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LE RIVELAZIONI DELLA LUCE

STUDIO SULL’OPERA DI GIORGIO VIGOLO

LA SOLITUDINE DEL POETA

Negli instanti di rapimento e di esenzione, quando si librava dell’angoscio di una

distacco

condizione esistenziale opprimente, Giorgio Vigolo sperimentava il

dall’epoca contemporanea , riandando con la memoria a luoghi cardine della sua

esperienza nella città di Roma. Mentre si aggira di sera nella piazza di Laterano, egli

piomba in uno stato medianico sovrapponendo le stratificazioni dei ricordi fino a

trovare la via per trascendere il presente.

rivela l’appartenenza dell’autore alla folta

L’avventura impossibile con il tempo,

schiera degli intellettuali estranei all’idea che la modernità sia da venerare .

Il poeta attua un distanziamento dalle correnti di pensiero contemporanee, per

iscrivere la propria acuta percezione della sedimentazione del sapere e delle

vicissitudini della civiltà nell’ambito del rifiuto della traiettoria progressiva, già

stigmatizzata da quei romantici “neri” ( Bonald, de Maistre, Chateaubriand,

Lamennais).

A Vigolo, non si appropria del tutto la definizione di intellettuale reazionario, ma la sua

l’ostracismo mostrato nei confronti delle

concezione della ricorsività storica e

espressioni più ardite e autocelebrative del Novecento , lo individuano come un

artista inattuale diviso dal proprio secolo barriera di diffidenza e

, da una

incomprensione velleitarismo

. E’ esplicita la sua condanna nei confronti del e

dell’autoreferenzialità dell’arte contemporanea. Vigolo depreca i vizi del secolo

(conformismo, ebetudine delle masse, tentativo di assopire le masse ) e invoca il valore

fondante della fantasia, come unico contraltare della piattezza e all’ossequio verso le

parole d’ordine convenzionali,

le frequenti attestazioni di distima per i fautori delle mode contemporanee nel campo

dell’arte, evidenziano un complesso di difficoltà di ragionamento, tutte riconducibili

alla febbre postbellica e alle trasformazioni vistose, che dovevano celare i problemi.

La fiera della vanità narcisismo

del secolo ventesimo inaugura un’era di e di

immaturità , come reso noto agli occhi dell’autore da parte dell’accavallarsi delle

avanguardie , nate e morte nell’arco di un brevissimo arco temporale: “ Nessun

secolo ha tanto idolatrato sé stesso quanto il Novecento, il quale, non era ancora e già

si storicizzava. Il Novecento è stato un secolo viziato e precoce, forse destinato alla

sorte ad avere la sorte di tutti i precoci. Uno dei tanti regali che ci ha fatto sono state

le due Guerre Mondiali, con l’olocausto. La più banale delle infatuazioni per la

modernità e per i fasti sportivi, meccanici e futuristici, per lo stile razionale e le

maniglie cromate, ricolmò il vuoto delle coscienze, della cultura”.

critico musicale apprezzare i maestri

Vigolo, come , è stato capace di

dell’innovazione tecnica primonovecentesca , impegnati in un vero e proprio

sovvertimento delle strutture formali della tradizione, accusa le poetiche

contemporanee di esaltazione incondizionata del primitivismo, della barbaricità legata

alle risposte pulsionali agli stimoli estetici.

L’arte della deformazione, del grottesco, della contaminazione degli stili indirizzata ad

un abbassamento parodico della tenuta della pagina, gli risulta ripugnante.

Vigolo non mostra onore nei confronti delle armi usate dai suoi compagni di

generazione che hanno lasciato deperire le attitudini visionarie e gnoseologiche del

confidava a Contini dispetto verso la retorica

mezzo poetico. Egli tutto il suo

della produzione letteraria di Vincenzo Cardarelli: “verso Cardarelli e simili, nella

loro produzione c’è tutta una mortificazione della poesia, privata dell’orgoglio di sé.

Una poesia che a forza di pavori, si rassegna sui margini della citazione a scorrere nei

rigagnoli della fanghiglia”.

quanto la vena lirica e quella del poema in prosa di mano vigoliana siano

Si pensi a

debitrici alle impostazioni stabilite da Cardarelli un merito ai canoni di un

classicismo dal nitido risalto e di un genere di prosa colta e d’immaginazione, come il

altro punto di contatto

capitolo. La critica a anche individuato un tra Cardarelli-

Vigolo, ovvero una radicale sensibilità “temporale” che trascende le cose in “tempi

fermi”. nuociuto alla fama di Vigolo l’essersi discostato

E’ difficile valutare quanto abbia

Eugenio Montale linea di retaggio simbolista

tanto dal solco di , quanto dalla e

orizzonti modernisti incentrati sulla triade Mallarmé-Apollinarie- Ungaretti. Tantomeno,

è possibile collocare l’opera dello scrittore all’interno del bacino della letteratura

ispirata a Roma: “Vigolo, per la sua formazione, non può certo consuonare con Moravia

o Pasolini. Nelle sue Notti Romani sentiamo l’aridità e l’inquietudine non solo del

mondo contemporaneo ma in particolare di questa nostra capitale, che non è né

Londra né Parigi.”

familiarità con poeti e pittori legati alla cerchia romana

La ( De Libero, Scipione

e Mafai) non riesce ad evolvere nel senso nel senso di una compartecipazione a un

progetto o a una tendenza. Nella testimonianza di De Libero, vediamo come Vigolo

maestro in ombra

stesse costruendo in quegli anni, la figura del , De Libero lo

capacità di essere “coetaneo coetaneo”

apprezza per la sua ”. Vigolo si mostra “

coinvolto, dai sussulti del mondo contemporaneo , durante la crisi bellica. De

Libero riteneva Vigolo un uomo di ampia cultura, scrittore di straordinaria perizia.

Vigolo mostra del vittimismo quando parla dell’atteggiamento dei letterati del suo

solitudine, il

ambiente nei suoi confronti, portava in sé un senso di offesa. Da ciò la

ritiro esclusione, in un ritiro

. Vigolo si sente confortato in questa scelta di

sdegnoso dagli insegnamenti dei suoi fari, classici e romantici . Infatti,

scriveva: “l’artista è figlio della sua epoca ma guai a lui se ne è al tempo stesso pupillo

o addirittura favorito.”

Tuttavia, è nella cornice del romanticismo tedesco e francese che si inserisce il suo

collocarsi all’interno delle “visioni”, che vengono spesso identificate come le

Frank Kermode

responsabili della linea di frattura tra l’artista e la sua epoca.

(studioso inglese) ha messo in evidenza la reazione degli scrittori alla messa al bando;

la solitudine è convertita dunque in privilegio, alla stessa maniera in cui il dolore

allarga la sfera della conoscenza attinta attraverso il patimento.

Il Romanticismo come malattia del secolo, il diciannovesimo e nostalgica pena del

successivo, che ha allargato il baratro tra l’artista puro e l’impegno in seno alla società

sfuggire a questa condanna in un

e alla storia. Per , l’individuo di genio si è chiuso

rifugio di simboli onirici , di fantasie e di storie: “finchè difesi io resti in questo

l’uomo romantico si è costruito il suo mondo di

guscio screziato di sogni e di favole”; “

sogno, di fantasia, di poesia, il quale non andava d’accordo con il mondo oggettivo. Si

aprì quel baratro tra arte e la vita, tra mondo interno e mondo esterno, che fece

soffrire molte persone e molte ne inghiottì .” punizione esemplare del diverso

In epoca moderna, a tutto ciò si aggiunge la

(l’artista, il pensatore, il ribelle, l’eretico). Vigolo, in una pagina dell’Ideario

(denominato “cembalo a idee”) pone un omaggio alla figura del poeta assassinato.

Vigolo scriveva in Ideario: “quando si fa la storia o meglio antropologia dello spirito

moderno, bisogna vedere sulla stessa linea roghi, suicidi, carceri e follie. Solo che

roghi, carceri e tormenti erano tipici del Medioevo, mentre malattie, suicidi, follie sono

l’immanenza di quegli stessi fatti; non più mossi dall’autorità della Chiesa ma

dall’autorità interna dell’Io”.

Le mansioni affidate al poeta nel mondo contemporaneo, inducono la scrittura ad una

Vigolo ha contestato la scrittura ermetica

chiusura in una torre d’avorio ( proprio

su tali basi l’ermetismo poetico sia nato in Italia

). Scrive Vigolo: “sostengo che

da una involuzione di idee, da una eccedenza di cultura e da una incapacità

e disillusione filosofica tagliati i ponti con ogni concreta

. Il petare all’ermetica,

esigenza espressiva, si riduce ad una oscillazione di parole svaporate, a un puro

svago della glottide, e della laringe nell’articolazione dei suoni. Potrebbe anche

chiamarsi Glottolalia mugolare di sillabe insensate

, nel suo . Il poeta, deve

Poeta oscuro è una contraddizione

essere emblema della chiarezza.

nell’attributo definizione è colui che reca luce

; il poeta per , acceso di una

passione comunicativa, lo porta a manifestare agli altri quello che soffrirebbe di

lasciare oscuro in se stesso”. Il poeta è ridotto a mero spettatore della lacerazione e

del dissidio, e così la sua voce non risuona più nell’eco dell’universale.

rigettare i codici e le strutture compositive della koinè linguistica-

Vigolo, nel

o-stilistica novecentesca , si dimostra molto lontano dalle prove di letteratura a lui

solitudine piano comune

coeva (coetanea). La provata dallo scrittore, costituisce il

del poeta romantico con quello contemporaneo.

Per Vigolo, il significato della demiurgia della parola romantica, sta nella capacità

contribuire a plasmare il proprio tempo secondo le necessità

concessa all’artista di

storiche.

paradosso del poeta votato a promuovere una

Il è nel fatto che, essendo

profonda comunione degli uomini, non può giungervi se non attraverso la

solitudine . Quasi che l’Io, per sentirsi veramente universale, debba attingere prima

al massimo della sua individualità. Arriva così il massimo momento in cui il proprio

tempo diviene urto e tragedia, se non crocifissione; questo però permette un rapporto

attivo. Vigolo si esprime così in una dichiarazione di poetica, consegnata a un articolo:

Solitudine del poeta.

Ma, Vigolo non è una voce isolata. Ci sono altre voci che condividono posizioni simili.

Rosario Assunto , ha professato un’idea di poesia come primaria istanza etica. Ma

la poesia si confronta con la

gregaria (passiva) rispetto al proprio tempo,

contingenza storica alla pari . Il tempo della poesia è sempre reversibile e riflette

una smisurata disponibilità all’evento. Ogni situazione, infatti, deriva da premesse

poste in un altro contesto. Scrive Assunto: “ogni poesia che sia veramente tale,

temporalizza se stessa nel senso di una forma temporale sua propria, temporalità che

ha in sé il proprio ritmo, la propria misura. Bisogna aggiungere che, a questa

temporalità interna alla poesia, è inclusa a sua volta in altre dimensioni temporali,

quali sono il tempo della vita (vita individuale) e tempo della storia (storia in cui e da

cui la poesia nasce).” avventura impossibile

Vigolo ha condotto in piena libertà e autonomia la propria “

con il tempo ”, ha riconosciuto la fluidità delle fasi storiche e degli ordinamenti di cui

gode la letteratura di riaprire capitoli chiusi, facendo riemergere materia morta dal

scrittura

passato di storie rappresentate in uno spazio neutro. Si deve proprio alla

l’avvio di questo movimento liberatorio , che reagisce alla stasi. Il passato, in

questo modo, diviene salvaguardia per il futuro, perché rende possibile il

cambiamento, sfatando il mito che non si possa accrescere la conoscenza e superare i

risultati ottenuti precedentemente di fronte alla verità dell’hic et nunc. non ha mai

Vigolo ha sofferto dei tormenti della solitudine, ma nonostante ciò,

tradito la propria vocazione, tantomeno la fiducia riposta nella poesia , nella

sua incidenza sulla realtà. Se i contemporanei gli hanno volto le spalle,

non gli è mai mancato il sostegno di chi ha

estromettendolo dal canone vigente, ma

voluto declinare in senso moderno la sintassi artistica classico-romantica . L’opera di

Vigolo è stato un tramite e un’originale rimeditazione dei momenti apicali (apice) della

poesia occidentale. Ma Vigolo è davvero uno scrittore così distante o in via di

dismissione?

Luciano Anceschi affermava che “per uno scrittore italiano, solo l’essere accatti dagli

Vigolo è il più antico dei moderni

antichi è la garanzia della vitalità”. E .

II. <<OBLITA ITINERA ROMAE>>: LA CITTA’ ONIRICA DI DOMENICO GNOLI E

GIORGIO VIGOLO

Goethe nutriva una grande ammirazione per la città di Roma. Tra le componenti

vertigine delle

fondamentali che suscitavano fascino della città romana, risaltano la

sedimentazioni storiche e il gioco illusivo delle ombre e dei riverberi lunari sugli

scenari notturni ( ciò che emerge dai resoconti dei grandi artisti europei impegnati nel

Grand Tour). due modalità di resa dei tratti

All’interno dei resoconti, possono essere elencate

che rendono unica la capitale dei Cesari e dei papi:

le vie che conducono al cuore dell’immagine di Roma e alla decifrazione dell’enigma

millenario, poggiamo sulla duttilità di scritture che oscillano tra: La trasfigurazione

onirica del paesaggio e il recupero di un passato che ostende le proprie spoglie, Il

sostrato archeologico su cui sono impalcate la città medievale, rinascimentale e quella

barocca.

L’esercizio di equilibrio consiste nel tenere assieme le coppie antinomiche ricorrenti

nel narrato di questo spazio saturo di significati e risulta ancora più delicato se chi fa

ciò si propone di rispettare l’aura del Sublime (dissipata dall’estetica moderna).

Tra i tanti, ci sono due indagatori del Genius Loci insediatosi tra le pietre dell’Urbe:

Domenico Gnoli (intellettuale Italia post-unitaria) e Giorgio Vigolo (poeta e

musicologo scoperto da Onofri). Numerosi sono i punti di contatti, sia per la poetica

che per gli interessi culturali, tra queste due personalità.

Gnoli ha inaugurato con Pascoli e d’Annunzio il Novecento il poesia , il classico

Gnoli si era assunto il compito di esortare i giovani al rinnovamento del codice lirico,

anticipando le più radicali prese di posizione di Lucini e dei gruppi crepuscolare e

futurista senza incorrere nella svalutazione della tradizione.

Vigolo è riuscito a costeggiare le più rilevanti esperienze della modernità otto-

novecentesca (Rimbaud, la temperie vociana, Ungaretti del Sentimento del Tempo) per

poi ribadire la propria scelta di rimodulare la pronuncia classicista sui registri del

tragico.

Si registra una coincidenza che non può essere casuale tra gli oggetti dell’attenzione

studio monumenti e delle chiese di Roma viaggio in

dei due autori, dallo dei , al

Italia di Goethe filologia belliana saggi

, alla . Gnoli, ha pubblicato diversi

goethiani volume di traduzioni Gli amori di

, ma soprattutto ha licenziato un :

Volfango Goethe; Vigolo Weimar

mentre ha dedicato al grande una discreta mole di

nell’Ideario Belli

riflessioni e saggi di traduzioni, sommersi . In merito a , che era

Belli e i suoi scritti

ospite assiduo del padre di Domenico Gnoli, l’ampia disamina

inedit i, deve aver costituito un punto di partenza preciso per il lavoro di Vigolo,

Sonetti Il genio di

culminato nell’edizione dei di Mondadori e dei due densi volumi de

Belli . La rilevanza e il ruolo delle indagini vigoliane, sono un dato acquisito dalla

critica; mentre il precedente Gnoli non gode della considerazione che meriterebbe,

debito contratto da Vigolo con Gnoli

il in rapporto alla stesura del romanzo breve

La Virgilia soprattutto per quanto riguarda la scoperta dei

, non può essere taciuto,

luoghi simbolici di una Roma nascosta, da riportare alla luce in una virtù di amore

esclusivo e di una dottrina attinta da una pluralità di fonti.

La familiarità con le piazze, chiese e siti monumentali della capitale, deriva ai

avviarsi per lunghe passeggiate guidati dal

due poeti dalla consuetudine di

padre , per entrambi, esperto conoscitore dei luoghi e della loro storia.

contatto visivo con gli scorsi

Gnoli e Vigolo, fanno risalire le loro reminiscenze al

panoramici della città loro case

: delle (una presso il Campidoglio, l’altra sul

lungotevere dei Mellini(Vigolo)). Questi, da lì, osservavano cambiare la prospettiva

della luce sulle cupole e i campanili, proiettando i loro sentimenti sui paesaggi di

riferimento. Nel periodo di estrema maturità (per Vigolo si protrae fino ai 90 anni) il

la camera con vista

poeta torna a visitare la “ “, da cui guardava e assorbi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rossella_romano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Gialloreto Andrea.
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