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Geografia umana – Un approccio virtuale

Capitolo 1: Che cos'è la geografia umana

Introduzione alla geografia umana

La geografia è una disciplina che incoraggia le persone a scegliere una regione o una materia della quale sono particolarmente appassionate ed esplorarne diversi aspetti. Per esempio, se a una persona interessa la musica, c'è una geografia che studia la globalizzazione dell'hip-hop e le sue variazioni locali e così via anche per discipline come la geografia medica (che si occupa di cartografare la diffusione di epidemie) ecc.

Alcuni hanno pensato ingenuamente che la globalizzazione avrebbe reso inutile la geografia sostenendo che la globalizzazione ha reso il mondo più piccolo e quindi più accessibile da conoscere e da capire. Allo stesso tempo, però, i geografi facevano notare che la globalizzazione non era affatto un fenomeno nuovo e che la geografia, al contrario, avrebbe svolto un ruolo sempre più importante. Per provare a capire le conseguenze nei diversi paesi del cambiamento climatico globale sulla produzione agricola o sulle popolazioni costiere, ad esempio, è necessaria una prospettiva geografica.

La globalizzazione, quindi, ha messo la geografia al centro della scena. Contemporaneamente, le innovazioni tecnologiche hanno fornito ai geografi strumenti che permettono di dialogare per mezzo di internet con persone di tutti i paesi, di raccogliere dati relativi alla Terra utilizzando ricettori GPS sempre più precisi, immagini satellitari ecc.

Il termine geografia proviene da due parole greche (geo + graphia) che affiancate significano "scrittura della Terra", anche se in realtà la geografia può essere molto più della semplice descrizione della Terra. Generalmente si distingue tra:

  • Geografia fisica, che studia gli ambienti e le componenti naturali.
  • Geografia umana, che si occupa degli esseri umani sulla Terra. La geografia umana studia come le popolazioni, le culture, le società e le economie, con le loro manifestazioni materiali (città, strade, campi, fabbriche ecc.) si diversificano nello spazio terrestre, in relazione al variare delle condizioni ambientali e storiche.

In realtà, la geografia umana non può ignorare la geografia fisica, in quanto tutte le attività umane hanno qualche rapporto con gli ambienti naturali e non possono essere comprese senza tener conto di ciò che si lega al clima, al suolo, alle acque ecc. Da sempre i geografi rivolgono la propria attenzione alla relazione ambiente-società e si occupano di tematiche che superano i confini tra i due rami della disciplina (es. rischio ambientale, l'impatto del consumo di combustibili fossili ecc.).

Natura e cultura

Quando parliamo di natura intendiamo tante cose diverse, che però possono essere definite in generale come tutto ciò che è estraneo alla storia e alla creatività umana. Il concetto di cultura è più difficile da definire. Esso spazia dalle espressioni più alte della spiritualità (l'arte, la musica, la poesia, la tecnologia ecc.) fino a ciò che sulle differenze tra i popoli ci possono dire oggetti di uso comune, come i vestiti, il cibo, le abitazioni, gli strumenti di lavoro ecc.

Uno dei massimi studiosi sul rapporto tra natura e cultura, Luca Cavalli Sforza, ha definito la cultura in termini generali come l'accumulo di conoscenze, di capacità e di innovazioni derivante dalla somma dei contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni e diffusi all'intera società. Se per società consideriamo l'umanità intera, parleremo di cultura universale; se invece ci riferiamo alle diverse società in cui l'umanità si suddivide avremmo tante culture specifiche diverse.

Negli ultimi anni si è assistito a un significativo ripensamento della nozione di cultura, che si fonda su tre argomenti:

  • La cultura è una costruzione sociale che riflette diversi fattori economici, storici, politici, sociali ed ambientali.
  • La cultura non è qualcosa di fisso ma si modifica nel tempo e può generare sia scambi pacifici che conflitti.
  • La cultura è un sistema dinamico complesso: interagendo tra loro, le persone creano ed esprimono una cultura, la quale, a sua volta, definisce ed influenza le caratteristiche delle persone che ne fanno parte.

In generale, la cultura è una costruzione sociale fatta di pratiche e credenze condivise, che funziona come un sistema dinamico complesso, plasmato dalle persone e dalle collettività che ne vengono a loro volta plasmate. Storicamente le culture si presentano differenziate su base geografica e quindi si parla di culture locali, regionali, nazionali o anche sovranazionali (es. Europa).

In tutti questi casi c'è un forte legame della cultura con i luoghi dove essa si è formata; si trasforma e si trasmette verticalmente da una generazione all'altra. Le culture diversificate su base territoriale erano la regola nel passato; esse infatti non erano chiuse del tutto, ma lo scambio orizzontale di elementi culturali tra di loro era limitato e molto diluito nel tempo (es. diffusione del cristianesimo). Negli ultimi 100 anni queste ibridazioni orizzontali si sono fatte sempre più numerose e veloci (es. pizza che è entrata negli ultimi 10 anni in tutti i menù del mondo).

Oggi permangono notevoli diversità culturali su base territoriale, ma crescono le ibridazioni tra culture diverse e la globalizzazione tende a imporre certi caratteri culturali comuni a tutte le società e a tutti i territori. Questo non significa che venga meno il rapporto tra cultura e natura, ma che questo rapporto ha fatto un salto di scala: un tempo questo si svolgeva solo ed esclusivamente, in modi differenti tra loro, alla scala locale; oggi coinvolge l'intera umanità e l'intero ambiente terrestre. Ciò pone dei problemi di dimensione globale che ci obbligano a mettere in discussione il modo tradizionale di pensare la natura della civiltà occidentale.

Nel pensiero occidentale esiste una lunga tradizione a considerare natura e cultura come separate e contrapposte tra loro. Questo dualismo ha svolto un ruolo importante nello sviluppo di diversi modi di considerare le differenze culturali e sociali. Nell'età moderna si è affermata l'idea (ormai superata) che la natura fosse ciò che permette all'uomo di porsi al di sopra della natura, di dominarla e trasformarla secondo i propri fini; questa idea è stata poi estesa a giustificare le gerarchie sociali e il colonialismo, portando a considerare i popoli non occidentali come inferiori.

Oggi si va affermando una corrente di pensiero che rifiuta il dualismo tra cultura e natura: si tende così a pensare che l'uomo faccia pienamente parte della natura e che la sua azione debba fare i conti con certe leggi fondamentali della natura stessa. Esistono molti approcci diversi attraverso i quali i geografi hanno teorizzato il rapporto tra società umana e ambienti naturali:

  • Determinatismo ambientale
  • Possibilismo
  • Capacità di modificare la Terra
  • Concezione della Terra come un sistema dinamico e complesso

Il determinatismo ambientale

Chi ritiene che i fattori naturali terrestri incidano direttamente sullo sviluppo delle caratteristiche fisiche ed intellettuali degli esseri umani abbraccia le tesi del determinatismo ambientale. Il determinatismo ambientale consiste nel far derivare direttamente dall'ambiente le differenze sia fisiche che culturali degli esseri umani.

Già gli antichi Greci ipotizzarono che le diversità tra i popoli dipendessero da fattori climatici e fisico-geografici. Tra la fine del XIX sec e l'inizio del secolo scorso le teorie del determinitismo ambientale sotto l'influenza del geografo tedesco Ratzel, ebbero una grande diffusione tra geografi per poi essere rapidamente abbandonate, alla luce di tre elementi di critica:

  • Non era dimostrabile scientificamente la relazione di causa-effetto, che costituiva la base del determinatismo ambientale, come se gli individui e le società rispondessero in modo automatico agli stimoli ambientali, senza le mediazioni culturali.
  • Una critica derivava dall'evidenza che i fattori ambientali identici non necessariamente danno luogo a pratiche culturali o comportamenti umani simili (es. non tutti i popoli costieri sono navigatori).
  • Era un'ideologia travestita da teoria scientifica, per camuffare il colonialismo.

Il possibilismo geografico

La reazione al determinatismo ambientale, ha portato all'inizio del XX sec, alla nascita del possibilismo ad opera della scuola del geografo francese Vidal de la Blache. L'idea che sta alla base è che i singoli e le collettività possono usare la propria creatività per reagire alle condizioni o alle costrizioni di un particolare ambiente naturale. È importante in questo caso utilizzare il termine "costrizioni" per indicare il fatto che l'ambiente viene visto come una limitazione delle scelte e delle possibilità che le persone hanno a disposizione.

Il possibilismo geografico ritiene che ogni ambiente naturale offra una gamma di alternative più o meno vasta e che in uno stesso ambiente naturale società e culture possano modellarsi in modi diversi a seconda delle loro scelte, basate sulle conoscenze e sulle capacità tecniche di cui dispongono. I possibilisti non rifiutano completamente l'idea di un condizionamento da parte dell'ambiente naturale ma nello stesso tempo non pensano che esso sia l'unico o la principale forza che plasma le società e le culture (es. deserto che nonostante sia uno degli ambienti naturali più costrittivi, ha offerto storicamente una certa gamma di possibilità come l'allevamento delle pecore o dei cammelli).

La Terra modificata dall'azione umana

Le teorie del possibilismo ambientale hanno contribuito a diffondere la consapevolezza del ruolo dell'azione umana nei cambiamenti dell'ambiente, a partire dall'osservazione di come nel tempo tale azione ha modificato i paesaggi naturali, trasformandoli in paesaggi culturali. L'idea dell'uomo come agente trasformatore che domina la natura è già anticipata dalle parole rivolte a Noè ai suoi discendenti dopo il Diluvio; nella mitologia greca è incarnato da Prometeo, che porta il fuoco del Cielo alla Terra. Purtroppo nei due secoli scorsi il nuovo Prometeo si è comportato come se non ci fosse un limite alla sua capacità trasformatrice, mentre contemporaneamente si formava una visione della natura come costrizione sociale, ovvero un concetto inventato che deriva da percezioni e modi di pensare condivisi.

Questa prospettiva riconosce che l'uomo tende a modificare l'ambiente naturale a partire dall'idea che si fa della natura e di come andrebbe trasformata.

La Terra come sistema dinamico integrato e complesso

Le difficoltà e i rischi insiti in un rapporto dualistico con la natura, possono essere superati con una visione più realistica che vede gli esseri umani intrinsecamente legati al mondo naturale e che può essere sintetizzato in:

  • La Terra funziona come un sistema costituito da diverse componenti naturali e culturali, che interagiscono con modalità complesse, non riducibili a rapporti lineari di causa-effetto quindi poco prevedibili.
  • La Terra è soggetta a continui cambiamenti, che derivano sia da eventi naturali, sia dall'azione umana.
  • Il sistema culturale umano (ideologico, tecnologico, socio-economico) è un sottosistema di quello naturale terrestre: può modificarlo in modo durevole solo obbedendo ad alcune leggi naturali che non può modificare a suo piacere, come ad esempio quello del clima.

Paesaggi culturali e regioni

La visione della cultura come l'insieme delle idee, delle pratiche e dei manufatti che caratterizzano società e territori è ormai da tempo alla base di gran parte della geografia umana, in particolare attraverso i due approcci basati sulla lettura dei paesaggi culturali e sull'analisi regionale.

Il concetto di paesaggio geografico è mutato nel corso del tempo. È stato introdotto dal grande geografo e naturalista tedesco Alessandro di Humboldt all'inizio del XIX sec. Questo approccio al paesaggio riconosceva ad esso il duplice significato di percezioni soggettive e di realtà oggettive, che di recente è stato fatto proprio dalla Convenzione Europea del Paesaggio (2000). Questa idea del paesaggio come realtà al tempo stesso soggettiva e oggettiva si era persa tra la fine dell'800 e la prima metà del 900, quando sotto l'influenza del positivismo, il paesaggio geografico veniva considerato come un'entità puramente oggettiva.

Nel congresso geografico internazionale di Amsterdam nel 1938 si sottoscrisse un documento in cui si affermava che il paesaggio "comprende tutte le relazioni genetiche, dinamiche e funzionali con cui i componenti di ogni parte della superficie terrestre sono congiunti". In tal modo però si confondeva il paesaggio con il territorio e l'ambiente e la riflessione geografica degli ultimi decenni è tornata a riconoscere che il paesaggio fa da mediatore tra la realtà visibile e la sua percezione, tra l'estetico e il razionale, tra il sentire-agire individuale e quello collettivo. Ovviamente ciò non esclude che il paesaggio sia anche una fonte importante di conoscenza scientifica.

L'analisi regionale è in parte diversa dalla lettura del paesaggio. Essa va oltre la semplice osservazione della superficie per indagare i fattori che determinano le diversità dei territori e suggeriscono la loro divisione in regioni.

Tipi di regioni

In geografia si hanno più tipi di regione, in quanto la superficie terrestre può essere suddivisa secondo criteri diversi, a seconda delle caratteristiche considerate. Le regioni sono quindi anzitutto una costruzione mentale, una forma di classificazione dei luoghi per raggruppanti contigui, che si basa su fatti esistenti e quindi assume rilevanza nella misura in cui tali fatti incidono sulla vita delle regioni stesse.

Una prima grande distinzione può essere fatta tra:

  • Regioni formali: è un'area definita in base a una o più caratteristiche fisiche o culturali omogenee, cioè presenti nella regione e non in quella confinante. Per es. le Alpi sono una regione formale caratterizzata dal rilievo; la regione di Bolzano è una regione formale caratterizzata dal bilinguismo italo-tedesco. In questa categoria hanno particolare importanza le regioni storiche, cioè quelle che presentano al loro interno una certa omogeneità socio-culturale dovuta al fatto che in passato queste sono state a lungo unite politicamente, come ad esempio la Provenza in Francia.
  • Regioni funzionali: è un'area in cui i luoghi sono connessi tra loro da relazioni più intense di quelle che questi stessi luoghi intrattengono con l'esterno. Un es. sono le ecoregioni, cioè le regioni che comprendono un ecosistema, così come le regioni funzionali urbane, formate da una grande città e dai centri minori che gravitano su di essa per lavoro e per servizi. Altri es. sono i distretti economici, caratterizzati da forti relazioni che legano le imprese presenti al loro interno, le regioni istituzionali, cioè gli stati, le unioni di stati e le unità politico-amministrative (Italia, regioni, province, comuni).

Mentre tutti i tipi di regione sopra elencati si basano su certe caratteristiche oggettive, ci sono anche regioni individuate in base a criteri soggettivi, dette regioni percepite: esse derivano dal senso di identità e di attaccamento di un gruppo di persone a un determinato territorio. I confini delle regioni percepite tendono ad essere molto variabili, dal momento che il modo in cui il territorio viene interpretato, cambia molto a seconda dei soggetti.

Pensare come un geografo

Pensare come un geografo significa connettere tra loro fatti che si osservano sulla superficie terrestre e, a tal scopo, sviluppare una prospettiva di analisi che includa dei concetti fondamentali:

  • Luogo
  • Spazio
  • Diffusione spaziale
  • Interazione spaziale
  • Territorio
  • Scala

Luogo

Quando i geografi usano il termine luogo fanno riferimento a una località contraddistinta da specifiche caratteristiche fisiche culturali e sociali. Ciascun luogo può essere identificato secondo:

  • La sua ubicazione assoluta o posizione geometrica, misurata per mezzo della sua latitudine, longitudine e altitudine sul globo terrestre.
  • Con riferimento a ciò che gli sta intorno, cioè al suo sito (ovvero le caratteristiche fisiche di un luogo, come forma del suolo, vegetazione, acque ecc.) e alla sua situazione, detta anche posizione geografica = la posizione che un luogo occupa in un contesto regionale più ampio con riferimento alla rete delle comunicazioni e alle possibili relazioni del luogo con tale contesto.

Le caratteristiche dei luoghi sono importanti perché contribuiscono al funzionamento sociale, politico ed economico del nostro mondo; i luoghi sono importanti anche perché offrono un riferimento alle identità umane (es. domanda da dove vieni? Quando si conosce una persona). Il nostro senso di identità deriva in parte dalle esperienze legate ai luoghi che frequentiamo. Si parla di senso del luogo per indicare il complesso attaccamento emozionale che le persone sviluppano nei confronti di determinate località; il sentimento di appartenenza di una persona a un gruppo sociale è strettamente legato al suo senso del luogo e lo stesso accade per l'identità collettiva.

Spazio

Con "spazio" i geografi indicano un'estensione della superficie terrestre di dimensioni non...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale_13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Tabusi Massimiliano.
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