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Sociologia del cambiamento

Sociologia e altre discipline

La curiosità sociologica

Il sociologo studia gli esseri umani simili a lui, tuttavia subisce i condizionamenti della società. Vi è sempre una tensione creativa tra il quesito che il sociologo si pone e i riferimenti teorici che adotta. Una tensione che è però attivata da una qualità indispensabile: la curiosità sociologica che è formata da molteplici elementi motivazionali e cognitivi che, nel loro insieme, fanno assumere un atteggiamento verso il mondo sociale che orienta il sociologo a un’analisi articolata secondo certi criteri:

  • Guardare l’abituale come insolito,
  • Ricondurre a regole le irregolarità,
  • Scoprire ciò che è nascosto,
  • Guardare le altre culture dall’interno,
  • Guardare la propria cultura dall’esterno,
  • Cogliere la dimensione storica dei fenomeni sociali,
  • Adottare una prospettiva comparativa,
  • Mantenere viva la tensione morale verso i problemi sociali.

Quando per questa via gli elementi cognitivi e motivazionali raggiungono un livello di maturazione adeguato si definisce immaginazione sociologica. L’immaginazione sociologica consente di riformulare i problemi sociali in problemi sociologici.

L'immaginazione sociologica

Gli elementi da considerare sono molteplici:

  • Il valore simbolico rituale legato alla consumazione di un caffè è più importante della consumazione stessa (ex. Due persone che decidono di ‘farsi un caffè’ insieme hanno probabilmente più interesse per l’incontro che per la bevanda).
  • Le differenze socio-culturali: nella nostra cultura il caffè e l’alcol sono delle droghe socialmente accettabili, mentre la marijuana no; in altre culture invece è il contrario. Ai sociologi interessano le motivazioni di base di queste differenze.
  • Le relazioni socio-economiche: il caffè è un prodotto che connette tra loro gli abitanti delle aree più ricche e più povere del pianeta.
  • Lo sviluppo storico-sociale: il consumo di massa del caffè inizia un secolo e mezzo fa come eredità del colonialismo.
  • Gli stili di vita: le decisioni dei consumatori sulla marca di caffè da preferire e sul luogo in cui acquistarlo sono diventate scelte che denotano degli stili di vita come scegliere il caffè biologico o decaffeinato.

Mills afferma che riguardo all’interpretazione sociologica permette a chi la possiede di vedere e valutare il grande contesto dei fatti storici nei suoi riflessi sulla vita interiore e sul comportamento esteriore di tutta una serie di categorie umane. Gli permette di capire perché, nel caos dell’esperienza quotidiana, gli individui si formino un’idea falsa della loro posizione sociale. L’individuo può comprendere la propria esperienza e valutare il proprio destino solo collocandosi nella propria epoca. L’uomo può elevarsi a uno sforzo supremo o a un supremo abbandono. La natura umana ha limiti molto vasti. Lo storico rappresenta la memoria organizzata dell’umanità e non vi è sociologia degna di tal nome che non sia “sociologia storica” poiché bisogna studiare tutta la gamma di strutture sociali di cui disponiamo, tanto quelle storiche quanto quelle contemporanee.

Oltre a confrontare il presente con il passato, il sociologo deve anche analizzare il rapporto tra individuo e istituzioni utilizzando il supporto della psicologia sociale. La vita di un individuo non può essere compresa adeguatamente senza riferimento alle istituzioni entro le quali si svolge la sua biografia, infatti bisogna capire l’importanza e il significato dei ruoli che ha rappresentato e rappresenta. L’idea di una natura umana comune all’uomo in quanto uomo è una violazione della specificità sociale e storica indispensabile ad un coscienzioso studio dell’uomo. In verità non sappiamo molto dell’uomo poiché rimane sempre attorniato da un alone di mistero che siamo motivati a spazzare via.

Il mestiere del sociologo

Secondo Peter Berger, il sociologo è una persona che ha un interesse appassionato inesauribile per i fatti degli uomini. Si interessa degli avvenimenti che coinvolgono le credenze fondamentali degli uomini, oltre che i fatti banali di ogni giorno. Il sociologo è una persona alla perenne ricerca di risposte alle sue molte domande. Il sociologo è il tipo che non può fare a meno di ascoltare i pettegolezzi e dietro ogni porta chiusa immaginerà nuovi aspetti della vita umana non ancora percepiti e compresi. L’oggetto principale della sua attenzione è l’azione in se stessa in quanto costituisce un esempio della molteplicità infinita del comportamento umano. La sociologia diventa quasi un filtro per guardare con occhi nuovi il mondo intorno a noi. Per il sociologo, la sua stessa vita è parte della sua materia di studio. La realtà sociale si rivela costituita da molti strati di significato e la scoperta di un nuovo strato modifica la percezione dell’insieme.

La sociologia come scienza dei fatti sociali

Galileo Galilei introdusse un metodo che si fondava sugli esperimenti perché le idee hanno valore solo se verificate con l’esperienza. Il metodo si compone di quattro fasi:

  • Sensata esperienza (osservazione per verificare le variabili): fase più delicata e creativa di tutto il processo in cui entrano in gioco le precedenti esperienze del ricercatore,
  • Assioma (ipotesi),
  • Progresso matematico (ricerca delle conseguenze),
  • Cimento sperimentale (verifica).

Il termine sociologia fu coniato da Auguste Comte per designare la scienza della società. Il sociologo cerca di rimanere sempre ben distinto dal mondo in cui indaga e il suo compito è determinare correttamente i fatti che intende studiare. La società non può essere studiata nella sua totalità, estremamente vasta, complessa ed eterogenea. Risulta più semplice individuare gli elementi che possono essere analizzati singolarmente, ovvero i fatti sociali. Il fatto sociale comprende tutto ciò che nella società si presenta all’esterno dell’individuo e che modella il suo comportamento. Ex. Sono fatti sociali la famiglia, la lingua, il costume o le istituzioni.

Durkheim spiega che una società si fonda sul diritto e sui costumi. Noi assolviamo degli obblighi, nello stesso modo in cui rispettiamo gli impegni che abbiamo contratto. Inoltre, siamo continuamente sottoposti alla verifica sociale e alla censura della nostra condotta anche nelle società democratiche: se la nostra condotta non è accettata ci accorgiamo di essere evitati (norma coercitiva). Oltretutto, coloro che hanno mai fatto parte di una folla sanno cosa vuol dire essere fagocitati da essa. Durkheim segnala un grande equivoco sul fatto sociale: “quello che costituisce i fenomeni sociali sono le credenze, le tendenze, le pratiche del gruppo preso collettivamente”.

Quindi secondo Durkheim, la proprietà principale del fatto sociale è quella di esistere al di fuori delle coscienze individuali e di essere indifferente a esse. Di conseguenza la sociologia può essere ritenuta una scienza perché studia i fatti sociali, indipendentemente dalle relazioni che questi possono avere con gli individui. Il fatto sociale è un insieme di modi di agire, di pensare e di sentire non solo esterni all’individuo ma anche dotati di potere imperativo e coercitivo nei suoi confronti imponendoglisi con o senza il suo consenso. Infatti, possiamo ignorare e violare le regole del diritto, ma esse reagiscono contro di noi.

La macrosociologia: il suicidio di Émile Durkheim

Durkheim nota che gli abitanti di ogni nazione hanno una tendenza più o meno accentuata al suicidio e che questa tendenza resta costante nel tempo. Ne deduce così che, anche se di solito si attribuiscono a questo atto cause psicologiche, in realtà le sue vere cause sono sociali. Chi si suicida è colui che rifiuta la società in cui vive e rinuncia ad appartenervi perché la considera inadatta o si ritiene inadeguato.

Le cause del suicidio possono essere riassunte in tre categorie:

  • Il suicidio egoistico: causato da una scarsa integrazione sociale in ambito religioso, familiare o politico.

Il suicidio varia in ragione inversa al grado d’integrazione della società religiosa: nei paesi cattolici il suicidio non è molto sviluppato, a differenza dei paesi protestanti. La religione protegge l’uomo dal desiderio di distruggersi perché essa è una società. La chiesa protestante non ha lo stesso grado di consistenza delle altre quindi non dà al suicidio la medesima azione moderatrice.

Il suicidio varia in ragione inversa al grado d’integrazione della società domestica: Il matrimonio ha un’azione preservatrice sul suicidio, infatti la percentuale di suicidi è maggiore tra i celibi e tra coloro che non hanno figli (la società domestica, come quella religiosa, è una potente difesa dal suicidio).

Il suicidio varia in ragione inversa al grado d’integrazione della società politica: Riguardo alla società politica, il numero di suicidi si moltiplica con il disintegrarsi della società, invece è molto basso nelle società giovani e in via di sviluppo. Es. in Francia prima della Rivoluzione il disordine che logorava la società in seguito alla decomposizione dell’antico sistema sociale, si è tradotto con una brusca avanzata di suicidi. Con l’aumentare e l’estendersi della crisi diminuirono i casi di suicidio. Le grandi scosse sociali come le guerre ravvivano i sentimenti collettivi, stimolano il patriottismo, la fede politica e determinano una maggiore integrazione sociale. La crisi causa un continuo sforzo di lotta e l’individuo pensa meno a se stesso e più alla cosa comune.

  • Il suicidio altruistico: dovuto all’integrazione sociale troppo forte che arriva ad annullare l’individuo di fronte alla società e a spingere quest’ultima a esigere da lui anche la sua vita.

Il suicidio causato dall’eccessiva integrazione è frequente nei popoli primitivi e può essere diviso in 3 categorie:

  • Suicidi di uomini vecchi o malati: lo spirito che protegge la famiglia sta nel suo capo, il padre non è tenuto ad aspettare la morte per non far indebolire troppo lo spirito del dio.
  • Suicidi di donne per la morte del marito.
  • Suicidi di servitori alla morte del proprio capo: il destino dell’uno dev’essere quello dell’altro.

Se ci si uccide, è perché si ha il dovere di farlo, un obbligo che se non si assolve porta alla punizione tramite disonore o castighi religiosi. In questi casi se l’individuo continua a vivere, gli viene tolta la stima pubblica o gli vengono rifiutate le onoranze funebri, ecc. La società preme per costringerlo a distruggersi. Perché la società possa costringere in tal modo i suoi membri a uccidersi, bisogna che la personalità individuale conti poco. Così facendo, all’individuo mancano i mezzi per crearsi un ambiente speciale in cui sviluppare la propria natura.

Egoismo = stato in cui un individuo vive la sua vita personale obbedendo solo a se stesso.

Altruismo = l’io non si appartiene ma si confonde con una cosa diversa da sé, la condotta si affida ai gruppi a cui appartiene. Nella nostra società questa tipologia di suicidio non è molto diffusa perché la nostra personalità è sempre più individuale.

  • Il suicidio anomico: deriva dalla mancanza di norme sociali che regolino la vita degli individui. Avvengono soprattutto in periodi di crisi o di rapidi mutamenti.

Voler perseguire un fine inaccessibile significa condannarsi al malcontento, invece per essere felici bisogna limitare le passioni. Solo la società è in grado di assumersi tale ruolo moderatore attraverso la sua coscienza morale. Quando la società è scossa, sia da una crisi dolorosa che da trasformazioni felici ma troppo improvvise, essa è momentaneamente incapace di esercitare quest’azione. Lo stato si sregolatezza o di anomia è ancor più rafforzato dal fatto che le passioni sono meno disciplinate nel momento in cui ne avrebbero più bisogno. La povertà può proteggere dal suicidio in quanto freno, mentre la ricchezza ci dà la sensazione di far capo solo a noi stessi.

Il suicidio egoistico consiste nel fatto che una persona non scorge più una ragione di vita. La società fa difetto nell’attività collettiva, lasciandola sprovvista di oggetto e di significato.

Il suicidio altruistico consiste nel fatto che la ragione che tiene in vita una persona appare fuori della vita medesima (es. kamikaze).

Il suicidio anomico deriva dal fatto che l’attività degli uomini è sregolata ed essi ne soffrono. La società manca alle passioni individuali, lasciandoli senza freno regolatore.

Le società come costellazioni, configurazioni, gioco

Stelle e costellazioni

Per studiare la società occorre partire dagli individui che la compongono. Uno dei principali esponenti di questa corrente di pensiero è Simmel, il quale parte da un interrogativo: com’è possibile la società? A livello macrosociologico si analizzano le relazioni tra gli atomi sociali. Simmel enuncia tre a priori sociologici che sono al tempo stesso le premesse che ci permettono di prendere coscienza dei processi reali che avvengono tra gli individui:

  • Non riesco a valutare una persona di per se stessa, distinta da quello che fa.
  • L’individuo non si esaurisce nel ruolo che svolge. Egli è sempre qualcosa di più del ruolo o dei ruoli che svolge nella società.
  • Ogni individuo per le sue peculiarità appare destinato a un determinato posto nel suo ambiente sociale.

Per Simmel la società è un complesso di relazioni che gli individui creano nel loro continuo interagire. Questo complesso di relazioni si stabilizza in forme che, da una parte, rendono possibile l’analisi delle relazioni e, dall’altra, sono continuamente messe in discussione dalle nuove complesse interazioni. La società non esiste di per se stessa.

Danze e danzatori

Il concetto di configurazione è stato introdotto perché esprime il fatto che la società non è un’astrazione di peculiarità di individui, ma è un sistema formato da individui. L’immagine delle configurazioni mobili create nella danza da uomini interdipendenti rende più facile concepire configurazioni come Stati, città o famiglie. Come ogni altra configurazione sociale, anche quella della danza è relativamente indipendente dagli specifici individui che la formano, ma non dagli individui in generale. Come mutano le configurazioni della danza, così mutano le grandi configurazioni della società.

Gioco e riti sociali

Secondo Johan Huizinga in ogni cultura c’è spazio per il gioco poiché la cultura stessa è gioco e si manifesta come tale fin dall’antichità. Gioco e cultura infatti hanno le stesse caratteristiche. Tutte le attività sociali si basano su miti e rituali. Il gioco però è più antico della cultura, infatti la civiltà umana non ha aggiunto al concetto stesso di gioco una caratteristica essenziale: gli animali giocano proprio come gli uomini. L’esistenza del gioco non è legata a nessun grado di civiltà, a nessuna concezione di vita.

Funzioni ed elementi caratterizzanti

  • Il gioco è un’attività dello spirito, ma non per questo assume una funzione morale.
  • Il gioco si isola dalla vita ordinaria in luogo e durata, ha una sua limitazione ovvero si svolge entro certi limiti di tempo e spazio, con uno svolgimento proprio e un senso in sé.
  • Il gioco si fissa subito come forma di cultura.
  • Ogni gioco ha le sue regole e non appena si trasgrediscono, il mondo del gioco crolla. Anche l’idea di lealtà si lega al gioco:
    • Baro = continua a riconoscere la realtà del gioco e per questo viene perdonato più facilmente.
    • Guastafeste = sottraendosi al gioco, egli svela la relatività e fragilità del mondo del gioco in cui si era provvisoriamente rinchiuso con gli altri. Egli toglie al gioco l’illusione quindi deve essere annientato.

Si può chiamare gioco un’azione libera che si compie entro un tempo e uno spazio definiti di proposito, che si svolge con ordine secondo date regole, e suscita rapporti sociali che facilmente si circondano di mistero o accentuano mediante travestimento la loro diversità dal mondo solito.

La microsociologia

Goffman descrive il mondo come una scena dove uomini e donne recitano parti diverse esattamente come fanno gli attori a teatro e confronta gli atti della rappresentazione alle diverse età della vita. Il sociologo descrive il mondo come un teatro del quotidiano dove gli individui si rappresentano nell’interazione con gli altri interpretando dei personaggi. Quando un individuo viene a trovarsi alla presenza di altre persone, queste, in genere, cercano di avere informazioni sul suo conto o di servirsi di quanto già sanno di lui. Le notizie riguardanti l’individuo aiutano a definire una situazione, permettendo agli altri di sapere in anticipo che cosa egli si aspetti da loro e che cosa essi possano aspettarsi da lui: tali informazioni indicheranno come meglio agire per ottenere una sua determinata reazione. I presenti possono ricavare informazioni da diverse fonti e molti indicatori: se non conoscono affatto l’individuo, gli osservatori possono raccogliere indizi dalla sua condotta o apparenza.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher E.molfino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Innovazione e società nell'era digitale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Scramaglia Rosantonietta.
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