L'economia: lo studio delle scelte in condizione di scarsità
L'economia studia il modo in cui gli individui effettuano scelte in condizioni di scarsità e i risultati di tali scelte per la società:
- Studia le decisioni dei singoli individui, ad esempio il lavoro, il consumo;
- Studia le interazioni tra individui, ad esempio lo scambio di beni sul mercato;
- Studia le forze che governano l'economia nel suo complesso.
Di che cosa tratta l'economia?
L'economia tratta vari settori, come ad esempio: i mercati, le tasse, i rapporti economici/politici tra grandi nazioni, le scelte di produzione, l'incontro tra domanda e offerta di mercato. Questi fattori sono microeconomici; in contrapposizione abbiamo quelli macroeconomici, ovvero: il PIL, il debito pubblico, l'inflazione e la disoccupazione.
Argomenti di cui si occupano gli economisti
Gli economisti hanno fin da sempre trattato argomenti specifici: le determinanti economiche del populismo, l'effetto quote dell'immigrazione sulla qualità dei migranti, le origini economiche della mafia e l'economia sperimentale, ovvero lo studio dei comportamenti degli individui all'interno di un laboratorio.
Pensare da economisti
- Migliaia di persone marciano per le strade: gli economisti si preoccupano dei costi che ha questa determinata azione;
- Aumenta il sole, aumenta l'acquisto di occhiali da sole: principio domanda/offerta, se cresce la domanda per gli occhiali, il prezzo aumenta;
- Se tutto il pubblico va matto per il film: analisi costi/benefici, se un bene vende molto, non è detto che il beneficio superi il costo (non è detto che il produttore riesca a coprire le spese di produzione).
Scelte in condizioni di scarsità
L'economia riflette anche lo studio delle scelte in condizioni di scarsità: i bisogni e i desideri degli individui sono illimitati, mentre le risorse disponibili sono limitate. Nel concetto di trade-off, ovvero una scelta fra interessi alternativi, gli economisti ricorrono all'analisi costi/benefici; una scelta dove i benefici superano i costi ad essa associata.
- Aperture domenicali
- Costi: posti di lavoro persi, minore scelta per lavoratori che desiderano lavorare nel fine settimana, costrizioni a comprare nella settimana, effetti negativi sul turismo;
- Benefici: effetti positivi sull'e-commerce, passare più tempo con la famiglia.
L'applicazione del principio costi/benefici
Nelle scelte in condizioni di scarsità partiremo dall'ipotesi che gli individui siano razionali, ovvero che abbiano obiettivi ben definiti che cercano di raggiungerli nel miglior dei modi.
Vi conviene andare a piedi in centro per risparmiare 10€ sull'acquisto di un gioco per PC che ne costa 25?
Per comprare il gioco in centro è necessario che il tempo per spostarmi e il relativo disagio siano inferiori a 10€; questo perché se i due fattori dovessero superare i 10€, non conviene più comprare il gioco in centro poiché il beneficio è inferiore al costo. In relazione all'esempio, l'acquisto in centro porterebbe ad un surplus economico, ovvero un beneficio dato dal compiere un'azione meno i costi associati a questa.
Ora si ipotizzi che i 30 minuti impiegati per andare in centro siano gli ultimi che ci occorrono per prepararci ad un esame il giorno dopo; in questo caso parliamo di costo opportunità, ovvero il valore della migliore alternativa a cui bisogna rinunciare per compiere un'azione.
Il metodo dell'economia
L'economia è una scienza sociale e, in quanto scienza, si basa sull'applicazione del metodo scientifico: formulazione e verifica di teorie sul funzionamento del mondo. In quanto scienza sociale, ha dei limiti nella verifica sperimentale:
- Non si possono verificare le teorie in laboratorio;
- Le teorie si verificano sulla base di dati storici, condizioni variabili nel tempo.
Il ruolo dei modelli economici
Gli economisti utilizzano il principio costi/benefici come un modello astratto per studiare come un individuo razionale effettuerebbe le proprie scelte fra differenti possibilità. Con "modello astratto", si intende una descrizione semplificata del mondo reale. La maggior parte delle persone compie quasi sempre scelte sensate, senza rendersi conto che ha valutato i benefici e i costi.
Quattro errori comuni nel processo decisionale
Le persone non hanno una capacità innata di valutare costi e benefici, per questo talvolta commettono degli errori:
- Misurare costi/benefici in proporzione, anziché in termini monetari assoluti: "Vi conviene andare a piedi in centro e risparmiare 10€ sull'acquisto di un laptop che ne costa 1000?" Un amico ci informa che lo stesso computer è in vendita in un negozio in centro al prezzo di 990€, dove lo prendiamo? Il beneficio associato al fatto di recarsi in centro non è la percentuale di risparmio sul prezzo ma l'importo monetario assoluto che viene risparmiato. Se il beneficio di spostarsi in centro è pari a 10€ e anche il costo associato a tale azione è pari a 10€, avremo il medesimo surplus economico in entrambi i casi.
- Ignorare i costi opportunità: Decido di frequentare l'università, ma questa scelta mi porta a rinunciare ad altro; come per esempio guadagnare uno stipendio di 800€.
- Non ignorare i costi non recuperabili: I costi non recuperabili sono dei costi al quale non possiamo più rientrare, nel momento in cui abbiamo preso la decisione di affrontarli. "Quanto dovreste mangiare in un ristorante all you can eat?" Il prezzo fisso è di 20€, ma il proprietario decide di offrire la cena a 10 persone. Le persone che pagano normale, il prezzo di 20€ costituisce un costo non recuperabile, poiché ormai sono stati versati. A questo punto tutti dovrebbero mangiare in egual misura, ma non è così: i clienti che hanno pagato l'intera cifra tendono a mangiare di più come se fossero determinati a spendere i propri soldi.
- Non distinguere tra valori medi e valori marginali: Per questo concetto prendiamo in esame il costo marginale, la variazione nel costo totale causata dallo svolgimento di un'unità in più di un'attività (un'unità aggiunta all'ultima unità) e il costo medio, ovvero la somma delle unità diviso per il totale delle medesime unità. "All'agenzia spaziale europea conviene estendere da 4 a 5 il numero di lanci annuali previsti nell'ambito del programma Ariane?" I benefici ammontano a 12 miliardi di € (una media di 3 miliardi di € per lancio) e i costi a 10 miliardi di € (una media di 2,5 miliardi di € per lancio). Le stime ci informano sul costo medio e sul beneficio medio del programma e, in questo momento, il costo medio dei lanci potrebbe essere uguale al costo di un lancio in più.
| Numero di lanci | Costo totale (miliardi €) | Costo medio (miliardi €) | Costo marginale (miliardi €) |
|---|---|---|---|
| 0 | 0 | 0 | 0 |
| 1 | 2,0 | 2,0 | 2,0 |
| 2 | 4,25 | 2,125 | 2,25 |
| 3 | 6,75 | 2,25 | 2,5 |
| 4 | 10,0 | 2,5 | 3,25 |
| 5 | 15,0 | 3,0 | 5,0 |
Conviene fare 3 lanci perché il costo marginale è più basso del costo totale, quindi il beneficio supera il costo.
Gli approcci all'analisi economica
L'economia può dividersi in microeconomia e macroeconomia:
- Microeconomia: è lo studio dei processi decisionali e dei comportamenti economici dei singoli agenti (individui o imprese), e delle relazioni tra imprese e individui in singoli mercati;
- Macroeconomia: è lo studio dei fenomeni che riguardano il sistema economico nel suo complesso (es. disoccupazione, crescita economica, inflazione).
Nella sfera pubblica si devono spesso effettuare delle analisi:
- Analisi positiva: analizza i meccanismi decisionali con l'obiettivo di spiegare perché si producono determinati esiti (studio degli effetti occupazionali delle leggi sui minimi salariali). È un'analisi descrittiva poiché guarda al sistema economico "come è", alle ragioni che hanno portato le istituzioni ad assumere le conformazioni che osserviamo nella realtà.
- Analisi normativa: una volta definiti gli obiettivi, si propone di individuare le scelte che conducono al raggiungimento dei risultati desiderati. (valutazione sull'opportunità di innalzare il salario minimo). È un'analisi prescrittiva: guarda al mondo "come dovrebbe essere", a come si dovrebbero disegnare le istituzioni per accrescere il benessere sociale.
Gli economisti possono non essere d'accordo tra di loro: hanno pensieri diversi nell'interpretazione scientifica. I dati possono essere analizzati in maniera diversa, i modelli possono essere diversi. Nell'analisi empirica, le scelte possono essere differenti e, di conseguenza, il risultato cambia.
Ricavare un'equazione da una descrizione verbale
- Equazione: è un'espressione matematica che descrive la relazione tra due o più variabili;
- Variabili: le quantità che possono assumere valori diversi all'interno di un determinato intervallo, si dividono in:
- Variabile dipendente: il suo valore è determinato dal valore assunto da un'altra variabile dell'equazione;
- Variabile indipendente: il suo valore determina che valore assumerà un'altra variabile nell'equazione.
- Costanti: dette anche parametri, è una quantità dal valore fisso presente in un'equazione;
- Intercetta verticale: è il valore assunto dalla variabile dipendente quando la variabile indipendente è uguale a zero;
- Pendenza: è la distanza verticale divisa per la distanza orizzontale sulla retta.
"Il piano tariffario per le chiamate interurbane prevede un canone mensile di 5€ e una tariffa di 0,10€ per minuto di conversazione, determina l'equazione".
La variabile dipendente è l'importo monetario della bolletta (B), mentre quella indipendente è il dato da cui dipende la bolletta (T). Sulla bolletta incidono il canone di 5€ e la tariffa di 0,10€ per minuto; questi due elementi sono costanti. La bolletta mensile è data dalla somma del canone (5€) con il risultato dato dal prodotto tra i 0,10€ al minuto e il tempo totale di conversazione. (32 è il numero ipotetico dei minuti).
B = 5 + 0,10 (32) = 8,20
Costruire il grafico dall'equazione di una retta
"Costruite un grafico che illustri il piano tariffario descritto precedentemente indicando l'importo da pagare (€/mese) sull'asse verticale e il volume totale di traffico telefonico (min./mese) sull'asse orizzontale."
L'equazione sarà B = 5 + 0,10 T. Il parametro 5 costituisce l'intercetta verticale della retta (il valore di B quando T = 0). Il parametro 0,10 rappresenta la pendenza della retta. La distanza verticale è pari a 8 – 6 = 2 e la distanza orizzontale è 30 – 10 = 20.
Ricavare l'equazione di una retta dal relativo grafico
"Il grafico riporta il nuovo piano tariffario mensile per le chiamate interurbane. Qual è la relativa equazione? A quanto ammonta il canone mensile? Qual è la tariffa per minuto di conversazione?"
La distanza verticale tra i punti A e C è 12 – 8 = 4, mentre quella orizzontale è 40 – 20 = 20. Dopo questi dati, calcoliamo la pendenza con il rapporto 4 : 20 = 0,20. Poiché l'intercetta della retta è 4, l'equazione sarà: B = 4 + 0,20 T.
La variazione dell'intercetta verticale e della pendenza
"Mostrate in che modo il piano telefonico rappresentato graficamente cambierebbe se il canone mensile aumentasse da 4 a 8€".
Il canone sarà ora di 4€ superiore rispetto a quello previsto nella vecchia bolletta. Di conseguenza, 20 min/mese costeranno 8€ e così via.
Costruire equazioni e grafici a partire da tabelle
"Nella tabella sono elencati 4 punti ricavati dall'equazione relativa a un piano tariffario mensile per chiamate interurbane. Se tutti i punti giacciono su una retta, trovate l'intercetta verticale e rappresentate l'equazione. A quanto ammonta il canone mensile? Qual è la tariffa per minuto di conversazione? Calcolate l'importo complessivo della bolletta se in un mese vengono effettuate chiamate interurbane per un totale di un'ora."
Poiché sappiamo che l'equazione è una retta, la linea dovrà passare per due di questi punti. Un'altra soluzione è trovare prima di tutto l'equazione calcolandola con la formula B = f + sT, dove f è il canone mensile ed s la pendenza. Prima di tutto calcoliamo la pendenza con la formula s = 1 : 20 = 0,05. Ora calcoliamo f. In corrispondenza del punto C, la bolletta è di 12€ per 40 minuti di chiamata, quindi possiamo sostituire B = 12, s = 0,05 e T = 40. Quindi: 12 = f + 0,05 (40). Sappiamo che 12 = f + 2, quindi: B = 10 + 0,05 (60) = 13
Che cosa, come, per chi? Pianificazione centralizzata vs mercato
Dopo la caduta del regime sovietico, nel mondo sono rimaste solo tre nazioni a economia pianificata: Cuba, Corea del Nord e Cina. All'inizio del XXI secolo risulta predominante il secondo dei due tipi principali del sistema economico: quello in cui le decisioni relative a produzione e distribuzione sono lasciate ai singoli individui che interagiscono nei mercati privati. L'economia pianificata è la distribuzione delle risorse decisa da un apparato politico e amministrativo che raccoglie informazioni riguardanti la tecnologia, la disponibilità delle risorse e la domanda finale di beni e servizi; è diversa dall'economia di mercato, dove le persone decidono quale carriera seguire (venditori/compratori) e che tipo di bene produrre/acquistare, questo perché le persone sono in gran parte libere di avviare attività imprenditoriali, chiuderle o venderle.
I compratori e i venditori nei mercati
Le relazioni tra venditori e compratori variano i prezzi e la quantità di beni e servizi scambiati nei vari mercati, luoghi fisici o immaginari dove si incontrano le due tipologie di persone. Esistono tre tipi di mercato:
- Mercati concorrenziali: prodotti simili e sostituibili, numerosi compratori e venditori cui decisioni non influiscono il prezzo;
- Mercati monopolistici: quando c'è un produttore;
- Mercati oligopolistici: quando c'è un numero ristretto di produttori.
"Come si forma il prezzo di mercato?"
Secondo alcuni studiosi, come Karl Marx, il prezzo di un bene è determinato dal suo costo di produzione. Secondo alcuni economisti del XIX secolo, invece, prendono in esame il valore che gli individui hanno dal consumare beni e servizi diversi. Verso la fine del XIX secolo, l'economista Marshall introdusse i principali comportamenti nella sua analisi di carattere rivoluzionario: la curva di domanda e la curva di offerta.
La curva di domanda
La curva di domanda è un diagramma che mostra la quantità di un bene che i compratori desiderano acquistare per ogni prezzo. La sua pendenza è negativa, ossia al diminuire del prezzo i compratori ne acquisteranno un numero maggiore; e, viceversa, all'aumentare il prezzo i compratori ne acquisteranno un numero minore. Esistono due tipi di curva di domanda:
- Individuale: è determinata dalle preferenze e dal reddito del singolo individuo;
- Collettiva: è determinata dalla somma delle curve di domanda individuali che compongono una collettività.
L'esistenza di reddito e di gusti fra i consumatori crea differenze per quanto riguarda il prezzo che sono disposti a pagare (principio costi/benefici).
I consumatori hanno due tipi di reazioni davanti alle variazioni di prezzo:
- Effetto di sostituzione: quando il prezzo di un bene aumenta, i consumatori possono anche decidere di cambiare la tipologia di bene. La quantità domandata di un bene diminuisce perché, a seguito dell'aumento del prezzo, i consumatori decidono di spostare la loro domanda su un altro bene che soddisfi il loro stesso bisogno;
- Effetto reddito: se il prezzo sale, un consumatore non può permettersi di acquistare lo stesso numero di beni che acquistava prima che il prezzo salisse.
Una persona decide di comperare un certo bene se il beneficio atteso supera il costo. Il beneficio rappresenta il costo di riserva del compratore, e varia in base al compratore: questo è l'importo massimo che i compratori sono disposti a pagare per l'acquisto di un'unità di un bene.
La pendenza negativa di questa curva riflette il fatto che il prezzo di riserva del compratore marginale scende all'aumentare della quantità acquistata (più acquisto, meno pago). Il compratore marginale è chi compra l'ultima unità del bene in vendita.
La curva di offerta
La curva di offerta è un diagramma che mostra la quantità di un bene che i venditori desiderano vendere per ogni prezzo. La sua pendenza è positiva, ossia all'aumentare del prezzo aumenta la quantità, viceversa al diminuire del prezzo, diminuisce la quantità. Esistono due tipi di curva di offerta:
- Individuale: è determinata dalla quantità che il produttore è disposto ad offrire per ogni livello di prezzo;
- Collettiva: è determinata dalla somma di tutte le curve di offerta individuali dei singoli produttori.
Il prezzo di riserva del venditore è l'importo minimo al quale il venditore è disposto a vendere una singola unità di un bene, generalmente eguaglia il costo marginale. È l'importo monetario minimo per il quale vendere un'unità aggiuntiva (ultima unità) non risulterebbe finanziariamente svantaggioso.
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