Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

5 - Il modello d’impresa su internet: un’esperienza personale

•• “Se non paghi per usarlo, allora sei tu il prodotto”. La politica del “tutto gratuito” potrebbe portare a

piattaforme basate su promesse di redditi e profitti. La piattaforma cerca di strappare quote di mercato dai

diretti rivali soltanto per creare un proprio mercato interno. Chiunque faccia parte di questo capitalismo

anticipatorio e monopolista potrebbe accedere alla maggior parte del mercato nell’odierna democrazia

monopolista, e solo chi sta fuori se ne lamenta. Una volta raggiunta la posizione di monopolio, “chi vince

prende tutto”. L’ideale di una piattaforma di successo è una massa di individui dipendenti dalla stessa.

L’assenza di alternative al “gratuito” speculativo è stata la base dell’epoca delle piattaforme. Oggi va

frantumandosi l’ampio consenso neoliberista sul fatto che “gratuito e aperto” siano obiettivi positivi. Si

punterà allora sulla monetizzazione di ulteriori aspetti della vita vissuta creativamente oppure vogliamo una

redistribuzione equa della ricchezza? Gratuito e aperto sono stati presentati come elementi intrinsechi al

mezzo di comunicazione e sono emersi contestualmente allo sviluppo di internet. Pc, settore multimediale

e internet si sono diffusi velocemente perché l’industria non si è dovuta preoccupare dei loro contenuti.

Perché internet non viene gestita come un’infrastruttura pubblica, come all’inizio? Dal software libero alla

musica gratuita, è andata così imponendosi la cultura della copia, rendendo difficile ai produttori di

contenuti culturali guadagnarsi da vivere tramite la vendita diretta. Benkler, ne La ricchezza della rete

scrive che i produttori culturali devono dar via gratis l’informazione. L’informazione non dovrebbe diventare

un bene di consumo: questo modello poggia quasi interamente sull’impegno volontario e non offre quindi

alcun tipo di sostegno al lavoro creativo. La sovrapposizione di lavoro e svago è una componente centrale

delle nuove forme di sfruttamento.

5.1 - Il personale è economico

•• Il personale è politico, ribadiva il femminismo degli anni Settanta (che non ha mai trovato riscontro nel

contesto economico). Dopo la crisi del 2008, anche il debito è una questione pubblica. È forse possibile

parlare finalmente di una emergente coscienza di classe virtuale? All’inizio di internet, tutte le start-up

online seguivano lo stesso schema, puntando soprattutto ad attirare una massa critica di utenti nel breve

periodo: la quota di mercato è più importante di un flusso di entrate sostenibile. Un modo per

controbilanciare le ondate di privatizzazioni consiste nel dare sostegno all’ifa di internet come infrastruttura

pubblica, in grado di garantire l’accesso a tutti. Oggi ancora sentiamo le ricadute della crisi cominciata nel

2007/2008: la disoccupazione causata dalla crisi dell’euro rimane a livelli incredibilmente alti, la

stagnazione diventa permanente e i tagli al bilancio colpiscono le infrastrutture, l’assistenza sanitaria, la

cultura. L’economia rimane stagnante; sembriamo sempre in attesa di una ripresa che non arriva mai.

L’ideologia della Silicon Valley sul Web 2.0 ha sempre avuto due aspetti fusi insieme: da una parte i sistemi

aperti e dall’altra il riconoscimento che gli utenti aggiungono valore (e lavorano gratis). Gli utenti, però,

aggiungerebbero più valore se si potessero monetizzare i dati raccolti rispetto al loro comportamento. Il

gratuito comincia a perdere pubblicamente il suo volto innocente. L’economia online si è rivelata non un

libero mercato, ma una fucina per i monopòli. La sfida sta nel creare modelli di reddito per la cultura basati

sul peer-to-peer online capaci di opporsi allo sfruttamento e operare una redistribuzione più equa della

ricchezza generata. È urgente attuare un sistema che consenta a quanti lavorano concretamente su un

progetto online di avere uno stipendio decente, e questo sistema non può essere squilibrato a beneficio dei

suoi fondatori o dei primi arrivati.

6 - Il progetto MoneyLab: dopo la cultura libera

•• La digitalizzazione del mondo è ormai completa. I colossi dell’info-tech sono tutti impegnati a riproporsi

come servizi finanziari e gestori di pagamenti per le masse online. Il MoneyLab è una rete di artisti, attivisti

e ricercatori fondata nel 2013 dall’Institute of Network Cultures. Il primo convegno (nel 2014) si è tenuto ad

Amsterdam ed è stato dedicato al dibattito sui bitcoin, alle prime ricerche sul crowdfunding, al pagamento

tramite dispositivi mobili in Africa e alle risposte artistiche alla crisi economica globale del 2008. Il

MoneyLab prende le distanze dal modello economico dominante dell’epoca online neoliberista basato sul

gratuito, modalità preimpostata che ha perso la sua aura di invincibilità. Dopo la crisi del 2008, il debito non

viene più vissuto come una faccenda personale, ma come una effettiva condanna al carcere per incastrare

i cittadini nella quotidianità capitalista con le sue logiche deprimenti. In tempi di crisi non basta più denaro

in circolazione, ma servono misure di cambiamento drastiche della gestione pubblica, in combinazione con

nuovi modelli per consentire alle piccole realtà di generare reddito. Da tempo il regime del copyright ha

perso legittimità; come faranno quindi i lavoratori creativi a guadagnarsi da vivere?

6.1 - Benvenuti alle guerre dell’algoritmo

•• Oggi ampie porzioni del web sono state ristrutturate in base alla realtà dell’internet banking. L’odierna

attività bancaria procede secondo logiche di socializzazione e personalizzazione, raccomandazione e

pubblicità proprie dei social e di altre piattaforme commerciali. Interfaccia, informazioni grafiche, modelli

economici e algoritmi di negoziazione sono gli elementi che compongono l’ecologia mediatica delle

pratiche finanziarie contemporanee, organizzando le operazioni di routine e guidando il processo

decisionale in maniera probabilistica. Vi è una gara tra chi saprà produrre la soluzione dell’algoritmo unico,

perfetto ed eroico, e questo riduce la competizione solo alle strutture più grandi, sofisticate e

interconnesse. La prima professione spazzata via dalle reti informatiche è stata quella dell’operatore di

borsa. Il crollo improvviso della borsa valori di New York del 2010 (che si dice abbia distrutto una ricchezza

di un trilione di dollari) è stato il risultato catastrofico di algoritmi che operavano secondo le istruzioni, ma in

condizioni impreviste. L’approccio tecnico nelle discipline umanistiche viene dai software studies, un campo

di studi che enfatizza l’importanza di comprendere il ruolo degli algoritmi e dei bot nell’ambito del potere dei

media contemporanei. Possiamo però sviluppare altre forme di denaro e di finanza al di fuori del sistema

bancario tradizionale, come potenziale risposta all’odierna crisi delle valute.

6.2 - Racconti dal cripto-mondo

•• Subito dopo la crisi economica del 2009, abbiamo assistito al lancio dei bitcoin. Bitcoin consente il

trasferimento semi-anonimo di fondi direttamente tra gli utenti. Questo può facilitare attività illegali. Per

accettare bitcoin, dobbiamo dare un senso al suo valore, ma anche ai suoi “valori”. Bitcoin poggia sulla

criptografia a chiave pubblica, una tecnica a tutela della privacy specifica all’ambito della comunicazione

(“la crittografia è una forma di comunicazione che viene in presenza dell’avversario”, è la privacy che si

mostra in pubblico).

6.3 - Avventure nel crowdfunding

•• Da tempo i nuovi progetti creativi fanno affidamento al venture capital o all sovvenzioni di enti pubblici,

fondazioni o altre istituzioni del terzo settore. Le cripto-valute sono per il pagamento a posteriori, mentre il

crowdfunding risolve il problema dei fondi in modo diretto e anticipato, come avviene per il finanziamento di

un film o l’anticipo riconosciuto agli autori nel mondo editoriale. Un individuo ha bisogno di una certa

somma per finanziare un progetto, che viene spiegato su un sito invitando la folla a versare un contributo,

stabilendone la cifra specifica e la data finale entro cui va raggiunta. Se un numero sufficiente di persone

dichiara di impegnarsi a versare una certa somma, il progetto parte e si procede all’effettiva raccolta dei

fondi. Spesso queste operazioni includono delle “ricompense”. Questo consente ai creativi di rimanere

indipendenti e autonomi rispetto a fondazioni ed enti pubblici. Comunque prevale la logica della Silicon

Valley: il modello non valorizza la democratica prosperità di molti, ma le eccellenze filtrate di pochi, quindi si

basa sulla cultura dell’Uno. Per massimizzare l’esito positivo, bisogna essere popolari e vivere in una bella

città. Come farà l’arte a essere libera se è legata ai gusti di una folla super-coinvolta? Pare quindi che gli

esperimenti di crowdfunding (come Kickstarter, il più famoso) siano soltanto un’altra forma di

intrattenimento. O non è solo questo? Facciamo un investimento non solo in un prodotto ipotetico, ma

anche in una ipotesi chiaramente praticabile di finanziamento tramite altri mezzi.

6.4 - Il “denaro mobile” in Africa

•• Mentre in Occidente, quando si tratta di pagamenti via internet, il controllo resta in mano agli istituti di

carte di credito (MasterCard, Visa…), altrove nel mondo le cose vanno diversamente. Negli ultimi anni, i

metodi di pagamento alternativi tramite dispositivi mobili sono aumentati nei paesi “in via di sviluppo”: le

banche sono sempre meno interessate ai poveri, quindi gli operatori telefonici si assumono questo compito,

ampliando il loro sistema monetario iniziale anche per pagare le bollette, le rette scolastiche e i trasporti.

Gli utenti effettuano pagamenti di ogni tipo tramite il credito telefonico. Questo cosiddetto mobile money

incoraggia al contempo anche le nuove alfabetizzazioni economiche nella gestione finanziaria. Gli operatori

mobili e le loro iniziative verso il “denaro mobile” sono destinate a essere inglobate nel sistema bancario

esistente oppure preferiranno allearsi con la Silicon Valley? Potrebbero anche mettere in piedi un “terzo

spazio” tutto proprio.

6.5 - L’impegno del MoneyLab: coniare alternative

•• Negli Usa, le visioni e le aspirazioni di Wall Street e della Silicon Valley vanno lentamente convergendo.

Dopo il 2008, non abbiamo prestato sufficiente attenzione alle questioni finanziarie più urgenti. Secondo

Mirowski, le élite economiche sanno come prepararsi in vista del prossimo crollo. Il sistema di pagamenti

tramite credito telefonico in sud del mondo potrebbe essere utile per gli artisti, gli attivisti e i lavoratori

precari che potrebbero così ricevere micro-pagamenti diretti. Il gesto di dar via le cose e noi stessi

gratuitamente dovrebbe tornare a essere un dono genuino, non l’opzione predefinita dell’online, ma

l’eccezione dell’offline, con gli scambi finanziari che avvengono a livello peer-to-peer.

7 - Per poter vivere, Bitcoin deve morire

•• Bitcoin è solo una delle prime valute digitali, ma nella sua breve storia ha già lasciato un marchio

indelebile. Ogni moneta viene prodotta a livello di algoritmi, registrata e amministrata individualmente e ha

un numero unico. Quando un individuo invia dei bitcoin a un’altra persona e quest’ultima conferma di aver

ricevuto il pagamento, non c’è alcun bisogno di una autorità centrale che registra le transazioni: bitcoin è

basato quindi sulla “fiducia distribuita” e non sulla “fiducia contrattuale”. La valuta di bitcoin è stata lanciata

ad agosto 2010, giusto in tempo per essere considerata la risposta dei geek alla crisi economica mondiale

del 2008. La cripto-moneta veniva inizialmente valutata alla pari con il dollaro Usa, ma dal 2013 il suo

valore si è alzato rapidamente, da 1 a 1000 dollari, fino a scendere intorno ai 400 oggi. La sua volatilità

testimonia la mancanza di fiducia sociale nel suo valore effettivo. Come pianificare le entrate e le uscite con

una valuta così volatile?

7.1 - Valute alternative e complementari

•• Le monete complementari riguardano l’ambito locale che può avere dimensioni molto variabili. Hanno

poche ambizioni, anche se a lungo termine. Generalmente sono ancorate a denaro “reale” dei conti bancari

presenti nella sfera di circolazione, che non intendono sostituire del tutto.

•• Le monete alternative, cripto e virtuali, potenzialmente possono operare su una scala geografica ampia,

addirittura a livello globale, ma siccome il numero dei partecipanti al sistema è ristretto, restano comunque

qualcosa di esclusivo. Bitcoin è una valuta alternativa che sostituisce gli attuali accordi monetari, ma

l’assenza di una autorità le impedisce di garantirsi il valore e di imporne l’uso tramite mezzi legali.

7.2 - (Ri)occupazione o ritiro? Vanno applicati entrambi

•• Anche i bitcoin si basano sull’oro come modello di consumo: gli inventori di bitcoin volevano porre un

limite alle monete che è possibile produrre. Bitcoin vuole reintrodurre il sistema aureo nello spazio virtuale,

impedendo l’aumento della quantità di denaro in circolazione nel mondo. Forse il suo contributo critico sta

proprio nel deplorare il fatto che il disastroso stato dell’attuale modello economico sia dovuto a una

economia completamente sradicata dalla terra. Bitcoin esprime il desiderio di liberazione, mediata dalla

tecnologia, nei confronti di ogni ingiusta regolamentazione. Secondo il Washington Post, quello dei bitcoin

è un sistema per ridistribuire il denaro tra i libertari.

7.3 - Fiducia, prova e cripto-valori

•• Occorre distinguere tra la fiducia contrattuale, che in Occidente è il pilastro dei formali rapporti finanziari,

e la fiducia distribuita, basata sul sistema alternativo degli algoritmi proposto da bitcoin e da tutti gli altri

sistemi di cripto-valute digitali. Un’altra alternativa (più significativa a livello sociale, basata sulla verifica

preventiva e quindi sulla sfiducia come opzione predefinita) è la fiducia comunitaria, applicata dopo il fatto,

e quindi una sicurezza su base sociale (è la pratica standard nei paesi orientali, dove si registra un livello

basso di insolvenza finanziaria). Non esiste il valore intrinseco: denaro significa scambio e trasferimento,

movimento. I sostenitori delle cripto-valute credono che la fiducia umana può essere sostituita in maniera

efficace dalla verifica criptografica. Secondo l’ideatore di bitcoin (Nakamoto), una transazione elettronica

non poggia sulla fiducia ma deve basarsi solo sulla verifica crittografica: secondo questa visione,

l’interazione sociale viene considerata solo un ostacolo oppure un legame debole. Due fazioni a proposito

della politica sui bitcoin: da una parte i programmatori tradizionali vogliono estendere il numero di

transazioni, dall’altra si vuole eliminare totalmente la catena dei blocchi (l’algoritmo che verifica la validità

dei trasferimenti, garantendo che nessun bitcoin venga usato due volte). Secondo Morozov, il bitcoin è una

possibile soluzione algoritmi a un problema politico. L’origine della cripto-moneta poggia in qualche modo

sulla convinzione diffusa che “la politica fa schifo” e non cambierà mai e le soluzioni tecniche sono sempre

migliori di quelle sociali.

7.4 - Dallo schema Ponzi alla fiducia sotto forma d’algoritmo

•• Bitcoin non può creare un sistema economico-finanziario alternativo, perché c’è un limite imposto alla

quantità di bitcoin che è possibile estrarre: un massimo di 21 milioni, che poi divisi per nove decimali oltre

lo zero da come risultato un massimo di 220 miliardi di unità di micro-pagamenti (l’equivalente di un

centesimo di dollaro, se consideriamo il bitcoin con valore di 100 dollari per unità). Se pure lo

considerassimo al pari con il dollaro, allora si avrebbe una somma totale massima di 2,2 miliardi di bitcoin-

dollari, una economia assolutamente minima. Questo denaro virtuale non è assolutamente necessario per

gestire la stessa economia reale. Questo impedisce a bitcoin di imporsi come una alternativa seria

nell’attuale quadro monetario internazionale. Bitcoin ha reso vincitori quelli che per primi vi hanno investito,

a scapito di quelli che sono arrivati tardi: bitcoin è il tipico progetto meritocratico per i geek. È stato

progettato come uno schema di Ponzi: siccome i bitcoin sono limitati, questo fa salire il loro valore. La

logica della scarsità è basata su un desiderio dei geek di tornare a qualcosa di simile alla qualità affidabile

dell’oro. Questo porta gli utenti ad accumulare una moneta il cui valore si presume che continuerà a salire.

Una valuta veramente alternativa punterebbe alle condizioni necessarie perché possa essere usata da

miliardi di persone.

7.5 - “Soldi gratis”

•• Quelli che usano bitcoin credono che la valuta sia l’unica risposta possibile all’attuale disastro del

mercato economico globale, soprattutto per quanto riguarda i micro-pagamenti, perché non hanno spese e

commissioni, ma la volatilità di bitcoin rende problematico questo presupposto. Gli utenti bitcoin si

oppongono a tasse e spese aggiuntive, ma bitcoin fa a meno delle spese e commissioni solo sulle grandi

transazioni, e le commissioni rimangono sulle piccole transazioni: caratteristica tutt’altro che egualitaria.

Quando saranno in circolazione tutti i 21 mln di bitcoin previsti (nel 2040), il sistema si manterrà in vita da

solo, proprio grazie alle spese di commissione (quindi è un controsenso).

7.6 - Le biforcazioni dei futuri possibili

•• Il sistema bancario per come lo conosciamo è diventato poco funzionale per le comuni transazioni

monetarie tra soggetti di piccole e medie proporzioni. I bassi tassi di interesse costringono le banche a

imporre ingenti spese di commissione, mentre le reti elettroniche promettono transazioni quasi

completamente esenti da spese aggiuntive. In futuro, i comuni pagamenti usciranno dal sistema bancario,

con piattaforme di vario tipo a colmarne il vuoto. Il traguardo di questa tendenza sono le transazioni p2p,

senza alcun tipo di intermediario. L’altra direzione potrebbe essere quella di una meta-piattaforma di

scambio per tutte le varie cripto-monete (come Ethereum). Ma si dovrà sempre tornare alla questione della

fiducia.

7.7 - Bitcoin dopo bitcoin

•• Il futuro di bitcoin è promettente, ma potrà manifestarsi solo andando oltre bitcoin. Le banche vogliono

liberarsi dei clienti individuali, perché i margini di profitto sono troppo bassi. Bitcoin è stata creata da ricchi

che sono diventati ancora più ricchi.

7.8 - La possibile isola delle valute

•• Al di là di bitcoin, attualmente esiste una ampia gamma di valute alternative in attività. Secondo

Varoufakis, non può esistere una valuta de-politicizzata capace di potenziare una società industriale

avanzata. Oggi il sistema finanziario si è completamente sganciato dal denaro per come veniva

generalmente inteso e usato ogni giorno dalla gente, anche se mantiene al contempo un rapporto

predatorio con questo. Finora bitcoin è al servizio del piano inarco-capitalista mirato al successo individuale

e all’accumulazione della ricchezza in un ambiente competitivo di sfrenato individualismo. Bitcoin si pone

come valuta complementare e non alternativa. Qualsiasi bitcoin 2.0 dovrà essere anti-speculativo per

natura e prevedere meccanismi integrati atti a prevenire le eccessive oscillazioni di valore, così da usarlo

facilmente e questo potrà anche evitarne l’accumulo. Bitcoin 1.0 è una moneta speculativa con valore che

poggia quasi esclusivamente sul tasso di cambio con valute consolidate (come il dollaro Usa). Per i

movimenti sociali che lottano per la giustizia, la solidarietà e la ridistribuzione delle ricchezze, questo

principio dell’accumulo di bitcoin è semplicemente inaccettabile. Con l’aumento dei partecipanti in un

sistema cresce anche la necessità di una autorità imposta e imparziale al punto da diventare obbligatoria.

Un’economia veramente alternativa ha bisogno di una fiducia che deve essere in gran parte socialmente

distribuita e locale. Occorre quindi chiedersi se una cyber-economia veramente alternativa potrà mai

raggiungere le corrette dimensioni.

8 - Netcore in Uganda: l’esperienza di i-network

•• Il segnale puro del netcore (= il trend su internet) è lo spam. Il netcore è il modus operandi della cultura di

rete all’interno dei network di base, che comprendono comunità motivate e attente alle questioni interne. La

cultura africana della telefonia mobile è il netcore. In Uganda esiste una comunità info-tech locale chiamata

i-network, la classica mailing list via posta elettronica dedicata alla condivisione di conoscenza, attivismo e

competenze nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per lo sviluppo. In questa

mailing list si pubblica una media di 15 messaggi al giorno. Sono oltre 1700 gli iscritti ad i-network: una

comunità appassionata dove si discute di questioni tecniche in maniera conviviale. Le lame wars (scambio

di insulti) sono rare e l’atmosfera è informale e diretta. La maggior parte degli iscritti si conoscono tra loro

tramite le start-up e gli eventi del settore info-tech e sono felici di scambiarsi consigli tecnici. I temi più

dibattuti riguardano le tariffe telefoniche e le questioni annesse (raggio di copertura, fusioni,

regolamentazioni…), ma in realtà si parla veramente di tutto, anche di preventivi spese per matrimoni e

messaggi del tipo cerco/vendo. L’obiettivo originario del progetto era quello di promuovere l’uso e le

politiche a favore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. All’inizio i-network era formato

da diversi nodi (istruzione, salute, agricoltura, giovani, giornalismo…), ognuno con una propria mailing list

dedicata. La forza di i-network sta proprio nella decisione di raggruppare tutti i nodi insieme. Gli iscritti a i-

network rifiutano di creare un gruppo su WhatsApp perché credono non sia la piattaforma appropriata per

discussioni serie sulla condivisione di conoscenza: i gruppi su WhatsApp hanno un limite di 100 membri e i

messaggi non hanno la riga iniziale dell’oggetto. Quella di i-network è una comunità di nativi digitali che

hanno come necessità primaria quella di soddisfare la condivisione di conoscenza. In Kenya e in Zambia si

vieta il commercio di computer usati perché hanno paura che questo commercio potrebbe scaricare pc

obsoleti nei loro mercato da parte dei paesi sviluppati, ma per le nazioni in cui queste tecnologie sono

appena agli inizi, come l’Uganda, vietare i computer usati è negativo per lo sviluppo del settore. In i-

network circa il 40% degli iscritti sono donne. Su i-network si discute soprattutto delle politiche

sull’ampiezza di banda (in Uganda non c’è sbocco sul mare e quindi non si ha accesso diretto ai cavi


ACQUISTATO

25 volte

PAGINE

11

PESO

144.52 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Epistemologia dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Numerico Teresa.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Epistemologia dei nuovi media

Riassunto esame Epistemologia dei nuovi media, prof.ssa Numerico, libro consigliato Big Data - Una rivoluzione che trasformerà il nostro modo di vivere e già minaccia la nostra libertà, Schönberger e Cukier
Appunto
Riassunto esame Epistemologia dei nuovi media, prof.ssa Numerico, libro consigliato L'umanista digitale, Fiormonte, Tomasi, Numerico
Appunto
Riassunti per esame di logica + esercizi, prof. Abrusci, Università Roma tre,
Appunto
Steve Jobs - Opera e figura
Dispensa