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Quando S è uguale a 1, allora la variazione dell’offerta è 0, quindi la curva di offerta è verticale.

Quando S è maggiore di 1, allora la curva di offerta è inclinata positivamente.

Quando S è minore di 1, allora la curva di offerta è inclinata negativamente.

Quindi se prevale o meno la quantità sul tasso di cambio, allora avremo diverse inclinazioni della curva.

Nel primo caso S>1 vince la quantità del tasso di cambio allora esiste un tasso di cambio di equilibrio stabile.

In questo caso e nei due successivi, il tasso

di cambio esiste ed è stabile.

Nel secondo caso S= 1

Nel terzo caso S < 1, vi sono due situazioni:

1. Il primo dove l’inclinazione della OVE > DVE

2. Il secondo dove l’inclinazione della OVE < DVE In questo caso, il tasso di cambio esiste ma non

è stabile. 29

L'elasticità misura quanto è sensibile una variabile alla variazione di un'altra variabile, quindi in questo caso,

analizzare l'elasticità della domanda al prezzo significa, verificare quanto varia la domanda di un bene alla

variazione percentuale del prezzo del bene in questione. L’elasticità dipende dalla natura dei beni esportati

o importati.

Se la domanda non varia molto significa che l'elasticità è bassa e quindi la curva di domanda è poco elastica

(quindi più anelastica). Un tipico esempio è la domanda di benzina, se il prezzo aumenta mica non si compra

più benzina, generalmente si continua a consumare la stessa quantità di benzina. Quindi non ci stupisce che

una svalutazione porta ad un peggioramento della Bilancia dei Pagamenti e se fosse strutturale avremmo

una continua svalutazione.

Mentre nel caso in cui ad un aumento di prezzo corrisponde una riduzione sostanziale della quantità

domandata del bene significa che la domanda del bene è molto elastica rispetto al prezzo, in tal caso il

consumatore può dirottare i propri consumi verso un bene sostituto, il cui prezzo è relativamente minore

rispetto al prezzo del bene il cui prezzo è aumentato.

La condizione di Marshall-Lerner è la condizione sotto la quale un deprezzamento reale della valuta

comporta un miglioramento della bilancia commerciale di un Paese.

Un deprezzamento reale della valuta produce infatti:

• sia una riduzione del prezzo delle esportazioni, che tende a migliorare la bilancia commerciale, poiché

aumenta la domanda di questi beni;

• sia un aumento del prezzo delle importazioni. Quest'ultimo effetto tende a peggiorare il saldo della

bilancia commerciale.

La condizione di Marshall-Lerner stabilisce che, affinché il primo effetto prevalga sul secondo, la somma in

valore assoluto delle elasticità di prezzo di esportazioni e importazioni deve essere maggiore di 1.

Quello che si osserva nella pratica è che ad un deprezzamento della valuta nazionale fa sempre seguito

nell'immediato un peggioramento della bilancia commerciale.

Questo ulteriore disavanzo tende tuttavia a diminuire fino a quando la bilancia commerciale può iniziare a

recuperare, e in alcuni casi (se si verifica la condizione Marshall-Lerner) a migliorare rispetto alla situazione

precedente la svalutazione. Tale effetto, noto come effetto J, è causato dalla bassa elasticità di prezzo che la

domanda di importazioni ed esportazioni ha nel breve periodo, per via della presenza di rigidità contrattuali

e nelle abitudini dei consumatori.

La variazione dei tassi di cambio, quindi la svalutazione, ha effetti riequilibratori sulla bilancia dei pagamenti.

Ma non in tutti i casi, dipende infatti dall’elasticità della domanda dei beni importati ed esportati.

In questa situazione, ho un deficit nella bilancia commerciale. A seconda dell’elasticità, posso avere un

miglioramento con il tempo della bilancia dei pagamenti che da deficitaria passa in attivo. Oppure se

l’elasticità è bassa, la situazione peggiora ancora di più. 30

5. Sistema monetario internazionale

Con il termine cambio si indica il valore relativo fra due monete (valute) e come questo valore tenda a

modificarsi nel tempo per effetto delle diverse evoluzioni dei prezzi espressi nelle due valute, delle diverse

evoluzioni dei tassi d’interesse pagati su prestiti quotati nelle due valute, del sorgere o del venire meno di

aspettative di variazione degli stessi cambi.

• In un sistema di cambi flessibili, questi possono variare liberamente secondo l’andamento della

domanda e dell’offerta di una valuta nei confronti di ciascuna altra, senza che vi siano interventi da

parte dei governi dei diversi paesi.

• In un sistema di cambi fissi, questi non possono muoversi liberamente.

Gold standard

Il Gold Standard fu presente tra il 1870 e il 1914.

In un regime di Gold Standard, poiché tutte le monete sono definite da una certa quantità di oro fino, il tasso

di cambio tende a rispecchiare il contenuto di oro di ciascuna di esse. Si definisce parità aurea il rapporto fra

il contenuto di oro fino presente in due differenti monete nazionali.

Se, ad esempio, una lira è definita dal contenuto di un grammo di oro fino, mentre un franco è definito dal

contenuto di cinque grammi di oro fino, la parità aurea fra lira e franco è uguale a cinque. Ciò significa che

cinque lire-oro equivalgono a un franco-oro.

La presenza di costi di trasporto e di assicurazione dell’oro, nei suoi spostamenti da un paese all’altro,

determina la possibilità che il tasso di cambio diverga dalla parità aurea.

Un importatore nazionale, infatti, per il pagamento delle importazioni può scegliere di pagare il suo debito

acquistando la valuta estera necessaria nel mercato dei cambi (via della tratta) oppure inviando direttamente

all’esportatore estero il controvalore in oro delle merci acquistate (via della rimessa).

• L’importatore sceglie la via della tratta fin tanto che il tasso di cambio al quale egli acquista la valuta

estera non supera la parità aurea più i costi di trasporto e di assicurazione dell’oro.

• Nel caso contrario, egli ha la convenienza a spedire direttamente l’oro, che acquista al prezzo indicato

dalla parità aurea. In tal caso, egli sostiene il costo di trasporto e di assicurazione dell’oro fino alla

consegna nelle mani dell’esportatore estero.

La parità aurea più i costi di trasporto e di assicurazione dell’oro definiscono il livello massimo di oscillazione

del tasso di cambio, che prende il nome di punto superiore dell’oro.

Analogamente, un esportatore nazionale sceglie la via della tratta fintanto che il tasso di cambio non scende

al di sotto del punto inferiore dell’oro, che è dato dalla parità aurea meno i costi di trasporto e di assicurazione

dell’oro.

In un regime aureo, il tasso di cambio oscilla fra i “Punti dell’oro”, cioè tra il punto superiore dell’oro e il

punto inferiore dell’oro, dati rispettivamente dalla parità aurea più o meno i costi di trasporto e di

assicurazione dell’oro.

• Quando un paese incorre in un disavanzo della propria bilancia dei beni con l’estero (importazioni >

esportazioni), il tasso di cambio raggiunge il livello massimo indicato dal punto superiore dell’oro,

dopo di che gli importatori scelgono la via della rimessa diretta dell’oro per pagare le importazioni;

• Quando un paese incorre in avanzo della propria bilancia dei beni (esportazioni > importazioni), il

tasso di cambio si fissa al livello di minimo indicato dal punto inferiore dell’oro, dopo di che gli

esportatori nazionali scelgono la via della rimessa diretta dell’oro per incassare le proprie

esportazioni.

Pertanto, l’oro defluisce dal paese la cui bilancia dei beni è in disavanzo e affluisce nel paese la cui bilancia

dei beni è in avanzo. È possibile che ciò inneschi un meccanismo di riequilibrio automatico della bilancia dei

beni.

• Nel paese dove l’oro affluisce, l’espansione monetaria provoca ↑DA, ↑Reddito, ↑IMP, mentre

↑Prezzi provoca ↓ESP. Così l’avanzo della bilancia viene eliminato.

• Nel paese dove l’oro defluisce, la contrazione monetaria provoca ↓DA, ↓Reddito, ↓IMP, mentre

↓Prezzi provoca ↑ESP. Così il disavanzo della bilancia viene eliminato.

I Governi abbandonarono il Gold Standard durante la Prima Guerra Mondiale, e finanziarono gran parte delle

massicce spese militari stampando moneta. 31

Negli anni tra le due guerre, 1918 e 1939, gli Stati Uniti tornarono all’oro, seguiti da Regno Unito, Italia,

Francia e Giappone, che si accordarono per un programma che prevedeva un ritorno generalizzato al gold

Standard e alla cooperazione tra le banche centrali per raggiungere gli obiettivi di equilibrio interno ed

esterno.

Con la grande depressione del 1929, il Regno Unito fu costretto ad abbandonare l’oro nel 1931. In pochi anni,

tutti i paesi abbandonarono il Gold Standard. Questo perché inconsciamente la reintroduzione causò un

elemento fortemente deflazionistico della domanda, perché si ridusse la possibilità di creare moneta, e

quindi non potendo stampare carta moneta non vi fu un aumento degli stock mondiali ma solo uno

spostamento di quelli esistenti, quindi la domanda non aumenta, si riduce la produzione con conseguente

deflazione e recessione.

Nel ’36-’37, molte nazioni passarono ad un sistema di monete inconvertibili, in cui non esistono le regole di

convertibilità, ovvero non vi è il collegamento tra quantità di moneta e quantità di oro in circolazione. Queste

moneta potevano avere oscillazioni infinite, al contrario di quelle convertibili, e questo rendeva molto difficili

i rapporti con l’estero, perché gli operatori del mercato erano più avversi al rischio.

Alcuni paesi si accordano perché le oscillazioni sui tassi fossero minime o nulle, dando vita ad accordi di cambi

fissi.

L’accordo di Bretton Woods

Nel luglio del 1944, i rappresentanti di 44 paesi di incontrarono a Bretton Woods, stesero un accordo che si

basava su tre punti:

1. Ricostruzione di una parte del mondo distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale e in parte del

Giappone, attraverso la Banca per la ricostruzione e sviluppo (l’odierna Banca Mondiale);

2. Intesa economica internazionale, al fine di facilitare gli scambi economici, attraverso l’Istituto per lo

sviluppo del commercio internazionale.

3. Introduzione di un sistema di cambi fissi, attraverso il Fondo Monetario Internazionale, FMI.

Tutti i paesi alleati approvarono gli accordi, ad eccezione del secondo punto. Iniziarono così la creazione della

Banca per la ricostruzione e lo sviluppo e il FMI.

Dal 1947 al 1994, al posto del terzo punto, fu istituito il GATT, General Agreament on Tarifs and Trades.

Quello fondato da Bretton Woods era un sistema di cambi fissi rispetto al dollaro, con il prezzo dell’oro fissato

a 35 dollari per oncia.

In questo regime, ogni banca centrale fissava il tasso di cambio della propria moneta rispetto al dollaro. La

frequente necessità di intervenire implicava che la banca centrale dovesse avere a disposizione un

ammontare di riserve in dollari capace di soddisfare qualsiasi eccesso di offerta della propria valuta che si

fosse manifestato.

Le banche centrali detenevano quindi un’ampia porzione delle loro riserve internazionali sotto forma di Buoni

del Tesoro statunitensi e di depositi a breve termine in dollari, che offrivano interessi e potevano essere

trasformati in contanti a costo relativamente basso.

Poiché il prezzo in dollari di ciascuna valuta era fissato dalla Banca Centrale, anche il tasso di cambio tra

qualsiasi coppia di valute era automaticamente fissato dalle operazioni di arbitraggio sul mercato dei cambi.

Come operava questo processo?

Supponiamo che il prezzo del dollaro in franchi francesi fosse fissato a 5 franchi per dollaro e che il prezzo

del dollaro in marchi fosse fissato a 4 marchi per dollaro. Il tasso di cambio tra franco e marco doveva

rimanere costante a a0,80 marchi per franco = (4 marchi per dollaro)/(5 franchi per dollaro), anche se nessuna

banca scambiava direttamente franchi contro marchi per mantenere costante il prezzo relativo delle due

valuta.

A un tasso di cambio di 0,85 marchi per franco, per esempio, si poteva ottenere un profitto sicuro di 6,25

dollari:

a) vendendo 100 dollari alla banca centrale francese per (100*5 franchi per dollaro) = 500 franchi;

b) vendendo poi i 500 franchi sul mercato dei cambi, per (500*0,85 marchi per franco) = 425;

c) e infine vendendo marchi alla Banca tedesca per (425*4 marchi per dollaro) = 106,25 dollari. 32

Tuttavia, se tutti gli operatori avessero cercato di sfruttare questa opportunità di profitto vendendo franchi

per marchi sul mercato dei cambi, il marco si sarebbe apprezzato rispetto al franco fino a che il cambio non

avesse raggiunto gli 0,80 marchi per franco.

Benché ciascuna banca centrale fissasse il proprio tasso di cambio solo rispettivamente al dollaro, le forze

del mercato mantenevano automaticamente costanti tutti gli altri tassi di cambio ai valori impliciti rispetto

al dollaro sistema di cambi fissi.

Il paese con valuta di riserva, gli USA, ha una posizione asimmetrica. Infatti, non ha bisogno di intervenire e

non deve preoccuparsi dei problemi di finanziamento della sua bilancia dei pagamenti. Il paese a valuta di

riserva ha il potere di influenzare la propria economia, così come quella degli altri paesi, con l’uso della

politica monetaria. Le altre banche centrali sono costrette a rinunciare alla politica monetaria come

strumento di stabilizzazione e invece devono passivamente importare la politica monetaria del paese con

valuta di riserva a causa del loro impegno a fissare le loro valute rispetto a quest’ultima.

Il tasso di cambio poteva oscillare all’interno di un intervallo di +/- 0,75% per i paesi occidentali e del +/-1%

per altri paesi.

Le oscillazioni dentro questa fascia creavano degli apprezzamenti o deprezzamenti delle valute.

• Deprezzamento se bilancia dei pagamenti è in disavanzo: i pagamenti superano gli incassi;

• Apprezzamento, se la bilancia dei pagamenti è in avanzo: gli incassi superano i pagamenti.

Le oscillazioni al di fuori di questa fascia, è necessario aggiustare il tasso di conversione tra il dollaro e la

moneta in questione. In questo caso di parla di svalutazione o rivalutazione.

Prendiamo, ad esempio, il rapporto Lira oncia oro era 35/625, quindi il tasso di cambio tra Lira Dollaro era

625 Lire per 1$.

Se un paese ha deficit nella bilancia dei pagamenti con l’estero, la sua valuta si deprezza, ovvero oscilla

all’interno della fascia +/- 0,75%. Se questo deficit diventa rilevante e persistente, è possibile che il tasso di

cambio di mercato è attivato in prossimità o al valore massimo concesso, ovvero 625+0.75%.

Se la bilancia dei pagamenti continua a essere con saldo negativo, vi è il pericolo dello sfondamento del tetto.

Per evitare ciò la banca centrale del paese considerato è obbligata, per via dell’accordo dei cambi fissi, a

intervenire nel mercato dei cambi vendendo la valuta del paese estero, la cui scarsità sul mercato (dovuta al

fatto che si devono fare più pagamenti che incassi) ha creato il suo apprezzamento.

La banca centrale del paese con bilancia dei pagamenti in deficit interviene nel marcato dei cambi vendendo

la valuta del paese estero, di cui ha limitata disponibilità. Quindi la capacità di manovra è limitata.

Per impossibilità di avere la massa di manovra necessaria:

• Si abbandona l’accordo di cambi fissi

• Si richiede ai partner un ampliamento della fascia di oscillazione o un rialzamento della parità

centrale. Si dice svalutazione della moneta. 33

Tra il 1947 e il 1973 quasi nessun paese uscì e non vi furono spostamenti tra i valori di conversione delle varie

valute, tranne la Sterlina e il Franco che svalutarono negli anni ’60 e poi due volte il marco tedesco e una

volta fiorino olandese sempre negli anni ’60.

Il paese con valuta di riserva, gli USA, ha una posizione asimmetrica. Infatti, non ha bisogno di intervenire e

non deve preoccuparsi dei problemi di finanziamento della sua bilancia dei pagamenti. Il paese a valuta di

riserva ha il potere di influenzare la propria economia, così come quella degli altri paesi, con l’uso della

politica monetaria. Le altre banche centrali sono costrette a rinunciare alla politica monetaria come

strumento di stabilizzazione e invece devono passivamente importare la politica monetaria del paese con

valuta di riserva a causa del loro impegno a fissare le loro valute rispetto a quest’ultima.

Verso la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, gli squilibri aumentarono. Nel 1971, gli USA sospendono la

convertibilità del dollaro con l’oro e abbandonano gli accordi nel 1973 per l’impossibilità di mantenere una

stabilità delle bilance commerciali.

Dopo l’uscita degli USA, molti paesi dell’Unione Europea nel 1975 decisero di creare un’intesa commerciale,

con il nome di “serpente monetario europeo”, per mantenere un margine di fluttuazione predeterminato e

ridotto tra le valute comunitarie e tra queste e il dollaro. Durò fino al 1978.

Nel 1978, i paesi europei crearono il sistema monetario europeo, dove il tasso di cambio delle valute era

fissano e vi era un’oscillazione variabile del ±2,25% e del ±6% per Italia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo.

Il sistema durò solo 6 mesi, poi UK, seguito da Francia e Italia uscirono dagli accordi.

A partire dagli anni ’80, si inizia a pensare ad una moneta unica in Europa.

Chi ha dei vantaggi nel Gold Standard?

Nessuno, si può definire un sistema di cambi equo dato che i cambi sono fissati in base al rapporto con l’oro.

Sono temporaneamente avvantaggiati quei paesi che trovano delle miniere di oro o giacimenti petroliferi.

Chi ha vantaggi negli Accordi di Bretton Woods?

Il paese con la riserva di valuta è avvantaggiato, quindi gli USA, poiché le banche centrali tengono molte

riserve in Dollari, e i Dollari sono usati come moneta di scambio internazionale per le materie prime, quindi

tutti i paesi per comprare beni all’estero pagano in dollari, e in caso di aumento del prezzo delle materie

prime si ha bisogno di più dollari.

Gli Usa possono importare molto senza dover ripagare con delle esportazioni poiché i debiti sono interni alle

banche centrali sotto forma di riserve degli altri paesi.

Inoltre, nel Gold Standard si poteva scegliere tra la via della rimessa e la via della tratta, in base alla

convenienza. Invece, con gli Accordi di Bretton Woods, esiste solo la tratta e il tasso di cambio si forma in

base all’incontro tra domanda e offerta di valuta estera.

Negli Accordi di Bretton Wood, la Banca Centrale di un paese può intervenire per limitare l’oscillazione del

tasso di cambio, cosiddetta Flessibilità Sporca perché vi è flessibilità tra i cambi ma è tenuta sotto controllo

dall’operato della Banche Centrali.

Supponiamo di essere in un caso di parità aurea e il giorno dopo passo a inconvertibilità con gli Accordi di

Bretton Woods e i limiti delle fluttuazioni sono +/- 0,75% per i paesi occidentali e +/-1% per altri paesi.

• Spostamento della curva di offerta verso destra, con la conseguenza di un apprezzamento del tasso

di cambio dal punto E al punto F. Se la domanda e l’offerta di valuta

s’incontrano all’interno della fascia di

oscillazione, non vi è bisogno di nessun

intervento. 34

• Spostamento della curva della domanda verso il basso, fino a raggiungere l’equilibrio al di sotto del

minimo stabilito dagli accordi, ovvero nel punto F. Per evitare di dover uscire dal sistema di accordi, la

banca centrale interviene comprando la quantità di HK e quindi crea una discontinuità nella curva di

domanda che si prolunga sulla linea del minimo.

• Nel caso di deprezzamento si crea una situazione simmetrica sull’offerta che diventa elastica da N in poi.

Il problema è che la banca centrale deve trovare la differenza NZ con le varie strategie dette la scorsa

lezione. Se la domanda si sposta in DVE1, la

quale incontra OVE in F, fuori dalla

fascia ammessa, occorre intervenire

vendendo valuta estera in modo da

impedire che 1/E ecceda 0,75%. La

curva di offerta diventa quella rossa e

la quantità venduta è OZ, di cui ON

venduta dagli operatori privati e NZ

dalla banca centrale.

• Spostamento dell’offerta verso il basso: se l’offerta si sposta in OVE1 porterebbe a una fuoriuscita dalla

banda dal lato inferiore. Per evitare ciò, la banca centrale deve comprare valuta estera e così, la curva

di domanda diventa la curva rossa. 35

• Spostamento dell’offerta verso l’alto: se l’offerta si sposta in OVE1, la quale incontra DVE in F, fuori dalla

fascia ammessa, occorre intervenire vendendo valuta estera e così la curva di offerta diventa

discontinua.

Esiste poi un ulteriore caso dove non ci sono intervalli di oscillazione, e quindi si vuole mantenere la fissità

assoluta del cambio sul valore 1/E*. Se le due curve sono OVE1 e DVE1 di modo che l’equilibrio di mercato si

ha in F, la banca centrale deve intervenire imponendo una curva di offerta pari alla linea rossa (e vendendo

quindi per KH). Se invece la curva di offerta si spostasse verso il basso, facendo andare l’equilibrio al di sotto

di 1/E*, l’intervento della banca centrale sarà di acquisto per HL in aggiunta a OH comprata dal mercato.

In definitiva, le curve di domanda o di offerta di valuta estera saranno infinitamente elastiche rispetto a 1/E*.

Questo grazie all’operato della banca centrale che compra o vende valuta estera per non far avvenire delle

oscillazioni. 36

6. La globalizzazione finanziaria: opportunità e crisi.

Il mercato internazionale dei capitali e i vantaggi dal commercio

Tre tipi di vantaggio dallo scambio

1. Scambi di beni e servizi contro beni e servizi;

2. Scambi di beni e servizi contro attività;

3. Scambi di attività contro altre attività.

Un paese può guadagnare concentrandosi sulle attività produttive in cui è più efficiente e usando parte della

produzione per pagare le importazioni di altri beni dall’estero. Questo tipo di guadagno richiede lo scambio

di beni e servizi con altri beni e servizi.

Un secondo tipo di guadagno emerge dallo scambio intertemporale, che è lo scambio di beni e servizi correnti

contro crediti su beni e servizi futuri, cioè contro attività.

L’ultima categoria di transazioni internazionali è lo scambio di attività contro altre attività, come lo scambio

di immobili in Francia con titoli del Tesoro degli Stati Uniti.

Questo grande volume di scambi di attività tra paesi avviene perché il commercio internazionale di attività,

al pari del commercio di beni e servizi, può generare benefici per tutti i paesi coinvolti.

Avversione al rischio

Quando gli individui selezionano le attività, un fattore molto importante delle loro decisione è la rischiosità

dei loro rendimenti. Gli economisti chiamano questa proprietà delle preferenze degli agenti con il nome di

avversione al rischio.

Se gli agenti sono avversi al rischio, valutano un gruppo (o portafogli) di attività non solo sulla base del

rendimento atteso, ma anche sulla base della rischiosità di quel rendimento.

Diversificazione del portafoglio come determinante del commercio internazionale di attività

Il commercio internazionale di attività può migliorare la situazione di entrambe le parti dello scambio,

permettendo loro di ridurre la rischiosità del rendimento. Il commercio consente questa riduzione del rischio

permettendo alle due di diversificare il portafoglio, cioè di suddividere la loro ricchezza su uno spettro più

ampio di attività, e quindi di ridurre l’ammontare di moneta investita su ogni singola attività.

Il menu di attività finanziarie internazionali: debito o capitale di rischio

Gli scambi finanziari internazionali possono coinvolgere molti tipi di attività. fra le molte attività scambiate

sul mercato mondiale dei capitali vi sono le obbligazioni, i depositi denominati in valute diverse, le quote

azionarie e strumenti finanziari molto più complicati come le opzioni sulle azioni e sulle valute. Un acquisto

di attività immobiliari all’estero e l’acquisizione diretta di una fabbrica in un altro paese sono altri modi per

diversificare all’estero.

Nell’analisi delle transazioni di attività finanziarie è spesso utile fare una distinzione fra strumenti di debito

e strumenti di capitale di rischio. Le obbligazioni e i depositi bancari appartengono alla prima categoria,

dato che specificano che l’emittente ripagherà un valore prefissato (il valore nominale più gli interessi)

indipendentemente dalle circostanze economiche. Viceversa, un’azione rientra nel secondo gruppo, perché

rappresenta il diritto a ricevere una quota del profitto di un’impresa piuttosto che una somma fissa, e il suo

rendimento varierà dunque in funzione delle circostanze economiche. 37

7. Le aree valutarie ottimali e l’eurozona

I paesi dell’Unione Europea avevano due ragioni per favorire i tassi di cambio reciproci fissi: credevano che

la cooperazione monetaria avrebbe dato loro un peso maggiore nelle negoziazioni economiche

internazionali; e vedevano i tassi di cambio fissi come un completamento alle iniziative dell’UE atte a

costituire un mercato comune europeo.

Il Sistema Monetario Europeo (SME) di tassi di cambio intra-UE fissi è stato inaugurato nel 1979.

In pratica, tutte le monete dello SME erano legate al marco tedesco. Di conseguenza, la Germania poteva

scegliere la politica monetaria dello SME. La teoria della credibilità dello SME sostiene che i paesi partecipanti

traessero profitto dalla reputazione della Bundesbank nella lotta all’inflazione. Infatti, i tassi di inflazione nei

paesi dello SME sono alla fine andati a convergere al livello di inflazione tedesca, generalmente bassa.

Il 1° gennaio 1999, 11 paesi dell’Unione Europea hanno inaugurato una unione economica e monetaria (UEM)

adottando una moneta comune, l’euro, emessa dalla banca centrale europea (BCE). L’Eurosistema è

costituito dalle banche centrali dei paesi membri dell’euro e dalla BCE, il cui consiglio direttivo gestisce la

politica monetaria dell’UEM. Il processo di transazione dal sistema dei cambi fissi dello SME all’UEM fu

definito nel Trattato di Maastricht, e fu firmato dai leader europei nel 1991.

Conseguenze dell’assenza della variabilità del tasso di cambio rispetto alle diverse monete

La caratterizzazione di shock esogeni in simmetrici o asimmetrici è fondamentale per capire le aree valutarie.

Distinguiamo gli shock in base a come colpiscono i diversi stati e in base alla loro durata temporale.

• Shock simmetrico: colpisce le economie (o regioni) allo stesso modo. All’opposto lo shock è

asimmetrico se colpisce due regioni in modo opposto (positivo in una regione, negativo nell’altra).

• Shock permanente: permane nel tempo, è causato da cambiamenti strutturali (esempio:

cambiamenti nelle preferenze o cambiamenti dovuti al progresso tecnico). All’opposto lo shock è

temporaneo se ha una durata determinata anche se non conosciuta perfettamente (ad esempio gli

shock legati alle fasi cicliche).

Gli effetti di uno shock asimmetrico permanente

Supponiamo di considerare due paesi: F e G che subiscono uno shock asimmetrico permanente. Francia vede

ridursi la domanda per i suoi prodotti a vantaggio della Germania.

In Francia:

• diminuisce la domanda,

• diminuisce il reddito,

• diminuiscono le entrate dello Stato

• aumenta la disoccupazione

• aumentano i sussidi di disoccupazione --> aumentano le spese dello Stato

• aumenta il deficit pubblico

• peggiorano i conti con l'estero 38

In Germania

• aumenta la domanda,

• aumenta il reddito,

• aumentano le entrate dello Stato

• diminuisce la disoccupazione

• diminuiscono i sussidi di disoccupazione --> diminuiscono le spese dello Stato

• diminuisce il deficit pubblico

• migliorano i conti con l'estero

Inoltre, se i prezzi sono flessibili (almeno verso l'alto) in Germania inizierà ad aumentare l'inflazione.

Esistono dei meccanismi in grado di riportare automaticamente i due paesi all’equilibrio?

Si, introduciamo così la Teoria delle Aree valutarie ottimali, di Mundell (1961), per cui esistono due

meccanismi di aggiustamento automatico:

1. Flessibilità di salari e prezzi

la disoccupazione in F porta ad una riduzione dei salari. Quindi si riducono i prezzi e la curva di offerta si

sposta verso il basso. In Francia Y ritorna al livello iniziale. All’opposto in Germania i salari aumentano

spostando la curva di offerta verso l’alto. Y ritorna al livello iniziale. Il ritorno all’equilibrio è anche facilitato

dallo spostamento della domanda a favore dei prodotti francesi il cui prezzo ora è relativamente più basso.

Il livello dei prezzi nei due paesi infatti è diverso.

2. Mobilità del lavoro

I disoccupati Francesi si spostano in Germania dove trovano lavoro data la maggiore richiesta.

L’aggiustamento tramite il lavoro rende non necessario l’aggiustamento dei salari e dei prezzi.

NOTA: L’aggiustamento 1. è tramite i prezzi, l’aggiustamento 2. è tramite le quantità.

I meccanismi automatici non funzionano: esistono altri canali che possono assicurare i cittadini verso il rischio

di questi shock?

La riduzione della domanda in Francia determina minori profitti, il valore dei titoli azionari si riduce. Se il

mercato finanziario è completamente integrato questa perdita sarà sopportata anche in Germania nella

misura in cui i titoli/azioni sono detenuti anche da investitori tedeschi: dal canto loro gli investitori Francesi

detengono anche titoli tedeschi e compensano le perdite.

Nota: questo meccanismo funziona se lo shock è temporaneo e il mercato dei capitali integrato. I mercati dei

capitali tendono ad essere più integrati in un’UME.

I meccanismi automatici non funzionano: cosa può fare la politica economica?

• Eccesso di domanda in G porta ad aumento dell’Inflazione e lento riaggiustamento che sarà molto

costoso in Francia per il persistere della disoccupazione

Quali possibili interventi di Politica Economica? Ci possiamo trovare in due casi:

1. I due paesi sono indipendenti

Si utilizza il tasso di cambio. Se il tasso di cambio è flessibile, si utilizza la politica monetaria: varia il tasso di

interesse (F riduce il proprio tasso di interesse e il franco si deprezza). Se il tasso di cambio è vincolato, allora

la F svaluta il franco rispetto al marco. In entrambi i casi la competitività dei prodotti francesi aumenta.

2. I due paesi sono parte di un’unione monetaria

Il tasso di cambio non è utilizzabile perché sparisce tra i due paesi.

• Politica monetaria: ma deve mediare tra due situazioni opposte!

• Se il bilancio dell’Unione è centralizzato: trasferimenti di reddito da un paese all’altro (trasferimenti

interregionali). Ma problema di ‘moral hazard’ (comportamenti opportunistici), con gravi

conseguenze specialmente se lo shock asimmetrico è permanente

• Se il bilancio dell’Unione non è centralizzato: stabilizzatori automatici nazionali ma possibili problemi

dal lato della finanza pubblica (deficit, debito trasferimenti intergenerazionali.

Il costo dovuto alla perdita dell’autonomia della politica monetaria e del tasso di cambio dipendono:

a) dalla flessibilità di prezzi e salari

b) dalla mobilità del lavoro

c) dalla probabilità di shock asimmetrici. 39

Requisiti fondamentali per cui l’area ottimale risulta efficiente

Un’area monetaria ottimale si tratta di stati che sostituiscono N monete, con una moneta unica, quindi

un’insieme di stati indipendenti usa la stessa moneta.

I requisiti per farsì che tale area monetaria sia ottimale sono:

• presenza di scambio monetari tra i paesi che si vogliono unire con la stessa moneta. Avendo già

scambi, una stessa moneta migliora il commercio.

• La struttura economica dei paesi deve essere abbastanza simile. Si intende economie nella stessa

fase di sviluppo, le tipologie di beni prodotti. La somiglianza della struttura economica minimizza gli

shock.

• La flessibilità dei salari, degli altri redditi e dei prezzi.

• Elevata possibilità di flussi di lavoro e capitale (fattori produttivi) tra i paesi. Ciò permette di assorbire

gli shock, anche senza il paravento del tasso di cambio.

A questi, si aggiungono altri due requisiti:

• Governo unitario dell’area cretata (governo comunitario), che svolge interventi di politica fiscale, di

redditi, monetaria tali da aiutare quei paesi che potrebbero trovarsi in difficoltà in un determinato

momento.

• Unione bancaria, ovvero un sistema di unione bancaria coordinata con politica fiscale creditizia

affincata a politica fiscale coordinata.

L’area monetaria europea è un’area monetaria ottimale?

✓ Vi è la presenza di scambi monetari tra i paesi.

✓ La struttura produttiva è simile tra i paesi dell’Europa. Vi è una leggera differenza tra l’area

occidentale e quella orientale, e tra il nord e il sud Europa.

 La flessibilità dei prezzi e dei fattori produttivi non è molto elevata.

 I flussi di capitali sono buoni, ma i flussi del fattore produttivo lavoro sono contenuti perlopiù per

motivi linguistici.

 Mancanza di un governo unitario. Vi è un principio di sussidiarietà, per cui ogni problema viene prima

affrontato dallo stato competente e poi eventualmente passa in Commissione Europea. Il problema

è che manca uno stato europeo, e quindi non è possibile fare grossi interventi correttivi.

✓ Presenza di un sistema centrale bancario.

I criteri di convergenza di Maastricht e il Patto di Stabilità e Crescita

Il Trattato di Maastricht richiede ai paesi dell’UE di soddisfare diversi requisiti per essere ammessi all’UEM:

1. il tasso di inflazione del paese nell’anno precedente l’ammissione non può superare del’1,5% la

media dei tre stati membri con l’inflazione più bassa;

2. il paese deve essere riuscito a mantenere un tasso di cambio stabile all’interno dell’ERM senza

svalutare di sua iniziativa;

3. il paese deve avere un disavanzo pubblico non superiore al 3% del suo PIL;

4. il paese deve avere un debito pubblico inferiore o in direzione del 60% del suo PIL.

Il Trattato stabile un controllo continuo dei criteri 3 e 4 da parte della Commissione Europea anche dopo

l’ammissione all’UEM, e la possiiblità di sanzionare i paesi che violano queste regole fiscali e che non

correggono situazioni di disavanzo e debito eccessivi.

Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) stabilisce che l’obiettivo di bilancio di medio periodo sia vicino al pareggio

o in avanzo.

Questi requisiti sono stati introdotti perché i paesi a bassa inflazione, come la Germania, volevano la certezza

che i loro partner nellUEM avessero imparato a preferire un contesto di bassa inflazione e di rigore fiscale.

Ironicamente, la Germania e la Francia furono i primi due paesi che violarono le regole fiscali di Maastricht,

ma il PSC, di fatto, non è mai stato applicato nel primo decennio di vita dell’euro.

Il terzo e quarto parametro hanno una caratteristica quantitativa:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in business administration
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristina.mellano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia mondiale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Ciravegna Daniele.

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