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INTRODUZIONE

in questo lavoro spesso 3 aspetti si incrociano e sovrappongono:

obiettivo mettere in luce il motivo ispiratore fondamentale della psicologia fenomenologica e da cosa è

necessario prendere le distanze per creare una psicologia matura che pur intrattenendo stretti rapporti con

la fisiologia e la biologia, comunque resta distinta da esse = psicologia fenomenologicamente orientata

Per mettere in luce queste caratteristiche abbiamo bisogno di partire da due direzioni opposte

1. Discussione psicologica qui la prospettiva fenomenologica matura

2. Discussione intorno alle scienze cognitive cioè partire dallo stato del problema al cui interno ci

muoviamo noi

A partire dall’intreccio di queste due nascerà un’ontologia fenomenologica dello psichico

Il testo non si presenta come una ricostruzione filologica della psicologia fenomenologica, ma i

a) classici della fenomenologia servono solo come ispirazione: non si entra in discussioni che

riguardano la metafisica della psicologia o i rapporti tra metafisica e psicologia es. dualismo, realismo

diretto e indiretto, prospettiva trascendentale ecc.

b) In questo senso il testo non si presenta nemmeno come una delineazione della prospettiva

fenomenologica in filosofia della mente

c) L’interesse è sui problemi posti dalla ricerca empirica, dalla psicologia.

Innanzitutto si mettono in luce le sue caratteristiche antiriduzionistiche, i rapporti che intrattiene con la

neurofisiologia e con le neuroscienze cognitive per delimitare il suo campo ontologico: non indaga come

il cervello produce l’esperienza fenomenica, ma quali effetti producono le articolazioni fenomeniche

nella nostra vita. La legalità fenomenica che caratterizza la nostra esperienza cosciente ha proprie

regole di organizzazione irriducibili a quelle neurali, anche se sono correlate a queste.

Su questa base, attraverso un processo di concretizzazione per gradi, vengono esaminate la struttura

della sensazione e dell’organizzazione sensoriale, poi la percezione, la comprensione del significato,

l’articolazione della vita emotiva, immaginazione e ricordo.

Emerge così un quadro unitario del modo in cui la nostra esperienza cosciente si struttura e si articola e

si accenna a che cosa succede quando i nessi fenomenici si spezzano, come può accadere a certe forme

del disturbo psichico.

1 questioni di carattere generale per l’impostazione complessiva

ONTOLOGIA DELLO PSICHICO E METODOLOGIA DELLA PSICOLOGIA FENOMENOLOGICA

LA CHIUSURA CAUSALE E LA PSICOLOGIA PURA

Tentativi della psicologia fenomenologica:

✓ Lasciarsi alle spalle l’idea di psiche come un interno contrapposto a un esterno: non accetta la

relazione tra soggetto e mondo inteso come rapporto tra due oggetti

Dato che questo modo di impostare le cose

caratterizza buona parte della discussione moderna sulla psiche

deriva da una metafisica o concezione del mondo generale, che funge da guida

si basa su una decisione di principio costituita dall’idea di chiusura causale (→ il mondo è costituito

solo da corpi materiali che sono tenuti insieme dal nesso causale, dato che ogni spiegazione vuole

essere scientifica e razionale, per questo deve procedere secondo un ordine causale)

In questo modo, la soggettività viene descritta come un oggetto, quindi non si studierà la soggettività, ma il

rapporto causale tra due oggetti e la psicologia diverrà semplice parte delle scienze della natura fisica

questo è proprio il primo assunto che vuole superare la psicologia fenomenologica

Infatti se pensiamo a questa decisione, già in passato Descartes e Hobbes, hanno considerato l’elemento

psichico come uno strato d’essere relativo a realtà umane e animali che sono prima di tutto, realtà

oggettuali, e la stessa res cogitans è stata pensata come un oggetto: una sostanza che deve collegarsi ad

un’altra sostanza

= la psicologia moderna si è sviluppata come una psico-fisica. E questo crea confusione.

Es. chiarire cosa distingue una percezione da un ricordo, spinge a considerare

a) esperimenti relativi a soggetti psico-fisici

b) il criterio secondo il quale

con un ricordo si attivano certe aree cerebrali

con una percezione si attivano certe aree cerebrali perché possiamo correlarla al vissuto del

percepire e senza questo è impossibile dire quale funzione assolva

c) nella percezione sono attivi i nervi periferici, mentre ciò non accade nel ricordo

= come possiamo vedere, si ricorre a una spiegazione che mette in ballo l’attivazione di determinate

strutture fisiche. La soggettività e i differenti tipi di esperienza che caratterizzano rispettivamente ricordo e

percezione, non vengono minimamente presi in considerazione e l’esperienza fenomenica viene vista come

qualcosa di non scientifico, appunto soggettivo e introspettivo.

DUALISMO E RIDUZIONISMO DETERMINANO IL SOGGETTO COME OGGETTO

La psicologia continua a muoversi tra due possibilità:

A) Dualismo cartesiano relazione mente-corpo come una relazione causale tra due sostanze.

Considera la psiche una realtà staccata dal corpo, ma connessa ad esso (è questa connessione col

corpo che permette di studiarla: avveniva infatti così per i pionieri della psicologia scientifica

Fechner, Wundt, Stumpf…, che non erano affatto materialisti)

B) Riduzionismo eliminativista ed il comportamentismo considerano la nozione stessa di mente

uno spettro metafisico di cui non si può parlare e quindi è necessario disfarsi.

= IMPOSTAZIONE PSICOFISICA della psicologia: entrambe sulla base della stessa idea, considerano la

relazione tra soggetto e oggetto, deve essere una relazione causale tra due oggetti, analogamente per tutti

gli oggetti esistenti nel mondo: anima e corpo devono essere due sostanze collegate dal nesso causale o

quantomeno, se si tratta di due territori strutturalmente diversi, bisogna chiedersi come possano

comunicare. Queste prospettive si muovono all’interno di una metafisica di fondo che determina mente e

mondo come due oggetti contrapposti e non come una relazione tra soggetto e mondo = non si dà

importanza né alla soggettività né alla coscienza.

Stumpf (dualista) questa idea è possibile, quindi bisogna descrivere le nostre sensazioni come effetti del

mondo esterno ed il nostro volere come causa delle nostre azioni

Riduzionismo considera incomprensibile come un’entità non materiale possa agire causalmente sui corpi

fisici e viceversa, come i corpi possano produrre effetti su una sostanza non materiale.

Es. i nostri stati fisici devono assumere un valore all’interno della mente e la mente deve potersi

manifestare nel mondo agendo causalmente sul cervello

Eccles così può dire che la mente autocosciente modifica causalmente gli eventi neuronali

Dal momento che due mondi così eterogenei possono comunicare per causalità, è risultato necessario

assumere una direzione riduzionistica (= esiste solo il cervello come unico dominio ontologico, al cui

interno vi è una struttura causale che governa tutti i fenomeni).

A questo punto, la psicologia, percorrendo una falsa pista, può abbracciare:

Comportamentismo: interpretare lo psichico in termini di comportamenti osservabili

Fisicalismo: rinunciare a parlare di stati psichici e ridurre questi a meri stati cerebrali (fisici)

Limiti: →

dualismo è incapace di spiegare come due sostanze possono interagire e produce un inutile

raddoppiamento tra realtà esterna e immagini interne, dato che quello che è evidentemente una sola

realtà, dovrebbe essere contemporaneamente in due luoghi: nel mondo esterno come originale e nella

mente come copia →

comportamentismo fa dubitare dell’impostazione del dualismo, mettendolo in crisi, perché altrimenti

così s’intende la psiche come un omuncolo dentro il corpo o spettro nella macchina.

In tal senso, il comportamentismo, per negare l’assenza degli stati mentali, deve sostenere che dal

comportamento risalgo a ciò che sto per fare es. “ho sete” significa “sto prendendo il bicchiere”, ma questo

non ha senso dal momento che di solito so di avere sete senza osservare il mio comportamento!

Riduzionismo deve negare l’evidenza stessa, affermando che il nostro mondo è l’insieme di regole che

governano i vari fenomeni del vedere che vi sono colori, del sapere che vi sono possibilità che

rappresentano la nostra stessa vita, del conoscere l’orizzonte di senso entro cui cerchiamo noi stessi.

Tutto questo viene declassato a illusione soggettiva: in questo modo non si può nè parlare di psicologia né

discutere con chi imposta in questo modo le cose, dato che una persona che esperisce, vede, prova

angoscia, ha paura della morte ecc… e dice di non esperire, di non provare angoscia o gioia ecc… è una

persona con cui non si può combinare niente.

ORIGINE STORICA DI QUESTA PRECONCEZIONE: LA RIDUZIONE DELL’ESPERIENZA

✓ La fenomenologia vuole costruire una psicologia pura, diversa dalla psico-fisica e sottrarsi dalle

alternative dualismo e materialismo, mettendo in discussione il loro nucleo metafisico: anima e

corpo sono due entità collegate dalla legge causale e lo psichico è solo l’effetto di cause fisiche

Considerare la psiche come un oggetto e non come una soggettività, deriva:

1. dal procedimento di astrazione delle scienze della natura: all’inizio della rivoluzione scientifica, per

ottenere il puro elemento fisico, separarono qualità primarie, come la spazialità (appartenente ai

corpi) dalle qualità secondarie (soggettive), perdendo di vista che ciò che è definito come realtà

oggettiva, è il prodotto di un’esperienza di operazioni soggettive (dato che gli enunciati e i concetti

scientifici sono formulati da soggetti psichici).

2. Astrazione del concetto di natura: la natura è un sistema unitario dove tutto ciò che accade

(compresi i nostri pensieri, emozioni, azioni che tendiamo a considerare libere) è riconducibile a

nessi di causa-effetto di ordine fisico-biologico in un determinismo universale = se qualcosa esiste è

soggetto alla causalità e rientra nell’ordine causale. Data questa determinazione ontologica, la

psicologia si costituisce come una psicofisica.

3. In seguito la psiche viene determinata come un oggetto di natura particolare. James notava che

questo oggetto, diveniva sempre più evanescente, poiché non si seppe più dove collocarlo e molti

ritenevano fosse semplice filosofia.

La fenomenologia riconosce che James ha ragione: la psiche come oggetto è uno spettro metafisico,

dunque è necessario abbandonare il dualismo delle sostanze che pone il rapporto soggetto-oggetto come

oggetto-oggetto.

4. A questo punto si può iniziare a creare una psicologia come scienza della soggettività esperiente.

✓ Se da una parte è giusto ammettere che la vita soggettiva è l’atto di esperire oggetti e una

molteplicità di mondi;

1. dall’altro lato per noi esistere significa essere oggetto tra altri oggetti, legati insieme dal vincolo

→è

causale, poiché esistendo, siamo oggetti riproducibili e manipolabili su questa base

ontologica che si è potuto:

- affermare che possiamo comprendere come funziona la mente umana, così come funziona un computer.

- confermare che comprendere qualcosa, significa ricostruirlo (postulato metodologico ed epistemologico)

= per comprendere la mente umana dobbiamo riprodurla artificialmente oppure ragionare su come

funziona l’intelligenza artificiale (cioè un oggetto o un sistema di oggetti causalmente collegati tra loro).

In questo senso la psicologia come scienza soggettiva viene meno. Per questo motivo psicologi e

pedagogisti sono sempre più informatici che sanno come funziona una macchina ed interpretano la vita

soggettiva a partire dal modo di funzionare di una serie di oggetti, facendo sì che la psiche come oggetto,

produca programmi di apprendimento, cura, interpretazione della malattia ecc. che però sono

programmati a partire dall’attività e dal modo di funzionare delle macchine.

Si può quindi ritenere così che il discorso psicologico è performativo, cioè non che descrive semplicemente

come stanno le cose, ma che produce anche effetti (fa o crea cose, agisce sulle persone, progettandole

come una macchina)

✓ da qui, la fenomenologica vuole circoscrivere la psiche non come oggetto, ma come una serie di

attività che si servono di operazioni tenute insieme da leggi specifiche che non si possono ridurre al

semplice nesso causale come fa la psicofisica.

Ciò che si vuole dimostrare è che la psiche esiste, non come oggetto tra oggetti e nemmeno come

contenitore di oggetti (mentali), immagini o copie, ma è vita soggettiva, attività in quanto si esperisce, si

agisce e si opera. Vita soggettiva = vita intenzionale mi riferisco a più mondi con diverse regole di auto-

organizzazione e sono gli atti mentali che si dirigono intenzionalmente verso questi mondi

Es. 2+2 = 4 è una relazione che fa parte del mondo matematico, non è qualcosa che abbiamo nella mente o

che costruisce la mia mente, che se fosse strutturata diversamente sarebbe ad esempio 2+2=5

= LA MENTE E’ LA CAPACITA’ DI TRASCENDERSI PER RIFERIRSI A MONDI DOTATI DI LEGALITA’ STRUTTURALI

AUTONOME E INDIPENDENTI DAL MODO DI ESSERE DEL SOGGETTO.

RIDETERMINAZIONE ONTOLOGICA DELLO PSICHICO ED IL RITORNO ALL’ESPERIENZA

La relazione mente-corpo è qualcosa che si manifesta nell’esperienza soggettiva, quindi la scienza moderna,

copie un errore: ritiene che l’oggetto percepito è una copia dell’oggetto che genera effetti causali e quindi

pensa che l’oggetto percepito sia la causa del nostro vedere.

La psicologia senza soggettività non è una psicologia, diventa solo una versione banalizzata della

neurofisiologia: invece di determinare il modo di funzionare della mente, si usano solo le conoscenze

relative al cervello.

E’ necessario quindi ritornare a quell’esperienza originaria presentata da Richard Avenarius chiamata

“concetto naturale di mondo”:

• per analizzare il modo di darsi della soggettività, dimenticando che pensiamo la vita soggettiva

come un oggetto, considerandola per come la esperiamo (e la esperiamo come soggetto).

• Allude al mondo come si offre prima di ogni costruzione metafisica e prima che vengano proiettati

sull’esperienza i prodotti dell’introiezione (come dice Avenarius)

✓ Per la fenomenologia quindi bisogna tornare al terreno originario che precede quelle decisioni a partire

dalle quali il rapporto tra soggetto-mondo e lo statuto ontologico della psiche è diventato un enigma

Husserl afferma che la costruzione di una psicologia pura, esige la messa in luce di un mondo di

esperienza pura: ritornare a quel mondo che si dà come immediatamente percepito, come esperito

passivamente. Tornare a prima del pensiero e attività esercitate su di esso, a partire dalle ipotesi, che

creano la nostra esperienza, quindi il senso, con nuovi strati di senso.

Solo così possiamo cercare nell’esperienza differenti modi di presentarsi e organizzarsi dei fenomeni (base

fenomenica) di differenti ontologie regionali: della natura e dello psichico.

L’OGGETTO DEL VEDERE E LA CAUSA DELLA PERCEZIONE

esperienza immediata è che es. la bottiglia che vedo è l’oggetto del mio vedere e non la causa del mio

vedere oppure es. se penso alla relazione matematica o a leggi logiche, non mi riferisco a cose che esistono

nella mia mente, ma a ciò che si manifesta alla mia mente, secondo regole proprie.

Allo stesso modo, i vissuti psichici si riferiscono a qualcosa di oggettuale

gli oggetti non si trovano nella mia mente, quindi sono

- Trascendenti

- Si articolano secondo regole fenomeniche specifiche

- non hanno a che fare col COME è fatta la mente, perché esistono indipendentemente da essa

NB: chiaramente è possibile che un certo cervello o un danno al cervello non permetta la capacità di afferrare una

legalità (logica, etica, matematica, percettiva) nel suo complesso, che ha regole proprie.

siamo io, insieme a queste cose che incontro nella mia esistenza ad esistere nel mondo all’interno di una

serie di rimandi

il mio è un agire orientato verso le cose, esperisco la bottiglia, ma non me che esperisco la bottiglia:

in questa esperienza diretta sulle cose posso vedere un oggetto es. vedo una pallina bianca colpita da una

oppure uomini e animali, che vivi, dimostrano di essere soggetti

pallina rossa, e questa inizia a muoversi

anch’essi a leggi di causa-effetto es. assumendo una sostanza, esperiamo che questa altera i nostri stati di

Tutto questo si vive in un’esperienza soggettiva, ma non è la soggettività che vedo.

coscienza.

Quindi in questo senso, dato che esperiamo mediante questi corpi fisici, la psicologia si è costruita come

psicofisica (= scienza che studia i nessi osservabili tra vita soggettiva e mondo fisico).

→ →

Gli eventi del mondo di cui faccio esperienza hanno un correlato psichico quindi un correlato neurale

perché si sa che ogni evento lascia una traccia neurale, di cui ne scopriamo l’esistenza, correlando eventi

dell’esperienza fenomenica es. quando sei emozionato e ti vedo emozionato, correlo questo tuo stato fenomenico

a un dato fenomenico che attiva contemporaneamente una parte neurale e quest’ultima è rilevata dall’esperienza

= l’esperienza in questo senso è concepita come intrascendibile ed il cervello di cui parliamo

fornita dall’fMRI

nella ricerca neuroscientifica è un fenomeno dell’esperienza.

Al contrario, pensare che fuori dalla nostra mente vi sia un originale e dentro la nostra mente vi sia una

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/02 Psicobiologia e psicologia fisiologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marl_Cap di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della mente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof De Leo Daniela.
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