Edmund Burke - Inchiesta sul bello e il sublime
Introduzione
Se non ci fossero principi di giudizio comuni a tutti gli uomini, non si potrebbe fare nessun affidamento alla ragione o sulle loro passioni. Tutti si appellano, nelle loro discussioni, a criteri di valutazione. Il termine gusto è ben lontano dall’essere un’idea semplice e determinata nella mente dei più. Con questa parola Burke intende quella facoltà o quelle facoltà della mente che sono impressionate dalle opere dell’immaginazione e dalle belle arti o che formulano un giudizio su di esse.
Il suo scopo in questa inchiesta è di trovare se vi siano dei principi in base ai quali l’immaginazione è colpita, così da fornire i mezzi per ragionare in modo soddisfacente. E tali principi del gusto, Burke ritiene che vi siano. Se permettiamo a noi stessi d’immaginare che i sensi offrano ai diversi uomini immagini diverse delle cose, questo scetticismo renderà vano e insignificante ogni sorta di ragionamento su ogni soggetto. La mente umana possiede una specie di potere, chiamato immaginazione. Questo è il più esteso campo di piacere e dolore, ma nell’immaginazione si può percepire un piacere dalla somiglianza che l’imitazione ha con l’originale.
Il gusto per quanto riguarda l’immaginazione si basa su un principio uguale su tutti gli uomini; i principi del gusto sono del tutto uniformi. La causa di un gusto falso è un difetto del giudizio; le cause producono opinioni diverse su tutto ciò che è oggetto di conoscenza.
Parte prima
I - La novità
La prima e la più semplice emozione che scopriamo è la curiosità (qualunque desiderio abbiamo per ciò che è nuovo); è per sua natura una fonte attivissima.
II - Dolore e piacere
Sembra necessario che gli oggetti destinati a tale scopo debbano essere capaci di suscitare dolore o piacere per altre cause. Burke ritiene che dolore e piacere abbiano ciascuno una natura positiva, ma ritiene anche di saper distinguere l’esistenza di dolori e piaceri positivi, del tutto indipendenti l’uno dall’altro.
III - Differenza fra la scomparsa del dolore e piacere positivo
Cercheremo di stabilire che il dolore e il piacere sono dipendenti necessariamente dalla loro reciproca diminuzione o scomparsa, ma come dice Locke in realtà la diminuzione o la cessazione del piacere non agisce come un dolore positivo, e che la scomparsa o la diminuzione del dolore ha pochissima rassomiglianza col piacere positivo. In breve, il piacere non ha mai, per Burke, la sua origine nella scomparsa del dolore o del pericolo.
IV - Diletto e piacere come opposti
Ciò che intende stabilire in primo luogo: che vi sono piaceri e dolori di natura positiva e indipendente; in secondo luogo, che il sentimento proveniente dalla cessazione o diminuzione del dolore non rassomiglia a un piacere positivo abbastanza da essere considerato della medesima natura o indicato col medesimo nome; in terzo luogo, che in base allo stesso principio la scomparsa o l’interruzione di un piacere non ha somiglianza alcuna con un dolore positivo. La causa della comparsa o della diminuzione del dolore può essere una specie di privazione. Come Burke usa la parola diletto per esprimere la sensazione che accompagna la scomparsa del dolore o del pericolo, così quando egli parlerà di piacere positivo lo chiamerà per lo più semplicemente piacere.
V - Gioia e afflizione
La cessazione del piacere colpisce la mente in tre modi: l’indifferenza, se finisce dopo essere continuato per un certo tempo; disappunto, se si interrompe bruscamente e ne deriva un senso di disagio; afflizione, se l’oggetto è così totalmente perduto che non rimane possibilità alcuna di goderlo ancora, in cui il piacere è ancora predominante.
VI - Le passioni che appartengono all’autopreservazione
La maggior parte delle idee capaci di produrre una forte impressione sulla mente può ridursi con una certa approssimazione a questi due punti principali: l’autopreservazione e la società; le passioni che riguardano l’autopreservazione si riferiscono per lo più al dolore o al pericolo, che sono le più forti passioni.
VII - Il sublime
Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo è una fonte del sublime.
VIII - Le passioni che appartengono alla società
Per quanto riguarda la società, può essere divisa in due categorie: prima la società dei sessi e poi quella più generale società. Quelle che riguardano la generazione hanno la loro origine nell’appagamento e nel piacere. Quando gli uomini descrivono in quel modo siano colpiti da un dolore o da un pericolo, non si soffermano sul godimento della salute, ma parlano solo dei dolori e degli orrori concreti che soffrono.
IX - La causa ultima della differenza fra le passioni che riguardano l’autopreservazione
La causa ultima della differenza di carattere fra le passioni che riferiscono all’autopreservazione per Burke è degna d’osservazione. Sostiene che l’adempimento dei nostri doveri dipende dalla vita, ma poiché non siamo fatti per accontentarci della vita e della salute, il semplice godimento di esse non è accompagnato da alcun reale piacere. D’altro canto, gli uomini sono in ogni momento quasi ugualmente disposti ai piaceri dell’amore.
X - La bellezza
La passione che riguarda la generazione è pura concupiscenza. Ciò è evidente nei bruti, le cui passioni sono più semplici e non ricercano la bellezza. Ma l’uomo, creatura capace di una maggiore varietà e complicazione di relazioni, connette con la passione in genere l’idea di alcune qualità sociali, perciò l’oggetto della sua passione complessa che chiamiamo amore è la bellezza del sesso. Quindi chiamiamo la bellezza una qualità sociale.
XI - Società e solitudine
Il secondo aspetto delle passioni sociali è quello che si riferisce alla società in generale. Riguardo ad esso, si osserva che la compagnia dei nostri simili ci dà completa solitudine. Il dolore è l’idea predominante. Le più forti sensazioni circa le abitudini di una particolare società sono sensazioni di piacere.
XII - Simpatia, imitazione e ambizione
Sotto questa denominazione di società rientrano passioni di un genere complicato.
XIII - La simpatia
Sotto l’impulso della prima di queste passioni, siamo portati a interessarci degli altri; questa passione può essere una causa del sublime.
XIV - Gli effetti della simpatia nelle disgrazie altrui
Bisogna considerare come l'uomo è colpito dai sentimenti. Il diletto dell’uomo, in alcuni casi, risulta accresciuto se colui che soffre è una persona nobile. Burke sostiene che Dio, poiché ha voluto che noi fossimo uniti dal legame della simpatia, lo ha rafforzato con un diletto adeguato.
XV - Gli effetti della tragedia
Nella rappresentazione delle disgrazie, invece, la sola differenza sta nel piacere che risulta dagli effetti dell’imitazione. Più questa si avvicina alla realtà e più ci allontana da ogni idea di finzione, tanto è maggiore il suo potere. Come scrive Burke: “Nelle disgrazie reali o in quelle immaginarie, non è la nostra immunità che desta il diletto; non riscontro in me nulla di simile”.
XVI - L’imitazione
Il secondo sentimento che riguarda la società è l’imitazione, che nasce per lo più dalla stessa causa da cui nasce la simpatia. Come quest’ultima ci fa provare interesse per tutto quello che gli uomini sentono. È per via dell’imitazione che l’uomo impara. Così si formano le abitudini, le opinioni, la vita dell’uomo. L’imitazione è uno dei più forti vincoli della società.
XVII - L’ambizione
Gli uomini, come i bruti, rimarrebbero alla fine identici a quello che sono oggi e che erano all’inizio del mondo. Per impedire ciò, Dio ha infuso nell’uomo un senso di ambizione. Questa è la passione che trascina gli uomini in tutti gli atteggiamenti che riscontriamo dovuti allo scopo di segnalarsi.
XVIII - Ricapitolazione
Le passioni pertinenti all’autopreservazione riguardano il dolore e il pericolo; queste sono penose quando le loro cause ci colpiscono direttamente; sono invece dilettevoli quando abbiamo un’idea del dolore del pericolo senza trovarci a contatto con essi. Tutto ciò che suscita tale diletto è chiamato da Burke sublime. Il secondo punto al quale le passioni si differiscono in relazione alla loro causa finale è la società: vi sono due tipi di società: la prima è la società del sesso, la sua passione si chiama amore, il suo oggetto è la bellezza femminile. L’altra è la vasta società fra l’uomo e tutti gli altri animali; la passione è sempre l’amore, ma non è mista di lussuria e il suo oggetto è la bellezza. La passione dell’amore ha la sua origine nel piacere positivo, essa è soggetta ad essere unita ad una forma di inquietudine. Questo sentimento misto di piacere Burke non l’ha chiamato dolore, perché riguarda il piacere reale. Subito dopo il sentimento comune che proviamo nell’unione con l’oggetto il posto più importante è occupato dalla passione chiamata simpatia.
XIX - Conclusione
Le passioni che ho ricordato sono quasi le sole che può essere necessario considerare nel nostro presente schema. Principale scopo di tutti i nostri studi deve essere l’elevazione della mente. Coloro che coltivano rami delle arti hanno avuto un buon successo, Burke ritiene non sia infrequente l’avere torto in teoria e ragione in pratica: siamo ben lieti che sia così. Dal momento che è impossibile evitare un tentativo di ragionamento ed è ugualmente impossibile prevenire il fatto che esso esercita un influsso sulla pratica, potremmo aspettarci che gli artisti stessi ci siano di guida. Ma l’arte non può mai dare le regole che formano un’arte. Questa è, secondo Burke, la ragione per cui gli artisti in generale sono stati confinati in una cerchia così ristretta. Nelle parti seguenti ricercherà quali siano le cose che destano in noi la frizione del sublime del bello.
Parte seconda
I - La passione causata dal sublime
La passione causata da ciò che è grande e sublime in natura è lo stupore, quello stato d’animo in cui regna un certo grado di orrore. Lo stupore è l’effetto del sublime, mentre gli effetti inferiori sono l’ammirazione, la riverenza e il rispetto.
II - Il terrore
La paura priva la mente di tutto il suo potere di agire e di ragionare. Tutto ciò che è terribile alla vista è pure sublime.
III - L’oscurità
Per rendere un oggetto molto terribile, sembra in generale necessaria l’oscurità. Quando conosciamo l’intera estensione di un pericolo, gran parte del timore svanisce. Quei governi dispotici che si basano sulle passioni degli uomini, e principalmente sulla paura, sottraggono il più possibile i loro capi alla vista della moltitudine.
“L’altra figura, o se si può chiamare sostanza quella che sembrava ombra, stava immobile, nera come la notte, feroce come dieci Furie, terribile come l’inferno.” Questa frase si trova in Paradise Lost di Milton, descrive tutto oscuro, incerto, confuso, terribile e sublime al massimo grado.
IV - Differenza fra la chiarezza e l’oscurità
Una cosa è rendere chiara l’idea, e un’altra è far sì che colpisca l’immaginazione. Il modo più appropriato per trasmettere le affezioni da una persona ad un’altra sono le parole, tutti gli altri mezzi di espressione, come il disegno, sono stati insufficienti.
Vi sono due versi nella poetica di Orazio che sembrano contraddire questa opinione, dunque Burke cerca di chiarirla meglio. “Ciò che è percepito per mezzo dell’udito eccita più tardivamente l’anima di ciò che cade sotto la vista che meno s’inganna” questa è una frase delle Epistulae di Orazio e su ciò l’abate Dubois fonda una critica nella quale antepone la pittura alla poesia. Burke ritiene che questo eccellente giudice sia stato tratto in errore dal suo sistema, al quale egli la trovò più conforme di quello che Burke pensa sarà provato con l’esperienza. La poesia, con tutta l’oscurità, ha un dominio più generale e più forte sulle passioni che non l’altra arte. È la nostra ignoranza delle cose che genera la nostra ammirazione e principalmente suscita le nostre passioni. Le idee di eternità e di infinito sono tra le più commoventi che noi possediamo. Una pittura poetica in cui regna il sublime è per esempio la descrizione di Satana, fatta da Milton. L’immagine che egli descrive colpisce perché sono immagini agglomerate e confuse, infatti se si prova a separarle, si perde molta della loro grandezza. Le immagini che nascono dalla poesia sono sempre di questo genere oscuro. Secondo Burke a stento una cosa può colpire la mente con la sua grandezza, se non si avvicina in un certo senso all’infinito.
V - La potenza
Burke sostiene di non conoscere nulla di sublime che non sia connesso alla potenza, questo gruppo è determinato dal terrore. Prima di tutto dobbiamo ricordare che l’idea di dolore, nel suo più alto grado, è molto più forte del più alto grado di piacere; le idee di dolore e soprattutto quella della morte sono così impressionanti che è impossibile che siamo liberi dal terrore. Ma il dolore è sempre inflitto da un potere in un certo modo superiore, poiché non ci sottomettiamo mai al dolore spontaneamente. Di seguito Burke descrive le qualità di alcuni animali e sostiene che nessun animale, per esempio un cavallo, ha qualcosa di sublime, si chiede come sia possibile allora che noi siamo impressionati da un cavallo. Così descrive il cavallo “il cui collo è vestito di smania impetuosa, il cui maestoso nitrito è terribile a udirsi, esso che divora lo spazio, focoso e furente, né riconosce il suono della tromba?”. In questa descrizione il senso di utilità del cavallo scompare del tutto, e balza evidente quello del terribile e del sublime.
In breve, l’uomo trova la forza e nota il sublime che è sempre concomitante con il terrore e disprezza chi offre una forza servile ed innocua. Orazio considera come ultimo sforzo di filosofica fortezza il guardare senza terrore e senza stupore questa immensa e stupenda struttura dell’universo. Quando egli raffigura l’intero meccanismo della natura è sovrastato da un’ombra di segreto timore e terrore. Di qui la massima comune: Primos in orbe deos fecit timor. Questa massima, riguardo all’origine della religione, può essere falsa e Burke lo crede. L’autore della massima comprende come fossero inseparabili queste idee, ma questo timore deve di necessità seguire l’idea di tale potenza. È in base a questo principio che la vera religione ha un così grande miscuglio di salutare timore. Poiché il senso di potenza è senza dubbio una delle principali fonti del sublime, ciò indicherà evidentemente dove arriva la sua energia e in quali categorie di idee dobbiamo inserirlo.
VI - La privazione
Le privazioni sono grandi perché tutte terribili: il vuoto, l’oscurità, la solitudine e il silenzio. Virgilio ha radunato tutti questi aspetti davanti alla porta dell’inferno!
VII - La vastità
La grandezza di dimensione è una parte
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