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L'umanista digitale

Introduzione

Google, azienda privata con sede a Mountain View, si propone come il più vasto contenitore di conoscenza mai realizzato sul pianeta, nonché principale porta di accesso alla rete. Gli umanisti non sembrano più essere al centro dei processi di diffusione della cultura, né come gestori né come produttori né come formatori. I profondi cambiamenti ancora in corso hanno bisogno delle competenze degli umanisti (filosofi, storici, letterati, antropologi, archeologi, linguisti, filologi), della loro riflessione storico-critica, della loro capacità di andare oltre le soluzioni apparenti.

Oggi gli umanisti devono avere una conoscenza informatica per esercitare la propria professione. Il sapere umanistico non può più crescere e diffondersi senza l’aiuto di strumenti di comunicazione, rappresentazione e organizzazione delle informazioni. Oggi non è sufficiente un semplice innesto di abilità informatiche nelle facoltà umanistiche, ma c’è bisogno di prendere consapevolezza del fatto che la dimensione digitale sia una cultura a tutti gli effetti.

Per secoli la trasmissione della cultura è stata il frutto di decisioni degli intellettuali. Oggi sono i motori di ricerca che hanno il potere di permettere o di negare l’accesso alle informazioni. Questa situazione ha delle conseguenze etiche, politiche e sociali che l'umanista digitale deve saper affrontare.

Storia dell'interazione tra tecnologia e sapere umanistico

Nascita del calcolatore: da Turing al pc

L'informatica (la scienza dei calcolatori) nasce intorno agli anni della Seconda guerra mondiale, durante la quale la necessità di eseguire grandi quantità di calcoli ha spinto studiosi di tutto il mondo a occuparsi della costruzione di strumenti adatti per sostenere quella richiesta. Il modello logico-teorico che è stato usato per progettare i calcolatori risaliva agli studi di logica di Turing, che negli anni Trenta ha inventato una macchina astratta in grado di svolgere qualsiasi compito la cui esecuzione potesse essere automatizzata.

Questa macchina è nata non come modello teorico del calcolatore, ma per dimostrare l’indecidibilità della logica. La macchina di Turing (Mt) era molto semplice (nastro bidimensionale diviso in quadrati e lungo a piacere, con una testina di lettura, scrittura, cancellazione e spostamento lungo il nastro e una tavola di istruzioni che rappresentava in modo preciso e non ambiguo la procedura che doveva eseguire). Dall’idea della Mt nasce anche la consapevolezza che l’esecuzione di un calcolo sia una semplice manipolazione di simboli: non c’è alcuna differenza qualitativa tra cifre e formule. Turing inventa anche la macchina universale, in grado di emulare qualsiasi Mt a patto di conoscerne il programma.

È il compimento del proposito di Leibniz, della characteristica universalis: trovare un sistema che permettesse a tutti di calcolare qualsiasi proposizione attraverso l’uso di un linguaggio che rappresenti qualsiasi proposizione (lingua characteristica) e un calcolo in grado di risolvere qualsiasi problema (calculus ratiocinator). Negli anni Trenta l’Analizzatore differenziale progettato e costruito da Vannevar Bush, basato su un modello analogico, era la macchina più potente in funzione. C’era bisogno di potenza anche per la necessità di decodificare i messaggi in codice dell’esercito tedesco. Viene costruito poi il Colossus, prima macchina completamente elettronica.

Quello che il computer non può fare: dall'analogico al digitale

Ci sono problemi che la Mt non può risolvere: non riesce a capire se un certo programma terminerà o se proseguirà per sempre in loop. Alcuni problemi sono semplicemente intrattabili per il calcolatore, pur essendo in sostanza definibili: basta superare la capacità fisiche della macchina. Turing lavora sul concetto di una macchina capace di emulare il calcolatore assoluto, ovvero l’essere umano isolato e impegnato in maniera perfetta nell’esecuzione di calcoli, immaginando addirittura di poter suddividere le sue operazioni in una lista di passi elementari dei quali si poteva dare una precisa descrizione da rappresentare sotto forma di tavole di istruzioni scritte in maniera precisa ed esaustiva, al punto che potesse eseguirle anche una macchina.

Al contrario, la macchina analogica, pur essendo più flessibile di quella digitale nella rappresentazione dei fenomeni, presentava più problemi con l’interpretazione dei risultati e con la ripetibilità delle esecuzioni. In più, non era possibile fornire una tavola di istruzioni precisa e univoca da usare per tutte le occorrenze di uno stesso problema. Logica e linguaggio sono alla base dello sviluppo dell’informatica, e in particolare dello sviluppo della componente software. Come si può comunicare con la macchina? Come si possono usare le macchine per l’interazione tra esseri umani?

Tecnologia amichevole e integrazione con la macchina: il sogno visionario di Bush

Vannevar Bush è l’inventore dell’Analizzatore differenziale, una macchina analogica che negli anni della Seconda guerra mondiale era ancora il dispositivo più potente per effettuare calcoli. Figura fondamentale per il sostegno militare da parte della rete scientifica ed è uno dei fondatori della National Science Foundation (Nsf), organismo che ancora oggi guida e finanzia parte della ricerca scientifica degli USA. In periodo post-bellico, la sua priorità era la riconversione dello sforzo degli scienziati verso attività di pace.

Bush cerca di creare una macchina, il Memex, che avrebbe dovuto supportare lo sforzo umano di gestire le informazioni in modo efficiente. L’idea dell’informazione come processo senza interruzione al quale tutti possono partecipare sarà condivisa anche da Wiener. Con il Memex, si sperimenta un nuovo modo di trovare documenti, anche diverso da quello tradizionalmente usato in biblioteca. “La nostra incapacità di trovare documenti è in gran parte causata dall’artificialità dei sistemi di indicizzazione”.

La mente umana opera per associazioni: con un argomento, passa istantaneamente al successivo suggerito dall’associazione di pensieri. Secondo Leibniz e la tradizione empirista, la costruzione delle associazioni è il primo e più efficiente metodo per la creazione delle idee. Secondo Bush, il computer è in grado di aumentare il potere naturale del cervello umano di costruire associazioni efficaci. Secondo Bush, l’interfaccia doveva contenere elementi analogici per poter agire facilmente alla base dei meccanismi di comunicazione e controllo propri delle abitudini cognitive degli esseri umani.

Secondo Bush, l’evoluzione tecnologica è basata non tanto sulla presenza di nuovi strumenti tecnologici, ma su una maggiore comprensione di come usarli. La tecnologia è rivoluzionaria solo se è al servizio delle persone. Crede che gli strumenti tecnici possano aumentare l’intelligenza umana, quindi non si limita (come Turing) a simularla o a sostituirla attraverso l’uso della macchina. Il computer deve contribuire all’aumento dell’intelligenza umana e non alla sua sostituzione. Douglas Engelbart infatti crea interfacce amichevoli, con icone, lavoro di gruppo, e ha inventato anche periferiche come il mouse.

Un matematico con un dottorato in filosofia: Norbert Wiener

Da una parte abbiamo la macchina elettronica a programma memorizzato di Turing e von Neumann, e dall’altro abbiamo il progetto del Memex da parte di Bush. Wiener tiene dei seminari, le Macy’s Lectures, intorno ai quali nasce la cibernetica, ovvero la scienza del controllo e della comunicazione nell’animale e nella macchina. Con la cibernetica si voleva capire come le tecnologie appena nate avrebbero potuto cambiare il funzionamento della mente e il comportamento degli umani, anche nella società. Nella società dell’informazione non solo la cultura, ma anche gran parte dell’economia è strettamente dipendente dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Etica, politica e informatica secondo Wiener

Con la creazione e l’uso della bomba atomica, gli scienziati si rendono conto che il loro lavoro non può essere neutrale rispetto al bene e al male: è necessario prendere una posizione e assumersi delle responsabilità. Wiener, infatti, dopo la guerra rifiuta di essere coinvolto in qualsiasi progetto di ricerca che fosse finanziato, anche solo indirettamente, dal dipartimento della Difesa e in ricerche che coinvolgessero imprese private come partner privilegiati dell’istituzione accademica.

Secondo Wiener, quando le promesse della cibernetica si avvereranno, le macchine prenderanno il posto non solo del braccio, ma anche della mente di molti lavoratori e questo provocherà soprattutto una forte disoccupazione intellettuale. Sarà allora necessario rivoluzionare i meccanismi di formazione delle classi lavoratrici o ripensare alle strutture valorizzi della società per non lasciarne fuori strati sempre più rilevanti. Wiener si impegna quindi nel sensibilizzare i sindacati, restando però deluso dalla loro incapacità di comprendere lo scenario al quale fa riferimento.

Wiener si oppone all’idea che le scoperte scientifiche debbano essere avvolte dal segreto più fitto: l’informazione non può essere considerata come una merce qualsiasi perché è più il frutto di un processo dinamico che l’effetto di un meccanismo di conservazione statica. Imporre il segreto alle ricerche significa di fatto rallentarle (e il nemico ha comunque delle strategie per accedere alle notizie più importanti). Anche i brevetti rallentano i processi di innovazione e fanno beneficiare solo pochi della conoscenza prodotta da molti. Wiener comincia una crociata contro la proprietà intellettuale.

Centralità dell’informazione e garanzia della sua diffusione sono i pilastri del futuro secondo Wiener, e se i mezzi di comunicazione non fanno arrivare a ciò, allora il rischio è la costruzione di meccanismi antidemocratici, supportati dal cattivo uso di macchine per il controllo che favoriscono l’accentramento di potere. Altro metodo individuato da Wiener per opporsi alle conseguenze catastrofiche dell’entrata in funzione delle macchine per il controllo nella società è il seguente: fornire la massima informazione possibile su quello che sta accadendo nella scienza e nell’innovazione tecnologica per favorire la crescita della consapevolezza di tutta la popolazione. Wiener teme che le macchine favoriscano solo meccanismi di automazione invece di migliorare la comunicazione umana.

Licklider e la simbiosi uomo-macchina

Licklider si occupa primariamente di psicoacustica, ovvero di neuroscienze. Licklider fa anche parte del gruppo di persone influenzate dalle idee della cibernetica di Wiener. Licklider è tra gli scienziati interessati all’apertura transdisciplinare della cibernetica. È stato a capo dell’ufficio dell’Arpa, agenzia del dipartimento della Difesa, chiamato Ipto. Per la ricerca secondo Licklider è essenziale la creatività. Si sforza affinché la macchina diventi non solo uno strumento che aiuti lo scienziato a risparmiare tempo di lavoro meccanico, ma anche che condivida la parte dedicata al pensiero creativo. Vuole creare, insieme con Wiener, un “uomo meccanicamente esteso”

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Epistemologia dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Numerico Teresa.
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