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Riassunto cinese 1 (cultura, grammatica, divisione linguistica)

Capitolo 1

La lingua cinese e i gruppi etnici

La lingua cinese è la più diffusa e parlata in Cina, ma non è l'unica. La popolazione cinese si compone di vari gruppi etnici con culture, lingue e tradizioni diverse. I gruppi riconosciuti ufficialmente sono 56, ma solo i membri dell'etnia ‘han’ sono cinesi a tutti gli effetti. Le minoranze etniche sono distribuite in diverse aree geografiche.

  • Area settentrionale: Lingue ‘ceppo altaico’ (turche, mongole, tanguse), somiglianze strutturali con coreano e giapponese.
  • Area Tibet e regioni limitrofe orientali: Lingue ‘ceppo tibeto-birmano’.
  • Area meridionale: Diverse lingue parlate.
  • Area centrale: Più vasta, maggioranza han.

Lingua cinese

Senso storico: Una delle lingue più antiche attualmente parlate, ha subito un'evoluzione pur mantenendo la propria identità grazie alla sua unità.

Senso geografico: Complesso di decine e decine di dialetti spesso reciprocamente intellegibili.

La lingua cinese è ufficiale nella Cina continentale, sull'isola di Taiwan e Singapore. Insediamenti di parlanti cinesi si trovano in Indonesia, Malesia, Thailandia, paesi asiatici, Europa, America e Australia. I cinesi usano varie denominazioni per la propria lingua:

  • Hanyu: Lingua degli Han, utilizzato per identificarle (nel loro complesso) in contrapposizione alle lingue straniere.
  • Zhongwen: Lingua cinese, riferito allo stile scritto.
  • Putongua: Lingua comune, attualmente parlata nella sua forma standard.
  • Guoyu: Lingua nazionale (isola di Taiwan).
  • Huayu: Lingua cinese, uso corrente a Singapore.

Dal 1949, con la nascita della R.P.C. (Repubblica Popolare Cinese), il cinese appartiene alla famiglia delle lingue sino-tibetane che comprende 4 rami principali: cinese-tibeto-birmano-miaoyao-tai. Essa è una lingua ‘isolante’ (ovvero le parole sono prive di flessioni morfologiche), ‘monosillabica’ (attiene ai morfemi-unità minime di significato-che sono costituiti da singole sillabe) e ‘tonale’ (i morfemi sono contraddistinti dai toni-curve melodiche che variano per altezza, intensità e durata).

Dialetti cinesi

In Cina sono presenti molti dialetti:

  • Varietà settentrionali: Mandarini.
  • Varietà meridionali: Vengono distinti in 6 gruppi.

I dialetti condividono tre caratteristiche: semplicità della struttura sillabica, presenza del tono, monosillabismo. I dialetti mostrano somiglianze per la struttura morfologica delle parole e la struttura sillabiche; differenze per l'aspetto fonologico. 7 sono i gruppi dialettali maggiori, tra cui godono di maggior pregio i dialetti mandarini e il gruppo ‘yuè’ (a cui fa capo il cantonese). La lingua standard è il putonghuà (si basa sul dialetto di Pechino e non è parlato frequentemente al di fuori dell’area della capitale), che è anche segno di unità del paese.

Fenomeno ‘diglossia’: Ufficialmente si parla il putonghuà ma nel privato si usa il dialetto. La stessa situazione si ebbe quando la lingua cinese nazionale fu approvata nel 1945 a Taiwan, pur restando vivo l’uso del dialetto; idem ad Hong Kong dove fino al 1997 la lingua per gli affari era l’inglese mentre il cantonese rimase quella quotidiana.

Erano presenti, oltre ai dialetti, le lingue franche (varianti colte del dialetto parlato) che servivano alla comunicazione di funzionari di regioni diverse. Una prima forma si ebbe durante l’Epoca Shang nella regione bassa del Fiume Giallo, modellandosi sulla lingua della capitale Yinxu (Henan occidentale). La lingua franca iniziò a trasformarsi nel IV secolo, quando la capitale si sposta nell’attuale Nanchino (a sud del fiume Yangzi).

  • Guanhuà: Lingua dei funzionari o ‘mandarina’ divenuta la base dell’attuale lingua standard orale.

Fonologia e tono della lingua cinese

Le sillabe cinesi comprendono 23 consonanti (iniziali di sillaba e finali), 3 suoni semiconsonantici (bilabiale w, palatali j, y, introducono le finali in assenza di iniziali) e 10 vocali (in forma semplice o in dittonghi/trittonghi). La vocale ‘a’ si legge: a (prima della consonante nasale ‘ng’), e (tra la y, i, u, e n), a (negli altri casi); la ‘e’ si legge: y (se semplice), a (prima di n, ng, r), e (prima della i) ed e (negli altri casi); la ‘o’ non varia (eccetto che nella finale iu dove si legge ma non si scrive); la ‘i’ prolunga il suono.

Vi sono poi i gruppi a:

  • Bocca aperta: Finali che iniziano in a, o, e, i.
  • Denti stretti: Finali che iniziano in i.
  • Bocca chiusa: Finali che iniziano in u.
  • Labbra protese: Finali che iniziano in u.

Toni: Modulazioni della voce ottenute contraendo i muscoli della laringe durante la fonazione. Tali variazioni melodiche sono la somma di tre caratteristiche: frequenza (altezza, è la più rilevante), ampiezza (intensità) ed estensione dell’emissione sonora (durata del suono articolato). 4 sono i toni nella lingua cinese: I (5-5), II (3-5), III (2,1,4) e IV (5-1); 5 è il grado più acuto del suono, 1 il più basso. Si parla di tono neutro quando, nella lingua standard, l’altezza varia a seconda del tono della sillaba che lo precede.

Talvolta i toni variano, ad esempio, se abbiamo due III toni consecutivi, il primo diventa un II tono; il III tono diventa ‘mezzo’ se precede un I, II o IV tono; il IV tono diventa ‘mezzo IV’ a prescindere dal tono della sillaba seguente. L’accento cade sull’ultima sillaba tonica.

Lingua cinese moderna = basata sul dialetto di Pechino

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/21 Lingue e letterature della cina e dell'asia sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Morgana393 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua cinese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Castiello Floriana.
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