ECONOMIA POLITICA
LA MACROECONOMIA:
La macroeconomia consiste in un modo diverso di guardare ai problemi economici: la Macro
prescinde dalle spiegazioni del comportamento dei consumatori e si occupa, invece, di esaminare il
risultato del comportamento complessivo di tutti i consumatori.
N.B: il risultato complessivo di un insieme di comportamenti individuali a volte non è eguale alla
pura e semplice somma dei comportamenti individuali.
L'unità minima di osservazione è costituita da una collettività di individui piuttosto ampia o
dall'insieme dei mercati di un Paese o di più Paesi o del mondo addirittura.
La Macro, infine, riguarda la possibilità dell'economia nel suo insieme di generare ricchezza.
CAP. 1: LA CONTABILITÀ NAZIONALE
PIL
Il prodotto di un paese è costituito dal valore complessivo della produzione di beni e servizi
finali di un Paese in un determinato periodo (normalmente 1 anno).
questa definizione è necessario prestare attenzione ai termini “prodotto”; “valore” , “beni e
In
servizi”.
Il prodotto può essere:
1) Lordo:
Quando si parla di prodotto lordo ci si riferisce al valore totale della produzione di un Paese al
lordo degli ammortamenti.
“Valore” significa che stiamo cercando un’espressione monetaria, cioè in denaro.
La produzione di un paese è infatti costituita dai beni e servizi di natura estremamente aria, i quali
possono essere misurati tutti, singolarmente, in unità fisiche come tonnellate, ettolitri, metri, ecc.,
ma che, per essere sommati in un’espressione unica devono essere convertiti nell’unità che può
essere comune a tutti loro, vale a dire, le quantità di denaro a cui corrispondono una volta posti sul
mercato.
Ma che cosa significa “al lordo degli ammortamenti”?
L’impresa produce ogni anno un output (prodotto), il quale impiega una quantità maggiore o minore
di capitale.
Ma questo captale si logora nel corso del tempo e deve essere periodicamente sostituito da capitale
equivalente o superiore.
Sostituire il capitale logorato è, per l’impresa, un costo al quale essa deve fare fronte accantonando
per tempo il denaro necessario.
Gli Ammortamenti sono, pertanto, definibili come il costo di produzione dovuto al logoramento
del capitale. Una volta che un macchinario o un impianto diventeranno obsoleti, non avranno più
valore economico né utilità pratica (tale fenomeno può essere di natura tecnica, la quale si ha
quando la macchina si è consumata tanto da essere diventata inservibile, quanto di natura
economica, la quale si ha quando la macchina non ha più un uso nella produzione, perché non è
adeguata alle richieste del mercato o perché superata da modelli più recenti). 1
L'obsolescenza è un processo graduale: di anno in anno la macchina perde parte del suo valore
iniziale, ossia si deprezza di una quota del valore di mercato al quale era stata acquistata.
Per questo, il produttore dovrà accantonare ogni anno una somma di denaro pari al deprezzamento
di quell'anno, in vista della sostituzione; ciò, tuttavia, equivale ad un costo: il denaro accantonato
non sarà, infatti, produttivo (ad es. non potrà essere investito per fare fruttare interessi o non potrà
essere consumato per generale utilità), quindi vi sarà un costo-opportunità.
Pertanto, la produzione effettiva di un qualunque anno dovrebbe essere calcolata al netto della
somma che rappresenta gli ammortamenti dell’anno stesso.
2) Netto:
L’impossibilità di eliminare gli ammortamenti dal calcolo della produzione di un dato anno (cioè
l’usanza di calcolare il prodotto al lordo degli ammortamenti) finisce con il sottovalutare la
produzione stessa, perché fa figurare come se fossero state già spese delle somme ricevute in
pagamento dei prodotti di quell’anno, e di cui l’impresa in realtà dispone ancora.
Dunque, se potremo sottrarre gli ammortamenti della misura del PIL otterremo il prodotto netto.
3) Intero:
È il prodotto realizzato dai soggetti che operano sul territorio di uno Stato.
4) Nazionale: cittadini dello Stato, anche operanti all’estero.
È il prodotto realizzato dai
Il prodotto nazionale comprende, dunque, il valore dei beni e servizi prodotti dai residenti di un dato
Paese che operino nel Paese, sia che operino fuori dal territorio nazionale. Non comprende invece le
all’interno del Paese, ma da residenti di
somme derivanti dalle produzioni realizzate materialmente
altri Paesi.
Esempio: la produzione di uno stabilimento della CocaCola ubicato in Venezuela entra nel PIL del
Venezuela ma non nel suo prodotto nazionale lordo, se gli utili sono inviati alla sede centrale della
CocaCola.
Premesso quanto appena detto, siamo ora in grado di definire il PIL.
PIL (PRODOTTO INTERNO LORDO): somma dei valori di tutti i beni e servizi finali prodotti
in 1 anno in quel Paese.
Quindi il PIL è un numero, e in particolare, è una somma di denaro, risultante dalla somma della
quantità dei beni e servizi prodotti in un dato Paese in un dato anno, ciascuna moltiplicata per il
relativo prezzo.
Questo indicatore NON può essere un indicatore di benessere perché esso può variare da anno in
anno sia per l’aumento o la diminuzione effettiva della produzione (questo indica il benessere del
Paese), sia per l’aumento o la diminuzione dei prezzi (questo non indica il benessere del Paese).
Il PIL si deve limitare a fornire una misura del valore della produzione che passa attraverso il
mercato.
N.B.: i prodotti che sono inclusi nel PIL di un dato Paese e di un dato anno devono essere prodotti
quell’anno in senso l’ho
in stretto esempio: vendo la mia auto nel 2015, ma acquistata nel 2005,
il valore della vendita non rientra nel PIL del 2015 perché il valore della macchina è già stato
sommato nel PIL del 2005, ma il compenso del concessionario come intermediario della vendita
devono essere sommato al PIL del 2015 perché è la remunerazione di un servizio effettuato nel 2015.
2
Beni e servizi finali:
Per calcolare il PIL in un dato anno, è necessario sommare tra loro il valore di tutti i beni e servizi
finali prodotti in quel Paese nell’anno indicati.
Quando si parla di beni e servizi finali sono inclusi tutti i valori delle componenti che sono state
prodotte per stadi successivi e vanno a formare il bene finale, infatti se calcolassimo il valore della
produzione sommando il valore dei diversi beni prodotti da tutte le singole imprese e quello della
produzione delle imprese che hanno prodotto le varie parti del bene calcoleremmo due volte il
valore delle stesse componenti.
Si devono prendere in considerazione solo i valori dei prodotti finali che si presentano sul mercato
pronti per la fruizione da parte del consumatore e omettere i valori dei beni intermedi, quali:
rientrano nelle scorte del produttore ed entreranno nel PIL dell’anno in cui saranno
Beni invenduti:
vendute (il PIL ha bisogno di un passaggio di denaro per essere calcolato)
Beni di autoconsumo: dovrebbe essere calcolato nel PIL ma è difficile farlo per mancanza di
informazioni CONFRONTARE IL PIL
Tra diversi Paesi dal confronto tra i diversi PIL di Paesi stranieri, le differenze emergenti sono risultato
sia di una diversa capacità produttiva sia di diverse dimensioni: per porre rimedio tale problema, basterebbe
dividere le misure del PIL di ciascun Paese per il numero di residenti del Paese considerato, ottenendo così il
c.d. PIL pro capite del Paese.
Con diverse monete tasso ufficiale di cambio: è la conversione di ciascuna moneta in dollari
sulla base del rapporto esistente sul mercato in quel momento.
PROBLEMA: i prezzi di uno stesso bene appaiono diversi da Paese a Paese per ragioni che non
hanno nulla a che fare con il benessere dei Paesi stessi, quello che importa è la quantità di beni che
i cittadini possono acquistare e non il loro prezzo. Si dovrebbe quindi correggere i dati del PIL e
d’acquisto
fare riferimento al potere
Nel tempo le serie temporali o storiche dei valori del PIL di un dato aese sono dati relativi a un
certo numero di anni, attraverso i quali possiamo osservare il modo in cui esso varia nel tempo.
dall’aumento
PROBLEMA: le dimensioni del PIL come visto possono essere causate anche dei
prezzi (non è indice di ricchezza del Paese), quindi per avere un confronto effettivo bisogna
deflazionare il PIL, ossia depurarlo dagli incrementi dei prezzi.
Si distingue quindi in:
PIL reale quando la sua espressione è stata corretta per eliminare gli effetti prodotti dalle pure e
semplici variazioni di prezzi (è stata eseguita la deflazione)
PIL nominale quando la sua espressione contiene ancora tali effetti al suo interno (non è stata
eseguita la deflazione) 3
PIL nominale aumenta in media del 5% ogni anno Tasso medio annuo di crescita dei prezzi 3%
PIL REALE = 5% - 3% = 2% Tasso d’inflazione 3%
PIL nominale 2% PIL REALE = 2% - 3% = -1%
(produzione diminuisce nonostante una crescita apparente)
Se in un dato arco di anni il PIL nominale aumentasse in media del 5% l’anno, ma il tasso medio
annuo di crescita fosse del 3%, il tasso di crescita reale di quel paese sarebbe del 2% l’anno.
Se, invece, il tasso nominale di crescita fosse del 2% e il tasso di inflazione del 3%, il tasso reale
sarebbe meno 1%: la produzione del Paese, in realtà, si ridurrebbe in media dll’1% ogni anno,
nonostante una crescita apparente del 2%.
LIMITI E OMISSIONI DEL PIL
di cui soffre il concetto di PIL rispetto all’obiettivo
Vediamo ora quali sono i principali limiti e omissioni di
costituire una misura sufficiente della produzione di un Paese.
NON entrano nel calcolo del PIL i seguenti beni:
Beni privi di prezzo: non possiedono un prezzo di mercato e quindi non possono essere inclusi nel PIL:
a) Esternalità: le esternalità rappresentano componenti positive del benessere della collettività, esse
hanno un valore economico ma non hanno prezzo quindi si rende difficile il calcolo del loro valore;
b) beni comuni e di nessuno: beni comuni sono componenti del benessere collettivo che non
possiedono un prezzo di mercato (beni storici, artistici, culturali…);
c) tempo libero: considerato un bene prodotto congiuntamente con altri beni tradizionali.
Beni non rilevati o non rilevabili statisticamente: impossibile il loro calcolo per mancanza di
documenti o perché l’attività è illegale o perché è effettuata del tutto o in parte all’oscuro del fisco:
a) economia criminale: l'insieme delle attività i cui proventi rimangono occulti in quanto contro la
legge;
Esempio: le attività di traffico di droga o prostituzione producono beni e servizi non diversi da quelli
di conseguenza c’è una produzione e un
rientranti nel PIL (ovviamente non sotto il profilo morale!),
reddito.
Dal 2014 una stima (calcolo statistico che utilizza indizi utili a ricostruirne il valore complessivo) del
valore di queste attività è stata inserita nel calcolo del PIL.
b) economia sommersa: tutta la produzione che non viene dichiarata ufficialmente per evitare il
pagamento di imposte e contributi sociali (i prodotti di queste attività vengono, comunque, stimati in
forma indiretta e, quindi, inseriti); 4
c) servizi domestici: qualsiasi membro di una famiglia che effettua un servizio domestico evita
la spesa di affidare lo stesso ad un collaboratore esterno, quindi tale servizio ha un valore che
è possibile calcolare prendendo come riferimento il compenso medio della prestazione
risparmiata.
Non rientra nel PIL perché non è rilevato da uno scambio di denaro
d) altre voci: i servizi non-market, che non vengono scambiati sul mercato, ma il cui valore di
mercato è di determinazione agevole.
Autoconsumo: consumo diretto effettuato dalle popolazioni di molti Paesi. È normalmente
escluso dal calcolo del PIL.
Si tratta del consumo effettuato dagli abitanti di regioni rurali di parte della produzione,
soprattutto nel settore agricolo, che in questo modo sfugge alla rilevazione.
Ciò contribuisce a spiegare i valori molto bassi del PIL di taluni paesi, soprattutto extraeuropei, in
cui il fenomeno dell’autoconsumo è diffuso.
Smaterializzazione dei beni: produzione di beni attraverso le tecnologie informatiche e di
comunicazione.
Es: Wikipedia, che contiene, secondo alcune fonti, 50 volte più informazioni dell’Encyclopedia
Britannica, ma il cui utilizzo non comporta il pagamento di alcun prezzo.
CALCOLO DEL PIL
Il metodo del valore aggiunto: lungo e complesso, che in Italia è compiuto dall’ISTAT e
In concreto, il PIL è ottenuto attraverso un lavoro,
che impiega ogni anno circa 100 ricercatori.
In precedenza, abbiamo osservato che il PIL deve tenere conto solo del valore dei beni finali omettendo,
quindi, dal calcolo il valore della produzione dei beni intermedi che sono venduti da un soggetto ad un altro,
questo per evitare conteggi multipli (stessa componente calcolata più volte)
Il modo corretto per calcolare il valore dei prodotti finali consiste nel considerare solo il valore
aggiunto, ossia il reale apporto di ciascuna impresa al valore del bene stesso.
Ogni impresa, infatti, contribuisce al prodotto finale, apportando il c.d. valore aggiunto, ossia:
• servizi del lavoro umano dei dipendenti;
• servizi del capitale;
• contributo organizzativo dell'imprenditore.
Il valore aggiunto della produzione di una singola impresa è dato, dunque, dal valore del prodotto meno il
valore degli acquisti delle imprese collocate a monte nella catena di produzione
“a valle” del ciclo produttivo acquista dall’impresa Y “a
Esempio: Impresa X di calzaturificio di tacchificio
monte” del ciclo produttivo le materie prime.
Impresa X aggiunge dipendenti, capitale e contributo organizzativo imprenditore.
Le componenti che aggiunge X sono il valore aggiunto. 5
Pertanto, il valore aggiunto può essere, in questo caso visto in due modi:
come il valore ottenuto prendendo il valore della produzione dell’impresa e
1) Valore aggiunto 1:
sottraendo da esso il valore degli acquisti effettuati dall’impresa stessa presso le imprese collocate a
– C …)
monte valore impresa X (valore impresa A + impresa B + impresa
2) Valore aggiunto 2: come la somma delle remunerazioni di lavoratori (salari), capitale (interessi) e
imprenditore (profitto).
Un'applicazione del concetto di valore aggiunto è l'IVA (imposta sula valore aggiunto): questa imposta
sostituisce la precedente IGE (imposta generale sulle entrate), che colpiva l'intero valore degli scambi tra un
produttore e un altro.
L'IVA produce due effetti: quello di diminuire l'incentivo all'evasione fiscale, poiché il produttore, che non
dichiara fedelmente al fisco il valore delle proprie vendite, non può detrarre il costo degli acquisti effettuati;
e quello di non far pagare ai produttori le imposte sulle componenti costituite del valore dei salari e degli
interessi.
Il PIL è Inutile?
Le critiche al concetto di PIL sono state sempre molto aspre, e forse, negli ultimi tempi si sono fatte ancora
più spietate.
Molte di queste critiche sostengono che il PIL non è una buona misura della ricchezza di un Paese, se
attribuiamo a questo termine di ricchezza il significato di benessere in senso ampio.
E’ evidente che il concetto di prodotto e quello di benessere non coincidono e le osservazioni fatte circa
l’impossibilità di includere nel calcolo del primo ciò che non è oggetto di scambio servono a ribadire questa
non coincidenza: molte cose che sono considerate fonte di benessere non sono oggetto di scambi di mercato.
la durata e qualità della vita; l’istruzione e la cultura; la qualità
Rientrano certamente in questo novero:
dell’ambiente in cui si vive.
Dunque, sulla base di ciò si può affermare che il PIL costituisce uno strumento limitato.
Ciò tuttavia è vero se gli si vuole attribuire un significato maggiore di quello per il quale è stato concepito.
Il PIL non ha la pretesa di misurare il benessere della popolazione di un Paese. Esso è nato semplicemente
per misurare la produzione. 6
IL REDDITO
REDDITO NAZIONALE
Reddito nazionale è la somma dei redditi di un Paese in 1 anno
In corrispondenza della vendita di un bene/servizio prodotti, l'acquirente di quel bene o servizio
paga al suo produttore il relativo prezzo, il quale costituisce un reddito per il produttore stesso: ecco
perché il valore della produzione globale e il valore dei redditi percepiti nello stesso anno dai
produttori coincidono.
Dunque, il valore della produzione globale e il valore dei redditi percepiti in uno stesso anno
coincidono perché sono la STESSA GRANDEZZA PIL = RNL
Per ottenere il reddito nazionale, partendo dal PIL, bisogna:
• correggere il prodotto interno e trasformarlo in prodotto nazionale;
• considerare la misura netta del prodotto, cioè al netto degli ammortamenti;
• sottrarre dal valore del PIL le imposte indirette, come l'IVA.
Il reddito nazionale si distingue dal reddito personale disponibile, che è il denaro su cui i cittadini
quest’ultimo:
possono contare per le loro spese, perché
Non comprende i profitti delle imprese cespiti accantonati per le spese
dell’impresa, rientrano del RDP quando vengono i profitti vengono distribuiti come
dividendi agli azionisti (esempio)
Non comprende le imposte somme sottratte alle famiglie
Comprende i trasferimenti dallo Stato alle famiglie somme in più disponibili per
assegni di invalidità…)
la
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