Letteratura inglese - Bertinetti
Capitolo 1 – La letteratura medievale
L'età anglosassone
Quando gli Iuti, gli Angli e i Sassoni (popolazioni germaniche) occuparono il territorio inglese ci furono molti cambiamenti; intorno al 590 la germanizzazione della Britannia fu completa. La lingua di questi popoli affiancò quella dei vinti, ma la Britannia lasciò il eredità il Cristianesimo. La prima produzione letteraria fu monastica, in lingua latina con un fine morale. Nel IX secolo, Alfredo il Grande avviò un progetto letterario traducendo opere in lingua volgare per una diffusione collettiva. Era molto diffusa la prosa storica (Beda) e quella omiletica (Wulfstan e Aelfric). Fu tramandato inoltre un corpus in cui sono contenute opere religiose, epiche ed elegiache. Il filone è composto da i manoscritti Junios, Il Vercelli, l’Exeter e quello di Beowulf.
Filone religioso
Il primo autore conosciuto è Caedmon, un servitore letterato, che per volere divino riceve il dono poetico. Il secondo è Cynewulf, che (forse) fu autore di quattro poemi, tra cui Elene (leggenda della Croce salvata dalla madre dell'imperatore Costantino).
Filone epico
Il Beowulf è il più antico poema composto in lingua volgare europea. È sconosciuta la datazione (periodo cristiano) e l’autore. La vicenda narra della lotta tra l’eroe, Beowulf, che sconfigge il mostro (e sua madre) Grendel e salva il regno dei Geati, di cui diventa il re. Si ha la contrapposizione tra Bene e Male, Vita e Morte. Nell’opera sono ricorrenti i Kennings, frasi nominali che designano le caratteristiche di un umano o di un oggetto.
Filone elegiaco
Nel manoscritto Exeter sono presenti diversi frammenti di poesia elegiaca. Il primo è WIDSITH (“Colui che ha molto viaggiato”) in cui lo scop lamenta la sua vita da perpetuo errante, il secondo è THE RUIN in cui l’io contempla le rovine della gloria e la potenza di un tempo, dimostrando nostalgia e orgoglio nell’essere appartenuto a un’epoca e a una società potente e gloriosa.
La letteratura medioinglese: dai normanni al XV secolo
Nel 1066 l’Inghilterra diventa territorio normanno. Sul territorio sono presenti tre lingue: il volgare (l’inglese) parlato dalla gente comune, il normanno (lingua politica) e il latino (lingua della Chiesa). Verso il XII secolo ci sono testimonianze di lingua omiletica (principalmente in prosa) di linguaggio medio inglese. Un esempio è la “Ancrene Riwle” (Regola delle anacorete) composto per tre sorelle che decidono di entrare in religione diventando recluse.
Nel XIII si diffonde la predicazione con un fine moraleggiante (scene e storie di vita quotidiana in lingua accessibile e chiara).
Nel XIV la cultura inizia a laicizzarsi e il volgare diviene lingua aulica, in senso lato. Si sviluppa la letteratura mistica con Rolle de Hampole e Hilton, autore di “The scale of perfection” (la scala conduce alla contemplazione del Dio d’amore e di Sapienza). Sono presenti anche voci femminili come Giuliana di Norwich, autrice di “A book of showings” e “Relations of divine love”. Si unisce l’individualismo umano misto alle dottrine religiose.
Contemporaneamente si sviluppano la produzione lirica e comica. Una serie di fiabe come “The owl and the nightingale” (contrasto tra il gufo e l’usignolo con la rappresentazione dei loro pregi e difetti) e “The fox and the wolf” sono narrate e presentano tratti fiabeschi e di leggerezza. “Land of cokaygne” è il primo esempio di produzione comica medioinglese. A partire dal 300 si diffonde la produzione lirica a carattere popolare. La produzione si divide in liriche religiose, secolari e satiriche. Quella religiosa raffigura molte volte Cristo in veste da re-guerriero. Nella lirica secolare ricorre molto spesso il topos del risveglio della natura durante la primavera e della tematica amorosa.
Verso la fine del 1200 il romanzo cavalleresco si diffonde attraverso due filoni tematici: il filone bretone (ricco di illusioni magiche e amori appassionati. È incentrato sulla figura di Re Artù) e il filone carolingio (celebra Carlo Magno come eroe guerriero. I temi sono legati alle battaglie e alla religione). Laʒamon può essere definito l’ultimo epigono della letteratura epica anglosassone e il primo a porre Re Artù come eroe e conquistatore. Agli inizi del 1300 risalgono romances che si concentrano su amori, vendetta, riconquista. Re Artù rappresenta “l’essenza della tradizione romanzesca”; alcuni esempi sono “Arthur and Merlin” (incompiuto) o la “Morte Arthure” (detta allitterativa). In quest’opera è presente l’amore tra Lancillotto e la regina, ma solo la campagna del re determinerà la sua disfatta.
Il Gawain-poet
La tecnica dei poemi allitterativi è riapparsa verso il 1300 e il più importante è “Gawain and the green Knight” al cui autore sono attribuite anche le opere Pearl, Cleanness, Patience. L’opera è divisa in FITTS e in stanze di diversa lunghezza formate da una sezione principale in versi allitterativi collegati (mediante un verso di 2/3 sillabe: bob) a una sessione fissa (WHEEL) a rima alternata. Gawain, cavaliere della tavola rotonda, accetta la sfida del cavaliere verde. Il primo nucleo narrativo si incentra sulla presentazione della figura del Cavaliere Verde e sulla sfida a giocare alla decapitazione: la stranezza e i tratti “mostruosi” del cavaliere vengono neutralizzati dall’etica comune del tempo e dalla “finzione letteraria” dell’apparizione. Il secondo nucleo si concentra sull’esperienza erotica cortese (tema di origine folklorica), che è rielaborata nell’opera secondo “lo scambio delle prede”. Gawain è vittima di seduzione da parte di una dama e che non riesce a rifiutare apertamente per cavalleria, ed è quindi preda. Alla scena si contrappone la serie di battute di caccia che capovolge i ruoli. La “virtù” di Gawain, che cede alla richiesta della dama e si conclude in uno scambio di doni, porta in sé simboli secolari. Ad esempio lo scudo o stella a 5 punto è metafora di virtù come la lealtà e la fedeltà, ma anche delle cinque ferite di Cristo e delle cinque gioie di Maria. A sua volta il Cavaliere Verde non è altro che Berilak, trasformato dalla fata Morgana. Gawain costretto ad affrontare orchi e draghi, invocando Dio chiede aiuto e rifugio e in un attimo gli si materializza il castello; il sogno diventa realtà, in relazione al ristoro corporale e spirituale.
The Pearl ha un’organizzazione sintattico-metrica molto complessa, un’attenzione all’uso della refrain, della concatenatio. È un dream-poet (poema-sogno), un genere letterario molto diffuso nel Medioevo. La scena si apre in un giardino onirico, dove il narratore sognatore si addormenta; il protagonista viene presentato come un gioielliere che ha perduto una pietra preziosa. Nel locus amoenus del sogno gli appare una bellissima donna (la perla) che viene identificata come la figlia morta del gioielliere. Perla appare come una regina sposa di Cristo. Il tema della Grazia Divina si ricollega al tema della salvezza. Il “padre” non può che accettare con umana umiltà il destino di Perla e le chiede di mostrargli Gerusalemme, in cui non può accedere. Tenta di raggiungerla ma si ridesta dal sogno. Perla è l’incarnazione della purezza, dell’innocenza e della grazia che unisce l’umano al divino, tra il sogno e la realtà. I poemi Patience e Cleanness sono collegati allo stesso autore sia sul piano metrico che stilistico: i poemi presentano i temi della virtù, della lealtà e fedeltà (trawthe). Nelle opere questi concetti vengono trattati secondo un punto di vista negativo: la mancanza e la poca pratica di virtù hanno conseguenze negative.
Langland: le combinazioni allitterative connesse al dream-poem si ritrovano anche nella più complessa opera “The Vision of Piers Plowman” (Piero l’Aratore). L’opera è composta in un dialetto sudoccidentale, che rispetto a poemi come il Gawain è molto più conosciuto anche per i temi religiosi. La sua grandezza e popolarità sono però legati alla complessità strutturale e da analizzare a livelli. Poco è quanto si conosce dell’autore, nato forse nel 1330 nelle contee dell’Inghilterra centrale. L’opera è stata sottoposta a continue revisioni, infatti ci sono state tramandate 3 distinte revisioni: A, B e C e forse una quarta la Z. Il testo B consiste di 7250 versi allitterativi, ripartiti in un Prologo e venti sezioni. L’opera rappresenta un continuo work in progress, un continuo viaggio di ricerca di risposte a interrogativi. Il protagonista è Will (come l’autore ma anche come Volontà) che ci conduce attraverso le fasi della sua ricerca. Il Prologo e i primi sette passus formano un coerente blocco narrativo, mentre i restanti 13 formano la Vita di Dowel, Dobet e Dobest. Nella Visio emerge la situazione del protagonista: colui che, vivendo in una società corrotta, cerca un rapporto con il regno di Dio. Si ha un intreccio di linguaggio umile e solenne, vita terrena e ricerca spirituale. Nella Vita, in particolare, l’uomo, nel suo pellegrinaggio spirituale, incontra “personificazioni” di figure come Studio, Pensiero, Ingegno…
Gia la scena si apre con un luogo in cui l’umanità vive e confina da una parte con una Torre, che rappresenta la dimora di Verità, e dall’altra con il Castello di Dolore. Questa è una metafora per dire che l’uomo vive tra il Paradiso e l’Inferno. Nella prima parte dell’opera ci si concentra sulla salvezza individuale, mentre dal V passus durante il secondo sogno di Will, il tema diventa collettivo. Nel sogno appare Piers L’Aratore, incarnazione di Dio che ha il compito di indicare al popolo la strada verso la Verità e la salvezza.
Gower: John Gower che opera negli ambienti delle corti di Riccardo II compone tre importanti opere tra cui Mirour de l’homme, Vox clamantis e Confessio amantis. Le prime due si concentrano sullo stato di degenerazione morale e l’animo terrorizzato a causa dei disordini sociali dell’epoca. La Confessio amantis (1386) è organizzata secondo una serie di storie chiuse da una cornice. Amans, alter ego dell’autore, è il protagonista che prega Venere di liberarlo dalle pene dell’amore e la dea gli impone di confessarsi dal suo sacerdote Genius. Durante la confessione vengono discussi i sette peccati capitali; emerge una concezione dell’amore legata alla religione che viene narrata attraverso uno stile fluido e melodioso.
Chaucer: è il maggior poeta della tradizione letteraria dell’Europa tardo-medievale. Nasce a Londra intorno al 1340 da una famiglia di ceto mercantile. Diventa soldato nelle spedizioni in Francia e ricopre incarichi diplomatici e politici; la carriera letteraria non è mai stata la sola predominante nella sua vita. Muore intorno al 1400 ed è sepolto nell’Abbazia di Westminster. La prima opera è The book of the Duchess ha un destinatario aristocratico, come quasi tutte le sue opere (piccola nobiltà di corte che usava il volgare inglese anche come lingua letteraria), mentre non è destinata ad un pubblico reale. L’opera più importante sono i Canterbury Tales, ovvero un’opera che presenta i tre ordini sociali (religioso, aristocratico, popolo lavoratore) e inoltre un quarto formato da lavoratori e artigiani. All’interno di questa divisione, però, i limiti si annullano: ad esempio il religioso più spiritualmente elevato è il Parroco di campagna e non uno di maggior livello. L’opera si presenta come una commistione di generi e stili, con riferimenti a modelli francesi e italiani.
The book of the Duchess (poema-sogno) L’opera si presenta come un poema che deve consolare l’aristocratico che ha perso sua moglie. Il poema si apre con la tematica di Alcione e Ceice che il narratore sta leggendo dalle Metamorfosi quando si addormenta. In sogno il poeta incontra un cavaliere in nero che gli racconta la sua storia d’amore con la più bella delle dame, ora morta.
The Parliament of Fowls Anche nell’opera il tema è la natura dell’amore. Dopo aver letto il Somnium Scipionis, il narratore si addormenta e in sogno appare Scipione che è la sua guida. In un locus amoenus, durante il giorno di S. Valentino, ci sono tre aquile che hanno puntato tutte la stessa femmina e inizia una lotta. Allora interviene la Natura e lascia la scelta alla femmina; da qui il narratore si sveglia e il sogno si interrompe e la quest rimane senza risposta.
Toilus and Criseyde Il capolavoro della maturità è che si concentra sulla leggenda troiana adattata al genere romanzesco (in rhyme royal). Ispirandosi a Boccaccio, Chaucer riprende il mito e lo rielabora; il tema centrale dell’opera è la funzione dell’esperienza amorosa e la quest coincide con la ricerca interiore e la scoperta della natura come realtà esaltante e dolorosa. L’opera segue il filo della tragedia, ma assume tratti comici nel momento in cui Troilus ucciso giunge in cielo e ride delle proprie passioni. È interessante la psicologia della donna che in qualche modo viene scusata dall’autore per il suo tradimento.
Canterbury Tales L’opera (1386-87) non dovrebbe essere del tutto completa secondo il programma iniziale dell’autore (120 racconti). L’opera possiede un Prologo generale, Il Prologo per antonomasia e la Ritrattazione (conclusione). Le vicende comprese in questi estremi hanno un che di disordinato e incompiuto. Ci sono 24 racconti raggruppati in dieci “frammenti” isolati; all’interno dei frammenti, che contengono più storie si ha una connessione fatta di dialoghi e scambi tra i vari pellegrini-narratori. La cornice (Decameron) narrativa ideata è quella del pellegrinaggio verso il Santuario si St. Thomas a Canterbury: 29 persone si riuniscono nella taverna (luogo di partenza) e a loro si aggrega il pellegrino-narratore. L’idea dei racconti avuta dall’Oste ha come fine quello di ingannare la noia. I vari pellegrini sono dei personaggi “tipo” e sono descritti attraverso una vena satirica. La critica non è indirizzata a persone specifiche ma in generale a coloro che rappresentano determinate categorie. Inoltre i racconti dei pellegrini appartengono a diversi generi letterari: i fabliaux o racconti comici (Miller’s Tale) che si concentrano su temi e triangoli amorosi; apologo la cui morale è affidata ad animali (Nun’s Priest’s Tale); racconti religiosi (Second Nun’s Tale) e sermoni (Parson’s Tale).
La generazione postchauceriana
Dopo la morte di Chaucer non c’è nessuno che lo emuli (riprendendo l’innovazione storica e il rinnovamento dello stile prosodico), ma autori come Lydgate e Gower, che pure godono di grande fama, sono solo degli imitatori. Il primo, autore del Troy Book e del Siege of Thebes, riprende i miti dell’antichità classica e intravede nell’ambizione la causa di ogni male. Egli sfrutta un’abbondante eloquenza e uno stile decorativo, ma è comunque privo di realismo. Il contributo più importante della generazione postchauceriana viene dalla Scozia, in particolare da Henryson. All’interno delle sue opere la tensione morale è forte; una delle sue opere più importanti sono una serie di favole esopiche con un fine morale. L’autore riprende anche il mito di Troilus and Criseyde aggiungendo quanto Chaucer aveva omesso: il destino di Criseyde dopo l’abbandono di Diomede. La donna viene punita dagli dei con la lebbra e mentre vaga in un lazzaretto, malata ed emarginata, incontra Troilus, che torna dalla Grecia glorioso e vincitore.
Malory e la prosa del 1400
L’uso della prosa medievale come strumento “secolare” rispetto al filone religioso impiega più tempo ad affermarsi e lo fa solo nel 1400. Possiamo parlare di prosa d’arte in ambito romanzesco riguardo Thomas Malory. La sua opera è collegata alla tragica situazione del tempo, durante la lotta tra fazioni a seguito dell’estinzione della dinastia dei Plantageneti e con l’ascesa al trono di Enrico VII Tudor; la serie di romanzi cavallereschi di argomento arturiano appare intorno al 1485 a cura di Caxton. Malory rimaneggia una serie di fonti esistenti che vengono ricucite insieme. La sua opera, una serie di 8 romanzi disomogenei e scollegati tra loro, non è innovativa per la tematica ma è importante in quanto ripercorre l’intera vita di Artù e presenta figure prima di allora secondarie: Lancillotto e Ginevra, Merlino, Tristano e Isotta, la leggenda del Graal. I valori dell’opera sono alte virtù come la lealtà, la fedeltà, che cozzano con la personalità disinibita e “violenta” dell’autore. Forse il suo spirito letterario tenta un cambiamento nell’uomo e una regressione al bene. Sul piano stilistico si hanno una serie di cambiamenti e modifiche: la prosa viene semplificata e diventa più armoniosa, la sintassi viene resa più fluida e scorrevole.
Il dramma medievale
I più antichi accenni al dramma medievale di natura religiosa risalgono al 1300 (età tarda), mentre per i testi scritti è necessario aspettare il 1400. I testi più antichi che sono pervenuti sono di natura secolare, ma la maggior parte del corpus medievale appartiene al filone religioso con i moralities o i drammi ciclici.
-
Riassunto esame Letteratura Inglese prof. Talarico
-
Riassunto esame Letteratura Inglese, prof. Piazza, libro consigliato Breve Storia della Letteratura Inglese di Bert…
-
Riassunto esame Letteratura inglese, Prof. Castagna Valentina, libro consigliato Storia della letteratura inglese, …
-
Riassunto esame Letteratura inglese, Prof. Albertazzi Silvia, libro consigliato Letteratura inglese contemporanea, …