Estratto del documento

Introduzione

Quando si acquista una macchina fotografica ci viene dato anche un manuale di istruzioni, sia esso cartaceo o digitale, che ci spiega anche come scattare le foto seguendo le convenzioni. Queste ci permettono di non solo migliorare gli scatti ma anche di comprendere meglio, in modo consapevole, il loro funzionamento.

La fotografia ora è legata molto alla pubblicità, al giornalismo, alla moda, etc., e bisognerebbe slegarla da questi contesti così da analizzarla in pieno e vedere come essi influiscono su di essa. Le fotografie ormai sono parte della vita di tutti i giorni per molte persone anche solo tramite le fototessere sulla carta d'identità. Il turismo è uno degli ambiti più influenzati dalla fotografia, che utilizza per reclamizzare le sue mete, sia attraverso il paesaggio sia con lo still life per rappresentare la cultura (cibo, prodotti locali, souvenir).

Le aziende di macchine fotografiche si basano sul concetto popolare di ciò che è bello. L'approccio storico alla fotografia è stato sicuramente dominante, ma non sempre rende bene le differenze tra le fotografie. La relazione tra storia e fotografia è duplice. Le fotografie hanno avuto un impatto sulla storia, fornendo immagini di luoghi, spazi, volti ed eventi. Ma quanta considerazione storica diamo alla fotografia? Domanda difficile data la quantità sempre maggiore di fotografie. Bisogna fare una riflessione su "ciò che ne facciamo", l'ideologia, perché nel tempo la concezione è cambiata e ha avuto anche un impatto globale.

Altro punto importante è il genere, elemento fotografico che sicuramente va approfondito. All'inizio questo elemento non è stato preso molto in considerazione, non come succede per il cinema o la letteratura almeno. Così anche il poster cinematografico serve non solo ad introdurre il film (titolo, personaggi, regista, attori) ma anche a stabilire nello spettatore che tipologia di film sia, presentandosi di volta in volta diverso da un punto di vista visivo. Questa cosa ormai in chi guarda avviene in maniera automatica e per ciò spiegata ci risulta complicata quando invece non lo è.

La fotografia come oggetto di studio è un'astrazione che dev'essere smembrata nel minimo particolare. I generi non sono fissi, mutano e si evolvono creando di volta in volta degli ibridi nuovi. E creano delle nuove aspettative di significato legando la forma ad un contesto. I generi utilizzati esistevano già in ambito pittorico. Infatti, non si può isolare la fotografia dalle altre arti visive. In pittura i generi nacquero nel XVIII secolo secondo una rigida gerarchia. Paesaggio e ritratto ora sono i più diffusi.

Ci sono poi vari sottogeneri come le foto investigative della polizia che si innestano nel documentario o le foto del matrimonio che possono innestarsi come nello still life. Il metodo utilizzato per l'analisi di un'immagine si basa sulla semiotica. Nel XX secolo esso si è sviluppato sempre di più per fornire un approccio più coerente allo studio della fotografia, per affrontare la specificità dei suoi spazi di comunicazione. La psicoanalisi non è l'unico metodo di lettura. Solo attraverso tutte le metodologie/punti di lettura si potrà avere una riflessione approfondita. La teoria della fotografia viene posta tra la storia dell'arte e la teoria cinematografica.

Capitolo 1 - Storia

Con storia si intende la pratica di raccogliere insieme documenti, artefatti e materiali connessi per raccontare il passato. Com'è connessa alla fotografia?

Secondo Freud: […] Con la macchina fotografica (l'uomo, n.d.r..) ha creato uno strumento che fissa le impressioni fuggevoli della vista. […]

Gli oggetti creati dall'uomo vengono visti come un mezzo per dominare il mondo e in particolare collega la fotografia alla sfera della memoria più che a quella della visione. Il ritratto fa ricordare una persona che non c'è, un paesaggio ci ricorda un luogo visitato, ma mostrano a chi guarda qualcosa che magari non hanno mai visto. Se unita alla funzione di un microscopio o di un telescopio, la fotografia ci permette di vedere ciò che l'occhio umano da solo non può vedere. Grazie ad essa noi non solo raccogliamo le informazioni in modo diverso rispetto a prima ma abbiamo modificato anche la sfera di relazioni sociali della memoria collettiva.

Le immagini fotografiche ora costituiscono una ampia rete nell'industria connessa ai nuovi media. Attraverso la raccolta e la memoria la specie umana accumula registrazioni della sua presenza sul pianeta. Le culture moderne rappresentano visivamente se stesse tramite le immagini fotografiche.

Definizioni

Secondo Raymond Williams la storia è un resoconto narrativo di eventi. Ma così è riduttivo. Può essere inteso anche come processo della civilizzazione, a prescindere da qualsiasi resoconto di essa in quanto storia. Anche i libri storici di fotografia utilizzano questo termine in modo vario (una storia della fotografia, la storia della fotografia, breve storia della fotografia, etc…).

Tra le storie specifiche c'è però forse una storia generale con punti in comune con i vari mondi (storie biografiche, sviluppo tecnologico come storia scientifica e tecnica, etc…). Il concetto di storia è quindi incredibilmente complesso e dipende dalle domande che lo storico si pone. A volte presenta contraddizioni.

Problemi storici

In alcuni saggi è stato evidenziato il fatto che le donne non fossero prese in considerazione dalla saggistica, problema evidenziato solo dopo la rivoluzione femminista. In uno si parte dallo spunto di definizione di "grande artista", parlando dei presupposti di genio maschile e come le domande che uno storico si pone possano influenzare la narrazione.

Nell'apprezzamento artistico o fotografico, l'uso della storia è estremamente limitato. I fotografi sono estraniati da tutto tranne che dal loro background e vengono giudicati secondo il gusto estetico. L'opinione personale viene vista come storia ma è un uso inappropriato del termine poiché è un contesto, una circostanza solo per supportare il lavoro.

La storia sociale: la storia è il resoconto di un processo che include l'ambiente che circonda ogni individuo. L'ambiente viene modellato dalla società, che di fatto fa parte di esso. Gli storici critici nel corso del tempo hanno sviluppato modi dinamici di scrivere una storia (individui colti all'interno di una storia sociale).

Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte dalla loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione. Gli individui vivono dentro alle circostanze, dice Karl Marx, ma rispetto ad esse non si comportano in modo passivo ma attivo come attori che scrivono il loro copione, ma in ogni caso subiscono l'influsso della storia e della tradizione.

La storia della fotografia

Uno degli esempi di saggio più importanti è Storia della fotografia di Beaumont Newhall basa tutto su il Moma, dove lavorava, escludendo così altri fotografi o altre opere interessanti e storicamente rilevanti che non erano parte della collezione del museo a quel tempo. Il libro lascia intendere (come ogni altro libro di storia dell'arte, che le opere al suo interno siano il meglio del meglio, creando quindi una grossa influenza sul testo da parte dell'istituzione. Oltre alle fotografie di autori importanti che sono mancanti, è carente con il suo perorare di una ideologia modernista. Il libro rese il Moma un punto di interesse per gli studenti che cominciavano a classificare come arte la fotografia. Nonostante il libro non sia completo, grazie alle circostanze ha avuto un grosso influsso sulla società oltre che successo.

Fotografia come discorso

John Tagg riconosce la molteplicità delle aree sociali e delle pratiche sociali su cui la fotografia ha avuto influsso (foto poliziesche, documentari, foto mediche, etc.…). La fotografia qui viene considerata come dispersa e legata ad ambiti di potere. Senza negare la rilevanza che la fotografia ha in altri ambiti ma cercando di capire perché certe immagini sono state scattate, a cosa servivano, etc. Che ci mostra come la fotografia contribuisca alla cultura tramite molteplici usi differenti, così da non possedere di fatto identità. Più la foto o significante fotografico ha un significato e quindi un senso solo all'interno dei discorsi portatori di significato. Viene vista come uno strumento in mano alle istituzioni, che la utilizzano come dispositivo disciplinare. La fotografia nel potere non è mai neutrale.

Le fotografie come oggetti storici

Tutte le fotografie vengono create all'interno di un contesto. Il fotografo lavora con dei mezzi specifici in uno spazio specifico. I mezzi e come essi vengono utilizzati influiscono sull'immagine. Lo spazio invece è già socialmente definito prima che il fotografo scatti. Il fotografo riflette e fotografa ciò che lo interessa in relazione allo scopo della foto. Il fine è così basilare per chi è coinvolto che non c'è bisogno di specificarlo. Le fotografie codificano quindi dei significati e noi dobbiamo chiederci il valore di tale rappresentazione, la sua intenzione.

Esempio storico

Il primo libro fotografico in assoluto è The Pencil of Nature di Talbot, composto da 24 fotografie. A scene in a Library è l'ottava. Non fa vedere l'intera libreria ma lascia intendere ci sia dell'altro nella stanza. Il titolo è cruciale perché ha un rapporto reciproco con l'immagine. Nella fotografia c'è un paradosso, poiché il senso dato nasconde il senso costruito. Le fotografie sono convincenti perché nascondono dietro al referente le cose presenti nell'immagine. Questa apparente innocenza è parte del suo potere retorico. Talbot è anche l'inventore del primo processo fotografico da negativo a positivo, metodo ampiamente usato nel corso degli anni, ed esperto di linguistica mondiale, un artista e uno scienziato al tempo stesso.

La retorica della fotografia indica le modalità con cui gli argomenti vengono costruiti e si distingue tra denotazione e connotazione, la prima è ciò che vediamo e che può essere descritto mentre la seconda è il significato culturale di ciò che viene visto. Ciò che viene letto in un'immagine dipende quindi anche dalla cultura dello spettatore, cosa che rende un'immagine polisemica. L'immagine è anche illusoria perché non è stata scattata in una biblioteca ma in un cortile in cui era stato allestito lo scaffale con i libri poiché nella casa non filtrava abbastanza luce. Ma gli elementi ci rimandano in modo forte all'immagine della biblioteca. Bisogna quindi conoscere le circostanze in cui l'immagine è stata scattata per poterla comprendere davvero.

La conoscenza fotografica

L'immagine di Talbot è stata fatta per far capire quanto sia facile ingannare l'osservatore, ma fino a che punto ci ingannano? Ma non è fondamentale sapere dov'è stata scattata la foto e inoltre se fosse stata scattata davvero in una biblioteca avremmo avuto una resa completamente diversa. Talbot era anche interessato a come lo spettro di luce lavorava e come poterlo sfruttare attraverso la carta fotosensibile. E utilizza anche quest'ultimo nella sua composizione. Con tutti questi elementi la foto diventa incredibilmente complessa anche se non sembra e ha una pluralità di significati in base ad esempio alla nostra considerazione dell'ambiente della biblioteca (luogo di studio, di sapere, etc.).

Significati plurali

Stuart Hall considera la pluralità di significati potenzialmente produttiva. Storico e teorico britannico stampa saggio su fotografie emigrati caraibici anni '50/'60. Fa capire la posizione degli emigranti nei limiti dello spazio della stazione ferroviaria o ne racconta una storia alternativa riguardante la migrazione della popolazione nera in Gran Bretagna. Lo storico deve interpretare i documenti, inclusi quelli fotografici, e non deve considerarli semplici fatti nella linea temporale. Il merito di Tagg è stato quello di aver situato storicamente le analisi sulla fotografia all'interno delle istituzioni, rinunciando al modello sociologico tipico. Ne mostra le fragilità e i punti di forza. Sostiene che la fotografia sia formata da una pluralità di storie. In ogni dato momento parti diverse non si condizionano in tutto o in una totalità sociale. Il conflitto e la contraddizione sono ciò che determina il concetto di società stessa. La fotografia supportando od opponendosi a un conflitto, può essere considerata come una forza storica con un ruolo nei significati sociali.

Con la privatizzazione della fotografia si è dovuto far fronte ad un'incredibile mole di materiale. La soluzione a questo problema è stata di partire dalla memoria personale che a volte diventano fattore sociale creando vari sottogeneri fotografici. La fotografia è un punto di vista già mediato, esattamente come i dipinti. Non è quindi totalmente accurato e va interpretato dagli storici. È lo storico che deve fissare il significato fotografico.

Capitolo 2 – Teoria della fotografia

Non possiamo fare a meno della teoria. Ogni pratica presuppone una teoria, a volte anche molto complessa. La stessa fotografia non sarebbe mai nata senza le teorie sulla chimica, geometria e ottica. Ora molte di queste regole vengono svolte in modo automatico dall'apparecchiatura, ma capirne comunque il funzionamento può tornare utile per farci comprendere il suo funzionamento (scopo della teoria). Ma che elementi di teoria servono per scattare delle foto?

Breve storia della teoria della fotografia

Ci sono tre periodi chiave. Il primo con l'avvento della fotografia, il secondo all'inizio del XX secolo e infine gli anni che precedono il postmodernismo degli anni '80. Tutto ciò ha portato all'elaborazione del concetto contemporaneo.

  • Estetica vittoriana: La domanda fondamentale riguardava il grado di riproduzione dei dettagli. Era il periodo dei Dagherrotipi e dei calotipi di Talbot. Il concetto di imitazione può essere espresso dal termine greco Mimesis che in quel periodo si traduceva con Natura (riprende la foto di Talbot). L’altra domanda fondamentale di questo periodo è come la fotografia possa essere considerata arte se replica la realtà. L'estetica vittoriana era dominata dalla pittura. La svolta di questo pensiero arrivò solo negli anni 30 del 20º secolo quando la fotografia comincia a cambiare l'intera nozione di immaginazione creativa.
  • La riproduzione di massa negli anni 20 e 30: In questo periodo l'emergere della democrazia di massa della riproduzione attraverso i mass media delle fotografie degli anni 20:30 apparvero fenomeni collegati quando la fotografia il cinema si affermarono come strumenti chiavi dei moderni mass media. Questi ultimi infatti venivano considerati come la nuova tecnologia per le masse e quindi fiorirono l'avanguardia e le teorie moderne sulla fotografia. Dopo la Prima guerra mondiale ci sono stati degli incredibili sviluppi nel campo fotografico che continuavano ad accelerare. Uno dei saggi chiave di questa esplosione teorica è l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin. Quest'ultimo ipotizzava che la scoperta la fotografia potesse avere modificato il carattere complessivo dell'arte rovesciando il dibattito in corso nel diciannovesimo secolo. Pensiero che andò a influenzare molti altri teorici. La teoria del periodo poneva particolare enfasi sul significato e in particolare anche sul contesto sociale.
  • Gli anni 60 e 70: Ci troviamo in un periodo in cui l'industria la comunicazione si consolida e le immagini fotografiche producono una serie di studi riguardanti la loro importanza. Importante in questo contesto è il lavoro di Roland Barthes ovvero uno degli scrittori oggi più influenti in ambito fotografico che aveva pubblicato 2 saggi il messaggio fotografico e retorica dell’immagine il primo riguarda il fatto giornalismo il secondo sulla pubblicità. Ci troviamo in un periodo di forti cambiamenti riguardo i diritti civili soprattutto per quanto riguarda la questione razziale e i movimenti femministi. Victor Burgin è sicuramente uno dei più importanti artisti concettuali inglesi che si è rivolto alla fotografia come base alla sua pratica artistica riprendendo quindi la teoria semiotica di Roland Barthes e la struttura concettuale della teoria dell'arte della fotografia.

Verso la fine degli anni 80 la fotografia finalmente comincia essere riconosciuta negli istituti d'arte nel modo in cui oggi la conosciamo quindi una forma fondamentale dell'arte moderna nel tempo divenne una componente vitale del valore istituzionale dell'arte; ma è proprio da questo periodo che si svilupperanno le teorie della fotografia per come le conosciamo oggi e la base per un pensiero critico sulla fotografia.

Teoria della rappresentazione

La maggior parte della gente non ha un vero e proprio rapporto profondo con le immagini fotografiche di solito gli dà solo uno sguardo fugace. L'unico collegamento davvero forte col mondo la fotografia lo possiamo ritrovare nelle gallerie d'arte o nei libri fotografici perché ci fanno soffermare su specifiche immagini. Di fatto quindi anche se ogni giorno siamo circondati da fotografie in una quantità incredibile ce ne accorgiamo solo in rare occasioni. Questo avviene forse proprio per la loro incredibile quantità disseminata in tutta la nostra realtà. Spesso le immagini soprattutto quelle legate al marketing cercano di suscitare in noi il desiderio o l'appetito utilizzando fotografie che ci permettono di realizzare il concetto del prodotto (le mucche sull'etichetta del latte, ad esempio).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher etanie96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Brera - Accademiadibrera o del prof Bergantini Simone.
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