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Preparazione esame filosofia comparata: La filosofia in Africa

Ambiti della filosofia africana: Il dibattito sulla definizione

Riguardo la filosofia africana vi è un dibattito che riprende una vecchia questione, cioè se esista una filosofia africana. Esso è uno scandalo che dubita dell’appartenenza del Nero africano alla razza umana. Il binomio razza e filosofia configura il dibattito afro-americano. Viene coniata una nuova formula: Africana Philosophy. Questo restringe gli argomenti a temi filosofici che riguardano l’Africa e che privilegiano autori africani e discendenti di africani. Si tratta di argomentare le relazioni concettuali e storiche, le saggezze tradizionali tramandate oralmente e le filosofie delle diaspore (Diaspora = dispersione di un popolo e delle sue istituzioni nel mondo). Per rispondere alla domanda sull’esistenza di una filosofia africana, viene sviluppato un modello ermeneutico.

Ambiti della filosofia africana: Definizione o dilemma? La confutazione di Boulaga

Boulaga analizza i retroscena storici, ideologici, politici e morali dell’interrogativo sull’esistenza e la definizione di filosofia africana. Le rivendicazioni di dignità e credibilità della filosofia africana mascherano la resa incondizionata ad avversari superiori e invincibili, che li hanno convinti ad ammettere la propria subumanità.

Con la colonizzazione il vinto scopre che la sua arretratezza non è stata così determinante quanto la sua miseria spirituale. Nel momento del bisogno i suoi dèi, antenati, si sono dileguati. La sua fede è solo fiducia in superstizioni da selvaggio. Glielo dimostra con la sua filosofia, l’unico sapere che rende l’uomo pensante e lo separa dalle bestie, perché il suo oggetto è la ragione, facoltà suprema. Per ottenere un riconoscimento di umanità, il vinto ha accettato di dichiararsi irrazionale, rinunciando alla ragione che contraddistingue gli uomini.

Ambiti della filosofia africana: Black Personality, Négritude, filosofia africana

Filosofia Africana è una formula che racchiude la storia delle idee, il cui antefatto si svolge a Parigi nel 1930. La scintilla è l’incontro tra diaspore nere. Il filosofo Locke promuoveva da anni la conoscenza della Black Personality. Negli Stati Uniti nasce la Négritude. Essa è ciò che gli anglofoni designano con l’espressione “personalità africana”. La Négritude è l’affermazione della personalità nero-africana; è un’identità forte che ha sfidato la tratta schiavista e si presenta alla contemporaneità; è l’espressione dell’umanesimo nero. Non è una filosofia ma è la memoria e la presenza attiva di una comunità plasmata dalle deportazioni. Nella problematica della morte e della sopravvivenza i Neri tentano di ricomporre la memoria infranta, per crearsi di nuovo una storia. L’etichetta a loro attribuita è un termine ambiguo: etnofilosofia.

Dalla filosofia bantu all’etnofilosofia: Placide Tempels, bantuismo ed etnofilosofia (1906-1977)

La Philosophie Bantoue comincia trattando della morte, che ravvicina l’europeo laico alla fede cristiana. Così i Bantu, per quanto cristianizzati, di fronte alla crisi tornano alle pratiche ancestrali. Il loro rifiuto di lasciarsi convertire è ferreo, fermissima è la fedeltà al proprio ordine mistico. È un fallimento pretendere di governarli senza averne compreso l’anima. Tempels accusa la cecità dei poteri coloniali; solo l’educatore calato nella loro filosofia saprà estrarne i contenuti. Il valore cruciale per i Bantu è la loro forza vitale: ciò che è, è forza.

Dio è colui che possiede la forza per se stesso e gli altri enti dipendono da lui trascendenza gerarchica. In quanto all’anima, dopo la morte una quintessenza dell’uomo abbandona il corpo. Si tratta del piccolo uomo che era nascosto dietro le apparenze percettibili; si tratta del muntu che, alla morte, ha abbandonato i viventi. Sembra improprio tradurre la parola muntu con uomo. Il muntu vive in un corpo visibile ma questo corpo non è il muntu stesso; questo muntu è quello che in francese definiscono persona e non uomo. Dio per primo è il grande muntu, la grande persona, la potenza vitale. L’uomo gli somiglia: è la forza più vigorosa tra le forze create. Il suo essere forte, la sua pienezza vitale consiste nella sua somiglianza con la forza di Dio. Dio è la forza suprema completa, perfetta. Nella creazione, l’uomo riceve forza dagli enti superiori, gli spiriti, e influisce con la sua su animali e piante. L’ontologia della forza spiega le due credenze più radicate, il culto degli antenati e la magia: gli avi sono in comunione costante con i vivi e li proteggono, perché sono più in contatto con la forza divina.

Dalla filosofia bantu all’etnofilosofia: Alexis Kagame, etnofilosofia e linguistica

L’ethno-philosophie des Bantu di Kagame codifica il termine etnofilosofia e segna il passaggio dalle filosofie bantu alla filosofia africana. La filosofia europea nasce sui dialoghi e si dimostra la malafede di chi giudica le culture orali incapaci di filosofia. Non tenendo conto delle culture orali, disprezzano il tesoro di idee nelle lingue, che sono la vera biblioteca dei popoli senza scritture. La mancanza di scritti non è grave per una filosofia dell’Essere. L’obiettivo di Kagame è opposto rispetto a Tempels: si tratta di rendere accessibili le strutture del pensiero bantu alla visione europea, fissata alle sue categorie linguistiche.

Nessuna lingua europea può rendere tutte le idee espresse nelle lingue bantu e viceversa. Kagame si concentra sul significato di muntu. Muntu risulta dalla radice -ntu, che indica l’essere generico, con il prefisso mu- (plurale ba-) che indica l’intelligenza come raziocinio. Significa “uomo come essere d’intelligenza”. Bantu significa uomini. La forma astratta di “u-mu-ntu”, umanità, sarebbe “u-bu-ntu”, in cui l’astratto bu sostituisce il concreto mu. La radice -ntu consente di classificare ciò che esiste in 4 gruppi:

  • Muntu = essere d’intelligenza (uomo) agisce con intelligenza
  • Kintu = essere senza intelligenza (cosa) non agisce con intelligenza
  • Hantu = essere localizzatore (spazio-tempo) l’essere che dà il luogo
  • Kuntu = essere modale (modo di essere dell’essere) l’essere modo

Dio non è l’Essere supremo, non rientra nelle categorie degli esseri ma è il Pre-esistente. Kagame afferma che culture e civilizzazioni bantu devono essere considerate dalle due sponde da cui si fronteggiano Europa e Africa, in una relazione di sfida. Gli elementi che distinguono una civilizzazione sono: un sistema linguistico, l’antichità dell’occupazione di quel suolo, la continuità e la comunanza di usi e costumi, di tecniche, arti e conoscenze, la condivisione di un sistema di pensiero e la vitalità di un sistema religioso che risponde alle domande sulla vita e la morte. La cultura è molto importante. Dal rapporto di cultura e civilizzazione dipende l’esigenza di separare colonizzazione e colonialismo. Una civiltà ne colonizza un’altra imponendo la sua superiorità economica e tecnica e la sua capacità di dominare la natura. Nel caso dell’Africa la supremazia dell’Europa è stata imposta con il divario tecnologico come segno di un grado inferiore di intelligenza e di umanità.

Dalla filosofia bantu all’etnofilosofia: Vincent Mulago, etnofilosofia e teologia

Vincent Mulago intende mediare tra principi del cristianesimo e fondamenti culturali bantu. Egli dissolve l’etichetta dell’etnofilosofia, mostrandone l’esito naturale nella teologia. La tattica missionaria non è una tattica pedagogica ma è al cuore della rivelazione cristiana, perché l’incarnazione di Cristo è il primo adattamento. L’unione vitale bantu può accogliere l’unione ecclesiale cattolica, riconoscendo analogie con i propri fondamenti, in armonia con il monoteismo. Il bantu convertito potrà assimilare questa comunione alla sua comunità e appartenervi. L’esempio di teologia dell’adattamento è l’eucarestia e Mulago ne espone le analogie con l’istituto del patto di sangue.

Il cristianesimo scopre un nuovo dinamismo: il Cristo. Non disprezzerà le nuove possibilità di manifestazione e di testimonianza che gli offre la cultura bantu.

Dalla filosofia bantu all’etnofilosofia: John Mbiti, religioni e filosofia africane

Mbiti nel suo scritto “African Religions and Philosophy” mostra l’unità delle religioni e della filosofia, per offrire il quadro d’insieme mancante. Le filosofie sono ancora poco documentate ma dalle religioni si può risalire ad una filosofia generale. Per filosofia africana s’intende la comprensione, l’atteggiamento mentale, la logica che riguardano il modo in cui i popoli africani pensano, agiscono o parlano. Le religioni sono la struttura portante delle società. Ogni attacco ad esse spezza il legame dell’individuo con il suo mondo. Per aver ignorato questa essenza, l’Occidente ha favorito la devastazione della tradizione con la modernizzazione forzata. Le religioni tradizionali sono immerse nel presente, in continuità col passato. Il tempo è bidimensionale: un passato lungo e un presente dinamico. Il futuro è il non-tempo. In Occidente il tempo viene usato e venduto. Nelle società tradizionali africane l’uomo crea o produce tempo. Mbiti propone lo swahili per definire i due tempi: sasa (= presente) e zamani (= passato). Sasa è il micro-tempo, Zamani è il macro-tempo.

Un altro attacco alle religioni tradizionali è portato dal cristianesimo e dall’islam. Essi sono indigeni, tradizionali e africani ma il cristianesimo è una religione straniera, importata. Solo in Etiopia le chiese cristiane hanno resistito all’espansione dell’islam ma non sono rimaste isolate. Il cristianesimo europeo è entrato nel XIX secolo e si è identificato con lo slancio missionario che accompagna il colonialismo. L’idea tradizionale di Dio diventa cruciale per restituire l’identità storica all’Africa. Dio è onnisciente e onnipotente; è l’artefice dell’uomo. Il male è espressione del suo potere e della sua volontà ma Dio non ne è incolpato ma ne è una giustificazione. La fatalità è esclusa, il male deve avere sempre una causa. Il panorama dei riti, dei culti, delle preghiere, dei sacrifici mantiene il contatto dei viventi con Dio e con i defunti. Qui spicca il cristianesimo per la centralità che Cristo dà alla persona e per la speranza di riscatto e di dignità, in un’Africa che rivendica la propria identità. L’obiettivo non è la vittoria dell’una o dell’altra religione ma la conquista dell’umanità.

Contro l’etnofilosofia: Definizione e polemiche

All’inizio la filosofia africana identifica un universo unitario e atemporale, l’etnofilosofia. È una filosofia che parla di Dio, del cosmo, dell’anima e fonda i valori come sapienza etica e tecnica.

Contro l’etnofilosofia: Paulin Hountondji, critica e politica

Importante è la figura di Hountondji, uno dei fondatori della filosofia africana. Egli afferma che l’etnofilosofia è filosofia generalmente africana. Il suo oggetto è la ricostruzione ontologica (riguardante la natura e la conoscenza dell’essere come oggetto in sé). È un’invenzione europea, per addomesticare i popoli colonizzati con l’introiezione (= processo psichico in cui si accoglie in sé oggetti o aspetti del mondo esterno e delle rispettive doti).

Contro l’etnofilosofia: Fabien Eboussi Boulaga e il “Bantu problematico”

Nel 1968 Eboussi prende posizione contro Tempels. Nel suo saggio “Le bantou problématique” egli attacca Diop. Il testo di Tempels è superficiale. Tempels si è rivolto agli amministratori coloniali. I bantu hanno posto i Bianchi al vertice delle forze vitali in cui credono e sono pronti ad ubbidire. Il bantuismo è prezioso e abominevole. Quando il colonizzato se ne vuole staccare e aspira all’uguaglianza gli si ricorda che rischia di perdere la sua anima. Bisogna rieducare il Bantu inducendolo a rivalutare le sue origini e bisogna obbligarlo a vergognarsene perché sono di ostacolo alla missione dei civilizzatori.

La verità della Philosophie bantoue sta nel fatto che l’evoluzione dei primitivi si fa a ritroso e l’accesso al potere resta nelle mani dei dominatori. Un intellettuale afferma che aiutare i neri a formulare le loro rivendicazioni di fronte ai bianchi è un obiettivo difficile ma essenziale.

Contro l’etnofilosofia: Stanislas Spero Adotevi, Aimé Cesaire, Marcien Towa i radicali

Un altro interprete della filosofia africana è Towa. Egli afferma che se i neri hanno una filosofia propria, sono uomini a pieno titolo e devono godere di tutti i diritti dell’uomo e del diritto all’autonomia sia culturale che politica. Poiché la filosofia dei bantu pone i bianchi al vertice come antenati, il Dio bantu sarà garante dell’ordine colonialista belga e ogni bantu che oserà attaccarlo commetterà sacrilegio. La concordia tra filosofia europea e filosofia africana cela una richiesta di riconoscimento, che dimostra la complicità di filosofia e potere. Si ha la dimostrazione che la filosofia rappresenta il linguaggio del vincitore.

Bilancio dell’etnofilosofia: La ricostruzione di Mudimbe

Mudimbe è considerato uno dei maggiori esponenti della filosofia africana. Qual è il significato dell’Africa e dell’essere africani? Cos’è la filosofia africana e cosa non è? La filosofia è parte dell’africanismo? Queste sono domande fondamentali poste da Mudimbe.

Bilancio dell’etnofilosofia: La sintesi di Appiah

L’esaltazione della Black Personality è un’illusione come la Négritude. Per ottenere una cittadinanza nell’alta cultura bisogna pensare nelle lingue dell’imperialismo europee. Non si possono però dimenticare i conflitti.

Temi della filosofia africana: Henry Odera Oruka, Sage Philosophy

La fine dell’etnofilosofia consegna l’oralità. Le tradizioni di pensiero africane devono essere ricostruite per proteggere la memoria dei popoli e per valorizzare la presenza nelle società. Eboussi definisce la tradizione come obiettività dell’idea di natura umana. Essa è :

  • Sentimento di appartenenza a un ordine
  • Anticipazione dell’identità personale
  • Specchio in cui i singoli si riconoscono

La sua costruzione è la Sage Philosophy, la quale afferma che le tradizioni sono significative perché vissute e perché la loro fonte è il dialogo. La Sage Philosophy è un ragionare critico che consiste nei pensieri espressi dai sapienti, in qualsiasi comunità ed è un modo di pensare e spiegare il mondo che oscilla tra la saggezza popolare e la saggezza didattica. La saggezza popolare è spesso conformista mentre la saggezza didattica è critica.

Temi della filosofia africana: Sage Philosophy e Islam

Vi è il problema di riconoscere e ridefinire la presenza africana nel mondo islamico. Bisogna riappropriarsi del patrimonio tradizionale dell’Islam africano e ricomporre una biblioteca islamica e la storia dell’Africa subsahariana precoloniale. La Sage Philosophy valorizza i singoli pensatori. Nelle aree islamiche comporta il confronto di tradizioni scritte, a cui si rivendica l’importanza documentaria, negata dalle lettere eurocentriche.

Temi della filosofia africana: Filosofia politica ed etica

L’etica e la filosofia politica sono i temi attuali della filosofia africana. Un altro argomento è il “socialismo africano” e il confronto col marxismo. A Senghor è riconosciuto un posto fondamentale: le sue pubblicazioni politiche e gli anni duri della decolonizzazione, in scontro tra capitalismo e marxismo, democrazia e socialismo, sono una fonte per la storia. Il dominio ha espropriato la storicità dei popoli, frammentandone l’identità; il ritorno alle origini è urgente e comporta un coinvolgimento nella lotta per l’indipendenza e l’identificazione completa.

Temi della filosofia africana: Ubuntu, dalla politica all’assiologia

Il punto cruciale di ogni politica è la questione etica, legata alla riaffermazione di un’idea di pura umanità africana, verificabile nella concretezza dei problemi. Kagame aveva analizzato la complessità del termine u-mu-ntu, dimostrando che il suo corrispettivo astratto (u-bu-ntu) fosse un termine a sé, indicante la liberalità e non l’idea di umanità. Ubuntu è diventato il termine chiave nel dibattito filosofico odierno ed esprime l’idea di umanità in quanto massima liberalità. L’ubuntu dimostra che il razzismo è incompatibile con la natura umana, dando ragione alla denuncia degli intellettuali africani.

Il colonialismo e il razzismo sono crimini contro l’ubuntu, poiché l’atto d’ingiustizia estremo è la negazione dell’umanità. Il motto dell’ubuntu è «io sono perché noi siamo». La filosofia africana è il testimone d’accusa dell’apartheid con cui l’occidente ha tentato di annientare la soggettività africana.

Temi della filosofia africana: Henri-Emile Ngoma-Binda, philosophie inflexionnelle

Si deve intendere la filosofia come una saggezza ragionevole rispetto alle scelte da effettuare, tra le possibilità che si offrono all’individuo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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