Lingua italiana per stranieri
Linguistica acquisizionale
Il processo di acquisizione di una lingua è determinato dall’esposizione di un individuo ad un ambiente in cui sono presenti dati linguistici. L’ambiente in cui ha luogo l’apprendimento può essere:
- Naturale: ad esempio nel caso dell’acquisizione della lingua madre, che la imparano senza ricevere alcuna istruzione. In questo caso si parla di apprendimento spontaneo della lingua. Nell’apprendimento spontaneo, l’input non è selezionato e graduato dato che non è prodotto per sviluppare la competenza ma per realizzare la comunicazione.
- Formale: quando l’apprendimento si realizza con la frequenza di un corso; questo tipo di apprendimento si definisce guidato. Nell’apprendimento guidato l’input è frutto di ricerca e selezione, selezionato dall’insegnante in relazione agli obbiettivi didattici; l’esposizione dell’apprendente è controllata e guidata da attività appositamente ideate.
- Combinazione tra naturale e formale: situazione di apprendimento della lingua nel paese dove questa lingua è impiegata negli scambi comunicativi quotidiani e l’apprendente può imparare sia attraverso la frequenza di un corso sia in ambito extrascolastico, interagendo con i parlanti nativi. In questo caso si parla di apprendimento misto.
Linguistica acquisizionale → lo scopo della linguistica è la descrizione e spiegazione dei processi di apprendimento di lingue non prime, sia in contesto sociale che in contesto guidato.
Input → materiale linguistico con cui l’apprendente viene in contatto cioè tutte le produzioni orali e i testi scritti a cui è esposto e che esercitano un influsso sul percorso del suo apprendimento.
Output → tutte le produzioni realizzate dall’apprendente attraverso il canale orale e scritto.
Intake → ciò che della L2 viene interiorizzato ed elaborato dall’apprendente. Quindi l’input è necessario ma non sufficiente; per trasformarlo in intake (acquisizione duratura) è necessario che venga affiancato dalla pratica, ossia che si trasformi in output.
Motivazione
Si intende lo scopo per il quale un individuo studia una lingua per il conseguimento della quale si impegna ritenendosi soddisfatto:
- Esistenziale: un immigrato che si deve integrare nella nuova società ospite.
- Strumentale: migliorare per la carriera o prendere un buon voto.
Interlingua
Interlingua → sistema linguistico in evoluzione dell’apprendente di una lingua non materna. Ogni apprendente ha la propria interlingua che evolve e cambia in base alle ipotesi che il soggetto costruisce sul funzionamento della L2 via via durante il percorso di apprendimento. È influenzata dalla madre lingua e dalle altre lingue note ma ha anche caratteristiche proprie. L’interlingua tuttavia non va intesa come sistema linguistico intermedio ma come continuum di varietà linguistiche che si pongono nello spazio tra lingua materna dell’apprendente e lingua di arrivo. Tale evoluzione del continuum interlinguistico può tuttavia arrestarsi. Tale processo di arresto è definito fossilizzazione, che impedisce all’apprendente di raggiungere il livello di competenza successivo. Tale processo è dovuto a vari fattori tra i quali: mancanza di motivazione.
Fasi dell'interlingua
- Fase prebasica: l’apprendente inizia a produrre output utilizzando una key-word strategy ovvero utilizzando poche parole chiave ed avvalendosi di una grammatica elementare. Il nome in questa fase ha solo valore semantico; il verbo appare o non flesso o risulta completamente assente.
- Fase basica: l’apprendente presenta una varietà in cui comincia a comparire l’uso del verbo come nucleo della frase. Verbo: flesso ind. Presente o infinito. Lessico più ricco. Scarsità di parole funzione (art. prep. etc.) Rare subordinate.
- Fase postbasica: codificazione di genere e numero. Nome flesso. Accordo. Verbo: presenza ausiliare per forme composte, estensione dei modi, dei tempi.
Fattori interni al processo di apprendimento
- Età apprendente
- Attitudine
- Motivazione
- Stile cognitivo, cioè le strategie di operazioni mentali che si mettono in atto senza che si abbia una piena coscienza
- Emotivo
Concetto di errore
Per definire un errore e individuarlo e valutarlo, occorre far riferimento a quattro criteri:
- Correttezza → errore come deviazione dal sistema della lingua dalle regole del codice linguistico. Tale criterio rimanda al concetto di norma ad uso e del loro rapporto.
- Appropriatezza → concezione di lingua non come un insieme di norme da conoscere ma come veicolo e strumento di comunicazione tra parlanti in un determinato contesto. L’errore dunque è una forma linguistica non adeguata alla situazione (grammaticalmente potrebbe essere corretta, ma inappropriata al contesto comunicativo).
- Comprensibilità → errore elemento che rende difficile o addirittura impossibile la comunicazione. Si considerano errate le produzioni il cui messaggio non è compreso dal destinatario.
Microcategorie di errore
- Globali che compromettono la comprensione
- Locali che non compromettono la comprensione
Errori in base allo stadio di apprendimento (interlingua)
- Errori presistematici → vengono commessi prima che lo studente sia consapevole dell’esistenza della regola che governa quel determinato aspetto linguistico. In questa fase le forme corrette sembrano prodotte per caso.
- Errori sistematici → è la fase della scoperta della regola e gli errori vengono prodotti nel momento in cui l’apprendente tenta di capire come funziona il sistema facendo varie congetture e ipotesi.
- Errori post-sistematici → compaiono quando lo studente ha scoperto il sistema corretto ma si dimostra incoerente nell’applicazione delle regole.
Correzione degli errori
Per correzione si intendono una serie di interventi volti alla modifica dell’errore. La correzione ha un duplice valore:
- Formativo: aiutare l’apprendente a definire la sua capacità metalinguistica, quindi quale parte del sistema necessita di apprendimento.
- Informativo: fornire elementi di giudizio sul processo di apprendimento. Ci serve cioè come sistema diagnostico.
La correzione va fatta in base a:
- Profilo apprendenti
- Tipo di attività in corso
- Obbiettivo didattico
Correzione orale → evitare di interrompere il flusso comunicativo; correzione indiretta, riformulazione
Correzione scritta → promuovere l’autocorrezione, correggere in modo chiaro, non sovrascrivere e non cancellare
Tipi di correzione
- Correzione comunicativa: segnalare solo gli errori che compromettono l’efficacia del messaggio
- Correzione rilevativa: sistema di marcatura che ha l’unica funzione di individuare l’errore senza dare altre indicazioni
Vantaggi e Svantaggi della correzione rilevativa
- Vantaggi: sistema più semplice di correzione, perché una volta rilevato l’errore non è necessario fornire ulteriori indicazioni che richiedono tempo e impegno.
- Svantaggi: lo studente in molti punti avrà difficoltà a capire che tipo di errore ha commesso, e non saprà come intervenire o rimediare.
Quando usarla? Con errori che ci aspettiamo siano riconosciuti dallo studente: quelli che riguardano regole già affrontate e che in altre occasioni lo studente dà prova di conoscere (errori post-sistematici).
- Correzione risolutiva: l’insegnante rileva gli errori e poi da una riscrittura corretta della parola, frase o periodo che li contengono.
Vantaggi e Svantaggi della correzione risolutiva
- Vantaggi: lo studente può osservare una versione corretta di ciò che ha sbagliato
- Svantaggi: lo studente ha un ruolo passivo perché la soluzione fornita dall’insegnante non richiede altri interventi.
Quando usarla? Con errori che l’insegnante non vuole ignorare e che lo studente non è in grado di correggere da solo (errori presistematici).
- Correzione classificatoria: fornisce informazioni sul tipo di errore usando un’etichetta o un simbolo. È il metodo di correzione più impegnativo perché richiede un discreto lavoro di preparazione da parte dell’insegnante che deve prima di tutto decidere su quale classificazione di errori basarsi e costruire una lista di etichette e abbreviazioni.
Vantaggi e Svantaggi della correzione classificatoria
- Vantaggi: la correzione dell’insegnante non risolve i punti critici ma è la chiave su cui lo studente deve lavorare per arrivare alla soluzione, operazione che lo rende consapevole dell’apprendimento, perché richiede un ruolo attivo.
- Svantaggi: ci sono errori difficili da classificare ed etichettare, richiede tempo e impegno da parte dell’insegnante
Quando usarla? Con gli errori che lo studente commette in maniera sistematica che è in grado di riconoscere e provare a correggere, e sui quali vogliamo spingerlo a riflettere mettendo alla prova le sue conoscenze.
- Correzione mista: si utilizzano entrambe le tipologie nello stesso testo in base all’errore.
| Tipo di errore | Studente sa spiegare la regole | Studente sa correggere | Intervendo del docente |
|---|---|---|---|
| Presistematico (corr. risolutiva) | NO | NO | Spiega la regola |
| Sistematico (corr. classificatoria) | SI | NO | Può corr. E spiegare false ipotesi |
| Postsistematico (corr. rilevativa) | SI | SI | Rileva l’errore e dice all’apprendente di autocorreggerlo facendolo allenare con la pratica |
Errori in base al livello di analisi
- Aspetto superficiale dell’errore
- Omissione: quando manca un elemento linguistico rispetto alla produzione di confronto
- Aggiunta: quando c’è un elemento linguistico in più rispetto alla produzione di confronto
- Sostituzione: quando c’è un elemento linguistico diverso rispetto ad uno presente nella produzione di confronto
- Inversione: due o più elementi linguistici sono presenti in un ordine diverso, rispetto alla produzione di confronto
- Segmentazione: quando due elementi linguistici sono interpretati come indipendenti, quando sono legati, o viceversa.
- Aspetto linguistico dell’errore
- Lessicale
- Ortografico
- Morfologico
- Sintattico
- Causa dell’errore
- Interlingua: errori interlinguistici delle prime fasi di apprendimento perché si è ancora influenzati dalla propria L1
- Omissione
- Regolarizzazione
- Sovraestensione
Teoria sull’apprendimento
Comportamentalismo → l’idea di fondo è che sia possibile indurre un apprendimento inteso come modifica del comportamento linguistico, formando opportuni stimoli allo studente. Il processo di insegnamento viene visto come procedura che attraverso stimoli opportuni produca comportamenti desiderati. Non indagando sui processi mentali e non riconoscendo un’elaborazione dell’input fornito all’apprendente, si ritiene che il risultato dell’apprendente, si ritiene che il risultato dell’apprendimento (output) non si discosti dai dati forniti (input). Pertanto input e output coincidono.
Secondo il modello comportamentalista lo studente doveva apprendere per acquisire comportamenti linguistici modello, abitudini linguistiche corrette, di conseguenza l’errore diveniva una risposta inadeguata ad un comportamento corretto, dato come input.
Il comportamentalismo inoltre ha segnato un ruolo fortemente negativo all’interferenza della lingua madre, pertanto i comportamentalisti tendono a limitare le influenze negative delle abitudini linguistiche acquisite in lingua madre. Il suo limite: passività del discente e non considerare l’aspetto produttivo del linguaggio.
Cognitivismo → alla fine degli anni 50, grazie al contributo di Chomsky, il quale sostiene che chi apprende una lingua non si limita a imitazione di modelli o abitudini automatiche, ma attraverso processi cognitivi, scopre le regole della lingua. Infatti attraverso un meccanismo innato di acquisizione che Chomsky definisce LAD (Language acquisition device) l’individuo a partire dai dati linguistici a cui è esposto, riesce a formulare ipotesi, sul funzionamento del sistema linguistico, e di verificarle operando un confronto con l’input, ottenuto dall’ambiente.
L’apprendimento si verifica perché i dati linguistici vengono messi in relazione agli universali, cioè ai principi comuni a tutte le lingue del mondo, e ai parametri che costituiscono la grammatica universale. A differenza del comportamentalismo prevede un’elaborazione dei dati in input, da parte del dispositivo mentale innato, dando come esito dell’apprendimento la conoscenza implicita di un sistema di regole linguistiche.
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