- Prefazione
In questo saggio di geografia economica politica l’autore, Michele Pigliucci, prende in esame le Zone Economiche Speciali
(ZES). Indipendentemente dagli andamenti finanziari, l’autore fonda il suo ragionamento su competitività e occupazione,
misurando la fiducia che il territorio formato dalle regioni meridionali sa esprimere nel quadro della coesione.
Il Mezzogiorno ( macroregione del Sud Italia e delle Isole) è caratterizzato da diversità geografiche.
→ Piani Operativi Nazionali Regionali.
Il tutto si relaziona con i contenuti dei PON e dei POR e
→
- Capitolo 1 Le Zone Economiche Speciali
→
1.1. Alcuni elementi della letteratura
Le ZES sono una fattispecie geografico-economica e politica, il cui scopo è quello di favorire lo sviluppo socioeconomico di
’enclave
territori in cui tale sviluppo è difficoltoso, motivo per cui alle ZES, che fanno riferimento all’istituzione di territoriali
( territori, o porzioni di essi, che appartengono a uno Stato, ma sono completamente circondati dal territorio di un singolo
→ business friendly,
altro Stato), vengono concessi particolari vantaggi, il cui scopo è quello di creare l’immagine di un territorio
elemento psicologico volto ad attirare investimenti diretti esteri su territori in crisi, per portare all’incremento
dell’industrializzazione.
si tratta di una modalità rapida e poco dispendiosa di intervento da parte dello Stato.
→
È, però, necessario dotare l’economia in ritardo di strumenti che le permettano di sopravvivere autonomamente al periodo
assistenziale, altrimenti l’istituzione di ZES rischia di avere addirittura effetti negativi sull’equilibrio regionale.
L’istituzione di ZES non è, dunque, una soluzione automaticamente e immediatamente in grado di generare sviluppo
regionale, bensì è solo una parte di una complessa strategia.
Uno dei principali punti critici dell’istituzione della ZES sta nel fatto che essa generi inevitabilmente un effetto di
competizione tra territori che si contendono la localizzazione della Zona che, per definizione, deve essere
circoscritta e limitata. O1. Nelle ZES vengono concessi diversi tipi di agevolazioni:
Incentivi lo Stato offre Regolamentazione lo Stato Operatività lo Stato
→ → →
● ● ●
benefici diretti; offre facilitazioni fornisce infrastrutture e
regolamentative; servizi.
02. Sulla base di queste differenti agevolazioni si possono individuare diverse categorie di ZES:
Zona Speciale Manifatturiera oggi istituito solo Zona Speciale Settoriale sono Zone orientate
→ →
● ●
in territori a scarsa industrializzazione; allo sviluppo complementare del settore industriale
e dei servizi (commistione delle due precedenti), che
Zona Speciale di Servizi sono le Zone
→
● si aiutano a vicenda;
specializzate nella fornitura di servizi di alta qualità, Zona Transnazionale o Extraterritoriale Zona
che permettono al territorio di proporsi come snodo →
●
competitivo nella logistica; dai forti risvolti geopolitici.
03. Sulla base della specializzazione vocazionale possono essere individuate ulteriori categorie:
Zone di Libero Commercio; Zone a singola produzione; Parchi Industriali;
● ● ●
Zone Industriali Ibride; Zone Economiche Speciali Aree libere;
● ● ●
estese;
Zone Economiche Speciali; Zone ad alta tecnologia;
● ●
1
Zone o Parchi eco-industriali;
● vantaggi alle industrie
all’export.
orientate
Zone Industriali e di
● Trasformazione offrono
→ lagging regions
1.2. Uno sguardo all’Unione europea: l’esperienza delle ZES e le
L’esperienza delle ZES ha raggiunto da diversi anni i paesi dell’Unione europea (Ue) (ex. la
Polonia) In Europa sono presenti all’incirca 90 ZES.
→
L’istituzione di ZES in un territorio dell’Ue deve rispettare alcune norme fondamentali che
→
permettano un corretto funzionamento del sistema di rapporti tra Stati Membri.
lagging regions,
L’Ue riconosce le regioni in ritardo di sviluppo come a cui sono riservati fondi
e a cui sono rivolte politiche di sviluppo.
lagging regions
Le possono essere di 2 tipi:
(low growth),
le regioni a bassa crescita fra cui il Sud Italia
● (low income)
le regioni a basso reddito sono quelle con il PIL pro capite inferiore
→
●
al 50% della media Ue nel 2013.
lagging regions
Le (di entrambi i tipi) presentano dei caratteri in comune:
agricoltura e manifattura non tecnologica rappresentano una grande percentuale dell’occupazione complessiva (la
● struttura industriale spesso risente dell’incapacità di adattarsi alle sfide della modernità industriale)
la forza lavoro residente ha una ridotta proporzione di lavoratori qualificati rispetto alla media nazionale (e spesso
● anche rispetto alla media europea)
scarsa qualità del capitale umano disponibile (la continua emigrazione verso le regioni del Settentrione comporta un
● progressivo depauperamento delle risorse umane, soprattutto di qualità, a svantaggio della capacità competitiva del
sistema meridionale).
lagging regions
Le dinamiche delle europee, pur avendo caratteristiche comuni, sono geograficamente diversificate e
dipendono dalle specificità delle singole realtà territoriali.
- Capitolo 2 Il progetto delle ZES per il Mezzogiorno d’Italia
→
2.1. Le ZES come strumento di sviluppo nel Mezzogiorno d’Italia
L’istituzione di ZES nel Sud Italia, stabilita nel 2017 con la legge 123/2017, fa parte del pacchetto di politiche denominato
“Disposizioni urgenti per la crescita economica nel mezzogiorno”, che include una serie di incentivi (vantaggi fiscali) e
procedure semplificate, il cui scopo consiste nel recupero del ritardo di sviluppo del Mezzogiorno nei confronti del
Settentrione e dell’Europa continentale, favorendo sia lo sviluppo delle imprese già esistenti sia la nascita di di nuove.
Le ZES possono essere istituite solo
nelle regioni meno sviluppate Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia;
→
● nelle regioni in transizione Abruzzo, Molise e Sardegna.
→
● e vengono richieste dalle Regioni stesse che devono stilare un Piano di sviluppo strategico: un accurato
bilancio in cui si evidenziano la situazione di partenza e quella a cui si aspira.
Per poter istituire le ZES, le imprese devono impegnarsi a conservare l’investimento per almeno 7 anni, pena la revoca dei
vantaggi.
La durata massima della ZES è di 14 anni prorogabili di almeno 7 sulla base del monitoraggio previsto dall’Agenzia per la
Coesione Territoriale, che deve monitorare l’avanzamento del Piano di sviluppo strategico presentato da ciascuna ZES, i
benefici concessi e i loro relativi risultati, attraverso specifici indicatori:
numero di nuove imprese insediate nella ZES; valore del fatturato delle imprese insediate nella
● ●
numero dei nuovi occupati in imprese insediate nella ZES;
● ZES; valore totale dei nuovi investimenti.
●
2
La scelta degli indicatori caratterizza le ZES italiane come Zone Industriali di Trasformazione ed Esportazione.
La legge prevede che la localizzazione di ogni ZES debba interessare una o più aree che
comprendano almeno un porto della rete europea, per lo sviluppo della rete transeuropea
dei trasporti.
Gli scali sono organizzati in
una rete “Centrale” (porti di importanza strategica rispetto alla domanda di
● traffico e di trasporto);
una rete “Globale” (tutti gli altri porti).
●
Le regioni prive di questi scali (Abruzzo, Molise e Basilicata) possono richiedere
l’istituzione della ZES solamente in associazione con un’altra Regione contigua o
con un’area portuale dotata delle caratteristiche richieste.
Questa strategia tende a far leva sull’economia marittima anche per far fronte allo
→
svantaggio geografico e al grave ritardo infrastrutturale (ex. per aggirare l’attuale scarsità di infrastrutture di collegamento
via terra).
Senza un adeguamento delle infrastrutture di collegamento, la questione dell’accessibilità delle regioni meridionali continua a
essere un punto critico, per cui risulta urgente procedere all'integrazione della rete ferroviaria meridionale con quella
settentrionale (sia nel traffico persone che merci).
Efficienti infrastrutture di collegamento terrestre porterebbero vantaggi alle industrie sia nell’acquisto delle
→
materie prime sia nella distribuzione dei prodotti.
Le aree che costituiscono una ZES non devono necessariamente essere adiacenti, ma devono essere legate da un nesso
economico.
A capo della ZES è nominato un Comitato di indirizzo (presieduto dal Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale e
composto da rappresentati delle Regioni coinvolte e dal Governo, quindi dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), il cui compito è quello di assicurare e promuovere i vantaggi previsti nell’area.
Il Regolamento stabilisce una formula con la quale viene individuata l'estensione massima della
perimetrazione della ZES, calcolo in cui però non si tiene conto di parametri quali il traffico
merci esistente, la specializzazione produttiva, la posizione geografica, la vocazione
economica…
Come risultato non viene assegnata una percentuale di territorio adeguata in relazione alle
→
necessità della ZES.
driver
2.2. Il sistema portuale di rilancio dell’economia del Mezzogiorno
Lo sviluppo del sistema portuale del Mezzogiorno italiano assume particolare importanza nell’ambito della strategia europea
Blue Growth,
finalizzata all’attuazione della che vede l’economia marittima come una possibilità di crescita economica
complessiva, volta alla coesione e alla crescita del Mezzogiorno (come definito dal Piano Strategico Nazionale della
Portualità e della Logistica).
Tuttavia anche in questo campo il Sud Italia è vittima di un’arretratezza infrastrutturale ( carenza di collegamenti rapidi
→
con il centro del continente europeo), che porta la portualità meridionale a un sottoutilizzo rispetto al potenziale strategico
dovuto alla posizione centrale nel mar Mediterraneo.
Questa situazione del Sud Italia rappresenta, però, uno svantaggio per l’intero continente, dato che costringe le navi
a diversi giorni di navigazione in più, con relativi costi in termini sia economici sia ambientali.
Per trovare una soluzione a questo problema è intervenuta la Riforma del Sistema Portuale, che punta a una
riorganizzazione generale delle Autorità Portuali in (15) Autorità di Sistema Portuale, in grado di pianificare una
progettazione di area concorde con le indicazioni strategiche nazionali (favorendo la comunicazione tra mare e
l’export)
terraferma e 3
Per aumentare la competitività dei porti italiani (specialmente del Sud Ital
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