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1. L’economia mondiale, oggi.

L’analisi macroeconomica si interessa di tre elementi chiave:

• Produzione;

• Distribuzione dei beni prodotti;

• Allocazione, che si preoccupa di come sono impiegati questi beni prodotti. Ci sono due opzioni:

o Soddisfare i bisogni delle famiglie consumo e investimento interno;

o Impiegare/investire i beni all’estero.

L’economia mondiale oggi conta 193 stati (riconosciuti da tutti), che possono essere raggruppati in base:

• Alle zone, alla posizione adiacente;

• A caratteristiche simili.

Negli anni ’50, la ripartizione economica riproduceva la ripartizione politica. C’erano due blocchi: il blocco

capitalistico o occidentale e il blocco socialista o orientale. La guerra fredda ha portato a livello economico

la divisione che era emersa dopo la seconda guerra mondiale a livello politico: una bipartizione tra gli stati

capitalistici (USA, Europa, con le loro colonie) e gli Stati Socialisti, e tutti gli altri stati erano colonie.

Negli anni ’60, la bipartizione non rappresenta più la situazione mondiale. Quello che cambia è il fatto che

la maggior parte delle colonie si staccano dal mondo occidentale e non aderiscono a quello socialistico.

Questi stati neo-indipendenti creano il Terzo Mondo, ovvero le economie che non si ascrivono né al mondo

capitalistico né socialistico. Alcuni hanno seguito il sistema capitalista o socialista ma in modo autonomo,

non in quanto colonie, per costituire il terzo settore (famose Conferenze di Bandung).

La differenza tra Capitalismo e Socialismo:

1. Nel capitalismo il capitale è di proprietà privata, mentre nel socialismo la proprietà del capitale è

pubblica;

2. Nel capitalismo c’è un’Economia di mercato, ovvero le decisioni di produzione, distribuzione ed

allocazione sono decentrate dallo Stato e vengono prese dalle imprese private e pubbliche (ovvero

da chi possiede il capitale);

3. Nel socialismo c’è un’economia pianificata, ovvero le tre questioni sono accentrate nelle mani del

pianificatore, che di solito è statale o regionale.

Capitalismo Socialismo

Economia di mercato Economia Pianificata

Normalmente, lo schema verticale che lega capitalismo all’economia di mercato e il socialismo all’economia

pianificata è rispettato. In alcune circostanze, ci sono stati anche degli incroci obliqui:

Esempi di Economie capitalistiche pianificate (proprietà privata ma pianificazione):

 I paesi capitalisti durante la guerra, siccome la guerra è uno sforzo di impiego di cose e di persone,

vi è un intervento temporaneo ma forte da parte dello Stato sulla produzione privata (lo Stato

ordina alla Fiat di produrre carri armati e non utilitarie);

 Il governo nazionalista tedesco di Hitler a partire dal ’35 inizia un’azione in cui lo Stato ordinava alle

imprese private cosa produrre lasciando loro la proprietà. In un approccio di lungo periodo, si può

notare che seppur non ci fosse la guerra, si stava programmando. Quindi, c’era una prospettiva

bellica.

Esempi di Economie Socialiste di Mercato (proprietà pubblica ma senza pianificazione).

 La Jugoslavia nel periodo post-titoista (c’era la proprietà pubblica ma le imprese erano libere di

produrre). Le imprese pubbliche furono trasformate in cooperative pubbliche ma il pianificatore

saltò ed ognuno poteva decidere cosa produrre.

Il Comunismo si distingue dai quattro termini soprariportati che si basano sulla fase della produzione e si

concentra invece sulla distribuzione. Quindi si pone su un piano diverso.

Nel capitalismo e nel socialismo, c’è un approccio meritorio: ognuno porta a casa ciò che ha prodotto. E chi

non produce, può morire di fame. La ripartizione/distribuzione si basa sul merito produttivo (cioè chi

produce, ottiene il bene).

Nel comunismo, invece, la distribuzione del prodotto avviene in termini di redditi che affluiscono ai veri

soggetti, quindi oltre che sulla base del merito, anche sulla base del bisogno. 1

Secondo Marx, sulla base della distribuzione del prodotto in modo equo, il capitalismo e il comunismo non

potevano coesistere, perché la distribuzione in modo meritorio dei prodotti andava in contrasto con

l’obiettivo di aiutare chi ha bisogno. Per Marx, quindi, il socialismo fu un passo per arrivare al comunismo:

con il socialismo, attraverso la proprietà pubblica, si sarebbe fatto più attenzione ai bisognosi.

Il comunismo è attuabile solo in piccole comunità, perché richiede una forte comunità di intenti: i

componenti della comunità devono essere uniti da un forte legame in comune che gli permette di andare

oltre alla questione della distribuzione dei prodotti ma che anzi permetta di soddisfare i bisogni di tutta la

comunità e di tutti i suoi componenti. Esempio di situazioni economiche di tipo comunistico:

 Secondo gli atti degli apostoli, le prime comunità cristiane: tutti mettevano in comune le proprie

proprietà per aiutare i più bisognosi;

 Le comunità ascetische: era sufficiente avere le quantità di prodotti atte a sopravvivere e il resto

era a disposizione di tutti;

 Kibbutz israeliani;

 Le reducciones gesuitiche del Parana in cui venivano accolti gli Indios che fuggivano dalle

persecuzioni dei portoghesi o spagnoli, che andavano nelle foreste e nelle savane per prendere gli

indios e farli lavorare nelle piantagioni locali (gli Indios venivano inizialmente sfruttati nelle

piantagioni allora scappavano). I gesuiti avevano un inquadramento militare, li accoglievano in

villaggi, strutturati come campi militari (di circa 7 mila persone) in cui tutti contribuivano a questa

vita di difesa.

Queste comunità hanno in comune qualcosa di più importante a cui pensare rispetto a quello di entrare in

conflitto al proprio interno per motivi distributivi (egoismo):

 Le comunità gesuite erano concentrate sulla venuta di Gesù Cristo;

 Le comunità ascetiche erano fondate sull’ascesi, pensare che al di là delle questioni economiche,

era sufficiente avere l’essenziale, le cose in più erano superficiali;

 I kibbutz israeliani erano una comunità minacciata dai palestinesi, era importante unirsi e operare

per sopravvivere in un sistema di opposizione palestinese;

 Per gli Indios delle Reducciones era fondamentale difendersi dai portoghesi.

Negli anni dopo la guerra fredda, il mondo del Socialismo scompare.

Negli anni ’90, la ripartizione corrisponde alla divisione geografica:

 

Nord = USA, Europa, Giappone, Russia capitalismo ed ex-socialismo, che possiedono le strutture

adeguate ai bisogni della popolazione Economie Ricche.

 

Sud = Africa sub sahriana, Centro Asia, America Latina Economie Povere.

Anche questa ripartizione tra Nord e Sud ha fatto il suo tempo, perché si riconduce ad un solo indicatore

che non è in grado di dare una rappresentazione completa della realtà. Questo indicatore divide tra paesi

ricchi e poveri, e si tratta del PIL Procapite.

Creiamo una tabella in cui classifichiamo i paesi sulla base di due indicatori:

1. PIL Procapite;

2. Tasso di variazione del PIL Procapite.

Paesi in via di sviluppo sostenuto paesi con una potenzialità di crescita e che hanno la possibilità di

uscire da questa prima colonna.

Paesi in via di sviluppo paesi che non hanno un potenziale di crescita alto come quelli della casella

precedente ma si trova comunque in una situazione di potenzialità.

Paesi sottosviluppati si caratterizzano per un basso PIL Procapite e basso tasso di variazione.

Potenziale Tarpato paesi con PIL Procapite compreso tra i 15 – 30.000 USD e un tasso di variazione

basso. Tarpare significa tagliare la punta delle ali ad un uccello, perché non possa volare. In senso

figurativo, significa impedire a qualcuno di manifestare o di sviluppare le proprie capacità.

Paesi maturi paesi con tassi di variazione che non sono solo inferiori al 2% ma sono nulli o quasi. 2

Tavola 1 – Raggruppamenti bivariati di Paesi

PVD sostenuto Paesi Turbo – Leader

Cina – Filippine – Laos – Oman

Cambogia – Indonesia – Katar

>5% Myammar – Blangladesh –

Paraguay – Perù – gran parte

dell’Africa Sub-Sahariana

PVD Evoluto Potenziale Paesi Leader

India – Vietnam – Nepal – Brasile – Cile – Argentina - USA – Canada – Taiwan –

Afganistan – Pakistan – Haiti Colombia – Costa Rica – Singapore – Corea del Sud –

– Tunisia – Algeria – Cuba Turchia – Thailandia – Australia – Neozelanda –

4-5% Europa orientale (aderenti Israele – Arabia Saudita -

Parte dell’Africa Sub- all’UE) Kuwait

Sahariana (botsuana, Ciad,

Sudan, Zimbawue, guinea,

somalia).

Paesi Sottosviluppati Potenziale Tarpato Paesi maturi

Egitto – Giamaica – El Iran – Messico – Venezuela Europa occidentale -

Salvador - Russia Giappone

≤ 2% Paesi Africa Sub-Sahariana

(….. , Sud Africa , Rep.

…africana)

Tasso di

variazione e < 15.000 USD 15 – 30.000 USD > 30.000 USD

Pil Procapite

In conclusione, possiamo affermare che si tratta di una classificazione puramente quantitativa, perché fa

riferito a solo due indicatori. Questo è proprio il difetto principale, in quanto la realtà è talmente variegata

che risulta un po’ limitativo.

Un altro modo per indicare come l’economia mondiale si presenta oggi ed utilizzando un approccio di tipo

qualitativo è quello di raggruppare i paesi in tre gruppi, che hanno queste differenze l’uno rispetto all’altro:

1. I paesi del mondo occidentale con un livello del PIL Pro-capite alto, un elevato livello di consumo e

una elevata remunerazione dei fattori produttivi, ovvero che la distribuzione dei fattori produttivi è

non troppo iniqua (in tutti i paesi esiste una fetta di povertà ma in questi paesi è piuttosto bassa, si

prova a sconfiggere ma una fascia di povertà rimane sempre);

2. I paesi con un PIL Pro-capite basso, in cui è presente una larga fascia di persone che vivono in povertà,

una bassa remunerazione dei fattori produttivi e quindi il livello di vita è basso. Hanno poco perché

producono poco.

3. I paesi con un medio livello di produzione ma (come quelli del secondo gruppo) vedono il lavoro

scarsamente retribuito anche se producono di più. Di conseguenza, il livello di benessere è basso. A

differenza del secondo gruppo, questi paesi producono molto ma hanno poco distribuzione del

reddito non equa (molti poveri e pochi ricchi).

Nel terzo gruppo, il livello del benessere è uguale al livello di benessere di coloro che producono poco

(2°gruppo) perché gran parte di ciò che producono va all’estero. Il livello del benessere non dipende

dalla produzione ma dalla disponibilità dei beni prodotti. Infatti, se un paese che produce esporta e

importa di meno allora il paese non sta bene. In queste condizioni, si trovano la Cina, in passato il

Giappone, la Germania adesso.

Questa classificazione è riconducibile alla Mondializzazione. 3

Definizione di Mondializzazione: diffusione a livello mondiale delle relazioni economiche che è la

conseguenza della diffusione, a livello mondiale, delle comunicazioni ma tale aumento degli scambi

economici non crea modifiche nella vita del genere umano.

Quando un gruppo di persone si trova senza comunicazioni è isolato. Quando le comunicazioni superano e

abbattono tutte le barriere, le persone sanno, comunicano e l’economia può effettuare scambi di relazioni

monetarie e non.

Definizione di Globalizzazione: le comunicazioni permettono lo scambio delle conoscenze. Questa

diffusione delle conoscenze coinvolge tutti e realizza delle conseguenze sulle relazioni sociali, economiche

ed etniche. Si tratta di conseguenze di carattere qualitativo, ovvero rilevanti nei modi di vita.

La mondializzazione diventa globalizzazione perché i modi di vita cambiano. È una conseguenza

dell’abbattimento delle barriere economiche dei vari stati.

I primi utilizzi dell’espressione globalizzazione sono negli anni ’70 e diventa rilevante negli anni ’80.

La conseguenza è che si vengono a conoscere beni prodotti all’estero che costano molto meno di quelli

prodotti all’interno: costo del lavoro basso = prezzo basso; costo del lavoro alto = prezzo alto.

Due conseguenze:

1. Delocalizzazione: Una parte di produttori anziché pagare di più i lavoratori locali, vanno all’estero e

pagano di meno i lavoratori: produrre all’estero (est-europeo, Turchia, India, Cina) costa molto meno:

quindi abbiamo attività produttive che vengono chiuse nei paesi occidentali e riaperte nei paesi

orientali che hanno un basso livello di vita perché i lavoratori sono sotto-pagati. Quindi si perde in

attività produttive con trasferimento di capitale reale dall’Italia alla Romania, in passato, o in

Pakistan, Vietnam, oggi.

2. Entrata dei beni prodotti all’estero: Alla uscita delle imprese segue l’entrata di beni prodotti

all’estero, i quali sono venduti a prezzi più bassi e quindi tolgono competitività in termini di prezzo

alle imprese rimaste in Italia. Primo danno dovuto dall’uscita delle imprese che crea disoccupazione,

secondo danno queste imprese esportano in Italia quindi le imprese qui rimaste non riescono a

reggere il mercato: i lavoratori locali quindi diventano disoccupati.

I lavoratori all’estero vedono aumentare i propri diritti, ed iniziano a chiedere aumenti salariali. Quando il

lavoro è altamente inoccupati i salari sono bassi; quando il lavoro è altamente occupato i salari aumentano.

Così avviene un livellamento del benessere dei lavoratori a livello mondiale, dovuto alla perdita di benessere

dei lavoratori delle popolazioni ricche ed un aumento di benessere dei lavoratori nei paesi poveri

(applicazione a livello economico del principio dei vasi comunicanti).

Quale via si può seguire per fare in modo che si possa continuare a produrre gli stessi beni a prezzi più alti

degli altri?

Esistono due tipi di competizione economica:

 

1. Competizione di prezzo prezzi più bassi ma livello di benessere basso vasi comunicanti;

2. Competizione sulla qualità vendo i miei beni a prezzi più alti della concorrenza ma i beni sono

apprezzati per la loro qualità e quindi riesco a venderli a prezzi più alti sia all’interno dell’Italia sia

all’estero.

L’unica risposta per difendere il potere d’acquisto e mantenere il benessere della popolazione è puntare

sulla vendita di prodotti di qualità elevata. Con questo, non si intende dire che bisogna concentrarsi sui beni

di nicchia perché manterremmo solo l’1% della popolazione.

Come si fa a puntare sulla qualità?

La qualità del bene prodotto si crea sfruttando le risorse naturali. Esempio: ovviamente le banane della

Costa Rica saranno di qualità più alta di quelle coltivate in Italia.

La qualità del bene prodotto si crea con la qualità dei fattori produttivi e la qualificazione del fattore lavoro

concerne tutta la sfera dell’educazione, formazione, istruzione.

La qualità del fattore lavoro deve essere accostata alla qualità del fattore capitale. La ricerca crea

innovazioni dei processi produttivi. Anche la qualità del fattore capitale dipende dalla qualità del fattore

lavoro.

In conclusione, la base su cui puntare è un fattore lavoro di Qualità. Per fare questo, è fondamentale che la

politica investa nell’istruzione. 4

In alternativa alla competizione sulla qualità. È possibile introdurre dei dazi doganali.

Tecnicamente entrambe le opzioni sono percorribili, la scelta dipende dai valori del Paese. Se il paese

preferisce:

 

il prevalere dell’apertura, quindi il prevalere del bene comune universale livellamento;

 

il prevalere del bene comune locale non livellamento.

2. Ripresa di alcuni concetti di analisi macroeconomica; in particolare, il significato e le determinanti del

prodotto/reddito interno di un territorio.

La valutazione del PIL a parità di potere d’acquisto

Come faccio a confrontare 3 PIL in valute diverse? devo uniformarli, usando la stessa unità di misura. Data la

potenza degli USA ed essendo la nazionale più grossa economicamente si uniforma in base al Dollaro.

 Si uniforma il valore del PIL di qualsiasi paese in Dollari.

PIL in valuta originaria * tasso di cambio (incerto per certo) = PIL in Dollari.

Esistono due tipi di quotazioni:

1. Quotazione del cambio incerto per certo, in base alla quale viene offerto un ammontare variabile di

moneta nazionale (incerto) per un quantitativo fisso di moneta estera (certo).

1,06 Euro = 1 Dollaro

2. Quotazione del cambio certo per incerto, in base alla quale viene offerto un ammontare fisso di

moneta nazionale (certo) per un quantitativo variabile di moneta estera (incerto).

1 Euro = 0.94 Dollari

Tutte le più importanti piazze europee e americane quotano incerto per certo, ad eccezione della Sterlina e

dell’Euro che quotano certo per incerto. Usare una quotazione o l’altra è indifferente, in quanto uno è

l’inverso dell’altro: l’importante è solo saperlo. Non c’è un ragionamento logico, si tratta solo di una abitudine

storica.

Il confronto tra valori espressi in monete diverse richiede che la valutazione avvenga con la stessa unità di

misura. Se si tratta dello stesso bene, che ha il prezzo Pi, in Italia, e il prezzo Pu, negli Stati Uniti, il confronto

è perfetto qualora il tasso di cambio fra euro e dollaro (1 euro = E dollari) porti all’equivalenza:

Pi * E = Pu

Cioè qualora: E = Pu/Pi

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristina.mellano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia mondiale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ciravegna Daniele.
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