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ESTRATTO DOCUMENTO

È un romanzo contemporaneo perché è multilineare (vari plot),

emula la struttura ipertestuale della rete, si propone come racconto

del possibile ed è un testo aperto.

P.A. è un racconto del possibile (non del reale) e rimanda ad una

rete inesauribile di altre rappresentazioni.

La narrativa contemporanea non vuole essere verosimile (mentre il

racconto ottocentesco voleva rappresentare il mondo in maniera

oggettiva e univoca).

Nella narrativa contemporanea, il vero è inattingibile, perché la

rappresentazione necessita di mediazione e quindi di una soglia più

o meno alta di finzionalità.

I grandi narratori contemporanei creano ipotesi di racconti.

Nel romanzo contemporaneo, la storia è una pura opzione narrativa,

è virtuale. Si dà per acquisita in maniera serena l’autonomia del

significante dal significato (perché il significato è inattingibile, è

virtuale, è una costruzione, perché è dato dall’incontro transitorio

tra l’autore ed il lettore. Quel significato si produce una sola volta,

durante la lettura e per ogni lettore è diverso).

Alla base della letteratura classica, invece, c’era l’idea che ad una

certa forma (significante) corrispondesse un certo significato.

P.A. parla di una famiglia di ebrei emigrati a Newark (New Jersey),

vicino a New York.

Zuckerman è una maschera narrativa di Roth, che si trova in diversi

romanzi dell’autore. Non è identificabile con lui, ma c’è un

rispecchiamento (es. entrambi sono scrittori e amano parlare dei

taboo).

La voce narrante è inattendibile, perché nulla di ciò che dice è

sicuramente accaduto.

Nathan è un narratore extradiegetico omodiegetico perché non è

introdotto da nessuno (atto narrativo non interno alla storia) ed è

partecipe sono a pochi fatti della storia che racconta.

Nathan si chiede come si possa cogliere il significato della storia

altrui quando siamo così male attrezzati per conoscere gli altri

profondamente. Abbiamo una conoscenza mutilante delle persone

vere (perché non sappiamo coglierne l’interiorità). I personaggi

creati dalla letteratura possono essere creati dal narratore come

esseri completi, ma fittizi. Quindi non c’è superiorità dei personaggi

creati, ma sono entrambi ugualmente inconoscibili.

È lo stesso pensiero di Nietzsche sugli “uomini creati”. 3

P.A. è un romanzo metanarrativo, perché parla della scrittura di un

romanzo e della creazione di un personaggio (la trasformazione di

un uomo reale – almeno nel testo – in un personaggio, homo fictus).

Merry ha trasformato la vita di Seymour nella contropastorale, con

una rabbia cieca. Rifiuta tutto ciò che il padre le ha costruito intorno

e lo fa in maniera furente.

C’è un rapporto conflittuale tra padre e figlia, perché Merry ha un

rifiuto violento del sogno americano incarnato da Seymour. Lo

scontro generazionale è dato dalla figlia che rifiuta e combatte il

genitore, anche se lui è un modello positivo e aperto al dialogo.

PARTE PRIMA: PARADISO RICORDATO

Capitolo primo

Il narratore, Zuckerman, parla in prima persona: parla di un ragazzo

eccezionale che andava a scuola con lui: lo Svedese. Nessun’altro

studente ebreo somigliava a questo ragazzo biondo con gli occhi

azzurri.

Seymour Levov spicca in tutti gli sport (football, basket e baseball),

diventando l’idolo dei coetanei, anche se per i genitori ebrei i

successi sportivi hanno poca importanza, mentre ne hanno molta

quelli scolastici.

L’identificazione di massa della comunità ebraica in S. serve a

esorcizzare 2 fantasmi: quello dell’inferiorità perseguita (Shoa) e

quello della guerra appena terminata, con i campi di sterminio. C’è

una sorta di vergogna di essere ebrei che porta ad idolatrarlo.

Nel quartiere tutti lo ammirano e lo idolatrano, ma lui non sembra

darci peso. S. sembra mancante in sentimenti ed ironia. La società

americana tende a prendere molto sul serio se stessa e i propri

feticci, che devono essere perfetti e quindi non possono avere

autoironia. L’ironia è una consolazione di cui Seymour non ha

bisogno o forse è un lato del carattere che nasconde.

Il fratello di S., Jerry Levov, è fisicamente il suo opposto (piccolo,

scuro e magrissimo) ed è molto aggressivo ed invidioso di Seymour,

anche se è un genio della matematica. Quando gioca a ping-pong

sembra che voglia uccidere l’avversario. Nathan Zuckerman, da

piccolo, pensava che fosse bello essere il fratello dello Svedese e

non capiva il comportamento di Jerry.

La cultura ebraica si basa molto sulla parola, i libri, lo studio. Mentre

i giovani di P.A. iniziano a sentire un forte bisogno di immagini. 4

Roth è molto analitico nei confronti dei suoi personaggi. Tende a

dare spiegazioni dei comportamenti basandosi sulla psicoanalisi (è

una cosa tipica della matrice ebraica).

Zuckerman vede in camera dello Svedese dei libri di Tunis (in

particolare “Il ragazzo di Tomkinsville”) e va subito in biblioteca a

prenderli. “Il ragazzo di Tomkinsville” è un libro duro, che gli ricorda

un po’ lo Svedese: un ragazzo entra nei Dodgers, che sono in fondo

alla classifica, e ogni suo trionfo è seguito da delusioni e incidenti.

Dopo molte vittorie sportive, viene urtato sotto la doccia e si lesiona

il gomito, ponendo fine alla sua carriera. Allora si allena da solo, per

imparare a battere diversamente e la stagione successiva torna a

giocare. L’ultima giornata, in un match con i Giants, il ragazzo salva

la partita prendendo la palla al volo e finisce contro il muro di cinta.

Zuckerman rimane scosso da questo romanzo sulla crudeltà della

vita e l’ingiustizia.

Gli ebrei ricchi di Newark della prima generazione non immigrata si

sono raggruppati in una comunità, un reticolo di vie.

I genitori di Seymour sono nati nel New Jersey, ma hanno i classici

tratti ebrei e non sono molto colti. La madre Sylvia ha i capelli

rossicci e le lentiggini, ma non sembra ariana come il figlio.

Lou, il padre, è uomo basso e magro, molto ansioso, con idee rigide

e ligio al dovere. Si era arricchito fabbricando guanti da donna.

Grazie alla sua acqua non calcarea, Newark aveva grandi distillerie

e grandi concerie e dava lavoro a molti immigrati. Lou iniziò a

lavorare a 14 anni proprio in una conceria e, dopo essersi laureato a

20 anni, creò una piccola fabbrica di borsette di pelle, ma con la

Grande Crisi crollò a picco. Qualche anno dopo creò la Newark Maid

Leatherware: comprava pelli di seconda scelta e le vendeva con un

carretto. Alcune famiglie italiane cucivano per lui, in un solaio. Poi,

nel ’42 arrivò la fortuna: il Corpo delle Ausiliarie gli comprò un

guanto e poi ci fu l’accordo con Bamberger, che fece diventare la

Newmark Maid il maggior produttore dei loro guanti da donna (tutto

nasce da un incontro casuale ad una cena, in cui un conoscente di

Bamberger si complimenta con Levov per i successi sportivi di

Seymour e Lou non perde l’occasione per farselo presentare e

parlargli della sua produzione). Alla fine della guerra l’azienda si era

affermata. 10 anni dopo, Lou apre una seconda fabbrica a Portorico

(1958) e lo Svedese diventa presidente della società.

Nel ’45, subito dopo il diploma, lo Svedese si era arruolato nei

marines per partecipare alle ultime battaglie (contrariamente al

parere dei genitori, che lo volevano in marina. Temevano che

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avrebbe rischiato la vita invadendo il Giappone e avevano paura del

razzismo). Quando stava terminando l’addestramento, fu sganciata

la bomba su Hiroshima.

Si fidanzò con una ragazza cattolica irlandese, il cui padre,

maggiore dei marines ed ex allenatore di una squadra di football, gli

aveva procurato un posto di istruttore per tenerlo a giocare a Parris

Island. Il padre dello Svedese andò a trovarlo e tornò a casa solo

dopo che il fidanzamento fu rotto.

Lo svedese tornò a casa nel ’47 per iscriversi al college, ancora più

affascinante dopo essersi distinto come marine ebreo istruttore.

Rifiutò un contratto sportivo per entrare nell’azienda del padre e nel

’49 sposò Miss New Jersey, una ragazza cattolica di Elizabeth: Dawn

Dwyer.

Nell’85 Zuckerman incontra casualmente lo Svedese e suo figlio allo

stadio, lo saluta e Seymour si ricorda di lui e del suo nomignolo

“Skip”. Zuckerman racconta ai suoi amici le imprese dello Svedese

ai tempi del liceo: un virtuoso di 3 sport. È felicissimo, come la

prima volta che Seymour l’aveva chiamato Skip, a 10 anni.

2 settimane prima del Memorial Day (ritrovo degli ex compagni) del

’95, Zuckerman riceve una lettera dallo Svedese, che gli chiede di

incontrarlo per aiutarlo a scrivere qualcosa sul padre che è morto.

Zuckerman, che è uno scrittore, solitamente non aiuta gli altri a

scrivere, ma è talmente felice che lo Svedese voglia vederlo che

accetta. Anche se ha più di 60 anni, è ancora incantato dallo

Svedese e non lo dimentica. Un'altra ragione per cui accetta è che

non è mai riuscito a vedere nel profondo dello Svedese, il suo

substrato. Vuole sapere se anche la sua vita è stata segnata dal

rimpianto, dal dolore e dalla perdita.

Lo Svedese lo porta a mangiare da Vincent, dove tutti lo conoscono

bene e gli chiedono della famiglia. Zuckerman capisce che non sarà

facile raggiungere il substrato. Pensa che l’abbia invitato solo per

dimostrargli che lo ammirano ancora.

Seymour mostra le foto dei 3 figli e parla di loro per tutto il pranzo e

dei loro successi sportivi e scolastici. A Zuckerman sembra affabile,

ma “senz’anima”, sempre in incognito. Qualcosa lo aveva

trasformato.

Seymour ha quasi 70 anni, ma è ancora un bell’uomo, un po’ magro

(lui dice che è dovuto allo sport e al fatto che si sta riprendendo da

un intervento alla prostata).

La Newark Maid era rimasta a Newark per altri 6 anni dopo i

disordini del ’67, ma quando Saymor non era più riuscito a fermare

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lo scadimento della qualità, aveva rinunciato. Il padre diceva

sempre “Tasse, corruzione e razzismo”. Una volta a Newark si

produceva di tutto, adesso ci sono solo moltissimi furti d’auto: ogni

giorno dei ragazzi neri rubano 40 auto. Per questo lo Svedese se n’è

andato. Racconta di essere stato speronato a un semaforo e poi

minacciato con una pistola. Dice che una donna è stata investita e

uccisa vicino a dove viveva e, dato che il guidatore aveva 12 anni,

ha avuto solo 6 mesi di riformatorio. La Newark Made adesso ha

sede solo a Portorico, anche se, a partire dagli anni ’80, molte

imprese si erano trasferite in oriente per ridurre i costi.

Lo Svedese ora vive a Portorico perché così può insegnare

personalmente il lavoro ai dipendenti e anche perché alla sua

famiglia piace vivere ai Caraibi. E ricomincia a parlare della sua

famiglia, come se non fosse in grado di valutare cosa è interessante

e cosa no.

Zuckember si rende conto che Seymour non gli ha detto nulla

riguardo l’aiuto per l’omaggio al padre morto. Pensa che, in un

momento di sconforto, si sia aggrappato a lui perché lo aiutasse a

ritrovare l’equilibrio, ma ora quel momento sia passato. Pensa che

la morte sia arrivata anche nella vita di S. e che per una volta era

stato turbato come tutti gli altri. Ma non capisce perché non abbia

poi annullato l’appuntamento.

Per quanto ne sa Zuckemberg, la vita dello svedese è stata

semplice e bellissima, perfettamente americana.

Nella lettera diceva che il padre aveva “sofferto per i colpi che si

erano abbattuti sui suoi cari”, ma Z. non capisce a cosa si riferisca.

Gli viene in mente quando Jerry, in prima liceo, per cercare di

conquistare una ragazza, le aveva fatto una pelliccia di criceto,

molto rigida e puzzolente, con la fodera del paracadute del fratello.

La ragazza era rimasta inorridita e Lou si era arrabbiato per il

paracadute rovinato ed era rimasto deluso che il figlio non sapesse

come essiccare le pelli (all’ombra). Jerry decise che non avrebbe

mai lavorato in quella ditta e non provò mai più ad invitare una

ragazza del liceo, non potendo così partecipare al ballo.

Zuckemberg pensa che le persone si capiscono sempre male e

travisano ciò che dice l’altro, cadono in equivoci. Così, le storie degli

altri non hanno il significato che gli attribuiamo noi e la cosa diventa

grottesca. Capire bene la gente non è vivere. Sappiamo di essere

vivi quando sbagliamo e non dovremmo sempre stare a pensare se

abbiamo ragione o torto sulla gente. 7

A pag.40 fa una considerazione tra l’amaro e il grottesco (una

considerazione che Roth mette in bocca al suo narratore), sul

rapporto tra gli autori e i suoi personaggi, messa sotto la luce di una

considerazione su tutte le persone. Roth, attraverso Zuckerman, fa

un po’ il verso a se stesso e agli altri autori dell’America di quegli

anni.

Gli scrittori e i registi che decidono di scomparire dal punto di vista

mediatico, vogliono far emergere solo le loro opere e non la loro

biografia, vogliono staccare la vita dalla finzione, ma è normale

tenere conto anche dell’autore quando si entra in contatto con

un’opera. Hitchcock diceva che il cinema è come la vita, con le parti

noiose tagliate. Si riferisce proprio a questa estetica che vede il

senso della realtà disperso nella catena infinita delle cose che

accadono, mentre l’arte ha la possibilità di estrarre solo le cose

significative. Quindi l’arte è più vera della vita. Ovviamente ci sono

mille filtri in quest’idea di verità. Roth vuole dire che l’idea di autore

come detentore della verità è un cliché. Nell’uomo, pieno di

contraddizioni, non tutte le caratteristiche sono collegabili.

“Uomini creati” 1878 – Nietzsche: dice che è un’esagerazione che il

drammaturgo crei dei caratteri. L’arte celebra uno dei suoi trionfi

involontari ed eccessivi. La nostra conoscenza superficiale

dell’uomo ci porta ad attribuire personalità umana ad un insieme di

caratteri. L’uomo ha una naturale ignoranza del proprio interno; può

percepirlo solo tramite mediazioni. Grazie a degli studi su altre

menti, possiamo conoscere il funzionamento dell’inconscio. L’uomo

è fondamentale proprio per le proprie contraddizioni, perché lo

caratterizzano. Chi pensa che l’arte sia più vera della realtà, vede la

realtà in maniera falsata e non tiene conto della sua versatilità

inesauribile.

Pastorale Americana segue il pensiero di Nietzsche.

La mente umana lavora riconducendo il nuovo al già conosciuto,

quindi è normale che una scarsa conoscenza dell’uomo porti alla

frustrazione.

Questa frustrazione è chiara in Nathan, che racconta la storia di un

uomo che non conosce. Da questo parte la digressione sugli esseri

umani di pag.40, basata proprio sul fatto che non si può conoscere

fino in fondo l’altro.

Jerry fa il cardiochirurgo a Miami e guadagna milioni di dollari. Ha

avuto 4 mogli, tutte infermiere, e 6 figli. Il padre lo biasimava, ma

per non perderlo l’aveva accettato. Poi, ovviamente, adorava i

nipotini.

S. ha avuto due mogli. 8

S. continua per tutto il pranzo a sorridere come se fosse pazzo, ma

Z. vede che è un sorriso sincero. Pensa allora che sia un uomo

maturo, che attribuisce grande valore alla sua privacy e non vuole

fare confidenze a un romanziere.

Ma poi Z. pensa che invece forse S. è l’incarnazione del nulla e che

non ci sia nessun substrato.

Capitolo secondo

Zuckerman scrive un discorso per la 45esima riunione ex allievi, che

poi decide di tenere per sé, in cui dice che la sua classe iniziò il liceo

6 mesi dopo la resa del Giappone. Dice che oltre a questo stimolo, i

ragazzi del suo quartiere avevano quello delle famiglie, che

volevano che i figli scampassero alla misera, all’ignoranza e alle

malattie. Nonostante la paura dovuta alla crisi, c’era grande fiducia

nella vita e i giovani venivano spinti verso il successo.

C’era un salto generazionale che aveva messo molte cose in

discussione, ma quasi nessuno di loro ha avuto il coraggio di

deludere i genitori o allontanarsi da loro.

Quando loro erano piccoli, il quartiere era il modo in cui i bambini

entravano in contatto con il mondo e ne apprendevano il significato

in modo non filtrato, mentre ora non c’è più quell’immersione.

Dice che si stanno avvicinando all’età che avevano i loro nonni nel

’46, quando iniziarono la scuola.

L’incontro con gli ex alunni avviene in un country club del New

Jersey, una domenica di ottobre del ’95, lontano dal loro vecchio

quartiere. La festa inizia alle 11 del mattino. Z. dice che non è facile

padroneggiare la situazione a 62 anni, un anno dopo essere stato

operato alla prostata, senza farsi catturare dal passato. Si immagina

che sia ancora il 1950 e che tutti indossino delle maschere di come

saranno da vecchi.

Dopo aver lasciato il country club aveva mangiato 6 pasticcini, nella

speranza che da lui sparisse ciò che sparì da Marcel (personaggio di

Proust), dopo aver mangiato una madeleine: la paura della morte.

Ma Nathan non ha la stesa fortuna: continua a provare il desiderio

di prevenire la morte, di resisterle.

A pag.51 Nathan cita la Recherce di Proust, nel punto in cui riesce

ad uscire dall’intermittenza del cuore, quindi a sconfiggere il

demone del tempo, la paura della morte. La scrittura diventa un

esorcismo rispetto alla paura della morte. 9

L’illusione che alimentiamo continuamente della conoscenza delle

persone che ci stanno accanto, è un esorcismo della paura di non

saper gestire il mondo circostante e quindi della morte e del non

senso. Perché, come dice Delillo, non si può vivere di rumore

bianco. Nathan, al contrario di Marcel, non riesce nell’esorcismo

attraverso i dolci.

Alla riunione incontra Mendy Gurlik, che era stato eletto il più bel

ragazzo del corso. Adesso aveva dovuto fermarsi 2 volte per strada

per andare in bagno, a causa dell’emozione. All’epoca Mendy era un

po’ un “delinquente”: aveva portato Zuckemberg a diversi concerti,

a vedere Miss America, nello studio di Bill Cook, in un negozio di

dischi. Si avventurava in quartieri dove solo pochi bianchi andavano

e civettava sempre. Ora è un vecchio moderato e arido, proprietario

di 2 steakhouse a Long Island. Zuckemberg gli dice che ha una bella

cera e fa ancora la sua figura.

Mandy dice che 20 dei loro compagni sono già morti, 2 della loro

squadra di softball, entrambi di cancro alla prostata. E che solo

perché un altro membro della squadra ha insistito, dicendogli che

poteva essere l’ultima occasione, si è deciso a venire. Zuckerman

pensa che Mendy ha 3 figli e 6 nipoti, eppure ha ancora una gran

paura della morte.

Un altro compagno, Ira Posner, va da Z. per parlargli

dell’importanza che suo padre ha avuto per lui, spronandolo a

prendere buoni voti e inseguire i propri sogni (mentre il proprio

padre gli diceva solo di accontentarsi e di fare il lustrascarpe). Dice

che suo fratello è finito in un istituto perché non aveva aiuti esterni

ed è diventato nevrotico con quel padre. Posner invece è diventato

psichiatra, ispirandosi al padre di Z., podologo. Nathan non si

ricorda neppure chi sia Ira.

Z. si rende conto che alla riunione la maggior motivazione per gioire

è non essere finiti nei necrologi.

Alan Maisner era uguale a suo padre, basso e tracagnotto, ed era

proprietario di una lavanderia. Questo compagno, insieme a

Nathan, era sempre incaricato di scrivere le commedie da mettere

in scena.

Alla fine arriva anche Jerry Levov, in ritardo.

Capitolo terzo

Jerry è un omone quasi calvo, con le gambe sottili, che gli danno

un’andatura ridicola. I due vecchi amici si stupiscono di vedersi.

Jerry si dimostra narcisista, eccentrico, molto sicuro di sé. Analizza

subito Nathan, dicendogli che lui è uno che ha bandito i sentimenti

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superflui, tutto ciò che non è essenziale, il passato, da cui non si

ripesca nulla, e tutte queste cazzate. Come quando era ragazzo, se

Jerry si mette un’idea in testa, non c’è modo di fargliela cambiare.

Z. gli dice che tra tutte le forme disponibili di nostalgia e di cazzate,

aveva scelto questa, che almeno poteva riservare delle sorprese

inquietanti.

Jerry dice che lui è venuto solo perché si trovava già lì per caso.

Quando viene chiamato sul palco, Zuckerman non ha molto da dire:

non ha avuto figli né nipoti.

Jerry dice che la differenza tra loro è sempre stata che Nathan

trovava una soluzione pratica per fare ciò che voleva, mentre lui

trovava una soluzione non pratica e dava di matto. A Jerry risultava

insopportabile sbagliare, ma dice che ora non deve preoccuparsene

perché la sala operatoria ti trasforma in una persona che non

sbaglia mai, come scrivere. Ma Z. gli dice che scrivere ti porta a

sbagliare sempre e a continuare nella speranza di fare la cosa

giusta. Dice che vive in un paesino dove c’è solo uno spaccio e un

ufficio postale e parla con pochissime persone.

Jerry gli chiede delle donne, ma non sa che Nathan è stato operato

alla prostata e da allora è impotente e incontinente (e lui non glielo

dice).

Zuckerman dice a Jerry di aver visto lo Svedese 2 mesi prima e Jerry

non lo sapeva. Jerry gli dice che Seymour è appena morto di cancro

(mentre aveva dello a Z. che l’operazione era andata bene ed era in

guarigione) e per quello Jerry si trovava in zona. Questo male che li

stava decimando, era riuscito a portarsi via anche l’eroe del liceo,

eroe di guerra, leggenda del quartiere.

Jerry dice che Seymour poteva sembrare un uomo banale e

conformista, senza valori negativi. Ma in realtà stava solo cercando

di sopravvivere, in un modo nobile, facendo rinunce dolorose. Dice

che era uno dei migliori uomini del Paese (e Z. si stupisce perché

quando era vivo, Jerry gli era quasi ostile. Pensa che quando la

gente muore l’aggressività svanisce, a volte per sempre). Mentre

Jerry non ha ancora perso l’ostilità verso il padre, anche lui morto

da poco, che descrive come un bastardo arrogante e onnipresente.

Un imprenditore che puliva personalmente il pavimento per vedere

la quantità degli scarti. Dice che Seymour aveva dovuto sopportare

un padre così difficile e una figlia assassina: Merry.

Seymour era bravo nel suo lavoro: acquistava i prodotti dei

concorrenti per studiarli e sapeva guadagnarsi la fiducia delle

persone, senza fingersi diverso. Sapeva mischiarsi alla gente ricca

agli eventi ed otteneva grosse commissioni. Aveva superato gli

scioperi degli anni ’60. Era una persona per bene, che avrebbe

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potuto sfuggire ai sensi di colpa, ma invece era stato tormentato

dalla vergogna per tutta la vita. La sua vita era stata sconvolta da

una bomba, fatta esplodere da Merry, Meredith Levov, sua figlia, la

“Terrorista di Rimrock”. La ragazza aveva ucciso una persona con

una bomba per fermare la guerra in Vietnam. S. si era trasferito a

Old Rimrock per sfuggire alla confusione del mondo e lei ce li aveva

fatti ripiombare, mettendo una bomba nell’ufficio postale, nel ‘68.

Jerry dice che è difficile dire di detestare i figli altrui, ma lei lo

rendeva facile. La vita perfetta di S. era finita con quella bomba.

Jerry dice che S. era un uomo forte, un vero marine. Lui l’aveva

visto crollare una sola volta da quando si era risposato: durante una

cena era uscito di casa e Jerry lo aveva trovato piangente in auto.

Merry era morta. Jerry gli aveva detto che era una bella notizia, che

non doveva stare così per lei e non doveva tenere ancora aperta

questa ferita dopo 25 anni, altrimenti lo avrebbe ucciso. Ma lui non

poteva lasciar perdere.

Secondo Jerry lo Svedese era buono e cercava sempre di fare le

cose giuste; aveva un carattere controllato, mai iroso. La sua

mancanza di rabbia lo aveva ucciso, mentre l’aggressività depura e

guarisce. Jerry era molto bravo ad arrabbiarsi e non voltarsi

indietro; per lui i ricordi sono inutili rimpianti.

S. era fatalmente attratto dal suo dovere, dalle responsabilità: era

rimasto al college vicino a casa per non allontanarsi dal padre e

aveva rifiutato un contratto con i Giants per aiutarlo con l’azienda.

Aveva sposato Miss New Jersey ed erano una coppia bellissima e

invidiata. Vivevano a Old Rimrock, dove avrebbero potuto avere

tanti figli e vivere felici. Invece era nata Merry. Jerry dice che Dawn

(la moglie di S.) era sempre insoddisfatta, della casa, dei soldi, del

suo allevamento di bestiame…

I due vecchi amici vengono interrotti e quando Zuckerman lo cerca,

Jerry se n’è andato.

Nei mesi successivi Zuckerman decide di scrivere un romanzo sullo

Svedese e ha la tentazione di mandarne una copia a Jerry, ma si

rende conto che lui non avrebbe visto in quell’opera suo fratello. E

Jerry poteva anche aver ricominciato a provare risentimento per

Seymour.

Zuckerman è andato a Newark per vedere lo stabilimento

abbandonato della Newark Maid e il loro vecchio liceo in rovina. Poi

era andato a Morristown, al liceo di Merry e aveva proseguito fino a

Old Rimrock per vedere la casa di pietra in cui avevano abitato

Seymour Levov e la sua famiglia. Era andato a Elizabeth, dov’era

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cresciuta la moglie Dawn, ed era riuscito a trovare una foto di

quando era stata incoronata Miss New Jersey nel ’49. Era andato

nella biblioteca di Newark per cercare articoli sullo Svedese. Ma

nonostante tutti questi sforzi non riusciva a ricostruire lo Svedese

originario.

A pag.85 Nathan Zuckerman spiega che il “suo” Svedese non è

quello reale, ma è quello da lui ricostruito, il frutto di una finzione.

Ma in realtà, anche la vita vera dello svedese era il prodotto finale

di una costruzione di un’immagine pastorale (e quindi nascondeva

molto altro).

Jerry e Nathan, alla riunione degli ex alunni, erano stati interrotti da

una donna che Zuckerman non riconobbe subito.

Era Joy Helpern, una ragazza che aveva fatto una scampagnata con

Z. molti anni prima, quando era una giovane provocante con i

capelli rossicci e le lentiggini. Zuckerman si ricorda allora di Joy e le

dice che non era stata molto gentile con lui. Lei gli risponde che era

timida ed aveva paura; ora non lo è più, ma è troppo tardi.

Zuckerman vede quanto è cambiata Joy, ormai più simile a sua

madre, una robusta cucitrice. E pensa allo Svedese, alla tirannia del

suo corpo, che la vita non aveva mai scalfito, e al fatto che aveva

voluto essere una persona adulta e altruista.

Pag. 86: il corpo è la prima grande illusione di continuità che

abbiamo nella vita. Pensiamo di identificarci in esso, ma in realtà è

in continuo deperimento. L’illusione è ciò che ci permette di vivere

perché ci dà il piacere, la felicità.

Quando avevano mangiato da Vincent, lo Svedese aveva insistito a

parlare dei successi dei suoi tre figli perché pensava che Zuckerman

sapesse della figlia terrorista e lo avesse giudicato male, come

avevano fatto altri. Zuckerman adesso capisce quali sono i “colpi”

che si erano abbattuti sul padre. Era di questo che Seymour voleva

che lo aiutasse a scrivere e lui non se ne era accorto. Aveva usato la

scusa del padre per parlare della figlia, ma Zuckerman era stato

ingenuo.

Lo Svedese era riuscito a realizzare un altro matrimonio felice e a

vivere una vita misurata, conformista, dominata dal buon senso,

eppure non riusciva a liberarsi di quella ragazza. Nemmeno lo

Svedese era capace di tanto. Malgrado l’amore per la moglie e gli

altri figli, lo Svedese non era più stato fiducioso come prima e

ingenuamente integro. Ed ora che è morto, i figli, la moglie e sua

madre erano probabilmente nella sua casa di Rimrock. 13

Seymour, come John Kennedy, era un figlio privilegiato dalla

fortuna, un uomo affascinante, un simbolo. E Kennedy era stato

assassinato 5 anni prima che Merry mettesse la bomba.

Mentre Zuckerman ha tutti questi pensieri, Joy gli racconta la sua

vita: la morte del padre, la povertà, il solaio che doveva dividere

con tutta la famiglia. Per questi motivi non si era avvicinata a lui,

per non fargli scoprire la sua condizione.

La figlia dello Svedese avrebbe dovuto essere l’immagine

perfezionata di sé stesso, come lui lo era stato per il padre, ma

Merry aveva mandato in mille pezzi questa forma di utopia. Lo

aveva sbalzato dalla sua pastorale americana, nel furore, nella

violenza e nella disperazione, nella rabbia cieca dell’America.

Lo Svedese aveva una bella moglie, una bella casa, un’azienda ben

gestita: era la sua versione del paradiso. Così vivono gli uomini di

successo, i buoni cittadini, e sono fortunati e riconoscenti, perché

Dio gli sorride. Ma poi tutto era diventato impossibile e nessuno gli

sorrideva più. Nessuno è pronto ad affrontare l’incomprensibilità del

dolore, perché l’uomo è impreparato. Questa è la tragedia di tutti.

Nathan si rende conto che lo Svedese, per il suo carattere, si era

considerato responsabile di ciò che era successo, anche se nulla era

dipeso da un suo errore.

Z. inizia a studiare la sua vita e a ricostruirne la storia:

Seymour si trova a Deal, in New Jersey, nella casa al mare con la

figlia di 11 anni. Un giorno la figlia, tartagliando, gli chiede di

baciarla come faceva con la madre. Seymour la imita, ma subito se

ne pente, perché lui era il genitore su cui la bambina poteva sempre

contare, quello che non le metteva pressione. Quando le persone

mostravano pena per lei, il suo problema peggiorava e lo stesso

valeva se le facevano complimenti quando parlava bene. Seymour

non mostrava mai esasperazione, facendole capire che con lui può

balbettare liberamente. Eppure l’aveva presa in giro. Così,

nell’impeto del rimorso, lo Svedese perde il senso delle proporzioni

e bacia la figlia sulla bocca. Per molto tempo non ci aveva più

pensato, ma dopo la bomba si era chiesto se fosse stato questo il

suo passo falso. O se forse la colpa non fosse nel suo

allontanamento successivo a quel giorno, per farle capire che non

avrebbe più perso l’equilibrio. Cosa aveva ferito Merry?

Cos’avevano fatto oltre ad amarla, incoraggiarla e darle sostegno?

Eppure Merry si era guastata, era diventata pazza. Lo Svedese non

esauriva mai le domande e dopo la bomba non riuscì più a prendere

la vita come veniva. Tutti i suoi trionfi gli apparivano superficiali. 14

Quell’anno il grande amore di Merry era Audrey Hepburn. Prima

c’era stata l’astronomia, il club 4-H e una fase cattolica, guidata

dalla nonna materna: era arrivata al punto di esporre una statuetta

della Beata Vergine, e solo allora Seymour le aveva chiesto di

eliminare tutti i simboli cristiani, almeno quando andavano a trovarli

i nonni Levov. E poiché era una brava bambina e voleva

accontentarlo, Merry nascondeva i doni della nonna quando

arrivavano i genitori dello Svedese in visita. Poi un giorno si stancò

e tolse tutti i simboli cristiani dal muro. Adesso c’era Audrey

Hepburne. Comprò la colonna sonora di “Colazione da Tiffany” e lo

Svedese la sentiva cantare, sperando che questo la aiutasse con la

balbuzie, anche se gli sembrava un po’ ridicola.

Il sabato Merry andava dallo psichiatra, che credeva che la balbuzie

fosse una sua scelta. Pensava che Merry avesse genitori troppo di

successo (un campione sportivo, eroe di guerra, e Miss New Jersey)

e quindi sentisse la competizione. Così aveva scelto di

stigmatizzarsi con questa grave forma di balbuzie, che nel

frattempo peggiorava. Seymour la pensa diversamente perché loro

non avevano mai fatto pressioni alla figlia. Ma lo psichiatra dice che

le pressioni vengono dalla gente e che, se smettesse di balbettare,

Merry sarebbe sottoposta al confronto con una famiglia di

perfezionisti sempre insoddisfatti. Invece, in questo modo, tiene la

situazione in pugno e manipola i suoi genitori. Lo Svedese vede la

figlia soffrire sempre di più per la balbuzie e non crede allo

psichiatra.

La foniatra faceva tenere a Merry un “diario tartaglione” in cui

tenere nota del suo disturbo, ma da ciò che scriveva sembrava che

non facesse altro che balbettare (anche se non era così). Merry

scriveva di pensare sempre alla prossima volta che avrebbe

tartagliato e, insieme alla foniatra, preparava frasi e strategie da

utilizzare con gli estranei. Ma nulla le fu di giovamento.

E poi fu troppo tardi: quella bambina esplose, si irrobustì, smise di

lavarsi e pettinarsi, mangiava senza sosta. Diventò una sedicenne

grande e grossa, sciatta e molto alta, che i compagni prendevano in

giro. Adesso era sempre al telefono: aveva vinto la balbuzie,

arrivando alla conclusione che ciò che le impediva di vivere era il

vano tentativo di contrastarla. Rinunciò all’aspetto e all’obbedienza

e ai tanti sforzi fatti per essere simpatica e adorabile. Sperimentò

così l’assoluta libertà e la totale sicurezza.

Merry Parlava sempre più spesso della “Repubblica Democratica del

Vietnam” e la madre non ne poteva più. Dawn e la figlia litigavano

sempre: la madre la accusava di essere contro ogni cosa; la figlia

ribatteva che lei pensava solo alle sue vacche. Seymour cercava di

15

mediare, spiegando a Dawn che questa aggressività sarebbe

passata, che avrebbe scoperto nuovi interessi, soprattutto andando

al college, se loro avessero continuato a mantenere il dialogo.

Seymour suggerisce di fissare un limite, nella speranza che Merry

obbedisca, nell’attesa del giorno in cui Merry avrebbe smesso di

avercela con tutti. Lo Svedese non smetteva mai di essere

ragionevole, di avere pazienza. Continuava a parlarle e a cercare di

guidarla.

Seymour chiedeva a Merry chi fossero i suoi amici di New York

contrari la guerra in Vietnam, che le davano tutto quel materiale

comunista. Merry rispondeva evasiva, giustificandosi col suo

desiderio di imparare. Diceva al padre che tutto era politica.

Seymour le disse che molta gente era arrabbiata per la guerra, ma

che lei non doveva mettersi nei pasticci frequentando estremisti.

Una sera Merry non tornò a casa e Seymour si preoccupò molto.

Decise allora di fare un patto: Merry avrebbe potuto dormire a New

York se fosse andata dagli amici dei suoi genitori. Lei voleva stare

dai suoi amici, ma messa alle strette acconsente, scocciata. Allora il

padre le dice che se è tanto preoccupata per le famiglie in Vietnam

dovrebbe anche pensare alla propria.

Una notte Merry si ferma dagli amici del padre e pare contenta,

perché anche loro sono contro la guerra. Dice a Seymour che loro

sono una famiglia, non sua madre e le sue vacche.

La settimana successiva, però, Merry non si presenta dagli amici di

famiglia e, al suo ritorno a casa, il padre le dice che non andrà più a

New York. Quando il sabato seguente il padre mette in atto la

minaccia, Merry gli chiede perché avesse tanta paura della gente,

proprio lui che aveva sposato un’irlandese cattolica, ed era quindi

stato anche lui accusato di frequentare persone sbagliate. Pensa

che il padre non abbia fiducia in lei e che le impedisca di vedere i

suoi amici solo perché hanno idee politiche diverse dalle sue.

Seymour le dice che non dovrebbe frequentare persone che hanno

smesso di studiare per dedicarsi solo alla lotta politica, ma

comunque è disposto a conoscere i suoi amici. Le consiglia di

diffondere le sue idee politiche partendo dalla propria comunità,

dato che lo slogan degli attivisti contro la guerra in Vietnam è

“portare la guerra in casa”. Questa argomentazione funzionò e

Merry non tornò più a New York. Faceva propaganda politica nel suo

liceo e poi fece saltare in aria l’ufficio postale, uccidendo il Dottor

Fred Conlon e distruggendo lo spaccio del villaggio.

PARTE SECONDA – LA CADUTA 16

Capitolo quarto

Una ragazza minuta, una certa Rita Cohen, andò dallo Svedese 4

mesi dopo la scomparsa di sua figlia. Avrebbe dovuto capire chi era,

ma sembrava così giovane e ingenua che stentò perfino a credere

che fosse una studentessa universitaria. E tanto meno la

provocatrice e mentore di Merry.

Naturalmente, se avesse saputo la verità, non l’avrebbe incontrata

in fabbrica.

Pensandola interessata alla produzione (per motivi di studio),

Seymour le racconta dell’attività aziendale. Quando tutto procedeva

bene, Lou Levov era impaziente e nervoso, ma quando qualcuno si

lamentava o c’erano dei problemi con le pelli, Lou era deciso a

mettere le cose in carreggiata. Poi poteva di nuovo preoccuparsi, in

modo da non venire mai colto di sorpresa.

Seymour fa toccare una pelle alla ragazza e le spiega come capirne

la qualità. Lou aveva insegnato allo Svedese i segreti del mestiere. I

vecchi tagliatori italiani insegnavano il lavoro solo ai propri figli e

così aveva fatto Lou, istruendo il figlio dall’età di 5 anni. Seymour

ha sempre considerato il padre un’autorità, così da ricavarne la

competenza, e arrivò ad amare le sue stesse cose, pensarla in

modo simile e parlare come lui.

Anche Merry, da bambina, si era appassionata a quel mondo. E

forse proprio per questo Seymour parla alla ragazza con

entusiasmo: gli ricorda la figlia. Stava cedendo all’umano desiderio

di vivere ancora una volta nel passato. Rita si dimostra interessata

e fa domande. Lo Svedese la porta dove ci sono i macchinari e le fa

fare un paio di guanti, mostrandole tutto il processo. Nella sala

taglio lavorava ancora il suo maestro, Harry, un uomo forte con le

mani callose, che si sente un aristocratico per le opere che riesce a

realizzare. I tagliatori usavano la saliva per inumidire la pelle, ma

questo non viene reso noto.

Cucire i guanti è una procedura molto complicata e bisogna

addestrare molto bene gli operai, per non rimetterci. E, dato che

molti operai se ne vanno quando trovano un’offerta migliore, istruirli

è un investimento costoso. Lo stesso Seymour aveva osservato

Harry per 2 mesi prima che gli fosse concesso di provare a tagliare

un guanto.

Seymour iniziò a chiamare Rita “dolcezza”, anche se ancora non

sapeva quanto lei era veramente vicina a Merry, la sua “dolcezza”.

S. spiega che ci vogliono amore e passione per resistere una vita in

quel settore.

Tornano nel suo ufficio ad aspettare i guanti di Rita e Seymour

ricomincia a parlare di suo padre: diceva che ciò che ci distingue

17

dagli animali è il pollice opponibile, che i guanti proteggono (nel

lavoro, nello sport, dal freddo, ecc.). Il pollice opponibile è la radice

dell’umanità, perché ci permette di costruire arnesi e città. Poi il

cervello.

Arrivano i guanti di Rita e Seymour le mostra le cuciture dritte,

l’elasticità e la pelle sottile, che ne dimostrano la qualità. Rita si

mostra entusiasta e poi dice sottovoce: “Vuole il suo album di

Audrey Hepburn”.

La mattina dopo lo svedese incontra Rita nel parcheggio

dell’aeroporto di Newark per darle l’album, dopo aver girato un po’

in auto, per controllare che nessuno lo seguisse, come lei gli aveva

indicato.

La seconda settimana le consegna le scarpette da ballerina e il

diario tartaglione. Vorrebbe parlare con Marry, ma Rita gli dice che

le non vuole parlare con lui e men che meno con Dawn.

Rita gli dà del capitalista sfruttatore, cerca di provocarlo. Seymour

rimane sempre affabile e cortese, a dispetto dell’aria minacciosa

della ragazza, ma pensa che l’interesse del suo gruppo per la

guerra in Vietnam sia un rabbioso egoismo infantile mascherato da

identificazione con gli oppressi.

Rita Cohen aveva 22 anni, era alta 1.50m e voleva esercitare il suo

potere, ma non sapeva quello che diceva! Seymour non sfrutta i

Paesi orientali per la sua produzione e non schiavizza i propri

dipendenti (come lei aveva visto). Nella fabbrica di Portorico ha

istruito 260 persone da zero, gli ha dato lavoro e fiducia, mentre

prima morivano di fame. Ma Seymour non dice tutto questo a Rita.

Rita dice che Merry non vuole vedere nessuno della famiglia,

soprattutto sua madre, la reginetta di bellezza che voleva

trasformarla in una debuttante. Allora lo Svedese le dice che non sa

di cosa parla, perché Dawn lavora tutto il giorno nel suo

allevamento di vacche, guida il trattore, si sveglia all’alba e anche

Merry la aiutava. Rita dice che è tutto falso, che i genitori perfetti

erano un incubo per Merry. Gli dice che entrambi si occupano solo

della pelle, della superficie, ma non di quello che c’è sotto. Gli dice

che l’hanno umiliata già da piccola, facendo una ridicola festa per il

suo primo ciclo. Ma il padre ribatte che era solo una festa di

compleanno in un ristorante. Rita sostiene che la madre odiava

Merry perché non era graziosa e lui non se ne accorgeva. Seymour

dice che non era odio, ma preoccupazione, per la balbuzie.

Seymour non riesce a credere che siano davvero queste le

motivazione che hanno spinto Merry a mettere la bomba. Crede che

Rita menta volutamente, per offenderlo, per scaricare su di lui il suo

18

odio. Era una bambina rabbiosa e prepotente che secondo lo

Svedese tratteneva la figlia in qualche modo.

Il giorno prima di mettere la bomba, Merry aveva fatto il giro della

scuola e l’aveva detto a tutti. Questa era l’unica prova contro di lei.

Nessuno l’aveva vista nei paraggi o mettere la bomba. Seymor

pensa che sia stata ingannata.

Pensa che dovrebbe informare l’FBI della visita di Rita Cohen, ma ha

paura dell’impatto emotivo su Dawn, che lo prega di non chiamare

nessuno e quindi non fa nulla. Saymor non voleva deludere

nessuno. Anche Dawn sostiene che qualcuno abbia ingannato Merry.

Rita Cohen chiede a Seymour di incontrarla all’Hilton di NY,

portando 5.000$. Lo Svedese vorrebbe rifiutare, ma Dawn pensa

che in albergo ci potrebbe essere Mery e, anche se è solo una

speranza da fiaba, il marito non si oppone.

Rita si veste bene e si trucca (a Seymour sembra ancora più

psicopatica). Lo Svedese porta il doppio dei soldi richiesti, ma è

convinto che la figlia non li vedrà mai.

Rita tenta un approccio sessuale con lui, in modo molto insistente.

Si spoglia e si masturba, continuando ad invitarlo, dicendogli che

altrimenti non rivedrà Merry. Seymour era preparato alla violenza

verbale, ma non a questo. Rita continua a insistere, dicendogli che

poi lo porterà dalla figlia. Lui mantiene l’autocontrollo e le dice che

è la parodia di una donna. Poi fugge dalla stanza e chiama l’FBI, ma

quando arrivano in hotel la ragazza è sparita con i soldi.

Seymour fa un identikit di Rita e cerca una sua foto tra gli articoli

sulle proteste contro la guerra, ma per 5 anni non ha più nessun

segno di Rita Cohen.

Nel frattempo aumentano le bombe: nelle università, nei centri

commerciali, in un tribunale, sulla Queen Elizabeth, al Pentagono…

Seymour ripete a se stesso che li prenderanno tutti e ritroveranno

Merry. Poi un giorno i terroristi lasciano un messaggio che parla di

“Repubblica Democratica del Vietnam” e S. vuole credere che

l’abbia scritto la figlia.

2 anni dopo la scomparsa di Merry, esplode una casa nel Greenwich

Village e ne escono 2 giovani donne. S. spera che una sia Merry, ma

non è così. E non è neppure la ragazza morta trovata all’interno

dell’edificio.

Dal ’68 sono scoppiate migliaia di bombe in America, ma per i

Levov la figlia non c’entra nulla. 19

Per 5 anni lo Svedese cerca spiegazioni, poi gli viene in mente

l’immolazione dei monaci buddisti, che Merry aveva visto in Tv a 10

anni. Era rimasta terrorizzata per settimane e piangeva. Era il ’62 o

il ’63, prima che la guerra in Vietnam iniziasse veramente. Merry

aveva visto un monaco vietnamita immerso nelle fiamme, che non

urlava e non si contorceva. Seymour pensa che possa essere stata

quella la molla che ha fatto scattare la figlia: la visione del sacrificio.

Per Merry quelle brave persone dovevano ricorrere a queste

soluzioni perché tutti gli altri non avevano coscienza. Le

autoimmolazioni si moltiplicarono e Merry inizio a vederle tutte,

freddamente, forse più curiosa che inorridita. Poi un giorno le

immolazioni cessarono e se ne dimenticò.

Quando alcuni mesi dopo il presidente del Vietnam del Sud, Diem,

(contro cui i monaci protestavano) fu ucciso, la notizia non colpì

l’attenzione di Merry.

Passano 5 anni. Angela Davis, una professoressa comunista contro

la guerra, viene processata per sequestro di persona, omicidio e

associazione a delinquere. Pare che abbia fornito le armi per far

evadere 3 detenuti. I Paesi lontani dagli Usa pensano che sia un

complotto.

Seymour legge tutto quello che trova su Angela Davis e pensa che

lei possa portarlo da sua figlia. Tra il materiale propagandistico che

Marry aveva preso a NY, c’erano volantini che volevano rovesciare il

capitalismo e il governo. Gli sembrava di ricordare di aver letto

anche il nome di Angela Davis (l’FBI aveva sequestrato tutto).

All’epoca, S. si aspettava che Merry si stancasse di quella

propaganda come aveva fatto con le altre passioni.

Una notte, lo Svedese immagina di vedere Angela Davis e le parla

della guerra e di tutto ciò che conta per entrambi. Immagina che

Angela elogi la figlia, come soldato per la libertà e la resistenza, e

che giustifichi il suo gesto come atto politico di lotta al potere

fascista. Merry fa parte degli 80.000 giovani rivoluzionari. Angela gli

dice che l’imperialismo è un’arma usata dai bianchi ricchi per

sfruttare i lavoratori neri e allora lui le racconta della sua

caporeparto nera, Vicky, che è stata con lui da 30 anni ed è rimasta

anche durante le rivolte del ’67. Aveva messo dei cartelli con scritto

“la maggior parte dei dipendenti di questa fabbrica sono negri” e gli

insorti non toccarono la ditta, ma dopo 2 giorni una banda di bianchi

sparò alle finestre con i cartelli. Non ci furono altri danni. Lo

Svedese pensa che il governatore Hugues avesse fatto bene a

mandare i carri armati per fermare la rivolta, ma non lo “dice” ad

Angela. Le dice che anche dopo i disordini, lui voleva resistere e non

20

abbandonare i dipendenti (non le “dice” che resiste solo per non

dare a Merry la dimostrazione di quello che aveva sempre

sostenuto).

La rivolta e la bomba, a pochi mesi di distanza, avevano messo fine

al futuro dello Svedese.

Non le “parla” dei contrasti che ha avuto con suo padre sulla scelta

di rimanere. Lou diceva che i neri distruggono anche le proprie

case, incendiano tutto, trasformano le città in deserto e poi

pretendono di essere assunti. Dice al figlio che i suoi amici

vorrebbero fucilarli tutti, ma lui li difende sempre, anche se intanto i

neri mandano la sua azienda in rovina perché sono lenti ad

imparare.

Seymour ripete tutte le sere ad Angela che lui va alle riunioni in

città e lotta per la liberazione per le colonie nere d’America. Le dice

che anche lui è fiero della figlia, che è un soldato della libertà, e

tutto ciò che vuole sentirsi dire (bisogna ricordare che è tutto

nell’immaginazione di Seymour).

Prega in segreto perché Angela sia assolta ed esulta quando

accade, ma non le invia la lettera che aveva scritto.

Per un anno, ogni volta che lo Svedese va in paese, è costretto a

vedere il luogo dove c’era lo spaccio e di fronte la scuola di Merry.

Tutti quelli che passano di lì, con diversi gradi di comprensione e

disprezzo, pensano alla sua famiglia.

Viene affisso in bacheca un articolo che commemora il dr. Conlon e

per un anno rimane lì, leggibile, insieme ad altri 2 articoli: uno in cui

viene espressa la speranza del paese di dimenticare e andare

avanti e l’altro è un intervista a un ragazzo che dice di essere il

fidanzato di Merry (ma in realtà ci è uscito solo una volta, 2 anni

prima).

Il giornale di Rimrock aveva ricordato ai suoi lettori che quella

bomba era il più grave disastro verificatosi nel paese dal 1940, ma

la cosa che più ferisce lo Svedese sono le interviste in cui Merry

viene descritta come “intelligente ma con una vena di

cocciutaggine”.

Dopo un anno, inizia la costruzione del nuovo spaccio e Seymour

dice alla moglie che anche loro dovranno andarci a fare acquisti, ma

lei non riesce nemmeno ad avvicinarsi. Lo Svedese, tutti i sabato

mattina, si impone di sedersi al bancone del nuovo spaccio con

caffè e giornale. “Questa è la vita come la si vede dal di fuori. […]

Ma ora è accompagnata da una vita interiore, un’orribile vita

interiore di ossessioni tiranniche”. Lo Svedese aveva l’ardua pretesa

21

di continuare ad essere se stesso nella vita di tutti i giorni, ma era

ormai solo la maschera di un uomo ideale.

Capitolo quinto

Nel 1973, Seymour Levov riceve una lettera da Rita Cohen, che dice

che Merry lavora in un ospedale per animali a Newark, da cui esce

tutti i giorni alle 4. Nella lettera, Rita dice che lei se ne vuole andare

e che ha fatto sempre solo ciò che Merry le chiedeva. Gli chiede di

non dirle nulla della lettera. Dice che Merry ora si chiama Mary e

vive in un’“angoscia che la santifica”.

Per 5 anni lo Svedese aveva atteso questa lettera e, proprio ora che

Dawn cominciava a stare meglio, a pensare alla nuova casa, lui

aveva cominciato a temere di riceverla.

Dawn era stata ricoverata 2 volte per crisi depressive con tendenze

suicide. Sembrava che l’unica speranza fosse una vita di terapia e

antidepressivi. Stava seduta rannicchiata, per tutto il tempo in cui

lui la andava a trovare, e gli domandava come era finita lì, lei che

non voleva diventare Miss America e non si voleva neanche

sposare, lei che voleva solo diventare maestra. Gli dice che non

avrebbe mai dovuto lasciare Elizabeth, che il concorso di bellezza le

ha rovinato la vita, che l’aveva fatto solo per vincere una borsa di

studio per il fratello (loro padre aveva appena avuto un infarto).

Lui comunque andava a trovarla tutte le sere, anche se poi ci

metteva un’ora di macchina per tornare a casa, nel buio. Lei era

sempre terrorizzata quando l’orario delle visite finiva.

Dawn gli racconta che quando era una ragazza, tutti le dicevano

che era molto bella e che doveva diventare Miss America. Lei non

sopportava l’idea di fare qualcosa solo per il suo aspetto. Ma poi

ricevette un invito per il concorso della sua contea e pensò che

fosse un buon sistema per guadagnare qualcosa.

Diventò Miss Contea di Union e la gente la spronava ancora. Il

giornale locale le aveva dedicato la prima pagina e lei se ne

vergognava. Poi divenne Miss New Jersey e iniziarono ad insegnarle

a sedersi, a camminare, ecc.

Quando lo Svedese torna a casa, pensa a Dawn da giovane e

ricorda che non era così come lei ora si descrive. Nel 1949, durante

il concorso per diventare Miss America, lei lo chiamava tutte le sere

ed era felice, al punto che lui si chiedeva se avrebbe avuto qualche

speranza di sposarla se fosse stata veramente eletta Miss America.

Durante il concorso, Dawn portava dei guanti di capretto molto cari,

donati dalla loro azienda, dove lo Svedese aveva iniziato

l’addestramento. E Dawn aveva avuto in regalo anche due paia di

guanti lunghi. 22


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Marlaclo

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Corso di laurea: Corso di laurea in Comunicazione, Media e pubblicità
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marlaclo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Vittorini Fabio.

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