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Riassunto esame Innovazione e società nell'era digitale, prof.Scramaglia

Appunti semplici mirati ed efficaci in grado di fornire nel breve periodo una panoramica su argomenti inerenti la sociologia. Attraverso lo studio di essi è facile comprendere le motivazioni che spingono l'essere umano a determinati comportamenti nel passato che si riflettono e confluiscono in quelli dei giorni nostri.

Esame di Innovazione e società nell'era digitale docente Prof. R. Scramaglia

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14 Sociologia del cambiamento

Per Inglehart i valori post materialistici sono:

a) Senso di appartenenza sull’autorealizzazione e sul soddisfacimento estetico e intellettuale

b) Importanza al senso della comunità e la qualità non materiale della vita

c) Partecipazione e autonomia

d) Protezione dell’ambiente, movimento delle donne, antinucleare

e) Sentimenti

Bisogni indotti socialmente

Galbraith osserva il fatto che i bisogni possono essere creati dall’aumento della produzione dei beni,

contrariamente a quello che si può pensare, cosicché, incrementando l’offerta di merci, non si aumenta il

benessere delle persone, ma si contribuisce a creare nuove esigenze. I bisogni umani sarebbero così, in parte,

indotti dalla società. Man mano che una società diventa opulenta, i bisogni sono sempre più creati dal

processo attraverso il quale essi vengono soddisfatti. Ciò può verificarsi:

 In modo passivo, quando l’aumento dei consumi corrisponde ad un incremento ella produzione e agisce

a creare i bisogni per via di una suggestione,

 In modo attivo, quando i produttori si occupano attivamente a stimolare i bisogni attraverso la pubblicità.

Quindi un livello di produzione elevano non necessariamente implica benessere. È il mezzo che fa nascere il

fine. Se noi modelliamo i nostri desideri in base a quelli degli altri, anche le scelte di acquisto vengono decise

in questo modo.

Bisogni e qualità della vita

Pareto dà al bisogno la connotazione di istinto o predisposizione innata nell’uomo che lo spinge ad agire in

un certo modo. Classifica quindi i bisogni in 6 categorie di residui. I bisogno hanno la funzione di operatori

motivazionali e universali a cui le diverse culture prestano dei materiali diversi per soddisfarli.

Si può considerare il bisogno come uno stato di mancanza, caratteristico della psiche individuale, posta come

motore della vita sociale oppure si possono considerare i bisogni come espressione dell’appartenenza

sociale.

I bisogni variano in base ad alcune variabili come l’età, il redito, il sesso, ecc. Il concetto di qualità della vita è

diverso da “benessere economico”, infatti oggi è più legato all’ecologia. Verso gli anni ’60, quando si pensava

che coincidesse con l’economia, si usavano strumenti di misurazione come il PIL, ma con l’aumento dei

problemi ambientali, come Chernobil, si notò che il benessere crescente, inteso tradizionalmente come

aumento della ricchezza, non determinava la scomparsa di specifiche forme di povertà.

Si crea quindi la necessità di trovare nuovi modi per misurare la qualità della vita, e si introduce il concetto

di “urban disamenity” che indica l’aumento dei costi sociali dovuti alla crescita urbana.

Sorge anche la questione del legame intercorrente tra il livello di vita individuale e le condizioni collettive di

vita. Nello studio della qualità della vita, interviene in maniera trasversale anche la categoria del tempo: il

tempo libero in contrapposizione con il tempo di lavoro, che fungono quindi da misuratori della qualità della

vita.

Verso gli anni ’80 si pone una rigorosa differenza tra il concetto di “livello di vita”, soddisfazione per il

possesso di beni e servizi, e “qualità della vita”, che occupa la sfera dell’autorealizzazione e della vita sociale.

Il termine benessere viene poi scisso in tre sottogruppi:

 Having: bisogni legati al possesso materiale i beni e servizi (es. reddito, abitazione, impiego,

istruzione);

 Loving: bisogni facenti parte della sfera affettiva (es. amicizia, gruppo di appartenenza);

 Being: bisogni che soddisfano l’autorealizzazione (es. prestigio personale, libertà di pensiero).

Sociologia del cambiamento 15

La qualità della vita viene inoltre percepita in sue prospettive differenti:

 Oggettiva, l’insieme dei beni e delle opportunità legate al soggetto (misurabili attraverso indicatori

oggettivi, come l’ISTAT o i dati),

 Soggettiva, come percezione e soddisfazione dello stesso soggetto. L’inconveniente è che i pareri o i

bisogni espressi dagli individui sono spesso però condizionati dalle mode o dalla cultura dominante

che fanno nascere nuove esigenze. Oppure si riscontra “il silenzio dei bisogni” per cui solo chi

appartiene ad alcune classi è in grado di formulare esigenze più ampie, mentre gli altri si limitano a

chiedere ciò che ritengono realizzabile. L’analisi soggettiva può anche dare dei risultati distorti se

non si vaglia ogni risposta ottenuta con altre domande di controllo o con verifiche o incroci, che

devono avere un senso universale.

POVERTÀ, SOLITUDINE E ISOLAMENTO

Negli ultimi decenni si è discusso molto sul significato di povertà e la si è associata ad altri concetti come la

disuguaglianza, il bisogno, ecc. Si è anche tentato di costruire una definizione di povertà che ne cogliesse gli

aspetti processuali di sindrome che si aggrava con il tempo. La povertà si trasforma in una condizione spesso

invisibile quando non riguarda esclusivamente gli abitanti di un quartiere. Gli strumenti usati per leggere la

città oggi non sono più adeguati. La povertà si può verificare solo caso per caso.

L’immagine tradizionale del povero che accumula tutte le carenze rispetto ai bisogni fondamentali era

un’immagine statica. Oggi questo tipo di povertà viene detta povertà assoluta e si contrappone alla povertà

relativa, la quale si riferisce a una situazione colta in rapporto con le condizioni di vita media in cui vivono gli

altri. Resta intatto lo svantaggio della povertà economica, ma si garantisce la soddisfazione di alcuni bisogni

povertà

fondamentali come quello della salute e dell’istruzione come carenza di risorse economiche.

Dal momento in cui lo sviluppo è apparso come un indicatore di ricchezza ma anche di povertà e di

emarginazione, si è reso necessario fissare dei limiti sotto i quali la qualità della vita non può scendere. Le

caratteristiche più analizzate quando si tratta di “disagio sociale” sono:

 Isolamento: mancanza di rapporti sociali.

 Solitudine: stress psicofisico spesso caratterizzato da eventi dolorosi o traumatici, come la morte di un

coniuge. La solitudine può essere associata alla malinconia oppure può essere considerata l’opportunità

per sviluppare l’interiorità; è segno di maturità soprattutto quando non è cercata, ma subita e può essere

correlata a sentimenti di rabbia verso le cause o le persone ce si ritengono responsabili, oppure di

depressione e di inutilità. Per Durkheim la solitudine può condurre all’anomia e al suicidio come avviene

per gli anziani. Per vivere si ha bisogno di una ragione di vita, e per questo le persone sole riempiono il

loro vuoto prendendosi cura di un animale.

Negli ultimi tempi la solitudine è vista come un diritto cercato: es. scelta di restare single, i quali in Italia sono

attivazione

2 milioni delle autorità pubbliche e di imprese.

Differenza tra solitudine e segregazione

 Solitudine = frutto di una situazione scelta senza uno scopo preciso

 Segregazione = risultato di un’azione compiuta dalle istituzioni o da gruppi di persone attive. Es.

l’anziano può venire segregato dalla famiglia a causa di un handicap come la sordità che gli impedisce

di partecipare ai discorsi. Come reazione difensiva, egli cerca di rafforzare le barriere verso gli altri e

si isola, creando un proprio mondo interiore fantastico.

16 Sociologia del cambiamento

Spesso le persone sole prendono un animale per avere compagnia e affetto. Il legame che si stabilisce con il

cane, per esempio, è forte come quello provato con gli uomini e si basa su 5 caratteristiche: compagnia,

legame emotivo, utilità, fedeltà, mancanza di negoziazione.

 Bisogno: sentimento di privazione che porta l’individuo al desiderio e alla necessità di conquistare ciò

che a lui manca. Può avere origine fisiologica, affettiva, intellettuale o spirituale. I bisogni sono plasmati

dalla cultura e si presentano alla coscienza del soggetto con forme diverse in base a come questi ha

interiorizzato i valori e le nozioni culturali.

 Homo faber: l’uomo come artefice e costruttore della realtà per adattarla alle sue esigenze.

 Homo oeconomicus: l’uomo come essere mosso dagli interessi economici che seguirebbe dei principi di

razionalità e di massimizzazione.

 Identità collettiva: modalità con cui il gruppo si definisce e afferma la propria singolarità. Nell’individuo

l’identità collettiva è rappresentata dal super-io che interiorizza i comandamenti del gruppo.

 Identità personale: unità della persona che resta stabile nel tempo. È un filo conduttore dell’esistenza

umana che rende possibile la continuità. È rappresentata dall’io.

 Inconscio: insieme di fatti e processi psichici che agiscono sul comportamento dell’individuo, ma

sfuggono alla coscienza. Coincide con l’es.

 Individuo: essere umano distinto dagli altri.

 Istinto: comportamento innato, invariabile e comune a tutti gli individui della stessa specie per

perseguire scopi con finalità di sopravvivenza. Si contrappone alla cultura.

 Livello di vita: quantità di beni e servizi di cui dispone una famiglia in funzione del proprio reddito.

 Persona: ciò che si vuole apparire socialmente ma che non necessariamente corrisponde a ciò che si è in

realtà (latini). Giuridicamente la persona è un individuo al quale convergono diritti e doveri. La persona

è un soggetto che si distingue dagli altri come l’individuo e a cui si attribuisce un’autonomia relativa in

rapporto al suo ambiente.

 Potere d’acquisto: quantità di beni/servizi che un reddito permette potenzialmente di procurarsi.

 Povertà: mancanza di beni materiali e non, indispensabili per assicurare a un individuo un livello di vita

considerato socialmente accettabile.

 Pulsione: spinta originata da uno stato di tensione all’interno dell’organismo. È un’eccitazione corporea

soddisfatta per mezzo di un oggetto. La pulsione ha una forma specifica alla nascita ma si modella

diversamente negli individui durante l’infanzia.

 Qualità della vita: comprende la possibilità di godere di salute e sicurezza personale, di realizzare la

propria personalità e la soddisfazione lavorativa, di autorealizzazione nel godimento di tempo libero e

beni materiali, di comunicazione e tutela della sfera intima, della libertà personale.

 Solitudine: è una condizione e un sentimento. Può essere associata all’isolamento o essere un segno di

maturità affettiva.

 Valore sociale:

1. Oggetti o modi di essere ritenuti dai membri della società ogni cultura seleziona i valori a cui dare peso

2. Rappresentazione ideale o criterio simbolico di valutazione che orienta le azioni sociali

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LA PERSONA: BENI E IDENTITÀ

Gli individui mirano a soddisfare i bisogni essenziali di sicurezza, a rafforzare la propria identità, a lasciare un

segno di sé agli altri. I legami stabiliti dai diversi soggetti con i loro possedimenti presuppongono diversi gradi

di possessività, di cura nel conservare ciò che possiedono, di generosità, di invidia verso chi ha di più.

L’ATTACCAMENTO AI PROPRI BENI

L’essere umano diventa un essere completo estendendo il suo territorio al di là di se stesso attraverso mezzi

come l’abbigliamento e l’ornamento del suo corpo, il possesso di oggetti, il dominio di alcune persone.

Per sentirsi più a proprio agio, usa maschere che modellano e modificano il suo aspetto esteriore, si crea una

seconda pelle acconciandosi, truccandosi e abbigliandosi. Si contorna di oggetti che diventano per lui dei veri

e propri beni di cittadinanza, senza i quali non riesce a sentirsi parte della comunità alla quale vuole

appartenere.

Per ricostruire delle nuove identità secondo un modello prestabilito, si tolgono agli individui gli oggetti

personali per dar loro delle uniformi che ne cancellino la singolarità, come nelle prigioni.

Poiché noi siamo quello che possediamo, subiamo un duro colpo ogni qual volta che ci vengono sottratti gli

oggetti incorporati dal nostro se esteso (es. le donne possono vivere il furto di alcuni oggetti come una

violenza fisica). La questione non è però esclusivamente materiale, ma vale anche per le persone care, che

consideriamo delle estensioni del sé (es. i figli sono una delle principali estensioni).

Il possesso di un bene è strumentale allo sviluppo dell’individuo poiché già da neonati, ad esempio, ci

serviamo degli oggetti per colmare le assenze della madre e per staccarci da lei. Da adulti, invece, ci serviamo

degli oggetti per rappresentare le persone care (più amiamo la persona più siamo legati un certo oggetto). Si

tende a conservare ricordi, doni e foto e la perdita di questi oggetti, soprattutto se di una persona scomparsa,

vengono vissuti come una sua seconda morte. Infatti, spesso le vittime di furto si sentono defraudate e

affettivamente impoverite. L’oggetto proprio per questi motivi non può essere definito attraverso il suo

valore commerciale.

La paura della morte fa nascere in noi la ricerca dell’immortalità dell’anima, una preoccupazione che si cerca

di soddisfare facendo figli, compiendo opere e facendo lasciti. Mediante la distribuzione degli oggetti alle

persone ritenute più idonee alla loro custodia, le persone arrivano a convincersi che attraverso questi beni

gli altri si ricorderanno di loro. La decisione di lasciare un bene a qualcuno è un continuo processo.

Un problema comune quando si è in una fase di transizione è come separare il proprio sé dagli oggetti

posseduti (es. un adolescente quando si sente grande non vorrà più gli oggetti di quando era piccolo). Invece

nell’ultimo stadio della vita si ha l’opposto: si cerca di legare ancor di più il proprio sé all’oggetto. Nelle

persone anziane, il processo di distacco da un bene è più forte che in altri soggetti. Le fasi del distacco dai

propri beni sono distinte in sei strategie:

1. L’anziano cerca di immaginare chi potrebbe sentirsi maggiormente responsabile dell’oggetto in

questione;

2. L’anziano è convinto che nessuno sia in grado di valorizzare quell’oggetto e custodirlo con cura come ha

fatto lui.

3. Seleziona la persona più meritevole con la convinzione che condividerà i suoi sentimenti verso il bene.

4. I regali ricevuti vengono spesso restituiti nella speranza che debba apprezzarli e conservarli meglio di

ogni altro (es. fotografie).

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5. Il donatore fa coincidere la consegna dei propri beni con un momento importante nella vita di chi li riceve

(es. laurea) pensando così che essi, assumendo un duplice significato, verranno investiti di un particolare

valore anche dal destinatario.

6. L’anziano cercherà di conservare gli aspetti che preferisce della propria identità, non tutti.

IL “MATERIALISMO” E LE SUE COMPONENTI

Secondo Belk il materialismo e l’importanza che il consumatore attribuisce ai beni terreni, non è

necessariamente qualcosa di buono o cattivo. La possessività è infatti strumentale allo sviluppo della propria

identità proprio perché tramite degli oggetti, si favoriscono i processo di socializzazione e contribuiscono

sempre più a definire gli stili di vita e l’individualità di chi vive nella società occidentale. I beni a cui l’individuo

è legato vengono denominati da Belk possessions e non sono obbligatoriamente tangibili, ma possono essere

anche legati ad esperienze. Belk propone tre scale per misurare i concetti principali legati al materialismo:

 Possessiveness: forte controllo sui beni di proprietà, l’individuo si preoccupa per la perdita di ciò che gli

appartiene. Sono individui che preferiscono comprare piuttosto che prendere le cose in prestito perché

sulle prime possono esercitare un maggior controllo.

 Non-generosity: mancanza di desiderio di dare o condividere con gli altri. Si riferisce all’aversione che si

può provare nel condividere dei beni con altre persone. Mostra una correlazione positiva con l’età, gli

anziani fanno fatica a buttare via le cose che non gli servono più e a prestarle.

 L’envy: è un atteggiamento interpersonale associato al dispiacere mostrato nel confronto con un'altra

persona ritenuta superiore. L’invidia presenza una correlazione lievemente negativa con l’età. Con

l’aumentare degli anni il declino dell’invidia può essere dovuto al raggiungimento di un certo numero di

obiettivi materiali. Tuttavia, gli anziani costruiscono una barriera psicologica verso i ricchi: poiché da

giovani probabilmente erano in ristrettezze e sono stati abituati alla parsimonia, provano indignazione e

senso di ingiustizia verso gli eccessi.

I caratteri principali del materialismo sono:

 Cercare di avere più degli altri;

 Convinzione che i beni terreni diano la felicità;

 Dare maggiore valore alle cose piuttosto che alle persone;

 Eccessivo desiderio di acquistare e conservare beni;

 È una forma di debolezza espressa dalle persone insicure.

VALORE SIMBOLICO DELLE RELIQUIE

Tutte le società hanno usato dei simboli per rappresentare la società stessa (totem che rappresentava

l’antenato o la bandiera) e anche dei movimenti (Lega Nord). Anche oggi ci sono i simboli, come la zucca di

Halloween o il babbo Natale di Coca Cola. La reliquia costituisce una prova del bisogno universale di legarsi

agli oggetti e di attribuire loro poteri sovrannaturali.

Il culto delle reliquie risale al mondo ebraico e a quello greco-romano. Nell’antichità si veneravano reliquie

corporali e oggetti significativi (es. armi degli eroi). Nel medioevo invece le reliquie sono strettamente

connesse ai pellegrinaggi e alle Crociate (che sono state anche delle opportunità per raccogliere preziose

si

reliquie). Le prime reliquie sono state degli oggetti che i pellegrini mettevano in contatto con il santo

crede nell’esistenza di un flusso di forze in grado di spostarsi da un oggetto a un altro e di contagiarlo

trasferendovi dei benefici/malefici. Quindi i fedeli consideravano i frammenti entrati in contatto con la

reliquia (brandea) alla stessa stregua del corpo del santo. Non tutte le reliquie hanno la stessa importanza.

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La reliquia è un oggetto che ha un potente richiamo perciò ogni mezzo, compreso il furto, viene ritenuto

valido per procurarsela. Spesso le reliquie vanno ad arricchire santuari e basiliche, avviando nuovi culti e

pellegrinaggi. Infatti, il prestigio di un santuario dipende dal possesso di reliquie importanti e incide anche

sull’economia di un’intera regione per cui se non si riesce ad avere una reliquia, la si costruisce. È la fede a

compiere i miracoli, non l’oggetto a cui è rivolta. Poiché la reliquia offre molteplici benefici, se è in pericolo

tutti accorrono a proteggerla. Inoltre, visto che non viene esposta spesso, quando ciò accade provoca nel

popolo un grande coinvolgimento emotivo e spirituale.

Oggi le reliquie vengono estese ai laici. Il successo degli Hard Rock Café si fonda proprio sull’attrazione per

gli oggetti dei divi (abiti e strumenti dei divi del rock), esposti nel locale dove l’atmosfera è ricostruita

attraverso i suoi e le immagini dei personaggi. Questi episodi confermano che l’attaccamento alle ceneri degli

esseri amati o venerati è un bisogno umano universale che sopravvive alla crisi del sacro.

Quando cade un mito, esso trascina con sé i simboli che lo rappresentano, così come avveniva per il culto dei

santi (oggi avviene in Russia cercando di rimuovere il mausoleo di Lenin).

COSE E IDENTITÀ: I COLLEZIONISTI

Luisa Leonini afferma che gli individui si circondano di oggetti sia per soddisfare bisogni personali o

socialmente indotti, sia per non perdere terreno nella competizione per lo status sociale.

In ogni cultura alle cose sono attribuiti dei significati: un’analisi di questi significati fornisce informazioni

generali sulla struttura e sulle caratteristiche dell’intero sistema sociale. È il sistema culturale che fornisce le

gli

definizioni su cui si basano la nostra percezione e visione del mondo oggetti sono il campo di battaglia

dove la cultura prende forma e si struttura.

In un sistema sociale così complesso e differenziato come quello attuale possono coesistere modelli culturali

differenti con diversi significati attribuiti alle cose. Lo studio delle subculture fornisce non solo informazioni

sullo status, ma anche esempi dei molteplici significati attribuiti alle cose.

Sono gli oggetti a comunicare e a mostrare chi è l’individuo. Il ruolo dei consumi è tanto più importante

quanto più l’individuo è eterodiretto, cioè quanto più ha bisogno dell’approvazione degli altri e di sentire

condivisi i suoi valori. Poiché l’apparenza è diventata un aspetto fondamentale per l’uomo moderno, gli

oggetti hanno assunto un’importanza decisiva visto che l’apparenza si fonda sulla manipolazione e sull’uso

delle cose che devono trasmettere con facilità i messaggi dell’individuo. L’apparenza è importante anche per

formare e strutturare la nostra identità. Essa influisce sul comportamento e sulla percezione che il singolo ha

di sé e che gli altri hanno di lui.

“Privare una persona dei propri oggetti personali, spostarla dal suo ambiente, significa privarla di un contesto

culturale definito che ha strutturato la sua vita fino ad allora”.

I collezionisti di oggetti senza valore tendono ad attribuire e a proiettare negli oggetti significati e sentimenti

diversi e tendono a usare aree e ambiti differenti per dare spazio e sfogo alle proprie insoddisfazioni. Lo

studio dei collezionisti ha richiamato l’attenzione su un’altra funzione svolta dalle cose: quella di diventare

sostituti delle persone. Nel caso dei collezionisti, avviene un’identificazione totale ed esclusiva con gli oggetti

collezionati in quanto sostituti che non creano problemi poiché riflettono ciò che l’individuo proietta in loro.

Gli oggetti possono anche costituire una risposta ai bisogni che non trovano modo di esprimersi e realizzarsi

in altri ambiti. Il collezionismo deve essere quindi inteso come un tentativo di sfuggire all’ansietà. Tuttavia,

collezionare, come il “fai da te” implica progettazione, fabbricazione e uso del prodotto, attività che

permettono di esprimere la propria personalità e bisogni più profondi che non si ha modo di estrinsecare

nella vita pubblica.

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Altruismo: sentimento disinteressato e amore per l’altro. È uno slancio spontaneo che porta gli uomini a perseguire il bene di

tutti (Alberoni).

Dono: trasferimento di beni da un individuo a un altro senza ottenere una contropartita immediata e con il fine di stabilire

legami di reciprocità.

Egoismo: amore esclusivo per il sé e attitudine di colui che agisce cercando solamente il proprio interesse personale.

Individualismo: sviluppo dell’autonomia e della libertà individuale che si è avuto nelle società moderne.

Proprietà: diritto di godere e di disporre di determinati beni in maniera assoluta purché non se ne faccia un uso proibito dalle

leggi.

Sacro: sfera dell’affettività umana che afferisce alla religione e al culto.

Simbolo: oggetto o immagine o atto che rappresenta qualcosa d’altro in virtù di una corrispondenza o di una analogia. I simboli

sono dei segni, ma evocano qualcosa di assente o nascosto, veicolano emozioni.

Società dei consumi: società il cui impulso principale è il consumo che avviene nelle famiglie, incessantemente stimolato da

novità e pubblicità.

 Positivo = soddisfacimento dei bisogni di massa

 Negativo = società dominata dalle imprese

PERSONE E PERSONE: LAVORO E DONO

IL LAVORO COME VOCAZIONE

Con Martin Lutero e il suo spirito riformatore del protestantesimo, si rivedono quelli che sono stati

considerati fino ad all’ora i giorni festivi, sostenendo che sarebbero dovuti essere dedicati al lavoro e non

occasione di ozio e peccato. Dice che nessuno muore di lavoro, ma che l’ozio e la mancanza di occupazione

rovinano il corpo e la vita l’uomo è nato per lavorare.

Possedere esteriormente denaro, beni, terra e servi non è un peccato come tale, ma dono e diposizione

divini. L’uomo deve lavorare perché altrimenti Dio non gli dà nulla.

Per il calvinista l’uomo non è un essere arbitrario, ma predestinato ad obbedire ad una realtà precostituita.

Fare il bene secondo Calvino, è fare il proprio dovere, deciso a priori da Dio, e in particolare il proprio dovere

professionale. L’uomo deve cercare di avere successo perché ciò dimostra che è predestinato al bene, proprio

perché il successo è segno della grazia divina, che va però vissuto con modestia e senza eccessi.

Riassumendo: cos’è il lavoro?

 Chiesa cattolica: il lavoro è sacrificio. L’uomo deve affidarsi alla Chiesa per la redenzione. Possibile per

tutti grazie alla Provvidenza.

 Martin Lutero: l’uomo è nato per lavorare. Anche il lavoro più umile ha un grande valore. L’uomo è

predestinato.

 Giovanni Calvino: fare il bene significa fare bene il proprio mestiere. Il successo terreno significa

predestinazione al bene.

Lo spirito del capitalismo

L’etica protestante è proprio ciò che c’è alla base del capitalismo moderno. Secondo Benjamin Franklin il

tempo è denaro, il credito è denaro, il denaro ha una natura feconda e fruttuosa perché si può generare

denaro col denaro. Secondo lui il padrone della borsa di tutti è chi paga puntualmente.

Un altro sostenitore del capitalismo è Max Weber, che concepisce il lavoro come un beruf, cioè una

vocazione, una chiamata divina. Secondo l’autore l’uomo è subordinato al lavoro, solo scopo della vita.

Questa inversione del rapporto “naturale”, apparentemente assurda, è il motivo conduttore del capitalismo.

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Lo spirito del capitalismo consiste nella ricerca del profitto non per spendere quel che si guadagna, ma per

reinvestire e far crescere la società.

LIBERTÀ, UGUAGLIANZA, FRATELLANZA

I concetti di fratellanza e uguaglianza non corrispondono.

La fratellanza diventa lo strumento per realizzare e conservare libertà e uguaglianza. Ma può anche essere

lo strumento di mobilitazione politica facendo leva sulla solidarietà interna del gruppo. Essa agisce all’interno

di un gruppo ed è un potente meccanismo di creazione di identità collettive in cui rinforza i vincoli tra i suoi

membri.

L’uguaglianza è invece un concetto complementare a quello di libertà e ci sono due prese di posizione:

 Liberali: intendono l’uguaglianza come la possibilità di avere le stesse opportunità di partenza e gli stessi

diritti, sta poi agli individui saperli sfruttare al meglio. Poiché però non tutti hanno le stesse qualità, i

risultati saranno diversi.

 Radicale: interpreta l’uguaglianza come un punto di arrivo e richiede quindi un azione di livellamento

delle condizioni socioeconomiche. Per creare un’uguaglianza reale bisogna porre delle norme che

regolino l’accesso ai beni economici e ai mezzi di produzione.

Il mondo Occidentale si è spezzato in due parti:

 liberali ritiene

Libertà come USA ed Europa Occidentale + Funzionalismo che la società è come un

corpo, dove ogni persona non deve essere uguale all’altra, ma ognuno deve svolgere la funzione per la

quale è più portato. La società non è dunque limitata e può crescere.

 Uguaglianza privilegiata dai paesi comunisti: secondo la teoria di confitto di Marx, la società è un

territorio di lotta continua e solo il potere può perseguire l’uguaglianza dei singoli gruppi. Si vede la

società come una torta ben definita dove lo scopo è quello di accaparrarsi la fetta più grande.

La fratellanza può diventare internazionale (accezione cristiana = carità e solidarietà) o nazionalismo che si

trasforma in aggressività e imperialismo.

LA DIVISIONE DEL LAVORO COME FONTE DI RICCHEZZA

Il primo libro di Adam Smith, “Dalla ricchezza delle nazioni”, è considerato il primo trattato di economia. Sua

costruzione teorica è totalmente liberista ed è basata su tre cardini:

 L’uomo agisce razionalmente come Homo oeconomicus;

 La libertà di azione e la libera concorrenza perfetta portano equilibri nel mercato;

 La divisione del lavoro è alla base dell’efficienza produttiva (esempio dello spillo).

Secondo lui, laddove gli automatismi e la razionalità fanno difetto, interviene la mano invisibile.

Lavorare: punizione o gratificazione?

Tramite il lavoro l’individuo acquisisce uno status, una posizione sociale. Lavorare deriva da “labor”, che

significa faticare e sacrificarsi, dedicare le energie del corpo della mente a un’attività produttiva. Il lavoro può

essere visto da prospettive diverse:

 Lavoro come impegno: richiede una riorganizzazione della propria vita e la definizione di nuovi ritmi in

sintonia con quelli richiesti dal datore di lavoro;

 Lavoro come responsabilità: l’individuo è parte di un insieme e, come tale, ha le sue responsabilità e, se

dovesse venirne meno, ne risentirebbe tutto il sistema;

 Lavoro come dedizione e/o abnegazione: lavoro come occasione per affermarsi. Per far sì che il

lavoratore sia considerato, gratificato e, quindi, che lavori meglio, ha spesso orari flessibili;

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 Non-lavorare: chi non lavora è ritenuto inaffidabile, pigro e mantenuto; vive ai margini della società

(soggetto deviante).

Avere un lavoro ha molti vantaggi, come sicurezza del reddito, acquisizione di competenze e capacità,

diversificazione dell’esperienza, strutturazione del tempo, contatti sociali e identità sociale. Ormai è difficile

distinguere i lavoratori dai non lavoratori a causa dell’economia informale, cioè tutte quelle attività esterne

alla sfera dell’occupazione regolare. Ognuno di noi durante la sua giornata svolge una certa quantità di lavoro

non retribuito (es. bricolage, attività domestiche) che si finisce per ritenere tempo libero. Prospettarsi il

risultato del lavoro al di là del puro guadagno o dell’obbligo di svolgerlo, comprendendone il valore sociale

può essere motivo di soddisfazione.

Creare come attività sociale

Un processo creativo è quando da un processo si prospettano soluzioni e concezioni nuove se non

rivoluzionarie. Kuhn ha sviluppato una sua teoria per spiegare il momento creativo: parla di momento

creativo quando si hanno dei repentini cambiamenti di paradigma che possono verificarsi quando un sistema

di idee guida si dimostra falso e ne subentra uno più evoluto. Ci sono due aspetti che emergono nei creativi:

 Selettività degli interessi: si concentrano su un problema e lo risolvono prima di passare al successivo;

 Incubazione: si dimenticano per un certo tempo il problema che stavano affrontando, quasi lo avessero

sedimentato nell’inconscio, per poi trovare, improvvisamente, la soluzione.

La creatività prende piede ormai anche nelle imprese, e può, per esempio, avere la forma di un “brain-

storming”, cioè espressione libera di idee, intuizioni, associazioni, ecc. Creare richiede la capacità cognitiva e

affettiva di trovare una soluzione divergente rispetto a quella seguita dalla maggioranza; creare è un atto

divino. Alla base della creatività è indispensabile la presenza della curiosità e l’astensione da giudizi scontati.

Fra i più grandi imprenditori creativi c’è la famiglia Ferrero che ha creato ciò che ancora non c’era, ma che

sarebbe diventato abituale.

Dono e utilità economica

Il dono è uno dei primi gesti compiuti nella vita di ogni persona e la prima forma di interazione con l’altro. È

proprio il dono a fondare il legame sociale: le società nascono da una situazione di effervescenza collettiva,

o di stato nascente. Chi dona deve possedere ciò che dona, infatti chi è povero non è in grado di donare.

Donare è partecipazione, è mostrare attenzione e sensibilità alle aspettative e ai desideri degli altri. Non è

un gesto di compassione o di ostentazione e questo è alla base dell’azione del donare.

 Ciò che nasce dal dono è una reciproca intersoggettiva senza residui, il sedimentarsi di un legame. È un

Chiama

dare spontaneamente e senza ricompensa, sfugge alle logiche economiche ad

un’appartenenza.

 Una grande differenza ce l’ha lo scambio, dove si realizza una commutazione precisa: quella fra bene

dato e bene ricevuto. Ne deriva che ciò che accade è una reciproca indifferenza senza residui. Chiama ad

una risposta obbligatoria.

ALTRUISMO, SOLIDARIETÀ, VOLONTARIATO

Toqueville ha distinto l’individualismo dall’egoismo:

 Egoismo = amore esagerato per se stessi presente in ogni società.

 Individualismo = nasce da un ragionamento e da un giudizio errato che portano l’individuo a isolarsi dal

resto della società per dedicarsi solo a se stesso e alla sua famiglia, disinteressandosi del resto della

società. È un fenomeno originato dalla democrazia e si sviluppa man mano che si raggiunge l’uguaglianza.

Per difendersi dalle conseguenze negative dell’individualismo nascono le associazioni. In Italia ci sono

Sociologia del cambiamento 23

forti legami famigliari e dipendenza dalle istituzioni, perciò l’associazionismo non si è sviluppato tanto

quanto negli USA.

 Altruismo: il termine è stato coniato da Comte, altruista è colui che subordina se stesso all’intera

umanità, pone il bene dell’altro al centro dei proprio pensieri e del proprio agire. Dedicarsi agli altri aiuta

a sfuggire a quell’asservimento a pensieri egoistici. L’uomo oscilla tra egoismo e altruismo perché

per

l’egoismo fa parte dello spirito di conservazione, ossia così che ci mantiene in vita questo Durkheim

definisce l’individuo homo duplex. Pare che i benefici primari siano racchiusi nel processo piuttosto che

nel risultato, infatti l’altruismo è il perseguimento di una soddisfazione morale e un atto motivato dal

desiderio di ricompensa, di apprezzamento e di aumento dell’autostima. Aiutare gli altri fa bene alla

il

nostra salute e al nostro umore giovamento deriva dall’interazione.

Emolium Kremsi accorge che per la complicazione dell’uomo in parte animale e in parte qualcosa di più,

parla di homo duplex: l’uomo ha un codice genetico che ha delle regole (come gli animali vige la legge della

sopravvivenza -> l’uomo è egoista), e non vuole non esserci più un giorno e lascia tracce di sé anche dopo la

morte; riesce ad essere crudele (dittatore) proprio con l’intenzione di lasciare un contributo che possa

permettergli di essere ricordato. Dall’altra parte l’uomo ha anche una parte altruista che lo porta a sacrificarsi

per gli altri. Hobbes diceva “homo homini lupus”, “l’uomo è lupo di se stesso: l’uomo è egoista e pensa solo

a se stesso, anche passando sopra agli altri, ma interviene la società per regolare i rapporti, questo proprio

perché l’uomo ha questa propensione a stare in società. L’uomo nasce quindi con l’istinto che viene coperto

via via da regole e dalla cultura. L’uomo è convinto di avere i controllo di tutto, del mondo è convinto di

essere libero, ma in realtà l’uomo ha dei vincoli sociali ed ha quindi solo l’illusione, come quella di avere il

controllo sulla natura, che con le catastrofi naturali, l’uomo perde. Il film “Instint” ne è una dimostrazione.

 Solidarietà: richiede il coinvolgimento di un’altra persona o di un gruppo. Diventa sinonimo di

integrazione sociale. La necessità di solidarietà è ammessa già nei primi due articoli della Costituzione

perché introduce i diritti sociali, e perciò la visione completa della cittadinanza democratica. Ci sono

diversi livelli di analisi:

o Societario = fonte di consenso nei sistemi sociali

o Analitico dei sistemi di azione = ambito alternativo a quello degli interessi

o Criterio di organizzazione e riferimento per l’azione

Alienazione: quando un soggetto si sente estraneo, cioè alieno da ciò che lui stesso ha prodotto con la mente o con le azioni.

Borghesia: classe sociale che possiede i mezzi di produzione, di scambio, il capitale industriale, commerciale e bancario

all’interno di un regime capitalista.

Capitalismo: sistema economico caratterizzato dalla proprietà privata, dai mezzi di produzione e dal ruolo del mercato, dove si

svolge la concorrenza tra agenti economici.

Classe sociale: complesso di individui che, in una società stratificata, occupano una posizione economica politica e culturale

simile. Ogni individuo può appartenere ad una sola classe.

Disuguaglianza: processo sociale per cui gli individui non hanno uguale accesso alle ricompense sociali. Le tre componenti

sono: differenza di ricchezza, vari gradi di onore o prestigio, e la diversa possibilità di accedere al potere.

Divisione del lavoro: ripartizione del lavoro tra individui specializzati in attività complementari.

Festa: manifestazione, di solito con ricorrenza regolare, con la quale una società ripete eventi storici servendosi di simboli.

Fratellanza: è un principio cattolico e socialista che fa leva soprattutto sui sentimenti e può facilmente diventare uno strumento

di mobilitazione politica, facendo leva sulla solidarietà interna al gruppo.

Human Relations: movimento che si pone come una particolare tecnica di gestione del personale all’interno delle organizzazioni.

Lavoro: insieme di attività manuali e intellettuali compiute dall’uomo per produrre dei beni ei servizi in cambio di un compenso.

Liberalismo: attitudine verso la tolleranza e il rispetto della libertà altrui. In economia, il liberalismo è una dottrina secondo la

quale lo stato deve lasciar libero gioco alle imprese e agli scambi senza intervenire nella sfera economica.

24 Sociologia del cambiamento

Libertà: è la condizione in cui si trova una persona che non è in stato di schiavitù e che può agire in modo autonomo senza subire

nessun tipo di costrizione dall’esterno. Per alcuni è legata alla ragione, per altri all’obbedienza della volontà a una legge morale

o, ancora, la facoltà di decidere conoscendo le leggi della natura. Se concepita come un laissez faire, si possono avere come

conseguenze possibili crisi e anomie.

Socialismo: dottrine critiche nei confronti del liberalismo economico. I socialisti subordinano gli interessi individuai a quelli

della società.

Solidarietà:

Taylorismo: organizzazione scientifica del lavoro proposta da Taylor che consiste nella separazione dei compiti all’interno di

una fabbrica al fine di migliorare la produttività attraverso il metodo di lavoro.

Tempo libero: tempo non dedicato alle occupazioni abituali, ma si cui l’individuo può disporre liberamente e senza obblighi,

per fare ciò che desidera.

Uguaglianza: (principio complementare a libertà) principio secondo il quale tutti gli individui si presentano in modo identico di

fronte alla legge e hanno uguale diritto. Ci sono due diverse concezioni di uguaglianza:

a) Visione liberale: possibilità di avere le stesse opportunità di partenza e gli stessi diritti. Sta poi agli individui saperli sfruttare al

meglio,

b) Visione radicale: l’uguaglianza è un punto di arrivo e richiede quindi un’azione di livellamento delle condizioni socio-economiche:

“abbassare i giganti e rendere più piccoli i grandi, tutti alla stessa altezza, ecco la felicità”.

Utilitarismo: filosofia morale e politica che si sviluppa in Gran Bretagna che si basa sul principio di utilità che conduce gli uomini

a perseguire i propri interessi privati, i quali, grazie ad un ordine dei fatti economici, coincidono provvidenzialmente con gli

interessi pubblici.

Welfare State: idea diffusasi in alcuni paesi dopo la seconda guerra mondiale, secondo la quale lo stato deve svolgere un ruolo

attivo nella ricerca del progresso economico e sociale e nel riequilibrio delle disuguaglianze economiche e sociali attraverso

sistemi di assistenza.

PERSONE E PERSONE: RELAZIONI E USI

Oltre che attraverso gli oggetti, si può comunicare anche grazie a gesti, comportamenti, posture e la

collocazione in certi ambienti, come il posto occupato a tavole e le mansioni svolte durante i pasti.

LA SOCIOLOGIA DEI SENSI

Georg Simmel tratta il ruolo che hanno la vista, l’udito e l’olfatto nelle relazioni sociali.

L’udito è costituito dall’impressione sensibile che si riceve dall’altro, costruita utilizzando il contenuto del

messaggio e il timbro di voce usato. L’orecchio è un organo egoistico che prende senza dare nulla in cambio,

gli manca la reciprocità. Infatti mentre udiamo gli altri non possiamo essere uditi, invece quando guardiamo

una persona il volto ci trasmette la sua storia, ciò che udiamo da lei è un aspetto momentaneo del suo essere.

L’orecchio paga il suo egoismo con il fatto di non potersi distogliere o chiudere come l’occhio. L’udire inoltre

è sovra-individualistico: ciò che avviene in uno spazio deve essere udito da tutti i presenti e il fatto che un

soggetto lo percepisca non lo toglie all’altro.

La vista permette di stabilire uno scambio reciproco contemporaneo e offre una prestazione sociologica

assolutamente unica: la connessione reciproca tra individui, non si può prendere con l’occhio senza dare

contemporaneamente. È un legame così forte che la minima deviazione distrugge del tutto l’elemento

caratteristico di tale legame, non lascia nessuna traccia oggettiva. L’azione reciproca muore nell’attimo in cui

vien meno l’immediatezza della funzione, ed è la reciprocità più perfetta in tutto l’ambito delle relazioni

umane. La vergogna ci fa guardare a terra, ci fa evitare lo sguardo dall’altro perché distogliendo lo sguardo

dall’altro, rende impossibile essere osservati. Lo sguardo si coniuga strettamente con tutto il volto, che con i

suoi atteggiamenti e con la sua espressività aiuta a percepire l’anima che il volto rappresenta. Al primo

sguardo che si rivolge a qualcuno, si sa con chi si ha a che fare, si coglie nell’immediato la sua individualità.

Sociologia del cambiamento 25

L’olfatto dà la sensazione difficile da esprimere con le parole, ma che ha un forte peso nei rapporti sociali,

soprattutto quando l’odore emanato dagli altri ci respinge, infatti ogni uomo profuma in modo caratteristico

lo strato d’aria che lo circonda e per l’espressione olfattiva che ne nasce è essenziale che dei due sviluppi

della percezione sensibile (verso il soggetto come piacere + verso l’oggetto come conoscenza). L’olfatto non

forma di per sé un oggetto, ma rimane rinchiuso nel soggetto, le sensazioni dell’olfatto si sottraggono alla

descrizione mediante e parole, non sono proiettabili sul piano dell’astrazione. È predisposto per agire a una

maggiore vicinanza rispetto agli altri due sensi e si reagisce per questo con maggiore violenza alle sue

impressioni. Quando ci copriamo di profumo, questo assume per l’odorato lo stesso ruolo sociale che

l’ornamento ha per la vista: “il profumo copre la sfera personale, la sostituisce con un’atmosfera oggettiva e

attira contemporaneamente l’attenzione su essa”. Annusare significa assimilare attraverso il respiro.

Con la civiltà i nostri sensi si stanno indebolendo, mente aumenta il senso del piacere/dispiacere.

Il significato sociale degli ornamenti

Georg Simmel individua la funzione sociale ambivalente dell’ornamento che costituisce il mezzo per

gratificare l’altro che può godere alla sua vista e che soddisfa al tempo stesso la volontà di potenza di chi lo

porta. Ha una funzione egoistica poiché l’individuo che lo porta, lo mette in evidenza a spese degli altri e una

altruistica perché procura soddisfazione a tutti coloro che possono goderne. L’ornamento aumenta

l’impressione della personalità: l’attenzione sensibile che suscita procurano alla personalità un ampliamento

del genere o anche un’intensificazione della sua sfera. Infatti si può parlare di radioattività della persona in

quanto intorno a ognuno di noi esiste una sfera d’importanza di varie dimensioni nella quale chi si relaziona

con noi si immerge.

Simmel distingue anche tra ornamento di valore e quello che invece non ne ha e analizza i diversi tipi i

ornamento tra cui quello più incondizionatamente aderente: il tatuaggio, l’estremo opposto dell’ornamento

in metallo o delle pietre, che è non-individuale e ciascuno può indossarlo. Tra i due si pone l’abbigliamento.

Affinché l’ornamento possa ampliare l’individuo, secondo Simmel esso deve avere stile aldilà del suo mero

effetto materiale. Il fatto che gli abiti nuovi diano un’impressione elegante dipende dalla circostanza che non

si adattano ancora incondizionatamente alle modificazioni del corpo dell’individuo (immodificabilità che è

propria dell’ornamento di metallo). Lo stile è sempre qualcosa che reca i contenuti della vita in una forma

condivisibile con molti. È un grosso errore ritenere che l’ornamento debba essere un’opera d’arte individuale

dal momento che deve pur sempre adornare un individuo. Al contrario, poiché deve servire all’individuo, non

può avere esso stesso un’essenza individuale.

Lo scopo sociale dell’ornamento è brillare, scopo in virtù del quale chi lo porta appare come il centro di una

raggiera dalla quale viene catturato chiunque gli sia vicino. L’attrattiva di ciò che è autentico sotto ogni

aspetto consiste nel fatto che esso è qualcosa di più della sua apparenza immediata (condivisa dalla

falsificazione). I gioielli falsi sono ciò che serve momentaneamente al portatore, invece l’ornamento

autentico è un valore che va al di là di questo risultato e affonda le sue radici nel principio di valore della

cerchia sociale. L’ornamento è il mezzo per trasformare la forza/dignità sociale in una distinzione personale

evidente.

Ogni proprietà è un’estensione della personalità, obbedisce alla nostra volontà e il nostro io vi si esprime e

si realizza esteriormente. Nel corpo adornato noi possediamo di più. Possedendo l’ornamento si dà luogo a

quell’io ampliato, a quella sfera più estesa attorno a noi che riempiamo con la nostra personalità e che

consiste nel piacere e nell’attenzione al nostro ambiente.

26 Sociologia del cambiamento

IMITAZIONE E DIFFERENZIAZIONE: LA MODA

Simmel sostiene che la moda abbia una funzione di distinzione, ma al contempo aiuta a formare e mantenere

i gruppi sociali. L’imitazione è un’ereditarietà psicologica, dà all’individuo la sicurezza di non essere solo nelle

sue azioni e si libra sull’esercizio della medesima attività svolto finora come s di una solida piattaforma che

libera l’attività attuale dalla difficoltà di sostenersi da sola. Per lo studioso la moda è una forma di vita, pura

1

energia cinetica. È un’imitazione di un modello dato e appaga il bisogno di appoggio sociale, conduce il

singolo sulla via che tutti percorrono. Nondimeno appaga il bisogno di diversità, la tendenza alla

differenziazione. La ragione fondamentale della sua efficacia è che le mode sono sempre mode di classe, che

dalla classe più elevata si distinguono da quelle inferiori e vengono abbandonate nel momento in cui

quest’ultima comincia a farle proprie (effetto trikle-down).

La moda è una delle tante forme di vita con le quali la tendenza all’eguaglianza e quella alla differenziazione

individuale e alla variazione si congiungono perfettamente. La moda è un prodotto della divisione in classi e

di necessità sociali. Le classi inferiori infatti guardano in alto e aspirano a elevarsi.

A volte sono di moda cose così brutte e sgradevoli che sembra che la moda voglia dimostrare il suo potere

facendo portare quanto c’è di più detestabile. Una moda stabile presuppone che gli abiti durino nel tempo,

una situazione di grande dinamismo, al contrario, che l’abito duri tanto a breve da farlo addirittura indossare

una sola volta. Il vestito nuovo conferisce una certa uniformità sovra-individuale nell’atteggiamento dovuto

al fatto di essere ancora rigidi e di rendere le persone meno rilassate nei movimenti. Il fascino della moda sta

quindi nel fatto che al suo nascere si lega ineluttabilmente la sua fine imminente

La moda è il campo specifico degli individui che non sono indipendenti e che hanno bisogno di un sostegno.

È il motivo per cui spesso trionfa la banalità in quanto tutti possono facilmente accedervi e ne sono felici: “la

moda innalza l’insignificante, facendone il rappresentante della collettività”. Per esempio, l’autore ritiene che

la debolezza della posizione sociale a cui era confinata la donna sia stata la causa del suo rapporto vincolante

il

con tutto ciò che appartiene al costume debole evita l’individualizzazione e il difendersi con le proprie

forze, solo la forma di vita della collettività gli assicura la protezione contro i più forti. Perciò la moda è una

felice combinazione perché permette l’imitazione (nuotare nella corrente sociale) e libera l’individuo dalle

responsabilità del suo gusto.

Autorità e posto a tavola

Barbagli descrive i rapporti d’autorità stabiliti all’interno delle famiglie italiane durante i secoli passati e nelle

diverse classi sociali del XX secolo, osservando i rituali e le regole adottate durante i pasti. Quella dei pasti

era l’occasione in cui i componenti ella famiglia stavano più insieme e interagivano maggiormente. La

partecipazione della donna ai pasti stando seduta a tavola oppure in piedi dipendeva dal fatto che ci fosse o

meno del personale di servizio; la donna dei ceti inferiori restava poco seduta e consumava i pasti per proprio

conto in cucina o in un angolo.

1. La prima regola era quella del capotavola: chi occupava questo posto aveva anche il compito di stabilire

l’inizio e la fine del rito, di dirigere le operazioni dei pasti e osservava tutto. Questa postazione era tenuta

da chi comanda in casa. Questa regola veniva seguita a seconda del ceto sociale: in città questa regola

era rispettata più spesso nelle famiglie degli industriali. In campagna era seguita da tutti gli strati agricoli,

ma soprattutto dai mezzadri.

1 Imitazione = trasferimento della vita di un gruppo nella vita individuale Sociologia del cambiamento 27

2. La seconda regola riguardava la spartizione delle vivande. In alcune famiglie ciascuno prendeva ciò che

voleva, servendosi da solo o dagli altri, in altre famiglie vi era una persona con questo compito specifico,

la donna solitamente. Dipendeva dal livello di reddito.

Rottura della routine

Schutz analizza quello che avviene quando si interrompe la routine. L’autore distingue tra:

 Reduce = dopo l’iniziale spaesamento, riconosce quello che lo circonda aiutato dalla memoria e ritiene

di avere tutti gli strumenti per reinserirsi facilmente nel proprio ambiente.

 Straniero (es. reduce di guerra) = impossibilità di riconoscere al suo ritorno il modello di vita che

condivideva prima della partenza e la difficoltà nel rientrare nel suo ruolo precedente.

La vita a casa segue una sorta di routine: ha le sue mete ben determinate e i suoi ben collaudati mezzi per

raggiungerle. Il modo di vita di casa regola come un modello di espressione e di interpretazione non solo i

miei stessi atti, ma anche gli atti degli altri membri del gruppo di appartenenza. Vi è una sorta di routine

anche per affrontare il nuovo.

Esse a casa vuol dire allacciare rapporti sociali con chi ci vive accanto: chi è casa condivide con gli altri interessi

comuni basati su un sottostante sistema di attribuzioni di importanza più o meno omogeneo. I membri fanno

esperienza gli uni degli altri come personalità uniche in un vivido presente e condividendo le speranze per il

futuro. Tuttavia chi se ne va trova nuovi riferimenti e cambia le proprie relazioni (sono simili alle persone in

lutto: partire è un po’ come morire).

Si presume che la vita continua ad essere quella di sempre, ma in realtà al mutare delle circostanza cambiano

per entrambe le parti le priorità di alcune cose, ne emergono di nuove che non sono accessibili all’altro. Muta

anche il grado di intimità che è quello che ci permette di prevedere le azioni dell’altro: la lontananza però

nasconde l’altro dietro uno strano travestimento difficile da togliere. Per chi era assente, il desiderio di

ristabilire la vecchia intimità è la caratteristica principale della “nostalgia di casa”.

Quando un sistema cambia, cambia per intero (non si disgrega): es. il militare fa esperienze diverse rispetto

ai suo concittadini, esperienze che lo portano a mettere in discussione il senso comune da loro dato per

scontato e a ricostruire i rapporti. Sarà dunque necessario uno sforzo per trasformare di nuovo le attività in

lavoro di routine e per riattivare i rapporti ricorrenti con uomini e cose.

Attore sociale: individuo che compie un’azione che si svolge all’interno della società.

Azione sociale: sequenza intenzionale di atti forniti di senso che un soggetto compie al fine di perseguire uno scopo. Ha un

significato sia per chi lo compie sia per gli altri. Pareto le divide in sei azioni.

Comportamento sociale: atto o serie di atti osservabili dall’esterno. Comprende un segmento temporale breve e non implica

l’idea di progetto e di uno scopo intenzionale

Interazione: relazione tra due o più soggetti, nel corso della quale ognuno di loro adegua il proprio comportamento a quello

degli altri.

Moda: insieme di comportamenti che si diffondono in un gruppo in maniera non duratura e che sembrano indicare un privilegio

sociale. Si riferisce spesso a elementi estetici ed è un meccanismo di acculturazione, oltre che espressione della stratificazione

sociale e anticipatrice dei mutamenti.

Rito: atti spesso solenni e ripetitivi che seguono delle norme simboliche e simbolizza la comunione dei membri di un collettività

e ha la funzione di rinnovare il legame comunitario stesso.

Rituale: regole o atti cerimoniali che si praticano in seno a una religione. In sociologia il concetto è associato a connotazioni quali

abituale, automatico e convenzionale.

Routine: attività motorie e mentali che vengono svolte ripetutamente in modo automatico.

Tendenza: movimento generale di lunga durata che anima un fenomeno economico e sociale.

28 Sociologia del cambiamento

PERSONE E SOCIETÀ: SOCIALIZZAZIONE E DEVIANZA

Socializzazione = ruolo rivestito dalla società nello sviluppo della coscienza morale dei soggetti. Si forma

assimilando e facendo propri gli insegnamenti ricevuti dai genitori durante l’infanzia e quindi, pur essendo

interna all’individuo, è determinata socialmente.

Devianza = si cerca di definirla analizzando il significato sociale del delitto e della conseguente pena,

mettendo in discussione la legittimità delle norme e la figura dell’outsider, osservando il percorso dei soggetti

nel costruirsi un’identità e una carriera devianti.

LIBERTÀ DALLA NATURA E INSICUREZZA

Eric Fromm osserva che l’uomo, pur liberatosi dai vincoli imposti dalla natura, non è del tutto libero. Sin

dall’inizio, l’esistenza umana e la libertà sono inseparabili. Diversi sono i concetti di:

 “Libertà da”: è un dono ambiguo; l’uomo nasce senza gli strumenti dell’azione appropriata che possiede

l’animale poiché dipende dai genitori. La mancanza di meccanismi istintivi comporta lo sviluppo umano;

la debolezza biologica dell’uomo è la condizione della civiltà umana. Nell’animale c’è un’ininterrotta

catena di reazioni che partono da uno stimolo, invece l’uomo non ha un’azione istintiva predeterminata,

ma pensa, produce e diventa così cosciente che il suo destino ultimo è la morte, anche se cerca di negarlo

con fantasie. Esempio: Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, nonostante la pace, infrangono l’unica

regola data da Dio. Con questo atto nasce il peccato, e segna l’inizio della libertà umana, il primo atto

umano e l’inizio della ragione. L’armonia tra uomo e natura si spezza e la libertà appena conquistata

appare già una maledizione.

 “Libertà di”: è una libertà positiva che consiste nel realizzare se stessi. Ma ogni passo verso una maggiore

individuazione minaccia nuove insicurezze. C’è una sola possibile soluzione per il rapporto dell’uomo

individualizzato col mondo: la sua attiva solidarietà con tutti gli uomini e la sua spontanea attività, l’amore e

il lavoro che lo riuniscono al mondo come individuo indipendente.

Animalità e socialità

Berger e Luckmann definiscono l’individuo come un essere naturale e sociale al tempo stesso. Naturale

perché facendo parte della natura il suo organismo presenta dei limiti biologici che ne riducono la possibilità

di rispondere alle sollecitazioni sociali (es. l’uomo non può lavorare 24h al giorno anche se la società lo

vorrebbe); sociale poiché il suo organismo subisce delle limitazioni dovute alla società (es. alimentazione

differente in base al gruppo sociale) l’organismo postula dei limiti a ciò che è socialmente possibile. La

dialettica si manifesta nella reciproca restrizione tra organismo e società (es. la durata della vita varia in base

alla posizione sociale).

L’uomo è spinto dalla sua costituzione biologica a cercare uno sfogo sessuale e a nutrirsi, ma essa non indica

dove cercarli, perciò questi due istinti vengono incanalati in direzioni specifiche socialmente e ciò influisce

sulle funzioni dell’organismo (es. un individuo ben socializzato potrebbe vomitare un cibo sbagliato).

Ma gli animali sono così diversi all’uomo? Natural World – Bringing up baby è un esempio di come gli animali

possono avere processi simili a quelli dell’uomo.

LA SOCIALIZZAZIONE e LA SOCIALIZZAZIONE SECONDARIA

La socializzazione è un processo di adattamento all’ambiente sociale. Il neonato, la prima cosa che fa, è

identificarsi come unità con una coerenza. Poi capiscono che non sono soli al mondo, ma che ci sono tanti

altri individui che devono imparare a conoscere e a rispettare. La socializzazione ha quindi due funzioni:

 Serve all’individui per lo sviluppo della personalità e per l’integrazione; Sociologia del cambiamento 29

 Serve alla società perché le permette di sopravvivere. Deve insegnare ai nuovi venuti (bambini o

immigrati) i valori, le tradizioni, ecc.

 Perché la socializzazione avvenga sono necessarie tre prerogative:

 Capire cosa la società si aspetta da lui;

 Avere sviluppato le capacitò per farlo;

 Volerlo fare.

Il risultato della socializzazione è la collocazione dell’individuo in un determinato status sociale, per il quale

è più portato. Ogni individuo però non occupa solo una posizione sociale, ma ne occupa

contemporaneamente più di uno.

Gli status sono le aspettative che una società ha sull’individuo rispetto agli atteggiamenti e i comportamenti

da assumere. Gli status possono essere:

 Status ascritti: caratteristiche dell’individuo predefinite (genere);

 Status assunti: caratteristiche dell’individuo che dipendono dallo stesso (studente).

Gli status sono spesso in conflitto, come nel caso di una madre soldato, che deve partire col battaglione, ma

non lo fa per restare col figlio. Per far sì che il processo di socializzazione riesca, l’individuo è aiutato dagli

agenti di socializzazioni, come la madre, la famiglia, la scuola. Quest’ultima esercita un controllo sociale

esterno che può essere formale (nota sul registro) o informale (sgridata per ritardo). Il controllo non deriva

però solo da chi è gerarchicamente superiore, ma avviene anche dagli individui appartenenti alla stessa

categoria (tra compagni di classe). Ma esiste anche un controllo interno, acquisto dall’individuo nel corso

della vita. Esempio: l’individuo credeva di andare a scuola per imparare le materia, ma in realtà è un agente

di socializzazione che aiuta l’individuo a diventare adulto e cittadino (Scuola Coranica – giapponese -

francese).

Nel mondo degli adulti Berger e Luckman parlano di socializzazione secondaria, che aiuta l’individuo a

conoscere i ruoli che dovrà assumere nell’ambiente in cui verrà inserito, implica perciò l’adattamento

dell’individuo alle diverse circostanze. È tipica nelle società complesse, caratterizzate dalla divisione del

lavoro e dall’accesso a diversi ambienti. Si tratta dell’acquisizione della conoscenza legata a un ruolo

(concetto legato alla divisione del lavoro).

I sottomondi della socializzazione secondaria sono generalmente realtà parziali in contrasto con i concetti

interiorizzati nella socializzazione primaria. Essi comprendono l’interiorizzazione di un linguaggio legato a un

ruolo che permette di comunicare con i propri colleghi per mezzo di allusioni ricche di significato per loro ma

del tutto prive di senso per gli altri.

Il problema fondamentale di questa socializzazione è quello della coerenza. Infatti, essa presuppone sempre

una socializzazione primaria che comporta un mondo già interiorizzato che continua a persistere. Perciò per

conservare la coerenza, la socializzazione secondaria presuppone procedimenti concettuali che integrano

diversi corpi di conoscenza.

Nella socializzazione primaria il bambino percepisce le persone per lui importanti come mediatori della

realtà, invece è nella socializzazione secondaria che viene percepito il contesto istituzionale. I ruoli

istituzionali sono facilmente staccabili da coloro che il compiono (es. i maestri di matematica che cambiano

da un anno all’altro). L’educazione è il miglior esempio di socializzazione secondaria.

Istruzione e controllo sociale

La vita umana si presenta come il passaggio in mondi sociali diversi in cui ogni volta dobbiamo apprendere

modi di vita a noi sconosciuti. L’accesso a questi mondi tramite riti di passaggio ci porta a mettere in

discussione il nostro passato. Oggi la società è divisa in diversi gruppi d’età:

30 Sociologia del cambiamento sviluppo

1. Dalla nascita a 25 anni biologico e apprendimento

2. 25-65 (età adulta) formazione della famiglia e lavoro

pensionamento

3. a. terza età e realizzazione personale

b. quarta età aspetti negativi della vecchiaia

Per molti studiosi, oggi è necessario che l’educazione stimoli nei bambini un atteggiamento critico e creativo,

infatti se si conserva dentro di sé l’infanzia si mantengono la curiosità, il piacere di capire e la voglia di

comunicare. Tutto ciò invece veniva eliminato dai sistemi totalitari, i quali favorivano l’obbedienza

all’autorità e il conformismo.

La vita ci insegna quali sono i nostri doveri, ma non ci dà la forza per soddisfarli, perciò bisogna insegnarlo ai

fanciulli. Quando si acquisisce questa competenza, gli rimarrà anche in età adulta. L’agente principale di

questa socializzazione è il maestro e deve ricoprire adeguatamente il proprio ruolo.

I risultati della socializzazione

Ogni pezzo di socializzazione può avere risultati diversi.

Conformismo:

L’individuo diventa come la società vorrebbe che fosse, ma nessuno in realtà è completamente conformista.

Tende a comportarsi come si comportano gli altri e si adegua alla maggioranza che, solitamente rappresenta

la soluzione più semplice e ragionevole. Solomon sosteneva che il conformismo fosse dovuto all’incertezza

delle persone che si adeguano alla volontà degli altri quando non sanno come comportarsi. Perciò se da un

lato il conformismo facilita la socializzazione, dall’altro rende l’individuo impotente di fronte ai

condizionamenti esterni che potrebbero rivelarsi pericolosi (es. In una sala dove viene simulato un seminario

in cui si dà l'illusione che stia per avvenire un incendio: quando la ragazza è sola scappa lasciando tutto,

invece, quando ci sono altre persone il soggetto prima osserva gli altri e se essi non si muovono, non lo fa

neppure lui. In particolare in caso di incendio il potere del gruppo si rivela fatale perché ci induce a non

seguire il nostro istinto).

Milgram sostiene che il conformismo distorce i giudizi e fa compiere azioni contrarie dalla volontà del

soggetto che possono anche essere dannose agli altri. Egli fece un esperimento con l'obiettivo di capire

quanto l'autorità possa influenzarci. Tale esperimento consisteva nel raccontare alle persone di fingersi

insegnati e far apprendere agli allievi alcuni concetti tramite domande. Per valutare il metodo di

apprendimento si proponeva di dare una scossa a ogni risposta sbagliata. Si voleva capire fin dove l'autorità

dello scienziato poteva spingersi. Il 65% dei volontari arrivò a dare il numero massimo di volt. Lo scienziato

con il camice induceva l'insegnate a emettere la scossa e proprio il fatto che lo scienziato avesse il camice

induceva a un comportamento più succube.

OBBEDIENZA E CONFORMITÀ

 Obbedienza = azione di un soggetto che accetta il volere della società

 Conformità = l’azione di chi agisce semplicemente in accordo ai suoi simili.

L’educazione è fondamentale per contrastare il conformismo, infatti le persone più istruite tendono a cedere

di meno.

Gli individui tendono al conformismo per le seguenti ragioni:

 opportunismo

Utilità

 Pressione del gruppo o della società Influenza del gruppo sul singolo

 Informazioni fornite dal comportamento degli altri

 Attrazione che suscitano i gesti e i pensieri degli altri Sociologia del cambiamento 31

Devianza:

La devianza è creata dalla società ed è formata da tre componenti: il deviante, la norma e il gruppo che

reagisce al comportamento deviante. La devianza è il fallimento della socializzazione, è il comportamento

che si discosta dalle norme e corrisponde al male nella religione (il peccatore è il deviante) e alla malattia in

medicina (il malato è il deviante). Ognuno ha delle devianze, completamente opposte al conformismo

(prostitute, omosessuali, pedofili). Anche le imprese, le istituzioni e i governi possono essere ritenute

devianti, come Nike, McDonald’s, imprese edili, ecc. E’ difficile identificare e quantificare la devianza perché

si inizia a considerare una persona deviante solo quando viene scoperta dalla società; se la società non ne è

a conoscenza, il soggetto non è deviante. Il deviante è deviante per questione che possono essere:

 Biologiche: c’è qualcosa che non va nella genetica dell’individuo;

 Psicologiche: c’è qualcosa che non va nella mente;

 Sociologiche: teoria dell’anomia e disorganizzazione sociale;

 Culturali: ci sono persone che non accettano le norme perché vogliono creare una sottocultura.

DELITTO E PENA

Il delitto non è un atto determinato con una natura particolare, invece la malattia si riconosce obiettivamente

non

mediante i sintomi c’è nessun atto che di per sé è un delitto. Per gravi che siano i danni, l’autore di

tale azione sarà considerato un criminale solo se l’opinione comune del suo gruppo sociale lo considera tale.

Non sono i caratteri oggettivi di un atto a farne un delitto, bensì il giudizio che ne dà la società.

Il delitto è dunque una nozione sociale, ossia relativa. Ci sono dei comportamenti che sono considerati

criminali in una data società, ma che non vengono più riguardati come tali in altri gruppi sociali. Infatti, il

delitto si è evoluto nel tempo e oggi sono presenti alcuni tipi che in passato non esistevano (es. nelle società

primitive i delitti più gravi erano la violazione dei tabù poiché si minacciava l’ordine sociale, nelle società

contemporanee invece quello più grave è l’omicidio). Oggi uno dei crimini che ha sempre più peso è quello

di frode = forma di delinquenza che ha comportato un cambiamento nella natura del delitto, ma anche nella

categoria sociale dei criminali. I colpevoli infatti appartengono al mondo degli affari e generalmente sono

persone che hanno avuto una certa istruzione e inizialmente benestanti.

L E NORME E GLI OUTSIDERS

Becker, autore di Outsiders, ha definito la “Labeling Theory” (teoria dell’etichettatura), con la quale analizza

le norme, chi le stabilisce e il modo in cui le si fanno rispettare e i punti di vista del trasgressore, considerato

outsider (= persona fuori dalla comunità).

Le norme sociali indicano i tipi di comportamento propri di determinate situazioni, chi le infrange è

considerato un individuo particolare che non si può essere sicuri che viva secondo le regole concordate dal

gruppo perciò viene considerato outsider. Tuttavia, il trasgressore potrebbe considerare i suoi giudici

outsiders. Siamo portati a pensare che la persona che commette

ESEMPIO: un’infrazione stradale o che beve troppo a un party non

sia molto diversa da noi e giudichiamo con tolleranza

l’infrazione. Il ladro, invece, viene visto come meno

simile e viene punito più severamente, L’omicidio o il

rapimento ci fanno vedere il violatore come vero La devianza esiste

outsider. per la società solo

quando viene

scoperta.

certi trasgressori non pensano di essere

stati giudicati ingiustamente (es. il

violatore del codice stradale approva la

norma trasgredita). certi devianti invece

inventano mirabilanti teorie in cui

provano che hanno ragione loro

32 Sociologia del cambiamento

La devianza può essere vista come la mancanza di obbedienza alle norme. I gruppi sociali istituiscono delle

chi si

norme infrange le norme compie una devianza applicano le norme e si etichetta il deviante come

outsider. Da questo punto di vista la devianza è una conseguenza dell’applicazione di norme e di sanzioni

verso un “colpevole”. Il processo di etichettamento non è infallibile perciò certe persone possono essere

definite devianti anche se non hanno infranto nessuna norma.

La devianza è quindi il prodotto di un processo che implica le reazioni di altre persone a un determinato

comportamento. Che un atto sia deviante o meno dipende in parte dalla natura dell’atto stesso e in parte

dalla reazione delle altre persone. Le norme create e mantenute dal processo di etichettamento non sono

universalmente accettate, ma fanno parte del processo politico della società, infatti i gruppi più capaci di

imporre le proprie norme sono quelli che dispongono di armi e di potere.

C ’

OSTRUZIONE DELL IDENTITÀ DEVIANTE

Deviazione primaria = prodotto di una serie di fattori sociali, culturali, psicologici e fisiologici che si

combinano in forme occasionali o ricorrenti. Presenta implicazioni marginali per lo status.

Lemert conia il termine deviazione secondaria che implica invece un processo di stigmatizzazione

concerne una particolare classe di risposte socialmente definite che le persone danno ai problemi creati dalla

reazione sociale verso la loro devianza. Questi problemi sono di origine morale e vengono collegati alla

stigmatizzazione e alle sanzioni.

Il deviante secondario, a prescindere dalle sue azioni, è una persona la cui vita e identità sono organizzate

intorno alla devianza. Una volta che il deviante è stato additato dalla società e che la devianza è diventata

secondaria, la società reagisce sia esprimendosi mediante l’indignazione sia ricorrendo a forme repressive. Il

deviante allora, stimolato dalla reazione degli altri, tenta di ricostruirsi un’identità; ma nel processo di

2

ricostruzione incontra delle difficoltà dovute alla stigmatizzazione , ossia il marchio indelebile che fa

riconoscere il deviante come persona inferiore. Ciò può portare a forme di reazione come la costruzione della

personalità deviata.

N ORMALI E STIGMATIZZATI

Goffman definisce lo stigma come un attributo capace di esercitare un profondo effetto discreto. Analizza il

rapporto tra gli individui normali e quelli che possiedono degli attributi che li rendono diversi. “Quando ci

troviamo davanti un estraneo, è probabile che il suo aspetto immediato ci consenta in anticipo di capire a che

categoria appartiene e quali sono gli attributi”. Tale attributo è uno stigma specialmente quando ha la

capacità di esercitare un profondo effetto di discredito.

Il termine ha una doppia valenza: o l’individuo può immaginare che gli altri conoscano la sua diversità e allora

si considera uno “screditato”, oppure pensa che non sia nota e allora è solo “screditabile”. In genere

l’individuo attraversa tutte e due le fasi. Lo stigma può essere di tre tipi:

 Deformazione fisica (es. down);

 Psicologica: aspetti criticabili del carattere che vengono percepiti come mancanza di volontà,

passioni sfrenate o innaturali (es. drogato, omosessuali),

 Tribale: non dipende dalla persona ma dalla razza, dalla nazione o dalla religione (colore della pelle).

Un individuo che potrebbe facilmente essere accolto in un rapporto sociale possiede una caratteristica su cui

si focalizza l’attenzione di coloro che lo conoscono alienandoli da lui, spezzando il carattere positivo degli

arriviamo

altri attributi a credere che la persona che ha uno stigma non sia proprio umana e questo può

portarci a praticare delle discriminazioni.

2 Stigmatizzazione = processo che conduce a contrassegnare pubblicamente delle persone come moralmente inferiori.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Relazioni pubbliche e comunicazione d'impresa
SSD:

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