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Del romanticismo al modernismo

I «fuorilegge» argentini

La generazione romantica più brillante del continente è, senza dubbio, quella

argentina. Non solo per la produzione strettamente letteraria, ma anche per il suo

lavoro intellettuale nei diversi campi. I principali membri sono: Esteban Echeverría,

Domingo Faustino Sarmiento, Juan Bautista Alberdi, Juan María Gutiérrez e José

1

Mármol; il logo eroico e molto romantico dei «fuorilegge» li fece diventare celebri in

tutto il continente. Inoltre, il fondatore del romanticismo ispanoamericano è uno di

loro: Echeverría.

Echeverría, el iniciador

Le dichiarazioni preromantiche tracciate in vari autori all’inizio del secolo sono

sintomo di un cambio imminente. La causa di questo gran cambiamento è Esteban

Echeverría. Il suo incontro con il romanticismo è personale e immediato: lo scopre e

lo vive a Parigi. Conoscendo anche i tedeschi e gli inglesi ebbe una visione abbastanza

chiara di quella che era la nuova scuola. Il suo progetto era politico, ideologico e

letterario e i suoi strumenti erano il liberalismo, il socialismo utopico e il

romanticismo. Dato che questo progetto non poteva essere un’opera individuale,

raggruppò i giovani argentini intorno alle sue idee e creò con loro una serie di cenacoli

e organizzazioni patriottico-culturali: il primo è il «Salón Literario» inaugurato nel

1837, poi nel 1838 fonda e dirige l’«Asociación de la Joven Generación Argentina».

In questo cenacolo si proclamò nello stesso anno il «Código o declaración de

principios que constituyen la creencia social de la República Argentina», documento

redatto da Echeverría, Alberdi e Gutiérrez, che è conosciuto come Dogma socialista.

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Il proposito del Dogma socialista era mantenere vivo lo spirito libertario che

incoraggiò la campagna di emancipazione e che la lunga dittatura di Rosas (1835-

1852) aveva soppresso. Il paese viveva la profonda divisione causata dal periodo di

guerre civili tra gli unitari (il settore liberale, colto e urbano) e i federali (il settore

formato dall’oligarchia possidente, i leader della provincia e la massa povera e

incolta). Rosas, che inizialmente aveva stabilito il suo potere politico come

governatore di Buenos Aires, convertì la Confederación in un sistema dispotico e

intollerante, però paradossalmente riaffirmando la supremazia della capitale sul restp

è un’ideologia che contiene i grandi principi con cui

del paese. Il Dogma socialista

Echeverría e i suoi compagni vollero combatterlo: il rispetto dei diritti democratici

individuali, la fede nel progresso, l’affermazione della morale cristiana e

l’«emancipazione dello spirito americano», le basi del liberalismo politico. Nel 1839,

in seguito ad un tentativo fallito contro la dittatura rosista, Echeverría si esilia a

Montevideo, da dove non tornerà e morirà senza vedere la sua patria liberata, che

succederà nel 1852. A livello letterario, il primo contributo romantico di Echeverría è

il suo poema Elvira, o la novia del Plata, che pubblicò anonimamente nel 1832. Il

1 intestazione

2 anarchico

poema è di grande importanza storica, era allo stesso tempo la prima manifestazione

nettamente romantica del continente e l’inizio stesso della letteratura argentina

moderna. Echeverría tratta i temi macabri, da incubo e fantistici del romanticismo

europeo per narrare una storia d’amore inverosimile ambientata in uno scenario che è

solo americano per nome. Due anni dopo pubblica Los consuelos, un altro poema

narrativo, come il precedente, però ottenuto nella sua appassionata presentazione di

elementi storici, costumi tipici e paesaggi locali. Nel 1837 appaiono le Rimas, che

includono «La cautivas», composizione di nove canti e un epilogo che è il maggior

contributo dell’autore alla lirica/poesia argentina. Echeverría svolse anche il lavoro di

saggista e di critico letterario. Come poeta, era poco ispirato e abbastanza insulso. Il

suo romanticismo tende a esprimersi in formule gonfiate, convenzionali, non molto

convincenti; il lettore non sente quello che sente il poeta. C'è una costante

. L’unico salvabile è ne «La

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esagerazione che nella sua epoca passava per sublimità

di quest’opera. Questo poema presenta la prima eroina

4

cautiva», o meglio nei passi

romantica della letteratura ispanoamericana: María, la pura e altruista amata di Brian.

Il dramma della coppia si concentra su di lei e sulla sua lotta eroica contro le forze

5

della natura, dei nativi e del destino. Queste figure e situazione, che oggi sembrano

quel tempo; così nuovo che l’autore

cliché, erano una novità nel linguaggio poetico di

La pampa è un’area selvaggia e

chiama «il deserto» la zona arida della pampa.

grandiosa, che isola le figure e le mette di fronte a situazioni tragiche ed eroiche.

L'elemento del male è dato dall’indio, stereotipato dalla sua crudeltà sanguinaria. Il

tema della cattività era uno dei preferiti del romanticismo; Echeverría acutizza il

conflitto rendendo il suo personaggio una donna, vittima degli indios, che perde suo

figlio, dirige la fuga dato che che Brian è malato, vaga per «il deserto», è trovata da

dei soldati però muore comunque, dovuto alle pene sofferte. Il maggior merito del

poema è l’essere stato il primo a scoprire la «poesia» della pampa argentina e a

trovarvi un poderoso simbolo del paese: un mondo fisico e umano che doveva salvare

dalla sua propria arretratezza e incorporare alla vita moderna. E implicitamente espone

il dilemma tra la poesia primitiva e gli ideali della civilizzazione. Con i suoi limiti,

Echeverría incarna una cosa fondamentale: l’inizio della poesia nazionale. Come

prosatore, invece, ci ha lasciato una vera opera maestra, il racconto «El matadero»,

che è il primo racconto romantico ispanoamericano e senza dubbio il primo, in cui i

temi, gli ambienti e il linguaggio sono totalmente americani. È un esempio

impeccabile di alta creazione estetica e di dichiarazione politica. Anche se il racconto

deve essere stato scritto nel 1839, giusto quando andava in esilio, fu trovato inedito e

fu pubblicato nel 1871, in una circostanza significativa per la vita urbana di Buenos

Aires: l’epidemia della febbre gialla, di quello stesso anno, che dava al testo

un’inaspettata attualità. Probabilmente però, Echeverría era convinto che non avrebbe

mai ricevuto i suoi meriti letterari e credeva che la sua fama avrebbe riposato nella sua

opera poetica. Un grave errore di giudizio: niente di quello che ha scritto ha più

3 spessore

4 brani

5 indiani

attualità e trascendenza oggi di «El matadero», un pezzo fondamentale nel nostro

processo letterale. Il testo offre una sintesi degli ingredienti che contribuivano a

formare il racconto dell’epoca: l’articolo dei costumi, l’appendice romantica, la

narrazione esemplificativa, la cronaca storica, la testimonianza sociale, etc. Appaiono

tuttavia adesi come una specie di impalcature che supporta la struttura centrale del

racconto stesso. Tematicamente e formalmente, il relato è quindi un riflesso fedele del

suo tempo. «El matadero» è ancora oggi un testo sovversivo: basta cambiare i nomi

«Federación» o «unitario» per applicarlo all’Argentina di alcuni decenni fa o alla

situazione latinoamericana in generale. La descrizione del pittoresco e allo stesso

tempo cupo scenario, i brutali incidenti che hanno luogo nel mattatoio e la

presentazione dei suoi personaggi sinistri, etc, conducono ai tre momenti centrali del

racconto: l’apparizione casuale dell’unitario, la sua umiliante tortura (con i suoi

suggerimenti di soggiogamento sessuale) e la sua morte degna. La lezione è chiara: in

questo luogo non solo gli animali vengono uccisi, ma anche gli uomini, quindi la

è nelle mani dei carnivori. L’immagine generale che il testo produce è quella di

legge

essere un’allegoria sulla libertà individuale e il potere politico, cui validità è

universale. Tutto questo funziona perché il testo è percorso da un’ironia che punta,

dardo avvelenato, Rosas. Non si tratta di un’ironia occasionale o

come un

complementare: è proprio la chiave del suo linguaggio e del suo progetto strutturale.

6 7

Pertanto, si deve intendere ogni parola dal suo opposto . L'ironia è il veicolo maestro

della sua denuncia politica contro un sistema politico che (appoggiato dall’autorità

della Chiesa) ha portato a un’orribile inversione dei valori su cui si fondava la nuova

nazione argentina; se la dittatura è un mondo al contrario, dove gli assassini sono i

moralisti e i cannibali i giudici, il vero ordine non può essere che quello della

ribellione in nome dei principi dell’umanità.

L’opera e l’azione 8 di Sarmiento

Domingo Faustino Sarmiento incarna come pochi lo spirito romantico in un grado di

passione eroica le cui contraddizioni e sfaccettature risultano difficili da comprendere

in un quadro coerente. Aveva uno spirito combattente e focoso, che lo portò al campo

della politica, delle idee e della letteratura. Creò la sua opera e creò anche un paese a

sua immagine e somiglianza, lanciandolo audacemente al futuro. La prima tappa della

sua vita e la sua formazione sono dominate dall’esperienza nelle differenti province

dell’entroterra argentino e dal suo lavoro pedagogico; senza dubbio, la sua formazione

autodidatta stimolò in lui la convinzione che l’educazione fosse una forma di

liberazione spirituale che garantiva le altre. La sua opposizione, dalle file unitarie, alla

dittatura di Rosas lo obbligò ad esiliarsi in Chile nel 1831 dove passerà vari anni e

definirà il suo profilo di scrittore e di ideologo. In terra cilena perfezionò le sue qualità

di lettore instancabile, tanto in spagnolo quanto in francese e inglese. La sua grande

causa è politica: denunciare la dittatura rosista come un regime retrogrado e come un

6 contrario

7 mezzo

8 operato

esempio della barbarie americana. Questa impresa ha la sua più grande e famosa

manifestazione in un libro fondamentale del secolo: Civilización i barbarie. Vida de

Juan Facundo Quiroga. Aspecto físico, costumbres i ábitos [sic] de la República

Argentina (Santiago, 1845), conosciuto comunemente come Facundo. Il titolo

originale indicava le tre modalità che si fondevano nel testo: quella sociopolitica,

quella biografica e quella descrittiva. Delle molte e affrettate letture che fece

Sarmiento, è il pensiero sociale e filosofico francese che impregnò tutta la

– L’idea che in

generazione di «fuorilegge» quello che traspare di più nel Facundo.

tutta la nazione ci sia un conflitto costante tra i settori organizzati e quelli carenti di

organizzazione, proviene da Cousin ed è al centro della sua stessa concezione sociale.

Sarmiento credeva inoltre che alcuni uomini incarnavano, nel bene e nel male, il

destino della loro società e che lo studio psicologico delle loro vite poteva offrire

visioni storiche rivelatrici. Credeva anche nell’influenza decisiva dell’ambiente

geografico sulla formazione dei popoli e nel «genio» del suo popolo: gli uomini erano

emanazioni del loro suolo natale. Il libro fu scritto di fretta e con un senso di urgenza

quasi giornalistico: la lotta contro Rosas non permetteva ritardi e la sua situazione

personale si era complicata con una minaccia di estradizione. Di fatti, tra maggio e

giugno dello stesso anno della sua pubblicazione in volume, il testo (intitolato

Facundo) era apparso come inserto sulle pagine de El Progreso, giornale fondato da

Sarmiento a Santiago. Le tre grandi parti del libro corrispondono alle tre modalità che

segnaliamo nel titolo: dopo un’appassionata e memorabile «Introduzione», la prima

parte è una descrizione panoramica della società e della cultura argentina; la seconda

contiene la biografia di Facundo ed è quella più vasta; e la terza è la sua dichiarazione

politica contro Rosas. È una risposta alla situazione politica del suo paese, per questa

ragione Sarmiento annuncia che la fine della dittatura è imminente, anche se in realtà

accadrà sette anni dopo. La antinomia dichiarata nella prima parte del titolo

– è la principale, ma non è l’unica. Queste antinomie dovevano

Civilización i barbarie

risolversi, secondo la sua grande visione, nell’altra che le coinvolgeva tutte: Europa

contro America. Il grande valore polemico del libro si trova lì: per l’autore il

progresso appariva necessariamente collegato a uno sforzo cosciente e programmatico

per trasformare la medesima composizione etnica della sua popolazione e, in seguito,

educarla ai principi più elevati della morale sociale del suo tempo, che altri non erano

che quelli dell’Europa e dell’America anglosassone. Questo programma era fattibile

e l’arretratezza della

solo se lo stile di vita dei gauchos pampa scomparivano davanti

alla spinta dell’educazione e della cultura di radice europea. A quel tempo, Buenos

Aires era appena un’isola di istruzione e cultura in un vasto territorio desolato e al

margine di tutto. Fisicamente, non tutta la pampa era «il deserto» che vide Echeverría,

però lo era metaforicamente: una terra sterile, sconosciuta e disconnessa dal resto del

corpo sociale; dall’altro lato di questa frontiera interna gironzolavano, gli indios, le

bestie selvatiche e l’ignoranza. «Il male affligge la Repubblica Argentina è

l’estensione; il deserto la circonda da tutte le parti, si insinua nelle interiora» dichiara

Sarmiento descrivendo la topografia dell’Argentina come un’infinita pianura,

monotona, indifferenziata, quasi astratta, incontrovertibile forse perché il potere di

Rosas si basava sui possidenti di cui quella realtà era anche la fonte di ricchezza da

bestiame che sostentava il paese. E, se la situazione si comparava con il progresso dei

paesi europei e soprattutto degli Stati Uniti, la conclusione era molto chiara:

l’arretratezza era stata causata dal non aver trasformato la terra 9 ; aver lasciato che

questa controllasse il destino delle città retrograde. Con l’educazione ci uniamo al

mondo civilizzato e alla città. La seconda parte del libro è più diffusa perché la

biografia di Facundo è continuamente intrecciata di commenti e digressioni di

carattere politico. Questa sezione ha il merito di anticipare un ritratto abbastanza

minuzioso di uno dei grandi prototipi della vita politica ispanoamericana: il caudillo,

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che è stata una presenza costante nella sua storia e letteratura. Curiosamente , le

sfumature nere con cui l’autore lo presenta, aiutano a trasformarlo in un personaggio

che esercita uno strano fascino sul lettore: chi era un tiranno di provincia, incolto e

primitivo si eleva alla categoria del mito, al sinistro genio che rappresenta un’epoca

cupa. Un uomo odioso ma capace allo stesso tempo di stabilirsi nella nostra memoria.

Però la vera intenzione del ritratto era un’altra: rendere palese che erano i gauchos e

gli uomini come Facundo che, con il loro attaccamento alle forme tradizionali,

impedivano il progresso in Argentina. La soluzione era «civilizzarli» mediante uno

sforzo educativo e un cambiamento nella composizione etnica del paese,

«europeizzandolo» con una politica immigratoria. Questo è il messaggio che percorre

tutto il libro. La proposta di un’Argentina colta, europea, amante del progresso e delle

– –

norme civilizzate della vita politica gli antipodi del rosismo è una manifestazione

del liberalismo che Sarmiento condivideva con quelli della sua generazione. Il

processo non cominciò con Sarmiento (era già una tendenza nei primi decenni del

secolo), però la sua trasformazione sì; il suo libro aiutò a configurare una nazione. I

suoi viaggi in Europa e soprattutto negli Stati Uniti lo misero al corrente su nuovi

sistemi educativi e lo convinsero che quella era la chiave del progresso. Così creo

l’Argentina moderna che conosciamo: un paese di immigrati, con una popolazione

rivolta verso l’Europa. Attribuire però i mali dell’Argentina

«bianca» e una cultura –

alle forme primitive della vita del gaucho era, in principio, incoraggiare senza

volerlo, ma inevitabilmente una forma di etnocidio che annientava le radici stesse

del paese. L’educazione era indispensabile però non a costo di deturpare il settore più

depresso imponendogli valori che non avevano niente a che fare con esso. Invece di

cercare di cancellare la cultura periferica immergendola nel centro, si dovette provare

la formula inversa: recuperare la periferia collocandola nel centro. Facundo è un libro-

sintesi di molte cose eterogenee che prima d’ora non erano mai state mischiate così:

sociologia, storia, biografia, geografia, testimonianza, giornalismo, etc. Voleva offrire

un quadro oggettivo della situazione argentina, però per renderlo più nitido potenziava

l’inchiostro e esagerava o semplificava. Tutto questo, che limita la precisione della sua

come opera d’arte. Si tratta

analisi, non impedisce di apprezzare i meriti del Facundo

libro personalissimo, forse un’autobiografia spirituale. Il suo era un pesare

di un

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/06 Lingua e letterature ispano-americane

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeboraM99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura ispano-americana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Pezzè Andrea.
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