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introdusse numerosi programmi pubblici per rivitalizzare l'economia americana, dare un aiuto

economico alle famiglie in povertà e migliorare la regolazione dell'economia. Uno dei più

importan( programmi del New Deal fu quello rela(vo alla sicurezza sociale (social security) che è

arrivato fino ad oggi. La social security statunitense è un sistema basato sulle assicurazioni, che

fornisce assistenza finanziaria agli anziani, sussidi di disoccupazione e sostegno per le spese

sanitarie per i bambini, i disabili, over 65 e i soggeM a basso reddito.

Nel Regno Unito, il welfare venne rafforzato ed esteso dopo la seconda guerra mondiale, perchè

durante la guerra il governo britannico incaricò William Beveridge di scrivere una relazione sulla

riforma del sistema di previdenza sociale. Il rapporto di Beveridge, con il quale poi divenne

famoso, afferma che: la previdenza sociale dovrebbe essere considerata solo una parte di una

poli(ca più complessa di progresso sociale. Un sistema di previdenza sociale dovrebbe fornire

sicurezza economica; è un aAacco nei confron( del bisogno. Ma il bisogno è solo uno dei 5

gigan( della strada verso la ricostruzione, gli altri sono: la malaMa, l'ignoranza, lo squallore e

l'ozio. Ognuno di ques( gigan( venne aAaccato da un diverso pilastro del welfare state

britannico del dopoguerra, infaM fu resa gratuita l'educazione secondaria, la malaMa venne

aAaccata dal sistema sanitario pubblico, si cercò di contrastare lo squallore (miseria e degrado)

occupandosi del nuovo sviluppo urbano dopo la distruzione di abitazioni in seguito ai

bombardamen(, ed infine si cercò di ridurre l'ozio (disoccupazione) aAraverso una poli(ca di

pieno impiego. L'idea che i governi potessero e dovessero influenzare il livello di occupazione di

un'economia capitalista venne sviluppata da un contemporaneo di Beeveridge, l'economista

inglese Keynes, il quale sosteneva che i governi potessero influenzare il livello di domanda per

beni e servizi nell'economia e che questo, a sua volta, avrebbe modificato i livelli di occupazione.

In una fase di recessione, il governo dovrebbe s(molare la domanda, per incen(vare la

produzione ed incoraggiare gli imprenditori ad assumere più lavoratori. La domanda dovrebbe

venir s(molata aAraverso il taglio delle tasse o l'aumento della spesa pubblica. Per fare ciò, i

governi potrebbero aver bisogno di chiedere in pres(to del denaro e i debi( dovrebbero venire

ripaga( alla ripresa dell'economia. In caso di boom economico, il governo dovrebbe operare in

senso opposto: cercare di ridurre la domanda complessiva, questo garan(rebbe che l'offerta di

lavoro non sia inferiore alla domanda da parte degli imprenditori, cosa che potrebbe portare ad

un eccessivo aumento dei salari o a una crescita delle importazioni, con una conseguente crisi

della bilancia dei pagamen(. Il sistema di sicurezza sociale contribuisce anche alla regolazione

della domanda. Garantendo un livello minimo di qualità di vita anche a chi non lavora, si

stabilisce anche un livello minimo dei consumi complessivi; questo sistema di aiu( dovrebbe, in

teoria, evitare che una recessione possa di nuovo trasformarsi in una crisi globale.

Le teorie keynesiane sembrano esprimersi al meglio quando le economie nazionali sono

rela(vamente indipenden( l'una dell'altra. Nel momento in cui le aMvità economiche diventano

sempre più internazionalizzate e il capitale può muoversi più liberamente da un paese all'altro,

diventa più difficile usare le tecniche keynesiane per regolare la domanda ed influenzare il livello

occupazionale.

Spazi di welfare I: contrastare i “regimi di welfare”

Nel 1900 lo scienziato poli(co danese Gosta Esping – Andersen ha pubblicato un testo che è

diventato fondamentale per la ricerca che si occupa di Stato sociale. Il libro è interessante per i

geografi perchè si concentra sulle disuguaglianze geografiche nello sviluppo dell'offerta di servizi

di welfare. Nella sua opera si individuano 3 grandi categorie di welfare state, che chiama “regimi

di welfare”: quello conservatore, quello liberale, quello socialdemocraFco, a seconda del (po di

poli(che scelte per sviluppare lo Stato sociale. Lo Stato liberale è fondato sulla libertà

dell'individuo, con un'interferenza minima da parte dello Stato. Lo Stato conservatore tende ad

enfa(zzare la tradizione, la religione, la famiglia, il ceto sociale e l'ordine. Lo Stato socialista

sos(ene che le libertà del liberismo siano illusorie, dal momento che sono fondate sulla

proprietà privata e sul sistema economico capitalista, che tende a generare disuguaglianze

sistema(che ed una struAura sociale nella quale la ricchezza viene accumulata da pochi a

discapito della maggioranza. I socialdemocraFci credono che i problemi sociali causa( dal

capitalismo possano essere ridoM o elimina( aAraverso i mezzi della democrazia parlamentare,

conservando la struAura di base del sistema capitalista. L'analisi del welfare faAa da Andersen

evidenzia 3 elemen( chiavi:

1. Il primo è il grado in cui la fornitura di servizi di welfare avviene al di fuori del mercato,

ovvero senza fare di essi beni di mercato.

2. Il secondo è il mescolarsi della fornitura di servizi di welfare da parte del mercato, dello

Stato o della famiglia e della comunità.

3. Da ques( deriva il terzo elemento, ovvero il faAo che il welfare state non può venire

inteso solo in termini di “diriM” dei ciAadini a determina( servizi o sussidi, ma deve

essere analizzato in base al modo in cui ques( vengono forni( e da parte di chi.

Gli Sta( non si dividono neAamente in 3 categorie ma possono essere suddivisi in diversi

raggruppamen(:

CaraWerisFche dello Stato liberale: predominano l'assistenza basata su rigidi criteri di selezione,

scarsi sussidi universali e un modesto piano di assicurazioni sociali. I servizi si rivolgono

sopraAuAo a un'utenza a basso reddito, solitamente composta da statali o esponen( della classe

lavoratrice. Lo Stato incoraggia il mercato, sia passivamente fornendo a chi lo richiede solo un

sostegno minimo, sia aMvamente sovvenzionando sistemi di welfare priva(. Un esempio di

questo (po sono gli USA e il Canada.

CaraWerisFche del gruppo “conservatore – corporaFvo”: in ques( welfare state conservatori e

fortemente “corpora(vi”, l'ossessione liberale per l'efficienza del mercato e la mercificazione non

è mai stata prevalente e il mantenimento dei diriM sociali non è mai stato messo in discussione.

Ad essere prevalente è stata la conservazione delle differenze di ceto: i diriM sono collega( alla

classe e allo status sociale, i regimi corpora(vi sono (picamente influenza( dalla chiesa e

streAamente lega( al mantenimento della famiglia tradizionale. Il principio di sussidiarietà indica

il faAo che lo Stato interviene solo dove viene meno la capacità della famiglia di occuparsi dei

propri membri. Un esempio di questo (po sono: Austria, Francia, Germania e Italia.

CaraWerisFche dei welfare state socialdemocraFci: si applica un modello di welfare state che

promuove una diffusione equa di servizi di alto livello. L'idea non è quella di aspeAare che venga

meno la capacità di intervento della famiglia, ma di socializzare preven(vamente i cos( della

ges(one familiare. Il diriAo al lavoro ha lo stesso status del diriAo ad alcune garanzie

economiche, però l'enorme costo di mantenere un sistema di welfare solidaris(co porta alla

necessità di ridurre al minimo i problemi sociali e massimizzare le entrate. Un esempio di questo

(po sono i Paesi scandinavi.

Spazi di welfare II: la geografia dei servizi pubblici

Una delle caraAeris(che della maggior parte dei welfare state è stato l'impegno poli(co, da

parte dello Stato, ad usare questa capacità per promuovere la diffusione universale sul proprio

territorio, della fornitura di servizi pubblici. TuM coloro che vengono ritenu( idonei a ricevere un

certo servizio welfare, secondo i parametri nazionali, dovrebbero essere in grado di oAenerlo,

indipendentemente da dove risiedono; nella pra(ca raramente le cose sono così lineari.

3.3 LE CONTRADDIZIONI DEL WELFARE STATE

In una società vasta e complessa è difficile garan(re una copertura territoriale del tuAo uniforme

dei servizi pubblici. Il welfare state del dopoguerra, specialmente nella sua forma

socialdemocra(ca ambiva ad essere equo ed universale. In mol( paesi questa universalità

tramontò nel corso degli anni '90, quando le possibilità di spesa dei governi si ridussero e mol(

di ques( cercarono di indirizzare la spesa verso determina( gruppi sociali, anziché offrire a tuM

lo stesso servizio. Numerosi autori hanno sostenuto che i problemi del welfare state nascono

dalle contraddizioni logiche tra il suo apparato e le sue funzioni e nell'ambito della relazione tra

Stato e società. Un altro gruppo di cri(ci ha soAolineato come alcuni gruppi sociali siano sta(

esclusi dai pieni diriM di “ciAadinanza sociale” su cui si basa il welfare state. Lo Stato raramente

viene coinvolto in prima persona nella produzione di profiAo, questo significa che i moderni

welfare state sono quasi completamente dipenden( dalle risorse prodoAe dal seAore privato.

Nei Paesi capitalis(, gli Sta( possono oAenere il denaro in tre modi: prendendolo in pres(to, con

il geMto fiscale, direAo o indireAo aAraverso i consumi, oppure vendendo o affiAando beni di

proprietà pubblica. In un'economia capitalista tuAe queste forme di ricavo dipendono

direAamente o indireAamente dalla produzione privata. Quindi, la produzione capitalista paga lo

Stato, ma in cambio oMene qualcosa, nel momento in cui questo fornisce le infrastruAure, un

sistema legale, una forza lavoro istruita ecc. Non c'è una relazione funzionale direAa tra lo Stato

e l'accumulazione del capitale. Se le poli(che dello Stato incidessero in maniera nega(va

sull'efficienza complessiva del sistema capitalista, nel medio o lungo periodo ci sarebbero

conseguenze nega(ve per lo Stato stesso. Si dovrebbe affrontare livelli crescen( di problemi

sociali, dovu( al declino economico e al conseguente aumento dei cos(, inoltre si vedrebbe una

stagnazione delle proprie risorse di base. Lo Stato è l'oggeAo di pressioni contraddiAorie, ne

seguono strategie per provare a risolvere le difficoltà in un seAore ma si rischia di aumentarle in

un altro. Lo Stato moderno nelle società capitaliste è segnato da una tendenza a crisi fiscali, crisi

della razionalità e crisi di legiMmazione.

Crisi fiscali

La tendenza alle crisi fiscali si sviluppa quando il bilancio dello Stato tende a crescere più

velocemente delle sue risorse di base. Quando le economie capitaliste si espandono, queste

tendono ad essere sempre più organizzate dallo Stato. La riproduzione con(nua delle relazioni di

produzione capitaliste dipende in maniera crescente dalle aMvità dello Stato in altri seAori,

come: la regolazione del sistema bancario e di credito, l'organizzazione dei merca(, la

s(molazione della domanda, la realizzazione di infrastruAure fisiche e di inves(men( nel

capitale umano, come l'istruzione e la formazione. Secondo Offre, lo Stato ha la tendenza ad

assorbire una parte sempre crescente del prodoAo nazionale lordo, lasciando una percentuale

sempre minore agli inves(men( del seAore privato.

Crisi della razionalità

Perchè lo Stato sia in grado di agire razionalmente deve soddisfare 5 criteri:

1) deve agire mantenendo una certa distanza dalle richieste poli(che immediate

2) deve essere in grado di separare al proprio interno quelle funzioni che riguardano il suo

ruolo di guida dell'economia da quelle rela(ve ad assicurarsi un “sostegno di massa” che

lo legiMmi

3) deve essere in grado di coordinare le sue diverse is(tuzioni per evitare che operino in

maniera contradditoria

4) deve avere sufficien( informazioni grazie alle quali poi prendere decisioni

5) deve riuscire a fare delle previsioni veri(ere sulla scala temporale in cui intende

pianificare le proprie aMvità

La tendenza alla crisi di razionalità nasce quando lo Stato è incapace di soddisfare ques( criteri.

Crisi di legiTmazione

La crisi di legiMmazione si sviluppa quando lo Stato mostra un'incapacità cronaca ad assicurare

in maniera stabile un sostegno alle proprie aMvità. Si iden(ficano 5 problema(che:

1) il welfare state è basato sull'impegno a garan(re alla popolazione al( livelli di benessere

sociale, dato che questo obieMvo fa parte delle poli(che di Stato, qualsiasi fallimento

nel mantenere i servizi di welfare ha un impaAo sul consenso pubblico molto maggiore a

quello che si verifica nel caso di fallimen( in seAori della poli(ca.

2) Le risorse che in passato potevano promuovere l'integrazione sociale, vengono meno nel

momento in cui vanno scomparendo gli s(li di vita pre – industriali.

3) Ci sono delle contraddizioni tra le norme e le visioni sociali e culturali che destabilizzano

la cultura poli(ca

4) i simboli che promuovano la coesione sociale e l'integrazione si ispirano sempre più al

mercato, di conseguenza perdono la propria validità come oggeM della solidarietà

popolare.

5) Quando lo Stato tenta di configurare mol( aspeM della vita sociale al di fuori del

mercato, le vite dei lavoratori sono sempre meno soggeAe alla disciplina del mercato del

lavoro e di conseguenza le loro aspeAa(ve crescono.

3.4 LA POLITICA DI RINNOVAMENTO DEL WELFARE STATE

Le tesi di Offre sono convincen( ma sono costruite sulle base di presunte tendenze logiche, non

riescono a spiegare il perchè alcuni Sta( in determina( periodi diven(no l'oggeAo di certe

strategie poli(che oppure mostrino specifiche forme concrete di crisi. In questo caso si rivela

u(le l'approccio “strategico – relazionale” elaborato da Bob Jessop, il quale sos(ene che lo Stato

spesso sia il luogo di strategie confliAuali tra gruppi sociali, par(( poli(ci e dipenden( statali.

La criFca conservatrice: lo Stato permissivo

Il welfare state socialdemocra(co, tanto concentrato sulla fornitura di servizi di welfare e sui

diriM sociali, è stato oggeAo di aAacco poli(co dagli schieramen( di destra a par(re dagli anni

'80. in mol( Paesi, dopo la Seconda guerra mondiale, si era sviluppata un'ampia convergenza

poli(ca tra destra e sinistra che porta in mol( casi ad un'acceAazione generale dell'esistenza del

welfare state. Durante gli anni '80 questo consenso venne meno e lo Stato sociale divenne

l'oggeAo di grandi cri(che nate tra i pensatori di destra. Anche la cri(ca di destra era

contraddiAoria al suo interno, perchè combinava elemen( conservatori con altri liberali. I

neoconservatori aAaccavano il welfare state per un suo presunto ruolo nel minare le struAure

tradizionali della famiglia, della religione e dell'inizia(va personale. Questa visione ha generato

un acceso dibaMto, con molte tesi che suggeriscono che lo Stato risponda a mutamen( sociali

più ampi (per esempio nelle struAure familiari), piuAosto che produrre esso stesso tali

cambiamen( e che il nucleo familiare tradizionale non debba essere considerato come l'unica

forma di famiglia legiMma, né necessariamente la migliore.

La criFca neoliberale: lo Stato bambinaia

Le posizioni neoliberali sono per mol( aspeM in disaccordo con quelle conservatrici, anche se le

due si combinano nel pensiero dei par(( poli(ci di destra. Una prospeMva liberale, con

l'esaltazione della libertà individuale, potrebbe soAolineare il diriAo delle persone di vivere nella

forma di famiglia che preferiscono, senza interferenze da parte dello Stato. Dall'altra parte i

neoliberali potrebbero condividere con i conservatori le paure nei confron( dei sussidi di welfare

forni( alle madri single. Il neoliberismo sos(ene che la fornitura di servizi di welfare da parte

dello Stato dovrebbe essere ridoAa al minimo e lo Stato non dovrebbe impegnarsi né a favore né

contro il nucleo familiare tradizionale. Il presupposto del neoliberismo è che il libero mercato,

lasciato agire liberamente, assicura il maggior benessere per il maggior numero di persone; ne

consegue che l'intervento dello Stato sia des(nato a fallire nel lungo periodo e che lo Stato sia

meno efficiente del mercato nel favorire il benessere. In risposta a tali tesi, i cri(ci di sinistra

sostengono che le forze di mercato, lasciate a se stesse, non producono gius(zia sociale, ma

agiscono in una maniera che portano a maggiori difficoltà per chi si trova ai gradini più bassi

della scala sociale.

La criFca femminista: lo Stato di genere

Un punto di vista molto diverso viene dalle autrici femministe che hanno cri(cato molte aMvità

dello Stato, sulla base delle connotazioni di genere. Il femminismo è un movimento molto

variegato, ma in genere si concentra sulla posizione diseguale delle donne nei confron( del

genere maschile. Il femminismo liberale enfa(zza la loAa per la parità di diriM da parte delle

donne all'interno dei sistemi sociali esisten(, mentre il femminismo socialista e radicale sos(ene

che ques( siano la fonte stessa delle disuguaglianze di genere e che vadano trasforma(

radicalmente. Le femministe socialiste suggeriscono che il capitalismo giochi un ruolo

importante nel produrre le disuguaglianze di genere, mentre le femministe radicali concentrano

l'aAenzione sulle relazioni sociali patriarcali. Questo ha portato le femministe socialiste a

concentrarsi in temi come la posizione delle donne nel mercato del lavoro, mentre quelle radicali

guardano sopraAuAo al ruolo degli uomini e delle ideologie maschiliste nello sfruAare le donne

aAraverso il controllo sui loro corpi e la violenza. Le femministe hanno anche sostenuto che le

aMvità di welfare dello Stato vadano a vantaggio degli uomini, ma questo cambia a seconda dei

casi, per esempio il beneficio per le donne è stato raggiunto sopraAuAo nei regimi

socialdemocra(ci, rispeAo a quelli conservatori.

La terza corrente del femminismo, quella liberale, si concentra sui diriM legali e sull'uguaglianza

di opportunità, infaM è stato enfa(zzato il faAo di dare alle donne le stesse possibilità di accesso

al lavoro che agli uomini.

Le sfide socialiste: lo Stato borghese

La cri(ca socialista al welfare state sos(ene che lo Stato operi in favore della classe media e

secondo gli interessi del capitale, ai danni della classe lavoratrice. Alcuni autori socialis( hanno

messo in evidenza il faAo che i ruoli decisionali dell'apparato dello Stato tendano a essere

occupa( in modo sproporzionato dalla borghesia, mentre altri hanno sostenuto che il processo

di formazione dello Stato è il risultato dello sviluppo di alleanze di classe. Gli Sta( fondano gran

parte della propria rivendicazione di autorità e legiMmità anche sulle poli(che economiche: dato

che il sistema economico è dominato dalle relazioni di produzione capitaliste che, secondo

l'analisi socialista, dipendono dalla con(nua accumulazione di capitale e dallo sfruAamento di

classe, è inevitabile che promuovere la crescita economica significhi promuovere gli interessi del

capitalismo. Tradizionalmente, la resistenza di classe nei confron( dello Stato deriva dalla nascita

dei movimen( dei lavoratori e dei sindaca(. Alla crescita dei servizi di welfare si è accompagnata

la crescita della forza lavoro statale, di conseguenza lo Stato veniva coinvolto sempre più

direAamente nella cos(tuzione di relazioni di classe. Le sfide rivolte allo Stato dai movimen( dei

lavoratori potevano essere lanciate non solo aAraverso il sistema poli(co (come con

l'affermazione dei par(( laburis( e socialis() ma anche per mezzo di proteste sindacali da parte

dei lavoratori dello Stato.

La formazione dello Stato e le loWe sociali

Anche se lo Stato è l'oggeAo di cri(che provenien( da diverse posizioni poli(che, i movimen(

sociali e poli(ci che si fondano su queste cri(che puntano a cambiarlo, piuAosto che ad abolirlo.

Le caraAeris(che future degli Sta( dipendono dal successo poli(co di strategie e movimen(

sociali che si basano su queste posizioni cri(che.

La nascita del workfare state

Quando una crisi fiscale, a metà anni '70, portò New York sull'orlo della bancaroAa, il welfare

state nazionale non subì un totale collasso. Anche dopo grandi trasformazioni, i governi

con(nuano a spendere elevate somme del proprio bilancio per il welfare state e le aMvità

correlate. Nella maggior parte dei Paesi, i servizi pubblici fondamentali ricevono ancora un

notevole supporto da parte dello Stato, ma quello che è cambiato è come questo bilancio viene

suddiviso e il modo in cui vengono eroga( i servizi. La fornitura di servizi di welfare è stata

condizionata da diversi faAori e spesso non viene più vista come un diriAo universale, ma come

qualcosa che ci si deve guadagnare. Per esempio i disoccupa( devono seguire corsi di

formazione professionale o devono partecipare a programmi mira( di ricerca del lavoro. Questa

crescita di vincoli ai servizi di welfare ha portato alcuni a parlare di un passaggio dal welfare al

workfare state. L'idea di workfare nasce negli USA tra gli anni '60 e '70 e inizialmente faceva

riferimento a programmi che richiedevano alle persone che vivevano grazie al welfare, di

lavorare per guadagnarsi i sussis(. Oggi si sta diffondendo sempre più il “workfarismo” ovvero un

approccio alle poli(che del lavoro per il quale chi riceve dei sussidi deve guadagnarsi il proprio

denaro, aAraverso cambiamen( nel comportamento ed una partecipazione aMva ai programmi

ufficiali, pensa( per rendere queste persone più adaAe al mercato del lavoro. Il proposito è

quello di spostare le persone dal welfare al lavoro. Il workfarismo si basa sull'idea che la

disoccupazione non esista a causa della scarsità dei pos( di lavoro, ma perchè le persone senza

impiego sono inadaAe ai lavori esisten( o non vogliono migliorare il loro stato. L'obieMvo è

quello di formare gli individui in modo mirato, per venire incontro alle necessità dei potenziali

datori di lavoro.

3.5 INTERPRETARE IL REGIME DI WORKFARE

Uno dei resocon( più approfondi( dei cambiamen( nella natura dello Stato si ritrova nel lavoro

di Bob Jessop. Lui sos(ene che il welfare state nazionale keynesiano s(a venendo rimpiazzato da

un regime di workfare post – nazionale. Nelle economie internazionalizzate del XXI secolo, i

governi danno priorità alla compe((vità economica, piuAosto che allo stato sociale. Jessop

definisce ciò “schumpeteriano” citando l'economista Joseph Schumpeter che era interessato

all'economia dell'innovazione. Oggi in generale, lo Stato con(nua ad essere coinvolto nel

finanziamento dei servizi, almeno per i gruppi più svantaggia(, ma la loro fornitura viene spesso

affidata ad organizzazioni private o volontarie. Questo processo di priva(zzazione si è diffuso in

maniera diseguale, sia tra i diversi Sta( che al loro interno. La crescente importanza del seAore

informale e no profit ha portato alcuni a parlare della nascita di uno “Stato ombra”, una serie di

is(tuzioni che stanno gradualmente soAraendo funzioni allo Stato.

Sussidiarietà: è un principio regolatore della società e dell'organizzazione poli(ca, presente in

molte corren( della filosofia poli(ca e del diriAo. La sussidiarietà può essere ver(cale (le

decisioni poli(che devono essere prese al livello di governo più vicino ai ciAadini) oppure

orizzontale (il seAore pubblico deve intervenire solo dove la società non sia in grado di

organizzarsi autonomamente).

CAPITOLO 4 - “DEMOCRAZIA, CITTADINANZA ED ELEZIONI”

La pra(ca del voto presenta uno degli esempi più tangibili della partecipazione democra(ca. La

geografia eleAorale è una branca molto vitale della geografia poli(ca, che analizza la

distribuzione dei modelli di voto e l'asseAo territoriale delle compe(zioni eleAorali, spesso

connesso alle disparità sociali, culturali ed economiche.

(In questo capitolo si prende come riferimento lo Stato liberaldemocra(co, questo non vuol dire

che si aAribuisce a questo modello il ruolo di forma universale di comunità poli(ca, ma si vuol

riconoscere la sua importanza storica come modello di organizzazione che garan(sce gius(zia

sociale e libertà poli(ca.)

4.2 L'ILLUMINISMO E LA DEMOCRAZIA LIBERALE

Il tema della libertà dell'individuo è salda nelle idee degli occidentali riguardo sia alla poli(ca che

alle società. La concezione individualis(ca di libertà umana è il prodoAo di una serie di

circostanze sociali, poli(che ed intelleAuali che ebbe luogo nel XVIII secolo e alla quale ci

riferiamo con il termine “Illuminismo”.

Il progeWo illuminista

Accanto all'urbanizzazione, l'industrializzazione e lo sviluppo del capitalismo, la nascita dello

Stato moderno ha rappresentato un elemento chiave della modernità. In senso streAo, il termine

Illuminismo indica le idee di un gruppo di pensatori del XVIII secolo; più in generale ci si riferisce

ad un ampio movimento intelleAuale che si sviluppò dopo la Riforma protestante. Questo

movimento aAribuiva un valore maggiore alla razionalità ed all'intelleAo umano, piuAosto che

alla supers(zione e alla religione, is(tuendo un sistema filosofico di riferimento per i

cambiamen( ed i progressi sociali in aAo. L'Illuminismo si riferisce al lavoro di alcuni philosophes

francesi, come: Diderot e Voltaire, la cui opera principale fu l' “Encyclopédie”, pubblicata in 35

volumi tra il 1751 e il 1776. Gli scriM dei philosophes sfidarono molte delle idee tradizionali della

società feudale europea, sopraAuAo aAraverso una forte cri(ca delle supers(zioni e delle

credenze tradizionali, loro cercavano di fissare la razione e la razionalità come visioni dominan(

del mondo, accanto alla possibilità di un progresso sociale e scien(fico; infaM l'illuminismo è

conosciuto anche come “Età della ragione”. Mol( autori sostengono che il progeAo ha iniziato a

mostrare le sue crepe alla fine del XX secolo; l'esperienza di due guerre mondiali, la crescita dei

problemi ambientali, la carenza di progressi sociali in molte par( del mondo e la sensazione che

il mondo iniziasse ad essere dominato dalla tecnologia anzi che averla al proprio servizio, sono i

mo(vi sui dubbi emersi sugli ideali dell'Illuminismo. Numerosi studiosi hanno sostenuto che la

fede illuminista nella razionalità si traducesse in un modo di vedere il mondo cinico,

onnicomprensivo e maschile.

L'illuminismo e l'individuo

Il progeAo illuminista aAribuisce all'uomo un ruolo centrale nel mondo. All'inizio dell'età

moderna era molto più frequente che si meAesse Dio al centro e che gli esseri umani venissero

vis( solo come una parte (imperfeAa) della creazione divina. Le persone non venivano

considerate come individui ma come componen( di un gruppo sociale, con la Chiesa, la

monarchia e la nobiltà al ver(ce. La sfida dei philosophes era quella di far sì che i loro principi

venissero adoAa( all'interno del progeAo illuminista da coloro che volevano costruire un sistema

di libertà poli(che, sull'idea di libertà intelleAuale da loro diffusa. Il pensiero poli(co che sorse

dall'Illuminismo era nuovo, infaM i filosofi poli(ci iniziarono a dar risalto alla libertà individuale.

Gli an(chi poteri delle monarchie assolute venivano messi in discussione, in alcuni casi con

metodi violen(, e al loro posto venivano is(tuite diverse modalità di governo rappresenta(vo.

Ques( cambiamen( non avvennero all'improvviso e non ebbero ovunque gli stessi risulta(, ma

nel momento in cui si realizzavano, meAevano in pra(ca i principi filosofici dell'Illuminismo.

Questo passaggio viene spesso chiamato “Rivoluzione borghese”, perchè venivano messe in

discussione le vecchie struAure di potere basate sull'autorità ereditaria della nobiltà e

dell'aristocrazia. Al loro posto salirono al potere, in gran parte d'Europa, le “classi nuovi” dei

commercian(, degli industriali e dei capitalis( (la borghesia). Solo i più radicali tra i pensatori

poli(ci sostenevano che tuM avrebbero dovuto avere voce in capitolo nel governo dello Stato.

Anche se non tuM gli individui venivano inclusi, alla fine del XVIII secolo l'individualismo, come

idea o come principio poli(co, era diventato il pensiero poli(co dominante nella poli(ca e

nell'economia perlomeno nell'Europa seAentrionale.

Il liberalismo

L'individualismo è alla base del liberalismo. Oggi il termine “liberalismo” (o “liberismo” quando

ci si riferisce all'economia) viene spesso usato sia per riferirsi alle idee di una certa corrente

poli(ca che per indicare un approccio tollerante o permissivo. Nel XVIII e XIX secolo

quest'espressione aveva un significato molto più preciso; prima di tuAo la poli(ca e l'economia

non venivano traAate separatamente, come oggi, e mol( si definivano “economis( poli(ci”.

Quello che si definisce liberalismo “classico” pone l'accento sull'importanza degli individui e delle

libertà individuali sia nella poli(ca che nell'economia, considerando le due completamente

interconnesse. Però anche il liberalismo ha dovuto affrontare delle sfide: sia i conservatori che i

socialis( hanno cri(cato i presuppos( teorici e le pra(che del liberismo. Tra gli autori liberali,

mol( presero parte all'Illuminismo francese, mentre altri, tra i quali David Hume e Adam Smith,

si rifanno all'Illuminismo scozzese. Quest'ul(mi sostengono che l'individuo dovrebbe essere

libero da qualsiasi interferenza da parte del governo, a meno che questa non sia necessaria per

difendere altre persone. Questa libertà comprende: la libertà di possedere proprietà private, di

commerciare e is(tuire imprese commerciali (aspeAo fondamentale), mentre il presupposto

teorico era che la scelta migliore per una società fosse di permeAere agli individui di perseguire il

proprio interesse personale, senza interferenze. Questo obieMvo si raggiunge se, secondo i

liberali, il governo riduce al minimo la propria aMvità, permeAendo che gli individui si

compor(no secondo i propri desideri. Il liberismo classico non garan(va, né implicava, la

presenza di un governo rappresenta(vo.

Liberismo e liberalismo: il liberismo è una doArina favorevole alla libertà economica esposta tra

i primi da Adam Smith, filosofo scozzese e fautore della nozione della “Mano invisibile” in

polemica col mercan(lismo. Nel corso del 1800 il passaggio dalla vecchia alla nuova visione

economica fu indubbiamente favorito dal declino dell'agricoltura e dal contemporaneo sviluppo

dell'industria. A livello poli(co l'aAuale credo liberis(co è nato con il volume di Nozick Anarchia,

Stato e Utopia, che ha messo in evidenza i due vincoli che si trova davan( l'individuo nel vivere

liberamente la sua vita: in campo economico ha a che fare con la scarsità delle risorse materiali

disponibili e nella vita pubblica l'obbligo di rispeAare i diriM e le libertà altrui. A par(re dalla fine

del '700 tale doArina economica ha influenzato la nascita del liberalismo.

La democrazia liberale: l'estensione della poliFca formale

Anche se non c'è nessun collegamento necessario tra la democrazia parlamentare e la filosofia

del liberalismo, sono state le stesse circostanze sociali ed intelleAuali, nelle quali si è sviluppato il

liberalismo, a generare pressioni in direzione di forme di governo più rappresenta(ve. Nel Regno

Unito del XIX secolo, liberali e radicali chiesero una riforma del Parlamento per allargare il diriAo

di voto ad un numero più ampio di persone; questo processo ebbe inizio con il Great Reform Act

del 1832 che estese il diriAo di voto a gran parte della classe media emergente. Nel 1848 si

accesero in tuAa Europa mo( di protesta, che chiedevano governi più rappresenta(vi,

sull'esempio dei fermen( rivoluzionari francesi, in seguito ai quali vennero is(tui( la Seconda

Repubblica (con vita breve) e il suffragio universale maschile. Nei decenni successivi ci fu un

innalzamento del livello dei diriM poli(ci formali, anche se è solo nel pieno del XX secolo che il

suffragio universale maschile si diffuse in tuAe le aAuali democrazie liberali.

La diffusione della democrazia

La storia della nascita degli Sta( democra(ci meAe in luce la centralità delle baAaglie condoAe

dagli individui e dai gruppi per oAenere una rappresentanza. C'è l'idea che la democrazia sia di

per se stessa un valore umano universale, des(nato a diffondersi in tuAo il mondo. Samuel

Hun(ngton iden(fica 3 ondate di democra(zzazione, che hanno avuto luogo tra il 1828 ed il

1926, tra il 1943 e il 1964 e tra gli anni '60 e il 1991, quando gli Sta( autoritari o coloniali si

trasformarono in democrazie. Le tesi di Hun(ngton lasciano pensare che, dopo ogni data di

democralizzazione, ci sia stato un contro – movimento os(le alla democrazia. Il culmine del

modello di Hun(ngton è rappresentato dal crollo del muro di Berlino (1989) e dalle

trasformazioni democra(che negli ex Sta( comunis( dell'Europa centrale e orientale. Questo

momento è un elemento chiave nelle teorie del filosofo poli(co Francis Fukuyama che in una sua

opera sfruAa la terminologia darwiniana per celebrare l'evoluzione ideologica dell'umanità nella

scelta della democrazia liberale come forma di governo. Le tesi hanno scatenato delle cri(che e

alcuni hanno replicato che la sua celebrazione delle libertà poli(ca soAovaluta la crescente

esclusione dai diriM poli(ci. Le cri(che a Fukuyama spostano l'aAenzione su un tema

fondamentale per i geografi poli(ci, ovvero fino a che punto l'esistenza di Sta( democra(ci

conduca davvero a un aumento delle libertà poli(che. I geografi hanno faAo notare come i diriM

democra(ci non viaggiano all'interno del territorio dello Stato senza interferenze, ma si

diffondono in modo eterogeneo. In un ar(colo James Bell e Lynn Staeheli approfondiscono

questo tema, aAraverso una dis(nzione tra approcci sostanziali e approcci procedurali alla

democra(zzazione. Gli approcci procedurali riguardano sopraAuAo le is(tuzioni, le regole e le

pra(che del governo democra(co (per esempio la compe(zione eleAorale o la libertà di

stampa); gli approcci sostanziali si concentrano sugli effeM della democra(zzazione.

La ciWadinanza

CiAadinanza = è un termine che viene interpretato con numerose accezioni diverse, perchè

quello della ciAadinanza è un conceAo, non una teoria a sé, e come tale viene sfruAato in diversi

contes(, a supporto di progeM poli(ci, anche contrastan(. La radice del termine va ricercata

nelle ciAà – Stato dell'an(ca Grecia e nella Repubblica e nell'Impero dell'an(ca Roma, il conceAo

moderno di ciAadinanza si sviluppa insieme alla creazione dello Stato. La sua nascita viene

analizzata in un saggio di T.H. Marshall del 1950, secondo il quale il conceAo moderno di

ciAadinanza è composto da 3 aspeM: i diriM civili, i diriM poli(ci, i diriM sociali. Storicamente lo

sviluppo di queste diverse forme di diriM segue l'evoluzione dello Stato inglese, dalla forma

liberale del XVIII secolo, passando per quella liberaldemocra(ca del XIX secolo, fino ad arrivare al

welfare state socialdemocra(co del Novecento. Anche se le tesi di Marshall non possono essere

considerate come una descrizione esaus(va della relazione tra gli Sta( ed i ciAadini, risultano

u(li per chiarire le diverse dimensioni che la ciAadinanza può coinvolgere.

La dimensione dei diri$ civili è collegata alla doArina liberale della protezione della libertà

individuale; perchè per il liberismo lo Stato dovrebbe avere poteri abbastanza limita( da non

restringere in alcun modo le libertà individuali, ma abbastanza efficaci da garan(re queste libertà

e proteggerle da altre minacce.

La seconda dimensione della ciAadinanza, quella dei diriT poliFci, riguarda il diriAo a prendere

parte al governo della società, sia direAamente aAraverso forme di democrazia partecipa(va,

che indireAamente tramite l'elezione di rappresentan(.

La terza dimensione, quella dei diriT sociali, implica il riconoscimento, da parte dello Stato,del

diriAo dei ciAadini ad un certo livello di benessere economico e sociale, cosa che ha determinato

l'is(tuzione di varie forme di servizi d'istruzione e di assistenza, all'interno del welfare state.

L'estensione della ciAadinanza nelle varie fasi non è stata garan(ta dallo Stato senza un'esplicita

pressione per l'ampliamento dei diriM espressa dai diversi gruppi sociali, e senza che si

verificassero degli scontri per oAenerlo. Lo Stato cerca di definire in modo discorsivo chi è un

ciAadino e chi non lo è, insistendo sul faAo che la ciAadinanza è universale.

Gli spazi della ciWadinanza

I geografi sono sta( i più aMvi nel tenta(vo di contestualizzare le diverse concezioni della

ciAadinanza, con lo scopo di concentrarsi sui meccanismi aAraverso i quali alcuni individui

vengono esclusi dall'oAenere o dall'esercitare la propria ciAadinanza. Il loro lavoro ha messo in

evidenza il faAo che, comunque si intenda il conceAo di ciAadinanza, questo implica sempre un

processo di separazione tra ciAadini e non ciAadini. Per conceAualizzare quest'idea, si può

parlare di limi( formali e limi( informali alla ciAadinanza: i limi( formali si riferiscono

all'estensione legale della ciAadinanza, secondo quanto viene definito in una cos(tuzione o

codificato aAraverso statu( e traAa(; però allo stesso tempo ci sono anche pra(che informali

che servono ad escludere determina( individui dall'esercizio dei propri diriM di ciAadini.

Analogamente, possiamo dis(nguere la ciAadinanza tra “de jure” (secondo la legge) e “de

facto” (in pra(ca); questa dis(nzione evidenzia il faAo che, anche se un individuo viene

riconosciuto come ciAadino secondo i parametri legali, ci possono essere delle barriere sociali

che impediscono a questa persona di prendere parte aMvamente alla vita civile: in questo caso

diciamo che l'individuo possiede la ciAadinanza de jure ma non de facto. Allo stesso modo

possono esistere casi in cui un individuo prende parte aMvamente alla vita civile, senza che

questo venga riconosciuto per via cos(tuzionale o legale, esercitando quindi una ciAadinanza de

facto ma non de jure. L'assegnazione di una ciAadinanza de jure o de facto non è poli(camente

neutrale, né avviene per caso. L'esclusione di alcuni individui dall'esercizio dei proprio diriM e

delle proprie responsabilità come ciAadini viene determinata da caraAeris(che come il genere,

la classe sociale, le origini etniche, il credo religioso, l'età, la sessualità e il luogo di nascita. In

prima linea in questo (po di studi, le autrici femministe hanno cri(cato l'esclusione delle donne

dalla ciAadinanza, sia de facto che de jure. In quasi tuAe le democrazie europee, le donne hanno

oAenuto il diriAo di voto più tardi rispeAo agli uomini; da qui si evidenzia la natura patriarcali

della società capitalista occidentale, una struAura che discrimina le donne aAraverso l'esclusione

dalle posizioni di potere, la disuguaglianza dei salari e lo scarso interesse verso le tema(che

femminili nella definizione delle poli(che. Il primo movimento femminista, negli anni '60,

sosteneva che i principali elemen( dell'oppressione delle donne fossero: lo Stato burocra(co, il

capitalismo e la famiglia patriarcale.

La ciWadinanza insorgente

La ciAadinanza insorgente è una forma di ciAadinanza che agisce con un'opposizione violenta

all'autorità cos(tuita e che cerca di ostacolare l'azione dello Stato. Questo non vuol significare

che gli obieMvi di queste forme di azione poli(ca siano necessariamente in contrapposizione a

quelli sanci( dalla cos(tuzione di ogni singolo Stato, ma che nascono da quello che potrebbe

essere definito uno sceMcismo radicale nei confron( della capacità dello Stato di assolvere

ques( doveri. La ciAadinanza insorgente si fonda sull'azione direAa come mezzo per reclamare i

diriM di ciAadinanza. Le rappresentazioni dei media e della poli(ca possono essersi fondate su

una rappresentazione dei ciAadini insorgen( come “non auten(ci”, in opposizione ad una

ciAadinanza “auten(ca” e rispeAosa delle leggi. Per capire la relazione tra la ciAadinanza

insorgente e la massa dobbiamo guardare al di là dell'idea di riforme fondata sullo Stato o dei

modelli tradizionali di democrazia liberale.

La ciWadinanza cosmopolita

La ciAadinanza viene spesso definita come l'appartenenza ad una comunità poli(ca, mentre lo

Stato per lungo tempo è stato considerato la forma principale di comunità poli(ca. Ma questa

concezione rigida della ciAadinanza, ora, viene messa in discussione sia dagli studiosi che dagli

aAori poli(ci. Mentre la ciAadinanza ha una scala statale, mol( dei temi poli(ci più rilevan( oggi

trascendono i confini nazionali; come si può notare nel caso del riscaldamento globale, degli

interven( militari internazionali, delle crisi finanziarie o del terrorismo. La regolazione di ques(

even( poli(ci trasnazionali può rientrare soAo la giurisdizione di organizzazioni intergoverna(ve:

Nazioni Unite, Unione Europea, ma mol( esper( hanno messo in dubbio la capacità di questo

(po di is(tuzioni di rappresentare le idee e le priorità dei singoli ciAadini. Viene definita “deficit

democra(co” questa cri(ca sul fallimento del sistema degli Sta( nel permeAere ai ciAadini di

essere aMvi poli(camente su scala internazionale. Il conceAo di società civile ha ricevuto di

recente una maggiore aAenzione da parte degli studiosi, con ciò si vuol indicare dei

raggruppamen( sociali che non agiscono né all'interno dello Stato né del mercato (per il

profiAo); ma il conceAo di società civile è soggeAo a numerose contestazioni. Da un punto di

vista storico, la definizione è nata come parte fondamentale del vocabolario dei filosofi poli(ci,

quando si sono occupa( di come le persone possano soddisfare i bisogni individuali

raggiungendo, nello stesso tempo, degli obieMvi comuni. Il rinnovato interesse poli(co ed

accademico per la società civile negli anni '90, può essere ricondoAo alla caduta del comunismo

e la crescita dell'interesse nei confron( di questo conceAo ha portato anche a un ripensamento

della definizione stessa. Alcuni autori hanno cominciato a provare ad analizzare cosa significhi

parlare di società civile in una epoca di interconnessioni e con la dubbia supremazia dello Stato –

nazione. Ci concentriamo sull'idea di società civile globale, ovvero di re( di discussione e

comunicazione che agiscono aAraverso i confini degli Sta(. Il conceAo di società civile globale si

focalizza sull'is(tuzione e la difesa di norme e di diriM comuni a tuAa l'umanità. L'idea di società

civile concentra l'aAenzione sulla comparsa di una coscienza globale comune in un'epoca di

globalizzazione. Nel giudicare in modo cri(co l'azione della società civile globale, si individuano 3

aree di analisi spaziale:

1. Le azioni dei movimen( di protesta globale sono direAe verso le poli(che di determina(

sta(.

2. Le azioni di resistenza sono disomogenee nello spazio: chi possiede tempo sufficiente e

risorse tecnologiche si trova nella posizione migliore per essere coinvolto e stabilire le

priorità. Nel definire la natura globale di un'organizzazione dobbiamo considerare la

provenienza dei suoi membri, le caraAeris(che degli impiega( nelle sue sedi, le fon( di

finanziamento ed il contenuto dei programmi.

3. I teorici della ciAadinanza cosmopoli(ca sostengono che l'aumento del numero degli

sta( democra(ci nel mondo abbia poca importanza per la democra(zzazione dell'ordine

mondiale.

In termini geografici, l'idea di is(tuire un governo liberaldemocra(co che agisca al di sopra del

livello dello Stato, richiederebbe il consenso del sistema di Sta( esistente. L'Unione Europea è

stata tra i primi a proporre una visione dell'Europa come forma democra(ca cosmopoli(ca,

suggerendo che la sfida dell'Europa non è quella di “inventare qualcosa” ma di “mantenere” i

grandi traguardi democra(ci raggiun( dagli Sta( nazionali europei. L'Unione Europea è pensata

come una forma di organizzazione poli(ca democra(ca, al di sopra del livello degli Sta(

nazionali. Le radici dell'Unione Europea affondano nella costruzione della pace; la nascita del

progeAo europeo (con i TraAa( di Roma – 1957) era direAa verso il ridimensionamento delle

ambizioni di alcuni sta( in seguito alla Seconda guerra mondiale. Da quando l'Unione Europea si

è allargata le sue is(tuzioni sono state sempre più spesso chiamate a prendere delle decisioni in

dispute territoriali complesse. Questa europeizzazione ha portato a nuove forme democra(che,

con alcuni aspeM della sovranità statale cedu( al livello di governo europeo, mentre lo Stato

rimane il luogo centrale del potere poli(co.

4.4 GEOGRAFIE ELETTORALI

La geografia eleAorale è un seAore molto dinamico nella storia e nella pra(ca della geografia

poli(ca. Si traAa di una soAodisciplina che analizza la pra(ca e l'organizzazione delle

compe(zioni eleAorali. Le lezioni sono molto diverse da Stato a Stato, sia nella forma, quanto

nella realizzazione. Le elezioni, in generale, prevedono un voto popolare nel quale una parte

della ciAadinanza esprime la propria preferenza riguardo alla rappresentanza poli(ca. Questo

modello può venire sinte(zzato con la definizione di governance democra(ca pluris(ca, poiché i

governi vengono eleM seguendo una procedura, che di solito consiste in una compe(zione

aperta tra par(( poli(ci, i quali offrono una serie di programmi alterna(vi ed eleAori razionali

che agiscono nel proprio interesse. TuAe le democrazie escludono alcuni soggeM dal voto in

base ad alcune caraAeris(che: detenzione carceraria o status di immigra(. Le elezioni poli(che in

uno Stato offrono agli studiosi e agli esper( la possibilità di osservare e tracciare gli orientamen(

poli(ci di una certa popolazione. Come esempio di geografia eleAorale si può citare l'opera del

geografo francese André Siegfried. Il geografo evidenziava i meccanismi aAraverso i quali le

elezioni sono servite ad aggregare l'opinione pubblica, sia di destra (conservatrice,

tradizionalista) che di sinistra (progressista, liberale) per mezzo del sistema di voto.

Considerando gli orientamen( poli(ci di chi è stato eleAo si è potuto stabilire se un distreAo

poteva essere considerato di destra o di sinistra. Il suo lavoro non è stato esente da cri(che ed i

cri(ci hanno dubitato che lo speAro degli orientamen( poli(ci si possa ridurre al semplice

dualismo tra destra e sinistra. La seconda cri(ca, forse più importante, riguarda il faAo che le

conclusioni di Siegfried sembrano sostenere un determinismo ambientale, ovvero il faAo che sia

l'ambiente di vita a condizionare le aMtudini poli(che. Dopo le sue ricerche, la geografia poli(ca

del XX secolo ha seguito lo stesso percorso di tuAa la geografia, che si può definire a grandi linee

in due tendenze:

1- C'è stato un passaggio dalla ricerca di grandi spiegazioni generali delle tendenze di voto verso

un approccio più empirico e basato sulla ricerca sul campo

2- i geografi della seconda tendenza hanno spostato la loro aAenzione sull'analisi delle geografie

della rappresentanza, analizzando il modo in cui l'organizzazione spaziale delle elezioni può

servire a influenzarne i risulta(

Il comportamento degli eleWori

Negli anni '50 – '60 l'approccio di (po empirico era favorevole dalla crescente disponibilità dei

da( numerici, aAraverso i quali si potevano creare modelli e proiezioni delle tendenze di voto.

Un primo tenta(vo di teorizzare i termini quan(ta(vi venne faAa con l' “effeAo vicinato”, una

cornice esplica(va del comportamento degli eleAori, secondo la quale la gente è influenzata

dalle persone con cui parla. Negli ul(mi anni gli studi sul comportamento di voto hanno

diversificato i propri fondamen( teorici, usando una gamma metodologie qualita(ve. Ques(

approcci teorici e metodologici hanno contribuito a migliorare la comprensione dell'interazione

tra le dinamiche spaziali ed i comportamen( di voto, collegando i conceM di territorio e human

agency. Molta aAenzione è stata posta sul territorio. Negli ul(mi anni in Italia si è assis(to a una

diminuzione della partecipazione eleAorale e i tassi più al( di astensione si registrano tra gli

eleAori più anziani (sopraAuAo donne) nelle ciAà del sud e tra i giovani nelle ciAà del nord. Il

territorio, a diverse scale geografiche, viene usato come strategie da parte dei par(( per

influenzare i comportamen( e come elemento della geografia poli(ca delle scelte eleAorali.

Questa analisi sui comportamen( di voto è servita ad arricchire la capacità di comprendere la

specificità storica dei modelli di voto, meAendo in relazione le variazioni nel sostegno ai par((

con le trasformazioni economiche e sociali che avvengono a diverse scale geografiche. L'u(lizzo

di da( di archivio e di analisi sta(s(che ha contribuito a rendere la costruzione sociale del

territorio.

Geografie della rappresentanza

Al di là della semplice distribuzione del voto, gli aspeM spaziali delle elezioni sono un interesse di

primaria importanza per i geografi. Ogni sistema eleAorale uninominale del mondo (ad

eccezione dei Paesi Bassi ed Israele) divide il proprio eleAorato in collegi defini( su base

territoriale. I collegi non rappresentano territori naturali, ma vengono costrui( nel tempo e sono

soggeM a con(nua revisione. La diminuzione della popolazione, la nascita di nuove ciAà o i flussi

migratori imponen( sono tuM faAori che possono modificare i confini dei collegi eleAorali. Così

come la scelta del sistema eleAorale può favorire cer( par(( rispeAo ad altri, anche il disegno

dei collegi eleAorali può influenzare il risultato delle elezioni. Il disegno dei confini dei collegi

eleAorali rappresenta un tema di grande importanza per la geografia eleAorale. Le potenzialità

nell'influenzare l'esito delle elezioni vengono descriAe dagli esempi di malapporFoning

(suddivisione non equa del territorio in collegi) e del gerrymandering. Il primo si riferisce ad una

disuguaglianza nella rappresentanza, dovuta alle differenze nelle dimensioni dei collegi, ed è di

par(colare importanza quando i par(( dominan( sono due (come negli USA). Se un par(to A è

prevalente nei collegi piccoli, mentre un par(to B in quelli di maggior dimensioni, al primo sarà

necessario un numero di vo( minore per oAenere lo stesso numero di seggi. Ron Johnston

sos(ene che il malappor(onment si può verificare per mezzo di volontà intenzionale, se un

par(to controlla il possesso di suddivisione in collegi, creando collegi più grandi dove il par(to

oppositore è più forte, oppure un malappor(onment strisciante quando i cambiamen(

intervenu( nel corso del tempo nella suddivisione in distreM fanno sì che ci siano collegi più

piccoli, dove un par(to è più forte.

Il gerrymandering si riferisce alla pra(ca di ridefinire l'estensione o la popolazione di un collegio

con il proposito di oAenere un vantaggio eleAorale. Il nome viene da un governatore del

Massachussets del XIX secolo che ristabilì una ridefinizione dei confini delle contee per oAenere

un maggior sostegno eleAorale.

Un caso di studio: i collegi eleWorali americani

Il sistema eleAorale degli USA fornisce una dimostrazione evidente dell'importanza della

geografia per il risultato di un'elezione. Gli americani votano per eleggere il presidente ed il

vicepresidente ogni 4 anni. Per decretare il vincitore l'elezione viene decisa aAraverso un sistema

conosciuto come “Collegio EleAorale”, il quale è formato da 538 “grandi eleAori” i quali scelgono

il presidente ed il vicepresidente, dopo il conteggio dei vo( popolari. I grandi eleAori sono

suddivisi tra i 50 Sta( americani, all'incirca in modo proporzionale alla popolazione. L'aspeAo

importante del sistema è che rimane uninominale: i grandi eleAori di ogni Stato danno il proprio

voto a chiunque trionfi nel voto popolare. Ogni Stato un diverso rapporto vo(/grandi eleAori.

Queste differenze nelle dimensioni e nell'importanza degli Sta( sono esempio di applicazione del

malappor(onment.

CAPITOLO 5 - “LA POLITICA E LA CITTA'”

5.1 CHE COSA SONO LE POLITICHE URBANE?

Anche se tuM sappiamo immaginare una ciAà, è più difficile trovare delle definizioni

inconfutabili dei termini “ciAà” e “urbano”; in gran parte ciò è dovuto al faAo che le ciAà sono

molto cambiate nel corso del tempo. Anche se il vivere urbano risale a migliaia di anni fa, è

probabilmente il (po di ciAà che si è sviluppato nell'Europa medievale ad influenzare

maggiormente la nostra immagine di come dovrebbe essere una ciAà. La ciAà europea del

Medioevo era piccola, con circa 10.000 abitan( e svolgeva un ruolo di centro amministra(vo,

poli(co ed economico per il suo retroterra rurale. I prodoM agricoli confluivano verso i merca(

ciAadini dalle campagne circostan(, dove veniva prodoAo più cibo di quanto ne servisse per

nutrire le famiglie di contadini, generando un surplus che poteva venire usato per sostentare la

popolazione urbana non agricola. Abbiamo la tendenza ad immaginare la ciAà medievale come

un'unità che funzionava in modo organico, indipendente sul piano poli(co, sia dalle altre ciAà

che da autorità superiori come il sovrano, l'imperatore o il papa. Oggi quasi tuAe le ciAà sono

collegate dal punto di vista economico non al territorio che le circonda ma a re( più ampie di

commerci, che si estendono su spazi molto vas(, sia all'interno che all'esterno dei confini

nazionali. Le ciAà fanno parte di un'ar(colata gerarchia, poli(ca e amministra(va, con gli Sta(

nazionali che esercitano una forte influenza sia sulle poli(che della ciAà che sugli aspeM della

vita urbana. Anzi che presentarsi sul territorio come un sistema compaAo come nel Medioevo,

oggi le ciAà sono enormi e frammentate, diffuse sul territorio e variegate, tanto dal punto di

vista sociale che culturale. Questa realtà rende difficile definire con precisione i confini delle

ciAà, sia dal punto di vista geografico che da quello conceAuale. Se si hanno difficoltà a

dis(nguere cosa è urbano da cosa non lo è, come si fa a definire quali sono gli aspeM della

poli(ca urbana? Un primo punto di partenza è che non si deve considerare come poli(che

urbane tuAe quelle che hanno luogo in ciAà. Il geografo David Harvey cerca di fissare le basi

conceAuali per definire la specificità delle poli(che urbane e come punto di partenza prende

l'analisi della produzione capitalis(ca di Karl Marx. Harvey stabilisce che l'urbanizzazione

dovrebbe venir vista come un processo, non come un oggeAo, e come tale, non ha limi( spaziali

fissi, anche se si manifesta spesso all'interno di un determinato territorio. Il punto di partenza

della sua analisi è il mercato del lavoro urbano, definito in termini di estensione dei movimen(

giornalieri dei pendolari. La diffusione dei mezzi di trasporto motorizza( ha faAo sì che oggi sia

possibile raggiungere quo(dianamente il luogo di lavoro da un'area che si estende ben al di là

del centro ciAadino. Harvey sos(ene che i datori di lavoro debbano adaAarsi alla disponibilità di

forza lavoro all'interno dei limi( di ogni regione urbana, perchè comunque se il materiale finisce

si può far arrivare acquistandolo da altri fornitori sia a livello locale sia al di fuori, ma se manca la

forza lavoro, gli imprenditori non possono procurarsene con la stessa facilità, perchè la forza

lavoro viene incarnata dagli esseri umani. Nel lungo periodo ques( limi( non sono

insormontabili, grazie alla possibilità di un'immigrazione di nuovi lavoratori, di una crescita della

popolazione o dello spostamento della produzione in un'altra ciAà o Stato. A breve termine,

però, gli imprenditori devono lavorare con la forza lavoro che hanno a disposizione. Formare i

dipenden( costa, in termini di tempo e cos(, e nel breve periodo l'insieme di qualifiche e

capacità della forza lavoro urbana rappresentano una limitazione. I lavoratori più qualifica(

possono avere il potere di richiedere salari più al(, mentre i sindaca( e le organizzazioni del

lavoro possono riuscire ad aumentare le paghe della manodopera meno qualificata aAraverso

l'azione colleMva. Il risultato, secondo Harvey, è un complesso insieme di loAe ed alleanze tra gli

imprenditori, altre élites urbane, i lavorato e le loro famiglie. Harvey sos(ene che anche dal

punto di vista degli imprenditori la compe(zione capitalista è soggeAa a delle limitazioni spaziali.

Quando un'impresa capitalista trova una collocazione auspicabile (cioè fonte di profiM) fa di

tuAo per proteggere quella posizione vantaggiosa. Secondo i modelli ideali delle economie di

mercato perfeAamente compe((ve, i limi( geografici dovrebbero venir scavalca( dalle leggi

della domanda e dell'offerta. I limi( geografici, sopraAuAo alla scala urbana, influenzano sia il

lavoro che il capitale, con due risulta(:

1 . E' quello che Harvey definisce la tendenza alla “coerenza struAurata” delle regioni urbane,

che rifleAe il modello dell'insieme di guadagni e consumi, rafforzato dalle infrastruAure fisiche e

sociali della ciAà.

2 . E' lo sviluppo di coalizioni di interessi sociali ed economici che nascono dai confliM e dai

compromessi sui salari e le pra(che di consumo, la salvaguardia dei vantaggi compe((vi e

l'offerta di infrastruAure fisiche e sociali. Nel mi(co modello della pura compe(zione non ci

sarebbe la necessità di alleanze poli(che e tuM i confliM si dovrebbero risolvere grazie alle forze

del mercato.

Le poli(che urbane non sono un'emanazione della poli(che dis(n(ve, le ciAà sviluppano le

proprie tradizioni poli(che dis(n(ve ed interessi poli(ci localizza(.

5.2 UNA “SPECIE URBANA”

Secondo le Nazioni Unite il 2007 è stato l'anno nel quale, per la prima volta nella storia, la

popolazione urbana nel mondo è diventata maggioritaria. Dietro a ciò si nascondono alcune

differenze: da una parte ci sono le mega – ciAà mondiali, 20 agglomera( urbani all'interno di

ognuno dei quali vivono oltre 10 milioni di persone; la maggior parte di ques( si trova in Asia e la

più grande è l'area metropolitana di Tokyo. Anche l'America la(na è ben rappresentata con CiAà

del Messico, Rio de Janeiro e Buenos Aires ai primi pos(. L'ammontare della popolazione non è il

solo parametro di misura dell'importanza delle singole aree urbane, né necessariamente il più

importante. Il geografo Taylor e i suoi colleghi aAribuiscono molta più importanza alle funzioni

delle ciAà e ai collegamen( tra esse. In questo (po di approccio i processi di globalizzazione sono

fondamentali per comprendere le ciAà e le loro poli(che. Sulla base di sta(s(che deAagliate

sono state iden(ficate 50 “ciAà mondiali”, al cui ver(ce si trovano le dieci ciAà mondiali “alfa”,

suddivise in due soAogruppi. Le più importan( sono: Londra, New York, Parigi e Tokyo e si

trovano in cima alla lista per le loro funzioni all'interno del sistema economico mondiale. La

graduatoria rispecchia la concentrazione di imprese che offrono servizi, in par(colare del seAore

economico e finanziario. Al di soAo di queste 4 ciAà, ci sono altre ciAà “alfa”, come: Francoforte

e Singapore, poi ci sono ciAà “beta” come: Sidney, Stoccolma, Seul e 35 ciAà “gamma”, tra le

quali: Boston, Pechino e Budapest. E' importante riconoscere che anche mega – ciAà come Los

Angeles, Londra o Lagos esercitano una grande influenza economica, poli(ca e culturale,

inglobando ingen( flussi di denaro, persone e beni, la maggior parte degli abitan( delle ciAà vive

in realtà urbane più piccole. E' evidente che non esiste un unico modello di crescita e di sviluppo

urbano. La geografa Robinson, invece, ri(ene che bisogna dedicare più aAenzione alle ciAà

ordinarie, perchè un mondo faAo di ciAà ordinarie prende come punto di partenza un mondo

faAo di ciAà, concentrandosi sull'eterogeneità e la complessità di tuAe le ciAà.

5.3 LE INFRASTRUTTURE URBANE

E' da pochi anni che i geografi dedicano aAenzione a livello accademico alle infrastruAure

urbane. Quest'evoluzione ha molte ragioni: da un certo punto di vista, la repen(na crescita

urbana di molte ciAà ha caricato di un peso sempre maggiore le re( materiali dalle quali dipende

la loro vita quo(diana. Anche le infrastruAure sono riuscite a tenere il passo dell'aumento della

popolazione, infaM la crescita delle dimensioni delle ciAà richiede infrastruAure sempre più

complesse. Le infrastruAure sono importan( dal punto di vista tecnico, ma sono anche correlate

alle pra(che sociali e poli(che, infaM la fornitura di servizi è differente da Paese a Paese e a

seconda del grado di sviluppo. Dal punto di vista delle poli(che urbane, di par(colare rilievo

sono gli sforzi condoM da alcuni gruppi di persone che si baAono per oAenere i servizi dagli en(

pubblici oppure da organizzazioni interne alle comunità.

5.4 LA GENTRIFICATION: RINASCIMENTO URBANO O REVANSCISMO?

Mol( aspeM delle poli(che sono collegate allo scontro tra ricchi e poveri per gli spazi urbani. La

scarsità di spazio implica che ci sia un'alta richiesta di terreni e il profilo della ciAà di Mumbai è

decisamente cambiato, anche in seguito agli inves(men( della classe media emergente e delle

nuove élites in nuovi appartamen(, centri commerciali ed uffici.

Questo non accadde solo a Mumbai ma in molte ciAà di tuAo il mondo. Questo fenomeno

prende il nome di “gentrifica(on”, inizialmente il termine veniva usato nel seAore immobiliare

riferendosi all'acquisto di case da parte della classe media in zone della ciAà che fino a poco

tempo prima erano occupate da quar(eri operai o da aree industriali. In molte ciAà europee e

nordamericane, alla metà del XX secolo, si è assis(to a massicci processi di suburbanizzazione,

grazie all'aumento della diffusione di automobili che rendevano possibile per mol( trasferirsi

fuori dal centro ciAà. A rendere appe(bili le aree suburbane contribuirono anche le pessime

condizioni di molte abitazioni e la scarsa qualità ambientale nei quar(eri urbani più interni,

mentre lo s(le di vita suburbano, faAo di villeAe con giardino, automobili e famiglie modello

sembrò diventare l'alterna(va migliore alle ciAà sporche e sovraffollate. Questo processo rese le

case del centro ciAà rela(vamente più economiche e accessibili ai gruppi sociali più poveri,

creando delle neAe divisioni tra le aree urbane interne più povere e i quar(eri suburbani

benestan(. A par(re dagli '60 iniziò a crearsi una controtendenza: anche se la suburbanizzazione

con(nuava, si iniziò a vedere quel processo chiamato gentrifica(on ovvero c'era il ritorno delle

classi medie in quar(eri come Soho a New York o Islington a Londra. Questo fenomeno si

presentava in 2 modi:

1 . erano gli agen( immobiliari a comprare abitazioni o magazzini nelle aree più povere della ciAà

o nelle zone industriali, che ristruAura( li rivendevano a prezzi più al(

2 . erano le singole persone che compravano delle proprietà, le ristruAuravano per andarci a

vivere, generando quella che veniva definita “sweat equity” (leAeralmente “partecipazione del

sudore) ovvero “aumento del valore della proprietà dovuto al sudore dello stesso proprietario”.

In entrambi i casi il valore di mercato delle proprietà aumentava, trasformando di conseguenza la

composizione sociale di ques( quar(eri. Nelle case in affiAo, gli inquilini più poveri venivano

costreM a trasferirsi, anche contro la loro volontà, a causa dell'aumento degli affiM. Quando

l'offerta di appartamen( ed edifici da ristruAurare cominciò a scarseggiare, gli immobilis(

iniziarono a costruirne di nuovi, spesso soAo forma di condomini o interi isola( residenziali che

sorgevano nel cuore della ciAà.

Il geografo Neil Smith descrive il processo di gentrifica(on usando il conceAo di rent gap, che si

riferisce al divario (gap) tra la rendita (rent) di una proprietà in base al suo uso aAuale e quello

potenziale, nel caso in cui la stessa proprietà venisse trasformata secondo le sue massime e

migliori possibilità di u(lizzo. Secondo Smith la ristruAurazione di abitazioni nei quar(eri più

poveri delle ciAà ha senso solo se ci si aspeAa un sicuro ritorno economico dall'inves(mento. La

gentrifica(on avrà luogo solo quando i guadagni conseguen( allo sfruAamento delle differenze

di rendita saranno superiori ai cos( necessari per rinnovare le abitazioni. Altri studiosi hanno

proposto visioni differen(, suggerendo che la forza motrice della gentrifica(on vada rintracciata

nel cambiamento dei gus( e delle aspirazioni dei consumatori.

Nel corso degli anni '90 si è discusso nell'ambito della geografia, riguardo ai diversi modi di

considerare la gentrifica(on, sia dal lato dell'offerta (economia urbana, immobiloiaris( ecc) che

dal lato della domanda (corren( culturali, gus( ecc). Ad ogni modo, la gentrifica(on ha delle

profonde ripercussioni sulle poli(che urbane.

Dal punto di vista degli urbanis( la gentrifica(on viene solitamente vista molto posi(vamente

come un rinnovamento urbano. L'arrivo di residen( più ricchi genera una domanda di negozi,

ristoran( e servizi di alto livello e la vita culturale della citàà sembrerebbe beneficiare del

processo, dal momento che gli stessi residen( e un numero crescente di turis( affollano e

sostengono le gallerie d'arte, i teatri, i concer( ecc. La gentrifica(on parrebbe generare un

processo virtuoso di inves(men(, miglioramen( dell'ambiente, arrivo di nuovi residen(,

aumento della qualità della vita media e una prosperità diffusa che possa incoraggiare ulteriori

inves(men(. Com'è stato dimostrato da numerosi studiosi, la gentrifica(on non è sempre un

fenomeno posi(vo: il cuore del processo è il trasferimento e per permeAere alla classe media di

spostarsi all'interno della ciAà, i gruppi sociali più poveri ne vengono espulsi. A volte queste

espulsioni sono mirare e avvengono aAraverso sfraM e demolizioni oppure, per i senza teAo,

avvengono sgomberi forza( da strade e parchi. In altri casi, invece, sono il risultato di operazioni

delle forze di mercato (apparentemente neutrali dal punto di vista poli(co): il costo degli affiM

sale ed i più poveri sono costreM a trasferirsi a traslocare in zone più economiche. La

gentrifica(on e gli spostamen( degli abitan( non possono essere considera( separatamente da

una serie di confliM per gli spazi urbani, come il controllo intensivo dei comportamen( pubblici,

le azioni di allontanamento dei senza teAo o le discriminazioni nei confron( degli immigra( per

quanto riguarda l'offerta dei servizi pubblici. Ques( cambiamen( sociali, trasformazioni

economiche e regolazione pubblica ha generato, secondo Smith, la ciAà “revanscista”. Il termine

francese “revanche” significa “vendeAa” e, in origine, i revanscis( erano gli appartenen( a un

gruppo poli(co rivoluzionario francese del XIX secolo che spostava la causa dei valori tradizionali

nei confron( della classe lavoratrice che aveva is(tuito la Comune di Parigi (1870). secondo

Smith, la gentrifica(on sarebbe una vendeAa della classe media, potente ed in crescita, che si

riprende la ciAà che era stata occupata dai lavoratori, dai poveri e dai gruppi marginali. Quello

dell'appartenenza di classe non è l'unico faAore di divisione sociale che si collega alla

gentrifica(on, anche il genere e la razza sono importan(. Il fenomeno della gentrifica(on ci fa

capire che le poli(che urbane non sono solo quelle che si determinano all'interno delle

is(tuzioni formali dell'amministrazione ciAadina, ma la maggior parte delle relazioni di potere e

degli scontri tra i diversi interessi avviene lontano dal municipio; avviene nei quar(eri, negli

immobili, nei luoghi di lavoro ecc. La gentrifica(on ci rivela anche il passaggio da un approccio

pubblico a uno privato e orientato al mercato nei confron( dello sviluppo urbano. I fautori

meAono l'accento sulla grande quan(tà di capitale che viene inves(to in zone prima fa(scen(,

ritenendo che i benefici si possono diffondere anche ad altri quar(eri svantaggia(; i cri(ci

meAono l'accento contro le crescen( disuguaglianze.

5.5 PUBLIC CITIES E CITY PUBLICS

Mol( hanno associato i cambiamen( collega( alla gentrifica(on con uno spostamento dal

pubblico al privato. Nella maggior parte dei casi, il significato di pubblico e privato viene dato per

scontato: il pubblico viene faAo corrispondere a qualcosa aperto a tuM, mentre il privato viene

associato a restrizioni nell'accesso o alla ges(one di un individuo o di una impresa; in realtà i

conceM sono più complessi. La definizione più comune di spazio pubblico urbano è topografico:

si riferisce a determina( luoghi della ciAà che sono aper( a tuAe le componen( della

popolazione urbana, per esempio: strade, marciapiedi, parchi ecc. Si presentano due problemi: il

primo è che molte delle tesi in favore di un migliore accesso agli spazi pubblici vengono

formulate in termini di perdita e rivendicazione. Il secondo problema dell'approccio topografico

è che si tende a far coincidere il pubblico con lo stare in uno spazio pubblico.

L'altro approccio, quello procedurale, definisce come spazio pubblico qualsiasi luogo nel quale si

realizzino azioni di orientamento o di (po pubblico. Il problema di questo approccio è che

minimizza l'importanza degli aspeM materiali degli spazi pubblici; secondo i propugnatori di

questo approccio, qualsiasi spazio può diventare pubblico semplicemente perchè viene usato a

questo scopo.

CAPITOLO 6 - “POLITICHE DELL'IDENTITA' E MOVIMENTI SOCIALI”

6.1 INTRODUZIONE

L'iden(tà è un fenomeno oggeMvo, determinato dalla nostra posizione nella società oppure un

“senso di sé” soggeMvo che possiamo cercare dentro di noi. Possiamo parlare di poli(che

dell'iden(tà, quando la diversità iden(taria di un gruppo è fonte di confliM o diventa l'oggeAo

intorno al quale ruotano azioni finalizzate a portare ad un cambiamento sociale. Per esempio la

ques(one delle discriminazioni nei confron( dei disabili diventa una forma di poli(ca

dell'iden(tà quando viene usata dagli stessi disabili che si organizzano intorno a un'iden(tà

comune per esprimere la preoccupazione che la discriminazione si basi su pregiudizi nei

confron( dei portatori di handicap. Le poli(che dell'iden(tà cos(tuiscono un'importante base

per mol( movimen( sociali. I movimen( sociali sono uno degli strumen( più importan( che le

persone hanno per riuscire a “scrivere la propria storia”.

6.2 CHE COSA SONO I MOVIMENTI SOCIALI?

Con “movimen( sociali” ci si riferisce a gruppi di persone che perseguono obieMvi condivisi,

richiedendo un cambiamento sociale o poli(co. Per esempio sono movimen( sociali quelli per la

pace o per i diriM civili. Sono tuAe inizia(ve colleMve che mirano a modificare l'ordine delle

cose. Un movimento rivoluzionario può ricercare il completo rovesciamento dell'ordine sociale

esistente, mentre un movimento per il cambiamento del sistema di voto si preoccuperà più nello

specifico dell'estensione dei diriM poli(ci all'interno della struAura poli(ca esistente. I

movimen( sociali sono anche d'opposizione o contenziosi, ossia si oppongono ad uno o più

elemen( d'ordine poli(co e sociale esistente. Alcuni movimen( sociali si occupano di un'unica

tema(ca; per questo mo(vo i par(( poli(ci a volte vengono dis(n( dai movimen( sociali,

perchè cercano di oAenere un vasto consenso su temi molto diversi tra loro, però i movimen(

sociali possono diventare par(( poli(ci, così come in viceversa. I movimen( sociali hanno

importan( caraAeris(che:

– sono re( di individui ed organizzazioni, piuAosto che singole is(tuzioni

– usano strumen( non convenzionali: proteste, boicoAaggi, manifestazioni ecc al posto

della tradizionale poli(ca eleAorale

Storicamente è raro che i miglioramen( della vita delle persone comuni siano il fruAo di

decisioni prese dall'alto, quanto piuAosto di baAaglie condoAe dal basso. Fin dagli anni '70, i

geografi che studiavano i movimen( sociali hanno dedicato molta aAenzione al conceAo di

“movimen( sociali urbani” sviluppato da Manuel Castells, il quale sos(ene che la ciAà può venire

iden(ficata con l'arena nella quale avvenne la riproduzione sociale della forza lavoro.

6.3 CAPIRE I MOVIMENTI SOCIALI

Approcci “oggeTvi” e approcci “soggeTvi”

Esistono due diversi approcci all'interpretazione dei movimen( sociali: quelli che meAono

l'accento sulle condizioni “oggeMve” che portano alla loro nascita e quelli che si concentrano

sulle esperienze “soggeMve”, che spingono le persone a prendere parte ai movimen(. Spesso

sono disuguaglianze oggeMve a portare alla mobilitazione sociale. E' probabile che le condizioni

economiche e sociali nelle quali si sviluppano i movimen( influenzino le loro strategie e il loro

successo. Presi separatamente entrambi gli approcci hanno dei limi(. Se si enfa(zzano le

condizioni oggeMvi, diventa difficile spiegare perchè i movimen( sociali nascano in alcune

situazioni e non in altre condizioni “oggeMve” apparentemente simili. Forse circostanze simili

generano risulta( diversi perchè sono diverse le persone che partecipano agli even(, così come

le loro idee e le loro percezioni; questa interpretazione, però, non spiega come queste idee e

queste percezioni si siano formate inizialmente. Può essere dunque u(le combinare gli spun( di

entrambi gli approcci: certamente le circostanze economiche e sociali sono importan(, ma se da

un lato influenzano lo sviluppo della coscienza civile, dall'altro esse vengono anche interpretate,

con risulta( diversi, da questa stessa coscienza.

PoliFche dell'idenFtà e differenze sociali

Mol( movimen( sociali sono streAamente associa( alle iden(tà individuali di chi ne fa parte e

alla policizzazione di queste iden(tà. Per esempio il femminismo implica la poli(cizzazione delle

iden(tà delle donne in quanto donne. Altre realtà, come il movimento ambientalista, non sono

necessariamente organizzate intorno ad elemen( di iden(tà personale, ma per alcuni versi fanno

appello ad un sen(mento condiviso di appartenenza al genere umano ed ambiscono ad essere

universali. La tensione tra universalismo e l'enfasi sulle differenze d'iden(tà viene discussa negli

studi della politologa americana Iris Marison Young, la quale descrive due approcci contrastan(,

con i quali vengono affronta( i problemi delle disuguaglianze e dell'oppressione sociale. Ques(

due “paradigmi di liberazione in compe(zione” sono “l'ideale dell'assimilazione” e “l'ideale della

libertà”. Secondo l'ideale dell'assimilazione, la liberazione dall'oppressione verrà raggiunta

quando le differenze sociali cesseranno di avere un'importanza poli(ca. L'ideale assimilazionista

agisce per una società nella quale tute le differenze tra i gruppi sociali smeAono di avere

qualsiasi (po di importanza. Da parte sua, Iris Marion Young preferisce l'alterna(va dell'ideale

della diversità, soAolineando che la posizione assimilazionista rimane un'utopia e che, nella

situazione aAuale, i gruppi sociali considerano gli aspeM dis(n(vi delle proprie iden(tà come

una forza. L'ideale della diversità predica il rispeAo delle differenze, piuAosto che il loro

annullamento, insistendo anche sul faAo che le differenze tra alcuni componen( della società

debbano portare a traAamen( differenzia(. L'importanza dell'enfasi sulle differenze sociali nasce

sia dalla con(nua oppressione di alcuni gruppi su altri, sia dalla forza poli(ca e culturale che

proviene dalle iden(tà di gruppo. Alcuni autori sostengono che dare troppa importanza alle

differenze sociali rischi di portare all'essenzialismo, ovvero a concepire le differenze di iden(tà

come caraAeris(che intrinseche e permanen( della società. L'essenzialismo potrebbe

costringere ad una scomoda scelta tra l'oppressione permanente e la separazione. Iris Marion

Young sos(ene che dare una importanza alle differenze non significa adoAare una nozione

essenzialista di iden(tà, definendo la differenza in termini di relazioni tra gruppi, piuAosto che di

caraAeris(che essenziali di ques(. La formazione di gruppi non è un processo rigido ed

oggeMvo, nel quale gli individui possono venire assegna( ad un gruppo sulla base di iden(tà

fisse e permanen(, ma al contrario i movimen( sociali sono basa( sulle iden(tà colleMve e non

sono esclusivi.

Discorsi e risorse

L'evoluzione di un gruppo sociale in un movimento necessita della costruzione discorsiva degli

elemen( che differenziano quel gruppo da altri, elevandoli ad oggeAo di rilevanza poli(ca. La

capacità di un movimento sociale di capitalizzare questa poli(cizzazione dipende anche dalla

combinazione di risorse che è in grado di meAere in campo. Le costruzioni discorsive che si

realizzano in un movimento sociale possono svilupparsi in diversi modi. Dopo uno slancio

iniziale, un movimento deve venir sostenuto aAraverso un'ulteriore evoluzione discorsiva.

Solitamente il movimento viene rappresentato come una loAa contro l'oppressione o la

discriminazione. Per il successo o il fallimento dei movimen( sociali sono determinan( le idee e

le storie, ma queste rappresentano solo uno degli elemen( della loro riuscita. Il successo

dipende anche dalle risorse alle quali i movimen( possono aMngere per promuovere le loro

idee. La teoria della mobilitazione delle risorse punta a spiegare il successo dei movimen(

sociali in termini di disponibilità di risorse. Esistono (pologie diverse di risorse: denaro e risorse

materiali, risorse simboliche, capacità organizza(va, tempo, impegno delle persone. La teoria

della mobilitazione delle risorse si fonda sulla teoria della scelta razionale, secondo la quale le

persone agiscono sulla base di calcoli razionali rela(vi ai cos(, ai benefici e alle probabili

conseguenze di tuM i possibili comportamen(. In ogni caso, il successo e l'effeAo di un'azione

dipendono in parte anche dalle risorse che possiamo meAere in campo per raggiungere i nostri

scopi. 6.4 LE GEOGRAFIE DEI MOVIMENTI SOCIALI

Spazi, luoghi, scale e movimenF sociali

La maggior parte degli studi che si occupano di movimen( sociali dedicano poca aAenzione alla

geografia; questo è un problema perchè la geografia influenza fortemente il loro sviluppo e i loro

risulta(. Questo accade per diverse ragioni:

1. Esistono notevoli differenze e variazioni geografiche nello sviluppo dei gruppi sociali e

delle iden(tà colleMve questo perchè la formazione dell'iden(tà è sempre condizionata

dal contesto geografico nel quale avviene.

2. La distribuzione delle risorse che i gruppi possono meAere in campo per cercare di

raggiungere i propri scopi varia su base geografica.

3. Ci sono differenze su base geografica anche nella distribuzione degli altri movimen(

sociali

4. I movimen( sociali operano su diverse scale geografiche. Alcuni possono essere

altamente localizza( (per esempio una campagna contro la costruzione di una strada),

altri possono agire a livello nazionale (come una campagna per i diriM civili), su scala

con(nentale (come quello per il disarmo nucleare).

Inoltre i movimen( sociali sono struAura( su base geografica in almeno tre modi:

1. Ogni movimento sociale si sviluppa in uno specifico contesto geografico, che fornisce le

risorse e le opportunità del suo sviluppo. Il contesto non è necessariamente ristreAo d

molte risorse ed opportunità possono essere disponibili in un'area vasta. La

distribuzione delle possibilità di accesso alla pubblicità ed alla raccolta fondi è disuguale

ed alcuni movimen( vi avranno accesso più facilmente rispeAo ad altri.

2. I movimen( sociali hanno delle caraAeris(che molto diverse nelle varie regioni del

mondo. I movimen( sociali che si sono sviluppa( in Occidente negli anni '60 – '70 non

hanno equivalen( nell'Europa dell'est e in Unione Sovie(ca, dove i movimen( sociali si

sono sviluppa( a cavallo tra anni '80 e '90. Nel sud del mondo i movimen( sociali sono

par(colarmente influenza( dal contesto della colonizzazione e della decolonizzazione e

si sono sviluppa( intorno alle loAe di liberazione nazionale delle colonie. Dopo

l'indipendenza, mol( di ques( movimen( si sono occupa( dei problemi della povertà.

3. Le recen( ricerche condoAe in geografia hanno cominciato ad analizzare come i

movimen( sociali usino la geografia per raggiungere i propri obieMvi. Questo può

implicare sforzi esplici( di aumentare la propria scala d'azione (da locale a globale), di

meAersi in rete con aMvis( di altri territori o concentrandosi su temi specifici del luogo.

Le geografie dei movimenF sindacali

Classe, iden(tà e sindacalismo

I sindaca(, che sono la componente principale dei movimen( del lavoro, sono organizzazioni

colleMve di lavoratori che operano insieme per far valere i propri interessi. Il grosso del lavoro

dei sindaca( riguarda ques(oni ordinarie: oltre a rappresentare quei lavoratori che hanno dei

problemi individuali sul lavoro, la funzione principale di mol( sindaca( è quella di negoziare con

gli imprenditori, per quanto riguarda gli s(pendi e le condizioni di lavoro.

In Occidente, i sindaca( moderni sono is(tuzioni molto struAurare, con un proprio staff,

rappresentan( eleM, procedure burocra(che e poli(che interne. Altrove, il lavoro dei sindaca( è

decisamente meno formale ed è più evidente la loro natura di “movimento sociale”. I movimen(

sindacali si fondano su iden(tà costruite a par(re dal lavoro e della classe sociale.

Spazi, luoghi e movimen( sindacali

I movimen( di lavoratori hanno le proprie storie e le proprie geografie. La nascita delle

fabbriche, della produzione industriale e delle economie capitaliste hanno portato a nuove

forme di relazioni sociali, che hanno sconvolto i modi di vita tradizionali delle comunità rurali,

sviluppando nuove pra(che di lavoro, relazioni salariali e forme di controllo e ges(one dei beni.

TuAo ciò ha avuto inizio in Gran Bretagna nel XVIII secolo fino alla creazione dell'aAuale rete

globale di aMvità capitalis(che. Anche la nascita dei movimen( sindacali è parte di questo

cambiamento, in relazione al nuovo caraAere degli Sta(, che hanno cercato di controllare lo

sviluppo dei sindaca( limitando la loro azione alle ques(oni economiche, senza permeAere loro

di sfidare l'ordine poli(co. Gli Sta( hanno spesso cercato un compromesso con i sindaca(, che ha

portato ad esempio alla nascita del welfare state. Nelle fasi iniziali i sindaca( si occupavano di

ques(oni molto più locali. Al tempo la prospeMva di alleanze tra i lavoratori di diversi luoghi era

una delle maggiori preoccupazioni sia dei governi che degli imprenditori. Vennero aAua( alcuni

tenta(vi di estendere la base geografica del supporto ai sindaca( e la nascita delle “industrial

unions”, i cui membri provenivano da tuM i rami del seAore industriale, portò ad un ulteriore

integrazione territoriale. Il XX secolo ha visto la nascita in mol( Paesi di grandi sindaca( generali,

che rappresentavano i lavoratori non solo provenien( da diversi rami e professioni ma anche da

diversi seAori. Recentemente la nascita in Europa di un mercato unico per beni, capitali e

lavoratori, ha portato al tenta(vo di is(tuire vere e proprie organizzazioni di lavoratori su scala

europea.

Le geografie del femminismo e dei movimenF femminili

Il femminismo in geografia

Gli anni '60 – '70 hanno visto la crescita di diversi movimen( sociali che hanno preso il nome di

“nuovi movimen( sociali”. In realtà la definizione è impropria, sopraAuAo per quanto riguarda i

movimen( femminili, che potevano far risalire le proprie origini almeno alla fine del XVIII secolo.

La autrici femministe hanno dimostrato come le donne abbiano combaAuto per i diriM civili,

sociali e poli(ci e per l'uguaglianza nei confron( degli uomini per tuAo il corso della storia, ma

nonostante a ciò, a par(re dagli anni '60 c'è stato un forte aumento delle aMvità a sostegno dei

diriM delle donne. Inizialmente la preoccupazione era quella di rendere visibili le donne nella

ricerca. Le disuguaglianze tra uomini e donne si manifestano nella geografia del mondo (nei

modelli sociali della vita urbana o nei simboli dominan( dei paesaggi) ma sono anche a loro volta

influenzate dalla geografia (come l'impaAo delle struAure e della pianificazione delle ciAà sulle

relazioni di genere).

Un filone della geografia femminista considera anche come la conoscenza geografica abbia delle

connotazioni di genere, infaM è stato dimostrato che le esperienze di viaggio delle viaggiatrici

del XIX secolo sono state ignorate dalle is(tuzioni geografiche.

Geografia, differenze e poli(che femministe

Anche il femminismo si è sviluppato in modo disomogeneo. La rapida crescita dei movimen(

femminili nel corso degli anni '70 ha avuto inizio nei Paesi industrializza( dell'occidente, con

l'organizzazione di campagne per i diriM delle donne e l'uguaglianza di genere in diversi ambi(

(lavoro, accesso ai servizi, ges(one dei figli ecc). Nei Paesi che allora erano socialis(, alle donne

venivano già riconosciu( mol( dei diriM per i quali si baAevano i movimen( femminili

occidentali, anche se raramente si traducevano in una reale uguaglianza di genere. Nei Paesi più

poveri del mondo, i movimen( femminili si sono sviluppa( a par(re dagli stessi temi di quelli

occidentali, concentrandosi sopraAuAo sul ruolo delle donne nello sviluppo e sugli impaM

specifici della povertà. Un altro ambito di studio della geografia riguarda le differenze del ruolo e

delle esperienze delle donne nei diversi sistemi sociali e culturali del mondo, in par(colare per

quanto riguarda la famiglia, i figli, il mondo del lavoro e la visione del genere femminile da parte

delle tradizioni religiose. Le differenze nell'esperienza delle donne nelle diverse società sono

state indagate sopraAuAo negli anni '80 – '90 ad esempio da parte delle femministe nere, che

affermavano la doppia discriminazione alla quale sono soggeAe le donne di colore, in una

società razzista e patriarcale. Si individuano 3 fasi nello sviluppo del femminismo:

1. E' quella dei “nuovi movimen( sociali” che determina una cri(ca della “ridefinizione

delle struAure della socialdemocrazia dopo la seconda guerra mondiale”.

2. Si focalizza sopraAuAo sulle poli(che iden(tarie.

3. Quella aAuale coinvolge forme di poli(ca transnazionali.

A ognuna di queste fasi corrisponde una geografia specifica:

1. La prima fase comprende i movimen( femminis( nordamericani e dell'Europa

Occidentale

2. La seconda fase ha trovato la propria maggior espressione negli USA

3. La terza fase si è sviluppata negli spazi poli(ci transnazionali, associa( sopraAuAo

all'Europa

Il passaggio da una fase all'altra si ha come effeAo di trasformazioni poli(che ed economiche.

Le aMvità dei movimen( femminis( si manifestano con delle notevoli differenze, anche

all'interno dello stesso Stato. La maggior parte delle inizia(ve femministe venivano organizzate

in grandi aree urbane, possibilmente in presenza di un'alta percentuale di giovani donne nubili,

di livello professionale medio – alto. Nel corso degli anni '80 i movimen( femminis( divennero

streAamente lega( a quelli pacifis( ed in par(colare alla campagne per la fine della corsa agli

armamen( nucleari. Uno degli effeM poli(ci più importan( dei movimen( femminili è stato

quello di estendere la concezione della poli(ca fino ad includere la sfera del personale e del

privato, considerata tradizionalmente “femminile”, a differenza della sfera pubblica considerata

“maschile”.

Dai movimenF sociali alla poliFca del DIY?

I movimen( dei lavoratori e mol( dei nuovi movimen( sociali che nacquero negli anni '60 – '70

avevano una struAura organizzata e sono diventa( parte del panorama is(tuzionale della poli(ca

contemporanea. Per chi è interessato a promuovere un cambiamento poli(co, questo passaggio

alla formalità ha i suoi pro ed i contro: può portare ad una maggiore legiMmazione ed

aumentare l'accesso alle risorse e ai processi decisionali. Altri potrebbero temere che questo

accesso abbia un costo, meAendo a repentaglio le reali finalità, gli obieMvi e i principi del

movimento. Da quando i movimen( sociali sono matura(, sono nate nuove forme di

mobilitazione poli(ca, a volte proprio al di fuori del sistema. Eco – guerrieri, militan(

an(capitalis(, is(gatori di flash mob, graffitari e mol( altri che hanno sos(tuito i movimen(

sociali radica( negli anni '60.

CAPITOLO 7 - “NAZIONALISMO E REGIONALISMO”

7.1 INTRODUZIONE

Il nazionalismo è una delle forze poli(che più poten( ed ambigue del mondo contemporaneo. Il

suo potere deriva dalla capacità di mobilitare le persone per obieMvi colleMvi, come la

protezione della nazione da potenziali minacce esterne o le baAaglie per oAenere l'indipendenza

di un certo territorio nazionale. In ques( casi, la sopravvivenza e il benessere dell'individuo

vengono associa( alla sopravvivenza e al benessere di un'en(tà colleMva: la Nazione. Il duplice

volto del nazionalismo è collegato ai suoi elemen( allo stesso tempo emancipatori e repressivi.

Se da un lato ha rappresentato il riferimento ideologico delle baAaglie di liberazione

dall'oppressione coloniale, dall'altro è stato la causa di episodi di odio estremo culmina( perfino

in genocidi.

7.2 NAZIONI E IDENTITA' NAZIONALE

Una delle prime definizioni di iden(tà nazionale si trova in un saggio del filosofo francese Ernest

Renan. La definizione si concentra sulla natura condivisa dell'iden(tà nazionale, sulla comunanza

di traM culturali e memorie storiche all'interno di un gruppo di persone. Le nazioni sono

raggruppamen( crea( su base culturale, pra(che culturali condivise dai membri di una comunità

umana. Nonostante ci sia un generale accordo sui principi di base di questa definizione, c'è stato

un grande dibaMto tra gli studiosi riguardo alle origini storiche e geografiche delle nazioni.

Queste discussioni hanno portato a un numero indefinito di classificazioni dell'iden(tà nazionale,

ognuna delle quali meAeva in luce diversi aspeM poli(ci, culturali, demografici e sociali dell'idea

di nazionalità.

La prospeTva primordialista

Alcuni opinionis( e poli(ci hanno affermato che le nazioni sono intrinseche alla stessa natura

dell'uomo: essere umano significa anche appartenere a una nazione. Si fa spesso riferimento a

questa tesi con il termine “primordialismo”, in quanto si sos(ene che le nazioni siano esis(te fin

dal principio dell'umanità. L'iden(tà nazionale viene spesso rappresentata come un traAo

biologico, un modo di essere determinato dalla gene(ca. Questa concezione primordiale

dell'iden(tà nazionale è prevalente tra gli appartenen( ai movimen( poli(ci nazionalis( più

estremi, i cui leader hanno cercato di dimostrare l'essenza biologica di una certa iden(tà

nazionale. La manifestazione più violenta di questa idea è costruita sulla fede nell'esistenza di

una razza ariana che doveva essere proteAa dalle impurità provenien( da altri gruppi e

comunità; in questa visione l'iden(tà nazionale divide la popolazione umana in gruppi. Le tesi del

primordialismo sono state rifiutate dalla gran parte degli studiosi che si occupano di questo

fenomeno. Uno dei principali limi( di questa prospeMva è quello di non riuscire a spiegare le

marcate differenze che si possono riscontrare nel sen(mento nazionale e nell'aMvismo

nazionalista. Se la causa è da ricercare nella stessa natura dell'uomo, come spieghiamo il faAo

che alcuni uomini morirebbero o ucciderebbero mossi dal sen(mento nazionalista?? per

sos(tuire le teorie primordialiste, alcuni studiosi hanno individuato le radici dell'origine del

nazionalismo nella nascita dello Stato moderno (sopraAuAo in Europa occidentale tra XVIII e XIX

secolo). L'iden(tà nazionale viene dunque vista come una conseguenza di specifici percorsi di

sviluppo sociale, culturale ed economico. All'interno di questa visione si possono individuare due

prospeMve: quella etno – simbolista e quella modernista.

La prospeTva etno – simbolista

Una descrizione dell'approccio etno – simbolista è presente nei lavori del sociologo inglese

Anthony Smith, per il quale “la maggior pare delle nazioni, comprese quelle di origine più an(ca,

sono state fondate su legami e sen(men( etnici e su tradizioni popolari, che hanno fornito le

risorse culturali per la formazione della nazione. Il termine “etnico” implica un riferimento a

legami di sangue ed origini gene(che comuni. Sicuramente alcuni membri di un gruppo etnico

sono lega( l'uno all'altro dal punto di vista gene(co, ma l'idea che questo sia vero per tuM gli

appartenen( a questo gruppo è solo un mito. Proponendo uno sviluppo etno – simbolista, Smith

non rifiuta l'idea che alcuni aspeM dell'iden(tà nazionale esistano da prima della nascita dello

Stato moderno; sos(ene che le iden(tà nazionali si siano sviluppate a par(re da iden(tà etniche,

in seguito a determina( cambiamen( sociali, economici e poli(ci. Suggerisce che, affinché un

gruppo etnico possa diventare una nazione, deve essere presente una forte connessione,

materiale ed immediata tra questo gruppo e il territorio. Smith, inoltre, ri(ene che le nazioni

contemporanee si fondino su 6 caraAeris(che:

1) Un nome proprio colleMvo

2) Una mitologia legata alle origini comuni

3) Elemen( culturali comuni che le differenzino dalle altre

4) Una memoria storica condivisa

5) L'associazione di una “madrepatria” ben determinata

6) Senso di solidarietà tra la popolazione

Alcuni geografi hanno trovato le idee di Smith adaAe a spiegare le rivendicazioni di indipendenza

nazionale contemporanee.

L'approccio etno – simbolista è flessibile e può venir applicato a diversi esempi empirici di

iden(tà nazionali. Il ricorso a un' “età dell'oro” della nazione è un aspeAo onnipresente delle

rivendicazioni di autonomia nazionale. La concezione etno – simbolista è molto differente dalle

concezioni primordialiste. L'etno – simbolismo meAe in discussione la pretesa che l'iden(tà

nazionale sia una parte intrinseca dell'esistenza umana. Come suggerisce anche Smith, il

nazionalismo è un fenomeno moderno, ma la nostra aAenzione viene indirizzata verso le

strategie e le tecniche aAraverso le quali le nazioni creano collegamen( con gruppi di persone,

costruzioni culturali ed even( pre – moderni. Secondo Smith, è difficile pensare che la nazione

moderna possa mantenere una propria iden(tà specifica senza mitologie, simbolismi e culture.

La prospeTva modernista

Contrariamente ai primordialis( e alle prospeMve etno – simboliche, i modernis( ritengono che

le nazioni non esistessero prima della nascita degli sta( moderni. La prospeMva modernista vede

la nascita delle nazioni come successiva all'affermazione della sovranità statale. I fondatori di

questa prospeMva sono diversi, forse il più famoso è Ernest Gellner. Gellner sfata il mito delle

nazioni come modalità naturali, date da Dio e sarebbe necessario studiare le nazioni a par(re

dalle condizioni nelle quali si sono sviluppate, ovvero il contesto sociale ed economico. Secondo

lui, la differenziazione fondamentale da prendere in considerazione è quella tra società agrarie e

società industriali. All'interno delle prime, la maggior parte della popolazione apparteneva a

gruppi culturali localizza(, mentre le élites dominan( agivano ad un livello superiore. Inoltre

Gellner vede nell'affermazione della società industriale l'inizio della diffusione di occupazioni e

norme tecniche che hanno incrementato il senso di iden(tà nazionale. Gellner individua nello

sviluppo dell'istruzione di mass un momento fondamentale della creazione delle iden(tà

nazionali dell'era industriale. Da questa prospeMva, il sistema educa(vo sviluppa il senso di un

linguaggio nazionale. Il linguaggio di un sistema educa(vo produce una comunità umana

uniforme: la nazione. Sviluppando un par(colare linguaggio nazionale, gli individui diventano

inclini a lavorare e a costruirsi una vita all'interno di un dato contesto nazionale. L'approccio

modernista di Gellner indirizza la nostra aAenzione sulla nascita delle nazioni a par(re da

necessità pra(che, piuAosto che da un sen(mento di aAaccamento a una qualche età d'oro. E'

possibile dare sostegno all'ipotesi proposta da Gellner nel lavoro di Eric Hobsbawm, uno storico

marxista britannico che ha scriAo molto sul tema delle nazioni e del nazionalismo. Hobsbawm

individua l'origine dell'iden(tà nazionale nella nascita dello Stato moderno, dopo la rivoluzione

francese. Al posto dell'industrialismo proposto da Gellner, Hobsbawm iden(fica nella nascita del

capitalismo il catalizzatore della formazione delle nazioni e dell'invenzione delle tradizioni

nazionali. Un'applicazione delle idee moderniste di Gellner e Hobsbawm si trova nel saggio

“Comunità immaginate” di Anderson, il cui libro usa una prospeMva modernista per sostenere

che le nazioni siano comunità immaginate perchè gli appartenen( ad una nazione non

conosceranno mai la maggior parte dei loro connazionali, né sen(ranno parlare di loro.

Anderson, in parte cri(ca i lavori degli altri due, perchè hanno comunicato l'idea che le nazioni

siano una costruzione fondata su reali comunità umane. Anderson dice che le comuità umane

dovrebbero venir dis(nte in base allo s(le in cui sono immaginate e, nel suo testo, concentra

l'aAenzione su pra(che culturali ripetute, necessarie per produrre l'importanza delle iden(tà

nazionali: dal momento che le nazioni non pre – esistevano alla loro iden(ficazione, è necessario

ri – immaginarle con(nuamente e la nascit dei mezzi di comunicazione a stampa ha avuto

un'influenza determinante nel comunicare le iden(tà nazionali colleMve. Dato che siamo

studiosi della geografia poli(ca, questo ci porta a considerare i luoghi e gli spazi nei quali e

aAraverso i quali viene celebrata e rappresentata l'iden(tà nazionale. Michael Billing in un suo

testo esplora i meccanismi aAraverso i quali la nazione viene comunicata alla ciAadinanza, in un

processo che definisce “flagging”: aAraverso le aMvità quo(diane la nazione viene costellata di

simboli (flags) e linguaggi. I simboli come le bandiere non vengono usa( solo dallo Stato per

veicolare l'iden(tà nazionale, ma anche dai ciAadini per comunicare il proprio sostegno a

determina( progeM nazionali. Le riflessioni di Billing tendono a studiare le nazioni aAraverso le


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Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e culturale
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valentina9527 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per Stranieri di Siena - Unistrasi o del prof Tabusi Massimiliano.

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