Finanza pubblica e delle istituzioni internazionali
L'obiettivo è analizzare strumenti ed effetti della politica fiscale, così come l'incidenza di questi strumenti sull'economia degli Stati. La finanza pubblica dei governi nazionali e delle istituzioni sovranazionali si occupa dei problemi relativi agli equilibri macroeconomici. Si tratta di un sistema che ha una sua definizione e opera in maniera distinta dal livello micro secondo Keynes (macroeconomia come fenomeno olistico, non riconducibile alla somma delle singole parti, approccio non dominante); nella visione opposta, se la macroeconomia esiste deve basarsi su una tesi microfondata (macroeconomia microfondata, approccio dominante).
Obiettivi della finanza pubblica
La finanza pubblica ha degli obiettivi:
- Inflazione nulla (p = 0)
- Bilancia dei pagamenti in equilibrio, in un'economia aperta (BP = 0)
- Piena occupazione (N = N)
Si tratta di obiettivi di breve periodo, con risorse date (nel lungo periodo invece le risorse si modificano). Altri due obiettivi fondamentali sono il bilancio in pareggio e l'annullamento del debito pubblico, ovvero:
- Spesa pubblica tassazione (G – T = 0)
- Ridurre il debito pubblico (B → 0)
In tutto ciò, ricordiamo che gli strumenti della politica monetaria sono l'offerta di moneta (M) e il tasso di interesse (r). Gli strumenti della politica fiscale sono la spesa pubblica (G), la tassazione (T) nelle sue varie forme e il debito pubblico (B).
La mano invisibile di Adam Smith
La mano invisibile, secondo Adam Smith in "La ricchezza delle nazioni" (1776), è la capacità del mercato di autoregolarsi attraverso un meccanismo implicito nella struttura economica, equilibrio efficiente ed equo che si autodetermina. In una situazione di concorrenza perfetta esistono:
- Imprese infinite (∞)
- Bene omogeneo (q)
- Costi di transazione nulli (c = 0), cioè non ci sono asimmetrie informative
- Il prezzo (p) è l'unica vera discriminante
Si ragiona su questa base perché l'economista non ha un vero laboratorio, dunque deve crearsi un “laboratorio concettuale” e questa è una buona cartina al tornasole.
Economia del benessere
Partendo da qui si è creata una branca nota come economia del benessere. Il teorema dell'economia del benessere, equilibrio economico generale. Stigler ha chiamato mano invisibile questo risultato: in una concorrenza perfetta si raggiungono le condizioni di efficienza. In realtà, più che a Smith, Stigler si rifà ad altri economisti a lui più vicini, ad esempio a Walras.
Approcci all'economia
Due approcci all'economia:
- Economia dello scambio (atemporale)
- Economia della produzione (sequenziale)
L'economia ha un approccio molto antico (da Aristotele), con l'idea che l'economia dello scambio studi la scarsità delle risorse e il modo migliore per sfruttarle. Questo è l'approccio dominante, mainstream. Ma l'osservazione a tavolino non corrisponde per forza di cose alla realtà, dunque questo approccio dello scambio è normativo: non dice come la realtà è, ma come dovrebbe essere, cosa sarebbe giusto fare.
L'economia pone l'attenzione su altri aspetti, l'idea che l'economia sia un sistema della produzione circolare, con origine e fine in un medesimo punto, e con risorse date. Nel punto O = F ci sono risorse K e L. Ma queste risorse a chi appartengono? K al capitalista e L al lavoratore.
Il lavoratore possiede la sua forza lavoro, ma essa è potenziale se non c'è domanda. La domanda di lavoro la può fare il capitalista, che ha un K iniziale. Il profitto giunge alla fine del ciclo, ma il lavoratore ha bisogno di un salario anticipato per il proprio sostentamento: occorre dunque un credito, un terzo (lo Stato) che offra moneta M. Il capitalista chiede questa moneta M pagando un certo interesse r. Una parte di questa M è salario per il lavoratore.
La differenza tra il prodotto complessivo e l'insieme di quello destinato ai mezzi di produzione e ai lavoratori è Surplus (q > q S).
In questo schema altre figure come il nobile sono rentiers, hanno cioè una rendita e dunque non creano, beneficiano senza partecipare. L'approccio della produzione resta in auge fino a metà '800, poi dopo Marx si indebolisce con la nascita del marginalismo. Attraverso curva di indifferenza e retta di bilancio individuiamo la curva di domanda. Attraverso curva di isoquanto e retta di isocosto individuiamo la curva di offerta.
Legge di Walras
Questo equilibrio economico generale si può determinare endogenamente? La legge di Walras (economista francese) pone condizioni di concorrenza perfetta: n mercati in cui operano i vari soggetti.
Per ciascuno dei mercati esistenti si indica un prezzo di partenza, fornito dal banditore. A quel prezzo occorre verificare se in tutti i mercati c'è equilibrio tra D e O. Se non c'è equilibrio il banditore stabilisce la modifica del prezzo fino all'equilibrio simultaneo nei vari mercati. Se n – 1 è in equilibrio, allora lo sarà necessariamente anche l'ennesimo mercato n°.
Vediamo più nello specifico la rappresentazione walrasiana del mercato. Descrivere la struttura che si vuole studiare, schematizzare, fare ipotesi che sostituiscono il laboratorio delle scienze esatte: ipotesi concorrenza perfetta, i prezzi sono dati e si muovono per raggiungere l'equilibrio (uguaglianza tra D e O simultaneamente in tutti i mercati).
Per quanto riguarda figure e personaggi parliamo di produttori e consumatori, non si fa più la distinzione in classi sociali. Si intende per ricchezza sociale l'insieme di tutte le cose, materiali e immateriali, che sono suscettibili di avere un prezzo perché sono scarse, cioè sono utili e sono disponibili in una quantità limitata.
Elementi del mercato
Gli elementi del mercato sono:
- Capitali (beni durevoli, fattori di produzione)
- Capitali naturali
- Capitali personali
- Capitali propriamente detti
- Redditi (beni che servono una sola volta)
- Beni di consumo
- Servizi consumabili di A
- Per usi di produzione
- Beni intermedi
- Servizi produttivi di tutte le A
Quali elementi hanno un prezzo? Nelle società moderne solo i capitali naturali e quelli propriamente detti possono essere oggetto di scambio e quindi possono avere un prezzo. Per quanto riguarda i capitali personali, solo i loro servizi sono scambiabili e hanno un prezzo: Walras sceglie cioè di eliminare l'ipotesi di un'economia schiavista.
Soggetti presenti nel mercato
I soggetti presenti nel mercato sono:
- Proprietari fondiari
- Lavoratori
- Capitalisti
- Imprenditori
L'imprenditore non è proprietario ma organizzatore di beni e servizi posseduti da altri. Per l'equilibrio economico generale il profitto deve essere 0. L'imprenditore “Sisifo”, fatica continua senza rendimento. La remunerazione del capitalista è l'interesse, quella dell'imprenditore è il profitto.
In relazione al ruolo degli imprenditori, il mercato complessivo del sistema può essere visto come costituito da due mercati:
- Mercato dei servizi, in cui gli offerenti sono i proprietari fondiari, i lavoratori e i capitalisti, e i domandanti sono gli imprenditori.
- Mercato dei prodotti, in cui gli offerenti sono gli imprenditori e domandanti, tra che per i beni intermedi, sono tutti gli altri soggetti.
Il modello di Walras è atemporale, statico, logico e non cronologico.
Formalizzazione aritmetica della legge di Walras
Due soggetti che domandano, A e B; due beni, X1 e X2; ciascun soggetto spende tutte le sue risorse (escludiamo il risparmio)
Consumatore A: p1x1a + p2x2a = p1w1a + p2w2a
Consumatore B: p1x1b + p2x2b = p1w1b + p2w2b
Sommando i due vincoli:
p1x1a + p1x1b + p2x2a + p2x2b = p1w1a + p1w1b + p2w2a + p2w2b
[domanda complessiva = offerta complessiva]
Se p1 ≠ 0, allora p2 ≠ 0. In questo caso l'equilibrio riguarda dunque soltanto il bene X1. Nell'espressione p1(x1a + x1b − w1a − w1b) + p2(x2a + x2b − w2a − w2b) = 0, supponendo che il mercato del bene X1 sia in equilibrio avremo: x1a + x1b = w1a + w1b. Elidendo dunque il primo addendo avremo p2(x2a + x2b − w2a − w2b) = 0.
Ciò vuol dire che se un mercato è in equilibrio, lo è necessariamente anche l'altro. Ipotesi di un eccesso di offerta nel mercato del bene X1:
x1a + x1b < w1a + w1b
Considerando p1 > 0, allora p1(x1a + x1b − w1a − w1b) < 0.
Pertanto avremo p2(x2a + x2b − w2a − w2b) > 0.
Ciò vuol dire che in un'economia di scambio, con un mercato in eccesso di offerta si determina un altro mercato con eccesso di domanda.
Legge di Say
Se Walras non si cura della realtà, chi ha invece la pretesa di osservare la realtà, senza dicotomia tra teoria e pratica, è Say. Nel 1803, quindi molto tempo prima della formulazione della legge di Walras relativa all'equilibrio economico generale (1874), il francese Jean-Baptiste Say formulò una legge: la legge di Say (o legge degli sbocchi): l'offerta determina da sé la domanda. La domanda assorbe sempre la produzione.
Say immagina un produttore che ha appena finito di produrre un bene. Non vede l'ora di liberarsene. Ma chi compra? Colui che ha contribuito alla produzione. Un prodotto terminato offre da quell'istante uno sbocco ad altri prodotti per tutta la somma del suo valore. Quando il produttore ha terminato il prodotto, il suo desiderio più grande è quello di venderlo perché il valore di quel prodotto non resti morto nelle sue mani. Poi vorrà liberarsi del denaro che la vendita gli procura e non ci si può liberare del proprio denaro se non cercando di comperare un prodotto qualunque: dunque il fatto solo della formazione di un prodotto apre all'istante stesso uno sbocco ad altri prodotti.
Sintesi dello schema neoclassico
In un tempo t abbiamo risorse date R: K capitale, interesse i, T terra, X = X rendita, L lavoro, salario w. Ciascuno ha ottenuto ciò che ha apportato alla produzione: si riceve in base al contributo dato alla produzione: equità di trattamento. Dipendenza dei valori delle merci dai prezzi dei fattori produttivi: il valore di X0 è dato dal suo contenuto in L, più il valore della rendita: X0 = wL + iK + vT. Se X > wL + iK + vT, allora l'imprenditore sta dando un suo contributo e quindi l'organizzazione è un fattore della produzione.
|Q| = f(K, L, T), ..., qbT, ..., qn
qbT = q La tassazione è il prezzo da pagare allo Stato. Stato imprenditore (in De Viti De Marco T è dato dalla presunzione che tutti consumino un tot, ad esempio il 10%). G = T Bilancio in pareggio (assenza di politica monetaria e debito pubblico). Se G ≠ T, allora G − T ≠ 0. G − T = M + B (offerta di moneta e debito pubblico). Non è più laissez-faire: lo Stato deve essere neutrale se interviene.
Ricadute delle due leggi sul modello neoclassico. Si parte dalla dotazione di risorse: forza lavoro, capitale, altri elementi (es. tecnologia). Sono noti anche i diritti di proprietà e gli elementi da definire sono quantità e prezzo. Risorse e tecnologia determinano l'offerta; le preferenze e la distribuzione delle risorse determinano la domanda. Tutti questi elementi sono considerati esogeni. Le quantità dei fattori produttivi destinati alla produzione di ciascun bene, la quantità di ciascun bene destinata a ciascun consumatore, i prezzi dei fattori e i prezzi dei beni finali risultano invece variabili endogene al sistema.
L'allocazione delle risorse, tanto nella produzione quanto nel consumo, si determina esclusivamente attraverso lo scambio. Non esistono conflitti di classe: nel marxismo non si faceva riferimento all'individuo ma alle classi sociali, mentre lo schema neoclassico elimina le classi e tutti sono liberi di agire in funzione del proprio benessere (anche il lavoratore può scegliere se lavorare o meno). Occorre individuare il mercato dei fattori di produzione (tempo logico): capitale e lavoro. Il capitale K è distinto in capitale di breve periodo e capitale di lungo periodo, ma comunque dato.
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