I
Del Villano, Lo specchio e l’ossimoro
1.1. Lo specchio e l’ossimoro
Specchio e ossimoro riguardano due differenti ordini di discorso: lo specchio è
l’oggetto che ha trasmesso metaforicamente sia un’idea di esemplarità e di
ammonimento morale sia il rapporto tra interiorità ed esteriorità di un soggetto che si
interroga sulla propria identità nella letteratura, nelle arti visive e nella filosofia;
l’ossimoro invece è la figura retorica che unisce due significati opposti, consentendo
loro di mantenere intatta la reciproca conflittualità semantica. In Inghilterra, tra la fine
del Cinquecento e gli inizi del Seicento, si determina un avvicinamento logico e
figurale tra questi due elementi. È il momento in cui alla metafora del rispecchiamento
la materialità dell’oggetto in cui ci si guarda. È il momento in cui lo
si sovrappone
specchio, come oggetto materiale e come metafora, riflette un’immagine specifica o
crea lo spazio illusorio di una molteplicità di punti di vista, la compresenza di piani
realtà. L’elemento di convergenza tra specchio e ossimoro è dato dalla
diversi di
dualità che definisce tanto la natura del meccanismo speculare (originale e riflesso),
quanto quella del meccanismo ossimorico (una cosa e il suo contrario).
Su un piano più astratto, specchio e ossimoro rimandano a una dialettica tra concetti di
contiguità e opposizione. Nello specchio, l’immagine riflessa ripete l’originale e lo
inverte, creando un ‘doppio differente’, l’esempio concreto di cosa sia l’ossimoro, che
produce linguisticamente ciò che lo specchio crea figurativamente e visualmente.
In alcune opere del corpus shakespeariano le significazioni che specchio e ossimoro
assumono esprimono particolari figure della transizione dal sistema simbolico di
matrice medievale, ancora pervasivo nel Rinascimento, a quello della modernità, che
si conclama alla fine del secolo XVII. Shakespeare da un lato riattualizza convenzioni
consolidate e dall’altro le decostruisce; ancora più spesso sovrappone vecchio e nuovo
in un rapporto di compresenza dialettica. Ciò presuppone un graduale slittamento della
metafora dello specchio dai suoi riferimenti abituali: a poco a poco lo specchio
comincia a riflettere non più una identità (traslata, idealizzata, modelizzata) ma una
differenza.
1.2. Exemplum et imago Dei
Lo specchio, in quanto oggetto, ha da sempre veicolato la complessa questione del
rapporto tra il dentro e il fuori del soggetto. La storia delle sue valenze metaforiche è
antichissima, perfino più antica della sua ‘invenzione’ materiale “poiché, fin dalla
preistoria, l’uomo si è interessato alla propria immagine e ha utilizzato ogni sorta di
espediente (pietre scure o levigate o pozze d’acqua) per osservare il proprio riflesso”.
Questa curiosità per la propria immagine si inscrive nel processo di formazione del sé
rispetto al mondo, processo nel quale intervengono, secondo Lacan, meccanismi di
identificazione ed estraniamento, attivati proprio dalla scoperta della propria
immagine esteriore, l’immagine di un Altro che è contemporaneamente il Sé.
Il pensiero e la letteratura occidentali sono intrisi di metafore sulla specularità nelle
quali il rapporto dell’essere umano con il proprio riflesso risulta triangolato da un
terzo elemento, il divino. In epoca premoderna, lo specchio diviene uno strumento di
conoscenza nel senso indicato dalle Sacre Scritture, dal neoplatonismo e dalla
Dio e uomo sono collegati da un rapporto che ricorda quello tra l’originale e
patristica.
la sua copia speculare, rapporto che implica una dipendenza ontologica basata, da un
lato, sulla somiglianza (l’uomo è fatto a immagine di Dio) e, dall’altro,
sull’indiscutibilità della posizione del divino. È grazie all’originale (Dio) che la copia
può esistere come riflesso, o come riflesso del riflesso, lungo una scala gerarchica che
degrada verso la densa e buia materia. Da ciò deriva una forma di conoscenza in cui
è concesso un ruolo di passività declinata secondo i principi dell’analogia e
all’umano
dell’imitatio e improntata alla ricerca dell’esempio morale. Per lunga tradizione,
infatti, lo specchio era stato assunto a emblema di esemplarità, in modo diretto, con il
richiamo ai grandi exempla di integrità, perfezione e bellezza, maschile e femminile; o
in grado di rimandare l’immagine
inverso, quale attributo iconografico della Vanitas,
di ciò che dovremmo o vorremmo essere, smascherando la vacuità del peccato. In
chiave più secolarizzata ma non meno didattica, lo specchio è invocato con
l’accezione di exemplum delle virtù morali ma anche sociali dell’aristocratico. La
corrispondenza fra dentro e fuori, che gli specchi ammonitori presumono e predicano,
si riverbera infine nelle relazioni affettive secondo uno schema di reciprocità.
In definitiva, lo specchio sembra più che uno strumento di conoscenza del sé, un
mezzo di individuazione del proprio posto nel mondo, capace di captare, proprio come
un dispositivo ottico, la rete dei significati che determinano la giustezza dei valori, la
moralità dei comportamenti e la liceità delle azioni. Lo specchio rappresenta proprio il
simbolo dell’episteme medievale-rinascimentale: ogni cosa è posta in relazione alle
rapporto di identità o opposizione stabilito da un’essenza che è
altre secondo un
dentro le cose stesse.
1.3. Prospettiva e anamorfosi
Le funzioni rappresentative dello specchio finora descritte fanno riferimento agli
aspetti medievali che ancora resistono nel Rinascimento, aspetti costruiti su base
teologica e sostenuti dai centri di potere ecclesiastici e secolari. La passività del
–
soggetto è postulata dalle teorie della conoscenza di matrice religiosa per cui
conoscere il Logos-Dio significa annullarsi abbracciando la salvezza della
–
trascendenza e finisce per diventare la modalità discorsiva che prescrive e
normalizza una condizione di sudditanza politica, esistenziale e ontologica. A fine
Cinquecento però, a seguito della Riforma Protestante e delle controversie sulla
corretta interpretazione delle Sacre Scritture, si sviluppa una diversa attitudine, volta
all'indagine e alla ricerca. La coincidenza nel Logos tra oggetto e soggetto decade e si
avvia il processo che avrebbe portato alla formazione di quello che Belsey definisce il
soggetto liberal-umanista, il soggetto borghese protagonista della modernità. Se il
vecchio ordine era rappresentato dallo specchio, il nuovo è espresso dalla metafora
dell’anatomia, elevata a simbolo di un atteggiamento conoscitivo che scarnifica, scava
sotto la superficie, smembra le parti di un Tutto fino ad allora intangibile. Lo specchio
si infrange a fine Cinquecento e le sue schegge vengono ricomposte in un diverso
ordine epistemico nella seconda metà del Seicento, facendosi portatrici di punti di
vista, prospettive, declinazioni del pensiero che lo studioso, il letterato e l’artista
attivano attraverso processi analitici. Si potrebbe anche dire che per il soggetto si
passa dalla posizione di specchio riflettente dell’ordine costituito alla posizione di
individuo che usa lo specchio come strumento di indagine, passaggio nel quale, oltre a
carattere interno (la trasformazione dell’esegesi in empirismo),
motivazioni di
intervengono molteplici influenze esterne: Copernico, Machiavelli, Montaigne,
Lutero, aprono la strada a inattese frontiere del pensiero, in cosmologia, politica,
filosofia, teologia. La morfologia del sapere si allarga parallelamente alla morfologia
della Terra e del cosmo: le scoperte geografiche che modificano la percezione dello
spazio, imponendo la necessità di ridefinire la posizione e l’identità dell’Europeo
senso più generale, dell’essere umano rispetto al Globo.
rispetto ai nuovi mondi e, in
Un’analoga corrispondenza si verifica tra cosmologia e filosofia: a partire dalla
rivoluzione copernicana di cui sarà tenace assertore Galileo Galilei, si delinea un
la sua controparte filosofica nelle teorie sull’universo
percorso scientifico che trova
infinito e infinitamente popolato di ‘mondi’ proclamate da Giordano Bruno. La
speculazione filosofica reclama l’estensione dei confini del pensiero, i cui territori
vengono ridisegnati anche da nuove o rinnovate pratiche, quali la cartografia. Questa
condotta con strumenti tecnologici e improntata alla matematizzazione dei territori
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