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Gestione delle imprese

Nel '900 si è assistito a due svolte fondamentali per lo sviluppo industriale moderno, maturate nell'industria automobilistica. La prima svolta è rappresentata dal modello-T di Henry Ford. Il fordismo e la produzione di massa si basano sull’idea che il prodotto e il processo debbano essere standardizzati. La produzione standardizzata la possiamo intendere come una linea di assemblaggio automatizzata che crea un flusso produttivo continuo, volte a creare economie di scala che riducono i costi. La particolarità del modello-T è che gli operai hanno la possibilità di comprare ciò che essi stessi producono; infatti, riducendo i costi il prodotto è accessibile a più persone. Secondo Ford, ogni processo produttivo deve essere pensato in modo da semplificare le mansioni degli operai, rendendole ripetitive (routine). È necessario un accoppiamento ideale tra lavoratore e il ruolo che deve svolgere.

All'interno dell'azienda, è presente un binomio tra: comando (chi studia, analizza e decide come fare il lavoro) ed esecuzione (chi lo esegue). Il fordismo è la concreta interpretazione del taylorismo nel quale c'è corrispondenza tra forza lavoro e obiettivi, al fine di ottenere tempi e modalità ottimali.

La seconda svolta: Post Fordismo

La seconda svolta si ha nel 1973: Post Fordismo. Ci si accorge che il modello più avanzato non è più quello di Ford, ma quello giapponese della Toyota. I cambiamenti riguardano:

  • Domanda più instabile: la ricerca dei prodotti è più personalizzata e differenziata. Dunque non basta più un solo modello di prodotto.
  • Offerta di prodotti più dinamica: il progresso in campo tecnologico ed informatico rende possibile la realizzazione di sistemi produttivi capaci di reagire alle richieste del mercato.

I pilastri del metodo Toyota sono tre: il flusso, lo standard e la riduzione degli sprechi. Tutto deve fluire con regolarità e in modo omogeneo. L'omogeneità si ottiene stabilendo standard e procedure che ottimizzano il processo, in modo da eliminare gli sprechi e giungere ad un flusso produttivo costante e continuo. Per ridurre gli sprechi vengono fatti controlli di qualità durante ogni fase del processo, non alla fine come accadeva nel Fordismo. Uno degli obiettivi di questo modello è la differenziazione al fine di rispondere alle esigenze della clientela.

Cambiamento della forza lavoro

Nel modello Toyota, grande importanza viene data alla qualità del prodotto finale, a tal scopo è stato necessario istruire meglio la forza lavoro. Il sistema Toyota segna un’evoluzione nella supply chain (catena di approvvigionamento) estendendo il concetto di flusso all’esterno dell’impresa, cioè sia con i fornitori sia con i clienti. Il sistema Toyota, infatti, cerca di instaurare forti relazioni con tutti i soggetti associati. L’impresa deve concentrarsi su quello che sa fare meglio e deve imparare dalla concorrenza per superarla, non solo in termini di costi ma di conoscenze. Il patrimonio dell’impresa non è dato solo dalle risorse impiegate, ma soprattutto dalle relazioni sviluppate. Tante piccole imprese che si dividono il lavoro possono raggiungere lo stesso risultato di una grande impresa; da qui il nome del modello: specializzazione flessibile.

Oggi le imprese sono più evolute per quanto riguarda la comunicazione data dallo sviluppo della tecnologia. Inoltre, c’è molta più pressione sui tempi al fine di far fronte alle esigenze del consumatore.

Cos'è un sistema?

Insieme complesso di parti interconnesse fra loro al fine di realizzare un certo obiettivo. Un sistema deve essere capace di morfogenesi: cioè deve sapersi rapportare con l’ambiente e poter cambiare forma in base ai mutamenti esterni.

Cos'è l'impresa?

L’impresa è sia:

  • Sistema gerarchico: insieme di parti diverse collegate fra loro.
  • Sistema cognitivo: è un complesso di risorse materiali e immateriali (know how, reputazione, capacità innovativa). Tra queste risorse troviamo la conoscenza che dipende sia dalla routine organizzativa sia dalle competenze del personale.
  • Sistema aperto: entità che intrattiene relazioni continue con altre entità o sistemi per sopravvivere: input (fornitori) e output (acquirenti).

L’impresa è un’organizzazione economica che utilizza un complesso di risorse (tangibili e intangibili) per svolgere un’attività di produzione o scambio di beni/servizi, al fine di conseguire un reddito.

Attenzione: azienda e impresa non sono la stessa cosa, benché spesso siano usati come sinonimi.

L’azienda è il complesso di risorse organizzate dall’imprenditore per esercitare un’attività economica. L’azienda è quindi lo strumento principe usato dall’imprenditore per perseguire i propri scopi. L’impresa è l’attività economica stessa organizzata dall’imprenditore tramite l’azienda. Tale attività deve rispettare i requisiti formali imposti dall’art. 2082 del codice civile.

Finalità dell'impresa

Lo scopo dell’impresa non è solo il profitto, ma è anche quello di soddisfare i bisogni e creare valore per clienti, stakeholder e la società in generale.

Vision: È il futuro nel quale si proietta l’impresa, ossia l’obiettivo ideale.

Mission: Indica gli obiettivi e le attività attuali che l’impresa sta attuando.

Teorie sulle finalità dell'impresa

  • Massimizzazione del profitto: la misura e le modalità di conseguimento del profitto variano dall’impresa pubblica a quella privata, no profit o profit ecc.
  • Sopravvivenza dell’impresa: tipica delle imprese in cui la proprietà e il potere di gestione sono separati. Tale visione pone il profitto in secondo piano rispetto alla sopravvivenza sociale dell’impresa. Il profitto è visto come un mezzo per rafforzare la struttura patrimoniale dell’impresa e quelle attività che potrebbero risultare rischiose.
  • Creazione e diffusione del valore economico: l’obiettivo non è la redditività di breve periodo, ma far crescere il valore economico dell’impresa.
  • Sviluppo dimensionale dell’impresa: l’espansione dell’attività d’impresa può ampliare e rafforzare la struttura organizzativa. L’obiettivo è quindi la crescita di fatturato.
  • Massimizzazione sociale del profitto: evidenzia i limiti sociali di cui deve tenere conto il management nel conseguire il profitto. Esempio: accordi con i sindacati, mancanza di informazioni ecc.
  • Conseguimento del successo sociale: il successo sociale dipende da tre elementi ordinati in scala crescente: reddito, posizione sociale e potere.

Forme istituzionali di impresa

  • Impresa capitalistica: la proprietà e il governo dell’impresa fa capo ad un unico soggetto che conferisce i capitali e possiede i mezzi di produzione.
  • Impresa manageriale: caratterizzata dalla scissione fra proprietà e governo dell’impresa, a causa dell’eccessivo frazionamento della prima.
  • Impresa cooperativa: comunanza di scopi fra coloro che vi partecipano.
  • Impresa no profit: amministra i capitali conferiti a titolo volontario dai privati e lo Stato, al fine di conseguire scopi sociali.
  • Impresa post-manageriale: co-gestione delle risorse e diretta partecipazione dei datori di lavoro e dei lavoratori.

Assetto proprietario

L’assetto proprietario indica la natura e il grado di controllo del soggetto imprenditoriale. In particolare:

  • Natura del soggetto imprenditoriale: ci può essere l’imprenditore individuale, impresa familiare, manager, impresa di gruppo.
  • Grado del controllo: può essere assoluto, familiare, coalizione, supervisione finanziaria, cooperativa e statale.

Teorie d'impresa

  • Teoria neoclassica
  • Teoria dei costi di transazione
  • Teoria dell’agenzia
  • Teoria degli stakeholder
  • Teoria evoluzionista
  • Modello di Lèon Walras

Teoria neoclassica

La teoria neoclassica dell’equilibrio economico parziale e globale fornisce la rappresentazione più completa del funzionamento dell’economia di mercato. Tuttavia, questa teoria non affronta in modo specifico l’impresa, la quale costituisce solo una componente della teoria dei prezzi e dell’allocazione delle risorse. Nel modello introduttivo alla teoria neoclassica si ipotizza che:

  • Il proprietario dell’impresa e il manager dell’impresa coincidono.
  • L’obiettivo dell’impresa è la massimizzazione dei profitti.
  • I benefici e gli oneri (sia sociali che privati) dell’impresa sono completamente espressi dai ricavi e dai costi.

L’impresa neoclassica appare quindi come un agente senza spessore né dimensione, come un agente passivo programmato per applicare meccanicamente le regole della convenienza economica. Non esiste alla analisi interna all’impresa.

Teoria dei costi di transazione

Fino agli anni trenta, la teoria economica neoclassica si concentra quasi solo sul mercato: inteso come meccanismo che consente di fissare i prezzi nell’economica capitalistica. Insomma, una teoria economica senza impresa. Probabilmente è per questo che Coase si concentrò specialmente sui seguenti quesiti:

  • Perché le imprese esistono? Secondo Coase, le imprese esistono perché le transazioni di mercato sono costose e complesse. In questo modo, la concezione dell’impresa rimane legata allo scambio, unico modo di allocare le risorse.
  • Che cos’è un’impresa e qual è la sua natura? La risposta a questo quesito pone le condizioni per ragionare sulla distinzione tra due dimensioni dell’impresa: da un lato l’impresa intesa come luogo di coordinamento di agenti e dall’altro come luogo di gestione dei conflitti e degli interessi degli agenti stessi.

Impresa e mercato sono presentati come due forme alternative di coordinamento economico. Com’è possibile spiegare l’esistenza di due forme di coordinamento? Il mercato non consente di regolare le transazioni in modo esclusivo e l’impresa è un’alternativa tanto più efficiente quanto più sono elevati i costi di transazione. L’organizzazione (impresa) è la risposta al fallimento del mercato come struttura di governo delle transazioni, che si verifica a causa dell’incertezza, della razionalità limitata e dell’opportunismo delle parti.

Teoria dell'agenzia

La teoria dell’agenzia espande la teoria neoclassica formalizzando i rapporti di agenzia fra i soggetti. Un esempio è dato dal rapporto di mandato fra il proprietario dell’impresa (principale) e il manager (agente), a cui viene chiesto di esercitare il potere di amministrazione aziendale.

I rapporti di agenzia comportano dei costi, i quali discendono da tre elementi:

  • Le spese per il controllo e per lo sviluppo di incentivi sostenute dal principale per orientare il comportamento dell’agente.
  • I costi di obbligazione sostenuti dal principale, tra i quali rientrano le spese sostenute per evitare che l’agente compia azioni lesive degli interessi del principale e quelle per coprirsi dai rischi di una condotta non corretta da parte dell’agente.
  • La perdita residuale (una sorta di costo opportunità) che corrisponde allo scarto, inevitabile, tra il risultato dell’azione dell’agente per conto del principale e il risultato che si sarebbe determinato se la gestione dell’impresa fosse stata condotta dal principale.

Teoria evoluzionista

Per ogni modello abbiamo un’equazione che misura la popolazione e una che misura la velocità di cambiamento. I modelli studiati funzionano se vale l’ipotesi che la popolazione può crescere senza limiti di risorse. Quando la popolazione cresce in modo naturale in un ambiente favorevole, allora l’andamento è quasi lineare; questo è il caso degli USA.

Teoria degli stakeholder

L’impresa è un’entità governata da una razionalità intersoggettiva che cambia in base alla capacità di tutti i suoi attori (interni ed esteri) di determinare le performance dell’organizzazione.

Gli stakeholder possono essere:

  • Interni: dipendenti, azionisti e management.
  • Esterni, i quali si dividono in:
    • Primari: sono quelli con cui l’impresa intrattiene relazioni continue da cui dipende la propria sopravvivenza. Esempio: fornitori, clienti e concorrenti attuali/potenziali.
    • Affinché si possa creare vantaggio sia per l’impresa sia per gli stakeholder è necessario che la relazione sia positiva.
    • Secondari: sono quelli con cui l’impresa intrattiene relazioni indirette. Esempio: Stato, cittadini, organismi e associazioni.

Tipologie di proprietà di un'impresa

  • Concentrata e frammentata: le azioni/quote dell’impresa possono essere concentrate nelle mani di uno/pochi soggetti (esempio: Versace) oppure possono essere ripartite fra più soggetti in modo frammentato (esempio: Facebook).
  • Industriale e finanziaria: l’investimento industriale è quello a medio-lungo termine; l’investimento finanziario è quello a breve-medio termine (es: l’acquisto di azioni per poi rivenderle a un prezzo maggiore).

I fattori che influenzano l’attività del management sono:

  • Dimensione e complessità dell’impresa.
  • Struttura e proprietà dell’impresa.
  • Incentivi (come sono pagati i manager): contratto standard, provvigioni ecc.
  • Efficienza del mercato finanziario: il suo andamento influenza le decisioni del mercato e quindi del management dell’azienda considerata.

I dipendenti presentano caratteristiche differenti in base a due dimensioni:

  • Rappresentanza: indica il potere di compiere determinati atti in nome e per conto dell’impresa. Esempio: i dirigenti hanno un potere di rappresentanza maggiore rispetto agli impiegati.
  • Partecipazione ai lavori.

Rilevanza degli stakeholders

Tale rilevanza è misurata in base a tre criteri:

  1. Potere: può essere di tre tipi: coercitivo (limitante), utilitaristico e simbolico.
  2. Legittimità: indica quanto è ritenuta corretta l’istanza che viene presentata.
  3. Urgenza/attualità: indica quanta necessità hanno gli stakeholder nel fare le istanze.

Esistono tre tipologie di stakeholder:

  • Latente (nascosto): sono sottomessi al potere del management.
  • Con aspettative: sono pericolosi.
  • Assoluto: controllano di fatto l’organizzazione.

In particolare, gli stakeholder sono:

  • Dipendenti dall’organizzazione: quando sono legittimati a chiedere qualcosa ed hanno urgenza nel presentare l’istanza.
  • Pericolosi per l’organizzazione: quando hanno potere ed hanno urgenza nel presentare l’istanza. Esempio: ingiunzione di fallimento da parte di un creditore.
  • Dominanti: quando hanno potere e sono legittimati a chiedere qualcosa.

Di conseguenza, gli interlocutori aziendali possono essere classificati in 4 gruppi:

  • Amichevoli: supportano l’organizzazione.
  • Avversari: non supportano.
  • Non orientati: non hanno interessi particolari nei confronti dell’impresa.
  • Marginali: non hanno potere.

Nota Bene: In base all’importanza dei diversi stakeholder e le loro intenzioni nei confronti dell’organizzazione, si possono adottare strategie di collaborazione, coinvolgimento, difesa o monitoraggio.

Modello della Corporate Social Responsibility

(Video di Porter su TED)

L’impresa non è più considerata solo un’entità economica ma, adottando la teoria degli stakeholder, anche come un’entità con responsabilità che vanno oltre il semplice obiettivo di performance economica e di redditività. Secondo tale modello, l’impresa non deve preoccuparsi solo del profitto ma anche di alcune tematiche come: la giustizia sociale, il rispetto ambientale, l’impatto ecologico, la tutela del consumatore ecc. L’impresa deve tenere un comportamento etico e morale: l’opinione pubblica pretende che le imprese puniscano le scelte e i comportamenti contrari alle tematiche precedentemente esposte. La CSR raggiunge il suo massimo valore quando l’impresa introduce una dimensione sociale nella sua “value proposition” (proposta di valore = il valore intrinseco e intangibile che l’impresa vuole trasferire ai clienti con i propri prodotti/servizi) per amplificare il suo vantaggio competitivo. A quel punto, l’impatto sociale diventa parte integrante della stessa strategia d’impresa.

Analisi del settore – Cap. 4

Macromabiente

Il macroambiente è l'insieme delle forze esterne sulle quali l’impresa non ha possibilità di agire, ma dalla cui analisi riesce a comprendere minacce e opportunità dell’ambiente di riferimento. Le principali forze che costituiscono il macroambiente sono:

  1. Ambiente economico: insieme degli elementi che influenzano il potere d’acquisto dei soggetti che compongono la domanda. Es: inflazione, reddito, risparmio, disponibilità di credito ecc.
  2. Ambiente politico-istituzionale: insieme delle norme relative alla concorrenza, la regolamentazione dei prezzi e la protezione del consumatore che l’impresa deve studiare.

Microambiente

Il microambiente è formato dall’impresa e dall’insieme degli attori che stringono relazioni con essa (fornitori, intermediari, concorrenti e clienti). Dall’analisi del microambiente l’impresa può identificare i propri punti di forza/debolezza per stabilire le proprie strategie.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher PLANESET di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Crespi Roberta.
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