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Lessico e dizionario

Si introducono i concetti di lessico e dizionario ponendoli a confronto. È da queste due parole che derivano rispettivamente la lessicologia e la lessicografia (che si distingue a sua volta in: lessicografia tradizionale e lessicografia computazionale).

Lessico: insieme delle parole di una lingua.

Dizionario: descrizione del lessico; i due non si corrispondono, ma sono l’uno (il lessico) il contenuto dell’altro (dizionario).

È un oggetto astratto, cioè un insieme strutturato di parole e di informazioni associate a queste parole immagazzinato nella nostra mente (lessico mentale) e descritto nel dizionario.

È un oggetto concreto, cioè un libro oppure, in tempi recenti, uno strumento consultabile su formato elettronico come un CD-ROM.

La struttura del lessico non corrisponde a quella del dizionario. Nel dizionario, l’organizzazione del lessico e delle informazioni è dettata da ragioni pratiche, di leggibilità, in relazione all’utente a cui è rivolto.

Esempio: dizionario monolingue: segue l’ordine alfabetico in modo da consentire la consultazione. Il lessico invece non è organizzato alfabeticamente, ma su base morfologica cioè in famiglie morfologiche di parole (es. fiore, fiorellino, fioretto ecc.) o su base semantica (es. comprare, vendere, trattare ecc.).

Vocabolario

È definito da un lato come l’insieme di vocaboli che costituisce una lingua o parte di essa (quindi il lessico); dall’altro come l’opera che raccoglie e descrive questo patrimonio (il dizionario). Come abbiamo detto, il dizionario è la descrizione di un lessico o meglio il tentativo di descrizione di un lessico (così come per esempio la grammatica è un tentativo di descrizione delle strutture sintattiche, morfologiche di una lingua che spesso è carente o imprecisa): esistono infatti diversi dizionari e grammatiche poiché possono essere descritte da più punti di vista).

Il dizionario non costituisce mai una fonte esaustiva di tutte le parole di una lingua, ma è un repertorio incompleto.

De Mauro però afferma che, nonostante il dizionario sia un repertorio incompleto, esso contiene un numero di informazioni maggiore rispetto a quelle che costituiscono di norma la competenza lessicale di un singolo parlante. Infatti, un parlante nativo non conosce mai tutte le parole e tantomeno informazioni riguardanti l’etimologia. Mancano però nei dizionari alcuni diminutivi (es. borsina) o alcuni participi passati (es. addobbato) che ormai sono entrate a far parte del parlato.

Lessicologia e lessicografia

Come abbiamo detto, le discipline che studiano lessico e dizionario hanno nomi e scopi diversi:

  • Lessicologia:
    • Studia il lessico di una lingua e il modo in cui queste si combinano tra loro.
    • Si avvale di altre metodologie come, per esempio, la semantica che si occupa di descrivere il significato delle parole o la sintassi.
    • Il risultato degli studi di lessicologia è: l’elaborazione di una teoria del lessico, cioè di un’ipotesi riguardo a come è strutturato il lessico; modello lessicologico, cioè di un insieme di strumenti formali in grado di rappresentare questa struttura.
  • Lessicografia: scopo principale è quello della compilazione delle fonti lessicografiche.
    • Ha uno statuto più applicativo della lessicologia e si occupa di individuare le modalità ottimali per descrivere i significati, le proprietà grammaticali ecc.
    • Si distingue in: tradizionale e computazionale che si distingue dalla prima per il fatto che si serve di strumenti informatici avanzati per la compilazione di dizionari. Esistono dictionary writing system (sistemi per la compilazione dei dizionari) che permettono di ottimizzare la stesura dei dizionari e corpora che consentono di estrarre in modo automatico collezioni di testi disponibili in formato elettronico.
    • La lessicografia computazionale costruisce lessici computazionali ovvero banche dati lessicali consultabili online (più articolati rispetto ai dizionari tradizionali).

Nonostante lessicologia e lessicografia abbiano come oggetto di studio il lessico, non vi è stato un grande scambio di conoscenze: i lessicologi diffidano dalla lessicografia perché la considerano una pratica piuttosto che una disciplina scientifica. Dall’altro lato, i lessicografi non accolgono facilmente le teorie della lessicologia.

Lessico e semantica

Concetti e codifica lessicale

Le parole hanno come caratteristica il fatto di avere un contenuto chiamato comunemente “significato”. Ci si chiede cosa sia il significato e in che modo il contenuto possa essere associato alle parole.

Nella lingua è possibile separare i due piani: forma (es. terra) e contenuto (es. pianeta del sistema solare).

Poniamo che, nel caso dei significati, sia possibile, quando non ancora associati alle parole, parlare di concetti. In questo caso la codifica lessicale chiamata lessicalizzazione può essere descritta come la diretta associazione di un concetto con una forma lessicale che dà come risultato l’esistenza di una parola.

  1. La lessicalizzazione può avere più interpretazioni. In senso generale, il termine è usato per indicare il procedimento con cui in una lingua specifica, un determinato concetto è associato ad una forma lessicale: questo processo ha come risultato la creazione di una nuova parola che prima non esisteva. Diremo quindi che ogni parola è frutto di lessicalizzazione; es. “cognata” in italiano lessicalizza il concetto di “sorella del marito”. Il termine lessicalizzato va inteso come “codificato dal lessico”.
  2. In altri casi, il termine lessicalizzazione non deve essere inteso in senso generale, ma come un procedimento specifico in base al quale una sequenza di elementi lessicali, oppure una forma della flessione nominale o verbale acquistano progressivamente valore di unità lessicale con significato autonomo (es. il participio passato di “cantare” si è lessicalizzato e ha dato vita alla parola “cantante” (in questo caso univerbizzazione o univerbazione)).
  3. Un altro caso di lessicalizzazione è quello per cui un morfema grammaticale assume valore lessicale: si tratta del processo inverso a quello chiamato “grammaticalizzazione” (es. -ismo: “non sopporto questi ismi superficiali: “ismi” sta per “parole con suffisso -ismo”).
  4. Un altro caso di lessicalizzazione è quello che non dà importanza al processo, ma al risultato: in questo caso ogni singola parola di una lingua è lessicalizzazione (es. in inglese, due concetti per esprimere il concetto di “libertà: liberty e freedom).

Tipi di lessicalizzazione

L’associazione tra concetti e parole è complessa perché tra concetti e parole non vi è un rapporto 1:1 (ad un elemento del contenuto non corrisponde uno sulla forma).

  • Sintetiche: una combinazione di concetti è espressa da una singola parola. Es. Verbi di moto e di stato: mentre in italiano “muovere” esprime il solo concetto di moto; “andare” esprime ed unisce il concetto di moto e quello di direzione; correre: moto + materia (in cui ha luogo il movimento); camminare: moto + strumento (con cui ha luogo (i piedi)). Il tedesco invece non ha un verbo di moto generico, ma molti verbi moto + strumento (es. “genen” (andare a piedi); “fahren” (andare con veicolo)). Questo tipo di lessicalizzazioni si chiamano sintetiche perché attuano un procedimento di sintesi: compressione di più elementi di contenuto in un’unica forma lessicale (chiamato da Talmy “conflation”).
  • Analitiche: un concetto globalmente unitario è espresso in più parole (opposto alle lessicalizzazioni sintetiche). Es: sequenze di parole che esprimono uno stato o un’attività (es. “avere paura”; “fare gol” (non gollare); “dare un pugno” (non pugnare)) - avviene attraverso l’analisi: distribuzione del contenuto in più parole o forme lessicali. Generalmente le lingue hanno entrambi i processi di lessicalizzazione.
  • Descrittive: il “designato” è associato alla parola attraverso una descrizione. Frequente nelle lingue del Nord e Centro America. Es: “pietra”: “ciò che è diventato duro”.
  • Etichettanti: il “designato” è associato alla parola attraverso l’attribuzione di un’etichetta. Es. “medico” è etichettante poiché non c’è alcun elemento che chiarisca a differenza di “lavoratore” che è descrittivo in quanto il morfema -TOR chiarisce che si tratta di qualcuno che “svolge un’attività”.

Significato lessicale e significato grammaticale

Abbiamo detto che una delle proprietà principali delle parole è quella di avere un significato. In realtà, la parola non è l’unico elemento della lingua ad avere un significato. Il significato è distribuito su tutti gli elementi che compongono una lingua. Ciò che contraddistingue le parole è il fatto di avere un significato più percepibile. Bisogna quindi fare una distinzione tra parole contenuto e parole funzione e a sua volta tra significato lessicale e significato grammaticale.

Parole contenuto e parole funzione

Parole contenuto: chiamate anche “parole lessicali” o “parole piene”. Si pensa che facciano parte di questo gruppo parole appartenenti a categorie lessicali maggiori (nome, verbi, avverbi, aggettivi): forniscono il contenuto.

Parole funzione: chiamate anche “parole grammaticali” o “parole vuote”. Sono parole appartenenti a categorie lessicali minori (articoli, pronomi, congiunzioni): svolgono delle funzioni.

Esempio: La mattina prendo il caffè al bar: le parole in rosso sono parole contenuto (se togliamo il resto capiamo lo stesso il senso). Se togliamo invece dalla frase le parole contenuto resta LA/IL/AL che non esprimono nessun significato.

Il significato delle parole contenuto si chiama “significato lessicale”; mentre quello delle parole funzione si chiama “significato grammaticale”: le prime sono autonome dal punto di vista semantico; le seconde acquistano valore in base a quelle contenuto.

Tipi di significati grammaticali

Oltre alla parole funzione, anche altri elementi esprimono significati (morfemi non lessicali o strutture sintattiche).

Esempio: passivo (“il treno è stato soppresso”: si focalizza l’elemento a cui accade qualcosa (il treno)).

  • Per la morfologia si prenda in considerazione il morfema -a nella parola “ragazzA”: ci dà informazioni sul genere e sul numero del nome (significati grammaticali, in quanto quello lessicale è dato da “ragazz- “).
  • Le categorie grammaticali possono essere espresse da mezzi lessicali:
    • Il numero: oltre ad essere espresso da morfemi grammaticali può essere espresso da alternanza vocalica (es. in arabo: libro: kitab libri: kutub).
    • Il genere: di solito è espresso con mezzi morfologici ma può essere espressi con mezzi lessicali es. opposizioni: padre/madre. È necessario distinguere il genere tra naturale e grammaticale: i due possono coincidere oppure no.
    • Il tempo: a volte è espresso lessicalmente con gli avverbi (es. il futuro con “domani”).
    • L’aspetto: fa riferimento al modo in cui un evento è presentato in relazione alle fasi temporali (es. momento iniziale “sta per piovere”; o progressivo “sta piovendo”); può essere espresso attraverso la morfologia con la distinzione tra: tempi perfettivi (es. Cantai) o tempi imperfettivi (es. cantavo); oppure attraverso la sintassi nella distinzione tra: usi del verbo che esprimono un evento delimitato (es. Lucia canta una canzone) oppure evento non delimitato (es. Lucia canta); o attraverso il lessico con la differenza tra: “dormire” (durativo) e “addormentarsi” (ingressivo).
    • Diatesi: è legata alla prospettiva dalla quale è presentato l’evento:
      • Se è il partecipante che attiva l’evento è un soggetto, la diatesi è attiva.
      • Se il soggetto esprime il partecipante che subisce l’evento, la diatesi è passiva.
      • Tutto ciò in italiano è espresso da una struttura sintattica che è la costruzione passiva.

La nozione di parola

La nozione di parola è immediata per il parlante. Nell’opinione comune, costituisce una parola ciò che esprime un significato unitario o, più tecnicamente, ciò che è compreso tra due spazi bianchi di un testo.

Il calcolo delle parole di una lingua

Bisogna fare prima di tutto una distinzione tra lessema e lemma:

  • Lessema: unità base del lessico che contiene un significato autonomo (es. dorm-fanciull- ), sinonimo di morfema lessicale.
  • Lemma: singola voce di un dizionario.

Calcolo delle parole di una lingua

  • Parole derivate: pur condividendo lo stesso morfema lessicale, ad esempio “giorn-”, vengono considerate parole distinte poiché oltre al fatto di avere una forma differente, hanno anche un diverso significato lessicale (es. giorno/giornale).
  • Parole composte: sono presentati come lemmi a condizione che siano scritti come una parola dal punto di vista grafico o separati dal trattino (es. capotreno, aspirapolvere).
  • Espressioni nominali: somigliano dal punto di vista lessicologico a dei lessemi poiché esprimono un concetto saliente nella globalità che sono un costituente semantico (es. palla al piede: non è una palla ma una persona che costituisce un peso). Si comportano allo stesso modo le espressioni verbali (es. vuotare il sacco).

Una stessa forma lessicale può avere più significati. Es. carattere: può significare “tratti psicologici di una persona” o “segno grafico”.

Sono due lessemi omonimi o un unico lessema polisemico? Ci sono dei criteri che aiutano a distinguere tra omonimia e polisemia:

  • Criterio etimologico: se 2 forme hanno diversa etimologia costituiscono due omonimi (es. miglio).
  • Criterio della parentela: se i diversi significati sono correlati tra loro, si può parlare di un unico lessema polisemico.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher robyang94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lessicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Caruso Valeria.
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