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Fondamenti di critica testuale

Introduzione

Lavorando di fronte a una copia e non a un originale autografo, bisogna chiedersi se si può fidarsene e in che misura. Per rispondere a queste domande in modo verificabile, esiste un insieme di procedure che costituisce la critica testuale.

Immaginiamo che un originale perduto O sia noto solo attraverso 3 copie A, B, C, e che esse presentino un certo numero di divergenze, cioè di varianti. L'editore dovrà quindi decidere quale dei testimoni “ha ragione”, ma la scelta diventa difficile se A, B e C presentano nello stesso punto lezioni diverse, eppure tutte accettabili (varianti “neutre” o “adiafore” o “indifferenti”).

Anche quando una sia maggioritaria, comune ad A B contro C, non si può automaticamente preferirla senza avere un'idea dei rapporti tra i testimoni, cioè senza aver formulato quelle ipotesi genealogiche che si riassumono nello stemma codicum.

Infatti, se B è copia di A (I), o se entrambi derivano da un comune antecedente perduto (II), non si ha maggioranza di due testimoni contro uno, ma parità:

  • Nello schema (I), si osserverà che B, come testimone, è inutile perché riproduce A.
  • Nello stemma (II), sia A sia B sono utili non come individui autonomi da contrapporre a C, ma per le informazioni che offrono su a.

Quindi, per conoscere O, servono i testimoni che ne sono direttamente derivati, cioè A e C in (I), a e C in (II).

Inoltre, preferire il più antico dei testimoni è pericoloso in quanto può darsi che esso sia copia di copia di copia... e quindi più alterato di un testimone recente tratto senza mediazione dall'originale, o da una copia ad esso vicina (recentiores non deteriores).

È chiaro che per decidere quanto credito dare alle varie testimonianze, occorre sapere quali rapporti sono intercorsi tra le copie conservate, nonché tra loro e l'originale perduto. Solo così si giungerà a stabilire in modo non arbitrario che cosa risale all'autore e che cosa è alterazione introdotta dai copisti.

La critica testuale fornisce procedure razionali per arrivare a formulare l'ipotesi più probabile su come era il testo originale e su come si è articolata la sua trasmissione fino ai testimoni conservati.

Recensio e collazione dei testimoni

Primo compito del futuro editore è la recensio: si ricercano tutti i testimoni conservati e si procede al loro confronto (collazione). Occorre distinguere subito le eventuali differenze di sostanza (ad esempio una parola per un'altra) dalle differenze di forma (una stessa parola in diversa veste grafica o fonetica).

Per definire i rapporti genealogici bisogna guardare alla sostanza: dati A, B e C, la coincidenza in lezioni giuste consente qualsiasi configurazione, purché non ostino dati esterni, come potrebbe essere la cronologia dei testimoni. Quindi, sono possibili stemmi diversissimi:

Oltre a conservare la lezione dell'originale, i testimoni se ne discostano: innovano. La diversa distribuzione delle innovazioni può essere rivelatrice, tanto più se si tratta di errori.

È importante quindi distinguere tra errori e varianti e identificare quegli errori che guidano l'editore nel disegno dello stemma. Tali errori (errori – guida) sono di 2 tipi:

  • L'errore separativo ha caratteristiche tali che il copista non avrebbe potuto correggerlo per congettura. Perciò un testimone che è privo di un certo errore separativo non deriva dal testimone dove tale errore compare, ma ne è indipendente.
  • L'errore congiuntivo ha caratteristiche tali da far ritenere improbabile che diversi copisti lo abbiano prodotto ciascuno per proprio conto, probabile invece che esso sia monogenetico. I testimoni dove tale errore compare sono quindi connessi.

Configurazioni dei rapporti tra testimoni

Se dunque in A e in B scopriamo un comune errore congiuntivo, sono possibili queste tre configurazioni dei loro rapporti:

  • Se poi in A si trova almeno un errore separativo che manca in B, allora (IV) è escluso.
  • Se in B si trova almeno un errore separativo che manca in A, allora (V) è escluso.
  • Se infine vi sono errori separativi sia di A rispetto a B, sia di B rispetto a A, sono escluse le ipotesi (IV) e (V) e l'errore congiuntivo richiede (VI).

Nel caso in cui si convalidi l'ipotesi (VI) o (V), si può procedere a eliminare il testimone indiziato di essere discendente di un altro testimone conservato (eliminatio codicum descriptorum). Il ragionamento su cui si basa (VI) può applicarsi a situazioni più complesse e coinvolgere intermediari perduti (codices interpositi) fino al vertice dello stemma. Per esempio:

Costruzione dello stemma e scelta delle varianti

Ultimo stemma: dall'originale O fu tratta una copia x inserendovi poi l'errore ereditato poi da a e da b, i quali a loro volta hanno aggiunto almeno un altro errore per ciascuno e hanno trasmesso il tutto, ad A B e a C D E. La presenza di almeno un errore comune a tutti i testimoni è prova sufficiente e necessaria per postulare x, il discendente dell'originale, capostipite di tutta la tradizione: l'archetipo.

Una volta costruito lo stemma, la scelta tra le varianti equivalenti può basarsi sulla legge della maggioranza. Quando l'archetipo dà luogo a due subarchetipi a e b, ciascuno dei quali è portatore di una sua valida lezione, occorre confrontare il valore intrinseco delle lezioni. L'editore deve decidere tenendo conto di una maggiore o minore conformità all'usus scribendi, cioè alla lingua e allo stile dell'autore.

Utile è aver presente che di solito copiando si banalizza e che quindi la variante più difficile (lectio difficilior) può essere preferita come lezione. Ricostruito l'archetipo, si procede all'emendatio, cioè a correggere quegli errori che sono serviti a dimostrarne l'esistenza.

Grande prudenza occorre quando i testimoni si raggruppano in modo incostante: dato lo stemma (IX), se C talvolta condivide errori e lezioni di A B, allora è probabile che derivi da b, ma in qualche misura anche da a. Si ha dunque una contaminazione e nello stemma si indica con una linea tratteggiata tale trasmissione orizzontale o trasversale.

Si avrà quindi questo stemma:

Problemi della forma linguistica e delle varianti d'autore

Tipico delle opere letterarie romanze è il problema della forma linguistica del testo ricostruito: la stessa lezione può essere sicura dal punto di vista della sostanza, ma inattendibile dal punto di vista fono-morfologico perché qualche copista l'ha adattata alla sua lingua, diversa da quella dell'autore.

La soluzione è quindi adeguarsi per la forma delle parole al manoscritto più prossimo alla lingua dell'autore.

A volte si può avere a che fare con testi rielaborati, o dall'autore stesso o da copisti, testi che “vivono di varianti”.

Presenza di un solo testimone conservato

In presenza di un solo testimone conservato, è legittimo non accettare subito la lezione ma tentare di avvicinarsi quanto più possibile a quella dell'originale. In questo campo l'edizione diplomatica ha valore sussidiario e spesso mal regge la concorrenza di riproduzioni meccaniche sempre più perfezionate.

L'edizione interpretativa può essere sufficiente nel caso di un testimone mai insospettabile di infedeltà rispetto all'originale. Di solito però non si può attribuire la lezione così come è stata tramandata, ma occorre segnalare ciò che è sospetto o erroneo. L'editore quindi dispone del suo iudicium.

Presentazione dei risultati al pubblico

Una volta risolti i problemi di sostanza e di forma, i risultati devono essere presentati al pubblico che utilizza l'edizione critica. Deve esserci quindi una nota al testo che informi sui criteri seguiti, e un apparato critico che consente di confrontare la lezione accolta nel testo con quella o quelle scartate, di sapere quali rami della tradizione ne sono portatori ecc.

È importante distinguere tra apparato positivo e apparato negativo:

  • Il primo registra la lezione accolta nel testo e, dopo il segno ], ciò che è stato rifiutato, indicando i rispettivi testimoni in sigla.
  • Il secondo fa risparmiare spazio perché non indica i testimoni della lezione accolta nel testo ma è di consultazione più faticosa.

Sarà poi da decidere se occorrano:

  • Un commento che fornisca l'interpretazione dei singoli passi, che identifichi le citazioni ecc.
  • Un glossario.
  • Una descrizione linguistica del testo pubblicato.

Il metodo del Lachmann

Il metodo editoriale fondato sulla recensio si chiama “metodo del Lachmann” (da Karl Lach.). Il Saint Alexis è la prima edizione portata a termine secondo il metodo di Lachmann e in queste pagine vi sono i criteri che presiedono alla costituzione del testo in cui Paris aveva trattato l'argomento.

Alla scuola di Gaston Paris si forma Joseph Bédier, che nel 1889 pubblica il Lai de l'Ombre di Jean Renart seguendo il metodo di Lachmann, cui rimane fedele per una ventina d'anni. In seguito se ne distaccherà affermando che la meccanicità del procedimento di Lachmann è illusoria perché essendo bipartita la grande maggioranza degli stemmi, le scelte decisive dipendono dalla volontà del filologo, il quale finisce col mettere insieme lezioni di provenienza diversa creando un testo nuovo, mai esistito: conviene dunque scegliere un “buon manoscritto”, possibilmente il “migliore”, e limitarsi a riprodurlo introducendo solo correzioni ovvie e indispensabili. Quindi il Lai de l'Ombre viene ripubblicato nel 1913 seguendo appunto il miglior manoscritto.

In sintesi

La critica testuale è l’insieme delle procedure razionali, che portano ad ipotizzare l’originale di un testo e la sua genealogia in modo scientifico. Per fare un’edizione critica di un testo si ricorre al metodo di Lachmann:

  • Recensio: ricerca di tutti i testimoni.
  • Collazione: confronto di tutti i testimoni e differenziazioni negli errori di:
    • Sostanza – scambio di parole ad esempio – che definiscono la genealogia dei testimoni.
    • Forma: diversa grafia di una parola.
  • Stemma codicum: costruzione derivata dalle diverse genealogie, albero genealogico.
  • I testimoni innovano con delle varianti o degli errori guida (Maas 1927) che possono essere:
    • Congiuntivi: ha caratteristiche tali che non si ritiene possibile che due copisti lo abbiano compiuto separatamente, ciascuno per conto proprio.
    • Separativi: hanno caratteristiche tali che non è possibile sia stato corretto per congettura, quindi se in un manoscritto è presente ed in un altro no, i due testimoni non sono parenti.
  • Utilizzo del principio di maggioranza (Lachmann) per scegliere tra varianti adiafore. L’utilizzo di questo principio è possibile solo ai piani bassi, a quelli alti il bipartitismo impedisce il suo utilizzo e quindi si ricorre a:
    • Sistema lectio dificilior: il copista ha banalizzato.
    • Usus scribendi: conformità allo stile dell’autore, nel tempo e nello spazio.
  • Quindi si procede alla emendatio, la correzione degli errori in base alle mie conoscenze e capacità.
  • Può succedere che vi sia la presenza di una lectiones singulares oppure fenomeni di contaminazione dove nello stemma codicum avremo una linea tratteggiata a segnalarla, questo fenomeno si verifica soprattutto in presenza di uno scriptorium dove esisteva, probabilmente, un manoscritto con tutte le varianti in interlinea e si attingeva da quello.

Il problema della forma linguistica

È una questione delicata che spesso ha creato dei mostri; la soluzione più ragionevole per la ricostruzione della forma linguistica di un testo è quella di far riferimento al manoscritto più prossimo alla zona e al tempo dell’autore.

Il problema delle varianti d'autore

Nella ricerca della ricostruzione dell’originale può accadere di imbattersi in “più originali”, nel senso che l’autore stesso è il fautore delle varianti riportate nei manoscritti copiati e questo per un suo studio personale o per aggiunte, ad esempio Petrarca con il suo Canzoniere o i giullari stessi che variavano i componimenti a seconda di chi ne era il destinatario.

Significato e tipi di edizione critica

Si parla di edizione critica perché l’editore passa dal noto (il testimone arrivato a noi), all’ignoto (il testo originale). Per arrivare ad un’edizione critica ci si serve delle:

  • Edizione diplomatica – riproduzione fedele del manoscritto senza interpretazione con lo scioglimento delle abbreviazioni e la separazione delle parole; questo tipo di edizione è sostituita dal supporto elettronico. Difficile trovare un’edizione diplomatica pura dove non vengano neanche interpretate le n al posto delle m o delle u.
  • Edizione interpretativa: edizione elaborata secondo la moderna grafia con la divisione dei versi.

Elementi costitutivi dell'edizione critica

  • Nota al testo o introduzione: dove l’editore spiega come è arrivato a formulare la sua ipotesi di testo in modo che il lettore possa verificare quanto ha fatto.
  • Apparato: dove vengono confrontate le lezioni accolte e quelle scartate.
    • Apparato positivo: le lezioni accolte vengono menzionate.
    • Apparato negativo: vengono menzionate solo le lezioni rifiutate.
  • Commento esplicativo: che interpreta i singoli passi.
  • Traduzione o parafrasi.
  • Analisi linguistica.
  • Concordanza e formario.

Il metodo di Lachmann

Il metodo di Lachmann, applicato in un primo tempo nella filologia classica (Rerum Natura di Lucrezio), poi in quella veterotestamentaria (Nuovo Testamento), poi in quella germanica (I Nibelunghi), approda nella filologia francese romanza dove segna il tramonto dei metodi empirici utilizzati dagli umanisti.

È un metodo:

  • Razionale: in quanto si basa su ragionamenti logico-formali e si passa dal non conosciuto al conosciuto.
  • Scientista: è dimostrato, verificabile e ricostruibile da chiunque.
  • Meccanico: non richiede l’intervento del giudizio del critico, come dice Bédiér, è un automa.

Premesse all'edizione critica della “Vita” francese di sant' Alessio

Il manoscritto più antico di questo poemetto si trova attualmente nella città di Hildesheim nel Hannover. Scritto nel XII secolo, inizia con un calendario seguito da 20 fogli con miniature bibliche e poi comincia il poemetto, preceduto da una miniatura che rappresenta Alexis mentre si congeda dalla fidanzata e i fogli seguenti sono occupati da preghiere latine, tranne un frammento di traduzione di san Gregorio. È scritto come se fosse in prosa, senza gli a capo; la fine di ogni verso è segnata con un punto, l'inizio di ogni strofa è indicato con una lettere dipinta.

È stato fatto in Inghilterra. Chiamiamo questo manoscritto “manoscritto L”.

Il secondo manoscritto si trova in Inghilterra e si data alla metà del XII secolo. La lingua è molto ringiovanita rispetto al manoscritto L e il copista inglese distrugge il ritmo di molti versi ed è colpevole di molte omissioni. Il poemetto ha poi subito una nuova revisione. Un correttore rivede l'opera e sostituisce rime perfette alle assonanze. Indichiamo questa revisione con la lettera A.

Il terzo manoscritto è del XIV secolo (o fine secolo precedente), scritto in Inghilterra e il copista ha commesso molti errori di ritmo e ha tralasciato molti versi e strofe intere. Indichiamo questo manoscritto con la lettera P.

Il quarto manoscritto, del XIII secolo, è facilmente leggibile e ornato da una miniatura che rappresenta Alexis morto, circondato dal papa e dagli imperatori in preghiera. Il copista era francese ed è rimasto fedele alle regole grammaticali ma gli capita di farsi sfuggire versi che non hanno senso e inoltre sopprime versi e strofe indispensabili per il senso del testo. Inoltre, qui il poemetto compare considerevolmente aumentato, cioè interpolato.

Riassumendo, il poemetto della Vie de saint Alexis ci è pervenuto in 4 manoscritti principali: L, A, P e S, e quest'ultimo è il rappresentante di un manoscritto perduto i, il quale a sua volta sarebbe il locum tenes di un manoscritto perduto non interpolato.

Qual è quindi il rapporto dei quattro manoscritti?...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/13 Filologia della letteratura italiana

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