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• quantificazione dei dividendi: andrà quantificata variazione intervenuta tra le

riserve di utili a inizio e fine periodo e confrontata con l’utile dell’anno

precedente;

• evidenziazione di operazioni sul capitale netto aventi impatto sulla liquidità:

perché aumenta o diminuisce il patrimonio netto? Lo analizzo secondo le sue

componenti: capitale sociale, riserve, utili. Noto quindi quali componente

aumenta o diminuisce.

3. Prospetto fonti impieghi rettificato a seguito di integrazioni: la terza fase comporta

l’inserimento delle rettifiche ottenute nella seconda fase nel prospetto delle fonti e

degli impieghi a dati grezzi, per rettificarlo.

4. Flussi risultanti aggregati nelle aree gestionali: la fase conclusiva si articola

nell’aggregazione dei diversi flussi finanziari nell’ambito delle aree, consentendo così

una visione allargata della dinamica dei flussi e conseguentemente la comprensione

della provenienza e della destinazione dei medesimi. La somma dei flussi positivi e

negativi esprime il saldo finale delle disponibilità liquide o, se negative,

dell’indebitamento finanziario netto a breve termine.

Autofinanziamento: capacità dell’impresa di fronteggiare l’eventuale fabbisogno

finanziario non ricorrendo all’incremento di capitale proprio o di indebitamento ma a risorse

provenienti dalla gestione stessa dell’azienda (attraverso la trattenuta degli utili o

accantonamenti). È considerato come una scelta di politica interna di finanziamento e di

risparmio, volta a coprire il necessario incremento di capitali programmati per sostenere lo

sviluppo dell’impresa. Ci sono due nozioni di autofinanziamento:

• Autofinanziamento come fenomeno finanziario: capacità dell’azienda di coprire il

fabbisogno finanziario grazie alle risorse finanziarie generate dall’attività e dalla

gestione generate dall’attività e dalla gestione aziendale attraverso:

la ritenzione degli utili netti conseguiti: l’utile non distribuito è la principale

 componente di autofinanziamento;

gli ammortamenti: in virtù del ruolo che essi svolgono per la rigenerazione delle

 risorse investite nelle attività immobilizzate; è un processo tecnico contabile che

permette la ripartizione del costo di un bene (detto a fecondità ripetuta), il cui

sfruttamento si ripete per più esercizi e quindi anche benefici connessi al bene;

gli accantonamenti per rischi e oneri: si possono usare i soldi nei fondi per rischi

 ed oneri finché non si verifichino gli eventi che generano i costi per i quali essi

sono stati costituiti.

• Autofinanziamento come fenomeno patrimoniale: qui riguarda esclusivamente il

capitale proprio dal momento che è inteso come incremento del capitale per effetto di

un processo di ritenzione degli utili; la definizione di autofinanziamento come

fenomeno patrimoniale è data dalla differenza tra utili conseguiti e utili distribuiti.

Modello dello sviluppo internamente sostenibile: un’impresa può crescere senza il

ricorso ad apporti esterni di capitale di rischio e senza modificare la struttura

finanziaria, nella misura in cui è in grado di autofinanziarsi.

6

A

g= CN

g = tasso di sviluppo “internamente” sostenibile; Tasso di crescita sostenibile con mezzi

autogenerati

A = utile non distribuito.

CN = capitale netto iniziale.

A/CN = saggio percentuale di autofinanziamento;

A= UN –UD

UN = Utile

UD = dividendi distribuiti

g = ROE (1 – d)

Roe = tasso di redditività del capitale netto

d = tasso di dividendo (UD/UN) OIC 10 IAS 7

Introduzione Raccomanda la redazione Obbligatorio in tutte le

del Rendiconto Finanziario imprese che redigono il

per tutte le società. Si bilancio consolidato

collega al cc stabilendo che secondo IAS/IFRS. È un

il Rendiconto va inserito elemento del bilancio; è un

nella Nota Integrativa; un documento prospetto

“obbligatorietà” che non utilizzato per completare

viene considerata violazione informativa (IV Direttiva

dei principi di veridicità e CEE e cc).

correttezza.

Finalità Ha lo scopo di definire i Richiedere informazioni

criteri per la redazione del sulle variazioni nel tempo

Rendiconto Finanziario. delle disponibilità liquide

attraverso la predisposizione

di un rendiconto finanziario

che classifichi i flussi

derivati da attività operativa

attività d’investimento e

attività finanziaria.

Definizione flussi aumento o diminuzione Entrate e uscite di

dell’ammontare delle disponibilità liquide o mezzi

disponibilità liquide equivalenti

Definizione disponibilità (1) 1: sono rappresentate da 1: idem. 2: sono

liquide e mezzi equivalenti (2) depositi bancari e postali investimenti finanziari a

assegni, denaro e valori in breve termine e d’alta

cassa. liquidità convertibili in

valori di cassa noti e

soggetti ad un irrilevante

7 rischio di variazione del

valore.

Definizione gestione reddituale Comprende le operazioni Rappresenta le principali

/ attività operativa connesse ad acquisizione attività Generatrici di ricavi

produzione di beni nonché dell’impresa e le altre

le altre operazioni non attività di gestione che non

ricomprese nell’attività di Sono di investimento o

investimento/finanziamento finanziarie.

.

Definizione attività Comprende le operazioni di Comprende l’acquisto e la

d’investimento acquisto e vendita delle cessione di attività

immobilizzazioni materiali, immobilizzate e gli altri

immateriali e finanziarie e investimenti finanziari non

delle attività finanziarie non rientranti nelle disponibilità

immobilizzate. liquide equivalenti.

Definizione attività di Operazioni di ottenimento e Rappresenta l’attività che

finanziamento restituzione delle comporta la modificazione

disponibilità liquide sotto- della dimensione e della

forma di capitale di rischio composizione del Capitale

e capitale di debito. Netto e dei finanziamenti

ottenuti dall’impresa.

La distribuzione temporale dei flussi e il valore finanziario del tempo

Il valore finanziario del tempo rende non confrontabili flussi di cassa distribuiti in maniera

differente sulla linea temporale. L'attualizzazione è il processo che rende omogenei, cioè

attuali e quindi sommabili fra loro, i flussi futuri di cassa.

C

1 t

fattore di sconto= VA=

t t

r)

(1+ (1+r )

La seconda formula mi dà il valore attuale, cioè C è la somma che incasserò e VA è il valore

t

attuale, cioè la somma che spendo subito per incassare dopo t anni C.

Il VAN è la somma di una serie di flussi di cassa (in entrata e in uscita) attualizzati. È

importante nelle analisi di convenienza per le decisioni di investimento.

VAN = VA – investimento iniziale

n C

∑ t

VAN = −C 0

t

(1+r )

t=1

La regola del Valore attuale netto impone di accettare i progetti che presentano un VAN

positivo. La regola del Tasso interno di rendimento impone di accettare i progetti che

presentano un TIR maggiore del costo del capitale.

La regola dell’IP impone di accettare i progetti che presentano un IP maggiore di 1. Rende

progetti anche molto diversi fra loro uguali dal punto di vista numerico (il VAN positivo ci

dice poco), se i progetti sono tanto diversi fra loro mi conviene usare questa al posto del

VAN. 8

Profitability index = VA / investimento iniziale

Rendita temporanea a rate costanti: si può usare solo a flusso e tasso di interesse costante,

trovo il valore che devo subito depositare per assicurarmi per t anni una somma C:

C C 1

VA= −

r r t

(1+r )

Rendite differite: rendita le cui rate sono esigibili solo a partire dal periodo t’’ è detta

differita.

C × VA t '

VA= t' '

(1+r )

Rendite perpetue a rate costanti: rendita dove i flussi di cassa futuri sono costanti e si

manifestino lungo un orizzonte temporale infinito.

C C 1 C

VA= − =

r r r

1+ r

( )

Rendite a rate crescenti: i flussi di cassa crescono in ragione di un tasso di crescita g.

[ ]

t

1 1 1+ g

( )

VA=C −

r−g r−g 1+r

Rendimento atteso e rischio

La valutazione di un progetto di investimento dipende da tre fattori:

• il rendimento atteso: aumento % di valore per ogni euro;

• il rischio: probabilità che quello che stimo non si verifichi, non è sempre negativo;

• il tempo: più è lungo il periodo più aumenta il rischio.

Fonti di rischio:

• Andamento economico generale: economia generale (recessione);

• Andamento economico settoriale: singolo settore;

• Andamento economico specifico dell’emittente: singola impresa.

Componenti delle fonti di rischio:

• Rischio di interesse;

• Rischio di inflazione;

• Rischio di cambio;

• Rischio di insolvenza;

• Rischio di liquidità;

• Rischio di controparte;

• Rischio politico;

• Rischio normativo;

• Rischi commerciali, competitivi, settoriali;

• Rischi naturali;

• Rischio congiunturali. 9

Assumiamo che: l’investitore è tendenzialmente avverso al rischio (a parità di rendimento

l’investitore preferisce l’investimento meno rischioso); gli investimenti più rischiosi sono

quelli che pagano di più (il mercato offre rendimenti più elevati per gli investimenti più a

rischio).

Prendiamo in considerazione questi 3 strumenti finanziari:

• Buoni del tesoro: privi di rischio, breve termine 3-6 mesi;

• Titoli azionari: si intende qualsiasi azione, va inteso come più pericoloso fra i 3, è

opposto ai buoni del tesoro;

• Standard & Poors Composite Index (rappresenta un portafoglio di azioni ordinarie di

500 grandi aziende americane): composto da diversi titoli, esprime la media di come

va il mercato, sta in mezzo ai primi due.

Se l’investitore è avverso al rischio perché dovrebbe mai comprare i titoli azionari?

Dev’esserci qualcosa che lo stimoli a farlo, per esempio un rendimento maggiore.

Premio per il rischio = rendimento medio - rendimento offerto dai titoli privi di rischio

p= r – r

m f

In presenza di un mercato finanziario efficiente e di avversione al rischio di parte degli

investitori abbiamo che il rendimento atteso è dato da:

n

́

R r p

= i i

i =1

r : rendimento titolo. p : probabilità che si realizzi r .

i i i

Adesso è possibile misurare il rischio conoscendo la distribuzione delle probabilità dei

rendimenti previsti di un titolo; la distribuzione in esame si può misurare statisticamente

attraverso la varianza che esprimono la dispersione dei risultati attesi rispetto alla media.

n

2 2

́

σ R) p

= (r −

i i

i=1

Se il rendimento è privo di rischio e non devia mai dalla sua media la varianza è zero

(impossibile). In finanza la deviazione standard di un rendimento è detta anche volatilità.

Rendimento e rischio del portafoglio: coefficiente di correlazione

σ AB

ρ =

AB σ σ

A B

• -1 quando i due titoli sono correlati negativamente (la contemporanea presenza in

portafoglio dei titoli A e B riesce a ridurre notevolmente il rischio).

• 0 non vi è correlazione fra i due titoli (l’impatto sulla riduzione del rischio è nullo o di

modesta entità).

• +1 la correlazione fra i due titoli è positiva (non è possibile ridurre il rischio).

Rendimento portafoglio titoli:

́ ́ ́

R R X R X

= + +…

1 1 2 2 10

Il rendimento atteso del portafoglio è uguale alla sommatoria dei rendimenti di tutti i titoli

(cioè le medie) moltiplicati per le quote dei titoli che compongono il portafoglio.

E la varianza del portafoglio titoli è data da:

2 2 2 2 2

σ σ X σ X X cov

=X + +2

p A A B B A B AB

X: i pesi di ciascun titolo all’interno del portafoglio.

cov.: la covarianza presente tra i titoli.

∑ ́ ́

cov P R R R

= (R − )( − )

A ,B i A A B B

Dove R normale è il rendimento medio e l’altro barrato è il rendimento atteso.

La diversificazione riduce il rischio; la diversificazione riduce il rischio più di quanto

riduce le attese di redditività. Essa migliora quindi il rapporto tra rischio e rendimento.

Rischio diversificabile e rischio non diversificabile:

• fattori comuni, cioè tendono ad influenzare tutte le attività finanziarie e non possono

essere eliminati per effetto della diversificazione; il rischio legato a tali fattori viene

denominato rischio sistematico o non diversificabile o di mercato;

• fattori specifici, ossia riguardano solo quella determinata attività e possono essere

eliminate tramite opportune strategie di diversificazione; il rischio a essi collegato

viene detto rischio diversificabile o specifico.

La diversificazione può quindi ridurre il rischio ma non eliminarlo: possono eliminare il

rischio di ogni singola azienda, di ogni singolo settore, ma non il rischio dell'economia

globale, cioè anche comprando tutti i titoli presenti al mondo avrò sempre un livello di

rischio.

Ciò che è fondamentale valutare in un titolo, secondo la teoria finanziaria, è dunque solo la

componente di rischio sistematico ad esso associato, perché è solo questa che contribuisce a

determinare il rischio del portafoglio di un investitore e di conseguenza è l’unico rischio che

gli investitori si attendono di vedere remunerato.

Infatti se vogliamo rappresentare graficamente i due rischi avremo il rischio specifico come

una curva negativa, cioè all’aumentare della diversificazione diminuisce il rischio, la curva

va giù fino a dove non incontra l’altro rischio cioè quello sistematico che è rappresentato da

una retta orizzontale e quindi non cambia col cambiare della diversificazione.

Misurazione del rischio sistematico: il rischio sistematico rappresenta la sensibilità dei

titoli rispetto alla situazione economica generale e può essere quantificato misurando come

varia il rendimento del titolo (o del portafoglio titoli) al variare dei rendimenti di un

portafoglio diversificato.

Quindi il punto cruciale nella determinazione del rischio sistematico è quello di trovare un

portafoglio titoli che contenga solo tale tipologia di rischio, viene chiamato quindi

portafoglio efficiente, cioè variazioni del prezzo di esso corrispondono alle variazioni

nell’economia generale. Dato che vale sempre la regola che una maggiore diversificazione

diminuisce il rischio tale portafoglio dovrà essere molto grande e contenere molti tipi di

azioni, per tale motivo è anche chiamato portafoglio di mercato.

11

La sensibilità del rendimento di un investimento ai movimenti di mercato è chiamata

coefficiente Beta ed è data da:

cov , r

(r )

m j

β= varianza r m

Dove:

β: coefficiente che misura la sensibilità del rendimento del portafoglio/investimento/titolo ai

movimenti del mercato;

r : rendimento atteso del portafoglio di mercato;

m

r : rendimento atteso del j-esimo titolo.

j

Graficamente il β di un titolo è rappresentato dal coefficiente angolare di una retta (chiamata

caratteristica del titolo) che pone in relazione il suo rendimento atteso, con il rendimento

atteso del portafoglio di mercato.

β > 1: le azioni tendono ad amplificare i movimenti del mercato (azioni aggressive);

β < 1: il titolo è sensibile alle variazioni del mercato. Le azioni tendono a seguire meno che

proporzionalmente l’andamento dei movimenti di mercato (azioni difensive);

β = 1: rappresenta il β del portafoglio di mercato. Esprime infatti la misura della variabilità

del rendimento del mercato rispetto a sé stesso.

IL CAPITAL ASSET PRICING MODEL (CAPM): pur con limiti ed imperfezioni è un

valido modello di riferimento per la comprensione della realtà dei mercati finanziari e per la

correlazione rischio-rendimento.

Assunzioni di base del modello, gli investitori:

• sono avversi al rischio;

• in condizioni di incertezza tendono a massimizzare l’utilità attesa dell’investimento;

• sono in grado di massimizzare la predetta utilità secondo i principi della varianza e

dello scarto quadratico medio.

Mercati finanziari:

• sono perfettamente concorrenziali;

• sussiste una perfetta omogeneità di aspettative tra gli operatori. Tutti assumono

decisioni sulla base dello stesso insieme di opportunità, avendo tutti le stesse

informazioni contemporaneamente;

• non esistono costi di transazione per acquistare o vendere i titoli oggetto di

investimento;

• non esistono imperfezioni del mercato, come ad esempio le imposte;

• tutti gli investitori sono price-takers, cioè le loro decisioni, singolarmente considerate,

non determinano modificazioni nei prezzi delle attività finanziarie.

r β r

( )

=r + −r

atteso f m f 12

r : il rendimento offerto dai titoli di stato a breve, cioè senza rischio.

f

r : il rendimento offerto dal mercato.

m

(r – r ): premio per il rischio sopportato dall’investitore che ha deciso di investire nel

m f

portafoglio di mercato.

Il rendimento è dato da un minimo (titoli di stato) più un qualcosa in più che giustifichi il

rischio, implica che il rendimento atteso è proporzionale al suo β.

Se β = 1 (cioè portafoglio di mercato), r = r .

m atteso

Security Market Line: rappresenta l’andamento grafico del CAPM: su X c’è β su Y il

rendimento atteso. La linea che unisce r con il portafoglio di mercato (cioè dove β = 1 e

f

r =r ) è chiamata linea del mercato azionario o SML e mostra il rendimento richiesto

m atteso

per ciascun titolo in funzione del suo β con il mercato.

I titoli che stanno sotto la retta sono fuori mercato, nessuno li comprerebbe con quelle

assunzioni; non esistono titoli sopra la retta perché le aziende non regalano premi di rischio

se il livello di rischio è quello annunciato.

Capital Market Line: su X c’è la volatilità; la linea del mercato dei capitali è la semiretta

che parte dall’investimento privo di rischio e passa tangente al portafoglio di mercato.

Rappresenta il più alto rendimento atteso che si può ottenere per ciascun livello di volatilità;

il portafoglio di mercato si trova quindi sulla CML mentre tutti gli altri tioli e portafogli si

trovano a dx e sotto la retta, rappresenta quindi la frontiera efficiente di tutte le attività

finanziare, rischiose e non.

Alcune considerazioni sul Beta

Il coefficiente Beta dipende: dal settore di appartenenza dell’impresa, il grado di leva

operativa e il grado di leva finanziaria.

I coefficienti di rischio sistematico sono quindi dei beta equity, riflettono cioè sia il rischio

operativo (componente diversificabile) sia il rischio finanziario dell’indebitamento; è

espresso in funzione del grado di indebitamento; beta equity:

D

β β

=β +( −β )

E B B D W

β = coefficiente di rischio sistematico del capitale complessivamente investito, dato dalla

B

media ponderata dei beta delle singole fonti di finanziamento;

β = coefficiente di rischio sistematico dei debiti di finanziamento;

D

D/W = indice di indebitamento (D = debito, W = capitale proprio).

Quindi β mette in evidenza come il rischio sistematico di un titolo dipenda principalmente

E

dal rischio operativo del business, misurato da β e vari in proporzione diretta con il grado di

B

indebitamento.

r β

=r +(r −r )

X f m f X

r : riferimento al tasso corrente netto sui titoli di stato a breve, medio-lungo termine:

f

l’utilizzo di un tasso reale netto sui titoli di stato a lungo termine.

13

r : Standard & Poor’s500o l’FTSE MIB; proxy del rendimento di mercato.

m

Stima dei rendimenti attesi:

• 45°: variazioni unitarie nei rendimenti del portafoglio di mercato tendono a provocare

variazioni unitarie nei rendimenti del titolo;

• > 45°: variazione unitarie nei rendimenti del portafoglio di mercato provocano

variazioni superiori all’unità nei rendimenti del titolo;

• < 45°: variazioni unitarie nei rendimenti del portafoglio di mercato provocano

variazioni inferiori all’unità nei rendimenti del titolo.

La formula che esprime i rendimenti del titolo i-esimo in funzione dei rendimenti del

portafoglio di mercato è la seguente:

r β r

=α + +ε

i m

dove:

α: è il valore dell’intercetta sull’asse delle ordinate della retta di regressione e rappresenta la

media dei prezzi azionari quando l’indice di mercato non subisce alcuna variazione;

β: è il coefficiente angolare della retta;

ɛ

: è l’errore il cui valore medio è uguale a zero.

• β = 1: il titolo tende ad avere rendimenti paralleli a quelli del portafoglio di mercato

(salvo l’effetto di α);

• β > 1: il titolo tende ad avere rendimenti maggiori rispetto a quelli del portafoglio di

mercato;

• β < 1: il titolo tende ad avere rendimenti inferiori rispetto a quelli del portafoglio di

mercato.

Il valore 1 rappresenta un valore focale del coefficiente beta.

• titoli con Beta > 1: titoli “aggressivi”;

• titoli con Beta < 1: titoli “difensivi”;

• Obbligazioni e i Titoli di Stato Beta = zero;

• Titoli azionari Beta compresi tra lo 0,5 e l’1,5;

• Titoli derivati, artificialmente costruiti per accrescere il rischio dell’attività sottostante

Beta molto elevati.

Critiche al modello: misurabilità del portafoglio di mercato, semplificazione del modello:

• Condizione di equilibrio;

• Premio per il rischio;

• Uniperiodalità;

• Rendimenti non dipendenti solo dal Beta;

Ipotesi forti:

• la perfezione dei mercati finanziari (non riscontrabile nella realtà);

14

• l’irrilevanza del rischio specifico nella determinazione del rendimento;

• l’utilizzo dei rendimenti attesi (nella realtà si possono utilizzare solo i rendimenti

correnti).

Arbitrage Pricing Theory APT: afferma che i prezzi dei titoli sono influenzati da più macro

fattori di rischio, come il livello dei tassi d’interesse e i tassi d’inflazione e che esiste un

premio per il rischio associato a ciascuno di questi fattori.

Quando si usa un solo portafoglio efficiente, esso da solo catturerà tutto il rischio sistematico

(modello unifattoriale); se invece vengono usati più portafogli come fattori, ogni fattore

catturerà diverse componenti del rischio sistematico, questo è il caso del modello

multifattoriale, cioè l’APT.

Assunzioni di base:

• i rendimenti delle attività finanziarie sono determinati da un modello fattoriale;

• i prezzi delle attività finanziarie sono tali da non permettere l’esistenza di opportunità

di arbitraggio, ipotesi che consente di determinare i rendimenti attesi delle attività

finanziarie.

Stima rendimento atteso: il rendimento di un titolo è la somma di tre componenti:

• il rendimento atteso, che è il rendimento che si realizza se tutte le variabili che

influenzano i prezzi dell’attività finanziaria si muovono in linea con le aspettative del

mercato, in tutto il periodo considerato;

• le divergenze rispetto al valore atteso determinate da variabili che influenzano tutte le

attività finanziarie (fattori);

• le divergenze rispetto al valore atteso determinate da variabili che sono specifiche

delle singole attività finanziarie.

La relazione fra le componenti è espressa nell’equazione:

R R b R b R b R

( )

=E + + +…+ +ε

i i 1 1 2 2 k k i

E (R ) = rendimento atteso dell’i-esima attività (rendimento medio che ha sempre offerto).

i

b , b , … = sensibilità di ogni fattore di rischio.

1 2

R , R , … = rendimenti attesi dei fattori di rischio.

1 2

ɛ = rischio specifico dell’azienda (di fallimento).

i • individuare una lista esauriente di fattori di rischio che concorrano a determinare il

rendimento atteso, e quindi ottenere una stima del rendimento atteso di ciascuno di

questi fattori;

• stimare le sensitività a ciascun fattore di rischio mediante delle procedure statistiche;

• determinare il rischio idiosincratico (di fallimento).

Differenze tra APT e CAPM: nonostante le critiche e i 60 anni di vecchiaia il CAPM è il

modello migliore da usare. 15

APT:

• meno restrittivo del CAPM;

• modello multifattoriale

• supply-side: lo usano solo le aziende non soggetti esterni;

• assenza di arbitraggio: cioè nessun operatore può ottenere un rendimento maggiore

senza impiegare ulteriore denaro o senza supportare un rischio maggiore.

CAPM:

• modello unifattoriale;

• “lato della domanda”: lo usano gli investitori per decidere se investire o no;

• Modello di equilibrio: nessuno desidera possedere un portafoglio diverso da quello in

cui ha investito.

LE DECISIONI DI INVESTIMENTO

Le decisioni aziendali:

• Decisioni di investimento: dove investire i fondi e le risorse disponibili;

politica di investimento: investire in progetti con rendimento atteso superiore alla

soglia minima di rendimento accettabile;

• Decisioni di finanziamento: dove e come ottenere i fondi necessari per finanziare tali

investimenti;

politica di finanziamento: scegliere una struttura finanziaria che massimizzi il valore

dei progetti intrapresi e che sia in linea con il tipo di investimenti da finanziare.

• Decisioni relative ai dividendi: quando restituire agli investitori e sotto quale forma;

politica dei dividendi: qualora non vi siano opportunità di investimento in grado di

generare un rendimento superiore alla soglia minima, restituire il denaro ai proprietari.

Cos’è un INVESTIMENTO? Un investimento è qualsiasi operazione di impresa che

richieda un impiego di capitale; un’operazione di trasferimento di risorse nel tempo,

caratterizzata dal prevalere di uscite monetarie nette in una prima fase e di entrate monetarie

nette in una fase successiva.

Classificazione degli investimenti:

• Categorie strutturali;

• Entità dell’esborso richiesto;

• Natura dei benefici attesi;

• Rischiosità;

• Rilevanza strategica.

Ogni progetto ha insito in sé del rischio.

Rischio specifico → legato strettamente ad uno specifico investimento (eliminabile).

Rischio sistematico → dovuto a cause generali a tutti gli investimenti (non eliminabile).

16

Fonti di rischio

• Project-specific risk: è il rischio specifico di ogni singolo progetto dovuto di solito a

previsioni errate;

• Competitive risk: i flussi di cassa generati da un progetto sono condizionati dalla

concorrenza;

• Industry-specific risk: ha origine da fattori che agiscono su un singolo settore;

• International risk; se si usano più valute nel proprio business si è esposti al rischio di

cambio;

• Market risk: insieme di variabili macroeconomiche che agiscono su tutti i mercati.

Fasi del processo di scelta degli investimenti:

• Ricerca delle possibilità di investimento e loro formalizzazione: è importante per la

sua connessione con la strategia aziendale;

• Selezione e reperimento dei dati necessari per la scelta: trade-off tra affidabilità dei

dati e costo del reperimento degli stessi;

• Valutazione degli investimenti: è la più importante dove si decide realmente se

intraprendere o scartare un progetto; l’investimento è una modalità per spostare risorse

finanziarie nel tempo, le modalità di valutazione più corrette sono quelle basate sui

flussi di cassa nella logica dell’attualizzazione o capitalizzazione.

• Eventuali valutazioni e rettifiche.

È necessario:

1) ricostruire il profilo monetario atteso dell’investimento (cercare di stimare cosa

accadrà in futuro in termini di entrate e uscite); entità e dislocazione temporale dei

flussi;

2) determinare il tasso che permetta di confrontare i flussi: attraverso l'attualizzazione:

prendo i tutti i flussi e li estrapolo dal tempo in modo da togliere almeno il rischio

tempo; lo si fa trovando il tasso di sconto;

3) individuare dei criteri, che combinando le informazioni precedenti, esprima un

giudizio sulla bontà dell’iniziativa: possono essere degli indici.

FASE 1

Profilo monetario: flussi di cassa monetari: considero solo i flussi finanziari, non

considero quindi debiti e crediti, tengo solo le uscite vere e proprie.

Ogni investimento può generare questi 3 flussi:

• Esborso iniziale: è l'unico esborso certo, gli altri no, l'unico che non devo attualizzare

perché lo realizzo oggi e non c'è bisogno di un tasso di sconto; accade al tempo zero,

magari non tutto per una dilazione di pagamento ma qualcosa esce; è l’impiego di

capitale necessario all’attuazione del progetto ed è un flusso negativo;

• Flusso monetario di gestione: è un flusso di cassa netto della gestione corrente, al

lordo degli oneri finanziari (non stimiamo mai interessi passivi di prestiti o mutui che

ho dovuto contrarre per realizzare l'investimento. QUINDI l'investimento è staccato

17

dal suo finanziamento. Perché? perché la bontà dell'investimento deve dipendere da se

stesso, cioè dev'essere buono in quanto tale non in base a come l'ho finanziato) e al

netto delle imposte (al contrario le imposte si pagano, perché sono sicuro che tale

denaro finirà nelle casse dello stato e non sarà più disponibile per me).

Composto da:

Entrate: flussi che entrano, si considera maggiore incasso o anche minori costi;

 Uscite: flussi che escono, pagamenti o diminuzione degli incassi.

• Disinvestimento finale: detto anche valore di realizzo, riguarda la vendita o la

dismissione dell'investimento cioè di beni patrimoniali; il disinvestimento è tassato,

Tiene in considerazione gli effetti fiscali, perché quando vendo il macchinario la

plusvalenza è tassata.

FCFF flusso di cassa operativo (Free Cash Flow to the Firm) =

Reddito operativo (1 – T)

+ Ammortamento

± Δ Capitale circolante operativo

 Spese in c/capitale

Al reddito operativo aggiungo gli ammortamenti (i costi non monetari non si manifestano,

ma io li considero lo stesso, in modo da avere una base imponibile più bassa per pagare

meno imposte. Nel reddito operativo lo inserisco col segno meno e poi qui lo aggiungo),

sommo algebricamente la variazione del CCO (se da un anno all'altro i crediti aumentano

andranno col segno meno, se i debiti aumentano andranno col segno più; e viceversa. Non

consideriamo il magazzino, e quindi consideriamo solo crediti e debiti, cioè tutto quello che

si produce si vende) e sottraggo le spese in conto capitale (sono le spese capitalizzate,

R&D).

FASE 2

Profilo monetario: flussi di cassa incrementali: considero solo il singolo investimento, non

guardo tutti i flussi dell'azienda degli altri reparti.

Tasso di sconto: dev’essere adeguato a confrontare flussi di cassa di periodi differenti, deve

tenere in considerazione il valore finanziario del tempo e deve avere la forma di costo

opportunità.

Dev’essere maggiore del costo del capitale: la media dei costi delle fonti di finanziamento

che utilizza l'impresa.

FASE 3

Profilo monetario: flussi di cassa incrementali: considero solo il singolo investimento, non

guardo tutti i flussi dell'azienda degli altri reparti.

Criteri decisionali basati sui flussi di cassa: ci dicono con i numeri se il progetto conviene

o no; non sono alternativi, danno 4 tipologie di informazioni diverse.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher albi94r di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Finanza aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Battisti Enrico.

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