione di mettere in

rilievo alcuni elementi e porre altri sullo sfondo.

LA FRASE SEMPLICE

Dal punto di vista logico la frase assolve a una funzione predicativa, serve a dire qualcosa a

proposito di qualcos'altro.

Nella frase sono individuabili 3 livelli distinti: la struttura tematica, la struttura delle conoscenze, la

struttura logico-sintattica.

Tale stratificazione consente alla frase di svolgere la funzione predicativa e di far ciò tenendo conto

della progressione delle informazioni a livello testuale e delle conoscenze condivise tra emittente e

ricevente. Di conseguenza il soggetto tende a coincidere con il tema e con l'elemento dato, il

predicato con il rema e l'elemento nuovo.

I sintagmi che ne contengono altri sono definiti complessi. I sintagmi contenuti in sintagmi

complessi sono chiamati incassati o subordinati.

Il seguente modello della frase è basato sulla struttura argomentale del verbo.

La sua elaborazione risale alla fine degli anni 50 del secolo scorso e si deve al linguista L. Tesnière.

Questa prospettiva di analisi considera il verbo l'elemento centrale della frase, in grado di legare a

sé gli altri elementi.

Nella frase c'è bisogno di un certo numero di argomenti per saturare il significato del verbo, cioè

per dar luogo a un espressione di senso compiuto.

In italiano il numero di argomenti può variare da 0 a 3.

Verbi zerovalenti sono autosufficienti, formano da soli frasi autonome (es. verbi

meteorologici “Piove”);

Verbi monovalenti necessitano di un soggetto (“Marco corre”);

Verbi bivalenti hanno bisogno di un soggetto e di un oggetto (“Marco legge un libro”);

Verbi trivalenti necessitano di un soggetto, un oggetto e un oggetto indiretto (“Marco dà un

consiglio a Paolo”).

Il verbo e i suoi elementi costituiscono il nucleo della frase e gli elementi esterni al nucleo sono

definiti circostanziali (o extranucleari).

Es. “la sera, sopo cena (Circostanziali) Marco legge un libro (nucleo) sul divano del soggiorno

(Circostanziali)”.

Gli elementi esterni al nucleo possono essere ulteriormente distinti sulla base della loro portata,

cioè dal fatto che modificano e integrano il significato di un sintagma o dell'intera frase.

Gli elementi nucleari tendono a occupare posizioni fisse: il soggetto precede il verbo, l'oggetto

segue il verbo, l'oggetto indiretto segue l'oggetto. Possono essere spostati dalla loro posizione ma lo

spostamento ha dei limiti e produce effetti sul piano pragmatico e testuale.

I circostanziali sono dotati di maggiore libertà di movimento e gli effetti del loro spostamento sul

significato della frase sono minimi.

Uno dei problemi che l'analisi della frase basata sulla struttura argomentale del verbo non riesce a

risolvere è quello di determinare i limiti entro cui un argomento può essere sottinteso. Es. l'oggetto

di può facilmente sottintendere con alcuni verbi (leggere, mangiare, cantare...) con altri no

(progettare, accusare, costruire....).

Tuttavia con un'opportuna cornice testuale, anche verbi del secondo tipo possono essere usati con

oggetto sottinteso: “A causa della speculazione edilizia, sulle nostre spiagge si è costruito troppo”.

Quindi sintassi e testo cooperano all'assegnazione del senso.

IL SOGGETTO

In italiano il soggetto è caratterizzato da 2 proprietà:

1. Determina l'accordo con il predicato nei verbi di modo finito l'accordo riguarda la

persona e il numero (tu canti) e in alcuni casi si estende anche al genere (es. con i verbi

intransitivi e passivi coniugati nei tempi composti e con quelli copulativi “Mario è andato a

scuola” “Mario è simpatico”);

2. Precede il verbo poiché in italiano l'ordine non marcato è SVO. Tutavia è possibile

invertire l'ordine SV in VS (“Ho avuto io l'idea”).

I ruoli semantici descrivono la funzione che un argomento assume nell'evento descritto dal verbo. Il

soggetto, pur mantenendo sempre la medesima funzione grammaticale, può svolgere ruoli semantici

distinti: es. In “Marco canta una canzone” svolge il ruolo di agente; in “Maria ha subito un torto”

svolge il ruolo di paziente; in “Marco prova interesse per la musica” svolge il ruolo di esperiente.

Il tema non coincide necessariamente con il soggetto grammaticale: es “A marco piace la pizza” la

pizza SOGG; Marco TEMA.

Si parla di soggetto logico distinto dal soggetto grammaticale.

La funzione soggetto è una risultante della diversa configurazione di un'insieme di parametri binari

come (Tema/Rema; Dato/Nuovo), altri, come il ruolo semantico (agente, paziente, esperiente

ecc...) e la funzione sintattica (soggetto, oggetto diretto, oggetto indiretto) non sono binari.

In italiano l'espressione del soggetto è facoltativa.

Ci sono lingue a soggetto obbligatorio (inglese o francese).

In italiano il soggetto è obbligatorio nei seguenti casi:

1. Quando è focalizzato quando rappresenta il rema;

2. Nelle frasi nominali mancando il verbo, diventa elemento necessario per la

comprensibilità dell'enunciato (Ancora lui!);

3. Quando si trova in coordinazione con un altro pronome o un sintagma nominale (o tu o

lui dovrete occuparvene”);

4. Quando è accompagnato da una determinazione (per es. numerale “Noi due faremo

grandi cose”)

In italiano il soggetto deve essere semanticamente pieno deve rimandare a un referente

extralinguistico. Per questo motivo i verbi meteorologici non ammettono un soggetto.

Quando il soggetto non rimanda a un referente extralinguistico si parla di soggetto vuoto o (non

referenziale). IL VERBO

Verbi predicativi hanno un significato pieno, e costituiscono il predicato verbale insieme agli

eventuali argomenti contenuti nel SV.

Verbi copulativi mettono in relazione il soggetto col predicato, costituito dal predicato

nominale. (“Maria è simpatica”).

Diatesi serve a dar conto del tipo di azione espressa dal verbo e di conseguenze di ciò sulle

relazioni semantiche coi suoi argomenti.

Vi sono 3 tipi di diatesi: attiva, passiva e media:

Attiva: esprime una relazione in cui il soggetto ha un ruolo dinamico, che avvia e controlla l'azione

nel corso della sua durata (“Marco guida la macchina”). Di solito il ruolo semantico del soggetto è

quello di agente animato.

Passiva: rappresenta un tipo di azione in cui ha il ruolo semantico di paziente (“La macchina è

guidata da Marco”).

Media: rappresenta un'azione che è avviata da un soggetto attivo, ma i cui effetti ricadono sul

soggetto stesso (“Marco si lava i capelli”).

Non ha un paradigma di flessione proprio: se ne trovano delle tracce da un lato nella coniugazione

riflessiva, dall'altro in alcune costruzioni pronominali del verbo che esprimono un forte

coinvolgimenti del soggetto nei risultati dell'azione (es. intransitivi pronominali arrabbiarsi, pentirsi,

vergognarsi; le costruzioni transitive attive rinforzate dal si mangiarsi una pizza, bersi una birra).

Verbi transitivi caratterizzati dal passaggio dell'azione dal verbo su un oggetto, diretto in

quanto non introdotto da una preposizione. Possono avere 2 argomenti “amare”(soggetto e oggetto

diretto) o 3 “donare”(soggetto, oggetto diretto, oggetto indiretto). Esprimono un cambiamento di

stato realizzato da un soggetto con ruolo semantico di agente, che produce i suoi effetti su un

oggetto, che svolge il ruolo semantico di paziente (“rompere una bottiglia”).

Verbi intransitivi non ammettono un complemento oggetto. Hanno un solo argomento, il

soggetto ma possono avere anche 2 argomenti come “abitare” (soggetto e determinazione di luogo).

Si suddividono in inergativi che esprimono attività intenzionali (lavorare, passeggiare, nuotare) o

funzioni o reazioni corporee non propriamente controllate, colte nel loro procedere (dormire,

russare,respirare) e inaccusativi che esprimono un cambiamento di stato repentino,

indipendentemente dalla volontà del referente del soggetto (cadere,guarire,esplodere,morire), un

cambiamento di posizione a seguito di un moto direzionato (arrivare,scendere,entrare), uno stato

(restare,rimanere,sedere), un avvenimento (accadere,avvenire,succedere). Vi fanno parte i verbi

pronominali (arrabbiarsi,riposarsi).

Ii verbi inergativi richiedono l'ausiliare “avere” quelli inaccusativi “essere”.

LE COSTRUZIONI CON ORDINE MARCATO

Marcatezza sintattica si ha quanto i costituenti si susseguono secondo un ordine diverso da

quello normale, per l'italiano SVO. Variazioni nella collocazione degli elementi nucleari della frase.

Marcatezza fonologico-intonativa si ha quando la frase presenta pause , interruzioni o accenti

enfatici non visibili nel testo scritto.

Attraverso la marcatezza sintattica e/o fonologico-intonativa si può ottenere la marcatezza

pragmatica che ci dice qualcosa in più dalla corrispondete frase non marcata ed è utilizzabile solo

in particolari contesti.

La frase tende a presentare un allineamento tra la struttura tematica, la struttura delle conoscenze, e

la struttura logico-sintattica che si realizza ponendo in prima posizione il tema, l'elemento dato e il

soggetto, in seconda posizione il rema, l'elemento nuovo, l'oggetto e gli altri argomenti.

Le costruzioni marcate servono a segnalare che questo allineamento non si verifica (es. nei casi in

cui vogliamo segnalare il soggetto come rema o l'oggetto come tema).

Costruzioni tematizzanti (evidenziare il tema)

1. la costruzione più diffusa per segnalare che un elemento della frase diverso dal soggetto svolge il

ruolo di tema è la dislocazione a sinistra.

“Il pane, lo compro tutte le mattine al forno sotto casa”.

Vi è un posizionamento di un costituente della frase diverso dal soggetto (compl. oggetto) a sinistra

del verbo.

2. La costruzione a tema sospeso.

“Promesse, ne hanno fatte già abbastanza”.

Qui l'elemento dislocato non è preceduto dalla preposizione, quindi manca l'indicazione della sua

funzione sintattica. Tale funzione viene recuperata grazie al pronome atono di ripresa.

3. La passivizzazione anticipa in posizione preverbale l'oggetto della corrispondente frase attiva,

presentandolo come soggetto. “Il piatto più difficile è stato preparato da Marco”.

4. La dislocazione a destra “Lo avevamo capito da tempo, che fosse una persona timida”.

Svolge 2 funzioni: evidenzia il rema e pone in secondo piano il tema e nel parlato spontaneo può

essere il risultato di un ripensamento.

Costruzioni focalizzanti (evidenziare il rema) (vedi pagina 98).

LA FRASE COMPLESSA

La frase complessa è costituita dall'unione di più frasi semplici. Il collegamento si può realizzare

attraverso:

1. La coordinazione (o paratassi) Ha preso le chiavi ed è uscito;

2. La subordinazione ( o ipotassi) Ha dimenticato le chiavi perchè è uscito di corsa.

E' possibile mettere in relazione 2 segmenti di testo anche in maniera implicita, attraverso la

giustapposizione Ho fatto tardi: non farò colazione.

Con la coordinazione si istituisce una relazione paritaria tra i 2 elementi. Vi sono 5 tipi di

coordinazione: copulativa, avversativa, disgiuntiva, conclusiva, dichiarativa.

Con la subordinazione si istituisce una relazione gerarchica: uno dei due elementi è presentato

come dipendente dall'altro. La proposizione da cui dipende la subordinata è detta reggente.

Le subordinate sono riducibili a 3 categorie:

1. Argomentali costituiscono l'espansione di uno degli argomenti del verbo della frase

principale (soggettive, oggettive, completive oblique);

2. Non argomentali consentono di determinare o specificare alcuni aspetti di quanto è

detto nella principale (temporali, causali, finali, ipotetiche, consecutive, concessive);

3. Relative espansione del punto d'attacco del pronome relativo, cioè un elemento

nominale (“Hai visto il film di cui ti ho parlato?”)

INCISIVI E COSTRUZIONI ASSOLUTE

Incisivi La progressione lineare di testo può essere interrotta dall'inserzione di segmenti di

diversa estensione che hanno l'effetto di porre le informazioni su un piano diverso e accesorio

rispetto a quello principale.

Costruzioni assolute proposizioni costruite col participio o col gerundio che non sono

sintatticamente dipendenti dalla principale e presentano un soggetto diverso.

“Arrivato Marco, la cerimonia ebbe inizio”

Il soggetto realizzato con participio o col gerundio non coincide con quello della principale.

LE NOMINALIZZAZIONI

Attraverso la derivazione possiamo ricavare nomi da verbi: “lavare-lavaggio, costruire-

costruzione”.

I nomi deverbiali si comportano come nomi dal punto di vista della morfologia, cioè variano nel

numero ma non nel tempo, nel modo e nell'aspetto; dal punto di vista semantico si comportano

come i verbi perchè indicano un'azione e possono avere una struttura argomentale. (es. Progettare

richiede 2 argomenti soggetto e oggetto e la stessa struttura è ereditata dal deverbiale

progettazione).

Nominalizzazione L'ingegnere ha progettato il viadotto – La progettazione del viadotto da

parte dell'ingegnere.

Vi è un secondo tipo di nominalizzazioni in cui il verbo è presente ma semanticamente povero,

ovvero le costruzioni con verbo supporto + nome (dare una controllata – controllare).

Le nominalizzazioni determinano la perdita di informazioni su tempo, modo, aspetto e persona del

verbo inoltre consentono di esprimere facoltativamente l'agente.

I CONNETTIVI

I connettivi collegano porzioni più o meno ampie del testo, stabilendo dei rapporti di coordinazione

o di dipendenza gerarchica: sono uno strumento per realizzare la coesione.

Al tempo stesso articolano dal punto di vista logico e semantico il testo in unità minori e guidano il

ricevente nell'interpretazione: sono uno strumento al servizio della coerenza.

Le classi morfologiche dedicate a svolgere la funzione di connettivo sono le preposizioni e le

congiunzioni ma possono essere anche avverbi, locuzioni, o proposizioni.

Connettivi semantici si riferiscono al contenuto dei segmenti collegati, contribuendo a definire

i rapporti logico-concettuali (congiunzioni,locuzioni congiuntive) e introducono relazioni

coordinative o subordinative. Sono di norma collocati tra i due segmenti di testo connessi. Non sono

cumulabili.

Connettivi pragmatici segnalano l'apertura o la chiusura di un testo e esprimono il punto di

vista del parlante sull'enunciato. Sono collocati all'inizio dell'enunciato e cadono nel passaggio dal

discorso diretto al discorso indiretto. Possono essere cumulabili.

Si tratta di elementi polifunzionali, che possono assumere funzioni diverse a seconda del contesto.

Funzioni interattive: esprimono il punto di vista del parlante sulla conversazione in corso:

1. Presa di turno: usati per avviare un turno nella conversazione;

2. Richiesta di attenzione: verbi all'imperativo;

3. Modulazione del contenuto proposizionale dell'enunciato: seguono a focalizzare l'attenzione su

ciò che segue;

4. Feedback: servono per assicurarsi che il contenuto proposizionale dell'enunciato sia stato

correttamente ricevuto dall'ascoltatore ed averne conferma.

Funzioni metatestuali: danno indicazioni sulla segmentazione del testo, il suo svolgimento.

1. Demarcativa: si segnala l'articolazione delle parti che compongono il testo (segnali di apertura,

proseguimento,chiusura);

2. Parafrasi, correzione e riformulazione: servono a precisare o riformulare quanto già affermato;

3. Esemplificazione: Si usano quando l'emittente vuole introdurre un esempio, per farsi capire

meglio, o argomentare più efficacemente la propria posizione.

(IL RUOLO DELLA PUNTEGGIATURA) PAG. 110

LESSICO

Capitolo I.4

NOZIONI GENERALI E UNITA' DI ANALISI

Lo studio del lessico è affidato a due discipline:

1. La lessicologia si occupa dello studio scientifico del lessico, delle proprietà

caratteristiche delle parole, del modo in cui entrano in rapporto tra loro;

2. La lessicografia individua le modalità più efficaci per descrivere e catalogare il lessico

di una lingua.

Il lessico è l'insieme delle parole di una lingua che sono descritte nei loro significati e raccolti nel

dizionario.

Il lessema unità di analisi fondamentale per lo studio del lessico, costituisce il denominatore

comune a cui si possono ricondurre tutte le forme flesse di un nome, aggettivo, verbo e delle altre

classi di parola variabili.

Il lessema è un'unità concettuale astratta mentre il lemma è la controparte lessicografica, ovvero il

lessema nel momento in cui entra a far parte nel dizionario.

Il lessico può essere quello di un individuo (la sua competenza lessicale) e quello potenziale, o

collettivo, di una comunità di parlanti in un dato momento.

Il lessico è una categoria aperta: l'introduzione di nuovi elementi avviene sia attraverso i prestiti

da altre lingue e i neologismi e sia attraverso meccanismi di formazione.

Inoltre è lo strato più esterno di una lingua, cioè è più esposto al contatto e all'interazione con le

altre lingue ed è una sorta di varco attraverso cui il sistema linguistico si apre alla realtà

extralinguistica.

Per questo il lessico di una lingua è in costante movimento.

A differenza dei mutamenti grammaticali, quelli lessicali sono più rapidi.

LA TIPOLOGIA DEL PRESTITO LINGUISTICO

Le vie attraverso le quali una parola o un'espressione possono entrare a far parte del lessico di

un'altra lingua sono:

1. Il prestito consiste nell'accogliere un'espressione straniera.

a. Prestiti di ritorno: consistono in parole date in prestito ad altre lingue e poi ritornate a casa,

dopo molto tempo e col significato modificato. (Baguette) (es. anglolatinismi: parole latine prese a

prestito dall'inglese e per questa via ritornate all'italiano (Pusher prima scribacchino poi spacciatore

di droga).

b. Prestito non adattato: mantiene la struttura morfologica e fonologica originaria;

c. Prestito adattato: si verifica un' assimilazione totale o parziale alle strutture della lingue ospite

(bistecca – beefsteak)

2. Il calco strutturale si ha nei composti o nelle espressioni polirematiche e consiste nella

traduzione dei singoli elementi (dall'inglese week end - fine settimana). (espressioni polirematiche

guerra fredda – cold war).

a. Calchi semantici : consistono nell'aggiunta di un significato nuovo a una parola italiana giaà

esistente per influsso di un'altra lingua (stella: personaggio celebre del mondo dello spettacolo per

influsso dell'inglese “star”). LA STRATIFICAZIONE STORICA

L'analisi della stratificazione del lessico di una lingua fa riferimento alle parole ereditarie, ai

prestiti da altre lingue e alle formazioni endogene, cioè le parole formatesi a partire da elementi

della lingua stessa.

Nel caso dell'italiano vi è una quarta categoria, poiché il contatto con il latino si è manifestato su 2

piani distinti:

1. Il primo è quello dei lessemi ereditari dato dalla presenza delle parole provenienti dal

latino parlato e arrivate a noi per tradizione ininterrotta nei secoli della tradizione latino-

romanza (termini della vita quotidiana che si sono evoluti nella forma e anche nel significato

es. HOMO > uomo). Il passaggio è avvenuto senza che i singoli parlanti ne avessero la

percezione;

2. Il secondo livello del contatto è il risultato del rapporto con la cultura latina di chiunque

esercitasse una professione intellettuale (lingua della liturgia della Chiesa cattolica) che ha

permesso il passaggio di molte parole latine nel lessico intellettuale dell'italiano.

Latinismi parole prese in prestito dal latino dei libri in vari momenti della nostra storia

linguistica. LESSEMI EREDITARI

Le parole ereditarie possono essere diverse nella forma dalla base latina in quanto hanno subito dei

processi di evoluzione fonetica e morfologica e oltre alla forma può aver subito modifiche anche il

significato.

Questi mutamenti mostrano delle regolarità: hanno avuto per risultato un ampliamento o una

restrizione del significato originario. Al primo caso appartengono alcuni verbi come STARE ( in

latino significava “stare in piedi” e in italiano ha assunto una parte dei significati di “essere”).

Al secondo caso sono riconducibili NECARE (“mandare a morte, uccidere”- e ha assunto il

significato più specifico di annegare).

In alcuni casi i termini del latino volgare non sono attestati nella documentazione finora nota, ma

sono stati ricostruiti per congettura perchè sulla base delle leggi fonetiche sono gli unici a spiegare

determinati esiti. In tali casi la base latina ricostruita è preceduta da un asterisco.

Il latino è anche stato il tramite attraverso cui l'italiano ha acquisito parole di origine greca e di altre

lingue con in Italia coesistevano con il latino prima dell'espansione di Roma, dette lingue di

sostrato. LATINISMI

I latinismi, oltre ad aver arricchito il nostro lessico colmando lacune nel vocabolario ereditario,

hanno determinato altre conseguenze a livello di sistema:

1. Hanno creato dei doppioni (allotropi);

2. Hanno determinato lievi modifiche delle regole fonotattiche (cioè delle possibili sequenze di

fonemi) dell'italiano, rendendo possibili alcuni nessi consonantici;

3. Hanno incrementato il contingente di parole sdrucciole

Nel nostro vocabolario sono inoltre presenti dei latinismi non adattati, i quali mantengono la veste

fonomorfologica originaria (termini di ambito giuridico, della medicina, o altri ambiti settoriali).

I latinismi semantici consistono nell'uso di parole italiane che accanto al significato corrente ne

assumono un altro per influsso dell'originario significato latino.

REGIONALISMI E DIALETTISMI

Regionalismi impiegati nella regione d'origine.

Un tipo particolare di Regionalismi sono i geosinonimi, termini diversi che designano lo stesso

referente su scala regionale; hanno un significante diverso e un significato simile o identico.

Dialettismi termini d'origine locale, che hanno varcato i confini originari e sono usati da

parlanti di aree diverse.

Geoomonimi parole uguali che a seconda dell'area geografica assumono un significato

diverso. TECNICISMI (termini settoriali)

Dal punto di vista del significato i tecnicismi sono caratterizzati dalla monosemia: da un significato

tendenzialmente univoco e condiviso, mentre le parole comuni hanno spesso più di un'accezione,

ossia sono polisemiche.

Le vie attraverso le quali si possono creare dei tecnicismi sono 3:

1. Si può prendere il termine in prestito da altre lingue;

2. Si può coniare un nuovo termine attingendo alle risorse della morfologia lessicale;

3. Si può rideterminare il significato di una parola o di un'espressione già esistente. Questo

processo prende il nome di risemantizzazione e può andare dalla lingua comune a un

linguaggio specialistico o da un linguaggio specialistico a un altro. Possono verificarsi anche

casi di detecnificazione, cioè passaggi da un linguaggio specialistico alla lingua comune.

FORESTIERISMI (vocaboli di origine straniera)

La lingua che ha influenzato maggiormente l'italiano è il francese.

Lo scambio tra Italia e Francia fu molto intenso nei secoli medievali, e il risultato è stato la

penetrazione in italiano di termini chiave del lessico dell'organizzazione feudale, della vita militare,

azioni della vita quotidiana e lessico alimentare.

L'apporto di francesismi fu meno significativo nel 500, anche a causa della supremazia militare

spagnola sull'Italia. Il francese riacquisto una posizione centrale a partire dalla metà del 600,

quando si avviò a diventare la lingua di cultura sovranazionale europea.

L'influsso francese è presente nei campi della politica, dell'economia, della filosofia.

Anche lo spagnolo ha lasciato un impronta significativo nel lessico italiano.

La maggior parte degli ispanismi entra in italiano nel 500 e nel 600: i 2 settori principali sono quelli

marinaresco e militare.

Nel caso dell'inglese i prestiti medievali sono pochissimi dato che alla fine del 500 nelle

conversazioni colte ci si esprimeva o in latino o nelle altre lingue di cultura moderne (francese,

italiano,spagnolo). I Prestiti dall'inglese iniziano ad affittirsi dalla seconda metà del 700, in seguito

all'espansione economica e militare dell'impero brittanico e alla rivalutazione da parte degli

intellettuali europei della letteratura, della cultura e delle istituzioni politiche inglesi.

A questo periodo risalgono influssi sul lessico intellettuale di termini della politica e dell'economia,

ma si tratta soprattutto di anglolatinismi, cioè di parole prese a prestito dall'inglese ma risalenti a

una base etimologica latina.

NEOLOGISMI E FORMAZIONI ENDOGENE

Di solito si parla di neologismi in relazione alle parole di recente introduzione in un determinato

momento storico e tali termini hanno bisogno di un certo lasso di tempo per essere accettati.

Raramente il neologismo è creato dal nulla: rientrano in queste categorie alcune onomatopee e

occasionali coniazioni d'autore.

Di norma i neologismi sono prestiti o formazioni endogene, parole derivate e composte create con

elementi italiani combinati secondo le regole della morfologia lessicale.

Vi sono i neologismi semantici che consistono nell'attribuzione di un nuovo significato a una

parola già esistente.

Quando l'estensione di significato si ha per influsso di un'altra lingua, i neologismi semantici

costituiscono anche calchi semantici.

LESSICO E CLASSI DI PAROLE

Sia nel vocabolario di base sia nel vocabolario esteso nomi, avverbi e aggettivi coprono oltre il 95%

del lemmario, di conseguenza delle altre classi morfologiche è riservato uno spazio residuale.

Le parole grammaticali poiché sono classi chiuse, assumono valori percentuali trascurabili nel

vocabolario esteso in confronto a quello di base perchè diluite in un lemmario molto più ampio.

Le differenze tra i due vocabolari consistono nel fatto che in quello di base i verbi ricoprono una

percentuale maggiore mentre in quello esteso sono più numerosi gli aggettivi.

Questo perchè la comunicazione quotidiana fa prevalentemente riferimento a cose e azioni, mentre

nella comunicazione più elaborata si tende a qualificare, a valutare la portata di ciò che si afferma e

questa operazione si compie anche grazie agli aggettivi e anche perchè nel lessico intellettuale e

quello tecnico si ricorre spesso agli aggettivi di relazione che delimitano il significato del nome,

contribuendo a rendere più chiaro ciò che si vuole dire.

Gli aggettivi di relazione svolgono la stessa funzione di un sintagma preposizionale ma nella

comunicazione specialistica sono preferiti poiché l'aggettivo di relazione usato al posto del

sintagma rende più economica la frase (un dolore tra due costole – intercostale) e poiché è

considerato una scelta lessicale più ricercata.

RAPPORTI DI SIGNIFICATO TRA LE PAROLE

Le parole possono stabilire tra loro dei rapporti:

1. Paradigmatici (associativi) si attivano per esempio quando nel progettare un enunciato

diverse soluzioni entrano in competizione tra loro, cioè la scelta di una esclude le altre

(ammirato – guardato – osservato);

2. Sintagmatici quelli che mi fanno decidere in che maniera sia più consono combinare le

diverse parole per comporre un enunciato

I lessemi di una lingua sono spesso caratterizzati da una pluralità di significati ovvero da polisemia:

le varie accezioni di un lessema si sviluppano a partire da un significato di base, a cui poi ne

vengono aggiunti dei nuovi per estensione, grazie all'uso figurati e in seguito ad altri processi di

modificazione semantica.

Le relazioni di significato tra le parole possono essere:

1. Relazioni di tipo verticale:

- rapporti tra iperonimi (termini di significato più generale es. cane) e iponimi (termini più

specifici es. pastore tedesco);

- rapporti di inclusione (sportello, volante e cruscotto sono legati ad automobile da un

rapporto di inclusione, sono cioè dei meronimi di automobile).

2. Relazioni di tipo orizzontale:

- i sinonimi: due o più termini che condividono il loro significato fondamentale, anche se in

realtà la sinonimia completa è rarissima poiché una coppia sinonimica può condividere solo

alcuni tratti di significato;

- gli antonimi: termini di significato opposto;

- gli omonimi: parole casualmente convergenti nel significare, ma di significato diverso

(sale: sostantivo – voce del verbo salire).

NON SOLO PAROLE: AI CONFINI TRA LESSICO E SINTASSI

Come nel caso di guidare/pilotare si instaurano dei legami privilegiati tra parole che sono il frutto di

una consuetudine e non di regole grammaticale né di coerenza logica.

In virtù di tali consuetudini un nome tende a legarsi con un aggettivo o con un verbo piuttosto che

con un altro (caffè macchiato e non schiarito).

Esiste quindi una solidarietà tra le parole che genera delle preferenze per alcune combinazioni

piuttosto che per altre.

Tali solidarietà, non essendo motivate logicamente, sono diversamente realizzate nelle varie lingue.

Quando queste solidarietà tra parole si trasformano da relazione occasionale in rapporto stabile

prendono il nome di collocazioni che dal punto di vista grammaticale riguardano le coppie nome +

aggettivo, verbo + nome, verbo + avverbio.

Parole polirematiche (o lessemi complessi) espressioni di 2 o più parole che si comportano per

molti aspetti come se fossero una parola unica (carta di credito, dare una mano, effetto serra).

Qui l'espressione nel suo complesso assume un significato non componenziale (il significato non si

può ricavare dalla somma dei significati degli elementi che la compongono).

Sono caratterizzate da un significato non componenziale anche le espressioni idiomatiche

vuotare il sacco, alzare il gomito ecc..

L'ITALIANO NEL TEMPO

Capitolo II.1

PRIMA DELL'ITALIANO

Nella fase della massima espansione dell'impero romano ( intorno al III secolo d.C.) nella parte

orientale dell'impero la lingua più utilizzata era il greco, in altre zone (per es. nella parte

meridionale dell'Inghilterra e nella porzione romanizzata della Germania) la latinizzazione fu solo

parziale. Nelle province dell'Africa settentrionale la dominazione araba interruppe la continuità

linguistica con l'Europa.

Nell'area rimanente dell'impero ovvero il latino si è diffuso nell'uso orale e si è sovrapposto alle

lingue locali. Quest'area viene definita Romania e le lingue che oggi vi si parlano sono chiamate

romanze.

Le lingue romanze, oltre all'italiano e ai dialetti, comprendono alcune delle lingue di minoranza

parlate sul nostro territorio (sardo, friulano e il ladino), altre lingue nazionali ( francese, spagnolo,

portoghese, rumeno) e le lingue di minoranza presenti in questi paesi.

Le lingue non sono organismi biologici ma “organismi sociali” in continua trasformazione che si

evolvono nel tempo e variano nello spazio e negli usi. Inoltre il latino di cui si parla non è il latino

scritto degli autori classici come Cicerone, ma un insieme di varietà usate in tempi e in luoghi

diversi.

A partire dalla seconda metà dell'800 si è iniziato a riferirsi a questo insieme di varietà come al

latino volgare o latino parlato.

Dalla disgregazione dell'unità latina e dalla successiva riaggregazione in sistemi autonomi delle

parlate locali hanno avuto origine le lingue romanze.

A differenza del latino scritto, dei latini parlati nelle diverse aree della Romania abbiamo poche

fonti come per esempio le iscrizioni murali.

Ad esempio gli scavi archeologici di Pompei hanno permesso di riportare alla luce alcune scritte

murali conservatesi grazie all'azione protettiva esercitata dai detriti vulcanici che risalgono al 79

d.C.. (data dell'eruzione del Vesuvio).

QUISQUIS AMA VALIA! PERIA QUI NOSCI AMA[RE]!

BIS [T]ANTI PERIA QUISQUIS AMARE VOTA

(viva chiunque ama, abbasso chi non sa amare;

abbasso due volte chi vieta di amare)

(vedi appunti)

Altrettanto importanti per la ricostruzione del latino parlato sono le liste di errori stilate da

grammatici ed eruditi. Il più importante è L' Appendix Probi, realizzata da un autore ignoto (fine

del III-IV secolo). Si tratta di un elenco di 227 parole seguite dalla corrispondente forma scorretta

secondo lo schema “ A non B”.

Da esso apprendiamo che già allora erano diffusi errori come VECLUS per VETULUS, CALDA

per CALIDA, ACQUA per AQUA.

Per le stesse ragioni sono utili le iscrizioni incise su pietra o lettere scritte da persone poco

istruite oppure i passi letterari in cui l'autore riproduce intenzionalmente la lingua quotidiana.

(Cena di Trimalcione del Satyricon.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del testo letterario e della comunicazione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Fornasiero Serena.

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