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EDMUND BURKE - INCHIESTA SUL BELLO E IL SUBLIME

INTRODUZIONE

Se non ci fossero principi di giudizio comuni a tutti gli uomini non si potrebbe fare nessun

affidamento alla ragione o sulle loro passioni. Tutti si appellano, nelle loro discussioni, a criteri di

valutazione.

Il termine gusto è ben lontano dall’essere un’idea semplice e determinata nella mente dei più. Con

questa parola Burke intende quella facoltà o quelle facoltà della mente che sono impressionate

dalle opere dell’immaginazione e dalle belle arti o che formulano un giudizio su di esse. Il suo

scopo in questa inchiesta è di trovare se vi siano dei principi, in base ai quali l’immaginazione è

colpita così da fornire i mezzi per ragionare in modo soddisfacente. E tali principi del gusto, Burke

ritiene che vi siano. Se permettiamo a noi stessi d’immaginare che i sensi offrano ai diversi uomini

immagini diverse delle cose, questo scetticismo renderà vano e insignificante ogni sorta di

ragionamento su ogni soggetto. La mente umana possiede una specie di potere, chiamato

immaginazione. Questo è il più esteso campo di piacere e dolore, ma nell’immaginazione di può

percepire un piacere dalla somiglianza che l’imitazione ha con l’originale.

Il gusto per quanto riguarda l’immaginazione, si basa su un principio uguale su tutti gli uomini, i

principi del gusto sono del tutto uniformi. La causa di un gusto falso è un difetto del giudizio, le

cause producono opinioni diverse su tutto ciò che è oggetto di conoscenza.

PARTE PRIMA

I - La novità

La prima e la più semplice emozione che scopriamo è la curiosità (= qualunque desiderio abbiamo

per ciò che è nuovo), è per sua natura una fonte attivissima.

II - Dolore e piacere

Sembra necessario che gli oggetti destinati a tale scopo debbano essere capaci di suscitare dolore

o piacere per altre cause. Burke ritiene che dolore e piacere abbiano ciascuno una natura positiva,

ma ritiene anche di saper distinguere l’esistenza di dolori e piaceri positivi, del tutto indipendenti

l’uno dall’altro

III - Differenza fra la scomparsa del dolore e piacere positivo

Cercheremo di stabilire che il dolore e il piacere sono dipendenti necessariamente dalla loro

reciproca diminuzione o scomparsa, ma come dice Locke in realtà la diminuzione o la cessazione

del piacere non agisce come un dolore positivo, e che la scomparsa o la diminuzione del dolore ha

pochissima rassomiglianza col piacere positivo. In breve: il piacere non ha mai, per Burke, la sua

origine nella scomparsa del dolore o del pericolo.

IV - Diletto e piacere come opposti

Ciò che intende stabilire in primo luogo: che vi sono piaceri e dolori di natura positiva e

indipendente, in secondo luogo che il sentimento proveniente dalla cessazione o diminuzione del

dolore non rassomiglia a un piacere positivo abbastanza da essere considerato della medesima

natura o indica col medesimo nome, in terzo luogo che in base allo stesso principio la scomparsa o

l’interruzione di un piacere non ha somiglianza alcuna con un dolore positivo. La causa della

comparsa o della diminuzione del dolore può essere una specie di privazione. Come Burke usa la

parola diletto per esprimere la sensazione che accompagna la scomparsa del dolore o del

pericolo, così quando egli parlerà di piacere positivo lo chiamerà per lo più semplicemente piacere.

V - Gioia e afflizione

La cessazione del piacere colpisce la mente in tre modi. L’indifferenza, se finisce dopo essere

continuato per un certo tempo; disappunto se si interrompe bruscamente e ne deriva un senso di

disagio; afflizione se l’oggetto è così totalmente perduto che non rimane possibilità alcuna di

goderlo ancora, in cui il piacere è ancora predominante.

VI - Le passioni che appartengono all’autopreservazione

La maggior parte delle idee capaci di produrre una forte impressione sulla mente può ridursi con

una certa approssimazione a questi due punti principali, l’autopreservazione e la società; le

passioni che riguardano l’autopreservazione si riferiscono per lo più al dolore o al pericolo che

sono le più forti passioni.

VII - Il sublime

Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo è una fonte del sublime.

VIII - Le passioni che appartengono alla società

Per quanto riguarda la società può essere divisa in due categorie: prima la società dei sessi e poi

quella più generale società. Quelle che riguardano la generazione hanno la loro origine nel

appagamento e nel piacere. Quando gli uomini descrivono in quel modo siano colpiti da un dolore

o da un pericolo, non si soffermano sul godimento della salute, ma parlano solo dei dolori e degli

orrori concreti che soffrono.

IX - La causa ultima della differenza fra le passioni che riguardano l’autopreservazione

La causa ultima della differenza di carattere fra le passioni che riferiscono all’autopreservazione

per Burke è degna d’osservazione. Sostiene che l’adempimento dei nostri doveri dipende dalla

vita, ma poiché non siamo fatti per accontentarci della vita e della salute il semplice godimento di

esse non è accompagnato da alcun reale piacere. D’altro canto gli uomini sono in ogni momento

quasi ugualmente disposti ai piaceri dell’amore.

X - La bellezza

La passione che riguarda la generazione è pura concupiscienza. Ciò è evidente nei bruti, le cui

passioni sono più semplici e non ricercano la bellezza. Ma l’uomo, creatura capace di una

maggiore varietà e complicazione di relazioni connette con la passione in genere l’idea di alcune

qualità sociali, perciò l’oggetto della sua passione complessa che chiamiamo amore è la bellezza

del sesso. Quindi chiamiamo la bellezza una qualità sociale.

XI - Società e solitudine

Il secondo aspetto delle passioni sociali è quello che si riferisce alla società in generale. Riguardo

ad esso si osserva che la compagnia dei nostri simili ci da completa solitudine. Il dolore è l’idea

predominante. Le più forti sensazioni circa le abitudini di una particolare società sono sensazioni di

piacere.

XII - Simpatia, imitazione e ambizione

Sotto questa denominazione di società rientrano passioni di un genere complicato.

XIII - La simpatia

Sotto l’impulso della prima di queste passioni siamo portati a interessarci degli altri, questa

passione può essere una causa del sublime.

XIV - Gli effetti della simpatia nelle disgrazie altrui

Bisogna considerare come l'uomo è colpito dai sentimenti. Il diletto dell’uomo, in alcuni casi, risulta

accresciuto se colui che soffre è una persona nobile. Burke sostiene che Dio, poiché ha voluto che

noi fossimo uniti dal legame della simpatia, lo ha rafforzato co un diletto adeguato.

XV - Gli effetti della tragedia

Nella rappresentazione delle disgrazie, invece, la sola differenza sta nel piacere che risulta dagli

effetti dell’imitazione. Più questa si avvicina alla realtà e più ci allontana da ogni idea di finzione,

tanto è maggiore il suo potere. Come scrive Burke: “Nelle disgrazie reali o in quelle immaginarie,

non è la nostra immunità che desta il diletto; non riscontro in me nulla di simile”.

XVI - L’imitazione

Il secondo sentimento che riguarda la società è l’imitazione, che nasce per lo più dalla stessa

causa da cui nasce la simpatia. Come quest’ultima ci fa provare interesse per tutto quello che gli

uomini sentono. E’ per via dell’imitazione che l’uomo impara. Così si formano le abitudini, le

opinioni, la vita dell’uomo. L’imitazione è uno dei più forti vincoli della società.

XVII - L’ambizione

Gli uomini, come i bruti, rimarrebbero alla fine identici a quello che sono oggi e che erano all’inizio

del mondo. Per impedire ciò, Dio ha infuso nell’uomo un senso di ambizione. Questa è la passione

che trascina gli uomini in tutti gli atteggiamenti che riscontriamo dovuti allo scopo di segnalarsi.

XVIII - Ricapitolazione

Le passioni pertinenti all’autopreservazione riguardano il dolore e il pericolo; queste sono penose

quando le loro cause ci colpiscono direttamente; sono invece dilettevoli quando abbiamo un’idea

del dolore del pericolo senza trovarci a contatto con essi. Tutto ciò che suscita tale diletto è

chiamato da Burke sublime. Il secondo punto al quale le passioni si differiscono in relazione alla

loro causa finale è la società: vi sono due tipi di società: la prima è la società del sesso, la sua

passione si chiama amore, il suo oggetto è la bellezza femminile. L’altra è la vasta società fra

l’uomo e tutti gli altri animali la passione è sempre l’amore, ma non è mista di lussuria e il suo

oggetto è la bellezza. La passione dell’amore ha la sua origine nel piacere positivo essa è soggetta

ad essere unita ad una forma di inquietudine. Questo sentimento misto di piacere Burke non l’ha

chiamato dolore, perché riguarda il piacere reale. Subito dopo il sentimento comune che proviamo

nell’unione con l’oggetto il posto più importante è occupato dalla passione chiamata simpatia.

XIX - Conclusione

Le passioni che ho ricordato sono quasi le sole che può essere necessario considerare nel nostro

presente schema. Principale scopo di tutti i nostri studi deve essere l’elevazione della mente.

Coloro che coltivano rami delle arti hanno avuto un buon successo, Burke ritiene non sia

infrequente l’avere torto in teoria e ragione in pratica: siamo ben lieti che sia così. Dal momento

che è impossibile evitare un tentativo di ragionamento ed è ugualmente impossibile prevenire il

fatto che esso esercita un influsso sulla pratica, potremmo aspettarci che gli artisti stessi ci siano di

guida. Ma l’arte non può mai dare le regole che formano un’arte. Questa è, secondo Burke, la

ragione per cui gli artisti in generale sono stati confinati in una cerchia così ristretta. Nelle parti

seguenti ricercherà quali siano le cose che destano in noi le ha frizione del sublime del bello.

PARTE SECONDA

I - La passione causa dal sublime

La passione causata da ciò che è grande e sublime in natura è lo stupore, quello stato d’animo in

cui regna un certo grado di orrore. Lo stupore è ‘effetto del sublime, mentre gli effetti inferiori sono

l’ammirazione, la riverenza e il rispetto.

II - Il terrore

La paura priva la mente di tutto il suo potere di agire e di ragionare. Tutto ciò che è terribile alla

vista è pure sublime.

III - L’oscurità

Per rendere un oggetto molto terribile, sembra in generale necessaria l’oscurità. Quando

conosciamo l’intera estensione di un pericolo, gran parte del timore svanisce. Quei governi

dispotici che si basano sulle passioni degli uomini, e principalmente sulla paura,sottraggono il più

possibile i loro capi alla vista della moltitudine.

“L’altra figura, o se si può chiamare sostanza quella che sembrava ombra, stava immobile, nera

come la notte, feroce come dieci Furie, terribile come l’inferno.” Questa frase si trova in Paradise

Lost di Milton, descrive tutto oscuro, incerto, confuso, terribile e sublime al massimo grado.

IV - Differenza fra la chiarezza e l’oscurità

Una cosa è rendere chiara l’idea, e un’altra è far si che colpisca l’immaginazione. Il modo più

appropriato per trasmettere le affezioni da una persona ad un’altra sono le parole, tutti gli altri

mezzi di espressione, come il disegno, sono stati insufficienti.

Vi sono due versi nella poetica di Orazio che sembrano contraddire questa opinione, dunque

Burke cerca di chiarirla meglio. “Ciò che è percepito per mezzo dell’udito eccita più tardivamente

l’anima di ciò che cade sotto la vista che meno s’inganna” questa è una frase delle Epistulae di

Orazio e su ciò l’abate Dubois fonda una critica nella quale antepone la pittura alla poesia. Burke

ritiene che questo eccellente giudice sia stato tratto in errore dal suo sistema, al quale egli la trovò

più conforme di quello che Burke pensa sarà provato con l’esperienza. La poesia, con tutta

l’oscurità, ha un dominio più generale e più forte sulle passioni che non l’altra arte. E’ la nostra

ignoranza delle cose che genera la nostra ammirazione e principalmente suscita le nostre

passioni. Le idee di eternità e di infinito sono tra le più commoventi che noi possediamo. Una

pittura poetica in cui regna il sublime è per esempio la descrizione di Satana, fatta da Milton.

L’immagine che egli descrive colpisce perché sono immagini agglomerate e confuse, infatti se si

prova a separarle, si perde molta della loro grandezza. Le immagini che nascono dalla poesia

sono sempre di questo genere oscuro. Secondo Burke a stento una cosa può colpire la mente con

la sua grandezza, se non si avvicina in un certo senso all’infinito.

V - La potenza

Burke sostiene di non conoscere nulla di sublime che non sia connesso alla potenza, questo

gruppo è determinato dal terrore. Prima di tutto dobbiamo ricordare che l’idea di dolore, nel suo più

alto grado, è molto più forte del più alto grado di piacere; le idee di dolore e soprattutto quella della

morte sono così impressionanti che è impossibile che siamo liberi dal terrore. Ma il dolore è

sempre inflitto da un potere in un certo modo superiore, poiché non ci sottomettiamo mai al dolore

spontaneamente. Di seguito Burke descrive le qualità di alcuni animali e sostiene che nessun

animale, per esempio un cavallo, ha qualcosa di sublime, si chiede come sia possibile allora che

noi siamo impressionati da un cavallo. Così descrive il cavallo “il cui collo è vestito di smania

impetuosa, il cui maestoso nitrito è terribile a udirsi, esso che divora lo spazio, focoso e furente, né

riconosce il suono della tromba?”. In questa descrizione il senso di utilità del cavallo scompare del

tutto, e balza evidente quello del terribile e del sublime.

In breve, l’uomo trova la forza e nota il sublime che è sempre concomitante con il terrore e

disprezza chi offre una forza servile ed innocua. Orazio considera come ultimo sforzo di filosofica

fortezza il guardare senza terrore e senza stupore questa immensa e stupenda struttura

dell’universo. Quando egli raffigura l’intero meccanismo della natura è sovrastato da un’ombra di

segreto timore e terrore. Di qui la massima comune: Primos in orbe deos fecit timor. Questa

massima, riguardo all’origine della religione, può essere falsa e Burke lo crede. L’autore della

massima comprendere come fossero inseparabili queste idee, ma questo timore deve di necessità

seguire l’idea di tale potenza. È in base a questo principio che la vera religione ha un così grande

miscuglio di salutare timore. Poiché il senso di potenza è senza dubbio una delle principali fonti del

sublime, ciò indicherà evidentemente dove arriva la sua energia e in quali categorie di idee

dobbiamo inserirlo.

VI - La privazione

Le privazioni sono grandi perché tutte terribili: il vuoto, l’oscurità, la solitudine e il silenzio. Virgilio

ha radunato tutti questi aspetti davanti alla porta dell’inferno!

VII - La vastità

La grandezza di dimensione è una parte causa del sublime. Burke suddivide il sublime in

profondità, altezza e lunghezza. la grandezza è come il grado estremo della dimensione ed è

sublime, così il grado estremo della piccolezza è in una certa misura pure sublime.

VIII - L’infinità

Un’altra fonte del sublime è l’infinità che tende a riempire la mente di quella specie di piacevole

orrore, è la prova più attendibile del sublime. Ma non essendo l’occhio capace di percepire il limite

di molte cose siamo ingannati nello stesso modo. I sensi non possono improvvisamente cambiare

loro stato, ma perseverano nel loro orientamento fino a che venga a cessare la forza del primo

movente. Questa è la ragione di un aspetto molto frequente nei pazzi. Essi continuano a ripetere

un’osservazione che, avendone fortemente colpito l’immaginazione sconvolta all’inizio della loro

pazzia, si rafforza sempre più a ogni ripetizione, il loro animo non è regolato dal freno della

ragione.

IX - La successione e l’uniformità

La successione e l’uniformità delle parti sono gli elementi che costituiscono l’infinità artificiale. La

successione è necessaria perché le parti possano continuarsi così a lungo nella stessa direzione

da imprimere nell’immaginazione un’idea del progredire oltre loro veri limiti. L’uniformità è

necessaria perché, se le figure delle parti cambiassero, l’immaginazione ad ogni cambiamento

troverebbe un ostacolo. In questa specie di infinità artificiale Burke crede che dobbiamo ricercare

la causa per cui il cerchio presenta un effetto così nobile. In una figura circolare non è possibile in

nessun punto fissare un limite.

X - La grandezza nelle costruzioni

Sembra che la grandezza delle dimensioni sia richiesta per ottenere l’effetto del sublime nelle

costruzioni, poiché da pochi elementi, e per di più piccoli, l’immaginazione non può giungere a

un’idea d’infinità. Poiché una lunghezza eccessiva nelle costruzioni distrugge il fine di grandezza

che intendeva raggiungere.

XI - Il non-finito negli oggetti piacevoli

Il non-finito determina gran parte del piacere che proviamo nelle immagini gradevoli. Negli schizzi

incompleti Burke ha notato qualcosa che gli piaceva di più di ogni miglior disegno finito.

XII - La difficoltà

Un’altra fonte di grandezza e la difficoltà. Quando un’opera sembra abbia richiesto un’immensa

forza e fatica per essere compiuta, l’idea che ne abbiamo è grandiosa. Anzi la rozzezza dell’opera

accrescere questo motivo di grandiosità.

XIII - La magnificenza

Anche la magnificenza è una fonte del sublime. Il cielo stellato suscita sempre idea di grandiosità.

La causa sta certamente nel numero delle stelle. Inoltre le stelle si trovano in tale apparente

confusione. Nell’opera d’arte questo tipo di grandiosità consiste nella moltitudine.

XIV - La luce

Tutti i colori dipendono dalla luce e il suo contrario è l’oscurità. La luce produce il sublime. Questa

è cosa troppo comune perché possa produrre una forte impressione sulla mente. La luce come

quella del sole è causa di una grandissima idea. Un rapido passaggio della luce all’oscurità

produce un effetto ancora più grande. Ma l’oscurità è maggiormente in grado di suscitare idee

sublimi di quanto lo sia la luce. L’estrema luce cancella tutti gli oggetti in modo da rassomigliare

esattamente all’oscurità.

XV - La luce nelle costruzioni

La distribuzione della luce è un elemento importante nell’architettura ed è applicabile alle

costruzioni. Burke ritiene che tutti gli edifici calcolati in modo da suscitare l’idea del sublime

dovrebbero essere o scuri e tetri, e questo per due motivi. Il primo perché è risaputo per

esperienza come l’oscurità stessa, abbia maggiore effetto sulle passioni che non la luce. il

secondo per dare a un oggetto la facoltà di destare sorpresa. Quanto più allora una stanza sarà

illuminata, tanto maggiore sarà l’impressione che desterà.

XVI - Il colore considerato come causa del sublime

Riguardo ai colori, quelli tenui o vivaci sono incapaci di produrre immagini grandiose. Nelle

costruzioni quando si mira al più alto grado di sublime, i materiali e gli ornamenti dovrebbero

essere tutti di colori scuri, come il nero.

XVII - Il suono e lo strepito

Non solo l’occhio è l’organo di senso che può suscitare il sublime, infatti il suono ha un grande

potere. Il frastuono di temporali suscita nella mente una sensazione grande e terribile. Il grido della

con la produzione fatta simile.

XVIII - La subitaneità

L’improvviso inizio o l’improvvisa cessazione di un suono di considerevole intensità hanno lo

stesso potere. Tutti gli effetti citati in questa sezione hanno cause simili.

XIX - L’intermittenza

Un suono basso sebbene sembri sotto certi rispetti opposto a quello che abbiamo detto, é causa

del sublime. Burke ha già notato come la notte aumenta la nostra paura forse più di ogni altra

cosa. Alcuni suoni bassi ci lasciano nella stessa timorosa ansietà circa le loro cause. Ma una luce

che ora appare e ora scompare è anche più terribile dell’oscurità.

XX - Gli urli degli animali

I suoni imitano le voci naturali e inarticolate di uomini o di animali e sono capaci di suscitare grandi

idee. Gli urli furiosi di bestie selvagge suscitano una sensazione grande e terribile. Le modificazioni

di suoni in grado di produrre il sublime sono quasi infinite.

XXI - L’odorato e il gusto. L’amaro e il maleodorante

Anche gli odori e i sapori sono partecipi dell’idea di grandezza. Nessun odore o sapore può

produrre una sensazione di grandiosità, eccetto un amaro eccessivo e un fetore intollerabile. ma

per verificare la sublimità di un’immagini bisogna osservare quand’è unita a immagini di

conveniente grandezza. Le cose terribili sono sempre grandiose, ma quando esse posseggono

qualità gradevole, o tali da costituire un certo pericolo, un pericolo però facilmente superabile, sono

semplicemente odiose, come i rospi i ragni.

XXII - La sensibilità. Il dolore

Della sensibilità poco più si può dire, se non che l’idea del dolore, dell’angoscia, del tormento é

causa del sublime. Il sublime è un’idea riguardante la preservazione di se stessi, che è quindi una

di quelle che ci commuovono maggiormente, che la sua più forte emozione è un’emozione di

angoscia e che non contiene alcun piacere derivato da una causa positiva.

PARTE TERZA

I - La bellezza

È mia intenzione considerare la bellezza distinta dal sublime ed esaminare la connessione tra

queste. Per bellezza intendo quella qualità o quelle qualità dei corpi per cui essi destano amore o

qualche passione simile. Quello che io chiamo amore è diverso dal desiderio.

II - La proporzione non è la causa della bellezza nei vegetali

Burke, nel trattare l’argomento, sostiene che ha grande ragione nel dubitare che la bellezza sia

un’idea che appartiene alla proporzione. La visione della bellezza genera in noi un certo grado di

amore. Proporzione è la misura di una qualità relativa. Ogni preparazione, ogni disposizione di

quantità è, per l’intelletto, uguale. Ma sicuramente la bellezza non è un’idea che riguarda la

misurazione. Vediamo se la proporzione può essere considerata come la causa della bellezza. Se

la proporzione è uno degli elementi costitutivi della bellezza, essa deve trarla o da certe proprietà

naturali o dalla forza dell’abitudine o dalla capacità che certe misure posseggono di rispondere a

particolari fini di convenienza. Burke enuncerà le regole che l’hanno guidato in questa ricerca:

1) due corpi producono lo stesso effetto un effetto simile solamente l’effetto comune deve essere

attribuito alle proprietà riguardo alle quali si accordano; 2) non spiegare l’effetto di un oggetto

naturale e in base all’effetto di un oggetto artificiale; 3) non è spiegare l’effetto di una getto naturale

in base a una nostra concezione della sua utilità; 4) non ammettere una determinata quantità una

relazione di quantità come causa di un dato effetto. Egli ammette che possiamo osservare in molti

fiori una forma regolare e una disposizione metallica dei petali. La rosa è tale per la formazione e

per la disposizione dei petali; ma se la guardiamo di sbieco, quando la forma è in gran parte

perduta e l’ordine dei petali confuso, essa conserva la sua bellezza e questo non è il solo esempio

in cui il metodo dell’esattezza, che sono l’anima della proporzione, sono più dannosi che utile alla

causa della bellezza.

III - La proporzione non è la causa della bellezza negli animali

Che la proporzione contribuisca solo in piccola parte alla formazione della bellezza è altrettanto

evidente fra gli animali. Il cigno è un bell’uccello ed ha il collo più lungo del resto del corpo e la

coda da cortissima; è forse questa una bella preparazione? Dobbiamo ammettere che lo sia. Ora,

se si ammette che forme e disposizioni molto differenti ed anche contrarie siano compatibili con la

bellezza, si giunge, secondo Burke, ad ammettere che non è necessario che la produca alcuna

misura operante in base a un principio naturale, almeno per quanto riguarda la specie degli

animali.

IV - La proporzione non è la causa della bellezza nella specie umana

Vi sono alcune parti del corpo umano che hanno determinate proporzioni fra loro. Burke ha spesso

esaminato con grande cura molte di queste proporzioni ed esse erano molto affini. Si possono

assegnare le proporzioni che si vogliono ad ogni parte del corpo umano e, per esempio, un pittore

potrà osservare le tutte scrupolosamente, e nonostante ciò produrre, se vuole, una bruttissima

figura. Lo stesso pittore modificherà considerevolmente queste proporzioni, e potrà produrre una

figura bellissima. ma queste proporzioni sono proprio le stesse in tutti gli uomini belli? Nessuno

può affermarlo. Poiché, se la bellezza è dovuta a misurare fisse che operano in base a un principio

di natura, come potrebbe avvenire che parti simili, con diverse misure di preparazione, vengono


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Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GinevraLindi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Franzini Elio.

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