IL LINGUAGGIO
Il linguaggio, inteso come uno strumento polifunzionale, è una facoltà mentale geneticamente acquisita di
gestire una lingua e, quindi, un codice comunicativo atto allo scambio di messaggi articolati oralmente. Il
linguaggio è una conquista dell’Homo Sapiens, risalente tra i 100000 e i 20000 anni fa, avvenuta a causa della
trasformazione del tratto bocca-faringe. Oppure si ritiene che possa risalire a 2 milioni di anni fa, quando
l’homo erectus stabilì una cultura e una religione, che, di conseguenza, dovevano richiedere la presenza di un
linguaggio. Anche se non è da escludere che prima esistessero sistemi di comunicazione più o meno
complessi. Il linguaggio è la precondizione necessaria affinché si sviluppino le lingue storico naturali , cioè
appunto le manifestazioni del linguaggio formatesi naturalmente nella storia di una comunità; quindi sono
escluse da queste le lingue artificiali come l’esperanto e quelle fantastiche come l’elfico. Le prime attestazioni
di lingue risalgono al III millennio a.C. e sono quindi il sumerico e l’egiziano, i geroglifici egiziani e il cinese
antico. Molte lingue antiche hanno delle somiglianze che consentono di raggrupparle in famiglie (es. ceppo
indoeuropeo) derivanti da rispettive protolingue, mentre alcune sono isolate, cioè non ci sono parentele con le
altre. Inoltre c’è chi sostiene che tutte le lingue si siano originate da un un’unica protolingua( monogenesi ).
Attualmente non siamo a conoscenza di quante lingue esistano o siano esistite nel mondo, anche perché non
esiste un criterio per determinare quali tratti una lingua debba possedere per essere considerata autonoma;
cosa che accade con i dialetti, i quali sono modificazioni della lingua, ma nemmeno possono essere
riconosciuti come lingue nazionali, cioè degli strumenti che permettono ai membri della popolazione di
comunicare con una stessa lingua. Tuttavia, se contassimo le lingue nazionali e anche le varietà dialettali si
oscillerebbe tra le 700 e le 7000 lingue esistenti al mondo. Se invece si contassero solo le lingue in cui è stata
tradotta la Bibbia se ne conterebbero 2932. Si deve tener conto inoltre del numero dei parlanti per ciascuna
lingua, il quale varia a seconda dei criteri adottati. Ad esempio: se si considerano solo i madrelingua o anche
quelli che la parlano come seconda lingua. Stando al primo criterio il cinese è la prima lingua con più parlanti
al mondo, cioè 1 miliardo, seguita subito dopo dall’inglese.
In nessun caso due persone che appartengono alla stessa comunità di parlanti, parleranno allo stesso modo.
Tra i due ci sarà una buona inter comprensibilità, ma anche delle sostanziali differenze che dipendono da
ragioni sociali, dialettali ecc. e che determineranno quindi l’idoletto della singola persona. La scienza che si
occupa del linguaggio è la linguistica , ma bisogna fare una differenza tra linguistica storia, cioè glottologia, e
linguistica generale. Colui che pose le basi per la linguistica generale fu Ferdinand de Saussure, con il suo
libro pubblicato post mortem “Cours de linguistique générale”.
Ci sono delle caratteristiche tipiche delle lingue storico-naturali, a volte condivise con altri sistemi di
comunicazione. La semiotica è la scienza che studia i segni , cioè qualsiasi cosa che trasmette
un’informazione, suddivisi da Pierce in: icona , che rappresenta graficamente il proprio significato; indice , cioè
conseguenze fisiche di quello che indicano; simboli , cioè i segni che hanno una relazione stabilita per
convenzione con ciò che indicano quindi si deve conoscere il codice , cioè, secondo Pierce, un sistema di
relazioni convenzionali tra un insieme di enti(manifestanti) e un altro(manifestati).
Tutti i segni vengono utilizzati nel circuito comunicativo
, che, secondo Saussure, richiede la presenza di un
parlante e di un ascoltatore, chiamati fattori
. In seguito il circuito venne arricchito da Karl Buhler, che aggiunse
il contesto , che può essere culturale, situazionale o linguistico, i quali servono ad assicurare l’efficacia del
circuito. Ogni elemento di quest’ultimo possiede una funzione :
a. l’ emittente ha funzione emotiva , attraverso la quale comunica il proprio atteggiamento;
b. il contesto ha funzione referenziale;
c. il percipiente ha funzione conativa.
Il circuito comunicativo venne arricchito ulteriormente dal russo Jackobson e quindi esso comprende:
1. Parlante→ funzione emotiva
2. Contesto→ funzione referenziale
3. Messaggio→ funzione poetica(quando si utilizza una lingua per scopi unicamente estetica)
4. Contatto→ funzione fàtica(serve a mantenere il contatto tra i due parlanti)
5. Codice→ funzione metalinguistica(quando uno dei due parlanti vuole verificare se si sta utilizzando lo
stesso codice)
6. Ascoltatore→ funzione conativa(indurre l’interlocutore a fare qualcosa). 1
Saussure sosteneva che un segno può esistere solo se ce ne sono almeno due che si oppongono l’un l’altro,
in modo che quello accanto al primo neghi il significato di quello di partenza. Il pensiero di Saussure è
fortemente caratterizzato dalla contrapposizione tra due o più elementi, cioè da dicotomie.
Tra le più importanti c’è quella tra la langue , un qualsiasi sistema linguistico astratto depositato nel cervello di
un parlante o condiviso da una comunità di parlanti, e la parole , cioè l’epifania della langue, quindi un atto
concreto e individuabile nei soggetti che si servono di tali sistema.
Saussure afferma che la langue debba essere studiata dal punto di vista sincronico , cioè in un determinato
momento storico, e non sul piano diacronico , cioè durante il corso della storia. Questa dicotomia viene
rappresentata tramite i due assi cartesiani: l’asse delle ascisse AB è quello della simultaneità, l’asse delle
ordinate CD è quello delle successioni. L’asse della diacronia è quello degli accadimenti particolari, cioè dei
fatti che accadono in una lingua nel suo sviluppo storico. Per questo è preferibile un approccio sincronico in
cui la langue risulti un sistema nel quale tutti i fatti si inquadrino. Nonostante la loro incompatibilità, a volte c’è
bisogno di conciliare entrambi gli approcci. Per spiegarsi meglio Saussure si serve del quadrato linguistico ,
nel quale si osserva l’anglosassone in due momenti storici diversi (fase A e fase B). Apparentemente il
singolare conserva la sua forma, mentre la formazione del plurale: in fase A avviene con l’aggiunta della
vocale; in fase B con alternanza vocalica. In aspetto diacronico, poiché non si tiene conto di tutto il sistema, la
forma singolare sembra rimanere la stessa, ma sincronicamente non è così. In fase A fōt ha accanto lo zero
morfologico(Ø), poiché nel plurale è presente la desinenza –i che si oppone allo zero morfologico. In fase B, il
vocalismo di -ō- si oppone al vocalismo di -ē-. Quindi il singolare della fase A e quello della fase B sono
diversi, anche se foneticamente simili, poiché funzionano in modo diverso.
Un’altra dicotomia è quella tra paradigma e sintagma . I rapporti paradigmatici sono quelli che si istituiscono
a livello della langue quando si deve fare una scelta obbligatoria. Degli elementi che hanno rapporti
paradigmatici formano un paradigma, che si ha nel momento in cui il parlante sta per formulare un enunciato e
deve fare una scelta prima della formulazione del messaggio. Dunque i rapporti paradigmatici sono assenti
dalla parole. Invece i rapporti sintagmatici sono quelli che gli elementi contraggono tra loro nella categoria
parlata. Nel discorso si istituiscono combinazioni di termini che si chiamano sintagmi, all’interno dei quali
acquisiscono un valore solo perché in contrapposizione con quelli che lo precedono o seguono. Quindi si può
dire che il paradigma sia una qualsiasi sequenza lineare di elementi linguistici.
Tornando alla langue si può dire che essa sia composta da una serie di segni linguistici, cioè entità biplanari ,
dotate di due facce, ossia il significante , che è l’immagine acustica del segno, o per meglio dire, i fonemi; e il
significato , cioè il contenuto noetico del segno. Il loro legame è inscindibile ed entrambi si trovano sul piano
della langue. Il significante è astratto perché è un’immagine conservata nella mente del rispettivo significato.
Sul piano della parole, al significante corrispondono le fonie, e, al significato, le significazioni che il segno ha a
seconda del contesto poiché nessun utilizzo di un significato è identico ad uno precedente o futuro. Il legame
che unisce significante e significato si dice arbitrario , cioè immotivato, ciò vuol dire che non c’è nessuna legge
che dica che al significato “albero” corrisponda il significante /albero/. Nonostante possa esserci un’apparente
motivazione che colleghi il significante al significato, questo, a lungo andare, si perde.
Esistono almeno 4 tipi di arbitrarietà.
1. Arbitrarietà del rapporto tra significante e significato , che è quella per cui non esiste un legame
naturale o logico tra una sequenza fonica e il suo significato. Anche se a volte sembra esserci una
motivazione non è sempre così, ma alcuni linguisti hanno cercato di trovare un collegamento
fonosimbolico. Ciò vuol dire che alcuni suoni linguistici implichino dei significati, come ad esempio la /i/
per rimandare alla piccolezza, ma si tratta solo di coincidenze, infatti il termine inglese “big” contiene la
/i/, ma ha tutta un’altra accezione.
2. Arbitrarietà tra segno e referente , riassumibile nel triangolo semiotico, composto da: cosa, idea o
parola. L’idea è collegata alla cosa e alla parola con due linee rette, mentre tra cosa e parola c’è una
linea discontinua. Questo sta a significare che non c’è un rapporto di necessità tra le parole e gli
oggetti della realtà. A dimostrarlo è il fatto che le lingue non hanno lo stesso numero di parole,
altrimenti esse sarebbero perfettamente traducibili le une nelle altre.
3. Arbitrarietà tra forma e sostanza del significato , cioè, ad esempio, la differenza che c’è nel modo in
cui le varie lingue suddividono lo stesso spazio semantico. Quindi la preposizione semplice “da” 2
corrisponde alle preposizioni inglesi “to, at, from” e, questo rappresenta uno degli scogli più grandi
dell’apprendere una lingua nuova.
4. Arbitrarietà tra forma e sostanza del significante , ad esempio, lo spazio vocalico, cioè l’insieme di
tutti i suoni vocalici realizzabili dall’apparato articolatorio umano, viene suddiviso in modo arbitrario
dalle varie lingue.
Esiste inoltre un’ arbitrarietà verticale cioè il legame arbitrario che lega significante e significato, e
un’ arbitrarietà orizzontale , cioè quella che governa i confini tra i singoli segni. La langue quindi mette dei
paletti all’interno di un continuum, cioè dà forma ad una sostanza amorfa che è sia il continuum noetico , sia
quello fonico . E’ proprio questo processo che, quindi, dà vita ad un segno, cioè l’abbinamento del continuum
noetico a quello fonetico. Inoltre Saussure individua una linearità del significante, che si manifesta sotto forma
di sequenze lineari di segnali sonori, considerando anche che l’apparato fonatorio non è in grado di produrre
più articolazioni alla volta. Questo non accade affatto col pensiero, caratterizzato da elementi complessi, ma
non necessariamente ordinati. La scrittura, invece, linare nel momento dell’esecuzione ma non in quello della
lettura, poiché nessuno di noi legge lettera per lettera.
Una lingua storico naturale quindi può essere scritta e il principio secondo il quale le lingue umane possono
essere rappresentate graficamente dalla scrittura si chiama trasponibilità del mezzo . Le lingue umane sono
caratterizzate inoltre dall’ onnipotenza semantica , cioè possono essere utilizzate per esprimere qualsiasi
contenuto. Il linguaggio umano è anche plurifunzionale e, tra le varie funzioni che può svolgere, c’è anche il
distanziamento , cioè la capacità di formulare messaggi relativi a cose e eventi lontani nel tempo e nello
spazio. Questa qualità implica anche la libertà da stimoli , che rende la lingua indipendente dal contesto
immediato e, quindi, essa deriva da un’elaborazione concettuale della realtà esterna. Altre caratteristiche del
linguaggio sono la produttività illimitata , cioè l’abilità di poter creare un numero infinito di messaggi, i quali
sono dotati di grande complessità sintattica.
Il linguaggio è dotato di una doppia articolazione , cioè un qualsiasi messaggio linguistico si compone di unità
minime dotate di significante e significato, chiamate monemi . Questi ultimi sono composti a loro volta da una
parte dotata di un significato grammaticale e un’altra con significato noetico. I primi sono chiamati morfemi , i
secondi sono chiamati lessemi . I monemi sono scomponibili ulteriormente in unità più piccole, cioè i fonemi ,
che non sono le lettere di una parola, ma i suoni emessi dall’apparato fonatorio e che hanno soltanto un
significante. Il fonema quindi è diverso dal grafema che, in sostanza è il segno grafico che compone una
parola. I fonemi sono concatenati in sequenze che appartengono ai monemi. L’ordine in cui si susseguono è
rilevante dato che altrimenti si potrebbero ottenere parole senza significato o che, addirittura, siano vietate
dalle regole della grammatica. La capacità di concatenare elementi di un certo livello ottenendo sequenze che
appartengono allo stesso livello di prima anziché ad uno superiore, si chiama ricorsività. L’arbitrarietà di
quest’ultima però fa in modo che non ci siano limiti nella costruzione di un enunciato attraverso proposizioni
coordinate o subordinate. Ma, nonostante ciò, vengono comunque messi dei limiti pratici per evitare che la
comunicazione sia difficoltosa, anche se, tali strutture non sono vietate grammaticalmente. Le parole
all’interno di una frase sono organizzate in strutture gerarchiche che dipendono da un elemento principale.
Queste strutture si chiamano sintagmi , i cui elementi instaurano una relazione sintagmatica con la cosiddetta
testa del sintagma , che può essere anche lontana dagli altri elementi, garantendone comunque un rapporto.
Questi ultimi fuoriescono dalla linearità della catena parlata, bensì si sviluppano sul piano bidimensionale.
Questa viene indicata come dipendenza dalla struttura .
FONETICA ARTICOLATORIA
La conoscenza dei meccanismi articolatori divenne propriamente scientifica tra l’800 e il 900, grazie
all’evoluzione delle scienze fisiche e naturali e ad invenzioni come il laringoscopio. Un avvenimento
fondamentale fu l’invenzione di un metodo di trascrizione fonetica da parte di Alexander Bell, il quale voleva
rappresentare i singoli tratti articolatori coinvolti nella produzione di suoni linguistici.
Il singolo atto linguistico si compie attraverso una componente mentale (ideazione del messaggio), una
meccanica (articolazione di una sequenza di foni), una fisica (trasmissione del suono attraverso l’aria), una 3
fisiologica (percezione auricolare da parte dell’ascoltatore), una mentale (interpretazione del messaggio da
parte dell’ascoltatore).
La fonetica si occupa degli aspetti materiali del linguaggio e si divide in fonetica articolatoria, fonetica
acustica(trasmissione dei suoni attraverso l’aria) e fonetica percettiva.
Gli organi articolatori si dividono in fissi e mobili. Tra i fissi ci sono: i denti, gli alveoli(rigonfiamenti all’altezza
della radice dei denti) e il palato duro. Tra i mobili , invece: le labbra(che possono essere arrotondate e
avanzate(protruse, procheile) oppure distese(ortocheile); la lingua, che si divide in apice, corona, dorso e
radice; il palato molle(che può essere sollevato e dunque si appoggia sui cuscinetti di Passevent, producendo
l’ostruzione del passaggio dell’aria alle fosse nasali➡suoni orali non nasali; oppure abbassato quindi l’aria
penetra nella cavità nasale➡articolazione dei suoni nasali); l’ugola, la mandibola, la glottide, cioè la porzione
di laringe detta anche “corde vocali”.
Le cavità coinvolte sono: la cavità polmonare(polmoni, bronchi, trachea e laringe); cavità faringale(laringe e
termina con la radice della lingua); cavità orale; cavità nasale.
La cavità polmonare è coinvolta nella fonazione perché i suoni linguistici sono prodotti con modificazioni
dell’aria espiratoria che fuoriesce dai polmoni(➡suoni egressivi). Ci sono anche foni ingressivi, eseguiti
utilizzando aria inspiratoria. Entrambi si chiamano foni pneumonici . Il loro opposto sono i foni apneumonici ,
prodotti attraverso l’aria contenuta nelle cavità superiori(clicks o suoni avulsivi).
La porzione della laringe chiamata glottide è composta da varie strutture cartilaginee, il cui meccanism
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