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La storia del cinese vernacolare

Capitolo 1. Lingua e modello narrativo

Feng Menglong (1574-1646): grande figura della narrativa vernacolare. Come membro di una famiglia del Soochow di educazione elevata, Feng parlava una variante colta del dialetto di Soochow, il quale appartiene al gruppo dialettale Wu molto diffuso nella provincia di Jiangsu e in gran parte dello Zhejiang. Feng Menglong raccolse canzoni del Soochow e ne compose altre su imitazione.

Tra i dialetti del gruppo settentrionale, quello pechinese era il principale (era il dialetto della capitale). Una lingua basata sul parlato colto della capitale serviva come lingua franca per impiegati, mercanti e viaggiatori; era chiamata “guanhua” (lingua degli impiegati), il cui equivalente inglese abituale è “mandarino” (con tale termine, quindi, si intende sia la lingua che il gruppo dei funzionari).

L’educazione di Feng Menglong si sviluppò nella lettura e nella scrittura dei “wenyan” (lingua letteraria), per cui la traduzione più appropriata sarebbe “cinese classico”. Il cinese classico era una lingua scritta che si sviluppò due mila anni prima come una versione stilisticamente raffinata della lingua parlata del tempo; la letteratura classica della dinastia Zhou fornì i suoi modelli principali. Molti degli scritti di Feng Menglong erano in cinese classico; nei suoi lavori troviamo però parole vernacolari usate nei poemi. Feng fu uno studioso molto importante, infatti egli stesso scrisse di alcuni generi letterari che richiedevano il vernacolare: novelle, storie, opere teatrali e canzoni.

La lingua parlata, di cui il vernacolare scritto di Feng era un’evoluzione stilisticamente raffinata, era una versione semi-standardizzata della lingua parlata settentrionale. Alcune versioni linguistiche settentrionali furono usate, almeno dalla dinastia Tang, come la norma della scrittura vernacolare. Il vernacolare degli scritti di Feng mostra alcune somiglianze con la varietà meridionale del basso Yangzi. Gli autori vernacolari, comunque, tendevano a scegliere un vocabolario che fosse chiaro in tutta l’area settentrionale.

Comunque sia, Feng padroneggiava due lingue: il suo proprio dialetto (regionale e classista) e una versione delle classi alte di uno dei dialetti del Nord. Riguardo alla sua collezione di canzoni del Soochow, le note e i commenti sono in cinese classico oppure in vernacolare settentrionale; si può dire che avesse praticato il dialetto Soochow.

Il cinese classico si stabilì come la lingua scritta durante la dinastia Zhou, poi fu standardizzata e consolidata durante i Qin e gli Han, e veniva usata in forma scritta, una volta che la lingua parlata si distaccò da essa. Il cinese classico rientra nel concetto moderno di lingua letteraria (letteraria perché era la lingua usata per le comunicazioni scritte). Il cinese classico serviva come strumento per il governo e la legge e come veicolo di studio, storico e tradizionale per le classi per cui e da cui veniva scritto.

La lingua ebbe come suoi modelli accettati di stile alcuni testi classici che incarnavano i valori della cultura alta. Il reclutamento dell’alta burocrazia nelle dinastie successive mediante il sistema degli esami diede un maggiore effetto stabilizzante allo sviluppo della lingua. Infine, la lingua letteraria aveva il suo proprio pubblico; un pubblico che prevalse per due mila anni, nonostante le invasioni e i disordini, fino ai primi decenni del nostro secolo. Durante questo periodo, la lingua incontrò difficilmente altri ruoli.

Le caratteristiche generali della lingua letteraria possono essere riassunte in selettività, omogeneità e conservatorismo. Selettività ed omogeneità sono le qualità di una lingua che si è modellata dalle istituzioni ed è soggetta a concetti di decoro. Il cinese classico era selettivo perché sceglieva cosa rifiutare e cosa assimilare; era omogenea per la sua creazione di norme (non c’erano peculiarità regionali) e per la standardizzazione di sintassi, lessico e simboli. Il conservatorismo, meglio inteso come stabilità, era ben presente.

Si può dire che il cinese classico sia come il latino (che ha preceduto il volgare romanzo)? L’analogia “cinese classico-latino” non è del tutto corretta: sicuramente anche il cinese classico è stato poi rimpiazzato dal vernacolare (settentrionale), ma il cinese classico ha vissuto per migliaia di anni mentre il latino ha cessato di esistere diversi secoli prima (il pubblico del latino si è estinto ben prima di quello del cinese classico).

Durante lo sviluppo del vernacolare romanzo come lingua scritta, il latino fu usato dall’ideologia cristiana sottolineando come i classici modelli della cultura romana appartenessero al passato pagano. Invece, il declino del cinese classico (del pubblico e della sua cultura) fu rapido e indolore. Nel 1890 ci furono dei tentativi per inserire nel cinese classico una terminologia nuova, ma gradualmente come lingua scritta standard si andò affermando il vernacolare settentrionale.

Durante il lungo periodo di “dominanza” del cinese classico, non vi furono serie proposte di rimpiazzarlo col vernacolare. La teoria del cambiamento storico in letteratura, specie in riferimento al susseguirsi dei generi narrativi, ha aiutato il teatro, le canzoni popolari e le storie in vernacolare a raggiungere un certo successo in alcuni circoli. Verso la fine del periodo Ming, questa teoria fu unita alla convinzione dell’autenticità superiore di una letteratura orale e vernacolare, libera dall’artificio della lingua letteraria.

È in relazione alla letteratura orale che si sviluppò la letteratura vernacolare scritta. La letteratura orale offriva il modello che richiedeva il vernacolare (la saga, le canzoni, le prediche); il vernacolare fu usato inizialmente in sostituzione della lingua letteraria quando era importante conservare i vocaboli del parlato oppure per comporre opere da esporre oralmente. Per la relazione tra vernacolare e oralità, possiamo dire sia che il vernacolare scritto sia la nozione di una performance orale, sia che si tratti di una composizione di una performance orale.

Il vernacolare scritto potrebbe seguire il modello di un lavoro orale oppure di una categoria di lavori orali. Tipicamente, una canzone folclorica in forma scritta è nozionistica, mentre il testo di un dramma è compositivo. In Cina, e in altri Paesi in cui ci fosse una classe letteraria considerevole, la forma compositiva era importante. Gli scopi dell’uso del vernacolare potrebbero quindi riferirsi alla sola performance, ma senza escludere la lettura. Un dramma è tipicamente composto per essere rappresentato, ma anche per essere letto.

Le prediche e i dialoghi, le previsioni e le morali erano spesso espresse in vernacolare, sfruttando la lingua parlata per essere ricordati dal pubblico. L’uso del vernacolare nella finzione va ben analizzato. Un lavoro che sia scritto solo per la lettura ha molti contatti con la letteratura orale. In Cina il romanzo e la favola tendevano a preservare il contatto con la letteratura orale, la quale veniva considerata un modello.

Una sostanziale letteratura in vernacolare sopravvive dalla dinastia Tang. Prima di allora, elementi di un vernacolare distintivo venivano usati nelle canzoni folcloristiche e nella traduzione cinese di testi buddisti. Il corpus del materiale Tang scoperto a Dunhuang rivela anche altri usi: la narrativa “bianwen”, inclusi i “chantefables” (racconti dei cantastorie, con pezzi cantati e recitati) ed altri pezzi unicamente in prosa o in versi, usava un vernacolare libero occasionalmente mischiato col cinese classico.

Molti di questi testi furono copiati del decimo secolo, ma alcuni furono composti almeno nell’ottavo secolo. I loro temi erano sia laici che buddisti. Un uso esteso del vernacolare, anche per la narrativa, si può trovare anche in alcuni testi simili, come la canzone buddista Zutang ji. L’associazione della letteratura vernacolare col buddismo è forte. Il Buddismo era un’ideologia importata che doveva lealtà alla dominante cultura cinese e ai suoi modelli canonici, anche se veniva influenzato da loro.

I devoti buddisti costituirono un nuovo pubblico. Le attività di proselitismo del movimento buddista e i loro legami con l’intrattenimento popolare devono aver favorito la crescita della letteratura vernacolare e stimolato lo sviluppo di ogni letteratura orale laica esistente. La letteratura vernacolare iniziò a prendere forma sotto i Tang; l’assenza di standardizzazione nel sistema scritto può indicare che la narrativa vernacolare non avesse ancora trovato i suoi modelli riconosciuti.

Nuovi tipi di letteratura vernacolare sopravvissero dalla dinastia Song, in particolare in periodo di divisione nazionale tra i Jin (Song settentrionali e Song meridionali). Sotto i Jin, a Nord, si ebbe quindi un miscuglio (medley). I testi sopravvissuti probabilmente erano composti per le performance e successivamente furono pubblicati per la lettura. Durante i Song meridionali, i discepoli di Zhu Xi composero il monumentale Yu lei, in base agli insegnamenti del maestro. In questo caso, i neo-confuciani imitarono i buddisti Chan.

Il vernacolare buddista è stato riscontrato nella dinastia Song e seguenti. Momenti in vernacolare, soprattutto dialoghi, sono presenti nei “Documenti sugli accordi col Nord durante i Tre Regni” (del 1194) che si riferivano agli anni 1117-1161. Durante la dinastia Song, i principali centri dell’intrattenimento pubblico erano i wazi, quartieri di piacere delle città, in cui vari tipi di letteratura erano rappresentati. Gli attori erano professionisti.

Durante la dinastia Yuan il cinese classico ebbe una certa relazione col vernacolare. L’epoca Yuan è stata l’età dell’oro del teatro settentrionale. Dagli Yuan all’inizio della dinastia Ming circolava una letteratura vernacolare, i cui testi prendevano i titoli dalle storie dinastiche con l’aggiunta della parola “pinghua” (racconto popolare) volevano essere storie popolari. In effetti, loro svilupparono storie connesse con i materiali relativi alle storie dinastiche, aggiungendo leggenda e folclore. Tra questi lavori, ricordiamo “Sanguo zhi pinghua” (popolarizzazione degli Annali dei Tre Regni).

I pinghua sono un miscuglio di linguaggi, in un punto appaiono più classici ed in un altro più vernacolari. Sono una combinazione non facile di due metodi di composizione, quello della storia scritta e quello della narrativa orale. Le sezioni classiche sono state copiate oppure adattate dalla storia ufficiale (e non), così le sezioni vernacolari sono state copiate da altri lavori. Il metodo della doppia narrativa ha portato alla formazione di un modello vero e proprio per la tradizione cinese della storia romanzata.

Alcuni pinghua sono datati nel periodo 1321-1323 (periodo di regno in Jian’an, centro editoriale in Fujian). Alcuni di questi portano delle illustrazioni: furono tra i primi libri illustrati. La loro lingua è quella di un varietà non identificata di dialetto del Nord.

Oltre alle commedie, le canzoni e i pinghua di epoca Yuan, c’è una terza categoria di letteratura vernacolare: i racconti (huaben) e i romanzi. Non sono sopravvissute edizioni di questo periodo, eccetto per un estratto del lavoro intitolato “Viaggio in Occidente). Alcuni di questi lavori hanno soggetti popolari nella narrativa orale Yuan, ed esibiscono elementi linguistici e narrativi che erano apparsi prima. Si tratta di reale narrativa vernacolare e forniscono modelli immediati per il romanzo e il racconto cinese. Il loro metodo narrativo è basato su quello della narrativa orale. I loro temi esistevano nella letteratura orale.

Furono composti per la lettura esisteva un pubblico di lettori del vernacolare. Il vernacolare di questi lavori differisce nel tipo dialettale da quello presente del teatro e nei pinghua. Esso, seppur basato sul dialetto del Nord, riflette una varietà meridionale o del sud-est. Il linguaggio è quello della di Kaifeng, capitale dei Song settentrionali, quando fu spostata ad Hangchow (capitale dei Song meridionali). Hangchow si trova nel cuore del Paese di dialetto Wu, ma gli effetti di un lungo periodo da capitale si sono riversati nella lingua. Molti di questi racconti furono prodotti a Hangchow.

I bianwen di epoca Tang furono dimenticati durante i Song e restarono nel dimenticatoio fino a quando non furono scoperti nelle grotte Dunhuang agli inizi del nostro secolo. I pinghua erano noti in epoca Ming, e almeno due di essi furono incorporati nei lavori Ming. Il vernacolare settentrionale può essere pensato come un secondo mezzo letterario, che ricorda che è stato ristretto a certi generi che godono di piccolo prestigio.

Se il vernacolare è ristretto ad un piccolo numero di scopi che sembrano chiamarne l’uso, è anche vero che questi scopi sono confinati nel vernacolare. Si pensi che la prefazione (dell’autore o dell’editore) è espressa sempre in cinese classico; questo può essere giustificato in vari modi, ma la principale ragione è semplicemente la convenzione di genere. Una premessa appartiene ad un genere differente, convenzionalmente scritto in cinese classico. Quindi il vernacolare è limitato alla storia, al racconto per un fatto di convenzione, e al teatro, al chantefable e alle canzoni per necessità.

Al di fuori di queste forme, è usato per scopi nozionistici, come nelle deposizioni orali. Inoltre, con i testi buddisti, il vernacolare ha iniziato ad essere usato anche con scopi di educazione e propaganda, nei testi didattici e degli articoli religiosi e morali.

La prima fase dell’istruzione tradizionale prevedeva lo studio di caratteri, molti dei quali servivano a leggere il vernacolare. Ma vi erano anche altri tipi di testi che servivano come mezzo di istruzione nelle famiglie che non appartenevano alle classi sociali alte. Questi testi presentavano parole comuni della lingua vernacolare. Nella zona dei dialetti del Nord, l’educazione tradizionale aiutava gli studenti a leggere il vernacolare bene quanto il cinese classico.

Si noti che i lavori destinati ad un largo pubblico di lettori, erano scritti in cinese classico semplice (riduzione del vocabolario e sintassi ridondante), in vernacolare e in una sorta di mix tra le due lingue. In tutti e tre i casi il potenziale pubblico non era solo quello della letteratura del cinese classico, ma si era arricchito di ragazzi e ragazze delle classi sociali più basse, mercanti, piccoli funzionari e così via. Gli scrittori spesso prendevano atto di questo pubblico allargato nel livello di spiegazione degli stessi testi (oltre nell’affermazione dell’intento educativo nella premessa).

Feng Menglong ne è un esempio eccellente: le sue storie spiegano eventi che il racconto classico non spiegava (dava per scontati). Insomma, “scriveva basso” per il suo pubblico.

Riferendoci alla posizione sociale degli autori della letteratura vernacolare, possiamo tracciare una distinzione tra il teatro e la narrazione. I drammaturgi erano in alcuni casi uomini di successo nella vita pubblica, che ricevevano complimenti per le loro opere. Invece nessun romanziere o autore di racconti ha mai ricevuto alcun tipo di acclamazione durante la sua vita di scrittore. Un noto drammaturgo lasciò un corpus di antologie in cinese classico; non si ebbe la stessa cosa tra gli scrittori di racconti. Li Yu è stato l’unico importante novellista le cui antologie sono sopravvissute, ma egli era un ben noto drammaturgo.

Lo scrittore di romanzi era spesso un uomo frustrato, deluso nelle sue ambizioni a lavorare in un ufficio pubblico (o in altro campo lavorativo e sociale). La distinzione più palese che può essere fatta tra gli scrittori di romanzi è quella tra dilettanti talentuosi e professionisti, spesso anonimi, oscuri, della letteratura popolare. Il mecenatismo e le commissioni letterarie, che interessavano gli autori classici, erano fuori questione per i novellisti.

Li Yu provò a supportare i suoi gusti costosi scrivendo e pubblicando per profitto e anche cercando qualche protettore, sebbene non per la sua narrativa. Lo scrittore professionista di narrativa si impegnava con miriadi di imprese editoriali, ad esempio compilando libri di testo o manuali di scrittura.

In certi periodi, in alcuni circoli di avanguardia, la narrativa vernacolare fu apprezzata ed anche esaltata. Tuttavia, in generale, la narrativa era mal vista dalla società cinese; anche la narrativa classica non deteneva un’alta posizione nella letteratura, ma quella vernacolare soffriva dell’aggiuntivo handicap della sua stessa lingua.

Il vernacolare ha una relazione complessa con le altre letterature. Da un lato, l’autore vernacolare potrebbe sviluppare e trasformare il materiale che già esiste in forma orale. D’altra parte, un autore potrebbe comporre la sua propria narrativa riferendosi ai valori filosofici ed estetici della letteratura classica e con solo un minimo interesse per la forma del racconto vernacolare. La narrativa vernacolare, comunque, di frequente fungeva da veicolo per criticare i valori dominanti della cultura.

Lingua e stile

Le differenze tra il cinese classico ed il vernacolare stanno sia nel lessico che nella grammatica. C’è una grammatica cinese universale, che guida bene sia i vernacolari dei vari dialetti che la lingua classica, di cui il principale elemento è l’ordine delle parole. Questa universalità della grammatica è la ragione principale per cui la lingua classica e quella parlata non furono riconosciute fino ai tempi moderni come lingue diverse.

Lo sviluppo significativo dalla lingua classica a quella vernacolare c’è stato nel lessico, in particolare nella lunghezza delle parole, passando da una sillaba nel cinese classico a due o più sillabe per il vernacolare moderno. Il cambiamento è stato accompagnato da una drastica riduzione della gamma fonetica. Il cinese classico e quello vernacolare, quindi, sono grammaticalmente sistemi compatibili. È possibile creare una lingua costruita da elementi classici e vernacolari; infatti, alcuni stili espositivi e scien...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/21 Lingue e letterature della cina e dell'asia sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Morgana393 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura cinese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Vitiello Giovanni.
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