CAPITOLO 1: L’IMPRESA COME CREAZIONE DI RICCHEZZA
Impresa organizzazione complessa che svolge una pluralità di attività e intrattiene con
→ l’ambiente relazioni articolate.
L’impresa crea ricchezza questo concetto si riferisce al maggior valore ottenuto dal processo di
→ trasformazione operato dall'impresa su una serie di risorse.
Immateriali Umane
Materiali
(Conoscenze commerciali, (Dipendenti, fornitori...)
(Materie prime,
tecnologiche, organizzative...) semilavorati...)
Generano valore quando:
Valore di mercato del prodotto > valore di mercato delle risorse stesse
Perno fondamentale nel processo di creazione della ricchezza è l’imprenditore.
DOTI RICHIESTE ALL’IMPRENDITORE: c.d. vision
1) capacità di immaginare e di costruire il futuro dell’impresa ( )
leadership:
2) - Capacità di delineare le linee guida dell’impresa e definire le strategie e le politiche di mercato
- Possedere capacità di comunicare le strategie
- Incoraggiare i propri collaboratori
- Favorire l’emergere di una tensione creativa
- Far percepire ad ogni membro interno il benefico che ricava dal farne parte
- Far percepire ai membri esterni il contributo che l’impresa da allo sviluppo economico
collettivo
capire l’impresa significa capire
L’impresa vive però attraverso il contributo di numerosi soggetti:
come tessere una rete di attori ponendo in essere azioni economiche coordinate, che se ben gestite
portano all’incremento di ricchezza .
La capacità di creare ricchezza richiede la costruzione di rapporti positivi con gli STAKEHOLDER
Tutti gli attori che sono indispensabili per la sopravvivenza
dell’organizzazione (che hanno un’influenza o sono influenzati dall’impresa)
Concezione nuova, che nasce dal superamento della TEORIA NEOCLASSICA
Perseguiva la massimizzazione del - l’impresa deve espandere la produzione fino a quando MR=MC
profitto - i profitti, in mercato concorrenziale, saranno pari al minimo
indispensabile per spingere gli imprenditori a continuare la loro attività
Conclusioni irrealistiche 1
CRITICHE ALLA TEORIA NEOCLASSICA:
1) Sraffa rivolta all’esistenza di condizioni di certezza e di un regime di concorrenza perfetta,
→
caratterizzata da assoluta trasparenza.
2) Teoria della concorrenza monopolistica il problema della massimizzazione del profitto resta
→
indeterminato, in quanto il prezzo è frutto dell’interdipendenza di comportamenti complessi delle
imprese (e non delle sole curve di costi e ricavi marginali).
3) Riguarda la struttura interna dell’impresa
l’impostazione neoclassica
Infatti, secondo :
Esiste un solo soggetto che decide, l’imprenditore
- Il decisore è dotato di una perfetta razionalità (è sempre in grado di trovare soluzioni per
- massimizzare il profitto)
L’informazione stessa è perfetta (l’impresa dispone di tutte le conoscenze rilevanti)
-
Assunzioni irragionevoli: - se fosse vero che hanno perfetta razionalità e conoscenza, esse sarebbero
entità meccaniche
- la figura dell’imprenditore può anche mancare
- nelle dinamiche di ogni impresa partecipano + soggetti (STAKEHOLDER)
DIBATTITO ANNI 70/80 SULLE FINALITA’ DELL’IMPRESA
TEORIA DEGLI STAKEHOLDER: Chi sosteneva che un’impresa che si impegnasse
L’impresa doveva massimizzare la soddisfazione nel perseguire obiettivi sociali (anziché reddituali)
degli stakeholder (e non il profitto) finiva per danneggiare la società stessa.
massimizzazione dei profitti massimizzazione della ricchezza degli azionisti
Passaggio da a
→
(Accentua conflitto con la teoria degli stakeholder)
Argomentazioni a favore, sviluppate da Jensen:
1) Obiettivo dell’impresa, qualunque esso sia, dovrebbe essere unico
2) Fra i possibili obiettivi, la creazione di ricchezza degli azionisti è quello che soddisfa meglio
l’interesse di tutti gli stakeholder (poiché tutti gli stakeholder diversi dagli azionisti sono tutelati da norme
giuridiche e rapporti di scambio, mentre invece gli azionisti ricevono una giusta remunerazione solo se l’impresa
si concentra sulla creazione di ricchezza) 2
CAPITOLO 2: CREAZIONE DI VALORE ECONOMICO
N = A - P
La ricchezza investita dall’impresa è rappresentata dal CAPITALE NETTO
Somma algebrica:
- dei conferimenti dei soci
- degli utili e delle perdite
- dei prelievi effettuati dai proprietari
Se capitale netto > capitale sociale ricchezza investita dagli azionisti è aumentata
Se capitale netto < capitale sociale ricchezza investita dagli azionisti è diminuita
Il capitale netto non è tuttavia una buona rappresentazione del valore effettivo della ricchezza investita
dagli azionisti (poiché guarda al passato: conferimenti, dividendi...)
W
Il VALORE DI CAPITALE ECONOMICO è dato dalla somma attualizzata
(guarda al futuro: reddito)
dei benefici che l’impresa apporterà ai soci (aspettativa di reddito degli azionisti)
Differenza fra valore dell’impresa e valore del debito.
Esprime una capacità reddituale
L’impresa può trovare riconoscimento immediato nei mercati finanziari (Borsa)
Fattori di disturbo alla massimizzazione del valore di capitale economico sono:
presenza di investitori con intenti speculativi
1) grado di trasparenza dei mercati
2) (mercati opachi esposti a movimenti di prezzo ingiustificati)
→+
dimensioni dei mercati finanziari
3) (mercati + piccoli→+ instabili)
tendenza ad andamenti ciclici
4) gioco delle aspettative
5) (nel breve periodo significativi momenti di prezzo possono essere innescati
esclusivamente dalla psicologia degli investitori)
Nella GESTIONE ORIENTATA AL VALORE ci sono 2 aspetti da considerare:
1) interventi di ristrutturazione (per individuare attività che generano valore e attività che necessitano
di drastici miglioramenti) → hanno + successo rispetto al VBM
2) introdurre sistemi operativi orientati al valore. Tali sistemi comprendono una serie di tecniche
chiamate VALUE-BASED MANAGEMENT (VBM)
- misurazione del valore creato
- pianificazione degli investimenti
- sistema di incentivazione 3
CAPITOLO 3: LE LEVE DI CREAZIONE DELLA RICCHEZZA
Il valore economico generato dall’impresa può essere visto come il risultato finale di una serie di
LEVE:
Durata della crescita Costo del capitale
Capacità dell’impresa di Grandezze di conto economico
mantenere per tempi più o Uscite di cassa
Livello delle vendite, margini
meno lunghi un certo tasso di operativi...
sviluppo
A tali leve/variabili corrispondono sempre specifiche SCELTE con cui l’impresa può tentare di
manovrarle:
1) STRATEGICHE: volte all’ottenimento di un vantaggio competitivo
2) OPERATIVE: volte a massimizzare l’efficienza e le vendite
3) DI INVESTIMENTO: volte a impiegare in modo razionale le risorse finanziarie aziendali
4) DI FINANZIAMENTO: volte a trovare un mix di fonti che assicuri le risorse necessarie e che
minimizzi il costo del capitale 4
CAPITOLO 4: LA RESPONSABILITA’ DELL’IMPRESA
GLOBALIZZAZIONE
Sistema che si sviluppa attraverso una serie di trasformazioni (apertura degli scambi, privatizzazione
dell’economia...) e che lega persone, cose, economie in un unico sistema integrato.
Causa potenziale di conflitti
Importante fonte di crescita e con e fra le diverse categorie di
cambiamento per le imprese stakeholder
Ipercompetizione:
Concorrenza spietata tra imprese
AMBIENTE
Le imprese devono rispettare i principi di sviluppo sostenibile attraverso:
- Minimizzazione dell’uso di energia, acqua, risorse...
- Massimizzazione della durevolezza e della riciclabilità dei prodotti
- Riduzione delle emissioni, scarichi...
L’impresa deve avere dunque una strategia produttiva, commerciale... ma anche una STRATEGIA DI
RESPONSABILITÀ SOCIALE. 2 posizioni opposte:
Pessimistica Ottimistica
La responsabilità di impresa dovrebbe ridursi La responsabilità sociale contribuisce al successo
dell’impresa, in quanto le permette di ottenere
al rispetto dei contratti e delle norme fiducia e altre risorse sociali
Nessun di queste teorie è corretta. Una possibile soluzione può essere quella data dalla VALUE MATRIX
Sistema di classificazione delle scelte delle imprese, sulla base di 2 variabili:
- presenza di norme (di legge o sociali)
- il fatto che un comportamento crei o distrugga valore per gli azionisti.
SCELTE STRATEGICHE SCELTE ALTRUISTICHE
Quando non vi sono norme legali o sociali e Compiute su base volontaria con cui le
un’impresa intraprende attività a favore della imprese sacrificano una parte del valore
collettività per ragioni sociali (es. imprese che per gli azionisti in nome di finalità esterne
producono prodotti con qualità ecologiche eccellenti ritenute giuste
nella speranza che siano graditi dal cliente) Corporate Social Responsability
Affermazione del concetto di CSR ( ): impegno a comportarsi in modo
corretto, nel rispetto delle norme di legge e sociali.
Esempio applicativo: Global Compact
→ 5
CAPITOLO 5: TEORIE SULL’ORGANIZZAZIONE INTERNA DELL’IMPRESA
TEORIA DELL’IMPRESA
Perché esistono le imprese e Come le imprese si rapportano
come funzionano con l’ambiente esterno e cosa
internamente? spiega la loro diversità? (cap.6)
TEORIE DI IMPRESA DI TEORIE DI IMPOSTAZIONE
IMPOSTAZIONE COGNITIVA
CONTRATTUALE (L’impresa è una risposta a un
(L’impresa è una risposta a un problema di creazione di
problema informativo) risorse e competenze)
1°aspetto: 3°aspetto:
L’impresa può essere
2°aspetto:
1°aspetto: Focus: eterogeneità
compresa solo in 2°aspetto:
Considerazione degli obiettivi
Rimozione dell’informazione dell’impresa e fonti
un’ottica evolutiva Risorse e
fra gli attori
perfetta del vantaggio
competenze ne competitivo
spiegano l’esistenza
- Intuizioni: - Intuizioni: (non transazioni o
Coase Berle e Means contratti)
Simon Marris e Baumol
- Sviluppi: - Sviluppi: - Intuizioni:
Williamson Jensen e Meckling Knight
Penrose
- Sviluppi:
Nelson e Winter
Wernerfelt e Rumelt
IMPOSTAZIONE CONTRATTUALE: 1° ASPETTO
COASE: TEORIA DEI COSTI DI TRANSAZIONE (fine anni 30)
Teoria neoclassica: costi di transazione non esistono
→ - Si concentra sulla dualità fra gerarchia (regole formali che definiscono
Teoria dei costi di transazione:
→ meccanismi di funzionamento dell’impresa) e mercato (libertà di
iniziativa lasciata ai singoli)
- Essi sono: costi per definire un accordo, costo della ricerca dei contraenti
per un contratto, costi di ricerca di informazioni
Conclusione: le imprese esistono in quanto è + conveniente coordinare
con meccanismi gerarchici (rispetto all’utilizzo del mercato)
6
SIMON: TEORIA COMPORTAMENTISTICA LIMITATA (anni 50-60)
→RAZIONALITA’
Teoria neoclassica: razionalità perfetta
→ Teoria della razionalità limitata:
→ - Le decisioni sono prese in condizioni di incertezza e soggettività
- Le imprese si comportano in modo da raggiungere un livello
soddisfacente di profitto
WILLIAMSON: TEORIA DEI COSTI DI TRANSAZIONE
- L’impresa esiste in seguito a fenomeni di fallimento del mercato (meccanismo di scambio non è
efficiente)
- I costi di transazione si formano in seguito a: opportunismo, razionalità limitata, incertezza, frequenza
degli scambi
- I costi di transazione definiscono i confini dell’attività dell’impresa
- Il meccanismo per governare l’impresa diventa la gerarchia
IMPOSTAZIONE CONTRATTUALE: 2° ASPETTO
BERLE E MEANS: TEORIA DELLA SEPARAZIONE TRA PROPRIETA’ E MANAGEMENT (anni 30)
Teoria neoclassica: unicità del decisore
→ - all’interno delle imprese di maggiori dimensioni vi è separazione fra i soggetti
Teoria della separazione:
→ che detengono la proprietà e quelli che detengono il controllo sulla gestione
- la gestione viene delegata ai manager dai proprietari
MARRIS E BAUMOL: TEORIA MANAGERIALE→COMPORTAMENTO DISCREZIONALE DEI
MANAGER
I manager agiscono in modo da aumentare la propria remunerazione, immagine e prestigio piuttosto
→
che aumentare il profitto dell’impresa.
JENSEN E MECKLING: TEORIA DELL’AGENZIA
Gli interessi della proprietà e del management sono divergenti
→ I proprietari delegano ai manager la gestione dell’impresa ma:
→ - i manager possono perseguire i loro interessi a scapito della proprietà
- i proprietari non riescono ad evitare questi fenomeni e devono sostenere costi di agenzia per
ridurre l’asimmetria informativa
L’impresa è una finzione legale, per disciplinare i rapporti tra proprietà e management, allo scopo
→
di costruire un sistema di regole volte a ridurre i problemi di agenzia.
Il problema dell’agenzia si riduce, sul versante interno, in presenza di:
→
- composizione degli organi di governo mista (altri soggetti oltre la proprietà)
- struttura della proprietà concentrata (per disincentivare comportamenti opportunistici)
- incentivi al management
Il problema dell’agenzia si riduce, sul versante esterno, in presenza di:
→
- efficienza del mercato finanziario 7
IMPOSTAZIONE COGNITIVA
KNIGHT: TEORIA DEL RISCHIO IMPRENDITORIALE (inizi anni 20)
Teoria neoclassica: assenza di incertezza
→ - ciò che distingue gli imprenditori è l’imprenditorialità: attitudine ad
Teoria del rischio imprenditoriale:
→ assumersi il rischio
- le imprese esistono non perché sostituiscono il mercato con contratti,
ma perché per alcune competenze chiave (come l’imprenditorialità) non
esiste un mercato da sostituire
Conclusione : è l’idea imprenditoriale stessa che sottende l’esistenza
dell’impresa
PENROSE: TEORIA MANAGERIALE COME INSIEME DI RISORSE PRODUTTIVE
→IMPRESA
Teoria neoclassica: impossibilità di cambiamento e di crescita
→ Penrose:
→ - L’impresa è vista come un insieme di risorse (input) produttive coordinate
- Focus della teoria: fenomeni di crescita
Figura del leader
NELSON E WINTER: CAMBIAMENTO ED EVOLUZIONE
Impresa come insieme di routine: insieme di regole di condotta che ne determinano le azioni
→ -Hanno matrice cognitiva (frutto delle conoscenze che si accumulano nell’impresa)
- Si mantengono ed evolvono nel tempo
- Non è possibile rappresentarle chiaramente
di breve di adattamento all’ambiente di cambiamento
- Sono di 3 tipi: , ,
WERNERFELT E RUMELT: IMPRESA COME INSIEME DI RISORSE E COMPETENZE
Impresa come insieme di risorse e competenze (risorse = qualsiasi fattore produttivo tangibile e
→
intangibile)
Una specifica risorsa è la conoscenza: l’impresa raccoglie e integra la conoscenza specifica
→ Le impresa giocano un ruolo fondamentale nella protezione della conoscenza come valore e risorsa
→
primaria dell’impresa 8
CAPITOLO 6: TEORIE SUI RAPPORTI CON L’AMBIENTE
TEORIE DI DIPENDENZA TEORIE DI INFLUENZA TEORIE SISTEMICHE
DALL’AMBIENTE SULL’AMBIENTE - Teorie sui sistemi
- Teorie di influenza
- Teorie di dipendenza aperti
manageriale
settoriale - Visione per
- Teorie di influenza
- Teorie di dipendenza stakeholder
istituzionale imprenditoriale
TEORIE DI DIPENDENZA DALL’AMBIENTE
TEORIE DI DIPENDENZA SETTORIALE
(1) anni 40/50
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- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
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