Liberalismo politico di John Rawls
Introduzione
Gli scopi di Teoria sono enunciati nella prefazione dell’opera. Per gran parte dell’epoca moderna in filosofia morale la visione sistematica predominante è stata quella utilitaristica e quelli che l’hanno criticata l’hanno fatto in un’ottica estremamente limitata: non hanno saputo sviluppare una concezione morale praticabile che la potesse contrastare con successo. Il risultato è che spesso si era costretti a scegliere fra l’utilitarismo e l’intuizionismo razionale, in molti finivano per accettare una variante del principio di utilità ristretta da vincoli nutrizionisti. Lo scopo di Teoria era quello di portare a un più alto livello di astrazione e la dottrina tradizionale del contratto sociale e elaborare una trattazione alternativa della giustizia che fosse superiore all’utilitarismo. Ritenevo anche che questa concezione alternativa fosse la più adeguata per l’istituzione di una società democratica.
Gli scopi di queste lezioni sono molto diversi. Infatti, Teoria non distingue una dottrina morale della giustizia da una concezione politica della giustizia. Nelle lezioni di questo volume queste distinzioni sono invece fondamentali. Esistono però delle differenze significative rispetto a Teoria, in effetti, il problema grave che mi pongo riguarda l’idea di società bene ordinata che come esposto in teoria è irrealistica. Un aspetto essenziale di una società bene ordinata associa alla giustizia come equità che tutti i suoi cittadini fanno propria questa concezione sulla base di quella che oggi chiamo una dottrina filosofica comprensiva; accettano i suoi due principi di giustizia in quanto radicati in questa dottrina.
Ora, il problema grave è questo: una società democratica non è caratterizzata solo da un pluralismo di dottrine religiose, filosofiche e morali comprensive ma da un pluralismo di dottrine comprensive incompatibili e tuttavia ragionevoli. Nessuna di queste dottrine è universalmente accettata dai cittadini. Il liberalismo politico assume che una pluralità di dottrine comprensive ragionevoli ma incompatibili sia il risultato normale dell’esercizio della ragione umana. Naturalmente una società può avere in sé anche dottrine comprensive irragionevoli e irrazionali, o perfino folli; in questo caso il problema è quello del contenimento. Il fatto della pluralità delle dottrine comprensive ragionevoli ma incompatibili (del pluralismo ragionevole) dimostra che l’idea di società bene ordinata, così come è usata in Teoria, è irrealistica. Lo è perché è in contraddizione con la realizzazione dei suoi stessi principi.
Il problema del liberalismo politico
La principale conclusione ricavabile da queste osservazioni è che il problema del liberalismo politico è: come è possibile che esista e duri nel tempo una società stabile e giusta di cittadini liberi uguali profondamente divisi da dottrine religiose, filosofiche e morali incompatibili, benché ragionevoli? Come è possibile che dottrine comprensive profondamente contrapposte benché ragionevoli convivano?
Il liberalismo politico dà per scontato non solo il pluralismo, ma il fatto del pluralismo ragionevole e suppone inoltre che alcune delle principali dottrine comprensive ragionevoli esistenti siano religiose; la stessa concezione del ragionevole è definita in modo da consentirlo. Il problema del liberalismo politico è quello di costruire una concezione della giustizia politica (per un regime democratico costituzionale) che la pluralità delle dottrine ragionevoli possa far propria. L’evidente complessità del liberalismo politico nasce proprio dall’accettazione del fatto del pluralismo ragionevole.
Una volta accettato questo dato, infatti, dobbiamo assumere che ogni cittadino fermi sia una dottrina comprensiva sia la concezione politica centrale. In alcuni casi la concezione politica è semplicemente la conseguenza della dottrina comprensiva del cittadino, ma in ogni caso la concezione politica è condivisa da tutti mentre le dottrine ragionevoli non lo sono.
Una volta acquisito il fatto del pluralismo ragionevole della cultura democratica, lo scopo del liberalismo politico è quello di scoprire le condizioni alle quali è possibile costituire una base pubblica e ragionevole di giustificazione riguardo alle questioni politiche fondamentali. Nel fare questo e il liberalismo politico deve essere imparziale fra i punti di vista delle varie dottrine comprensive ragionevoli. Questa imparzialità si manifesta in molti modi. Tanto per cominciare il liberalismo politico non attacca né critica alcuna posizione ragionevole.
Inoltre il liberalismo politico non parla di verità ma solo di ragionevolezza della propria concezione politica della giustizia. Così facendo si mette in chiaro che la concezione politica è un punto di vista più limitato, definisce i valori politici e non tutti i valori. L’idea di costruttivismo politico sarà familiare a tutti coloro che, già conoscono la posizione originaria della giustizia come equità. Considero ragionevoli quei principi che escono da una procedura di costruzione adeguata. Quando i cittadini condividono una concezione politica ragionevole della giustizia, dispongono di una base sulla quale discutere pubblicamente.
Il dualismo esistente nel liberalismo politico fra il punto di vista della concezione politica e le dottrine comprensive non ha origine nella filosofia; ce l’ha nella natura particolare della cultura politica democratica, in quanto contraddistinta dal pluralismo ragionevole. A mio parere è a tale natura particolare che si deve il diverso carattere dei problemi di filosofia politica del mondo moderno rispetto a quelli del mondo antico. Per spiegare questo punto formulerò una congettura.
Le radici storiche del liberalismo politico
Quando, diciamo con Socrate, ebbe inizio la filosofia morale, la religione antica era una religione civica di pratiche sociali pubbliche, feste e pubbliche celebrazioni. I greci celebravano Omero, i poemi omerici, dunque non si parlava di una religione di salvezza in senso cristiano e tantomeno esisteva una classe sacerdotale. La filosofia morale greca nasce dunque nel contesto storico e culturale di una religione civica polis della in cui l’epica omerica con i suoi dei ed eroi svolge un ruolo centrale; e questa religione non comprende un’idea alternativa del sommo bene, da contrapporre a quella espressa dagli eroi e degli dei omerici. Perciò, quando rifiuto l’ideale omerico, tipico del modo di vivere di una classe guerriera di un’età ormai morta, la filosofia greca dovette costruirsi da sé le idee del sommo bene della vita umana che fossero accettabili per i cittadini di una società molto diversa; e la filosofia morale si identificò sempre con l’esercizio della sola ragione, libera dalla religione.
Se ora passiamo all’epoca moderna, troviamo tre novità storiche che hanno influito nella filosofia morale e politica. La prima è la Riforma, che ha portato al pluralismo religioso, la seconda la formazione dello stato moderno con la sua amministrazione centralizzata e la terza, la nascita della scienza moderna (l’astronomia con Copernico e Keplero e la fisica Newtoniana).
La riforma ebbe conseguenze enormi. Quando una religione autoritaria, salvazionistica ed espansionistica come il cristianesimo medievale si divide ciò comporta la comparsa di una religione autoritaria e salvazionistica rivale che per un certo tempo conserva molti degli stessi caratteri. Lutero e Calvino erano altrettanto dogmatici e intolleranti quanto la Chiesa di Roma.
L’origine storica del liberalismo politico sta dunque nella riforma nelle sue conseguenze, con le lunghe controversie sulla tolleranza religiosa. Fu allora che nacque qualcosa di simile alla libertà di coscienza e di pensiero come lo intendiamo oggi e, come vide Hegel, la libertà religiosa venne resa possibile dal pluralismo. Ma rimase il fatto della divisione religiosa, è per questo che il liberalismo politico assume il fatto del pluralismo ragionevole come pluralismo di dottrine comprensive, sia religiose che non religiose. Questo pluralismo non è visto come un disastro ma come l’esito naturale delle attività della ragione umana entro libere istituzioni. L’intolleranza era accettata come condizione dell’ordine e della stabilità sociale, e l’indebolimento di questa credenza ha aiutato ad aprire la via alle istituzioni liberali.
Quindi il problema del liberalismo è, come ho già detto: come può esistere nel tempo una società stabile e giusta di cittadini liberi e uguali profondamente divisi da dottrine religiose, filosofiche e morali ragionevoli?
Il liberalismo politico non comprensivo
Il liberalismo politico dunque non è un liberalismo comprensivo. Non assume una posizione generale circa le tre domande che abbiamo posto ma lascia che le rispondano visioni comprensive diverse, ciascuna a modo suo. I problemi generali della filosofia morale non interessano il liberalismo politico, se non in quanto influiscono sul modo in cui la cultura di fondo e le sue dottrine comprensive tendono a sostenere il regime costituzionale.
Come ho già detto, Teoria proponeva di fornire una concezione della giustizia politica e sociale più soddisfacente delle precedenti, ma trascura il problema delle rivendicazioni di democrazia sul luogo di lavoro, nonché la giustizia fra Stati e accenna appena alla giustizia retributiva, la protezione dell’ambiente. Queste critiche affermano che il tipo di liberalismo rappresentato da Teoria è carente. Gran parte delle obiezioni alla concezione della persona e all’idea di natura umana deriva dal non aver visto che l’idea di posizione originaria è un artificio espositivo.
In conclusione, con le osservazioni fatte sopra ho cercato di spiegare quale sia attualmente il mio modo di intendere la giustizia come equità in quanto forma di liberalismo politico e perché sia stato necessario apportare dei cambiamenti. Avevo sottovalutato la profondità del problema di dare coerenza teoria, dando per scontati alcuni pezzi mancanti che erano essenziali per una formulazione convincente del liberalismo politico. Tra questi hanno una posizione centrale:
- L’idea di giustizia come equità e quello di consenso per intersezione;
- La distinzione fra pluralismo semplice e pluralismo ragionevole;
- Una caratterizzazione più completa del ragionevole e del razionale.
Idee fondamentali
Il termine liberalismo politico suona familiare ma Rawls lo intende in modo diverso, prima di arrivare alla sua definizione l’autore ci propone due domande: qual è la concezione della giustizia più adatta a specificare gli equi termini di una cooperazione sociale fra cittadini uguali e liberi? Quali sono le basi della tolleranza dato il pluralismo ragionevole, prodotto inevitabile delle istituzioni libere?
Se combiniamo le due domande: come è possibile che permanga nel tempo una società giusta e stabile di cittadini liberi e uguali che restano divisi da dottrine religiose, filosofiche e morali ragionevoli?
Su due domande fondamentali
Concentriamoci sul primo problema fondamentale. La storia del pensiero democratico degli ultimi due secoli mostra che non c’è un accordo sul modo in cui si dovrebbero organizzare le istituzioni se si vuole che soddisfino e qui termini di cooperazione fra cittadini. Da una parte c’è la corrente, associata al nome di Locke, che privilegia le “libertà dei moderni” (la libertà di pensiero e di coscienza), dall’altro c’è quella associata al nome di Rousseau, che privilegia le “libertà degli antichi” (le uguali libertà politiche e i valori della vita pubblica).
La giustizia come equità cerca di arrivare a un arbitrato fra queste tradizioni rivali proponendo due principi di giustizia che servono da criteri orientativi per la realizzazione di libertà e uguaglianza da parte delle istituzioni di base.
I due principi di giustizia (la formulazione di questi principi differisce da quella di Teoria) sono:
- Ogni persona ha un uguale titolo a uguali diritti e libertà fondamentali;
- Le disuguaglianze sociali ed economiche devono soddisfare due condizioni: primo, essere associate a posizioni e cariche aperte a tutti, in condizioni di uguaglianza delle opportunità; secondo, dare il massimo beneficio ai membri meno avvantaggiati della società.
I due principi esprimono inoltre una forma egualitaria di liberalismo in virtù di tre elementi:
- Equo valore delle libertà politiche;
- Eguaglianza delle opportunità;
- Principio di differenza, che afferma che le disuguaglianze sociali ed economiche devono andare a beneficio soprattutto dei membri meno avvantaggiati della società.
Tutti questi elementi sono presenti anche in Teoria. Il nostro tema tuttavia è il liberalismo politico. Perciò tornerò alla nostra prima domanda per chiedere: in che modo la filosofia politica potrebbe trovare una base condivisa per la soluzione di un problema fondamentale come quello dell’istituzioni più adatte a garantire la libertà e l’uguaglianza democratica? Forse possiamo soltanto limitare l’ampiezza del dissenso e niente più.
Oggi per esempio, la tolleranza religiosa è accettata e nessuno propone più apertamente argomenti a favore della persecuzione; e analogamente la schiavitù viene respinta in quanto intrinsecamente ingiusta. Noi raccogliamo queste convinzioni e cerchiamo di organizzare le idee e i principi fondamentali in essi impliciti in una concezione politica coerente della giustizia. Perciò partiremo da un esame della cultura pubblica stessa, come fondo comune di idee e principi fondamentali implicitamente riconosciuti. La cultura politica pubblica può essere divisa in se stessa anche un livello molto profondo e non può non esserlo riguarda una controversia così duratura come quella relativa all’interpretazione più corretta della libertà e dell’uguaglianza.
Se vogliamo trovare una base di consenso pubblico, dobbiamo sintetizzare idee e principi in una concezione della giustizia politica e la giustizia come equità cerca di fare proprio questo, collegare e mettere in relazione ogni idea e principio. La sua idea organizzatrice è quella della società come equo sistema di cooperazione sociale tra persone libere e uguali considerate membri pienamente cooperativi della società per tutta la vita.
Dunque, lo scopo della giustizia come equità è pratico: essa si presenta come una concezione della giustizia che può essere condivisa dei cittadini come base di un accordo politico ragionato, informato e volontario. Ma per arrivare a essere una simile ragione condivisa la concezione della giustizia deve anche essere indipendente dalle dottrine filosofiche religiose opposte e contrastanti sostenute dai cittadini. E nel formularla il liberalismo politico applica il principio di tolleranza alla filosofia.
-
Riassunto esame filosofia politica, prof. Cesarale, libro consigliato Modelli di filosofia politica
-
Riassunto esame Filosofia Politica, prof. Valentini, libro consigliato Comunitarismo, Rawls
-
Riassunto esame Storia della filosofia, Prof. Schino Annalisa, libro consigliato Il pensiero politico di John Locke…
-
Riassunto esame Teoria Politica, prof. Cotta, libro consigliato La Filosofia Politica Contemporanea, Cedroni, Callo…