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Riassunto esame Economia Politica II, prof. Conti, libro consigliato Macroeconomia, Blanchard Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Economia Politica II, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente [Macroeconomia, Blanchard Con i seguenti argomenti analizzaqti: differenza tra variabili flusso e variabili stock, disoccupazione ed il suo tasso, determinazione della Domanda, paradosso del risparmio, mercati... Vedi di più

Esame di Economia Politica II docente Prof. M. Conti

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19

CAPITOLO 8: I mercati finanziari

Le obbligazioni sono un contratto in cui un soggetto si impegna, dopo un lasso di tempo, a restituire il capitale a lui

prestato, garantendo anche un certo interesse a scadenze prefissate.

Le obbligazioni zero coupon sono titoli che non pagano cedole (ad es.: compro a 20 e fra 30 anni mi rimborsano 100).

Le obbligazioni console, al contrario, non rimborsano ma garantiscono un interesse fisso (ad es.: pagando 100, non si

avrà mai diritto al rimborso, bensì ad un interesse annuo di 4).

Rischi delle obbligazioni: 1. di default/di insolvenza/bancarotta (dipende dalla solvibilità dell’emittente): è il rischio che

il titolo non venga rimborsato totalmente come pattuito 2. evoluzioni del prezzo di mercato 3. La maturità/durata

(breve/medio/lungo) 4. tasso di rendimento (può essere fisso o variabile; Il tasso forward è il tasso di interesse futuro

che il mercato si aspetta oggi) 5. valuta (es.: €/$ etc.)

Nota: Osservando in un dato giorno i rendimenti dei titoli con maturità diverse, possiamo tracciare la relazione tra

rendimento e maturità che genera…

…La curva dei rendimenti: (elaborazione relativa ai prezzi dei futures su tassi a breve termine, pubblicata ogni giorno su “Il sole 24 ore”)

Ci sono due interpretazioni sul perché delle obbligazioni

emesse da uno stesso soggetto hanno rendimenti differenti a

seconda della durata:

1. La teoria dei mercati segmentati: sul mercato

finanziario ogni soggetto ha un suo “habitat

naturale” (ad es.: se si tratta di un fondo

pensionistico avrà un “orizzonte naturale” di lungo

termine, mentre un gestore di tesoreria di breve). Se

i mercati sono segmentati, è come se esistessero

differenti mercati con orizzonti di scadenza

differenti nel tempo.

2. La teoria delle aspettative future: il concetto si

rifà alla già espressa teoria di Modigliani e verrà

approfondito nel modello semplificato.

Se la curva dei rendimenti è crescente, significa che il

tasso dei titoli a breve salirà ed il loro prezzo scenderà.

↑ ↓.

Rt > rt => rt => Ptitoli a breve Al contrario, se la curva

fosse negativamente inclinata, i mercati finanziari si

aspetterebbero che i tassi di interesse a breve diminuiranno.

relazione tra prezzi di titoli con maturità

Bisogna considerare la

diverse e la relazione tra i rendimenti di titoli con maturità diverse.

Modello semplificato: immaginiamo di avere a che fare con due tipi di BOT: scadenza ad un periodo oppure 2 periodi.

(Ricordiamo che i BOT non hanno cedola, ma soltanto un rimborso facciale, ad es.: 100, ed un prezzo d’acquisto

inferiore ad esso, ad es.: 98: alla scadenza si ritireranno 100/100 dopo averli pagati 98/100).

Supponiamo anche che non esista incertezza nei mercati, per cui il futuro sia certo.

L’operatore che ha esigenze di liquidità a breve ha di fronte a sé una scelta tra due opzioni: comprare un titolo a breve

(1 periodo) oppure un comprare un titolo a medio/lungo (2 periodi) per poi rivenderlo a breve.

Dati:

R = tasso d’interesse annuo sul titolo con durata 2 periodi

t

r = “ “ “ “ “ “ “ 1 periodo

t 1t

P = prezzi al tempo t del titolo a breve (1 periodo)

2t

P = “ “ “ “ “ “ “ lungo (2 periodi)

H = rendimento ottenuto detenendo per 1 periodo un titolo di durata 2 periodi.

t 1 rimborso alla scadenza (base unitaria)

1 + r -----

t 1t

P prezzo d’acquisto (ad es.: 0,98)

Ne consegue:

1t+1

P = 1 / (1 + r +1)

t

2t 2

P = 1 / (1 + R )

t

1t+1 2

P 1 / (1 + r +1) (1+R ) poichè “R“ e “r“ sono entrambi numeri “piccoli“ allora

t t

1 + H ------ sostituendo: ----------------- = ------------- possiamo fare una “approssimazione logaritmica“ e soste-

t 2t 2 ≈

1 / (1 + r ) 1 + r nere quanto segue : H 2 R – r

P t t+1 t t t+1

r = H

t t

r = 2 R – r

t t t+1 20

R = (r + r ) / 2

t t t+1

Sottraendo da entrambi i lati r giungiamo ad un’importante conclusione:

t

r = E = aspettativa

t+1

r – r

t+1 t

Rt – rt = --------- ovvero: la differenza tra i tassi è uguale alla loro media. ☺

2 Questa equazione potrebbe essere rilevante ai fini dell’esame (ecco perché è importante)

1t ↑ ↓

se r > H => P => r => la curva dei rendimenti sarà crescente!

t t t

Se il tasso degli investimenti a lungo termine è superiore rispetto a quelli a breve, questo potrebbe indurci a pensare

(erroneamente) che convenga comprare dei titoli a lungo (con tasso superiore) per poi rivenderli a breve.

In realtà non è così semplice, visto che, dopo un periodo soltanto, si potrà incassare un valore inferiore rispetto a quello

del rimborso finale. Poiché abbiamo ipotizzato la certezza dei mercati, la scelta sarà totalmente indifferente: il rimborso

inferiore compenserà il tasso superiore (arbitraggio).

Le azioni

Sono quote rappresentative del capitale proprio della società, attribuendo al proprietario dell’azione la qualifica di socio

o azionista. Il valore di mercato delle azioni dipende da molti fattori, in particolare dalle aspettative di crescita della

+ d ) / P (d = dividendo, P = prezzo t = tempo).

società e dalle variazioni del mercato: (P t+1 t t

Il prezzo può anche essere visto come: valore attuale del dividendo dell’anno successivo, scontato usando il tasso di interesse corrente a un anno, più

il valore attuale del dividendo che verrà pagato dopo due anni, scontato usando il tasso di interesse d un anno corrente e il tasso di interesse a un anno

atteso per l’anno successivo e così via…

Il prezzo reale di un’azione è il valore attuale dei dividendi reali futuri attesi, scontati usando tassa di interesse reali

attesi ad un anno.

Il prezzo di un titolo, inoltre, varia inversamente al tasso di interesse nominale corrente.

Se le azioni scendono significa che, al P di ieri, c’era un eccesso di offerta ed il prezzo dovrà scendere fino a tornare al

punto di equilibrio con la domanda. Esempio:

Ultimo Prezzo: 12,67 Quantità per le quali si è disposti a vendere/comprare

Denaro (P al quale vengono domandate le azioni): 12,65 2.000

Lettera (P al quale vengono offerte le azioni): 12,68 5.000

Relazioni tra politica monetaria e mercato azionario: un’espansione monetaria riduce il tasso di interesse e aumenta

la produzione. Quello che accade al mercato azionario dipende dal fatot che il mercato azionario anticipi l’espansione

monetaria oppure no.

Le holding (le scatole cinesi)

Società A (1.000 € capitale sociale) emette capitale => Società B acquisisce il 50%+1 delle azioni di A => Società C

acquisisce il 50%+1 delle azioni di B.

Le società B e C sono holding. La società C controlla sia B sia A, ma con un capitale di soltanto 251 €.

La società C acquista un bene a 100 e lo rivende ad A a 1.000, per trasferire gli utili da A a C ed eludere gli interessi dei

piccoli azionisti (azionariato diffuso: Mkt che è, comunque proprietario di 749 € su 1.000!).

Il mercato azionario con le azioni non c’è obbligo di rimborso del capitale.

Es: se compro 100 e vendo a 110 110 / 100 1,10 10%

NOTA BENE: (P + D ) / P 1 + H dove H è il rendimento ottenuto e D è il dividendo, P il capital gain.

t+1 t+1 t t t t+1

Le aspettative sul prezzo delle azioni

Gli esiti aggregati dipendono dalle aspettative aggregate. Le opinioni comuni tendono spesso a non realizzarsi: se tutti

pensassero che certe azioni potranno salire in futuro, è probabile che le abbiano già comprate tutte, per cui in futuro non

potranno che scendere.

E (1 + H ) = 1 + r r è costante per semplificazione.

t t

Con una previsione perfetta (perfect forsight) le aspettative si realizzano sempre (ex post). In un mondo stocastico, però,

la previsione non è mai perfetta. L’aspettativa razionale, invece, è una situazione nella quale tutta l’informazione

disponibile è usata per avvicinarsi il più possibile alla realtà, senza commettere errori sistematici (ovvero imparando dai

propri errori). “La mia aspettativa oggi, riguardo alla mia aspettativa

Et [(P + D ) / P ] = 1 + r di domani per dopodomani, è uguale alla mia

t+1 t+1 t

1/ P * E [P + D ] = 1 + r aspettativa oggi per dopodomani.”

t t+1 t+1

poiché l’aspettativa di una somma è la somma delle aspettative… Iterando questo ragionamento all’infinito giungiamo

alla formula del “NOTA BENE”.

P = [1 / (1 + r)] * E (P ) + [1 / (1+ r)] * E (D )

t t t + 1 t t+1

Ma se è vero al tempo t assumiamo allora che sia vera anche al tempo t+1.

Per cui consegue che = Et+1(Pt+2). (Bootstrap di equilibrio: il valore di una variabile non dipende da altre

variabili, ma dal valore attuale della variabile stessa).

Questo è vero a meno che non giungano altre informazioni aggiuntive che costituiscono una SORPRESA che

modificherà le aspettative: la teoria dei mercati efficienti sostiene, appunto, che un mercato è considerato efficiente se

il Prezzo riflette tutta l’informazione disponibile e rilevante, oppure se tutte le variazioni di Prezzi sono esogene e prive

di inerzia. In un mercato efficiente il valore delle azioni dipende esclusivamente dal sopraggiungere di nuove

informazioni sui dividendi futuri. questa parte è denominata B t 21

NOTA BENE:

∞ 1 J Et * P Ovvero: Valore fondamentale +

t + T

∑ Termine di bolla (B ) =

lim

Pt = * ------- * D + * ------------ t

t+1 Prezzo delle azioni

T

J=1 1 + r T→∞ (1 + r)

Secondo la finanza classica B = 0, quindi P dipende dal valore attuale della somma dei dividendi attesi scontati (e da r).

t t

Questo significa, in poche parole, che il valore FONDAMENTALE di un’impresa dipende esclusivamente dalla sua

capacità di generare profitti. Da ciò deriva la teoria del “Buy & Hold” (compra e detieni), che sostiene che non abbia

senso vendere le azioni perché il loro rendimento è certo (l’informazione non è costosa, gli agenti sono totalmente

razionali e le variabili passate non influenzano quelle future).

Gli elementi empirici che hanno messo in crisi questa teoria sono stati i “crash” dei mercati (ad es.: il crash

dell’Ottobre ’87, quando non ci fu nessuna notizia, ex ante, che fosse in grado di spiegare perché, nel giro di poche ore,

il mercato fosse collassato).

Secondo la finanza moderna, infatti, B è un cosiddetto termine di bolla, per cui il P delle azioni può salire in maniera

t

eccessiva (overshooting) rispetto al loro valore fondamentale (reale), generando una reazione anch’essa eccessiva

(overreaction).

LA BOLLA SPECULATIVA (riguarda una speculazione sulle aspettative dei Prezzi e non più sui dividendi).

Essa è possibile innanzitutto poiché il prezzo delle azioni non ha tetto: se esistesse, nessuno comprerebbe le azioni

perché, ragionando all’indietro, la dinamica di bolla morirebbe (la bolla scoppierebbe) sul nascere.

Nessuno riterrà conveniente comprare al tempo t , sapendo che al tempo t si giungerà al tetto massimo (oltre il quale

9 10

non si potranno generare profitti). Ma, sapendo che al tempo t le azioni saranno vendute, non verranno comprate

9

neppure al tempo t e così via.

8

Molti economisti sostengono che il prezzo delle azioni non è sempre uguale al loro valore fondamentale, ma che a volte

esse sono sopra o sottovalutate, e che una sopravalutazione, prima o poi deve cessare e generare un tracollo (scoppio).

Questo accade anche se la condizione di arbitraggio (che sostiene non esista profitto a rischio nullo) è soddisfatta.

Le bolle speculative razionali: Il prezzo delle azioni potrebbe aumentare semplicemente perché gli operatori se lo

aspettano. Essi continuano a comportarsi razionalmente, pur essendo coscienti di trovarsi in presenza di una bolla

speculativa.

Le fads: Il prezzo delle azioni potrebbe aumentare anche soltanto per il fatto che sono già aumentate in passato, questo

accade quando gli investitori formano le loro aspettative dei rendimenti futuri sulla base dei rendimenti passati.

Queste deviazioni dal loro valore fondamentale sono denominate fads (mode passeggere).

Lo scoppio della bolla speculativa e la curva IS-LM.

Esempio: il Nasdaq, dopo il boom delle speculazioni su internet, ha subito un ridimensionamento in negativo.

i LM IS-LM = inizio E = punto di equilibrio iniziale

2

LM 0

1

IS = anni del boom di internet

i E

0 0 2

IS = scoppio della bolla

2

LM = Greenspan (direttore della “Federal Reserve”) per

1

i E IS IS

2 2 contrastare lo scoppio e mantenere costante Y (E = E ) ha

2

IS 0 2

abbassato la LM abbassando il tasso di sconto: ha aumentato

Y s

l’offerta di moneta e ha spostato la M verso destra.

Riassumendo:

• L’arbitraggio tra titoli con maturità diverse comporta che il prezzo di un titolo è pari al valore attuale dei

pagamenti futuri del titolo, scontati usando il tasso di interesse corrente e i tassi di interesse attesi a breve

termine. Maggiori tassi di interesse a breve termine, correnti o attesi, comportano quindi minori prezzi dei titoli.

• II rendimento alla scadenza di un titolo con maturità di n anni è approssimativamente uguale alla media fra il

tasso di interesse corrente a un anno e i tassi di interesse a un anno attesi nei prossimi n - 1 anni.

• L'inclinazione della curva dei rendimenti (equivalentemente, la struttura a termine dei tassi di interesse) ci dice

quali siano le aspettative dei mercati finanziari sui tassi di interesse a breve termine che prevarranno in futuro.

Una curva dei rendimenti decrescente significa che il mercato si aspetta una riduzione dei tassi di interesse a

breve; una curva crescente significa invece che il mercato si aspetta un aumento dei tassi a breve.

• II valore fondamentale di un'azione è il valore attuale dei dividendi reali attesi, scontati usando il tasso di

interesse reale corrente a un anno e i tassi di interesse reale attesi a un anno.

• Un aumento dei dividendi attesi fa aumentare il valore fondamentale delle azioni; un aumento del tasso di

interesse corrente a un anno o dei tassi di interesse attesi a un anno ne riduce il valore fondamentale.

• ∆ ∆ ∆

della produzione possono non essere associate a del segno del prezzo delle azioni. La direzione della

dipende da: 1) attese del mercato 2) fonte dello shock e 3) reazione attesa della BC a una della produzione.

• Le bolle speculative e le mode passeggere che causano una discrepanza tra il valore fondamentale del titolo e il

suo prezzo effettivo (in assenza prezzo azione = valore fondamentale). Le bolle sono episodi in cui gli

investitori finanziari acquistano un'azione a un prezzo più alto del suo valore fondamentale, anticipando di

rivendere la stessa per un valore ancora più elevato in futuro. Una moda passeggera è un periodo in cui, per un

eccesso di ottimismo, gli investitori finanziari sono disposti a pagare più del valore fondamentale dell'azione.

22

CAPITOLO 9: Le aspettative nel modello IS-LM

Equazione alternativa IS: Y = A(Y, r, T) + G. Reddito, tasso reale e tasse indicano la spesa privata,G la spesa pubblica.

La spesa privata è una funzione crescente del reddito corrente Y (o futuro atteso Y’), mentre è una funzione decrescente

delle imposte correnti T (o future attese T’) e del tasso di interesse reale corrente r (o futuro atteso r’).

Se teniamo conto delle variabili (aspettative) future (attese) l’equazione diventa la seguente:

e e e e

IS: Y = A(Y, Y’ , r, r’ , T, T’ ) + G dove per ‘ intendiamo « futuro atteso »

r ↑ ↑

Le variazioni future si comportano come le correnti, T ha conseguenze simili a

corrente e

di T’ , poiché la IS è più inclinata stimola meno gli investimenti. Quanto più alto è

e

π

il coefficiente di r, tanto più piatta sarà la IS. Poiché r < i (in quanto i = r + ),

nella formula della IS, r sostituirà i e moltiplicherà d2 di un valore inferiore a i.

IS Y corrente

Nota: rispetto al caso senza aspettative la curva IS è più inclinata perché:

1. il moltiplicatore è più piccolo

2. le variazioni del reddito percepite come transitorie hanno un effetto limitato, perché, se ci si aspetta che tutto

torni presto come prima della variazione, tale variazione è poco influente.

3. il reddito permanente è considerato come media dei redditi correnti e futuri.

4. il tasso di interesse atteso ha un effetto pari a ½d anziché d (in quanto media biperiodale)

2 2

Per quanto riguarda la curva LM: M/P = YL(i)

La decisione circa la quantità di moneta da tenere dipende principalmente da Y e da i .

corrente breve termine

Le aspettative non rientrano nel modello LM, per due motivi:

1. Lo scopo delle transazioni è l’acquisto delle merci (e questa è una funziona del Y corrente: all’aumentare della

disponibilità di moneta, per esempio dovuta ad una vincita, si deterrà più moneta).

2. Il tasso di interesse nominale è il costo che si sostiene per detenere moneta. e

π

Il tasso nominale è dato da quello reale più l’inflazione attesa, come da formula seguente: i = r + .

e

π π

Ipotizziamo ora un caso di economia priva di inflazione: = = 0 per cui i = r + o i = r

Quindi abbiamo la possibilità di far incrociare la IS (a tasso reale) e la LM (a tasso nominale).

r corr. LM’’= politica monetaria di tipo espansivo (diminuisce il tasso

LM LM’’ d’interesse), ma poiché la IS è più inclinata la politica ha poco effetto. Se

la banca centrale riducesse anche r (o gli operatori si aspettassero che ciò

avvenisse) si sposterebbe anche la IS a IS’’.

r A C

a La BC può influenzare in modo diretto i .

corrente

Dal grafico notiamo che la banca centrale, in questo caso, ha più potere

B

r b del Governo.

IS IS’’ Y corr.

Y Y Y

a b c

Per determinare un modello di previsione futura, ipotizziamo 2 periodi: 1. oggi 2. domani (3. fine del mondo).

r IS’: Y’ = A(Y’,r’, T’) + G => non ci sono termini attesi ma solo futuri.

futuro LM’ LM’: M’/P’ = Y’*L(r’)

LM’’ ∆T’>0

Se => IS verso sinistra (dovuto all’aumento delle tasse).

r’ A Se la banca centrale aumenta l’offerta di moneta, la curva LM va verso

a

r’ e e e

destra, quindi T’ sale, Y’ è costante, r’ diminuisce di molto.

b B

r’ IS’

C

c L’intervento della Banca Centrale ha permesso di aumentare le tasse,

IS’’ senza diminuire il reddito (politica espansiva/accomodante)

Y futuro

Ya’≡Yc’

Cenni storici : Fino agli anni ‘70 le aspettative non erano considerate (questo concetto si rifà alla teoria degli “animal spirits”, ossia le variazioni

erano ritenute inspiegabili) oppure si basavano esclusivamente sul passato (aspettative adattive, ossia variazioni passate = variazioni future).

Successivamente Lucas e Sargent proposero le ipotesi di aspettative razionali ossia sfruttare tutte le informazioni disponibili e

rilevanti per evitare errori sistematici, basandosi sull’idea che le persone guardano al futuro cercando di prevederlo.

Nel 1992 (gli USA uscivano da una recessione), Clinton vinse le elezioni e poi sconfisse il deficit in 3 mosse:

1) tagliando la spesa pubblica (militare) e aumentando le tasse lentamente e progressivamente nel giro di 5 anni.

2) realizzando opere pubbliche soltanto nel breve periodo

3) facendo in modo che la Federal Riserve (Greenspan) abbassasse i tassi di sconto (con una politica espansiva).

L’amministrazione Clinton riuscì a convincere i mercati finanziari che la riduzione del disavanzo avrebbe abbassato il tasso di interesse futuro, come

si poteva notare dalla curva dei rendimenti del 1992 positivamente inclinata.

Tuttavia, è difficile valutare quanto di questo aumento della produzione fosse dovuta alla ripresa della fiducia e quanto alla manovra fiscale. Ciò che è

sicuro al 100% è che il programma di riduzione del disavanzo fu incredibilmente positivo sino a giungere ad un surplus di bilancio.

Riassunto:

• La spesa nel mercato dei beni dipende sia dalla produzione corrente sia da quella attesa sia dal tasso reale

corrente e atteso. Variazioni future modificano la spesa corrente.

• Variazioni dell’offerta di moneta influenzano il tasso di interesse nominale di breve periodo, la produzione

dipende dal tasso di interesse reale corrente e dai tassi di interesse reali attesi. 23

CAPITOLO 10: I mercati reali e finanziari in economia aperta

Introduzione: essa considera scambi di beni/servizi (banche, trasporti, assicurazioni, etc.)/capitali (cambi di valuta etc.).

Con l’introduzione della C.E., la nascita dell’Euro, l’abolizione dei dazi, dei vincoli e con la fine del protezionismo

l’economia è diventata sempre più aperta. Esistono alcuni settori che sono più (vedi quello automobilistico) o meno

esposti (telecomunicazioni italiane) alla concorrenza internazionale.

Per beni commerciali intendiamo quelli che competono con i beni esteri sia sul mercato interno sia sui mercati esteri.

La seguente formula è un indice per misurare l’apertura di un’economia: (X – Q) / Pil

In un’economia di piccola entità quale Singapore, questo indice è addirittura > 1!

Questo è possibile poiché le esportazioni e le importazioni includono anche i beni intermedi.

Differenza tra svalutazione e deprezzamento: spesso questi due termini vengono usati erroneamente come sinonimi.

La svalutazione si ha in un regime di cambi fissi in cui l’autorità monetaria decide di cambiare il tasso di cambio tra

valute. Esempio: nel ’92 vi fu l’ultima svalutazione della £ nei confronti del Marco Tedesco: prima di tale svalutazione

il tasso di cambio non poteva, per legge, mutare di più del 6% rispetto alla parità centrale di 748 £ per Marco.

A seguito di una forte crisi speculativa tale parità cessò di esistere e la lira poteva fluttuare liberamente.

In quel periodo l’Italia si trovò ad un passo dal Default (infatti i tassi di interesse che dovette concedere lo Stato italiano

furono altissimi, poiché vi fu la paura che il Governo non potesse più onorare i propri debiti).

Per deprezzamento, invece, intendiamo la perdita di valore di una valuta per effetto delle transazioni di mercato.

Il tasso di cambio nominale = exchange rate = E (attenzione a non confondere “e” delle aspettative)

È definito come il numero di unità di moneta di nazionale che si possono ottenere per un’unità di moneta estera.

Ad esempio, oggi il tasso tra Euro e Dollaro è il seguente: € = 1,12 $

Per sapere quanti € devo vendere per avere 1$ dovrò fare: 1 / 1,12 = 0,89 ci vogliono 0,89 € per comprare un $.

Ne consegue che se l’indice E sale, l’Euro scende! P* = prezzo estero (non confondere con * = equilibrio)

ε

Il tasso di cambio reale = ε

. NOTA: le condizioni per migliorare e fare in maniera

E P* Tasso di cambio nominale per P* che i prodotti europei siano più competitivi sono 3:

ε = -------- ↑ ↑ ↓

1) E 2) P* 3) P

P Prezzo interno

P e P* possono anche essere considerati quali deflatori del Pil.

Il tasso di cambio reale è un numero indice e pertanto non ha significato in termini assoluti; tuttavia, le sue fluttuazioni

ci dicono se i beni esteri diventano più o meno costosi. È il tasso di cambio nominale deflazionato con i prezzi relativi ai

beni nazionali.

I tassi di cambio possono essere bilaterali (ad es.: €/$) o multilaterali (media ponderata contro tutte le valute estere).

Il tasso di cambio multilaterale, anche detto cambio reale (effettivo o pesato per i flussi commerciali), è calcolato

usando come pesi le quote dei flussi commerciali dello stato con gli altri paesi, utilizzando le quote delle esportazioni si

può costruire il tasso all’esportazione, stessa cosa per le importazioni.

Chiedere soltanto se una moneta si è indebolita o rafforzata, senza riferirsi ad altre valute, infatti, non ha senso.

Le variazioni dei tassi di cambio reali o nominali sono chiamate apprezzamenti o deprezzamenti reali o nominali.

Il saldo delle partite correnti è dato dalla somma delle seguenti 3 voci:

1) Export – Import = X – Q (se > 0 avanzo commerciale, se < 0 disavanzo) = saldo della bilancia commerciale

2) Redditi da investimenti italiani all’estero (voce in entrata)

– redditi da investimenti stranieri in Italia (uscita)

= reddito netto da investimenti

3) Trasferimenti netti (ad es.: donazioni all’Unicef costituiscono capitali che entrano/escono senza contropartita)

Se il risultato è negativo c’è stata una variazione di tipo patrimoniale: un po’ di ricchezza è uscita dal Paese.

La scelta di portafoglio in un mercato finanziario integrato

Semplificazioni: - I = allocazioni di portafoglio

- Bot europei sono privi di “Spread” (= differenza di rendimento tra i titoli dei paesi della comunità).

Domanda: mi conviene investire in titoli del tesoro americani oppure europei?

Ex ante, non deve poter essere possibile guadagnare sullo spread tra i titoli americani ed i titoli europei.

Ex post, a seconda del verificarsi o meno delle aspettative, potrebbero di fatto esistere delle speculazioni di cambio.

Ricordiamo che, per arbitraggio, si intende una condizione di profitto a rischio nullo.

Condizione di arbitraggio: Non esiste alcuna possibilità di arbitraggio ex ante, per due motivi:

et+1

E 1) nella formula sono già considerate le aspettative

1 + i = (1 + i *) -------

t t 2) il segno “=”

E t et+1 et+1 et+1

E – E E – E E - e

t t t

1 + i = (1 + i ) 1 + --------------- = 1 + i * + -------------- + ------------------- . i *

t t t t

E E E

t t ≈

n° 0 24

et+1

E – E t Ovvero: il tasso di interesse sull’Euro è uguale al tasso di interesse sul

A

i i * + ------------

t t Dollaro più l’aspettativa del deprezzamento dell’Euro.

E MEMORIA!

t

Se > 0 i mercati attendono un indebolimento dell’Euro.

Ma se già si prevede che l’Euro si indebolirà, questa previsione verrà compensata da un tasso di interesse maggiore

concesso sui titoli europei: ecco, in poche parole, perché non esiste arbitraggio.

Esempio: Nel settembre del ’93 i titoli brasiliani rendevano un tasso di interesse mensile del 36,9% che, se paragonato

ad un tasso annuo sui titoli statunitensi del 3%, sembra molto conveniente. Il deprezzamento del cruzeiros, però, era

così elevato che, applicando la formula dell’arbitraggio, risulta che il rendimento in Dollari dell’investimento in titoli

brasiliani era, in realtà, solo 1,7% mensile e non 36,9%. Questo valore è comunque più alto di quello statunitense, se

però consideriamo anche il rischio ed i costi di transazione potremmo decidere di non investire i nostri fondi in Brasile.

Riassunto:

• II tasso di cambio nominale è il prezzo di un'unità di valuta estera in termini di valuta nazionale. Dal punto di

vista degli Stati Uniti, è il numero di dollari che si scambiano con un €

• II tasso di cambio reale è il prezzo relativo dei beni esteri in termini di beni nazionali. Esso è uguale al tasso di

cambio nominale moltiplicato per il livello dei prezzi esteri e diviso per il livello dei prezzi interni

• Un apprezzamento reale è un aumento del prezzo relativo dei beni nazionali in termini di beni esteri. Esso

corrisponde a una riduzione del tasso di cambio reale.

• II tasso di cambio reale multilaterale, o semplicemente tasso di cambio reale, è una media ponderata dei tassi di

cambio reali bilaterali, con pesi uguali alle quote dei flussi commerciali.

• La bilancia dei pagamenti registra le transazioni di un paese con il resto del mondo. Il saldo di conto corrente è

uguale alla somma della bilancia commerciale, del reddito netto da investimenti e dei trasferimenti netti ricevuti dal

resto del mondo. Il saldo del conto capitale è uguale ai flussi di capitale provenienti dal resto del mondo meno i

flussi di capitale verso il resto del mondo.

• La parità scoperta dei tassi di interesse, o semplicemente parità dei tassi di interesse, è una condizione di

arbitraggio secondo la quale i tassi di rendimento attesi in valuta nazionale dei titoli nazionali ed esteri devono

essere uguali. La parità dei tassi di interesse i m plica che il tasso di interesse interno è a p prossimativamente uguale

al tasso di interesse estero più il tasso di deprezzamento atteso della moneta nazionale.

CAPITOLO 11: Il mercato dei beni in economia aperta ε

Q + X

In un economia aperta la domanda di beni nazionale: Z = C + I + G – Ricorda: C+I+G costituiscono la

ε domanda nazionale di beni

dove Q è espresso in termini di beni in valuta nazionale e

ε ε

Q = Q( , Y) dove: è inversamente proporzionale alle importazioni mentre Y è direttamente proporzionale ad esse.

Le importazioni dipendono principalmente dal livello aggregato della domanda nazionale: quanto

maggiore è la domanda interna, tanto più elevata sarà la domanda di tutti i beni, sia nazionali sia esteri.

Le importazioni dipendono dal reddito, Y: un reddito più elevato genera importazioni maggiori. Le

ε, è definito come il prezzo relativo dei beni esteri in termini

importazioni dipendono dal cambio reale

di beni nazionali. Un tasso di cambio più elevato renderà i beni esteri relativamente più costosi e quindi

riduce la quantità di importazioni Q.

ε ε

X = X( , Y*) dove sia sia Y sono direttamente proporzionali alle importazioni. Y* = produzione estera

DD

= dom E 0 ε

ZZ Dati , Y* esogeni

AA ε

DD – Q = AA

ZZ – X = AA

E = saldo della bilancia commerciale in equilibrio

0

(ovvero X = Q)

DD = domanda nazionale di beni nazionali

ZZ = dom. di beni nazionali in economia aperta

Y = punto di equilibrio in economia chiusa

1

Y Y Y Y

1 e 0 Y = punto di equilibrio in economia aperta

e

+ avanzo La retta del grafico inferiore rappresenta l’andamento

NX=X–Q della bilancia commerciale: a destra di Y si ha un

disavanzo ed a sinistra un avanzo.

Equilibrio iff (= se e solo se) Z = Y

Y

0 Y Notiamo da questi grafici che, se l’economia è in

− disavanzo equilibrio, i conti con l’estero tendono ad essere positivi. 25

Il dilemma della politica economica

Il mercato dei beni è in equilibrio quando la produzione interna è uguale alla domanda di beni nazionali: Y = Z

Z = dom bisettrice Ricordiamo che r è costante.

ZZ’ Y = piena occupazione

0

Y = equilibrio della bilancia commerciale

ZZ 1

Y = situazione di partenza

e

In questo caso è impossibile fare una politica che metta in

equilibrio sia l’occupazione sia la bilancia commerciale:

con una politica espansiva si ha l’equilibrio di occupazione:

ma peggiora i conti con l’estero;

Y con una politica restrittiva si ha l’equilibrio della bilancia

Y Y Y

1 e 0 commerciale, ma peggiora l’occupazione.

NX La condizione in cui l’occupazione ed i conti con l’estero sono entrambi in

equilibrio è un caso raro e particolare, in cui la bisettrice, la DD e la ZZ si

incrociano nello stesso punto.

Y

Y Disavanzo

1 NX

Il moltiplicatore dell’economia aperta

ε N.B.: Q = q Y

= 1; i = r costante = esogeno)

(Dati 1

X = x Y*

Z = Y 1

C + I + G – Q + X = Y

[c + c (Y – T)] + (d + d Y – d r) + G – q Y + x Y* = Y

0 1 0 1 2 1 1

raccolgo i termini in Y

Y = (c + d – q )Y + (c – c T + d – d r + G +x Y*)

1 1 1 0 1 0 2 1

1 1

. Ậ

Y = ----------------------- ---------------------

1 – (c + d – q ) (1 – c1 – d1 +q1) parte dell’incremento di produzione va all’estero!

1 1 1

ά ά α

= il moltiplicatore dell’economia aperta è più piccolo perché q è > 0 : <

1

Quindi un aumento della spesa pubblica genera un aumento di reddito inferiore rispetto a quello dell’economia chiusa.

Spostamento della curva o lungo la curva NX

∆Y ά∆Ậ ά∆G

= =

∆NX ≡ ∆NX ∆X ∆Q ∆Y ά∆G

X – Q => = – = – q = – q

1 1

1. Come varia NX se aumenta G? DD

Z = dom ZZ Un aumento della spesa pubblica

provoca un aumento della produzione

e del disavanzo commerciale.

Surplus della bilancia commerciale (NX)

Y Y Y

0 1

NX=X–Q

0 Y

Y

(le distanze indicate coincidono)

Si tratta di uno spostamento lungo la curva NX! 26

2. Come varia NX se aumenta Y* oppure se aumenta X? Un aumento della domanda estera

DD (economia chiusa)

Z = dom provoca un aumento della

↑X)

ZZ’ (aumento delle esportazioni : produzione e un avanzo

ZZ (economia aperta) commerciale

Se l’economia americana cresce, è

positivo anche per l’Europa che

esporterà di più:

Y* => X↑

Reddito straniero aumenta

=>

Y Y Y Y

0 1 2 Unione Europea Esportazioni europee aumentano

NX=X–Q = surplus L’incrocio tra DD e ZZ rappresenta

∆X l’equilibrio di NX.

L’incrocio tra la bisettrice e la ZZ

0 Y

Y UE rappresenta un avanzo/disavanzo.

Si tratta di uno spostamento della curva NX!

3. Cosa succede negli USA in seguito a questa variazione di NX nell’UE?

DD’ DD

Z = dom ZZ’

ZZ La crescita degli USA (si parla di

“locomotiva americana”) traina la

crescita della UE.

Se l’espansione fiscale fosse stata

attuata anche nella UE, ciò avrebbe

compensato il deficit USA.

Nota: stiamo considerando

Y Y Y

0 1 USA un’economia a prezzi fissi, priva di

NX=X–Q = deficit inflazione, per cui una politica di

tipo espansivo ha soltanto pregi!

0 Y USA

Deprezzamento e bilancia commerciale: la condizione di Marshall – Lerner (dimostrazione empirica)

ε ↑ ↑

=> deprezzamento reale del cambio => competitività => aumento delle esportazioni nette

Il deprezzamento induce una variazione della domanda, sia estera sia interna, a favore dei beni nazionali. Questo genera

a sua volta un aumento della produzione interna ed un miglioramento della bilancia commerciale e genera un effetto “J”:

Deprezzamento La curva J. Un

εQ ε ε)

NX = X – sostituendo: NX = X(Y*,ε) – q(Y, + deprezzamento reale

ε ↑ ↑ ↑

=> 1. X => NX t provoca inizialmente un

↓ ↑ ↑ deterioramento e poi un

2. Q => NX NX NX

− miglioramento del saldo

3. effetto prezzo => NX commerciale.

La condizione in base alla quale un deprezzamento reale genera un aumento delle esportazioni nette è nota come

condizione di Marshall – Lerner.

La combinazione di politiche fiscali e di cambio

Il governo come può ridurre il disavanzo commerciale senza cambiare il livello di produzione aggregata?

• Un deprezzamento non permetterà di raggiungere l’obiettivo: esso ridurrebbe il deficit commerciale, ma allo

stesso tempo aumenterebbe il livello della produzione.

• Una stretta fiscale non sarebbe adatta allo scopo: essa ridurrebbe il disavanzo commerciale, ma farebbe

diminuire anche la produzione.

• Risposta: deve utilizzare la giusta combinazione di deprezzamento e stretta fiscale lasciando inalterata la ZZ e

ottenendo lo stesso livello di produzione aggregata. 27

Risparmio, investimento e disavanzo commerciale

ε

Z = C + I + G – Q + X => NX = S + (T – G) – I =>è una relazione tra NX, il risparmio (2 forme) e I.

L’equazione ci suggerisce alcune importanti considerazioni:

• Un aumento dell’investimento si riflette in un aumento del risparmio privato, pubblico, o in un disavanzo

commerciale

• Un aumento del disavanzo di bilancio si riflette in un aumento del risparmio privato, in una riduzione

dell’investimento o in un disavanzo commerciale

• Un paese con un alto tasso di risparmio, pubblico e privato, deve avere o un elevato tasso di investimento o un

significativo avanzo commerciale

N.B.: AVANZO: alto risparmio non compensato da I; DISAVANZO: alto I non compensato dal risparmio.

Riassunto:

• In economia aperta, la domanda di beni nazionali è uguale alla domanda interna di beni (C+I+G) meno le importazioni, più le esportazioni

• Un aumento della domanda interna in economia aperta provoca un incremento minore della produzione

rispetto al caso di economia chiusa, in quanto parte dell’aumento di domanda è dovuto alle importazioni. Esso

provoca anche un deterioramento della bilancia commerciale.

• Un aumento della domanda estera provoca un incremento della produzione nazionale (come conseguenza di

un aumento delle esportazioni) e un miglioramento della bilancia commerciale.

• Poiché aumenti della domanda estera migliorano la bilancia commerciale e aumenti della domanda interna la

peggiorano, i governi sono tentati di aspettare che un incremento della domanda estera aiuti il paese a uscire

da una recessione. Se un gruppo di paesi è in recessione, il coordinamento può aiutarli a uscirne.

• Se la condizione di Marshall-Lerner è soddisfatta e l'evidenza econometrica suggerisce che in effetti lo è un

deprezzamento reale provoca un incremento delle esportazioni nette e quindi un miglioramento della bilancia

commerciale.

• La tipica reazione della bilancia commerciale a un deprezzamento reale è innanzitutto un deterioramento e, in

seguito, un miglioramento. Questo processo di aggiustamento è noto come curva J.

• La condizione di equilibrio del mercato dei beni può essere riscritta come la condizione che il risparmio

(pubblico e privato) meno l'investimento sia uguale alla bilancia commerciale. Un avanzo commerciale corri-

sponde a un eccesso del risparmio sull'investimento; un disavanzo commerciale corrisponde a un eccesso

dell'investimento sul risparmio.

La politica fiscale e monetaria a cambi fissi o flessibili

CAPITOLO 12: (cosa determina E? In che modo il Governo lo influenza?)

Espansione e contrazione fiscale

Esempio di politica fiscale: supponiamo che il Governo decida di aumentare le imposte mantenendo invariata la spesa

pubblica per far fronte a disavanzi di bilancio. Una politica di questo tipo, con l’obiettivo di ridurre il disavanzo di

bilancio è chiamata contrazione fiscale (al contrario, una crescita del disavanzo, dovuta ad un incremento della spesa o a

una riduzione delle imposte, è chiamata espansione fiscale).

La diminuzione del disavanzo potrebbe ridurre gli I, almeno nel breve periodo.

Il primo problema da considerare è come l’incremento delle imposte influenza l’equilibrio sul mercato dei beni.

L’aumento delle imposte fa diminuire il consumo e la produzione e spostare la curva IS verso sinistra.

La curva LM non si sposta perché le imposte non compaiono nella sua equazione; una curva si sposta in seguito alla

variazione di una variabile esogena, soltanto se questa variabile appare direttamente nell’equazione rappresentata dalla

curva stessa.

i

,

interesse Gli effetti di un aumento delle imposte:

un aumento delle imposte sposta la

curva IS verso sinistra, riducendo in tal

di IS modo i livelli di equilibrio della

Tasso produzione e del tasso di interesse.

IS’ (per T’>T)

Produzione, Y 28

Espansione e contrazione monetaria

Esempio di politica monetaria: un aumento dell’offerta di moneta è chiamato espansione monetaria, mentre una

diminuzione contrazione monetaria. Effetti dell’aumento dell’offerta di moneta: M non appare nell’equazione della IS,

quindi una sua variazione non ha effetto sulla curva, mentre sposta la LM verso il basso.

Una stretta monetaria riduce la produzione, aumenta il tasso di interesse e apprezza i cambi.

LM

i Per (M’/P) > (M/P).

LM’

,

interesse Gli effetti di un espansione monetaria:

un espansione monetaria provoca un

aumento della produzione e del tasso

di di interesse

Tasso Produzione, Y LM LM’ Mix di politica economica.

i Contrazione fiscale ed espansione

,

interesse monetaria:Combinare

un’espansione monetaria con una

stretta fiscale consente di ridurre il

di tasso di interesse senza ridurre (o

Tasso riducendo di poco) la produzione.

IS

IS’

Produzione, Y

L’equilibrio del mercato dei beni ε ε

) Y dipende da Y* (esogeno), r, .

Y = C(Y – T) + I(Y, r) + G + NX(Y, Y*,

ε (deprezzamento reale) provoca un incremento delle esportazioni nette (NX), come già detto.

Un aumento di

Un aumento del tasso di interesse reale genera una riduzione della domanda di beni nazionali.

Un aumento del tasso di cambio reale fa aumentare la domanda e la produzione.

La spesa pubblica è considerata esogena.

Due ipotesi semplificatrici : ε ε

• Prezzi fissi (P, P* esogeni) => proporzionale ad E; P*/P = 1 => = E

• Non c’è inflazione attesa => r = i

ε

Quindi si può sostituire con E ed r con i nell’equazione: Y = C(Y – T) + I(Y, i) + G + NX(Y, Y*, E)

Due ipotesi : et+1

= E => E = E => i = i *

A. Cambi fissi: E t+1 t t t t

B. Cambi flessibili Lo spostamento della curva IS ad IS’ è dovuto ad un aumento di G.

Sviluppiamo l’ipotesi A: cambi fissi i > i => eccesso di domanda di €/eccesso di offerta di $ => € + forte

Politica fiscale € $

In regime di cambi fissi la Banca Centrale domanda/offre le eccedenze

i di (€/$) valuta per rendere il tasso di cambio costante e far equilibrare D

LM e S sempre allo stesso tasso.

LM’ La politica fiscale, in regime di cambi fissi, a perfetta mobilità di

i E

€ 1 capitali, è massimamente efficace (come da grafico, la Banca centrale

i E E

$ 0 2 riesce a compensare lo spostamento della IS abbassando i tassi e

IS’ facendo scendere la LM).

IS Un tasso di cambio fisso facilita le attività delle imprese e ne riduce i

Y costi.

Y 0

Politica monetaria

i Inizialmente la curva LM passa ad LM’ per effetto della politica

LM monetaria, ma successivamente torna al punto di partenza, poiché gli

LM’ operatori ritengono che i tassi torneranno come prima.

E => i < i => eccesso di domanda di $/eccesso di offerta di € => €

1 € $

i indebolito.

E

$ 0

i La politica monetaria, in regime di cambi fissi a perfetta mobilità di

E

€ 1 IS capitali, è totalmente inefficace ed inutile: la banca centrale rinuncia alla

Y politica monetaria come strumento di politica economica.

Y 0 29

Sviluppiamo l’ipotesi B: cambi flessibili

Dividiamo a sua volta l’ipotesi B in due casi:

• et+1

Ē

Caso B1: => immaginiamo un mondo con tasso di cambio variabile ed aspettative fisse/costanti/esogene

=> ipotesi irrealistica (sviluppata dal Blanchard)

• et+1

Caso B2: E = E (modello di Mundell e Fleming) ε

t I prezzi sono fissi per cui: = E

CASO B1: Per risolvere questo sistema abbiamo

i LM i 3 equazioni: la IS, la LM e la

condizione di arbitraggio.

Con la IS troviamo il punto di

i

e equilibrio nel mercato dei beni (Y ).

e

Con la LM troviamo i .

e

IS curva di relazione tra i ed E Con la condizione di arbitraggio

Y troviamo il punto E .

0

Y E E

e 0

Un aumento del tasso di interesse ha due effetti: 1. riduzione di I (effetto diretto) e diminuzione della domanda di beni

nazionali. 2. apprezzamento: i beni nazionali sono “più costosi”, ciò comporta una riduzione di NX.

Questo caso (B1) illustra una relazione inversa tra i ed E. Come si nota dal grafico stesso, genera un’iperbole (è il

primo caso di equazione non lineare che abbiamo trovato). L’equazione che determina il tasso di cambio nel grafico di

destra è la seguente (è una variante della condizione di arbitraggio):

e

Ē Questa equazione, a sistema con la IS e la LM, come già accennato, ci permette di trovare: i , Y e E .

e e 0

E = -------------

ī*

i – + 1

L’equazione indica una relazione negativa fra il tasso di interesse nazionale e il tasso di cambio.

Un aumento del tasso di interesse interno provoca una riduzione del tasso di cambio, cioè un apprezzamento. Viceversa,

una diminuzione del tasso di interesse interno provoca un incremento del tasso di cambio, cioè un deprezzamento.

Quanto più forte è l’apprezzamento del dollaro oggi, tanto più gli investitori si aspetteranno un deprezzamento futuro.

Solita Domanda: cosa succede se aumenta G?

La IS trasla da IS a IS’. G↑ => i↑ Y↑ E↓ => € si rafforza (conviene comprare

i LM i in America) => NX↓ (ricorda Marshall-Lerner).

L’effetto NX compensa in parte l’aumento di G => gli

effetti sul reddito sono minori rispetto all’economia

i

e chiusa (come già accennato, infatti, la IS è più

IS’ inclinata e il moltiplicatore è più piccolo).

IS Y

Y E E

e 0

Altra Domanda: cosa succederebbe con una politica monetaria restrittiva? (cioè con una riduzione dell’offerta di moneta)

La curva LM si sposterebbe verso sinistra, quindi: i↑ Y↓ E↓ => € si rafforza. NOTA: G↑ e Pol.mon.res. rafforzano €!

CASO B2:

Politica fiscale

i Lo spostamento della curva IS ad IS’ è dovuto ad un aumento di G.

LM Successivamente, tuttavia, essendo aumentato il tasso di cambio

europeo, conviene comprare beni americani per cui la IS torna indietro.

i i > i => € + forte => E => rende più competitivi i beni USA.

E

€ € $

1

i La politica fiscale, in regime di cambi flessibili a perfetta mobilità di

E

$ 0 IS’ capitali, è totalmente inefficace.

IS Y

Y 0

Politica monetaria

i LM La Banca Centrale, per contrastare l’aumento della spesa pubblica,

LM’ diminuisce il tasso di cambio, quindi c’è un deprezzamento dell’Euro.

i E

€ 1 La politica monetaria, in regime di cambi flessibili a perfetta mobilità di

i E E

$ 0 2 capitali, è totalmente efficace.

IS’

IS Y

Y 0 30

Schema riassuntivo:

A perfetta mobilità di capitali Politica

Fiscale Monetaria

Totalmente inefficace Totalmente efficace

Cambi flessibili Totalmente efficace Totalmente inefficace

Cambi fissi

Le opzioni (leggere)

Esistono strumenti per eliminare il rischio di una variazione del tasso di cambio. Ad es, le opzioni.

Opzione Call: è un contratto che dà diritto a comprare certe azioni ad un tempo dato ad un prezzo predeterminato.

Opzione Put: è un contratto che dà diritto a vendere certe azioni ad un tempo dato ad un prezzo predeterminato.

Il soggetto finanziario che diversifica il rischio, sarà, ovviamente, una banca d’affari.

Riassunto:

• In un’economia aperta, la domanda di beni dipende sia dal tasso di interesse sia dal tasso di cambio. Una

riduzione del tasso di interesse fa aumentare la domanda di beni. Un aumento del tasso di cambio (un

deprezzamento) fa anch’esso aumentare la domanda di beni.

• Il tasso di interesse è determinato dall’eguaglianza tra domanda e offerta di moneta. Il tasso di cambio è

determinato dalla parità dei tassi di interesse, secondo la quale il tasso di interesse interno deve essere uguale al

tasso di interesse esterno più il tasso atteso di deprezzamento. Dato il tasso di deprezzamento atteso e il tasso

di interesse estero, incrementi del tasso interno causano una riduzione del tasso di cambio (un apprezzamento),

mentre riduzioni del tasso di interesse interno causano un incremento del tasso di cambio (un deprezzamento).

• In un sistema di tassi di cambio flessibili, una politica fiscale espansiva provoca un aumento della produzione,

un aumento del tasso di interesse e un apprezzamento. Una politica monetaria restrittiva provoca invece una

riduzione della produzione, un aumento del tasso di interesse e un apprezzamento.

• Tipi di accordi di cambio:

Perfettamente flessibili

o Parità fissa o mobile

o Tasso di cambio

o

• In un sistema di cambi fissi e perfetta mobilità dei capitali, un paese deve mantenere un tasso di interesse

uguale al tasso di interesse estero. La banca centrale deve quindi rinunciare all’indipendenza della politica

monetaria come strumento di politica economica. La politica fiscale, diventa più efficace, poiché richiede una

politica monetaria accomodante e quindi non porta a variazioni del tasso di interesse e del tasso di cambio che

compensano l’effetto positivo sul prodotto. 31

Sessioni Precedenti:

Prova scritta del 19/6/2001

Domanda 1: Si consideri il sistema economico chiuso (con prezzi fissi) descritto dalle

seguenti equazioni:

C = 500+0,8Yd

TA=523

I = 700+0,1Y- 3800i

G = 377

L = 0,3Y - 12000 i

M/P = 2500

Il candidato indichi

a) l'espressione delle equazioni IS ed LM;

b) i valori di equilibrio del reddito e dell’investimento.

c) qual’é il nuovo reddito di equilibrio se l’offerta di moneta aumenta di 100?

d) Senza effettuare alcun calcolo: come cambiano il reddito ed il tasso di interesse di

equilibrio se le imprese investono di più per ogni livello del tasso di interesse? Perché?

Domanda 2 La determinazione del tasso di interesse: il ruolo della banca centrale e quello

delle banche ordinarie.

Domanda 3 Il mercato dei beni in economia aperta

Prova scritta del 02/07/2003

Domanda 1: Si consideri il sistema economico chiuso (con prezzi fissi) descritto dalle

seguenti equazioni:

C = 400+0,8Yd

TA=200

I = 700+0,1Y- 4000i

G = 200

L = 0,3Y - 12000 i

M/P = 1500

Il candidato indichi

a) l'espressione delle equazioni IS ed LM;

b) i valori di equilibrio del reddito e dell’investimento.

c) di quanto occorre aumentare l’offerta di moneta per avere un aumento del reddito pari a 300?

d) Senza effettuare alcun calcolo:come cambierebbero il reddito ed il tasso di interesse di equilibrio

se gli agenti desiderassero detenere più moneta per ogni livello di reddito? Perché?

Soluzioni :

Tasso i = 8 %

Consumo = 6800

I = 1200

Reddito = 8200

Risposta al punto c: 180

Domanda 2 Si illustrino il ruolo delle aspettative nella determinazione del consumo

Domanda 3 Si illustrino come in un contesto di economia aperta con prezzi fissi ed aspettative date

si determinano congiuntamente i valori di equilibrio del reddito, del tasso di interesse e del tasso di

cambio 32

Prova auto-valutazione del 22/04/2002 (domanda 1 fino punto B identico a 02/07/2003)

1-c) Qual è il nuovo reddito di equilibrio se la spesa pubblica diminuisce di 200?

1-d) Senza effettuare alcun calcolo:come cambia il reddito di equilibrio se la propensione marginale

al consumo aumenta? Perché?

Domanda 2 Si definisca il concetto di PIL e se ne discutano brevemente i limiti nella valutazione

del benessere di una collettività.

Domanda 3 Il paradosso del risparmio

Prova scritta 1/06/2004

Domanda 1: Si consideri il sistema economico chiuso (con prezzi fissi) descritto dalle

seguenti equazioni:

C,T,I,G,L,M/P

Il candidato indichi

a) l'espressione delle equazioni IS ed LM;

b) i valori di equilibrio del reddito e del consumo

c) di quanto aumenta il consumo di equilibrio se la propensione marginale al consumo passa da 0,88

a 0,9?

d) Senza effettuare alcun calcolo: effetti sul reddito di equilibrio e sul tasso di interesse nel caso di

acquisto di titoli da parte della banca centrale

Domanda 2: Come può essere modellizzata la condizione di equilibrio sul mercato dei beni in

economia aperta? Si illustrino gli effetti di un aumento della spesa pubblica sul reddito di equilibrio

e sulle esportazioni nette. Il moltiplicatore in economia aperta è uguale a quello in economia chiusa?

Domanda 3: grafico curva dei tassi, commentare euro- dollari

Prova scritta 8/06/2004

Domanda 1: Si consideri il sistema economico chiuso (con prezzi fissi) descritto dalle

seguenti equazioni:

C = 300+0,8Yd

T=800

I = 200+0,08Y- 4000i

G = 600

L = 0,3Y - 12000 i

M/P =600

Il candidato indichi

a) l'espressione delle equazioni IS ed LM;

b) i valori di equilibrio del reddito e del risparmio

c) Di quanto deve essere aumentata l’offerta di moneta per ottenere un aumento del reddito di

esercizio pari a 100?

d) Senza effettuare alcun calcolo: come variano il reddito ed il tasso di interesse di

equilibrio se le imprese decidono di investire maggiormente per ogni livello di reddito? Perché?

Domanda 2 Si illustri come può essere modellizzata la condizione di equilibrio sul mercato dei

beni in un modello con aspettative. Si illustrino anche gli effetti di un aumento della spesa pubblica

attesa sul reddito di equilibrio e sul tasso di interesse. La curva IS con aspettative è più o meno

ripida della curva senza aspettative? Perché?

Domanda 3 Si discuta l’efficacia della politica fiscale in presenza di tassi di cambio flessibili e

aspettative sui tassi di cambio date

Domanda 4 (Facoltativa) Numerosi studiosi ritengono che l’”effetto serra” sia all’origine del

rialzo della temperatura del pianeta. Commentare 33

Prova scritta 24/02/2005

Domanda 1: Si consideri il sistema economico chiuso (con prezzi fissi) descritto dalle

seguenti equazioni:

C,T,I,G,L,M/P

Il candidato indichi

a) l'espressione delle equazioni IS ed LM;

b) i valori di equilibrio del reddito e del tasso di interesse

c) di quanto occorre aumentare la spesa pubblica per ottenere un aumento del reddito di equilibrio

di 300?

d) Senza effettuare alcun calcolo: cosa succede agli investimenti di equilibrio se la sensibilità del

reddito aumenta ?

Domanda 2: Si definisca il concetto di Pil e si illustrino le principali convenzioni che si adottano

nella sua misurazione

Domanda 3: L’aumento della domanda interna in un paese può avere effetti positivi sui partners

commerciali ?

Prova scritta del ??/??/????

Domanda 1: Si consideri il sistema economico chiuso (con prezzi fissi) descritto dalle

seguenti equazioni:

C = 494+0,8Yd

T=180

I = 250+0,1Y- 4000i

G = 200

L = 0,3Y - 12000 i

M/P = 1800

Il candidato indichi

a) l'espressione delle equazioni IS ed LM;

b) i valori di equilibrio dell’investimento.

c) La variazione del consumo di equilibrio determinata da un aumento della spesa pubblica pari a 20

d) Quali sono gli effetti sul reddito di equilibrio della vendita di titoli da parte della banca centrale?

Perché?

Domanda 2 In un modello a prezzi fissi con aspettative la cursa “IS” è più inclinata rispetto al

modello senza aspettative. Commentare

Domanda 3 Si discuta l’efficacia della politica fiscale in un modello a prezzi fissi e cambi fissi 1

Appunti di macroeconomia.

CAPITOLO 1 (leggere)

Le semplificazioni della macroeconomia.

La macroeconomia studia le variabili economiche aggregate. I macroeconomisti assumono che il mondo sia molto più

semplice di quanto in realtà non sia. Fingono che esista un solo bene con un’unica D e un’unica S in un unico mercato.

Sulla base di tali semplificazioni si possono costruire dei modelli. Occasionalmente le revisioni del sistema teorico sono

indotte da eventi storici. Nel ’36 Keynes propose un’interpretazione per la depressione che avrebbe trasformato

completamente la macroeconomia. Negli anni ’70 molti paesi attraversarono un periodo di stagflazione (stagnazione +

inflazione).

Perché i macroeconomisti sono spesso in disaccordo?

Alcuni economisti sono propensi a ridurre le disuguaglianze pur avendo effetti recessivi sull’economia. Altri ritengono,

invece, che queste disparità di reddito siano accettabili e che l’attività produttiva sia un obiettivo prioritario.

Esistono diverse linee di pensiero: i progressisti sono più interessati alla distribuzione del reddito ed alla disoccupazione,

mentre i liberisti alla crescita ed alla lotta all’inflazione. Le loro opinioni divergenti dipendono dal fatto che gli

economisti non possono condurre esperimenti guidati (come ad esempio un chimico).

Uno sguardo sul mondo.

Negli USA, dopo la recessione degli anni ’90, l’economia è cresciuta costantemente, l’inflazione e disoccupazione

erano basse, mentre in molti paesi europei era elevata. Il Giappone è caduto in una profonda recessione, mentre il sud

est asiatico in una grave crisi.

Gli USA

Quando i macroeconomisti osservano un’economia si concentrano innanzitutto su 3 indicatori: la produzione aggregata,

il tasso di disoccupazione, il tasso di inflazione.

La storia è ciclica, ossia composta da fasi alterne di espansione e recessione.

La disoccupazione americana è troppo bassa? Alcuni macroeconomisti temono gli effetti inflazionistici di un livello di

disoccupazione troppo basso e questo potrebbe causare una recessione. Altri sostengono che le nuove tecnologie della

new economy consentano di operare ad un minor tasso di disoccupazione per cui non ci si deve preoccupare.

Il mercato azionario è salito troppo? Alan Greenspan diceva nel dicembre del ’96 che l’aumento del mercato azionario

rifletteva una esuberanza irrazionale: l’aumento del prezzo delle azioni derivava da un eccessivo ottimismo, che

avrebbe portato ad un declino.

Crescente disuguaglianza salariale. Il salario medio dei lavoratori che non hanno terminato la scuola superiore è

diminuito di circa l’1 % annuo. Questa disparità di salario è dovuta dal commercio internazionale e dal progresso

tecnologico. I salari relativi non farebbero altro che riflettere l’evoluzione della D di lavoro.

L’UE

È una vera e propria potenza economica: anche se la disoccupazione è ancora molto elevata, si hanno buone notizie sul

versante inflazione. Come causa principale della disoccupazione, alcuni indicano l’elevata protezione sociale

(assistenzialismo). Secondo altri un’espansione della D potrebbe ridurre il tasso di disoccupazione (moltiplicatore).

L’Italia

Ha un debito pubblico che eccede il 100% del reddito nazionale. Alle radici della recente esplosione del debito vi è

l’aumento della spesa sociale non finanziato da un corrispondente aumento delle imposte.

Per quanto riguarda l’inflazione la storia è simile a quella del debito che esplose agli inizi degli anni ’70.

Per la disoccupazione la crescita è stata in Italia, Francia e Germania un’esperienza comune, ma in Italia si è

concentrata fortemente in alcune aree del paese ed in alcuni gruppi sociali (divario Nord-Sud).

Il Giappone ed il Sud-est asiatico

L’indice Nikkei è l’indice dei prezzi delle azioni nel mercato azionario giapponese. Nei primi anni ’90 l’impennata ed il

crollo del Nikkei fu dovuta da una bolla speculativa. Nel tentativo di stimolare la D la banca centrale giapponese ha

ridotto i tassi di interesse, tagliato le imposte ma finora queste misure hanno avuto poco effetto. In Thailandia, invece, la

crisi è iniziata quando alcuni investitori esteri hanno deciso di ritirare i loro capitali dal paese.

CAPITOLO 2

Differenza tra variabili flusso e variabili stock:

Si pensi alle variabili flusso quale un fiume che fluisce nel tempo: reddito, risparmio, consumo, deficit e PIL!

Infatti chiedere il PIL italiano non avrebbe senso, senza riferimento ad un periodo.

Si pensi alle variabili stock quale un lago: ricchezza, patrimonio e debito pubblico.

PIL, valore aggiunto e reddito

Il prodotto interno lordo (PIL) o gross domestic product (GDP) si può pensare in 3 modi:

1) È il valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo (variabile flusso).

La parola finali indica che non si debbono contare più volte i beni intermedi (ad esempio: non si contano le

gomme della Pirelli se contiamo già le macchine FIAT che montano Pirelli).

2) È la somma dei valori aggiunti nell’economia in un dato periodo di tempo. 2

3) È la somma dei redditi di tutta l’economia in un dato periodo di tempo, ossia la differenza tra il valore prodotto

di un’impresa ed il valore dei beni intermedi, che deve prendere almeno una delle seguenti forme: retribuzioni

profitti o imposte.

PIL nominale e reale.

Il PIL nominale (a prezzi correnti) è la somma delle quantità di beni finali moltiplicate per i loro prezzi correnti. Cresce

per due ragioni:

1) la produzione della maggior parte dei beni aumenta nel corso del tempo

2) il prezzo di molti beni aumenta.

Per costruire il PIL reale (a prezzi costanti) bisogna scegliere un anno base, quindi si costruisce in ciascun anno come la

somma delle Q prodotte valutate al loro prezzo nell’anno base. Ogni volta che si cambia l’anno base la storia viene di

fatto riscritta. Per questo motivo gli Stati Uniti hanno iniziato a pubblicare un nuovo indice del PIL reale chiamato

indice a catena (chained index) che usa di volta in volta dei prezzi diversi (medi).

Con crescita del PIL si intenderà il tasso di crescita del PIL reale con periodi di espansione e recessione.

Il PIL cambia di anno in anno per 3 motivi:

1) maggiori o minori Q prodotte

2) nuove produzioni (fattore in più)

3) cambio dei P dei beni

Esempio 1: se compro un attico nel 2003 che è stato costruito nel ‘900 questo non rientra nel PIL del 2003, rientrerà

soltanto il compenso che prende l’intermediario.

Esempio 2: Siamo in un’isola tropicale dove si producono arance e banane.

1983 Q P Valore

arance 15 15 225

banane 50 18 900

1125

PIL 1983

2003 Q P Valore

arance 20 30 600

banane 60 25 1500

2100

PIL 2003

Quale sarebbe il PIL del 2003 con i P del 1983?

20 X 15 + 60 X 18 = 1380

PIL nominale = + 87% (da 1125 a 2100)

PIL reale = + 23 % (da 1125 a 1380)

I limiti del PIL:

1) non è una misura diretta del benessere. Esempi: Se un ladro ruba la mia autoradio rompendo il vetro

dell’automobile il PIL crescerà visto che sarò costretto a riacquistare l’autoradio e riparare l’automobile. Se si

producesse la stessa Q di beni in un tempo minore si avrebbe un benessere maggiore, dunque il tempo libero

non viene considerato sebbene sia merce rara.

2) Non tiene conto delle innovazioni tecnologiche: finchè si tratta di beni quali le banane e le arance non vi è

problema, ma un computer dell’83 è ben diverso da un computer del 2003! Tale considerazione è definita

valutazione edonistica, ovvero la valutazione di un insieme di caratteristiche tra cui l’utilità e l’obsolescenza.

3) Se vado dal parrucchiere il PIL cresce, se mi taglio i capelli da solo esso non cresce, sebbene il risultato possa

essere identico.

4) Non per tutti i beni esiste un P: se un carabiniere o un professore lavorano bene o male, essi possono cambiare

la vita delle persone, ma il valore del loro lavoro è calcolato arbitrariamente (=salario).

5) Non tiene conto dell’impatto ambientale: problema ecologico

6) Non tiene conto delle attività illegali e del lavoro in nero, che pure hanno grande rilevanza.

La disoccupazione ed il suo tasso.

La forza lavoro è definita come la somma delle persone occupate e di quelle disoccupate: L = N + U

Il tasso di disoccupazione è il rapporto tra i disoccupati e la forza lavoro: u = U/L

L’indagine classifica una persona come disoccupata involontaria se non ha lavoro e se lo ha cercato (almeno nelle

quattro settimane precedenti); infatti, soltanto chi è in cerca di un impiego è considerato disoccupato, mentre chi non lo

sta cercando viene considerato come “non incluso nella forza lavoro”. Quando la disoccupazione è alta, molti

disoccupati non provano nemmeno a cercare un impiego: essi sono i cosiddetti “lavoratori scoraggiati”.

Come caso estremo, se tutte le persone senza un impiego rinunciassero alla ricerca di un posto di lavoro, il tasso di

disoccupazione sarebbe nullo.

Disoccupazione ed attività economica: la relazione tra crescita del PIL e variazioni nel tasso di disoccupazione è nota

come legge di Okun. L’andamento di una variabile rispetto ad un'altra nel corso del tempo sono chiamate diagrammi di

dispersione. 3

Conseguenze sociali della disoccupazione: la disoccupazione è associata a disagi psicologici e finanziari tutt’altro che

trascurabili. I giovani, alcune minoranze etniche ed i lavoratori non qualificati sono la categoria di disoccupati più

vulnerabile alla perdita dell’impiego quando il tasso di disoccupazione è in aumento.

Occupazione forza lavoro

Non occupazione Disoccupazione involontaria

Non nella forza lavoro (perché non cercano lavoro)

L’inflazione ed il suo tasso.

L’inflazione è un aumento del livello generale dei prezzi, o semplicemente del livello dei prezzi (o anche una perdita di

valore da parte dei beni).

Il tasso di inflazione è il tasso a cui aumenta il livello dei prezzi. I macroeconomisti considerano due indicatori che sono

i due indici dei prezzi: il deflatore (RICORDARSI CHE HA UNA “T” SOLA!) del PIL e l’indice dei prezzi al consumo.

Il deflatore del PIL è definito come il rapporto del PIL nominale sul PIL reale nell’anno T, è un numero indice.

Come formula inversa, consegue quindi che il PIL nominale è uguale al PIL reale moltiplicato per il deflatore del PIL.

Esempio: ci rifacciamo all’esempio ed ai dati relativi “all’isola tropicale”.

(Prezzi del 2003 – Prezzi del 1983) / Prezzi del 1983 (anno base) = (P’03 / P’83) -1 =

(2100 / 1380) – 1 = 0,52 => 52% => deflatore del PIL o tasso d’inflazione

- Il pregio del deflatore del PIL è che prende in considerazione tutti i beni prodotti in un’economia.

- Il difetto è che non considera le tecnologie i beni importati.

L’indice dei prezzi al consumo (detto anche PANIERE del consumo medio di una famiglia media). Il deflatore del PIL

dà il prezzo medio dei beni inclusi nel PIL, cioè dei beni finali prodotti nell’economia. Alcuni dei beni nel PIL non sono

venduti ai consumatori ma alle imprese oppure al Governo o all’estero. Per questo motivo, per misurare il prezzo medio

al consumo, o il cosiddetto costo della vita, i macroeconomisti guardano ad un altro indice, ossia l’indice di prezzi al

consumo (CPI).

Il CPI ed il deflatore del PIL si muovono quasi sempre insieme, ci sono tuttavia delle eccezioni quando il prezzo dei

beni importati aumenta rispetto al prezzo dei beni prodotti all’interno del paese, in questo caso il CPI aumenta più

velocemente del deflatore del PIL.

- Il pregio del Paniere è che i beni restano omogenei nel tempo e tiene conto anche dei beni importati.

- Il difetto è l’arbitrarietà della sua composizione.

Inflazione e disoccupazione: quando il tasso di disoccupazione scende, l’inflazione tende a salire e viceversa, questa

regolarità empirica è nota come curva di Phillips.

In un’economia con inflazione pura al 10% i prezzi aumenterebbero del 10% ma altrettanto accadrebbe ai salari,

l’inflazione sarebbe quasi del tutto irrilevante. In realtà l’inflazione pura non esiste, infatti durante le fasi inflative non

tutti i prezzi e salari aumentano proporzionalmente.

L’inflazione crea anche delle distorsioni, tra cui ad esempio quella dovuta al sistema fiscale: se le diverse fasce di

imposta non tenessero conto dell’inflazione, le persone passerebbero da uno scaglione all’altro solo per effetto dei P.

Disavanzi commerciali e di bilancio.

Il disavanzo di bilancio è l’eccesso di uscite rispetto alle entrate del settore pubblico. Un Governo che presenta un

disavanzo accumula debito nel tempo.

Il disavanzo commerciale è l’eccesso di importazioni rispetto alle esportazione nel resto del mondo. Un Paese che

presenta un disavanzo commerciale importa più di quanto non esporti ed accumula debito nei confronti dell’estero.

CAPITOLO 3: Il mercato dei beni

La composizione del PIL = produzione aggregata.

Esempio: la stessa auto se comprata da un privato è C, se comprata da un’impresa è I, dai carabinieri è G.

- Consumo (C): componente più rilevante del PIL.

La determinante principale del consumo è sicuramente il reddito (Y), o meglio il reddito disponibile (Yd = Y + TR - T)

cioè quello che rimane del reddito percepito dopo aver ricevuto gli eventuali trasferimenti dal governo ed aver pagato le

imposte. Consumo minimo indispensabile per vivere con reddito = 0

Il consumo è una funzione del reddito disponibile, nota come funzione del consumo: C = C(Yd)

La relazione tra consumo e reddito disponibile è data da: C = c + c Yd

0 1

In questo modo stiamo ipotizzando che la funzione del consumo sia una relazione lineare, caratterizzata da due

parametri, c e c . Il parametro c è noto come propensione marginale al consumo. Esso esprime l’effetto sul consumo

0 1 1

di un € aggiuntivo di reddito disponibile.

Per semplificazione T rappresenterà da questo momento le imposte al netto dei trasferimenti.

Sostituendo Yd avremo C = c + c (Y – T)

0 1

E’ da notare, infine, riguardo al consumo, che le imposte elevate lo diminuiscono.

- Investimento (I): talvolta chiamato investimento fisso per distinguerlo dalle scorte di magazzino, è la somma di due

componenti: l’investimento non immobiliare (impianti e macchinari) e immobiliare (case o appartamenti).

Gli economisti chiamano investimento l’acquisto di nuovi beni capitali (macchinari ed edifici). Ī,

Nei modelli economici troviamo due tipi di variabili, le endogene e le esogene. Nel caso in cui I = la barretta indica

che la variabile è esogena al modello, ovvero è determinata esternamente e per questo costante. 4

Nota: l’acquisto di BOT non è un investimento, è un’allocazione di portafoglio. Investire significa comprare allo scopo

di produrre o aumentare la produzione. (Allocazione interessi; I profitto)

- Spesa pubblica (G descrive la politica fiscale del governo): esclusi i trasferimenti (TR = soldi versati dallo Stato ad

altri soggetti senza una contropartita, ad esempio le pensioni) e le tasse (T).

G + TR – T = bilancio dello Stato o deficit pubblico. Se è positivo le uscite sono maggiori delle entrate (deficit).

Il debito pubblico è una variabile stock che corrisponde alla somma dei deficit (variabili flusso) accumulatisi negli anni.

Esempio: ecco perché la confindustria si lamenta se il deficit è troppo elevato: esso ruba i soldi ai consumatori e quindi

agli investimenti delle imprese.

- La somma di queste 3 voci rappresenta la spesa nazionale, a cui vanno aggiunte le esportazioni (X) ed escluse le

importazioni (Q). La differenza tra X e Q è chiamata esportazioni nette o saldo della bilancia commerciale o surplus

degli scambi con l’estero (NX = net export), che può generare un avanzo o un disavanzo.

La differenza tra produzioni e vendite in uno stesso anno prende il nome di investimento in scorte (I , s sta per stock).

S

La determinazione della Domanda

Indicando la domanda di beni con Z, risulta che Z C + I + G + (X – Q) economia aperta (“≡” sta per identità).

≡ ≡

Se ignoriamo le esportazioni e le importazioni avremo un’economia chiusa (Z C + I + G), cioè che non commercia

con il resto del mondo oppure che considera il mondo intero. Si assuma inoltre che tutte le imprese producano uno

stesso bene e che siano disposte a fornire qualsiasi quantità del bene ad un dato prezzo. Il modello può essere applicato

soltanto nel breve periodo.

La determinazione della produzione di equilibrio. Ī

+ c (Y – T) + + G

Sostituendo C e I si ottiene: Y = Z = c 0 1

Questa equazione esprime come la domanda varia al variare del reddito.

Assumiamo che le imprese non abbiamo scorte di magazzino, in questo caso l’equilibrio sul mercato dei beni è dato

semplicemente dalla condizione di eguaglianza tra domanda Z e offerta Y di beni (Y = Z) poiché considereremo di

solito G e T come esogene. Questa equazione è chiamata equazione di equilibrio.

L’algebra Ī

Riscriviamo l’equazione di equilibrio come Y = c + c Y – c T + + G

0 1 1

spostando c Y e dividendo entrambi i lati per (1- c ) otteniamo:

1 1

Ī

c + + G – c T 1

0 1 Ī

Y = --------------------------------- Y = ----------------- (c + + G – c T)

0 1

1- c (1- c )

1 1 α Ā

moltiplicatore = spesa autonoma =

La spesa autonoma rappresenta la componente della D di beni che non dipende dal livello di produzione.

Poiché la propensione marginale al consumo (c ) è compresa tra 0 e 1, il moltiplicatore è un numero maggiore di 1.

1

Quanto più c si avvicina ad 1, tanto più grande sarà il moltiplicatore.

1 ∆

Considerando una variazione della domanda autonoma di c , la variazione della produzione è uguale al moltiplicatore

0

∆Y ∆

moltiplicato per la variazione del consumo: = moltiplicatore * c .

0

È evidente che qualsiasi aumento della spesa autonoma, derivante da un incremento degli I o della G, oppure da una

riduzione delle imposte, farà aumentare la produzione in misura superiore all’effetto diretto sulla spesa autonoma.

α ∞

= 1 = nessuno risparmia per cui tutto è sempre reinvestito.

Nota: se c 1 α

se c = 0 = 1 l’effetto a catena del moltiplicatore non ha generato alcuna nuova D aggiuntiva.

1

Grafico

Z ∆c0 ∆I

+∆G (oppure + oppure + etc., cioè +∆Ā)

Z(Y) A destra: Eccesso di Domanda

Z A +∆ c 1 In questo grafico

l’investimento è

indipendente dal tasso

A sinistra: Eccesso di d’interesse (confronta con

+∆Y Offerta da parte delle curva IS, che, invece, lo è)

imprese o scorte di beni.

45°

O Y

Y Y* Y Y**

2 1

L’equilibrio (A) è dato dall’intersezione della bisettrice con la curva di domanda Z(Y).

Alla sinistra di A la domanda eccede la produzione, alla sua destra la produzione eccede la domanda.

L’ipotesi di linearità di tutte le funzioni determina un unico punto di equilibrio sempre raggiungibile nonché ottimale (il

migliore stato possibile per tutti) ed attrattivo (tende ad essere raggiunto in maniera praticamente automatica). 5

Perché Y aumenta più che proporzionalmente a G?

∆Z ∆Y

t (= tempo)

1 100 100

2 c 100 c 100

1 1

12 12

3 c 100 c 100

3 13

4 c 100 c 100

1

… … …

1n-1 1n-1

n c 100 c 100

La somma infinita di addendi, se questi diventano sempre più piccoli molto velocemente, converge ad un numero finito,

per cui il processo si conclude e non è infinito (come nel paradosso di Zenone).

Si genera un effetto a catena in cui l’aumento iniziale di G genera nuovi redditi per cui nuova domanda di beni.

Ad esempio: se un’impresa trae vantaggio da una nuova infrastruttura, per produrre avrà bisogno di nuovi operai, che a

loro volta, avendo a disposizione nuovo reddito, lo impiegheranno in parte per l’acquisto di beni da altre imprese.

Investimento = Risparmio: un modo alternativo di pensare all’equilibrio sul mercato dei beni.

È l’approccio seguito da Keynes.

Il risparmio S è uguale al reddito disponibile al netto dei consumi.

S Y – T – C

Se da Y = C + I + G sottraiamo le imposte da entrambi i lati e spostiamo il consumo sulla sinistra otteniamo:

Y – T – C = I + G – T chè è semplicemente uguale al risparmio S, per cui possiamo scrivere che:

S = I + G – T oppure I = S + (T – G)

Questa equazione ci suggerisce un altro modo di guardare all’equilibrio nel mercato dei beni.

Il primo addendo è il risparmio privato, il secondo quello pubblico. Se quest’ultimo è negativo il governo ha un

disavanzo di bilancio e viceversa. + (1- c ) (Y – T). Chiamiamo (1- c ) propensione marginale al risparmio.

Il risparmio privato è dato da: S = - c 0 1 1

Per Robinson Crusoe le decisioni di risparmio e di investimento sono identiche, mentre in un’economia moderna le

decisioni di investimento riguardano le imprese e quelle di risparmio le famiglie ed il governo.

Esempio: prendiamo in considerazione il fatto che non vi siano l’estero e la pubblica amministrazione (PA):

Y C + I

100 = 80 + 10 i 10 rimanenti sono una variazione indesiderata delle scorte: questo implica che i piani dei diversi

soggetti economici non sono coerenti tra loro, ovvero le imprese hanno prodotto troppo.

Se adotto l’ipotesi che tutte le variazioni indesiderate delle scorte siano I delle imprese allora S = I “ex post” è sempre

verificata. Se non adotto quest’ipotesi S = I è verificata “ex ante” ed “ex post” soltanto in equilibrio.

Y C + S S = I

Nota: “ex ante” = al 1° Gennaio si fanno dei piani. “ex post” = al 31 Dicembre si verifica se corrispondono.

Risorse e impieghi

PIL + Q = totale dei beni disponibili nel paese = C + I + G + X

Risorse Impieghi

Il paradosso del risparmio

Aumentando il risparmio di ogni singolo cittadino, cosa succede alla produzione ed al risparmio aggregato?

Se aumentassimo il risparmio, la D aggregata diminuirebbe (è palese che più risparmio significhi meno consumo e

∆Y.

quindi meno D). Il reddito diminuirebbe di conseguenza – La produzione di equilibrio diminuirebbe al diminuire di

c . Quando le persone risparmiano riducono i loro consumi ma questa riduzione di consumi a sua volta riduce la

0

domanda e la produzione. I risultati di questo semplice modello sono rilevanti nel breve periodo perché risparmiare nel

breve periodo significherà spendere prima o poi nel lungo.

Il paradosso implica dunque che, se tutti risparmiassimo di più, il nostro risparmio aggregato non cambierebbe (o

addirittura diminuirebbe).

Questo accade poiché il risparmio S non è indipendente da c per cui se c diminuisce Y diminuisce:

1 1

S Yd – C

S = Yd – c – c Yd

0 1

S = – c + Yd (1 – c )

0 1

S = – c + (Y – T) (1 – c )

0 1

S = – c + Y (1 – c ) – T (1 – c )

0 1 1

Ā

S = – c + (1/(1 – c )) * (1 – c ) – T (1 – c )

0 1 1 1

Ā

S = – c + – T (1 – c )

0 1

Ī Ĝ

S = – c + c + + - c T – T + c T

0 0 1 1

Ī Ĝ

S = + – T (che è la stessa formula che avevamo trovato qualche riga sopra riguardo all’approccio keynesiano).

Ĝ

Giungiamo quindi alla conclusione che S non varia al variare di c perché non dipende da c ma da altri fattori (Ī, e T)

1 1

perché ci sono due effetti contrapposti che tendono a bilanciarsi: uno che fa aumentare la percentuale di S rispetto al

reddito Y, l’altro che fa diminuire il reddito Y. (in pratica risparmi di più su un reddito inferiore)

Escludendo lo Stato S = I 6

Esercizi pagina 89

Dati:

C = 100 + 0,6 Yd; G = 250; I = 50; T = 100 ricordiamo che Yd = Y – T e che c = 0,6

1

α

Domande: Y* = reddito di equilibrio = ? Yd = ? C = ? S = ? S = ? = ?

privato pubblico

Soluzione:

Y = C + I + G

Y = 100 + 0,6 (Y – 100) + 50 + 250

Y = 100 + 0,6Y – 60 + 50 + 250

Y(1 - 0,6) = 0,4Y = 340

Y* = 340 / 0,4 = 850

Facciamo una prova di controllo per verificare se il risultato è corretto:

C = 100 + 0,6(850 – 100) = 550

C + I + G = 550 + 50 + 250 = 850 quindi è corretto.

Yd = 850 – 100 = 750

S = 200

privato

S = -150 infatti S = I + (G – T) 200 = 50 + (-150) 50 = 50 perché S = I

pubblico

α = 1/(1- c ) = 1 / (1-0,6) = 1/0,4 = 2,5 Questo valore del moltiplicatore implica che, se G sale di 100, Y aumenta di 250.

1

In questo modello, però, non si considera l’inflazione (per cui se G aumenta, l’inflazione aumenta)

Domanda: quale cambiamento è necessario in G per aumentare il PIL di 100? (Ricordiamo che Y = PIL).

∆Y α∆G

NOTA: =

α∆G

100 =

∆G α

= 100 / = 100 / 2,5 = 40

Se G = 250 + 40 = 290 Y = +100

Z = Y = C + I + G

100 + 0,6 (Y – 100) + 50 + 290 = Y

Y = 380 / 0,4 = 950

Domanda: se G è costante, quale variazione è necessaria nelle imposte ? (ovvero: trovato il nuovo G, quanto è T?)

Aumentare G o ridurre le T non ha lo stesso effetto.

950 = 100 + 0,6 (950 – T) + 50 + 250

- 20 = - 0,6 T

T = 20 / 0,6 = 33,33

100 – 33,33 = 66,66 infatti 40 < 66,66 Questo implica che una manovra diretta sulla spesa pubblica ha un effetto più

forte di un calo delle Tasse T (aumentare G o diminuire T non ha lo stesso effetto!).

Ipotesi limitanti di questo esercizio sono: 1. il fatto che non venga considerata la durata del calo delle T 2. il livello di

output è determinato in larga misura dalla domanda 3. i Prezzi sono costanti.

CAPITOLO 4: I mercati finanziari

Assumiamo, per ora, come semplificazione che esistano soltanto un tipo di titoli quindi un solo tasso d’interesse.

Il tasso di interesse è determinato dalla condizione di uguaglianza tra domanda di moneta e offerta di moneta.

Poiché la banca centrale può variare l’offerta di moneta, la politica monetaria ha un effetto diretto sul tasso di interesse.

La domanda di moneta

Consideriamo due tipi di attività finanziarie: la moneta (che a sua volta si divide in circolante e depositi bancari) ed i

titoli (che non possono essere usati per transazioni, ma pagano un interesse).

Le carte di credito non sono moneta: quando usiamo la nostra carta in un negozio, di fatto non paghiamo. Il pagamento

avverrà con l’addebito in conto corrente.

Scelta di portafoglio

Qual è il bisogno di moneta rapportato al bisogno di detenere titoli?

Tale decisione è condizionata da due variabili fondamentali: il livello delle transazioni e il tasso di interesse.

La relazione tra domanda di moneta, reddito nominale e tasso di interesse è la seguente (risponde alla domanda: “quanta

moneta decido di detenere in base a il mio reddito?)

d

M = YL(i)

Un aumento del tasso di interesse riduce la domanda di moneta.

La domanda di moneta aumenta, invece, proporzionalmente al reddito nominale.

La determinazione del tasso di interesse: il ruolo della banca centrale

Ci sono due fornitori di moneta: le banche, che forniscono depositi bancari e la banca centrale che offre moneta

circolante. La relazione tra offerta e domanda di moneta è M = YL(i).

Questa relazione dice che il tasso d’interesse deve essere tale da indurre gli individui a detenere una quantità di moenta

pari all’offerta di moneta. Questo equilibrio è chiamato curva LM.

Questa curva mostra che un aumento del reddito nominale provoca un incremento del tasso di interesse.

Operazioni di mercato aperto aumenta la base monetaria (LM verso destra)

Se la banca centrale desidera aumentare lo stock di moneta (H↑), dovrà comprare titoli e pagarli in moneta: in questo

modo, farà aumentare la domanda di titoli e scendere il tasso di interesse (operazione espansiva di mercato aperto). 7

Se vuole diminuire lo stock di moneta, vende titoli e ritira moneta: in questo modo riduce l’offerta di moneta e aumenta

il tasso di interesse (operazione restrittiva di mercato aperto).

Ma poiché esistono anche i depositi bancari, la banca centrale non può controllare direttamente tutto lo stock di moneta,

può comunque influire su di esso, almeno parzialmente, con queste operazioni.

CAPITOLO 5: il modello IS-LM (anche detta Hicks-Hansen)

Il modello IS-LM serve ad analizzare la determinazione congiunta della produzione e del tasso di interesse per valutare

gli effetti delle politiche fiscali e monetarie sull’economia. Introduciamo I come endogeno e non più come esogeno.

I = f (Y, i) gli investimenti sono funzione sia del reddito Y sia del tasso d’interesse i.

Cosa succede al variare di I e di i? Costruiamo la curva IS: (derivata negativamente inclinata)

Abbiamo assunto che un aumento

Z E ZZ” i <i esempio: 3%

1 1 0 della produzione conduca ad un

ZZ i =i esempio: 5%

1 0 incremento meno che proporzionale

della domanda, perché i

E ZZ’ i >i esempio: 8%

0 1 0 consumatori spendono solo una

parte del loro reddito.

La pendenza di ZZ dipende da c : più è grande più è inclinata.

1

Se i <i ovvero il tasso di interesse diminuisce I e Z aumentano. La

1 0

Y curva ZZ rappresenta la domanda in funzione della produzione, per un

i dato valore del tasso di interesse, i.

A sinistra della IS: Domanda aggregata Z (per due valori alternativi di i che originano due

eccesso di offerta punti di equilibrio): i Y ; i Y .

0 0 1 1

di beni, a destra: Definizione della curva IS: essa contiene tutti punti che individuano

+T eccesso di D. coppie di valori del reddito e del tasso di interesse in corrispondenza

i A A’

0 dei quali il mercato dei beni è in equilibrio.

Spostamento lungo la curva: passo da un equilibrio ad un altro

IS’ cambiando i e Y.

B

i

1 Spostamento della curva: variazioni di T o G sposteranno la curva IS

IS nel piano: ogni fattore che fa diminuire il livello di equilibrio della

Y produzione fa spostare la curva IS verso sinistra e viceversa.

Y Y

0 1

Equilibrio nel mercato dei beni (Z = Y) e I endogeno:

questa condizione può essere interpretata anche come la condizione di uguaglianza tra I ed S.

I = I (Y, i) ciò significa che abbiamo introdotto nel modello anche il tasso d’interesse, come già anticipato.

Quanto più alto è il tasso di interesse tanto minore è la probabilità che le imprese si indebitino per investire, quindi,

come si vede dal grafico, se supponiamo che il tasso di interesse aumenti, l’investimento diminuisce spostando la curva

di domanda da ZZ a ZZ’. Altra ipotesi che introduciamo è che l’investimento in scorte sia nullo.

I = I + d Y – d i è una funzione lineare in cui d e d sono parametri numerici che esprimono la proporzione tra la

0 1 2 1 2

variazione di I e la Z (D di beni). Quindi sostituiamo I alla solita formula:

Y = C + I + G Ĝ

Y = [c + c (Y – T)] + [I + d Y – d i] +

0 1 0 1 2 Ĝ

Y = c + c Y - c T + I + d Y – d i +

0 1 1 0 1 2

Ĝ)

Y(1 - c – d ) = [(c - c T + I + – d i

1 1 0 1 0 2

Ā’

Giungiamo alla forma funzionale della curva IS:

1

Y = -------------- * [Ā’ – d i]

2

(1 - c – d )

1 1

α’

La seguente formula (nel riquadro sottostante) è fondamentale per lo svolgimento degli appelli:

Ĝ)

1 d (c - c T + I + d

2 0 1 0 2

Ĝ)

Y = -------------- * (c - c T + I + – -------------- * i = ---------------------- – -------------- * i

0 1 0

(1 - c – d ) (1 - c – d ) (1 - c – d ) (1 - c – d )

1 1 1 1 1 1 1 1

1 (1 - c – d )

1 1

Ā’

i = --- – --------------- * Y

d

d 2 2 8

Pendenza o inclinazione = Nota: l’inclinazione deve essere

A questo punto poniamo i = 0 (1 - c – d ) positiva per far pendere la curva

1 1

i – ------------- IS verso il basso e poterla

d incrociare, successivamente, con

2

(1/d )Ā’

2 la LM. L’inclinazione della IS

dipende dalla misura in cui la

Ā’ produzione di equilibrio varia al

IS (1 - c – d ) variare del tasso di interesse.

1 1 La dicitura corretta non è

Y IS = C + I + G bensì

Ā’,

Ad esempio: se cambia la pendenza non cambia, ma si sposta la curva IS. IS: Y = C + I + G

La funzione Cobb-Douglas: In questo schema I dipende da i

Y = f (K, L) dove K = capitale e L = lavoro (variabile finanziaria).

. γ

1-γ

Funzione di produzione Y = L K

Qual è lo stock ottimo di capitale?

Lo stock ottimo di K (K*) è tale che il suo Rmg (ricavo marginale) è uguale al Cmg (costo marginale) e che il Cmg = i

. .

γ-1

1-γ γK γ γY

i = dY / dK = L = (Y/K) K* = / i

Questo conferma che l’investimento in K sia tanto più grande quanto più grande è Y e tanto più piccolo quanto più

grande è i: il livello di K è funzione crescente di Y e funzione decrescente di i.

La moneta (introduciamo l’argomento “banconote”)

Introduzione: un tempo il sistema economico si basava sul baratto, poi si passò alla moneta con valore intrinseco (di

solito la moneta d’oro, poiché l’oro è un bene scarso e non arrugginisce).

In altri paesi adottavano anche il tabacco o le conchiglie e questo ci fa capire che la rilevanza del bene di scambio è data

dalla convenzione sociale stabilita in un determinato luogo.

L’ultimo passo, prima dello stato attuale, fu la moneta convertibile (ovvero vi era la possibilità di convertirla in oro

presso la banca centrale). Anche per colpa dell’inflazione, oggi la moneta ha soltanto un valore estrinseco.

Le obbligazioni

Esempio:

Acquistando 100 € di obbligazioni da una società, essa ci promette un tasso fisso annuo del 5%.

Fra 10 anni ci restituirà i 100 € che le avevamo prestato.

In questo contratto ci sono 3 fattori che possono rappresentare un rischio: l’affidabilità dell’emittente, la durata del

prestito e la valuta (€ in questo caso), come rivedremo nei prossimi capitoli.

Se il tasso di interesse scendesse, dopo l’acquisto, al 3%, potrei ottenere un capital gain vendendo l’obbligazione ad un

prezzo maggiorato, visto che le mie obbligazioni hanno cedola al 5% e non al 3%.

In altri termini, il prezzo delle obbligazioni è inversamente proporzionale al tasso di interesse.

NOTA: Cosa può fare il governatore se vuole aumentare l’offerta di moneta?

Oltre a cambiare il tasso di sconto i, può anche ritirare (comprare) dei titoli e cedere in cambio della moneta.

d

La domanda di moneta (M ) e la curva LM.

Essa è stabilita dagli individui in base al loro reddito (funzione crescente) ed al tasso di interesse (decrescente):

d

M = f(Y, i)

d (Al contrario della IS)

M = Y * L(i) = f Y – f i

1 2 Cambiano Y e i.

a sinistra della LM si

Spostamento lungo la curva: Y > Y

ha un eccesso di 1 0

i i d

i , Y M = M

offerta di moneta 0 0 0

i , Y M > M

(punto H), a destra si 0 1 1 0

LM Definizione: I punti della LM

ha un eccesso di individuano coppie di Y e i in

domanda di moneta. corrispondenza delle quali il

mercato della moneta è in

equilibrio.

E H

1 s

M = offerta (supply) di moneta: è

5% E 1 rappresentata come una retta poichè

i A

0 è stabilita dalla banca centrale,

d1

E M (Y = Y )

0 1 quindi assumiamo che sia esogena.

3% E 0

d

M (Y = Y )

0 M Y

s

M M Y Y

0 0 1 d

Un aumento del reddito provoca, a parità di tasso di interesse, un aumento della domanda di moneta (M ).

s ), questo provoca un aumento del tasso di interesse di equilibrio (grafico di sinistra).

Data l’offerta di moneta (M

La derivazione della curva LM (grafico a destra): l’equilibrio dei mercati finanziari richiede che il tasso di interesse sia

una funzione crescente del livello di reddito. La curva LM è positivamente inclinata. Nel punto H non c’è equilibrio: c’è

9

un eccesso di offerta di moneta per cui l’individuo ha a disposizione una Q di moneta giudicata eccessiva. Essere in

quel punto significa che il soggetto offrirà moneta e domanderà titoli: il prezzo dei titoli salirà ed il tasso di interesse

scenderà, infatti dal punto H la tendenza è quella di muoversi verso il basso.

Spostamento della curva: Sin qui abbiamo

i i considerato genericamente

LM la LM non come retta bensì

LM’ come curva

s Dati sia lo stock nominale

+M di moneta (M), sia il livello

dei P, cambia l’offerta di

moneta (nell’esempio del

grafico aumenta).

i

0 Se l’offerta di moneta sale,

il tasso scende.

i

1 M Y

s s1

M M Y 0

d s s

Il mercato della moneta è in equilibrio se M = M (M = M/P come da nota)

d

M = f Y – f i La domanda di moneta è una funzione lineare del reddito e del tasso di interesse.

1 2

Una prima espressione della curva LM è, quindi, la seguente:

M/P = f Y – f i (fondamentale per gli esercizi!)

1 2

Equazione finale della retta LM:

1 M f

1

i = ---- * ----- + ----- * Y

P f

f

2 2

i Nota: il libro ad un certo punto

LM chiama l’offerta di moneta M/P

Pendenza: s

f e non più M perché viene

1

1 M ---- meno l’ipotesi dei Prezzi fissi,

--- * ---- f ovvero M/P è la quantità reale

2

f P

1 di moneta a disposizione:

all’aumentare di P la

Y disponibilità di moneta

diminuisce.

Intercetta negativa:

1 M

– --- * ----

f P

La curva IS-LM 1

i LM

E* La curva LM rappresenta i punti di equilibrio nel mercato della moneta.

i* La curva IS rappresenta i punti di equilibrio nel mercato dei beni.

La curva IS-LM rappresenta l’equilibrio in entrambi i mercati (punto E*).

IS

Y

Y*

Per trovare il punto di equilibrio E* metto a sistema le equazioni IS e LM, trovando il valore di equilibrio del reddito Y.

Ĝ

Y = C + I + Ĝ

Y = c + c Y - c T + I + d Y – d i + (sostituiamo ad i l’equazione finale della retta LM)

0 1 1 0 1 2 Ĝ

Y = c + c Y - c T + I + d Y – d [– 1/f *M/P + f /f Y] +

0 1 1 0 1 2 2 1 1

Ĝ

Y – c Y – d Y + d * (f / f ) * Y = c – c T + i + + M/P * (d / f )

1 1 2 1 2 0 1 0 2 2 Da studiare a memoria !

Ā

Y (1 – c – d + d * f /f ) = + M/P * (d /f )

1 1 2 1 2 2 2 Ā

Se varia una componente di (es.:G)

γ

useremo il moltiplicatore per trovare la

Ā

1 * 1 variazione di Y (∆Y) e il nuovo Y .

e

Y = --------------------------------- + M/P * ----------------------------------- Per le variazioni nel mercato della moneta

– d ) + d * f /f f /d * (1 – c – d ) + f

(1 – c 1 1 2 1 2 2 2 1 1 1 β.

(LM) useremo il moltiplicatore

γ β

moltiplicatore della politica monetaria moltiplicatore della politica sociale 10

Lo spostamento della curva IS (ed il nuovo punto di equilibrio con la LM)

γ Ā β

Quindi passiamo alla seguente formula: Y* = + M/P *

∆Y β∆M

Per cui: = Nota: tra “α∆G” e “γ” il valore rilevante è proprio “γ”,

∆Ā

∆Y γ∆Ā γ: ∆Y – d ) *

= = 1/(1 – c 1 1 ovvero il moltiplicatore che esprime quanto varierebbe il

i reddito di equilibrio al variare della spesa pubblica:

LM

A/d2 α∆G solo la distanza tra E* e E’ è, infatti, lo spostamento che

i’ E’ genera un nuovo punto di equilibrio.

i* E* IS’ Questa formula della tangente della curva IS

γ IS sull’asse delle ascisse, è dovuta al fatto che i = 0

Y (vedi formula della curva IS e applica i = 0).

Y* Y’ A/(1 – c – d )

1 1

↑ ↑ ↑ ↑ ↑ ↑

G => eccesso di domanda di beni => Y => C => Z => Y => C etc.

=> I => Z↑

d d d

↑ ↑ ↓

=> M => eccesso di M => i => M

↓ ↓ ↓

=> I => Z => Y

Ne consegue che i è un freno alla crescita economica: siccome consideriamo i la crescita passa da Y* a Y’ (mentre

senza i crescerebbe sino al punto di proiezione della curva IS’ sull’asse delle ascisse, e sarebbe superiore).

Lo spostamento della curva LM (ed il nuovo punto di equilibrio con la IS)

i LM LM’ ∆Y ∆M/P

= 1/f *

1

∆Y β ∆M/P

= *

E*

i

0 E’ IS

i

1 Y

↑ ↑ ↓

M/P => eccesso di offerta di moneta => si acquistano titoli => P => i

titoli

↓ ↑ ↑ ↑ ↑ ↑ ↑

i I => Z => Y => C => Z => Y etc.

↑ ↑

=> I => Y

d ↑

=> M

d s

M => neutralizza parzialmente l’eccesso di M

d

Se f (da cui dipende M ) è grande, basta una piccola variazione negativa di i per rimettere in equilibrio il mercato della

2

moneta e quindi gli I aumenteranno di poco, mentre se d (da cui dipende I) è grande succede il contrario.

2

Esercizio n° 3 pagina 137 + domande del prof. (i valori in parentesi in corsivo sono costanti rappresentate dai numeri)

) + 0,5 Y (C )

C = 400 (C

0 d 1

I = 700 (I ) – 4000 i (d ) + 0,1 Y (d )

0 2 1

G = 200

T = 200

d d

L= M = M /P = 0,5Y (f ) – 7500i (f )

1 2

s s

M = M /P = 500

Domanda: trova l’equazione della IS

1 d 2

Ā

Y = -------------- * – -------------- * i Ā

Ricordiamo che = C + I + G – C T

(1 - c – d ) (1 - c – d ) 0 0 1

1 1 1 1

1 4000

Ā

Y = -------------- * – ----------------- * i

(1 – 0,5 – 0,1) (1 – 0,5 – 0,1)

1.200 4.000

Y = -------------- – ----------------- * i

0,4 0,4

IS: Y = 3000 – 10.000i

Domanda: trova l’equazione della LM

d s

LM: M = M

s

M /P = f Y – f i

1 2

500 = 0,5Y – 7.500i

LM: i = (- 500 + 0,5Y) / 7500 Ricordiamo che:

Domanda: curva IS – LM a sistema IS: Y = C(Y – T) + I(Y, i) + G

Y* = 3.000 – 10.000i LM: M/P = YL(i)

Y* = 3.000 – 10.000 [(- 500 + 0,5Y) / 7500] 11

Y* = 3.000 + 666,6 – 0,6Y*

1,6Y* = 3.000 + 666,6

Y* = 3.000 + 666,6 / 1,6 = 3.666,6 / 1,6 = 2.200

i* = [- 500 + 0,5 (2.200)] / 7.500 = 0,08 = 8%

Controlliamo l’esattezza del risultato (andando a sostituire i valori trovati)

d

M /P = 0,5 * 2.200 – 7.500 = 500 => LM esatta!

C* = 400 + 0,5 (2.200 – 200) = 1.400

I* = 700 – 4.000(0,08) + 0,1(2.200) = 600

G = 200

C* + I* + G = 2.200 => IS esatta!

Domanda: supponiamo che G aumenti di 500

i LM

E’

13% E*

8% IS’

750 IS Y

2.200 2.950

A questo punto si potrebbero rifare tutti i conti sostituendo G = 700, oppure usare questa formula:

γĀ βM/P

Y = + γ

Analizziamo perché riguarda uno spostamento della IS.

γ = 1 / [(1 – c – d ) + d * f /f ] = 1 / [(1 – 0,5 – 0,1) + 4.000 * 0,5/(7500)] = 1,5

1 1 2 1 2

(Trattandosi di un moltiplicatore ed essendo > 1, possiamo dedurre approssimativamente che potrebbe essere corretto)

∆Y ∆G

= 1,5 * = 1,5 * 500 = 750

= 2.200 + 750 = 2.950

Y 1

i = [- 500 + 0,5 (2.950)] / 7.500 = 13 %

1

Controlliamo l’esattezza del risultato (andando a sostituire i valori trovati)

C** = 400 + 0,5 (2.950 – 200) = 1.775

I** = 700 – 4.000 (0,13) + 0,1 (2.950) = 475

G’ = 700

C** + I** + G’ = 2.950 s

Domanda: Poniamo che l’offerta di Moneta (M /P) aumenti di 500

γĀ βM/P

Y* = + β

Analizziamo perché riguarda uno spostamento della LM

β = 1 / [f2/d2 (1 – c1 – d1) + f1] = 1 / [7.500/4.000 (0,4) + 0,5] = 1 / 1,25 = 0,8

∆Y β ∆M/P

= = 0,8 * 500 = 400

Y1 = 2.200 + 400 = 2.600

i LM LM’

E*

8% E’ IS

4% 2.200 2.600 Y

Nota: questa volta sostituisco nella nuova equazione LM e non più nella vecchia!

1.000 = 0,5 (2.600) – 7.500i

i = - 1.000 + 1.300 / 7.500

i = 0,04 = 4% ∆M/P?

Domanda: se il governatore volesse far aumentare Y di 100, di quanto dovrebbe essere

∆Y β ∆M/P

= ∆M/P

100 = 0,8 *

∆M/P = 100 / 0,8 = 125

Domanda: se il governatore volesse, per assurdo, far scendere Y a 2.000, di quanto dovrebbe ridurre G?

∆Y γ∆G

= ∆G

- 200 = 1,5 *

∆G = - 200 /1,5 = - 133,3

Deve portare G a 200 – 133,3 quindi a 66,6


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Economia Politica II, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente [Macroeconomia, Blanchard Con i seguenti argomenti analizzaqti: differenza tra variabili flusso e variabili stock, disoccupazione ed il suo tasso, determinazione della Domanda, paradosso del risparmio, mercati finanziari, determinazione del tasso di interesse, operazioni di mercato aperto, domanda di moneta, valore presente scontato atteso = tasso di cambio nominale valore attuale, differenza tra svalutazione e deprezzamento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Politica II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Conti Maurizio.

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