Larkin e la sua poesia
Larkin lavorò alla poesia negli anni ‘50 e divenne famoso e fu apprezzato in Inghilterra. Tentò di scrivere dei romanzi ma non ebbe successo e abbandonò il progetto. Ha lavorato tutta la vita come bibliotecario, quindi conduceva una vita normale, solitaria, ritirata, non mondana. Con Larkin si parla di “esistenza a sottrazione”: l’ispirazione poetica la traeva dalla privazione e dalla solitudine. Pubblicò poche raccolte: una nel ‘45, una nel ‘55, una nel ‘64, una nel ‘74. Altre sue opere furono recensioni e saggi sulla musica jazz.
Contesto storico
Scrisse poesia nell’immediato secondo dopoguerra, quindi a partire dal 1945, un’epoca difficile e scossa. Pochi anni dopo, nel 1956, si verificò la crisi di Suez, che diminuì il potere inglese a livello internazionale. Era un periodo in cui si affermavano tante nuove tendenze artistiche (es: il teatro politico di Osborne, la Pop Art…), e si parlava del The Movement. Questo termine fu coniato dal critico Scott, per indicare questa corrente che inquadrava vari poeti inglesi. L’antologia New Lines, vicina al The Movement, comprendeva Larkin e altri otto poeti che avevano un simile approccio verso la società e che condividevano simili concetti. La nuova tendenza di cui Larkin faceva parte lo mise in contatto quindi con gli altri autori dell’antologia e del movimento. Molti artisti si erano ribellati al Neoromanticismo del secondo dopoguerra, all’oscurità del Modernismo e alla poesia di Dylan Thomas, legata a morte e natura.
Lo stile di Larkin
Il linguaggio usato da questi artisti rinnovatori è più semplice, e non dà molto spazio alle metafore. La loro poesia affronta la realtà quotidiana con semplicità, senza sentimentalismi. Larkin è stato definito “Master of ordinary”. Rifiutò il ruolo di poeta letterato, poiché riservato e chiuso. Descrisse lo squallore dell’Europa post-bellica, mettendo in mostra la desolazione spirituale dell’uomo, che ha perso i valori che una volta erano fondamentali, tra cui la religione. Larkin si domanda quindi cosa rappresenti una chiesa nella poesia Church Going.
Church Going
Metrica
La poesia è composta da 7 strofe di 9 versi ciascuna. La rima è irregolare. Il linguaggio usato per la descrizione è semplice, si complica invece quando il poeta riflette sulla Chiesa e sulla religione. Sono inseriti termini arcaici, sacri e letterari in modo da arricchire il lessico e rendere alto il tono.
Riassunto di contenuti e tematiche
Durante una gita in bicicletta, Larkin si ferma ed entra in una chiesa. Descrive quello che vede, non è credente quindi lo fa con occhio critico: ad ogni modo, rispetta il luogo e lo osserva con stupore e ammirazione. Le prime due strofe sono descrittive: Larkin scrive quello che fa e mostra al lettore ciò che vede. Tornando all’ingresso della chiesa, firma un libro e lascia una moneta irlandese fuori corso, come per mostrare il valore che ha la chiesa per lui.
Dopo la descrizione, comincia la riflessione sulla religione. Immagina quando e se le chiese finiranno di avere un significato, un valore, un senso; Larkin pensa proprio a quando non verranno più usate per quello che sono state costruite. Le chiese, quando la religione scomparirà, potrebbero diventare musei che mostrano come l’uomo credesse in qualcosa. Saranno abbandonate, in rovina, parte della natura, e alcuni potrebbero evitarle perché sembreranno posti stregati, sfortunati.
Le chiese continueranno sempre ad avere un potere, e potrebbe essere un potere positivo: Larkin immagina che alcuni sfrutteranno la chiesa e ciò da cui è formata per combattere malattie o problemi. Però queste superstizioni sono destinate a finire, come succederà con la religione. A quel punto il poeta s’interroga su chi sarà l’ultimo a cercare la chiesa per quello che ha davvero rappresentato.
Larkin afferma che le chiese hanno avuto un ruolo fondamentale per la comunità nel passato: sono state celebrate nascite, matrimoni, morti, ovvero ogni passaggio della vita. Le chiese hanno celebrato il tempo che passava, e resteranno sempre uno spazio importante per l’uomo: la terra è consacrata dai morti che vi sono sepolti, che erano credenti e fedeli.
Parafrasi e spiegazione
Il titolo: Church going, ovvero andare in chiesa, è un rituale e un dovere cristiano. Larkin sembra quindi generalizzare la religione, poiché lui anche va in chiesa ma non da religioso. Durante una gita in bicicletta, Larkin si ferma per esplorare l’edificio, cosa che, come scrive nella poesia, fa spesso.
Nelle prime due strofe descrive quello che vede dentro alla chiesa. La descrizione è fatta con disinteresse; Larkin non è religioso, ma mostra una strana adorazione per quel luogo. Segue le regole, si toglie il cappello e le fasce da ciclista dai piedi. In piedi, osserva gli oggetti e la struttura, con disinteresse, distacco e ignoranza (non riesce a dire se il soffitto sia nuovo o restaurato), finché non va a firmare il libro all’ingresso per lasciare una moneta, che però è fuori corso: Larkin sembra quindi non dare valore materiale alla chiesa, afferma infatti che non valeva la pena fermarsi in quel posto.
Dalla terza strofa inizia la riflessione sulle chiese e sulla religione: spesso il poeta si ferma nelle chiese che incontra e altrettanto spesso riflette sul loro futuro, e di conseguenza pensa a come si ridurranno le chiese quando la religione sarà finita. Si domanda quando le chiese non verranno più utilizzate per il loro scopo e immagina quello che potrebbero divenire. Potrebbero diventare una sorta di museo che mostra quel che sono state; potrebbero restare abbandonate a pecore e pioggia; potrebbero essere considerati come luoghi sfortunati…
Nascerà quindi, al termine della religione, una sorta di superstizione: ci sarà chi vorrà curare il cancro dei propri figli con una pietra o con un oggetto della chiesa, verranno eseguiti riti strani al suo interno… Il poeta afferma che ci sarà sempre un potere intorno a quegli edifici e che anche quella superstizione, come la religione, è destinata a finire: a questo punto all’uomo rimarrà la natura, ciò che lo circonda davvero e nel tempo.
La chiesa avrà una forma sempre meno riconoscibile, sarà abbandonata, in deterioramento continuo. Larkin si chiede a quel punto chi sarà l’ultimo a cercare la chiesa per quello che era stata in passato: forse un fanatico, uno studioso, un esperto, uno storico, un antiquario, un natalizio? O un poeta, annoiato, non informato, non religioso come lui?
Nelle strofe finali Larkin dimostra e afferma che la Chiesa ha avuto un ruolo notevole nel passato: ha celebrato le nascite e i matrimoni, ha onorato i morti e celebrato riti e sacramenti vari. Ha creato una tradizione, dei valori, ha unito, ha consacrato, ha formato tante persone. La chiesa è paragonata a una special shell che ingloba i credenti, che li protegge e li coinvolge. La chiesa non sarà mai obsoleta, poiché è resa sacra da chi ha creduto fermamente alla propria fede. I corpi dei credenti santificano la terra e rendono il luogo intorno alla chiesa sacro. Intorno alla chiesa aleggerà sempre un mistero. In definitiva, il poeta, nonostante abbia perso la fede, riconosce che la religione ha avuto un ruolo importante per l’umanità e non la sminuisce in alcun modo.
Hughes e la sua poesia
C’è un salto generazionale tra Larkin e Hughes. Nato nello Yorkshire, è cresciuto a contatto con la natura, ed è rimasto legato alle forze primordiali. In Hughes, la natura è spesso violenta e sopraffacente: nella natura c’è crudeltà e morte perché c’è la lotta per la vita. Nella sua poesia si ritrovano spesso gli animali, che sono guidati dall’istinto.
Studi e ispirazione
Hughes abbandonò gli studi di letteratura e passò all’archeologia e poi all’antropologia, seguendo il suo “istinto”. Tale svolta negli studi gli fu condizionata da un sogno: questo fa notare come anche nella vita privata il contatto con la natura e con l’istinto gli fossero importanti, e come prevalessero alla ragione.
La volpe rappresenta un momento importante per Hughes: da bambino ne incontrò una e ne restò colpito. A Cambridge, una notte, scrivendo, si addormentò e sognò una volpe che insanguinava la sua opera.
Si sposò giovane con una poetessa americana, e visse anche negli Stati Uniti. Hughes faceva parte del The Group, un movimento internazionale che coprì gli anni ’60. Furono convocati 9 poeti da 9 nazioni diverse, a Londra. Hughes divenne poeta laureato nel 1984, aveva il compito di comporre opere per lo Stato. La carica esiste dal 1600 ed è la più prestigiosa per un poeta. Visse una vita piena, ma anche di tragedie: era una persona vitale, si sposò però con una donna instabile che morì suicida nel 1963, a causa della scoperta dell’amante del marito, che si suicidò anche lei. Nonostante la scomparsa dei figli, Hughes non diventò un poeta pessimista: aveva uno sguardo lucido sul mondo, osservava le cose da un punto di vista darwiniano. Oltre alla lotta animalesca, però, nelle sue opere compaiono anche fiori e piante. Gli studi lo avvicinarono alla mitologia (miti della creazione soprattutto) e alle culture primitive. Riprese il mito della creazione in chiave satirica. La raccolta Crow fu scritta dopo il suicidio della seconda amante. È definito “poeta sciamano”, poiché legato al mistero e alla primitività.
The Thought Fox
Metrica
The Thought Fox è una poesia su come Hughes abbia tratto l’ispirazione. È composta da sei quartine, la rima è irregolare. Più che rime, si presentano assonanze alla fine dei versi e ripetizioni di suffissi o parole. Questi elementi rendono la poesia ritmica, calzante e musicale. Ci sono varie allitterazioni, che contribuiscono a legare tra di loro parole e suoni.
Analisi e spiegazione
Con questa poesia Hughes si collega con l’esterno attraverso la finestra. Il poeta si trova nella propria stanza e sta cercando di scrivere una poesia. L’ispirazione sembra mancare, è ormai tarda notte, non ci sono stelle, fuori c’è la neve e l’orologio ticchetta: la pagina è bianca da tempo.
Nonostante sembri una notte buia, fredda e solitaria, Hughes avverte una presenza di fuori, al di là della dimensione umana e temporale. L’essere che avverte entra in quella solitudine e si materializza nella terza strofa. È una volpe, e il poeta non la descrive direttamente, ma ne fa sentire la presenza al lettore. Parla della corporeità dell’animale: le orme pestano la neve, il naso tocca rami e foglie, gli occhi della volpe si muovono di continuo. Piano e delicatamente, la figura cresce e prende forma. Da lame diventa bold: quell’ombra si ispessisce gradualmente, finché la presenza si manifesta a pieno.
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